Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 770 del 26/7/2000
Back Index Forward

Pag. 81


...
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 6661)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nan. Ne ha facoltà.

ENRICO NAN. Signor Presidente, il mio intervento ricalcherà in parte quelli già svolti in occasione dell'esame delle precedenti leggi comunitarie, anche se devo dire, per la verità, che questa - come ho avuto occasione di accennare negli interventi sugli emendamenti - è una comunitaria particolare. Essa ha infatti avuto un iter molto lungo, che ha visto il cambiamento di diversi Governi e di diversi ministri ed ha subito modifiche rispetto al testo originario. Questi passaggi, in un certo senso, spiegano perché si sia giunti all'approvazione con questo ritardo.
Desideriamo prendere spunto da quanto è accaduto per sottolineare come si debba dare importanza sempre maggiore ai provvedimenti di recepimento delle normative europee. Solo da poco la XIV Commissione è diventata una Commissione ordinaria e questo già dà il senso di come sia cambiato il rilievo politico della materia.
Credo però che dobbiamo ancora una volta sottolineare alcune critiche al contenuto del provvedimento, soprattutto in due direzioni. La prima è quella della necessità di contenere il più possibile le deleghe al Governo. Abbiamo avuto più volte occasione di ribadire che le deleghe debbono essere il più contenute possibile e limitate ai casi in cui siano davvero necessarie, inoltre debbono essere delineate in maniera precisa, come ha già avuto modo di evidenziare la Commissione competente. L'altro rilievo che desideriamo muovere riguarda la necessità di attenersi il più strettamente possibile allo specifico contenuto di questa legge, cioè quello del recepimento di norme comunitarie, opponendoci alle spinte che vanno in direzione dell'inserimento in questo testo di normative che dovrebbero invece seguire il normale iter dei progetti di legge. Credo che, per esempio, il lungo dibattito che oggi si è svolto sulla questione delle galline la dica lunga, da questo punto di vista: evidentemente è un argomento importante, anche dal punto di vista economico, che coinvolge chi opera nel settore, ma senz'altro sarebbe stato meglio effettuare un approfondimento della materia nelle Commissioni di merito. Analogo discorso vale per quanto riguarda la questione delle acque di balneazione: sono tutti temi che dovrebbero essere approfonditi presso le Commissioni di merito.
D'altra parte, al di là delle critiche espresse, dobbiamo riconoscere come il Governo oggi sia venuto incontro ad alcune richieste dell'opposizione, per esempio per quanto riguarda l'articolo 13. D'altro canto, penso che sarebbe stata quasi una provocazione se, dopo che il precedente Governo aveva emesso un provvedimento da noi definito «legge bavaglio», l'attuale Governo avesse preteso di ricevere una delega su un argomento così importante. Questo fatto, unitamente all'accettazione da parte della Commissione e del Governo di alcune proposte dell'opposizione, ci porta ad orientare il nostro voto in una determinata direzione. Al relatore, d'altro canto, debbo dare il riconoscimento di un estremo equilibrio nella valutazione degli emendamenti proposti


Pag. 82

dall'opposizione. Tutto ciò ci consente, dicevo, di orientarci verso l'astensione: certo, non verso un voto favorevole, perché le ragioni espresse in precedenza non ce lo consentono, ma comunque l'astensione, che rappresenta un contributo all'accelerazione dell'approvazione del provvedimento, allo scopo di impedire che vengano comminate le sanzioni che pendono sul nostro paese.
Concludo evidenziando, ancora una volta, come il nostro paese debba comunque, dal punto di vista europeo, tutelare maggiormente i nostri interessi. La Francia e la Germania hanno dimostrato, in diverse occasioni - mi riferisco alla vicenda delle quote latte e a quella dei fondi comunitari -, di essere più fermi sulla necessità di tutelare gli interessi dei propri cittadini. È vero che l'Europa deve perseguire un interesse economico comune, ma deve comunque assicurare la tutela degli interessi dei cittadini del nostro paese, specialmente oggi che si aprono frontiere di nuova e maggiore competitività. Non possiamo trascurare questo aspetto, come è stato fatto troppo spesso in passato.
Annuncio pertanto l'astensione dal voto dei deputati del gruppo di Forza Italia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pezzoli. Ne ha facoltà.

