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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
SIMONE GNAGA. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, un risultato legislativo positivo è stato ottenuto quando nel provvedimento di proroga di inizio anno, avente ad oggetto le stesse missioni di quello al nostro esame, fu stralciata la parte che prevedeva aiuti all'Albania. Fu infatti un'indicazione positiva quella di non dare vita continuamente a provvedimenti omnibus. Do quindi atto che finalmente quello in esame è un decreto-legge che riguarda solo le missioni internazionali di pace, a differenza del precedente.
dimostrato anche dai commenti estremamente positivi fatti sulle nostre truppe presenti in ogni zona, in tutte le missioni internazionali alle quali hanno partecipato!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Teresio Delfino. Ne ha facoltà.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, desidero solo preannunciare il voto favorevole dei deputati del CDU sul provvedimento al nostro esame. La nostra posizione in ordine alle missioni internazionali è assolutamente limpida: noi abbiamo sempre prestato un'attenzione profonda all'esigenza della partecipazione militare
italiana a missioni internazionali di pace, perché riteniamo che questo compito risponda alla necessità di offrire una collaborazione ad un'azione forte per la pace. Tuttavia rileviamo, signor ministro della difesa, la necessità di una sua puntuale risposta - peraltro richiesta dal collega Tassone nel suo intervento - ad alcuni problemi che abbiamo posto nel corso dell'esame di questo provvedimento, perché siamo convinti che su tale materia vi sia l'esigenza di una più ampia e forte convergenza del Parlamento, ma nell'attenzione e in un dialogo ed un confronto reali sulle questioni che vengono poste da tutte le componenti politiche.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giannattasio. Ne ha facoltà.
PIETRO GIANNATTASIO. Signor Presidente, il gruppo di Forza Italia voterà a favore del provvedimento in esame, anche ricordando quello che è stato il nostro comportamento rispetto all'operazione Alba, quando, pur essendo all'opposizione, abbiamo consentito al Governo di allora di assumere un ruolo internazionale che altrimenti non avrebbe potuto svolgere. Tuttavia, alcune osservazioni si impongono: sappiamo bene che la politica militare è complementare della politica estera ed, essendo stato presentato il decreto-legge in esame dai ministri della difesa, degli affari esteri e del tesoro, ci spiace di dover constatare oggi l'assenza di un rappresentante del Ministero degli affari esteri.
PRESIDENTE. Per cortesia, al banco del Governo!
PIETRO GIANNATTASIO. ...ed abbiamo circa 9 mila uomini all'estero. Non possiamo però dimenticare quanto è avvenuto a febbraio, quando il generale Mazzaroli, che non era certo l'ultimo generale dell'esercito italiano, in quanto aveva comandato sia la brigata Julia, sia le nostre truppe in Mozambico, è arrivato a lamentarsi per l'abbandono dei nostri militari all'estero da parte delle autorità politiche. Ebbene, evidentemente, se un generale arriva a questo punto e si gioca la carriera - perché si è giocato la carriera -, è segno evidente che eravamo arrivati «alla frutta».
PRESIDENTE. Onorevole Pagano, per cortesia, prenda posto.
PIETRO GIANNATTASIO. È accettabile, signor Presidente, signori membri del Governo, che vengano effettuate le suddette
spese, che si espongano i nostri uomini a rischi e pericoli per importare droga, prostituzione, armi ed organizzazioni mafiose? Lei capisce che, a un certo punto, il conto va in rosso, diventa negativo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Romano Carratelli. Ne ha facoltà.
DOMENICO ROMANO CARRATELLI. Signor Presidente, i deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo votano a favore del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge in esame perché esso permette che una realtà ormai importante della politica del nostro paese continui laddove gli impegni internazionali che abbiamo liberamente assunto in questo Parlamento rendono necessaria ed utile la nostra presenza.
una volta non si sarebbero mai sognate di fare queste cose, dopo aver parlato tante volte in aula a favore delle nostre truppe e dei nostri ragazzi e sulla necessità di dare loro maggiori incentivi e servizi, addirittura, di fronte ad una proposta della Lega di diminuire le spese previste da questo decreto-legge da 40 a 30 miliardi, hanno tranquillamente votato contro e poi...
SIMONE GNAGA. Erano spese in economia per gli aeroporti!
PIETRO GIANNATTASIO. Spese in economia per l'aeroporto, ma non per i soldati!
DOMENICO ROMANO CARRATELLI. Si trattava di spese in economia per l'aeroporto: sono spese che servono e realizzano gli obiettivi delle nostra politica.
PIETRO GIANNATTASIO. Non per i soldati!
DOMENICO ROMANO CARRATELLI. Anche per i soldati!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzi. Ne ha facoltà.
