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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
SANDRA FEI. Signor Presidente, non illustrerò nuovamente la mia risoluzione n. 6-00129 sulla quale il Governo si espresso favorevolmente, ma, visto il preambolo fatto dal ministro, ritengo sia importante fare alcune precisazioni.
nostro un'attenzione diversa verso il dialogo che si è perso con i paesi del Mediterraneo; un dialogo che sia il Magreb arabo che i paesi mediorientali cercano affannosamente di recuperare, ma che si va sempre di più perdendo e in cui il nostro, paese non colonialista, non ha saputo ancora giocare un ruolo importante e determinante per ricostruire una politica che avesse come confini anche questi e che potesse garantire quell'originale, importantissimo obiettivo che aveva la nascita del mercato comune e successivamente la costituzione dell'Unione europea, l'obiettivo della pace e della sicurezza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saonara. Ne ha facoltà.
GIOVANNI SAONARA. Presidente, vorrei segnalare ai colleghi che la risoluzione Ruberti ed altri n. 6-00130 è stata sottoscritta, oltre che da me, anche dagli onorevoli Bova, Pittino, Ferrari.
della Carta dei diritti, in analogia con quanto già avvenuto al Senato pochi giorni fa. In quella sede, sulle mozioni presentate dal Parlamento, è intervenuto anche il Presidente del Consiglio. Mi auguro che ciò accada prima di iniziare la sessione di bilancio; mi auguro, altresì, Presidente - e penso sia un augurio condiviso -, che tra i protagonisti di questo dibattito, che è stato fortemente richiesto nella risoluzione, vi sia il presidente Antonio Ruberti.
PRESIDENTE. Onorevole Saonara, su richiesta del collega Melograni, mi sono informato presso i vari Parlamenti circa il modo in cui di sta coordinando il loro lavoro e quello della Commissione. Credo che domani scada il termine per la presentazione del testo, quindi, potremo discutere su un testo già elaborato e questa è una cosa positiva. Sulla base di quello che accade nei diversi Parlamenti, in Commissione o nel plenum, stabiliremo per il mese di settembre una discussione con il Presidente del Consiglio dei ministri per fissare degli indirizzi. Avendo a disposizione, diversamente da quanto è accaduto al Senato, un testo chiaro, potremo, quindi, deliberare con maggiore cognizione di causa.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fei. Ne ha facoltà.
Vi è una relazione annuale relativa alla partecipazione dell'Italia all'Unione europea che viene presentata dal Governo all'inizio dell'anno e, come in questo caso, discussa sette mesi dopo, nel mese di luglio. Qualche tempo fa avevamo chiesto, anche in Commissione, che questi strumenti di indirizzo al Governo su questioni così importanti, concernenti la posizione dell'Italia in seno all'Unione europea, fossero discussi almeno due volte l'anno. Questo perché la politica cambia, perché le Presidenze di turno cambiano ogni sei mesi e perché, come abbiamo potuto notare, dal momento della presentazione di questa relazione da parte del Governo sono accadute molte cose ed altrettante sono cambiate. Potremmo dire, come ha fatto marginalmente notare il ministro, che in questo momento sta cambiando, grazie all'asse Chirac-Fischer, la politica europea.
Sul fenomeno Chirac-Fischer questo Parlamento non ha potuto - ahimè - incidere con un dibattito, come sta avvenendo nei Parlamenti di altri paesi europei in vista del summit di Nizza, dove accadranno cose molte importanti e sconvolgenti. Infatti, in quell'occasione verranno gettate le basi per una revisione dell'equilibrio europeo in modo completamente diverso anche rispetto a quanto finora stabilito dai trattati. Il ministro Mattioli ha parlato di allargamento e a mio avviso ha sbagliato a dire che gli interventi di Chirac e di Fischer sono stati fatti sulla base dell'allargamento. Ritengo che la considerazione, l'analisi e la valutazione di tale allargamento abbiano rappresentato un punto di partenza o, se vogliamo, una scusa per ragionare in termini di politica di equilibrio che l'Europa può trasmettere ai paesi limitrofi.
