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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'informativa urgente del ministro dell'ambiente in materia di prodotti geneticamente manipolati.
WILLER BORDON, Ministro dell'ambiente. Signor Presidente, già ieri i ministri Pecoraro Scanio e Veronesi hanno dato informazione della posizione del Governo sulle questioni che oggi affrontiamo in materia di prodotti geneticamente manipolati. Io ho il compito di fornire alcuni elementi di sintesi e di soffermarmi su argomenti attinenti in particolare alle conclusioni - delle quali in questi giorni si è ampiamente parlato - del Consiglio informale dei ministri dell'ambiente che si è svolto a Parigi il 14 e il 15 luglio scorso. Voglio farlo innanzitutto riportando con qualche commento il documento finale di tale Consiglio, nel quale si legge: «I ministri dell'ambiente hanno esaminato in particolare le prospettive di evoluzione della regolamentazione relativa alle condizioni per l'introduzione nel mercato degli OGM destinati alla produzione agricola». La prima osservazione consiste nel dire che di questo stiamo parlando, cioè di una parte ben determinata e non in generale dell'utilizzo della ricerca sulla biotecnologia.
poterli mettere in condizione di sapere cosa stanno comprando. Vorrei metterli in condizione di avere non certamente la certezza assoluta di conoscere quello che acquistano, certezza che, come potete immaginare, non può esserci in questi casi come sa chiunque si occupi di ricerca scientifica, ma almeno una certezza relativa, che definirei avanzata, acquisita solo dopo una ricerca applicata ed una testatura che, in alcuni casi, può essere definita solo in termini epidemiologici statistici, su una popolazione molto vasta e in tempi molto lunghi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Taradash. Ne ha facoltà.
MARCO TARADASH. Signor Presidente, signor ministro, mi rivolgo a lei in quanto ministro, perché so benissimo che il cittadino Bordon è democratico e liberale quanto altri mai, ma come ministro, francamente, suscita qualche dubbio il modo in cui si sta comportando.
WILLER BORDON, Ministro dell'ambiente. Anche perché è pubblica!
MARCO TARADASH. Perché è pubblica. Qua è scritto che lei dice: non la posso rendere pubblica. Lei ora afferma invece: poiché è pubblica, dico che... Non voglio entrare in questa polemica, dico soltanto che, al di là del significato che lei intende dare a questa frase, un ministro che afferma una cosa del genere pratica, soprattutto se non è vero quello che sostiene, un esercizio di terrorismo nei confronti dell'opinione pubblica.
BENITO PAOLONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo?
BENITO PAOLONE. Intenderei parlare per fatto personale. Ma poiché stasera devo assolutamente rientrare nella mia città, vorrei chiederle, sulla base delle dichiarazioni del ministro dell'interno Bianco di poter intervenire, magari al termine di una seduta della prossima settimana.
PRESIDENTE. Come prima le ho accennato, posso darle la parola per fatto personale al termine della seduta e non nel corso dei lavori.
BENITO PAOLONE. Ma non posso, io devo partire per ragioni veramente urgenti.
PRESIDENTE. Io le potrò dare la parola a fine seduta. Diversamente valuterà il Presidente di turno nella seduta in cui chiederà la parola.
BENITO PAOLONE. La ringrazio.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Crucianelli. Ne ha facoltà.
FAMIANO CRUCIANELLI. Ringrazio il ministro per la sua informativa, che ho trovato chiara ed efficace. Su questi problemi vi è grande discussione e si nutrono notevoli preoccupazioni e tutto ciò è estremamente legittimo. Capisco le ragioni scientifiche, economiche e tecnologiche che l'onorevole Taradash ha appena riaffermato, ma non vi è dubbio che sul tema della sicurezza alimentare e nel campo della salute dei cittadini abbiamo alle spalle un passato recente di vero e proprio calvario. La preoccupazione e lo smarrimento che continuamente ci sono testimoniati da sondaggi - ma è sufficiente parlare con la gente, senza ricorrere alle statistiche - sono enormi. Nel campo della sicurezza alimentare e dell'alimentazione in generale abbiamo avuto nel passato, lontano e recente, veri e propri disastri; su questo terreno si è sviluppata non soltanto una nobile ricerca e un altrettanto nobile lavoro sulle tecnologie, ma anche una meno nobile ricerca di interessi e di profitti a discapito della salute dei cittadini.
quando entriamo nel settore animale, ma i confini tra l'uno e l'altro sono molto labili, perché molte volte i prodotti vegetali geneticamente modificati rientrano nelle diete del mondo animale e quindi nella dieta dei cittadini.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.