CESARE RIZZI. Signor Presidente, il collega Romano Carratelli ha fatto un po' di confusione. Caro Carratelli, con il nostro emendamento noi abbiamo sostenuto che, dal momento che è stato introdotto l'euro e che il marco è riconosciuto da tutte le organizzazioni internazionali operanti nei Balcani quale mezzo ufficiale di pagamento, non si vede per quale motivo noi dobbiamo pagare in lire: paghiamo in dollari o in marchi.
dal mese di ottobre, e la gestione di un aeroporto a Dakovica a cui saranno addette altre 200 persone.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nardini. Ne ha facoltà.
MARIA CELESTE NARDINI. Signor Presidente, abbiamo più volte espresso in quest'aula (e non solo) il punto di vista di Rifondazione comunista su temi che attengono a grandi questioni di politica estera, del diritto internazionale e del rapporto tra potere militare e politica. È un punto di vista chiarissimo e radicalmente alternativo al complesso di priorità tematiche, ma anche di argomentazioni che si sono succedute in questo dibattito.
reputiamo inaccettabile sul piano del diritto, oltre che delle regole parlamentari.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Donner. Ne ha facoltà.
LUCIANO DONNER. Signor Presidente, dopo aver scatenato una «guerra di pace», senza peraltro passare per l'approvazione delle Camere, come previsto dalla Costituzione, e dopo aver scaricato, sempre per pace, un numero incalcolabile di bombe all'uranio impoverito sul Kosovo e sulla Serbia, avete mandato i nostri ragazzi a contatto con le zone contaminate. Cosa direte a questi ragazzi tra qualche anno, quando - Dio non voglia - si ammaleranno? Questo provvedimento
stanzia anche i fondi per le loro future cure?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e chiedo che sia autorizzata la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna di considerazioni integrative del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza lo consente.
PIERO RUZZANTE. Non ho potuto non notare le dichiarazioni di voto contrario ed i motivi di questo voto da parte dei rappresentanti della Lega nord Padania che, se non erro, fanno parte dello schieramento della Casa delle libertà. Tante volte abbiamo assistito in quest'aula a discussioni e polemiche sulla politica estera e sulla politica della difesa del centrosinistra: ebbene, mi pare non si possa non notare la differenza, nell'ambito di questo dibattito, tra gli interventi dei rappresentanti della Lega e quelli degli altri rappresentanti del Polo. Se accettassimo la linea della Lega, dovremmo giungere ad una violazione dei nostri impegni internazionali, con un grave danno per l'immagine internazionale dell'Italia. Voglio ricordare che queste missioni di pace sono state decise con deliberazioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU.
PRESIDENTE. Sono così esaminate le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
VALDO SPINI, Presidente della IV Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI, Presidente della IV Commissione. Signor Presidente, ringrazio il relatore, l'onorevole Mario Gatto, per aver seguito con molta perizia e passione l'esame di questo provvedimento.
compongono la Casa delle libertà: infatti, un'altra parte di tale schieramento esprimerà un voto contrario, mentre il gruppo di Rifondazione comunista ribadisce le sue tradizionali posizioni.
MARIO GATTO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIO GATTO, Relatore. Signor Presidente, vorrei ringraziare tutti i deputati intervenuti nella discussione del disegno di legge di conversione del decreto-legge recante proroga delle missioni della partecipazione militare italiana a missioni internazionali di pace. Il decreto-legge al nostro esame, anche in Commissione difesa, è stato oggetto di ampio e approfondito dibattito, che ha portato alla comune valutazione di considerare l'argomento missioni militari all'estero non un mero adempimento legislativo cui dare esecuzione mediante rutinaria decretazione, bensì un atto di alta valenza, rientrante nel complesso generale di politica estera, in esecuzione di impegni assunti dall'Italia con la comunità internazionale.
è auspicabile che permanga anche in futuro allorquando si andranno ad esaminare argomenti analoghi ed in particolare il testo unificato già ricordato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gnaga. Ne ha facoltà.
