Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 770 del 26/7/2000
Back Index Forward

Pag. 106


...
(Dichiarazioni di voto - Doc. LXXXVII, n. 7)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fei. Ne ha facoltà.

SANDRA FEI. Signor Presidente, non illustrerò nuovamente la mia risoluzione n. 6-00129 sulla quale il Governo si espresso favorevolmente, ma, visto il preambolo fatto dal ministro, ritengo sia importante fare alcune precisazioni.
Vi è una relazione annuale relativa alla partecipazione dell'Italia all'Unione europea che viene presentata dal Governo all'inizio dell'anno e, come in questo caso, discussa sette mesi dopo, nel mese di luglio. Qualche tempo fa avevamo chiesto, anche in Commissione, che questi strumenti di indirizzo al Governo su questioni così importanti, concernenti la posizione dell'Italia in seno all'Unione europea, fossero discussi almeno due volte l'anno. Questo perché la politica cambia, perché le Presidenze di turno cambiano ogni sei mesi e perché, come abbiamo potuto notare, dal momento della presentazione di questa relazione da parte del Governo sono accadute molte cose ed altrettante sono cambiate. Potremmo dire, come ha fatto marginalmente notare il ministro, che in questo momento sta cambiando, grazie all'asse Chirac-Fischer, la politica europea.
Sul fenomeno Chirac-Fischer questo Parlamento non ha potuto - ahimè - incidere con un dibattito, come sta avvenendo nei Parlamenti di altri paesi europei in vista del summit di Nizza, dove accadranno cose molte importanti e sconvolgenti. Infatti, in quell'occasione verranno gettate le basi per una revisione dell'equilibrio europeo in modo completamente diverso anche rispetto a quanto finora stabilito dai trattati. Il ministro Mattioli ha parlato di allargamento e a mio avviso ha sbagliato a dire che gli interventi di Chirac e di Fischer sono stati fatti sulla base dell'allargamento. Ritengo che la considerazione, l'analisi e la valutazione di tale allargamento abbiano rappresentato un punto di partenza o, se vogliamo, una scusa per ragionare in termini di politica di equilibrio che l'Europa può trasmettere ai paesi limitrofi.
Si è discusso sulla definizione di dove arriverà l'Europa, e questo non è un punto secondario. Non lo è perché vuol dire che si può pensare di arrivare fino a considerare un'apertura di dialogo, innanzitutto politico e poi sicuramente economico, con la Russia, creando degli equilibri diversi, eliminando l'affannosa corsa all'adesione di paesi che hanno paura di rimanere fuori. Vuol dire che si può portare avanti un dialogo diverso, con paletti e strutture, con la Turchia, altro paese determinante nell'equilibrio che la «grande Europa» - come l'ha chiamata Chirac - dovrebbe riuscire a ricostruire, a revisionare completamente. Allo stesso tempo ciò implica per un paese come il