MARIO PEZZOLI. Signor Presidente, le chiedo di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. La Presidenza lo consente.

MARIO PEZZOLI. Mi permetta comunque di salutare positivamente l'atteggiamento assunto sia dal relatore sia dal Governo oggi in quest'aula, ma anche in Commissione, in relazione alle proposte avanzate dall'opposizione. Probabilmente, l'opposizione merita questo atteggiamento, visto che non solo nell'esame di questa legge comunitaria, ma anche per la precedente, si è cercato di dare un segnale diverso, dato che la ribalta è diversa da quella nazionale.
Concludo augurando al presidente Ruberti, che non ha potuto seguire i lavori, di tornare al più presto al suo tavolo di lavoro. Se questa Commissione lavora al meglio, nonostante le differenze ideologiche e sostanziali, che è naturale vi siano, credo lo si debba soprattutto all'onorevole Ruberti.

PRESIDENTE. Onorevole Pezzoli, la Camera è il luogo del dissenso, ma anche dell'auspicabile consenso: il fatto che lei lo abbia sottolineato anche nei confronti del presidente della Commissione è un gesto di gentilezza che sottolineo molto volentieri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Malentacchi. Ne ha facoltà.
Onorevole Malentacchi, le ricordo che ha sei minuti a sua disposizione.

GIORGIO MALENTACCHI. Presidente, non erano dieci?

PRESIDENTE. Mi è stato detto che sono sei, perché è intervenuta la collega Valpiana che le ha tolto quattro minuti. Io non ero informato di questo fatto algebrico. Purtroppo, io sono tollerante: dico purtroppo, perché lo ritengo un difetto.

GIORGIO MALENTACCHI. Presidente, è noto il suo savoir faire e la logica con cui dirige i lavori dell'aula.
Sarò costretto ad accelerare i tempi del mio intervento: le questioni che avrei voluto trattare sono molte e avrei voluto portarle a conoscenza dell'Assemblea e del ministro, nuovo a questo incarico.
Permangono le contrarietà già espresse da parte del mio gruppo in occasione della presentazione della relazione della XIV Commissione sul programma di lavoro della Commissione europea per il 2000 e gli obiettivi strategici per il periodo 2000-2005. Tale contrarietà nasce da considerazioni di fondo, non certo dall'impostazione


Pag. 83

e dalla stesura della relazione annuale, che si muovono nella direzione di distinguere la presentazione dell'attività svolta nell'anno passato e l'illustrazione delle posizioni del Governo italiano sulle questioni e sulle tematiche dell'anno 2000.
Una prima considerazione riguarda il fatto che la costruzione europea, nel suo complesso, ha avuto, dopo il rinnovo sia del Parlamento sia della Commissione europea, un'accelerazione da ogni punto di vista. Già oggi, in media, viene valutato che il 70 per cento della legislazione nazionale dei vari paesi dell'Unione europea consiste nel recepimento di direttive o viene comunque vincolata a conformarsi ad orientamenti definiti nelle sedi europee. In breve tempo questa percentuale salirà all'80 per cento e andrà oltre.
A nostro avviso, le vicende e gli avvenimenti di questi mesi dimostrano - se ce ne fosse ancora bisogno - come sia assente l'Europa unita quale soggetto politico. Basti pensare al recente G8, tenutosi ad Okinawa: non sono state affrontate tutte le grandi tematiche concernenti la costruzione europea e quelle che sono state appena accennate non hanno trovato e non troveranno il consenso generale degli altri paesi. Mi riferisco al problema dei cibi transgenici, del genoma in quanto tale, al problema dei missili e del cosiddetto scudo stellare. È questo il motivo per cui ritengo che su questi punti non si vada verso quell'orientamento a cui prima mi sono riferito.
L'Agenda 2000 è una sorta di piano settennale della costruzione europea per il periodo che andrà dal 2000 al 2005, prevede la realizzazione di passaggi sostanziali in materia di allargamento a nuovi paesi dell'Europa centrale, una «riforma istituzionale» dedicata soprattutto alla composizione e ai poteri della Commissione europea. Con essa si è dato anche avvio ad uno «spazio giuridico europeo», anche se svincolato da un rapporto democratico dei Parlamenti europei.
Nelle valutazioni si sta, a mio avviso, procedendo legalmente ma non con quell'orientamento e con quella visione complessiva che deve essere a fondamento della base della costruzione politica stessa.
Avremo sicuramente la possibilità e la capacità di discutere altri aspetti, ma sostanzialmente non siamo soddisfatti del merito la legge comunitaria. Tra l'altro ci è stato impedito il tentativo di valutare eventuali modifiche delle direttive. Per questi motivi, nostro malgrado, non possiamo che confermare un voto contrario sia sul provvedimento in esame sia sulla relazione che accompagnerà la legge comunitaria.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Schmid. Ne ha facoltà.

