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ELIO VITO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Signor Presidente, intervengo per un richiamo all'articolo 46 del regolamento. Vorrei tornare sulla questione
delle missioni e del conteggio dei deputati in missione ai fini del numero legale. Signor Presidente, ritengo che la seduta odierna sia un esempio utile di come la nuova interpretazione della delibera dell'Ufficio di Presidenza assuma aspetti paradossali; tale interpretazione mi sembra, tra l'altro, in contrasto con quella data dalla maggioranza dei componenti dell'Ufficio di Presidenza, per quanto ho potuto consultarli.
poi partecipano alla votazione, ma risultano comunque in missione, anche ai fini del numero legale.
NICOLA BONO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICOLA BONO. Signor Presidente, intervengo sulla stessa questione sollevata dall'onorevole Vito perché quello che avviene in questa Camera credo non abbia uguali in nessun'altra Assemblea del mondo. Mi riferisco al fatto che vi siano due categorie di deputati: i deputati normali, che se non vengono perdono la diaria, ed un'altra categoria di deputati, membri del Governo o aventi cariche istituzionali, che hanno una possibilità di assenza e presenza a fisarmonica, a loro discrezione, a loro totale arbitrio. Questo incide sulla validità del numero legale.
di apportare una modifica alla delibera. Si era anche detto - anche se poi non lo si è messo per iscritto - che il calcolo del 30 per cento decorreva dal momento in cui il deputato votava per la prima volta, interrompendo così la missione. Questo vuol dire che ci siamo posti il problema di incentivare la presenza in aula, consentendo di calcolare il 30 per cento anche per la parte residua della giornata. Poi abbiamo preferito non scrivere la norma in questo modo, ma si intendeva il principio fondamentale in base al quale, nel momento in cui il deputato interrompe la missione, la interrompe e basta. Se poi prende parte ad un certo numero di votazioni e quindi se ne va, non può essere considerato nuovamente in missione: semmai deve essere considerato giustificato ai fini della diaria e non ai fini del meccanismo dell'abbassamento del quorum per le votazioni.
ALBERTA DE SIMONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALBERTA DE SIMONE. Signor Presidente, credo che la delibera assunta dall'Ufficio di Presidenza venga usata in quest'aula troppo spesso in maniera strumentale a fini di parte, confondendo le idee a chi, non essendo membro dell'Ufficio di Presidenza, non è esattamente informato su cosa sia stato deliberato.
ELIO VITO. Non è questo il punto!
ALBERTA DE SIMONE. ... che - è vero - a volte vengono assunte a maggioranza, ma anche le maggioranze sono un fattore di democrazia sul quale si fonda l'istituzione Camera dei deputati.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, mi rivolgo in modo particolare ai colleghi Vito e Bono; darò in seguito la parola anche ai colleghi che hanno chiesto di
intervenire su questo argomento se non riterranno esaustivo quanto sto per dire. Vi è un problema serio, rappresentato non dal fatto di considerare un collega in missione titolare della possibilità di votare al termine della missione - su questo siamo tutti d'accordo e abbiamo anche deciso che, se vota, essendo in missione in quel giorno, è coperto riguardo al 30 per cento di presenze teoriche alle votazioni - il problema che si è posto, forse non previsto, è quello che la missione si «riespande»; in altre parole ogni volta che il collega in missione partecipa ad una votazione e poi non partecipa alla successiva, viene considerato nuovamente in missione. Come si vede, c'è un qualcosa di abbastanza rapsodico che è difficilmente spiegabile. Ma su questo il Presidente della Camera, nella seduta del 19 luglio, rispondendo alle stesse obiezioni che erano state sollevate da alcuni colleghi, si è detto disposto a rivedere la questione in seno all'Ufficio di Presidenza.
MAURO MICHIELON. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURO MICHIELON. Presidente, credo che le votazioni che si terranno in questi giorni siano estremamente importanti, anche dal punto di vista politico. Pertanto, un argomento di questo genere non può essere rinviato a settembre, ma deve essere affrontato nel prossimo Ufficio di Presidenza anche perché il problema è alquanto complesso.
PRESIDENTE. Onorevole Michielon, ho già fatto presente all'Assemblea la disponibilità del Presidente Violante ad approfondire il punto. Lei stesso fa parte dell'Ufficio di Presidenza, credo quindi che nella prima riunione utile dell'Ufficio di Presidenza, magari quella di domani mattina, lei potrà sollevare la questione.
All'inizio della seduta pomeridiana vi erano 41 deputati in missione, tra i quali 32 membri del Governo; poi, come vediamo - e ce ne compiacciamo - i membri del Governo hanno deciso di partecipare alla seduta odierna (come è loro diritto e, forse, loro dovere) e lo stanno facendo in misura rilevante, al punto tale che dei 32 membri originariamente in missione, solo 6 non hanno partecipato alle prime votazioni del pomeriggio.
