Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 770 del 26/7/2000
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(Parere del Governo - Doc. LXXXVII, n. 7)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, per il parere sulle risoluzioni presentate. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 126-ter, comma 7, del regolamento, sarà posta in votazione per prima la risoluzione accettata dal Governo.

GIANNI FRANCESCO MATTIOLI, Ministro per le politiche comunitarie. Signor Presidente, per quanto riguarda le risoluzioni presentate, il Governo prende atto della sostanziale unità che oggi si registra in questo Parlamento, affinché il nostro paese dica parole utili e determinanti nel dibattito attuale che riguarda il futuro dell'Unione europea. Tutte le risoluzioni, infatti, sottolineano l'aspetto storicamente importante caratterizzato, in questo momento, dalla questione dell'allargamento. Sarebbe un grave errore se non spingessimo affinché i tempi dell'allargamento


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siano quelli previsti ed assunti in base agli impegni. Infatti, ci rivolgiamo a paesi ai quali abbiamo detto di scegliere la democrazia e che l'approdo all'Europa è uno dei percorsi di scelta della democrazia.
Non vi è dubbio, quindi, che l'allargamento dell'Unione europea è questione di grandissima importanza. È altresì evidente che può rispondere all'allargamento un'Europa che sia sempre più coesa; da qui il dibattito, certamente appassionato, su questa tematica a seguito del discorso del ministro Fischer ad Humboldt, che ha poi visto pronunciarsi il Presidente Chirac ed i pronunciamenti del Presidente del Consiglio e del ministro degli esteri e, infine, del Presidente della Repubblica, che hanno proposto la posizione del nostro paese.
Credo che nel dibattito europeo la posizione del nostro paese abbia un connotato di grande equilibrio.
Essa, infatti, se da una parte sottolinea l'urgenza di una maggiore coesione nel governo dell'Europa, dall'altra parte compie scelte coraggiose: in certa misura, molti di noi sono rimasti stupefatti che l'intelligenza di queste scelte non sia stata tempestivamente colta.
Il nostro paese sottolinea l'importanza del rafforzamento non attraverso la collaborazione intergovernativa, ma attraverso un rafforzamento della coesione tra i paesi che avvenga tramite i trattati: infatti, il nostro paese indica come uno degli strumenti principali proprio quello della cooperazione rinforzata all'interno dei trattati, che è stata già sperimentata positivamente con le vicende dell'euro e di Schengen.
All'interno di questo indirizzo, assume grande importanza la questione della Carta dei diritti fondamentali, che, sulla spinta della Presidenza francese, arriverà entro la fine dell'anno - questo è il nostro auspicio - alla sua definizione. In questa sede vorrei proprio sottolineare l'importanza di una Carta dei diritti che per la prima volta nella storia della cultura dei paesi a democrazia avanzata associa alle questioni dei diritti civili e dei diritti politici anche quelle dei diritti sociali ed economici e di quei diritti che la coscienza sempre più avvertita dei popoli pone all'attenzione del legislatore, come il diritto alla tutela dell'ambiente proiettata per le generazioni future, nonché il diritto dei cittadini ad intervenire e decidere sugli indirizzi applicativi della ricerca scientifica. La ricerca senz'altro è libera, ma gli indirizzi applicativi è diritto dei cittadini sceglierli e avviarli in una determinata direzione.
La Carta dei diritti sarà il primo passo verso quella Carta costituzionale di cui il Presidente della Repubblica ha auspicato il prossimo approdo. Questo percorso viene scandito dal nostro paese, vorrei dire, al massimo della razionalità, perché anche le cooperazioni rafforzate, che sono sostenute da tutti, richiedono - lo ricordo - il voto all'unanimità se si devono giocare all'interno dei trattati. Da qui la prudenza con cui si tenta di costruire da parte del Ministero degli esteri e delle nostre rappresentanze un percorso omogeneo verso questo approdo, che costituirà un passo avanti decisivo in direzione della maggiore coesione.
Il Governo vede ben rappresentato questo indirizzo nelle risoluzioni che sono state presentate e dunque non può non sottolineare questo importante momento di coesione. Il Governo suggerirà qualche correzione d'accento a qualcuna delle risoluzioni presentate, ma sostanzialmente non può non sottolineare, ripeto, questo importante momento di accordo del Parlamento italiano (Applausi dei deputati del gruppo misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Mi scusi, signor ministro, quindi il parere è favorevole?

GIANNI FRANCESCO MATTIOLI, Ministro per le politiche comunitarie. Signor Presidente, il Governo esprime parere favorevole sulla risoluzione Fei ed altri n. 6-00129, sulla risoluzione Ruberti ed altri n. 6-00130 e sulla risoluzione Selva ed altri n. 6-00131. Per quanto riguarda quest'ultima, vorrei invitare il presidente Selva a modificarla nel senso di sostituire, nel dispositivo, le parole: «ad affrontare


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con maggiore severità» con le seguenti: «ad affrontare con maggiore efficacia».

PRESIDENTE. Mi scusi, ministro Mattioli, ma oggi è la giornata del regolamento!
Ci troviamo di fronte ad un caso delicato perché, in base all'articolo 126-ter, comma 7, del regolamento - lo ribadisco - si vota per prima la risoluzione accettata dal Governo. Il Governo accetta tutte e tre le risoluzioni? Perché se così fosse, le porrei in votazione in ordine di presentazione.

GIANNI FRANCESCO MATTIOLI, Ministro per le politiche comunitarie. Signor Presidente, la risoluzione che rispecchia più integralmente il punto di vista del Governo è la risoluzione Ruberti ed altri n. 6-00130.

PRESIDENTE. Sta bene. Porrò pertanto in votazione per prima la risoluzione Ruberti ed altri n. 6-00130, ma non c'è alcun tipo di pregiudizialità tra le tre risoluzioni, nel senso che sono compatibili tra loro.

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