PAOLO GALLETTI. Signor ministro, anch'io la ringrazio per l'informativa che ha contribuito a chiarire alcuni aspetti, peraltro già presenti sui giornali di oggi, di tutta questa vicenda.
dibattito sulla fiducia. Oggi, forse, abbiamo 200 campi transgenici che corrono il rischio che, mancando le norme di sicurezza, ad esempio, si trasmettano i geni della barbabietola modificata resistenti ai pesticidi alle malerbe esistenti nei dintorni, in Veneto e in Emilia-Romagna, creando mostri in natura, vegetali resistenti ai pesticidi e agli erbicidi.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Galletti.
PIERGIORGIO MASSIDDA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, permettetemi di dire che finalmente ci siamo resi conto che vi è una sperimentazione sulle biotecnologie in Italia: finalmente se ne parla, in questi giorni, forse un po' troppo ed in maniera anomala; infatti, ricordo che tale argomento coinvolge problemi di tipo non solo etico, ambientale, economico, commerciale, ma anche sanitario. Ciò accade negli stessi giorni in cui, naturalmente, molte persone - i più, credo - hanno esultato alla presentazione del genoma ed alla capacità di intervenire su di esso, ravvisando in tale passaggio della scienza una grande crescita per il futuro del mondo e della salute. Guarda caso, invece, l'argomento della manipolazione degli alimenti viene presentato come «l'alimento Frankestein» immesso in commercio.
un mercato, se non voglia permettere che anche le nostre menti, i nostri grandi scienziati, le nostre università possano partecipare attivamente a questa ricerca, naturalmente con una finalità positiva, quella di migliorare la nostra alimentazione, di dare sicurezza. Non credo che certe coltivazioni tutelate dai germi con l'uso (o l'abuso) di farmaci, estremamente dannosi, possano essere meno pericolose di alcuni terreni coltivati ricorrendo alla manipolazione genetica. Stiamo quindi con i piedi per terra! Non creiamo dei mostri e non esageriamo, anche perché - vi chiedo scusa - voi stessi, componenti della maggioranza di centrosinistra, avete dato una dimostrazione di cosa siano un innesto e una manipolazione genetica: avete inserito nel vostro Governo persone non elette; gli avete assegnato dei ruoli di grande prestigio e, nonostante i piccoli «bacilli», i piccoli partiti e i piccoli ricatti, riuscite a mantenerlo in piedi! Quindi, state dimostrando che forse la manipolazione genetica, anche in campo politico, produce un futuro, come dite voi! Allora, se credete in questo futuro, concedetelo anche alla scienza nel campo sanitario e nel campo agricolo e poi si vedrà, nel futuro!
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Massidda.
GIORGIO MALENTACCHI. Ministro Bordon, nel ringraziarla della sua sollecita disponibilità e nel prendere atto delle sue parole, devo però rilevare che non mi convincono.
sicurezza alimentare, che è appunto in discussione al Consiglio europeo e successivamente in Parlamento.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Malentacchi.
DINO SCANTAMBURLO. Signor Presidente, signor ministro, sulla questione dei prodotti geneticamente modificati pare a noi Popolari che occorrano molta pacatezza e altrettanta capacità di analisi scientifica, sia per conoscere in maniera rigorosa e ampia la complessità delle questioni in atto, le grandi potenzialità e i sicuri sviluppi che inevitabilmente ci saranno, sia per prendere decisioni che non sono più competenza soltanto di medici e di dietologi, ma della scienza in generale e poi anche della politica.