SANDRO SCHMID. Signor Presidente, preannuncio voto favorevole del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo.
In premessa, vorrei anch'io ringraziare il relatore Saonara e il presidente della Commissione. Associandomi al collega Pezzoli sottolineo anch'io l'importanza del lavoro compiuto dalla Commissione su questa legge comunitaria 2000, che ha evidenziato una dialettica costruttiva tra i gruppi, soprattutto con riferimento al rapporto tra maggioranza ed opposizione.
Nel preannunciare il voto favorevole sul provvedimento, considero questo come un fatto politico di rilevante importanza perché evidenzia un netto miglioramento del nostro Parlamento, e quindi dell'Italia, in ordine al recepimento delle norme comunitarie. Soltanto qualche anno fa eravamo il fanalino di coda, oggi ci troviamo per così dire quasi alla testa del «plotoncino» più avanzato. Sicuramente c'è ancora spazio per migliorare, tuttavia a me pare che questo sia un segnale di grande importanza.
Credo comunque che nell'applicazione delle direttive - e su questo punto dissento da alcuni colleghi - sia importante approfittare della possibilità di migliorare le norme comunitarie; lo dico ovviamente con tutto il buon senso del caso, perché non è certo possibile pensare a degli stravolgimenti.
Credo che su alcune questioni importanti l'Italia possa dimostrare una capacità


Pag. 84

di evoluzione e condurre una battaglia per il miglioramento complessivo delle norme dando, per così dire, il buon esempio.
Voglio anche sottolineare che in quest'ultimo anno, in particolare, abbiamo cercato con molta fatica - va dato atto del lavoro che si è svolto in Commissione - di migliorare la fase ascendente del procedimento e di risolvere il problema del coinvolgimento del Parlamento sulle iniziative che il Governo dovrà sostenere a livello europeo sulle varie questioni. Il percorso è molto lungo ed impegnativo e deve essere compiuto fino in fondo. È importante che in questi ultimi anni si sia accresciuto il peso della Commissione per le politiche dell'Unione europea che continuerà, a mio avviso, ad aumentare, considerato il ruolo sempre maggiore che le direttive comunitarie assumeranno nell'attività legislativa nazionale (già ora interessano circa il 30 per cento della produzione legislativa).
Come è stato sottolineato, nel dibattito svoltosi in quest'aula, alla luce dei problemi sorti attorno ad una serie di tematiche sull'ammissibilità di alcuni emendamenti, è molto importante che si proceda velocemente. Voglio ribadire con forza quanto è già stato sostenuto dal ministro Mattioli relativamente alla modifica, ovviamente in senso migliorativo, della legge La Pergola.
Come il collega Pezzoli, voglio concludere il mio intervento con un ringraziamento e un augurio non rituale al presidente Ruberti per l'impegno profuso nel miglioramento della fase discendente - quindi, del recepimento - e, soprattutto per lo sforzo di migliorare la fase ascendente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pittino. Ne ha facoltà.