Pag. 107

nostro un'attenzione diversa verso il dialogo che si è perso con i paesi del Mediterraneo; un dialogo che sia il Magreb arabo che i paesi mediorientali cercano affannosamente di recuperare, ma che si va sempre di più perdendo e in cui il nostro, paese non colonialista, non ha saputo ancora giocare un ruolo importante e determinante per ricostruire una politica che avesse come confini anche questi e che potesse garantire quell'originale, importantissimo obiettivo che aveva la nascita del mercato comune e successivamente la costituzione dell'Unione europea, l'obiettivo della pace e della sicurezza.
Con un dibattito forte, con una coraggiosa presa di posizione da parte del Parlamento, prima ancora che da parte del Governo, e certamente con la volontà del Governo di sostenerla e di portarla avanti in sede europea, noi potremo arrivare a spaccare una linea che è già definita nonostante i contrasti tra Chirac e Fischer, che non è giusto subire e che non è giusto imporre a tutti i paesi che con noi hanno partenariati importanti, obbligandoli a subirla allo stesso modo e con lo stesso silenzio.
Ebbene, signori, ho detto questo per richiamare la vostra attenzione su due cose. La prima è che in questo Parlamento non abbiamo strumenti validi che ci permettano davvero di avere dibattiti che portino ad un indirizzo serio e adeguato al momento (mi riferisco ai non secondari fatti che stanno accadendo in questo semestre di presidenza francese) né abbiamo strumenti validi di controllo.
Quando si dice che questo Parlamento è diventato una macchina legislativa - ahimé! - ho paura che sia soltanto questo. Ho paura che ci stiamo riducendo a questo e ho anche paura che la nostra cultura non ci permetta di prestare la giusta attenzione a quelle che saranno decisioni così importanti che non solo determineranno fondamentalmente la nostra vita interna, ma determineranno anche l'equilibrio e la forza che il nostro paese potrà avere rispetto alla politica da portare avanti, da sostenere con i paesi limitrofi, con i paesi amici, con i paesi con i quali abbiamo strettissimi rapporti.
Non abbiamo, come dicevo, strumenti; non esiste in tal senso una politica seria. Mi dispiace molto dirlo perché stimo il ministro, ma ritengo che un'analisi completa non sia stata fatta perché il problema ci è stato proposto soltanto dal punto di vista dell'allargamento. Stiamo discutendo delle risoluzioni preparate troppi mesi addietro, che hanno una loro valenza ma non hanno certo la valenza di un momento politico importante di discussione e di dibattito sugli indirizzi per l'Unione europea e sulla forza che potrebbe avere il nostro paese.
Sono convinta - lo ribadisco - che potremo spezzare almeno un po' questa linea franco-tedesca; sono convinta che sia necessario un dibattito forte, un dibattito in cui tutti si impegnino moltissimo: sia l'opposizione che la maggioranza.
In ogni caso ringrazio il ministro che, nell'esprimere il proprio giudizio sulle diverse risoluzioni, ha fatto un accenno a questa possibilità. Chiedo veramente con il cuore al Presidente Violante di darci un'occasione importante prima del vertice di Nizza per discutere e per organizzare una politica a vantaggio non soltanto del nostro paese, ma anche di un nuovo equilibrio europeo che, altrimenti, lontano da questo vertice, potrebbe rischiare di causare danni irreversibile a tutta l'Europa (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saonara. Ne ha facoltà.

GIOVANNI SAONARA. Presidente, vorrei segnalare ai colleghi che la risoluzione Ruberti ed altri n. 6-00130 è stata sottoscritta, oltre che da me, anche dagli onorevoli Bova, Pittino, Ferrari.
Vorrei ribadire quanto le era già stato chiesto informalmente in varie occasioni, anche in sede di Comitato Schengen. Mi auguro che, prima di iniziare la sessione di bilancio, vi sia la possibilità di affrontare i temi della Conferenza intergovernativa


Pag. 108

della Carta dei diritti, in analogia con quanto già avvenuto al Senato pochi giorni fa. In quella sede, sulle mozioni presentate dal Parlamento, è intervenuto anche il Presidente del Consiglio. Mi auguro che ciò accada prima di iniziare la sessione di bilancio; mi auguro, altresì, Presidente - e penso sia un augurio condiviso -, che tra i protagonisti di questo dibattito, che è stato fortemente richiesto nella risoluzione, vi sia il presidente Antonio Ruberti.

PRESIDENTE. Onorevole Saonara, su richiesta del collega Melograni, mi sono informato presso i vari Parlamenti circa il modo in cui di sta coordinando il loro lavoro e quello della Commissione. Credo che domani scada il termine per la presentazione del testo, quindi, potremo discutere su un testo già elaborato e questa è una cosa positiva. Sulla base di quello che accade nei diversi Parlamenti, in Commissione o nel plenum, stabiliremo per il mese di settembre una discussione con il Presidente del Consiglio dei ministri per fissare degli indirizzi. Avendo a disposizione, diversamente da quanto è accaduto al Senato, un testo chiaro, potremo, quindi, deliberare con maggiore cognizione di causa.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rivolta. Ne ha facoltà.