combattere la fame, preoccupiamoci (e il Governo impegni risorse specifiche) affinché siano intensificate le ricerche scientifiche sui cibi transgenici, su effettivi rischi ed effettivi vantaggi, con accordi che coinvolgano tutti i paesi nel contesto di un programma organico che tuteli la qualità dei cibi e impedisca che le biotecnologie possano eventualmente accrescere il gravissimo contrasto tra i poveri e i ricchi del mondo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scantamburlo.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, signor ministro, le siamo grati per la sua informativa urgente, però dobbiamo fare alcune sintetiche riflessioni. La prima è che, al di là di tutto, la posizione del Governo non è univoca: non c'è un pronunciamento collegiale, ma una serie di posizioni autorevoli dei ministri sicuramente autorevolissimi e qualificati. Lei stesso ha detto che si seguirà la linea che ha illustrato rispetto al documento definito da una prestigiosa riunione dei ministri competenti, sul quale noi per alcuni punti, dall'etichettatura, dall'evoluzione della normativa, dalla necessità dell'assoluta trasparenza, dalla tracciabilità dei prodotti geneticamente modificabili, non possiamo che convenire. Tuttavia, condividevamo l'esigenza di un'informativa urgente, soprattutto perché volevamo avere una posizione che esprimesse chiaramente un orientamento complessivo del Governo.
sono ancora queste garanzie, ma riteniamo anche che, nel dibattito di questi giorni su una questione fondamentale e vitale, vi sia una strumentalizzazione tra chi si pone come campione, come difensore dei consumatori e chi viene accusato di sostenere gli interessi delle multinazionali o, peggio ancora, di essere asservito.
PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Carlesi, che aveva chiesto di parlare: s'intende che vi abbia rinunziato.
LUCIANA SBARBATI. Signor Presidente, a nome del gruppo dei Repubblicani e Liberaldemocratici, mi voglio innanzitutto complimentare con il ministro per la sensibilità e il senso di responsabilità con cui ha affrontato una questione profondamente delicata.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, abbiamo già affrontato questo argomento ieri con il ministro Pecoraro Scanio durante il question time, ma voglio ringraziare il ministro Bordon, perché occorre ricordare che il ministro dell'ambiente ed il nostro Governo hanno svolto il ruolo più importante e positivo all'interno della decisione assunta dai ministri dell'ambiente europei qualche giorno fa a Parigi.
livello nazionale ed europeo strumenti di controllo della ricerca scientifici, tecnici e anche politici. Per fare ciò è indispensabile che il ministro Veronesi compia un atto che sia coerente con questa scelta e cioè l'adozione del decreto che blocchi la circolazione dei sette nuovi prodotti geneticamente modificati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Capua. Ne ha facoltà.
FABIO DI CAPUA. Ringrazio il ministro Bordon per questa sua solerte e compiuta informativa su un tema di grandissima attualità. Considero positiva la riaffermazione in sede comunitaria del principio di precauzione a cui ispirare l'approccio delle istituzioni, anche di quelle scientifiche, nei confronti di questo problema, ed il rilancio di una fase di coordinamento comunitario su questi temi che dovrebbe concludersi con la predisposizione di un quadro normativo per disciplinare queste problematiche, che ci auguriamo possa essere varato quanto prima.
ricerche scientifiche la nocività di certi elementi; invece, si fa - anche giustamente - appello ad un principio di precauzione per questioni tutte da dimostrare. Vorrei che su tali problematiche il nostro paese uscisse da una certa ambiguità.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Di Capua.
Dopo l'intervento del ministro dell'ambiente, potrà intervenire un deputato per gruppo per cinque minuti, nonché un rappresentante per ciascuna delle componenti del gruppo misto.
Ha facoltà di parlare il ministro dell'ambiente, onorevole Bordon.
«Tutti i ministri» - dice il comunicato - «hanno insistito sulla necessità di stabilire misure che garantiscano un etichettaggio sicuro dei prodotti geneticamente modificati, non solamente relativo al momento dell'introduzione nel mercato delle semenze, ma fino al momento in cui esse giungono al consumatore finale». Quindi, in quella sede, non da soli ma assieme a tutti gli altri colleghi, abbiamo affermato il principio di assoluta trasparenza. «I ministri» - prosegue il comunicato - «hanno inoltre insistito sulla necessità di istituire un quadro legalmente obbligatorio che assicuri la tracciabilità o rintracciabilità dei prodotti geneticamente modificati». È evidente, in ciò, l'esigenza, da noi affermata, quando un prodotto geneticamente modificato giunge al consumatore finale, che ci sia appunto la possibilità di rintracciare l'intera catena delle trasformazioni.