DOMENICO PITTINO. Presidente, intervengo brevemente per esprimere la posizione della Lega. Sulla legge comunitaria non c'è molto da dire, in quanto riteniamo che la sintesi sia d'obbligo. Si deve solo segnalare una posizione che è stata portata avanti dal precedente Governo e dalla Presidenza della Camera relativamente agli emendamenti che, per esigenze di buon senso, venivano presentati durante il corso del dibattito. Vi è stata una netta chiusura, evidenziatasi in alcuni periodi di quest'anno, che peraltro non si comprende alla luce dell'esame del disegno di legge comunitaria: si è introdotta una contraddizione che non è stata del tutto chiarita.
Abbiamo constatato peraltro una certa apertura in ordine all'accoglimento di alcuni emendamenti cui d'altra parte non abbiamo mai attribuito un intento ostruzionistico bensì correttivo, nell'ottica di un positivo accoglimento nella realtà del paese. Ciò che proprio non possiamo condividere è il fatto che il recepimento delle direttive risulti più oneroso di quanto voluto dalle direttive stesse. Questo è un aspetto che vede la netta contrarietà della Lega. Non si riesce a capire infatti perché si voglia essere i primi della classe su questioni che non hanno alcun significato, quando altri aspetti ci vedono di gran lunga più penalizzati e in una posizione di sudditanza nei confronti dell'Europa.
Alla luce delle considerazioni che ho esposto, il gruppo della Lega nord Padania si asterrà sul disegno di legge comunitaria.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Teresio Delfino. Ne ha facoltà.

TERESIO DELFINO. Signor Presidente, preannuncio l'astensione dei deputati del CDU sul provvedimento, richiamando l'attenzione sulla necessità di qualificare le modalità di esame dei provvedimenti di attuazione delle direttive europee. Concordiamo sul fatto che in questa direzione è stato fatto un cammino già molto positivo, ma riteniamo necessario individuare anche un apposito spazio, una sessione del Parlamento, mirata a garantire un tempo per la discussione sulle questioni europee che diventano sempre più importanti per la nostra comunità nazionale. A questo


Pag. 85

riguardo condividiamo anche alcuni elementi di riflessione che il relatore ha inserito nella sua esposizione. Mi riferisco alla necessità di un lavoro organico che consenta una forte consapevolezza nel recepimento delle direttive.
Credo non sia importante vantare un'eventuale posizione di testa nel recepimento delle norme comunitarie, quanto offrire un lavoro di miglioramento della normativa comunitaria, altrimenti rischiamo di essere uno di quei paesi più lealisti del re attuando un recepimento che non sempre coglie le specificità e le peculiarità della nostra realtà nazionale. Ciò confermando la nostra forte vocazione europeista, ma ribadendo anche che c'è bisogno di fare un passo avanti.
Nel merito, il nostro voto di astensione vuole sottolineare la condivisione di un giudizio comune che le forze della Casa delle libertà hanno portato avanti nel dibattito parlamentare. Riteniamo ci debba essere, soprattutto da parte del Governo, l'impegno di realizzare in termini più forti le azioni capaci di superare i differenziali di competitività che noi abbiamo nei confronti dell'Europa, anche in campo fiscale e su quello dell'innovazione e della competizione, tenendo conto che questi elementi determinano la possibilità di consentire pienamente la ripresa economica del nostro paese.
Prendiamo atto con soddisfazione che il Governo ha accolto gli ordini del giorno Volontè n. 9/6661/1 e Teresio Delfino n. 9/6661/2, ribadendo peraltro l'esigenza dell'impegno da parte del Governo stesso - come confermato dal voto dell'Assemblea - di riferire in termini puntuali sullo stato dei lavori preparatori per lo svolgimento del Consiglio europeo di Biarritz del 13 e 14 ottobre prossimi e della Conferenza di Nizza. Riteniamo, infatti, che quelle siano occasioni importanti per far sì che la nostra integrazione e la nostra linea di politica europea possano trovare un forte slancio ed una forte valenza.
Nel mio breve intervento sono comunque chiaramente delineate le ragioni che ci portano ad esprimere sul provvedimento un voto di astensione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Benetti. Ne ha facoltà.