Si è discusso sulla definizione di dove arriverà l'Europa, e questo non è un punto secondario. Non lo è perché vuol dire che si può pensare di arrivare fino a considerare un'apertura di dialogo, innanzitutto politico e poi sicuramente economico, con la Russia, creando degli equilibri diversi, eliminando l'affannosa corsa all'adesione di paesi che hanno paura di rimanere fuori. Vuol dire che si può portare avanti un dialogo diverso, con paletti e strutture, con la Turchia, altro paese determinante nell'equilibrio che la «grande Europa» - come l'ha chiamata Chirac - dovrebbe riuscire a ricostruire, a revisionare completamente. Allo stesso tempo ciò implica per un paese come il
Con un dibattito forte, con una coraggiosa presa di posizione da parte del Parlamento, prima ancora che da parte del Governo, e certamente con la volontà del Governo di sostenerla e di portarla avanti in sede europea, noi potremo arrivare a spaccare una linea che è già definita nonostante i contrasti tra Chirac e Fischer, che non è giusto subire e che non è giusto imporre a tutti i paesi che con noi hanno partenariati importanti, obbligandoli a subirla allo stesso modo e con lo stesso silenzio.
Ebbene, signori, ho detto questo per richiamare la vostra attenzione su due cose. La prima è che in questo Parlamento non abbiamo strumenti validi che ci permettano davvero di avere dibattiti che portino ad un indirizzo serio e adeguato al momento (mi riferisco ai non secondari fatti che stanno accadendo in questo semestre di presidenza francese) né abbiamo strumenti validi di controllo.
Quando si dice che questo Parlamento è diventato una macchina legislativa - ahimé! - ho paura che sia soltanto questo. Ho paura che ci stiamo riducendo a questo e ho anche paura che la nostra cultura non ci permetta di prestare la giusta attenzione a quelle che saranno decisioni così importanti che non solo determineranno fondamentalmente la nostra vita interna, ma determineranno anche l'equilibrio e la forza che il nostro paese potrà avere rispetto alla politica da portare avanti, da sostenere con i paesi limitrofi, con i paesi amici, con i paesi con i quali abbiamo strettissimi rapporti.
Non abbiamo, come dicevo, strumenti; non esiste in tal senso una politica seria. Mi dispiace molto dirlo perché stimo il ministro, ma ritengo che un'analisi completa non sia stata fatta perché il problema ci è stato proposto soltanto dal punto di vista dell'allargamento. Stiamo discutendo delle risoluzioni preparate troppi mesi addietro, che hanno una loro valenza ma non hanno certo la valenza di un momento politico importante di discussione e di dibattito sugli indirizzi per l'Unione europea e sulla forza che potrebbe avere il nostro paese.
Sono convinta - lo ribadisco - che potremo spezzare almeno un po' questa linea franco-tedesca; sono convinta che sia necessario un dibattito forte, un dibattito in cui tutti si impegnino moltissimo: sia l'opposizione che la maggioranza.
In ogni caso ringrazio il ministro che, nell'esprimere il proprio giudizio sulle diverse risoluzioni, ha fatto un accenno a questa possibilità. Chiedo veramente con il cuore al Presidente Violante di darci un'occasione importante prima del vertice di Nizza per discutere e per organizzare una politica a vantaggio non soltanto del nostro paese, ma anche di un nuovo equilibrio europeo che, altrimenti, lontano da questo vertice, potrebbe rischiare di causare danni irreversibile a tutta l'Europa (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
Vorrei ribadire quanto le era già stato chiesto informalmente in varie occasioni, anche in sede di Comitato Schengen. Mi auguro che, prima di iniziare la sessione di bilancio, vi sia la possibilità di affrontare i temi della Conferenza intergovernativa
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rivolta. Ne ha facoltà.