Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 770 del 26/7/2000
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(Politiche sociali con particolare riferimento alla famiglia)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Parisi n. 3-06112 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 8).
L'onorevole Albanese, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà d'illustrarla.

ARGIA VALERIA ALBANESE. Signor Presidente del Consiglio, da tempo l'Italia è il fanalino di coda mondiale in termini di natalità, come è emerso anche dalle ultime e recenti indagini fondate su comparazioni su basi europee: addirittura, una nostra città capoluogo di regione, Genova, con 0,75 figli per coppia fertile, ha il record mondiale di denatalità. Ecco, questo dato meraviglia gli stessi statistici, visto che oggi gli italiani fanno meno figli dei tedeschi, degli svedesi e dei norvegesi, che storicamente hanno avuto tassi di natalità molto più bassi.
È evidente che, al di là dei mutamenti culturali che sono intervenuti nel nostro paese negli ultimi anni e che certamente hanno inciso sul costume e sui valori, esiste oggi un forte disagio delle famiglie italiane, sia nel momento della loro costituzione (quindi, il disagio delle giovani coppie), sia nel loro svilupparsi nel momento dell'accoglienza e della cura della vita.
L'ultimo rapporto dell'istituto di ricerche sulla popolazione del CNR ha evidenziato, però, che nelle donne italiane esiste un forte desiderio di maternità, che non può realizzarsi, almeno pienamente, per motivi economici o, meglio, per la carenza di politiche pubbliche di sostegno che le coadiuvino nel lavoro di cura, ma, in particolare, nella conciliazione tra lavoro di cura necessario e lavoro extradomestico. I Governi di centrosinistra, in questi anni, hanno sicuramente fatto molto per sostenere concretamente le famiglie in difficoltà, ma noi riteniamo che, ancora di più oggi, nel momento in cui discutiamo dei punti cruciali di una seria riforma del welfare, la famiglia non possa non essere al centro di tali riforme: la famiglia intesa anche come incrocio delle componenti e dei problemi che al suo interno si dispiegano.
Le chiediamo, quindi, quali siano gli intendimenti del Governo, in particolare con riferimento alle misure di sostegno e defiscalizzazione per le famiglie italiane.

PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.

GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. L'onorevole Albanese ha assolutamente ragione, almeno io sono convinto con passione che questo sia vero e che vi sia bisogno di interventi crescenti e sistematici, per tante ragioni, soprattutto per porre fine a quello che io considero un drammatico dilemma in cui vengono messe oggi le giovani donne, in Italia forse più che in altri paesi: dovere scegliere se avere un destino professionale o se coltivare una famiglia, avere figli, essere nella condizione di crescerli, perché la cosa che dovrebbe essere la più naturale e giusta del mondo, vale a dire essere nella condizione di fare entrambe le cose, è in moltissimi casi resa impossibile. Concorrono a tale situazione miriadi di circostanze, che riguardano il modo con cui è organizzata la nostra vita, in cui sono molto spesso concepiti i contratti di lavoro, la distribuzione del reddito, il costo dell'abitazione, la difficoltà di affermarsi professionalmente se non si è, come i maschi, disposte a trascorrere un pieno tempo sul luogo di lavoro senza margini per l'attenzione alla famiglia.
Da questo punto di vista, la necessità di orientare le politiche sociali in funzione non tanto e non soltanto dei trasferimenti monetari, o delle riduzioni di fiscalità, ma non meno anche di servizi alla famiglia, investe etica, civiltà ed economia. A me è


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capitato più di una volta di constatare che, siccome a volte non possiamo chiedere all'economia di dare redditi più alti a seconda delle mansioni che si è in grado di espletare rispetto a quelli che l'economia dà, l'unico modo di mantenere la famiglia è lavorare in due, per cui dobbiamo mettere la donna in condizioni di lavorare.
Dobbiamo far sì che la donna possa aggiungere il proprio reddito a quello del coniuge o del partner senza farla trovare nella condizione che il costo dell'asilo nido o della baby-sitter equivalga al salario che può avere lavorando. Si tratta di una situazione che si verifica spesso e che è paralizzante. Da qui la necessità di riduzioni fiscali, che peraltro in questi anni sono state apportate. Non dimentichiamo che, nel biennio 1999-2000, abbiamo applicato 7 mila miliardi di minori imposte che hanno attenzione ai profili da lei indicate. Oltre a questo, comunque, penso ad una politica sociale che, come lei diceva, fornisca servizi alla famiglia, che renda possibile alla donna di avere servizi ad un costo compatibile, cosa che oggi spesso non accade.
Dobbiamo essere onesti anche nei confronti del lavoro che svolgiamo, quindi devo ricordare che la legge quadro sull'assistenza, che questa Camera ha approvato - e che conto il Senato approvi al più presto - all'articolo 16, un articolo elaborato con il contributo del Governo e di larghissima parte della maggioranza, contiene una serie di indicazioni analitiche precise e molto chiare su ciò che potremmo fare a beneficio della famiglia quando la legge verrà approvata.

PRESIDENTE. L'onorevole Albanese, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

ARGIA VALERIA ALBANESE. Signor Presidente, ringrazio il Presidente Amato per la risposta e per la passione che ha trasmesso e che sappiamo essere nota sul tema.
Indubbiamente il suo Governo, come quelli che lo hanno preceduto nell'attuale legislatura, come lei ha sottolineato, hanno messo in atto provvedimenti seri che sicuramente non sono esaustivi e quindi richiedono un lavoro progressivo negli anni a venire. Mi riferisco, soprattutto, all'adeguamento della legislazione proprio al fine di mettere al centro di tutte le riforme sociali importanti, che pure il Parlamento ha varato, il soggetto famiglia.
È evidente che esiste anche una responsabilità del Parlamento; infatti, alcune proposte di legge sono ancora oggi all'esame delle Commissioni competenti, sebbene abbiamo iniziato il loro iter mesi fa. Mi riferisco, in particolare, all'estensione a tutte le famiglie del diritto all'asilo nido. Colgo l'occasione, Presidente, per sottolineare che il tema del sostegno alle famiglie e della necessità di conciliare il lavoro domestico ed extra domestico per le donne è complementare ad un tema che so esserle caro e che è molto caro a noi Democratici, nonché alle donne del centrosinistra: l'equilibrio della rappresentanza nelle istituzioni.
Nel momento in cui ci apprestiamo ad integrare l'articolo 51 della Costituzione, dobbiamo riconoscere ed avere consapevolezza che qualunque modifica legislativa che stabilisca un principio di pari opportunità non potrà mai avere effettiva attuazione se contestualmente non mettiamo in atto politiche reali di sostegno alle donne che possano conciliare il lavoro di cura e il lavoro familiare con l'impegno con le istituzioni pubbliche e portare così il loro indispensabile contributo alla vita politica e alla vita pubblica per la crescita democratica del nostro paese.

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