LINO DE BENETTI. Signor Presidente, dichiaro innanzitutto il voto favorevole dei deputati Verdi sulla legge comunitaria 2000.
Come hanno sottolineato il ministro, la Commissione e il relatore, l'Italia certamente non è ancora tra i primi paesi per quanto riguarda la fase discendente, ovvero quella del recepimento delle direttive comunitarie. Ci stiamo però avviando su quella strada.
L'esame della legge comunitaria 2000, pur avendo avuto un rapido avvio, poi è stato caratterizzato da qualche perdita di tempo, la responsabilità della quale non può però essere attribuita a nessuno: vi è stata infatti una crisi politica di Governo e i relativi cambi di responsabili nei ministeri. In particolare, la responsabilità di tali ritardi non può certamente essere attribuita al Parlamento o al Governo. Mi auguro, tuttavia, che la prossima legge comunitaria possa - come dire - riguadagnare il tempo che abbiamo perso con quella attuale e che sia adeguata anche da questo punto di vista. Auspico inoltre che l'Italia si presenti puntuale all'appuntamento nella fase discendente.
Le riflessioni che vorrei fare concernono la qualità del recepimento delle direttive comunitarie. La riforma della legge La Pergola - sulla quale vi sono disponibilità e impegni comuni, compreso quello del Governo - rappresenterà un elemento abbastanza importante che penso, però, che verrà lasciato alla prossima legislatura, anche se mi auguro che si possa approvarla già in quella in corso, con riferimento alla sua applicazione successiva.
La qualità delle direttive comunitarie è stata oggetto del lavoro della XIV Commissione e della autorevolezza, della lungimiranza e della puntualità, per quanto riguarda il processo di integrazione europea, del presidente Ruberti, che, non casualmente e senza retorica, vorrei ricordare per quanto attiene al ruolo che ha avuto e che avrà nel momento in cui - mi auguro a


Pag. 86

breve - ritornerà. Per quanto riguarda la qualità del recepimento delle direttive, si tratta di un lavoro che deve andare avanti, su cui chiedo una particolare attenzione del ministro, che d'altra parte si è già detto disponibile al riguardo.
L'ultima questione che desidero sottolineare riguarda la fase ascendente, anche se non è una materia direttamente trattata nel dibattito odierno.
Ho più volte rilevato (anche con i precedenti ministri e pure in Commissione) che, per quanto riguarda i grandi atti comunitari relativi alla fase ascendente - anche la nostra Commissione ha avanzato più volte tale richiesta -, debba essere veramente inaugurata quella sessione comunitaria della quale si è più volte parlato e a favore della quale si sono espressi anche i precedenti ministri. Anche lei, signor ministro, si è speso sulla questione manifestando il proprio impegno nella direzione da noi indicata. Capisco che quella sessione non abbia ancora acquisito nobiltà, come quella finanziaria, nell'ambito dei lavori parlamentari; ma la dovrebbe acquisire perché questa non è una rivendicazione del Parlamento, della Camera dei deputati o di chi vi parla, ma è una iniziativa che darebbe più forza ed un ruolo maggiore al Parlamento nazionale nei Parlamenti nazionali.
Stiamo andando in questa direzione in Europa e, se le manifestazioni delle volontà dei Parlamenti, di concerto con i Governi, si esprimeranno prima della determinazione dei grandi atti internazionali (ho citato la Conferenza di Nizza solo perché è l'appuntamento più vicino, ma ve ne sono molti altri che riguardano l'occupazione, le questioni agricole e quant'altro), è evidente che si darà vita a delle discussioni che daranno nobiltà di diritto e di deliberazione sulle grandi questioni e che potranno appassionare e appassionano di fatto i Parlamenti nazionali, compreso il nostro.
Al riguardo, ribadisco la richiesta al ministro di essere protagonista, di vegliare e di essere disponibile; del resto, si è già espresso in tal senso, ma io volevo comunque ribadirlo in conclusione. Desidero - ritengo sia giusto e non retorico - ringraziare il presidente della Commissione e il relatore Saonara per il lavoro svolto e per l'apertura manifestata verso tutti i colleghi, compresi quelli del nostro gruppo, e auguro al ministro un buon proseguimento del suo lavoro.
Grazie, Presidente, anche per la sua tolleranza a me nota.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