L'altro aspetto a mio avviso positivo di questo provvedimento è di carattere legislativo. Fermo restando che vi sono talune posizioni critiche che vengono espresse a livello politico, è indubbio che la comunità si domandi di continuo cosa facciano le nostre Forze armate in territori dai quali poi, ne siamo certi, proviene una grossa mole della criminalità organizzata. I recenti e tragici avvenimenti che si sono verificati anche sul nostro territorio, che hanno sempre come base di partenza l'Albania, rendono la missione internazionale in quel paese (anche se non è l'unico oggetto di questo provvedimento) oggetto di polemiche e della legittima dialettica politica. Tutti noi, infatti, ci domandiamo se si possa fare di più e se possiamo avere un impiego migliore e più efficiente dei nostri soldati in quelle zone. Questo è quanto vogliamo tutti: aiutare le popolazioni in quelle zone, avendo però un controllo e un aiuto più adeguati perché tra le materie di questo decreto-legge è ricompresa anche l'istruzione della polizia albanese, con i 60 carabinieri dell'operazione MAPE della UEO. Questo permetterebbe un incremento della qualità - sono ormai degli anni che quegli uomini sono lì presenti - della polizia albanese: ma ciò in effetti non si verifica. Purtroppo, avviene invece che abbiamo dei funzionari delle Nazioni Unite presenti in Albania, come Natalina Cea, che in una relazione di alcuni mesi fa hanno indicato proprio - non so se fosse giusto o sbagliato: si tratta però sicuramente di un personaggio obiettivo e oggettivamente al di fuori di alcune dialettiche politiche - come fosse collusa con la malavita organizzata la metà del Governo albanese! Quella funzionaria è stata allontanata e non è più responsabile di quella funzione!
Vorrei ora citare un altro caso che presenta dei caratteri umoristici: mi riferisco ad un ministro albanese che è stato trovato ai confini con la Macedonia, in missione ufficiale, su una macchina rubata in Italia! Questi sono fatti che avvengono anche in uno Stato che sta ritrovando - scusatemi il bisticcio di parole - la sua forma di Stato: io non metto sicuramente in dubbio questo dato ma è evidente che il cittadino, nel momento in cui esaminiamo un decreto-legge che prevede l'erogazione di 555 miliardi di copertura per le nostre missioni di cui la stragrande maggioranza - anche se si parla di Hebron - si svolgono nei Balcani (oltretutto, sono collegate a interventi economici-amministrativi come quello che viene previsto in un provvedimento che verrà affrontato in un periodo successivo), si chiede che cosa stiano a fare i soldati italiani in quelle zone.
Di una cosa sono certo: dell'alta qualità delle nostre Forze armate, come è
Vi sono però degli aspetti di carattere politico: è in questo settore che si può forse individuare un'anomalia. Anche nel corso della discussione sulle linee generali ci siamo trovati d'accordo su molte questioni con lo stesso relatore, onorevole Gatto, al quale riconosco il merito di avere mediato tra le varie posizioni esistenti anche in Commissione difesa. Sottolineo, tra l'altro, che i componenti di tale Commissione si sono recati più volte nei Balcani e prossimamente si recheranno non soltanto in Kosovo, ma anche nella stessa Albania perché è necessario fare sentire la nostra presenza e il nostro supporto alle truppe italiane presenti sul territorio. È anche vero, però, che bisogna dare loro una copertura politica forte, non soltanto per le missioni internazionali di pace. A quest'ultimo riguardo, sottolineo l'anomalia legislativa esistente in questo caso nel nostro sistema che è quello di una Repubblica parlamentare (sto utilizzando forse una terminologia troppo ampia): con questi provvedimenti noi prevediamo una proroga continua delle missioni internazionali di pace, che deve essere approvata dai due rami del Parlamento ma, per una missione internazionale che sicuramente non si può definire di pace come quella che ha visto dei bombardamenti in Serbia e nel Kosovo, non si è votato nulla! Questa è l'anomalia che intendevo sottolineare! Si è votata solo una mozione, che è uno strumento che non ha una valenza politica forte per l'esecutivo, ed anche in quel caso si trattava di un intervento militare ma - ripeto - non certo di pace! È molto probabile che taluni rapporti interni, di politica interna, risultino essere particolarmente prevalenti nel nostro sistema nei confronti di quello che dovrebbe essere un intervento finalizzato veramente a garantire il rispetto dei diritti civili e individuali di ogni cittadino, anche al di fuori dei confini nazionali.
Concludo, signor Presidente, anche perché molte cose sono state dette in sede di discussione sulle linee generali. Preannuncio il voto favorevole dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale, che sono vicini a questi cittadini che garantiscono serenità e tranquillità dove è necessario e possibile, ma che spesso - come dichiarano gli stessi comandanti in loco - non sanno nemmeno come intervenire. Ne è prova il fatto che in Kosovo il comandante del MSU ha dichiarato che, nel momento in cui intervengono per garantire l'ordine pubblico, arrestando o fermando persone colte in flagranza di reato, si trovano accerchiati dalla comunità albanese che, dunque, ne impedisce l'intervento. Ebbene, noi dobbiamo dunque dare una copertura politica forte a queste persone, esprimendo un indirizzo politico sicuramente favorevole, fornendo tuttavia indicazioni globali.