Il comunicato prosegue nei seguenti termini: «I ministri hanno insistito su questo argomento e la Commissione si è impegnata a fare proposte in tal senso in autunno. Una rintracciabilità di questo tipo è il solo modo di garantire la libera scelta dei consumatori e la possibilità di stabilire, allorquando il caso si presenti, la responsabilità dei produttori di OGM». Questo è un altro dato che mi sembra di una palmare evidenza. Ritornerò con alcune argomentazioni su tale punto.
«Da questo punto di vista l'Unione europea» - prosegue il comunicato finale - «deve iniziare senza ritardi il lavoro di preparazione di un quadro giuridico coerente che permetta di stabilire» - cosa che oggi, come sapete, non è possibile - «la responsabilità degli operatori per i danni» - sperabilmente, aggiungo io - «eventuali che gli organismi geneticamente modificati possono causare all'ambiente. Alcuni ministri hanno indicato anche la necessità di preservare alcune parti del territorio dell'Unione europea da qualsiasi coltura di OGM, allo scopo di proteggere il patrimonio che la biodiversità rappresenta per l'agricoltura europea». Ovviamente, voglio subito comunicare alla Camera dei deputati che tra quei ministri era presente anche chi vi parla, ovvero il ministro italiano, anche perché non soltanto riteniamo che vi siano importanti elementi di tutela della nostra biodiversità, soprattutto per quanto riguarda il settore agroalimentare, ma riteniamo anche che nelle aree naturali e nei parchi nazionali (ovvero, nelle riserve più generalmente intese, sia nazionali che regionali), al di là di qualsiasi principio di precauzione, vi sia la necessità di preservarle.
Inoltre, nel documento viene affermato che un certo numero di ministri - non ho alcun motivo di nascondere che si trattava della maggioranza dei ministri - ritiene che nessuna nuova autorizzazione debba essere esaminata prima dell'adozione di questo quadro giuridico completo. È questo l'argomento che ha fatto più discutere, perché è evidente che con una tale affermazione si è inteso ribadire alla Commissione che non vi è la disponibilità per l'abbandono dell'attuale moratoria, fino a quando non sia a disposizione il quadro giuridico completo.
Il documento finale afferma poi: «In ogni caso l'adozione delle decisioni necessarie riguardanti l'etichettaggio, la rintracciabilità e la responsabilità» - cioè le tre condizioni di base - «costituisce un complemento indispensabile alla revisione della direttiva 90/220». L'Unione europea disporrà, infatti, di un quadro giuridico soddisfacente soltanto quando tali decisioni saranno state prese in tutti quei campi. Solo in questo modo, la revisione della direttiva costituirà un passo importante in tale direzione.
Questo è il comunicato ufficiale, non l'interpretazione di questo o quel membro di un Governo nazionale o di questo o quel, pur importante, esponente della Commissione. Questo, ripeto, è il comunicato ufficiale. Mi sembra un comunicato, come dire, assolutamente limpido e d'altra parte non vedo come potrebbe non esserlo, visto che sulla questione - mi permetto di dirlo - anche dal punto di vista scientifico vi è una sola certezza, cioè che non possiamo avere certezze scientifiche di tipo assoluto (a parte il fatto che il termine «assoluto», mi sia permesso di aggiungere, contraddice già l'affermazione della certezza scientifica). Allora, proprio perché di questo si tratta e si tratta anche di questione che, ove dovesse determinare danni, potrebbe nuocere all'ambiente ed alla salute dei cittadini in modo grave ed irreversibile, è evidente che è una questione in cui è assolutamente necessario adottare il cosiddetto principio di precauzione. Il problema potrebbe anche esaurirsi a questo punto, perché su questo non solo convengono tutti, a livello europeo, ma, come si è potuto constatare anche dalle dichiarazioni che sono state fatte ieri sia in quest'aula sia nell'incontro che abbiamo avuto con gli altri ministri, conviene l'intero Governo del nostro paese.
