Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 769 del 25/7/2000
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(Esame dell'articolo 3 - A.C. 7155)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3 , nel testo della Commissione, identico a quello del Governo (vedi l'allegato A - A.C. 7155 sezione 3).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Possa. Ne ha facoltà.

GUIDO POSSA. Signor Presidente, l'articolo 3 è dedicato, in sostanza, alla determinazione dei residui passivi, vale a dire delle somme rimaste da pagare che sono o residui di stanziamento o residui derivanti da impegni già assunti da parte della pubblica amministrazione. Vi è un deciso miglioramento - bisogna dirlo - nel 1999 rispetto al 1998, tuttavia rimangono da pagare, a fine 1999, ben 90.052 miliardi sul totale dei residui passivi esistenti alla fine del 1998, vale a dire 222.767 miliardi. Sarebbe opportuno, per non dire indispensabile, che si chiarisse la quota dei residui passivi dovuta alle spese in conto capitale, per i quali effettivamente è ragionevole che vi sia un lento flusso dei pagamenti, dai residui in conto corrente per i quali, invece, questo flusso dei pagamenti non può essere tollerato se superiore all'anno. Certamente non possiamo pensare che, a fine 1999, abbiamo 90.052 miliardi di residui passivi 1998 dovuti solo alle spese in conto capitale.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Possa.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, l'articolo 3 fa riferimento alle spese e, in particolare, contabilizza le somme pagate e i residui passivi che si sono venuti a creare nel nuovo esercizio e i residui passivi che vengono contabilizzati con trascinamento relativamente agli esercizi precedenti.
Come è stato osservato, con riferimento alla tematica dei residui passivi, in questa legislatura ritengo si sia lavorato e anche molto. Ciò sia in riferimento al mantenimento in bilancio dei cosiddetti residui iscritti sulle spese pluriennali contabili, che poi sono stati cancellati dal bilancio, con successivi provvedimenti normativi e interpretativi. Si è molto lavorato anche perché i provvedimenti e la strategia assunta dal Governo, con riferimento alla spesa, ha comportato una rigida normativa riguardo ai controlli sulla procedura di spesa per cassa, in quanto la dimensione di cassa è diventata estremamente importante tenuto conto dei parametri di Maastricht e di quelli del disavanzo di bilancio o di avanzo di bilancio che sono rilevanti in sede europea.
La rinnovata attenzione rispetto a tale dimensione ha costretto il Governo a presidiare attentamente non tanto e non solo le dimensioni degli stanziamenti di competenza, quanto, soprattutto, quelle di cassa. Ciò ha comportato l'introduzione di tutta una serie di vincoli (tiraggi di tesoreria, eliminazione della tesoreria unica negli enti locali) e a limiti di ordine temporale, anche in riferimento ai prelevamenti degli enti decentrati o delle amministrazioni autonome. Di conseguenza, non sorprende che l'indicazione dell'evoluzione