Signor Presidente, ho partecipato diciotto anni fa ad una missione internazionale di pace e sono fiero di essere stato in quell'occasione in Libano. Altrettanto fieramente sono tornato e non ho avuto l'occasione - perché diciotto anni fa non era possibile - di passare una rivista militare come quella della festa del 2 giugno. Sono certo che altrettanto fieramente si sarebbero dovuti rispettare la volontà ed il desiderio di questi giovani che, in giro per il mondo, garantiscono la pace e la tranquillità ad altre comunità, senza alcun intento di mostrare i muscoli (riporto l'espressione usata da alcuni esponenti della maggioranza) (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Non le mancherà occasione, signor ministro, di far sentire la sua voce su questioni che non richiamo ma che sono state adeguatamente sottolineate dal collega Tassone. Ci auguriamo che il Governo e, segnatamente, il ministro della difesa possano offrire quell'elemento di confronto e di dibattito che serve a far maturare in termini sempre più completi una convergenza di posizioni su un'iniziativa che, sicuramente, corrisponde ad un progetto di pacificazione nelle aree più a disagio, a cui il nostro paese non si può sottrarre e alle quali, anzi, deve offrire il proprio contributo.
Sui problemi che sono emersi nel corso del dibattito in ordine al rapporto con la vicina Albania, noi non possiamo, signor ministro, che ribadire l'esigenza di una posizione più ferma e decisa rispetto ad un'azione e ad una presenza volte ad ottenere dal Governo albanese una collaborazione puntuale e concreta. Non si può collaborare senza che vi sia il rispetto di accordi e di intese, rispetto ai quali il nostro paese si trova poi a pagare un tributo di sangue che certamente, a nostro avviso, può essere evitato se vi è la capacità del Governo e della maggioranza di assumersi la responsabilità di porre in essere iniziative per stroncare il turpe commercio del trasporto di immigrati clandestini. Queste considerazioni, comunque, sono in qualche modo a latere rispetto ad un provvedimento sul quale, pur sottolineando l'esigenza di un dialogo più aperto ed intenso fra il Governo e l'opposizione, esprimeremo voto favorevole.
Forse, proprio per la valenza politica di un impegno all'estero, sarebbe stato il caso che un rappresentante del Ministero degli affari esteri fosse presente in aula. Il decreto-legge in esame comporta un'ulteriore spesa di circa 550 miliardi....
Prego, onorevole Giannattasio.
Ne abbiamo avuto conferma alcuni giorni fa, quando è cambiato il comandante della brigata Taurinense, che è presente in Kosovo: ebbene, nessun membro del Governo si è degnato di mandare un suo rappresentante ad assistere a questo cambio di comando. Mi auguro che, quando, fra poco, un nostro generale assumerà il comando di tutta la Kfor, almeno un sottosegretario possa essere presente a questa investitura, che praticamente riconosce il valore dei nostri militari che stanno operando all'estero.
Aggiungo un'altra considerazione: a fronte dei 9 mila uomini che operano all'estero, per i quali si fa riferimento a tutto il complesso delle Forze armate italiane, dato che da parecchie parti vengono sollevate lamentele, vi è da chiedersi quale sia l'efficienza operativa reale di queste nostre Forze armate. Signor ministro, non mandiamo mai una brigata nella sua completezza, mandiamo un «fritto misto» di reparti, con il comando di una brigata, un battaglione preso da un'altra brigata, un battaglione preso da un'altra ancora e così via. È possibile mai che con le tredici brigate che abbiamo, con un'unitarietà di comando, non si possa avvicendare l'una con l'altra? È mai possibile che non riusciamo a capire quale sia l'efficienza operativa di quaranta-quarantacinque battaglioni di arma base che abbiamo? L'abbiamo chiesto al suo predecessore, ma non ce l'ha mai detto; lo chiediamo a lei e speriamo di avere una risposta. Quale efficienza operativa abbiamo? Con quale percentuale, al 50, al 70, al 100 per cento?
Sta di fatto che ogni volta che lei manda una brigata in Albania, non parte una brigata intera ma, come le ho detto, parte il comando di una brigata, il battaglione di un'altra e così via, insomma un fritto misto di reparti e ciò nuoce, senza dubbio, alla compattezza e all'operatività dei reparti.