Diverso sarebbe, ovviamente, se noi dovessimo sviluppare un dibattito di tipo culturale, filosofico, etico, ma non mi pare sia su questo piano che io debba soffermarmi, specie in questo tipo di informativa, che riguarda strettamente i fatti. Se mi è permesso, vorrei solo dire che questa è la tipica questione (voglio tranquillizzare l'onorevole Taradash che, vedo, mi chiama in causa per una mia dichiarazione fatta in modo così evidentemente apodittico e paradossale da avere esattamente un altro significato rispetto a quello che lui ha ritenuto di ritrovarvi) che non può essere affrontata in termini di tifoserie, né quelle, come dire, della curva nord, neo luddistiche, né quelle della curva sud, neo positiviste. È invece la tipica questione che, costituendo una sorta di snodo tra elementi scientifici, elementi di diritto ed elementi politici, non può non essere affrontata secondo quel principio di cautela o meglio di precauzione che poc'anzi abbiamo ricordato.
Altro è il problema per quanto riguarda i cosiddetti prodotti già oggi circolanti nel nostro paese. Il riferimento che io facevo - ovviamente in termini paradossali - in quell'intervista era ad un dato pubblico, perché erano le conclusioni del Consiglio superiore della sanità del dicembre dello scorso anno. In tali conclusioni si segnala che secondo il parere del Consiglio al momento attuale non sussisterebbero i cosiddetti criteri di sostanziale equivalenza di quei prodotti. Questo potrebbe comportare - ma è una decisione che spetta al collega della sanità - un provvedimento che ne limiti la circolazione. Tuttavia, torno a dire, si tratta di un parere, sia pure autorevole, non di una decisione ed il collega Veronesi - credo lo abbia riferito anche ieri alla Camera - ha detto di aver incaricato altri istituti di carattere scientifico e tecnico del suo Ministero di svolgere un ulteriore approfondimento sulla questione e nel giro di un tempo estremamente breve ci dirà quali saranno i provvedimenti che intenderà prendere in considerazione.
Vorrei tranquillizzare anche su tale questione l'onorevole Taradash: da parte mia non vi è assolutamente - concordo con lui - alcuna intenzione né pedagogistica né di tutela dei cittadini responsabili. La mia volontà è semplicemente quella di considerare i cittadini persone responsabili e, quindi, quando vanno al supermercato e acquistano un prodotto, vorrei
Ricordo che nel corso dell'audizione svoltasi presso la Commissione affari sociali della Camera, alcuni ricercatori del CNR, in relazione ai rischi che potrebbe comportare un prodotto geneticamente modificato, hanno riferito che tali rischi potrebbero essere valutati solo a distanza di dieci o quindici anni. Ritengo quindi che un cittadino responsabile debba essere messo a conoscenza di questo, il che non significa bloccare la ricerca - perché la storia dell'umanità è fatta di passi compiuti in assenza di certezze assolute, altrimenti saremmo ancora fermi all'età della pietra -, ma significa che questi passi devono essere compiuti responsabilmente. Quindi, deve esservi anche la conoscenza dell'incertezza, ma deve esservi soprattutto la rintracciabilità dei percorsi di trasformazione e, se mi è permesso, anche la possibilità, nel caso in cui vi sia qualcuno che subisca conseguenze più o meno gravi, di individuare i responsabili.
Questo è l'atteggiamento da tenere. Come vede, onorevole Taradash, si tratta di un atteggiamento che definirei strettamente liberale e democratico, proprio perché si basa sull'analisi dei costi e dei benefici che devono essere messi a disposizione di ogni cittadino responsabile, anche evitando, se mi è permesso, che qualcuno presuntuosamente decida per lui quello che può o meno digerire o comperare.
Questo è l'atteggiamento che ha mosso il Governo nel suo complesso, anche se possono esservi al suo interno sensibilità diverse che non devono essere scaricate sulla nostra responsabilità istituzionale.
