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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Grimaldi n. 3-06111 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 7).
ROSANNA MORONI. Signor Presidente del Consiglio, sono molti gli stranieri che bussano alle porte del nostro paese in cerca di lavoro, di sopravvivenza, a volte, o almeno di una esistenza dignitosa e sono anche molte le imprese che nel nostro paese segnalano continuamente la necessità di un maggior numero di ingressi perché la carenza di manodopera italiana mette in pericolo interi settori della nostra economia.
PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.
GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, è certo che, quale che sia il punto di vista che si ha sull'immigrazione, senza la collaborazione con i paesi di provenienza non è possibile alcuna politica sulla immigrazione, neppure quella saggia che lei prospettava poc'anzi; ma nessun'altra!
legge prevede, coinvolgendo anche le regioni in questa definizione, come rappresentanti più vicine del territorio e che quindi possono verificare meglio le necessità di ciascuna parte, ci potrà aiutare a definire con maggiore certezza e razionalità il nostro fabbisogno, cercando di non farlo consistere soltanto nel fabbisogno di personale non qualificato a basso costo, ma andando incontro anche ad esigenze diverse, fintanto che non saremo in grado di soddisfarlo con personale italiano.
PRESIDENTE. L'onorevole Moroni, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
ROSANNA MORONI. La ringrazio, signor Presidente del Consiglio. Io condivido molte delle osservazioni che lei ha fatto ma, se così è, se davvero il Governo ha intenzione di fare scelte politiche coraggiose, ambiziose, anche serie, coerenti e razionali, perché non dimostra maggiore decisione nell'operare concreto? Noi abbiamo approvato una legge sull'immigrazione, la legge n. 40 del 1998, che prevedeva l'istituzione nelle ambasciate di tutti i paesi da cui provengono gli immigrati di apposite liste per consentire l'ingresso nel nostro paese per ricercare lavoro. Questo era l'unico sistema possibile per consentire l'incontro tra datore di lavoro ed immigrati ed era, davvero, l'unica strada per evitare che persone disperate, affamate, che fuggono dalla guerra dovessero continuare a cercare strade alternative agli ingressi regolari, strade che sono inevitabilmente clandestine, strade che alimentano un traffico che tutti noi riteniamo vergognoso.
una subordinazione delle nostre scelte a tesi agitate per motivi strumentali, di consenso politico: in un'opinione pubblica disinformata si trova un consenso facile.
L'onorevole Moroni, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di illustrarla.
D'altra parte, la preoccupazione dei cittadini di fronte ad episodi come quello di Otranto è aumentata dall'eccessivo allarmismo di una certa stampa e dalle volute esagerazioni di alcune parti politiche.
Io sono convinta che la collaborazione con i paesi di origine sia necessaria per combattere il traffico di clandestini e la criminalità.
Ma non pensa che una politica di ingressi intelligenti sia l'unica risposta seria ad un fenomeno così complesso? Non crede che consentire l'ingresso regolare a chi cerca lavoro sarebbe l'unico modo per ridurre la clandestinità, per privare scafisti senza scrupoli della materia prima del loro traffico e per rispondere a quelle che sono le esigenze obiettive della nostra economia?
A chi è desideroso che qualunque immigrato arrivi in Italia venga rimpatriato (faccio questa ipotesi estrema; spero che nessuno in Italia abbia una posizione simile, ma supponiamo che esista una posizione il cui desiderio è di restituire ai paesi di provenienza qualunque immigrato venga sul nostro territorio) devo dire che, senza la collaborazione con i paesi di provenienza, questo non può accadere, per poterli identificare, per gestire i flussi di ritorno e per sapere dove rimandare le persone che sono arrivate in Italia.
Il Governo non ha questa posizione e, come lei, pensa che, entro limiti regolati (perché debbono essere limiti regolati), una politica di flussi possa non soltanto servire all'economia nazionale per le ragioni che sono note, ma possa servire anche a queste persone per migliorare la loro condizione umana così come è capitato a tanti italiani di migliorare la condizione umana propria e delle proprie famiglie emigrando in terra straniera e possa servire a rallentare la pressione della clandestinità, come lei diceva.
Il punto chiave è che per fare questo noi abbiamo bisogno di avere certezza dei nostri flussi, del bisogno di flussi, e dobbiamo avere anche condivisione sulla necessità dei flussi.
Da questo punto di vista l'operazione che stiamo cercando ora di avviare, nonostante dissensi e polemiche che accompagnano ogni piccola vicenda italiana, che è quella di mantenere allo Stato la competenza a definire i flussi, così come la
Detto ciò, questa stessa politica deve essere realizzata attraverso la collaborazione con i paesi di cui parliamo per le esigenze del rimpatrio, che comunque vi sono: qualunque sia la politica che adotteremo, un margine di clandestinità rimarrà comunque, anche perché la criminalità vive di questo e tende ad alimentarlo, perché per ridurre i flussi necessari e legittimi abbiamo bisogno della loro collaborazione, perché per governarli nel loro insieme abbiamo bisogno della loro collaborazione.
Io mi auguro davvero che su questi principi generali vi possa essere un orientamento comune di tutto il Parlamento e che si riesca, al di là delle polemiche, a farne materia di orientamenti e di indirizzi comuni: alcuni potranno essere più restrittivi, altri magari lo saranno di meno, ma con questa impostazione volta alla collaborazione con i paesi terzi che in determinati momenti esige grande fermezza da parte nostra nella collaborazione, questo dovrebbe essere un principio di condivisa e generale politica comune.
Proprio perché sono persuasa della convinzione con cui lei dice queste cose oggi e della convinzione con cui le ha dette il giorno del suo insediamento in questa stessa Camera, credo che, francamente, occorrerebbe un atteggiamento più forte. Penso che un Governo veramente degno di questo nome, un Governo che abbia l'ambizione di mostrare al paese la sua determinazione a governare i processi e non a subirli, dovrebbe dare un segnale forte e dire che non accetta che si continui in questo paese a portare avanti l'equazione immigrazione uguale criminalità, che non è accettabile l'ipocrisia di imprenditori e di molti politici che vorrebbero gli immigrati di giorno, per farli lavorare o, peggio, per sfruttarli (poi è questo che si vuole: si pensa che loro non debbano avanzare le richieste che avanzerebbero i nostri concittadini), ma che li vorrebbero fare sparire di notte per non disturbare i nostri concittadini benpensanti.
Trovo che questa ipocrisia, questo opportunismo, questa strumentalità siano francamente inaccettabili e credo che un Governo di centrosinistra debba, invece, ambire, proprio per rispetto della popolazione che governa, a compiere un'opera di crescita civile, morale e culturale dei cittadini italiani. Un'opera di questo genere richiede, a mio parere, molto coraggio, molta intraprendenza, molto rispetto delle paure e delle preoccupazioni legittime dei cittadini che temono per la propria sicurezza. Però non vi deve essere
Signor Presidente del Consiglio, la invito davvero ad avere molto coraggio.