Per quanto riguarda i rimborsi dell'ONU, tutte queste spedizioni all'estero sono sancite da una delibera dell'ONU. Ebbene, quando c'è stata la spedizione a Timor ho proposto un ordine del giorno che è stato approvato e che impegnava il Governo a fornirci i dati sui rimborsi dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Non ho avuto una risposta, o meglio ho avuto una risposta di quattro pagine (prego un commesso di portarne copia al banco Governo) e vorrei che il ministro per i rapporti con il Parlamento - data l'assenza del ministro degli esteri - desse un'occhiata a queste quattro pagine di chiacchiere, nelle quali non è assolutamente contenuta una risposta all'ordine del giorno nel quale si impegnava il Governo a fornirci i dati sui possibili rimborsi dell'ONU. Mi risulta, signor ministro - ma, ripeto, vorrei la conferma - che l'ONU ci rimborsa solo il 12 per cento di quello che spendiamo. Visto che, dopo gli Stati Uniti, siamo il paese che contribuisce maggiormente alle operazioni di pace in tutto il mondo, visto che noi siamo i migliori contribuenti per l'Organizzazione delle Nazioni Unite, sarebbe lecito aspettarsi una risposta almeno su quello che l'ONU ci può restituire. Ripeto, vorrei veramente che al Governo fosse presentata questa risposta, perché in queste quattro pagine del Ministero degli esteri non c'è assolutamente nulla.
Arriviamo alle forze delle quali disponiamo. Signor ministro, oltre alle truppe terrestri, siamo presenti con un gruppo navale, un gruppo della Guardia di finanza. Occupiamoci, allora, del rapporto costo-efficacia di queste operazioni di pace. È mai possibile che, con tutto questo schieramento di forze (ripeto, un gruppo navale, più un gruppo della Guardia di finanza, motovedette e istruttori per le polizie locali) non riusciamo assolutamente ad impedire che i profughi, partiti dalle coste albanesi, per mezzo di scafisti compiacenti, arrivino sulle nostre coste? Ecco che allora torniamo al discorso iniziale.
È una politica che ci dà prestigio, ci dà ruolo ed è anche un atto di fiducia verso le scelte del Governo per queste missioni, che, ricordiamo, sono missioni di pace, missioni di polizia. È anche un riconoscimento alle nostre Forze armate, ai nostri soldati, a tutti quelli che sono impegnati.
Quando si è discusso di questi problemi - e lo si è fatto più volte in quest'aula -, è stata richiamata la necessità di approvare una normativa in materia che codifichi e disciplini quella che ormai è diventata un'attività della nostra politica estera e della nostra politica di difesa.
I dibattiti che si sono svolti in quest'aula hanno sostanzialmente permesso al Parlamento, ai gruppi e alle Commissioni di affrontare questo problema, tanto è vero che la Commissione difesa ha già licenziato un testo che disciplina la materia e di cui sollecitiamo la discussione e l'approvazione. Ma nel corso dei dibattiti su questa materia sono stati anche sollevati piccoli problemi, che tuttavia per gli uomini che li vivono sono assai importanti. Ricorderete tutti che uno dei temi affrontato con vari argomenti in quest'aula nel corso delle prime missioni in Kosovo è stato proprio quello della possibilità per i nostri soldati di telefonare.
Questo decreto-legge fa compiere un passo in avanti anche per quanto riguarda queste piccole cose, che sono assai importanti per le nostre truppe. Mi riferisco, in particolare, alla possibilità di utilizzare le utenze telefoniche della nostra missione anche da parte dei soldati ed anche al fatto che l'indennità di missione viene aumentata dall'80 al 90 per cento.
Non vi è dubbio, quindi, che questo decreto-legge dà un contributo positivo per risolvere questo tipo di problematiche. Certo, esso prevede anche la nostra presenza in Albania e cade in un momento particolare, dopo la vicenda che è stata richiamata anche nel corso di questo dibattito, forse dimenticando che nel corso del question time il Presidente Amato ha affrontato questo tema, dando risposte che mi sento di richiamare e di condividere.
Quindi, non vi è dubbio che per il Governo esiste un problema Albania ed il Presidente Amato ha dato indicazioni precise sugli impegni che il Governo assume in questo particolare momento nel rapporto con questo Stato e sulle politiche nei suoi confronti. Credo che questo Parlamento possa riconoscersi tranquillamente in quelle posizioni e noi certamente ci riconosciamo in esse.
Prima di concludere, faccio una sola annotazione sull'atteggiamento che oggi è stato tenuto nel corso di questo dibattito sia da parte della Lega, sia da parte della cosiddetta minoranza: talvolta capita che la foga, la passione, la volontà di fare opposizione a tutti i costi comportino alcuni piccoli inconvenienti di percorso. Il collega Rizzi ha detto di non capire perché il Governo abbia previsto il pagamento delle indennità in lire, mentre lui voleva che fosse effettuato in euro, chiedendo al Governo di spiegarne i motivi, ma non ha spiegato perché voleva che fosse effettuato in euro, dato che è la stessa cosa. Su questo tema hanno poi parlato tanti colleghi, perché secondo loro questo significa fare opposizione.