DARIO RIVOLTA. Signor Presidente, quando lei ha dato la parola al Governo, ho visto un momento di incertezza: non si capiva chi dovesse intervenire. Ha parlato, poi, il sottosegretario Mattioli, chiedo scusa, il ministro Mattioli, con un intervento di carattere estemporaneo. Infatti, dovrei attribuire le parole che ha pronunciato o ad una volontà di misconoscere i fatti o ad un gioco, ad uno scherzo.
Il ministro ha sostenuto argomentazioni che agli occhi di tutti sembrano infinitamente lontane dalla realtà; egli ha detto, infatti, che il nostro Governo è presente nel dibattito europeo, che l'Italia ha una posizione chiara al riguardo e che si muove con grande prudenza. Non so dove il ministro Mattioli veda queste cose. Lo ripeto, può darsi che il suo fosse un intervento estemporaneo: ha dovuto dire qualcosa perché non si capiva chi dovesse intervenire, ma ciò è umanamente, non politicamente, spiegabile.
Ministro Mattioli - ma mi rivolgo anche agli altri rappresentanti del Governo -, ciò di cui in questo momento l'Europa ha bisogno è maggiore chiarezza, non maggiore coesione. Che vogliate vederlo o meno, in questo momento, perfino in Italia, il numero di coloro che guardano all'Europa come ad una speranza, ad un bene da raggiungere, ad un'utopia positiva, forse a portata di mano prima o poi, sta diminuendo di giorno in giorno. L'Europa si sta realizzando esattamente in tutte quelle cose in cui non avrebbe potuto né dovuto realizzarsi. Non si realizza affatto invece - né, grazie anche al Governo italiano, si comincia neanche lontanamente a realizzare - in quegli ambiti in cui invece l'Europa dovrebbe cominciare a crearsi. È evidente a cosa alludo e non voglio neanche interferire più di tanto: la politica estera e quella della difesa costituiscono gli aspetti più importanti e sarebbero caratteristiche peculiari di un'Europa unita, da cui però siamo ancora lontani anni luce, né siamo in cammino per avvicinarci ad essi, checché se ne dica nelle conferenze intergovernative.
Andiamo invece - sottolineiamolo - verso un tentativo di omologazione all'interno dell'Europa che, anziché essere di unione, è di omogeneizzazione. Andiamo a standardizzare la dimensione delle palline nei fischietti degli arbitri, la dimensione delle banane, la forma dei water closet dal punto di vista tecnico, magari anche le misure delle gabbie per polli ed amenità di questo genere, ma dimentichiamo che l'Europa che vogliono i cittadini che erano e sono europeisti è un'Europa politica, non un'Europa del prodotto commerciale od economico. Anche questo serve, purché non si esageri e si rispettino anche le peculiarità locali e, se necessario, perfino quelle nazionali.
Lei, signor ministro, ha detto però altre cose che non intendo lasciar passare