A questo punto, signor Presidente, accade che per le votazioni effettuate, i membri del Governo sono considerati deputati in missione che partecipano alle votazioni e, in quanto tali, hanno il vantaggio che eventuali assenze non vengano considerate ai fini della detrazione dalla diaria; tuttavia, qualora dovessero decidere di assentarsi momentaneamente o definitivamente dalla seduta, tornerebbero ad essere considerati deputati in missione anche ai fini del numero legale; ciò nonostante la delibera dell'Ufficio di Presidenza stabilisca espressamente che i deputati in missione sono considerati presenti (anche per le votazioni alle quali non partecipano) esclusivamente ai fini della trattenuta.
In questo modo, signor Presidente, è evidente che si viene a creare una condizione di oggettiva disparità tra i membri del Governo (che sono considerati come deputati in missione) e gli altri deputati: i membri del Governo, infatti, possono tutti annunciare la loro missione all'inizio della seduta; in tal modo, il numero legale è ridotto per tutta la seduta; se poi decidono di partecipare anche ad una sola votazione, sanno che il loro voto comunque non inciderà ai fini della trattenuta (al riguardo si sarebbe anche potuto convenire) ma sanno che non inciderà neanche ai fini del numero legale: il numero legale è comunque basso per tutta la seduta, qualora i membri del Governo si assentino. Allo stesso modo, i membri del Governo possono votare e rimanere in missione.
Signor Presidente, ciò produce effetti paradossali: deputati che sono in missione partecipano alla prima, alla seconda e alla terza votazione, si assentano alla quarta, magari per andare in Transatlantico come capita ai comuni deputati; tuttavia, mentre i comuni deputati sarebbero considerati assenti ai fini del numero legale e della trattenuta, i membri del Governo, se escono un attimo dall'aula, tornano ad essere considerati in missione ai fini della trattenuta e del numero legale.
Signor Presidente, è davvero un effetto paradossale; non possiamo garantire al Governo di poter valere contemporaneamente su entrambi gli strumenti: utilizzare la missione per diminuire il quorum del numero legale e mobilitarsi per partecipare alle votazioni in modo da aumentare il numero dei partecipanti alle singole votazioni. Delle due l'una: o si è in missione e, quindi, il numero legale viene diminuito; se, invece, si decide di partecipare alla votazione, si esce dalla missione e da quel momento in poi il numero legale sarà elevato, cosicché i membri del Governo saranno costretti a rimanere in aula in quanto sono a conoscenza del fatto che se si allontanano rischiano di far scendere il numero legale; oppure, se si è in missione, si è considerati tali.
Signor Presidente, ritengo che l'interpretazione che è stata data della delibera dell'Ufficio di Presidenza - che, ripeto, mi sembra contrastare con la lettera della delibera stessa, nonché con l'interpretazione prevalente - nella prassi che si sta registrando oggi si stia dimostrando assurda e doppiamente vantaggiosa solo per i membri del Governo. Essi ovviamente, senza avere alcuna responsabilità di tale situazione, se ne avvantaggiano legittimamente, in quanto vengono posti in missione,
L'onorevole Vito ha fatto una disamina di ordine politico generale, mentre io pongo un problema che riguarda più strettamente la legalità delle votazioni, ossia la correttezza di un quorum che, di volta in volta, rischia di essere oggetto della scelta individuale del parlamentare che, decidendo se godere o meno del diritto di mettersi in missione, in sostanza decide quale sia il quorum per quella votazione.
Abbiamo già affrontato questo problema in una precedente occasione e abbiamo avuto dal Presidente Violante una risposta decisionista, secondo la sua tradizione di liquidare le questioni in poche battute. La questione in oggetto, però, non è liquidabile in poche battute. Dov'è il cuore giuridico del problema, Presidente? Noi stiamo applicando, nella fattispecie, una norma che consente o meno il riconoscimento del diritto alla percezione della diaria. Ora, la diaria è un'indennità non pensionabile che viene riconosciuta al parlamentare per il semplice fatto che, vivendo fuori casa, dovendo soggiornare a Roma, affronta spese di vitto e di alloggio e per questo ha diritto ad un compenso. Abbiamo poi deciso di collegare il riconoscimento della diaria ad una certa modalità di accertamento della presenza, altrimenti non si saprebbe con certezza se il parlamentare sia venuto o meno a Roma.