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dei residui passivi negli ultimi anni e, in particolare, dal 1997 al 1999 assuma valori assolutamente superiori alle medie degli anni precedenti. Ciò si verifica soprattutto per quanto riguarda le spese correnti che, rispetto ai valori medi dei primi anni novanta, che si aggiravano dall'11 al 13 per cento, raggiunge e supera il 18 per cento. Per quanto riguarda le spese in conto capitale, se è pur vero che esse presentano indici di spendibilità e di monetizzazione inferiori rispetto alle spese correnti, l'aumento dei residui non è indifferente, poiché si passa da valori attorno al 70 per cento a valori che per il 1998 e il 1999 sono rispettivamente dell'86,3 e dell'87 per cento degli impegni dell'anno. Si tratta, quindi, di valori che non sono assolutamente insignificanti.
Con riferimento ai residui passivi vi è un indice assolutamente anomalo, che mi deve essere spiegato, relativo ai residui formatisi per quanto riguarda la voce relativa al rimborso prestiti, abbastanza sconosciuta in passato e che negli ultimi due anni ha registrata una quantificazione non indifferente (quest'anno sono stati contabilizzati circa 8 mila miliardi).
Questa dimensione dei residui passivi, diversamente dal caso precedente, è frutto di una precisa volontà del Governo. Mentre quella precedente è il frutto dell'insipienza o della mancanza di capacità di presidiare la dimensione dei residui attivi, per quanto riguarda i residui passivi vi è una precisa volontà del Governo che, per quanto riguarda l'ammontare in valore assoluto, lascerà in eredità ai futuri esecutivi e alle future maggioranze questa massa non insignificante di debiti, che dovranno essere comunque pagati e rifletteranno la loro dimensione sulla cassa e nei disavanzi prossimi venturi.
La sollecitazione fatta in precedenza per avere qualche precisazione in merito alla contabilizzazione dei residui attivi è caduta nel vuoto. Credo, invece, che l'argomento sia rilevante e, considerato anche il numero di ministri presenti, credo che vi sia un rinnovato interesse su questi argomenti. Ritengo che una qualche spiegazione in merito alla problematica dei residui e, nello specifico, in merito alla posta «rimborso prestiti», debba essere data.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, vorrei aggiungere un'altra riflessione alle considerazioni fatte dai colleghi. Vi sono due tipi di residui: i residui da impegni e i residui passivi dell'esercizio 1998.
Come ha ricordato il collega Possa, non si specificano i residui di stanziamento, che sembrano ammontare a circa 25 mila miliardi. I residui di stanziamento sono la conseguenza di spese che non sono state effettuate durante l'esercizio di competenza e che non hanno ancora raggiunto la fase dell'impegno, ma che in qualche modo restano in piedi per il combinato disposto di due norme.
Da un lato, per quanto riguarda gli impegni di carattere globale, nelle leggi di contabilità - che io non amo particolarmente, ma che comunque esistono e che il Governo e la maggioranza non hanno voluto modificare - non esiste ancora una definizione precisa del concetto di impegno. Ciò consente di mantenere questi residui di stanziamento, che sostanzialmente restano in vita per un impegno di carattere globale, che peraltro non è un impegno perché non individua precisamente il destinatario e il beneficiario della spesa.
Praticamente questi residui di stanziamento restano «appesi» e vengono smaltiti di anno in anno in una certa dimensione, ma si ricreano continuamente, anche in conseguenza dell'altro «corno» del problema, costituito dalla perenzione amministrativa. Diverse volte ho sentito qui delle geremiadi contro la perenzione amministrativa, ma sta di fatto che, con alcune norme della precedente finanziaria, la perenzione amministrativa, anziché essere accorciata, è stata allungata.
Pertanto, per il combinato disposto della mancanza di una definizione precisa dell'impegno, in riferimento all'individuazione del beneficiario, e dell'allungamento


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della perenzione amministrativa, ci portiamo dietro questa massa di scritture contabili che, dal punto di vista economico, non hanno alcun significato.
Questa sarebbe l'occasione di affrontare il problema, dal momento che il rendiconto in esame è l'ultimo di questa legislatura.

PIERO DINO GIARDA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO DINO GIARDA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Il «terzetto» che ha parlato su questo emendamento è consueto e quindi ...

ELIO VITO. Sono tre deputati, non è un «terzetto»!

GENNARO MALGIERI. «Terzetto» si dice agli strumentisti!

PIERO DINO GIARDA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Ai tre onorevoli che sono intervenuti, e che definivano quindi un «terzetto», aggiungo la mia voce che concorre a fare un «quartetto» ricordando all'onorevole Giancarlo Giorgetti che l'aumento dei residui corrisponde - e lo sanno benissimo tutti - a una riduzione delle disponibilità sui conti di tesoreria. Quindi la gestione di bilancio va guardata nel suo complesso e non solamente per un segmento della sua realtà (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei Democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (
Vedi votazioni).
(Presenti 522
Votanti 521
Astenuti 1
Maggioranza 261
Hanno votato
sì 287
Hanno votato
no 234).

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