Pag. 109

senza intervenire. Ha parlato della necessità dell'allargamento e del fatto che deve avvenire nei tempi dovuti ed a questo proposito lei scherza o mente, perché sa e deve sapere che quando si parla dell'allargamento e quando si dice che avverrà nei tempi stabiliti, si sta scherzando con il fuoco. Infatti, quell'allargamento, come stanno le cose adesso, non potrà avvenire né oggi, né tra cinque anni e nemmeno, continuando così, tra dieci. Non potrà avvenire perché tutti sappiamo che, all'interno di un'Europa come quella di oggi, organizzata istituzionalmente come è adesso, l'ingresso di uno solo dei paesi candidati (parlo solo dei primi sei) non farebbe che aggravare ulteriormente la situazione delle istituzioni europee e renderebbe ancora più incapace l'Europa politica di esistere; forse faciliterebbe l'aspetto commerciale dell'Europa, il continuare ad ingrandirsi. Non è questo però l'aspetto che gli europeisti vogliono.
Lei ha parlato del fatto che si debbono superare le conferenze intergovernative. Siamo tutti d'accordo e sfido chiunque a dire di non esserlo. Come si superano però quelle conferenze? La cooperazione rafforzata può essere qualcosa, ma attorno a che e con quale fine? Se non ci mettiamo - questo è il punto - nell'ottica di creare una Costituzione europea che faccia da quadro ad un meccanismo nel quale i paesi sanno qual è il loro ruolo ed attribuiscono all'Europa stessa un compito che è sovranazionale, se non ci collochiamo nell'ambito di un quadro giuridico istituzionale che sia talmente chiaro (da qui la necessità di chiarezza prima che di coesione) da poter far pensare all'Europa come un qualcosa di positivo, come il raggiungimento - o almeno la via al raggiungimento - dell'unità politica, se non ci mettiamo dunque su questa strada, qualunque cosa venga realizzata all'interno dell'Europa porterà acqua a coloro i quali cominciano purtroppo a vedere sempre di più l'Europa come un continuo aggravarsi di vincoli burocratici e giuridici che vanno ad aggiungersi a quelli di carattere nazionale già esistenti.
L'Europa dei burocrati, l'Europa centralista, l'Europa che va ad aggravare la vita quotidiana, anziché alleviarla, è qualcosa che porterà a distruggere l'idea e la volontà dell'Europa stessa. Cosa ha fatto il Governo italiano a questo proposito? Una proposta, non necessariamente da condividere nel contenuto, ma interessante e condivisibile per la provocazione che costituiva, perché andava a mettere il puntino sulla «i», perché voleva aprire un dibattito, quella del ministro degli esteri tedesco Fischer, una proposta interessantissima dal punto di vista politico, ha trovato riscontro nel dibattito in Francia, ma in Italia è stata non solo disdegnata ma addirittura, nelle dichiarazioni ufficiali del vostro Presidente del Consiglio Amato, sminuita, considerata una fuga in avanti. Prudenza: forse questo è il motivo per il quale si è deciso di seguire questa strada. Ma quale prudenza quando, mentre noi giochiamo a fare i prudenti, vediamo realizzarsi sempre più degli assi preferenziali che sono - essi sì - una cooperazione rafforzata, ma al di fuori di quello che sarebbe il puro aspetto istituzionale europeo? Vediamo assi che nascono tra Francia e Germania ma, guarda caso, vediamo - cosa che in Italia nessuno ha commentato - nascere degli assi prima impensabili come quello tra Blair e Aznar proprio sui temi europei. Questi ultimi, infatti, hanno contemporaneamente firmato lo stesso articolo lo stesso giorno, facendolo uscire - ripeto: firmato da entrambi - sia in Spagna sia in Gran Bretagna sui temi europei.
Di questo avvenimento non avete letto nulla? Indipendentemente da che cosa abbiano detto, perché non è quello che è importante, l'elemento veramente importante è che due leader importanti in Europa e appartenenti a schieramenti politici diversi assieme, contemporaneamente, decidono di esprimersi come atto politico.
Mi rendo conto che non tutto quello che si vuole si può ottenere e purtroppo nella politica (o forse per fortuna) non tutto ciò che si vuole si può anche dire. Ma ci si può mettere su una strada


Pag. 110

oppure su un'altra! Mi pare che voi oggi, come rappresentanti del Governo, dell'intero Governo italiano, vi siate messi sulla strada di quelli che stanno sempre sul secondo gradino, sempre ad aspettare, rinunciando ad essere propositivi e all'iniziativa e, alla fine, contribuendo a far sì che prima o poi anche gli europei rinuncino all'Europa.
Signor ministro Mattioli, la invito, quando interviene su questi temi, a non raccontare delle fantasie! Cerchi veramente di andare a «colpire» quelli che sono i temi importanti. Ed il tema importante è unico è il seguente (su di esso il Governo italiano si deve schierare e deve partecipare): in Europa non si farà niente di positivo, se non si porrà prima con forza il problema di una costituzione, cioè di un quadro giuridico-istituzionale all'interno del quale l'Europa potrà finalmente veramente nascere (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

Back Index Forward