Un altro aspetto sul quale voglio richiamare l'attenzione del Parlamento è che Forza Italia e Alleanza nazionale, che
Il gruppo della Lega nord Padania voterà contro per il semplice motivo che, trattando questo decreto della partecipazione militare italiana a missioni internazionali, al banco del Governo manca il ministro degli esteri, ma forse non gliene frega niente! È presente il ministro della difesa che fa tutto lui!
Ho l'impressione che il nostro paese faccia beneficenza a tutti ma bisognerebbe chiedersi cosa riceva in cambio, in particolare dall'Albania, tanto per citare un paese verso il quale ci comportiamo da signori. Noi inviamo i nostri soldati in quel paese e l'Albania ci ripaga importando in Italia droga, armi e donne che si dedicano alla prostituzione. Giorni fa mi trovavo ad Otranto con la Commissione antimafia e ho visitato la sede della Guardia di finanza dove si preoccupano del sequestro delle sigarette o dei tabacchi in genere. Ma c'è ben altro, signor Presidente! Non si tratta di sigarette o di tabacchi!
È interessante quello che affermava oggi il Presidente del Consiglio: sembra che dopo i fatti di Otranto abbia intenzione di recarsi in Albania. Non lo capisco: gli albanesi hanno bisogno di noi, noi li aiutiamo - a prescindere da come ricambiano quest'aiuto - e quindi non vedo per quale motivo il Presidente del Consiglio italiano debba recarsi in Albania. Che venga in Italia qualcuno di loro a trattare e a vedere cosa si può fare!
Ci si scandalizza molto quando la Lega sostiene che occorre utilizzare le armi per fermare questi delinquenti che arrivano da tutte le parti ma un noto politico democristiano, un tale Andreotti (che penso sia noto a tutti), è stato il primo a dire che è arrivata l'ora di tirare fuori le armi, che è ora che il Governo si svegli e che usi le armi. Se lo dice Andreotti, tutti tacciono, ma se parla la Lega succede un disastro.
Vorrei ricordare che il decreto di cui si chiede la conversione autorizza numerose proroghe fino al 31 dicembre delle operazioni in Macedonia, in Albania e in Kosovo per una spesa di circa 430 miliardi. Va segnalata l'ampiezza dello sforzo italiano perché questa volta l'Italia fornirà la Kfor e anche il comando, nella persona del generale Cabigiosu, a partire
Quanto alla partecipazione alle operazioni in Bosnia, sono interessati circa 1.340 uomini per un costo di 77 miliardi, a cui ne vanno aggiunti altri 20 e 346 carabinieri della forza multinazionale. Poi vi sono i 23 carabinieri distaccati a Brcko, che costeranno 1 miliardo e 300 milioni, quelli delle operazioni della marina, a sostegno dei presidi in Albania e Kosovo, con un costo di 18 miliardi; quelli della missione interforze di polizia in Albania, note come MAPE, che costerà 1 miliardo e 400 milioni; quelli della missione di supporto dell'aeronautica, a beneficio delle forze di stanza in Albania, che costerà 7 miliardi; infine quelli della missione a Hebron, con 31 carabinieri, che costerà 1 miliardo e 700 milioni. In totale spendiamo 555 miliardi che avrebbero potuto presentare un problema tecnico e politico di copertura, posto che si è scelto di attingere le risorse necessarie ricorrendo al fondo di riserva delle spese impreviste per l'anno 2000. È tutto da stabilire se quelle in questione fossero davvero spese impreviste dato il carattere degli impegni militari ai quali potrebbe aggiungersi a breve un intervento di interposizione tra Etiopia ed Eritrea.
Nei primi sei mesi abbiamo speso circa 600 miliardi; altrettanti ne abbiamo spesi nei mesi successivi e quindi, in parole povere, spendiamo qualcosa come mille miliardi e abbiamo impegnati circa 30 mila militari (circa 9 mila sono i militari dislocati in varie zone e utilizzarli a rotazione significa che sono circa 30 mila).
È fuori dubbio che, alla luce di quanto esposto, la Lega nord Padania non può che votare contro un provvedimento del genere. Siamo indignati per l'ennesima proroga senza che sia stata approvata una legge ben precisa che stabilisca cosa vanno a fare i nostri militari e in che modo debbono essere pagati. Occorre stabilire prima quanto occorrerà pagare e non quando essi sono già partiti, radunando le Commissioni per trovare i soldi con cui pagarli! Questo è un Governo peggiore di quello dell'Albania: fa acqua da tutte le parti! Facciamola finita di fare i burattini (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Alleanza nazionale)! Per i motivi esposti, preannuncio il voto contrario dei deputati del mio gruppo.