GIOVANNI SAONARA, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANNI SAONARA, Relatore. Signor Presidente, desidero rivolgere un ringraziamento non formale al servizio studi, al servizio rapporti internazionali e agli uffici della Commissione, perché la materia non è particolarmente appariscente dal punto di vista della vivacità e della dialettica politica ma, se si guarda bene, attiene a questioni estremamente attese, a volte anche temute, da parte di centinaia di migliaia di operatori nel nostro paese. Vorrei dire semplicemente che la XIV Commissione e le altre tredici Commissioni permanenti hanno la possibilità di commisurarsi con la questione del recepimento delle direttive comunitarie con materiali di studio e schede di lettura e di documentazione di altissimo livello, che devono solo essere utilizzati al meglio da parte nostra e da parte delle altre tredici Commissioni. Quindi, rivolgo un ringraziamento a questi tre uffici della Camera per la loro forte e determinata professionalità.
Signor Presidente, confido molto che tutto l'Ufficio di Presidenza comprenda perché questa Commissione si è trovata in una situazione particolare sulla questione dell'ammissibilità degli emendamenti; spero lo comprenda e ci faccia incontrare, come XIV Commissione, con la Giunta per il regolamento tramite la vostra mediazione. Il Presidente Violante ha già preso questo impegno formale. È una questione


Pag. 87

che affronteremo, credo, nel mese di settembre anche in relazione alla diversità, cui vorrei fare un cenno garbato ma anche formale, che esiste tra il regolamento della Camera e quello del Senato, che porta necessariamente anche ad un diverso approccio a queste tematiche nel corso dello svolgimento.
Da ultimo, Presidente, annuncio il voto favorevole dei deputati del gruppo Popolari e democratici-l'Ulivo. Ritengo che su questo disegno di legge vi siano indicazioni specifiche e penso solo a due temi molto lontani tra di loro, ma di straordinario rilievo: quello della interoperabilità dei sistemi ferroviari e quello relativo alle discariche dei rifiuti, che interessano particolarmente da vicino una serie di comunità del paese. Soprattutto interagiscono con le amministrazioni regionali, provinciali e comunali, alle quali il Parlamento dovrà prestare progressivamente sempre più attenzione.
Mi auguro, Presidente, che il lavoro di riforma della legge La Pergola che faremo alla ripresa autunnale e soprattutto la capacità che è stata dimostrata anche stamattina dai gruppi, non solo di maggioranza ma anche di opposizione, che hanno manifestato la volontà di misurarsi con i tempi e con le esigenze del recepimento del diritto comunitario, si incrocino con la qualità del recepimento del diritto comunitario, più volte ricordata. Il nostro, come lei sa e ci insegna, è paese complicato dal punto di vista della struttura giuridica, tuttavia è un paese che chiede un continuo sforzo di attenzione, di recepimento, di semplificazione e di deregolamentazione per favorire nella vita dei cittadini anche un'Europa più vicina e non ostile.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Saonara; sia certo che l'Ufficio di Presidenza e il Presidente della Camera personalmente presteranno molta attenzione a questi che ritengono siano argomenti determinanti per l'esigenza di interazione tra il nostro Parlamento e la Comunità europea e il Parlamento europeo. La sua è una utile sollecitazione a fare ciò che dobbiamo.

Back Index Forward