Inizialmente l'accertamento della presenza era collegato alla partecipazione ad una sola votazione e successivamente si è deciso di collegarlo alla partecipazione al 30 per cento delle votazioni della giornata. Tuttavia, la partecipazione al 30 per cento, alla singola votazione o qualunque altra modalità, compresa la deroga a tali regole attraverso la messa in missione, hanno una funzione nella misura in cui servono ad accertare il diritto del parlamentare a percepire la diaria, in quanto presente a Roma. La Presidenza della Camera, invece, sta utilizzando questo meccanismo per stabilire se un parlamentare possa o meno partecipare alle votazioni, quindi si è tramutato un meccanismo di rilevazione delle presenze valido unicamente ai fini del riconoscimento di un indennizzo in un elemento qualificante della partecipazione o meno ai lavori dell'Assemblea. Da qui l'aberrazione e la modifica della delibera con cui si è introdotto il principio delle missioni che funzionano a fisarmonica. Così, pur di non far perdere le 400 mila lire al deputato missionario, gli si consente, secondo l'interpretazione - errata - della Presidenza, di venire in aula e poi di andarsene, rimettendosi in missione. Ma non era in questi termini che l'Ufficio di Presidenza aveva trattato la questione! Avendo emesso una delibera - questo è il mio giudizio - sbagliata, perché il riferimento alla partecipazione al 30 per cento delle votazioni è un fatto inaccettabile che serve solo come escamotage ai fini del numero legale e non per comprovare la presenza del deputato in aula, in seguito ci si è resi conto di aver prodotto l'effetto contrario a quello voluto. Si incentivava, cioè, il deputato in missione a rimanere fuori dell'aula, anche se aveva esaurito le ragioni del suo impedimento giustificato. Allora, per consentire che il deputato che era in missione, magari per impegni legati alla sola mattinata, nel pomeriggio o in serata potesse venire a votare, si è deciso
Presidente, è una settimana che continuiamo a fare votazioni non corrette, che applichiamo un meccanismo basato su un quorum che non ha alcun significato e che calcoliamo scorrettamente in missione i deputati che dovrebbero essere presenti.
La invito a rivedere radicalmente questa interpretazione, perché ne va della validità dei nostri lavori.
Innanzitutto, vale la pena ricordare che, dopo aver istituito la norma del 30 per cento quale condizione per avere diritto alla diaria giornaliera, il numero dei presenti è aumentato, in media, di 80 deputati al giorno ed il numero delle missioni risulta aumentato, in media, di 8 deputati al giorno.
Va altresì ricordato che il diritto alla missione non è una prerogativa esclusiva del Governo, come faceva credere poc'anzi l'onorevole Vito, dicendo che ci sono due categorie: da una parte i ministri e dall'altra i poveri deputati. Il diritto alla missione è allargato ai deputati che hanno, per le particolari funzioni svolte - penso ai membri dell'Ufficio di Presidenza e ai presidenti di Commissione -, quel medesimo diritto. Vorrei dire all'onorevole Vito che alcuni deputati del suo gruppo usufruiscono abbondantemente di questo diritto: lo invito quindi a verificare come stanno effettivamente le cose.
Il problema del rientro senza calcolare il 30 per cento è motivato dalla necessità di non rendere assolutamente poco conveniente, anche per chi esercita la funzione importante di ministro o di sottosegretario, venire a votare quando il provvedimento è importante o quando vi è un intervallo di tempo libero tra un impegno ministeriale e l'altro. Avendo come obiettivo quello di favorire la partecipazione al voto, abbiamo assunto il criterio che, quando chi è in missione vota, viene considerato ai fini del numero legale e, per il tempo in cui è in aula, non è considerato in missione. È tuttavia chiaro che, se un'emergenza richiede la sua presenza in un altro luogo, non può assolutamente essergli posto a carico quel 30 per cento che riguarda, invece, il deputato normale.
Ho dovuto obbligatoriamente chiarire la questione, perché vi è un uso davvero strumentale delle delibere dell'Ufficio di Presidenza,...
Credo che, proprio perché si tratta di una questione delicata e che in qualche modo deve essere approfondita, l'Ufficio di Presidenza sia il luogo più adatto per approfondire il tema che è stato posto all'attenzione della Presidenza e che evidentemente, nel momento in cui è stata adottata quella delibera da parte dell'Ufficio di Presidenza, non era stato sufficientemente esaminato.
Ciò detto, invito anche i colleghi dell'Ufficio di Presidenza a farsi carico di svolgere una discussione più approfondita su tale argomento.
Mi pare che l'onorevole Boccia sia soddisfatto di quanto ho detto.
Oggi pomeriggio iniziano le votazioni che proseguiranno nel corso di questa settimana. Vi sono alcuni colleghi considerati in missione. La logica era che i colleghi in missione che votavano decadessero dalla missione; se poi avevano degli impegni urgenti, non veniva applicato nei loro confronti la cosiddetta regola del 30 per cento.
Qui invece accade l'opposto, ossia colleghi considerati in missione partecipano alle votazioni e, se verso le 18 o le 19 si accorgono che, anche senza la loro presenza, la maggioranza è garantita, se ne vanno e tornano ad essere considerati in missione e con ciò contribuiscono all'abbassamento del numero legale. Il problema si deve porre in questi termini! Oggi pomeriggio - è la prima volta che si vota in questa settimana - si è dimostrato come l'interpretazione attuale vada a vantaggio della maggioranza.
Domani mattina tornerà a riunirsi l'Ufficio di Presidenza, per cui è il caso, Presidente, che lei si faccia portavoce nei confronti del Presidente Violante dell'esigenza di affrontare subito tale questione, anche in considerazione del fatto che nella giornata di domani e in quella di giovedì vi saranno votazioni. È una questione di correttezza, di regole del gioco. Il sottoscritto non dice che questa regola non gli va bene perché adesso si trova all'opposizione! La questione è che le regole del gioco e la loro interpretazione debbono essere rispettate sia dalla maggioranza che dall'opposizione.