Sul piano parlamentare, lamentiamo per l'ennesima volta il fatto che ci troviamo di fronte ad un disegno di legge che contiene tutto e il contrario di tutto: missioni tra loro differenti per fonte giuridica e per contenuto e, quindi, non paragonabili, ma incommensurabili come, ad esempio, le missioni nei Balcani e quella ad Hebron, che sono molto diverse tra loro.
Non solo noi, ma in parte anche lo stesso relatore, onorevole Gatto, in Commissione ha contestato questo modo pressappochistico e un po' sgangherato e furbesco di legiferare, ma invano. Su alcune di queste missioni (come quella ad Hebron e quella nel corridoio di Brcko) saremmo stati sicuramente favorevoli (lo siamo sempre stati) ed abbiamo dato, altre volte, il nostro assenso; pertanto, avremmo votato favorevolmente, mentre siamo per l'ennesima volta costretti a votare contro quel provvedimento e tutte le missioni in esso contenute.
In sostanza, si mettono insieme missioni di pace, missioni di interposizione, missioni che riteniamo di guerra (perché di questo si è trattato), con un nuovo paradigma costitutivo e di identità che
Il nostro voto contrario non vuole solo esprimere una ovvia, naturale e razionale proiezione di quell'opposizione, dura ma argomentata, che abbiamo condotto nei confronti delle guerre NATO nei Balcani, ma anche richiamare il Governo e le forze di maggioranza ad una verifica critica e ad una riconsiderazione di quei giudizi positivi che hanno espresso su guerre e missioni militari da noi ritenute inutili e dannose, molto dannose. Oggi andrebbero riviste nei loro contenuti attuali.
Signor ministro, ci chiediamo e, soprattutto, le chiediamo: che fanno i nostri soldati in Kosovo, laddove si organizzano i facinorosi usciti dalle file dell'UCK in capi delle municipalità? Cosa fanno i nostri soldati in Kosovo, dove queste forze si organizzano in loro corpi di polizia? Cosa fanno, se non i notai? Essi svolgono o potranno svolgere funzioni di notai rispetto all'organizzazione delle prossime elezioni che, per la verità, sono già scontate: infatti, in una commissione ufficiale dell'Assemblea dell'Atlantico del Nord a Pristina, il signor Thachi ebbe la spudoratezza di presentarsi come futuro presidente del Kosovo. Che aspettiamo a riconsiderare quel che è accaduto? Andrebbe fatto un bilancio serio oggi, non domani, quando sarà troppo tardi. Ma non volete fare un bilancio onesto, perché costringerebbe il Governo e le forze della maggioranza ad una riconsiderazione di questo tipo di missioni militari.
Visti i pessimi risultati ottenuti, sarebbe evidente la necessità di percorrere altre strade: la ricostruzione di iniziative di cooperazione e di intese economiche e sociali, di aree integrate all'interno del Mediterraneo, nonché la prevalenza diplomatica nei conflitti. Se non si intraprende questa strada, si finisce per scegliere la logica dei moderni protettorati militari, che a questo punto diventerebbero persino indispensabili. Si tratta di uno sciagurato errore, non solo per i popoli, ma anche per la democrazia internazionale, per le ricchezze e le risorse del nostro paese.
Verso quale strada ci stiamo incamminando fatalmente? Il prezzo lo pagheremo tutti, prima o poi, a cominciare dalle nostre Forze armate, ma lo stanno pagando anche il diritto internazionale, la nostra Costituzione ed il senso della vita che stiamo dando alle future generazioni.
Pensiamo infatti che lo spreco - diciamo non a caso «spreco» e non «utilizzo» - di risorse che avremo nei prossimi anni sarà anche la conseguenza di questa scelta tutta militare e di protettorati del Mediterraneo che, di fatto, ci richiama di nuovo ad una concezione neocoloniale della politica che rischiamo di dover imporre con la forza ad interi popoli. È così che il nostro paese, le nostre coste, vengono ogni giorno concepiti e percepiti da quei popoli: come l'unica ancora di salvezza e di vita.
Questo, poi, fomenterà anche quegli umori velenosi, razzisti e xenofobi, che purtroppo vengono alimentati da politiche elettoralistiche di «legge ed ordine», nel nostro paese, da troppe forze, alcune delle quali evidentemente siedono anche in Parlamento.
Avete voluto affermare il ruolo del nostro paese all'estero in questo modo: io credo sia stata una scelta scellerata e grave. Occorre spezzare questo circolo vizioso, per questo continueremo a votare contro questo tipo di provvedimenti (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).
Perfino gli Stati Uniti, dopo l'esperienza della guerra del Golfo, si sono ben guardati dal mandare truppe di terra nel Kosovo.
In quest'aula stamattina ho sentito parlare della salute dei polli, ma della salute dei nostri ragazzi nessuno parla. Io non voglio macchiarmi di questa infamia, per cui annuncio che non parteciperò alla votazione (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Anche per quanto riguarda l'Albania, mi domando come si possa non capire che per prevenire la presenza della criminalità nel nostro paese è necessario intervenire alle radici del problema, ricreando nell'area balcanica intera le condizioni per una convivenza pacifica, libera e democratica e garantendo la ripresa dell'attività economica e civile.
Voglio far notare all'Assemblea, però, anche una seconda palese contraddizione del Polo, che ha votato a favore dell'emendamento Rizzi con cui si proponeva di ridurre da 40 a 30 miliardi gli interventi diretti anche a migliorare la qualità della vita dei militari italiani impegnati nell'area balcanica. Non mi sembra questo il modo migliore per far sentire la vostra solidarietà ai nostri militari impegnati all'estero.
Annuncio, pertanto, il voto pienamente favorevole del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo su questo provvedimento: credo che i nostri militari, impegnati con qualche rischio personale e distanti dai loro cari, meritino il pieno sostegno del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Vorrei sottolineare come in questi casi, vale a dire nel caso di missioni internazionali e, in particolare, alla vigilia dell'assunzione da parte dell'Italia - il 23 ottobre - del comando della Kfor, dopo un generale inglese, uno tedesco e uno spagnolo, sia importante una larga convergenza del Parlamento italiano. Tale convergenza si è realizzata in parte, perché ai voti della maggioranza si sommano i voti di una parte dei gruppi che
Vorrei sottolineare che forse sarebbero stati desiderabili una convergenza ed un sostegno più ampi; tuttavia, da questi banchi, in qualità di presidente della Commissione difesa, si ribadisce la solidarietà e la vicinanza alle nostre Forze armate, impegnate in una missione difficile. Voglio sottolineare come la proroga di questa missione valga fino al 31 dicembre 2000 anche per quanto riguarda le scadenze finanziarie, ma dal punto di vista politico dà modo al Parlamento di tornare nuovamente sul problema per discuterne quanto e come vuole, cosa che rende del tutto ingiustificati i tentativi di dipingere questo voto come una sorta di mandato in bianco conferito con superficialità. Al contrario, questo voto rappresenta una chiara e ferma assunzione di responsabilità di governo nei confronti delle esperienze e degli impegni internazionali che il nostro paese ha saputo assumere. È con questo spirito e con questo animo che raccomando a tutti l'approvazione di questo provvedimento.
Nei territori balcanici, a seguito di eccidi etnici, la presenza militare finalizzata alla difesa dei diritti umani delle diverse etnie ha assunto le caratteristiche della stanzialità. I militari italiani impegnati in quel territorio hanno ben interpretato il ruolo loro assegnato, favoriti da una carica umana e da sentimenti di solidarietà connaturati.
Tutto questo non è sufficiente. Presidiare militarmente quei territori geografici dove le regole del vivere civile sono, di fatto, inesistenti serve solo a procrastinare sine die la permanenza di contingenti militari. Da qui la necessità di supportare l'azione militare con iniziative di tipo politico atte a diffondere la cultura della legalità, della statualità, della tolleranza. La comunità internazionale deve farsi carico di guidare, in questa fase, gli Stati balcanici verso una stabilità istituzionale.
Onorevoli colleghi, ancora una volta quest'Assemblea è chiamata a convertire in legge un decreto-legge di autorizzazione alla proroga della partecipazione a missioni internazionali di pace per la mancanza di una legislazione a carattere generale che disciplini tutti gli aspetti delle missioni militari. Su tale questione la Commissione difesa della Camera ha definito un testo unificato delle proposte di legge presentate dall'onorevole Romano Carratelli - atto Camera n. 6454 - e dall'onorevole Ascierto - atto Camera n. 6837 -, finalizzate all'omogeneizzazione del trattamento economico dei militari impegnati all'estero e ad istituire un fondo speciale autonomo da cui attingere le risorse per le missioni. Va però chiarito che, anche in presenza di un capitolo di bilancio autonomo, in una forma di Governo parlamentare non si può prescindere in tema di missioni militari da una preventiva autorizzazione parlamentare.
Concludendo, mi sia consentito di esprimere un apprezzamento per le dichiarazioni di voto favorevole espresse da gran parte delle forze politiche del Polo; questa responsabilizzazione dell'opposizione