Spero di aver fornito tutte le informazioni possibili sui fatti. Vorrei aggiungere che, per quanto mi riguarda, sto per adottare un decreto ministeriale con il quale nominerò un'apposita commissione che non si aggiungerà ai tanti organismi già esistenti, ma che avrà il compito di fornire un supporto tecnico al ministro dell'ambiente al momento dell'apertura della procedura di conciliazione - mi rivolgo in particolare all'onorevole Sbarbati - tra il Parlamento europeo ed il consiglio ambiente e la commissione in sede di revisione della direttiva concernente tale questione. Sarà, per quanto possibile, ovviamente, una commissione composta da quanto di più prestigioso vi sia in questo campo a livello di ricercatori e di studiosi in Italia e, possibilmente, anche in Europa.
Su la Repubblica di ieri - da questo nasce l'informativa che avevo richiesto - veniva riportata una frase del ministro, che oggi è stata non corretta ma riletta in un modo che non capisco; capivo la frase che conteneva un'affermazione apodittica e paradossale, non capisco la correzione. La frase diceva: «La relazione del consiglio superiore della sanità su alcuni prodotti già in commercio è agghiacciante, non la posso rendere pubblica, altrimenti diffonderei il panico tra i cittadini». Questa era la frase, che lei non ha smentito ma ha detto che significa l'opposto...
Mi sarei aspettato allora che lei questo pomeriggio portasse questa relazione, ce la leggesse e facesse in modo che i cittadini si agghiacciassero o eventualmente si scongelassero una volta letta la relazione stessa, perché sono convinto che in materia di prodotti modificati geneticamente quello che è necessario è soprattutto la buona informazione, i dati scientifici. Come lei ha ricordato e come noi sappiamo, non esiste certezza scientifica, esiste soltanto la certezza storica della scienza, per cui verità che oggi sono ritenute assolute domani possono risultare invece false a seguito di nuove scoperte e di nuovi disvelamenti.
Sul tema in questione, signor ministro, o si adotta la pratica di dire le cose come stanno oppure frasi come quella che ieri ha pronunciato significano in realtà: noi disponiamo di un patrimonio di informazioni tali che ci impedisce di compiere atti come quelli che, ad esempio, la Commissione europea vorrebbe o è sul punto di compiere.
Leggo una frase del Presidente della Commissione Prodi il quale dice una cosa diversa da quella che lei ha affermato oggi. Egli dice che la moratoria sulla commercializzazione degli OGM sarà tolta in autunno quando verrà varato il testo definitivo della nuova direttiva in accordo tra Parlamento europeo, Consiglio dei ministri e Commissione. Questo dice il Presidente Prodi.
Lei ci ha letto un comunicato del Consiglio dei ministri della UE in cui vengono messi dei paletti ma non si dice affatto che, una volta che questi paletti, queste condizioni, queste precauzioni verranno rispettate dalla Commissione, non si procederà all'annullamento della moratoria. La moratoria è stata decisa soltanto da cinque paesi sui quindici che fanno parte dell'Unione europea e la questione è la moratoria, perché sulle altre condizioni mi pare che, invece, il processo stia andando proprio nella direzione che lei ricordava; in altre parole la direttiva che la Commissione sta predisponendo conterrà la possibilità di riconoscere la tracciabilità dei prodotti e porterà anche l'obbligo della etichettatura. Quindi, non c'è una questione del genere; il problema è se la moratoria debba continuare anche dopo che la direttiva verrà varata, se dobbiamo aspettare i dieci o quindici anni statisticamente necessari per la commercializzazione di questi prodotti.
È chiaro che, se qualcuno sostiene di voler arrivare ad una certezza scientifica che richiede dieci o quindici anni di tempo, l'Europa non potrà partecipare al progresso della biotecnologia sotto il profilo agricolo. Quindi, si dica chiaramente che l'Europa resta fuori, ma lo si dica sulla base di una assunzione di responsabilità e, signor ministro, per favore, non lo si dica più accompagnando le tesi politiche con affermazioni che saranno apodittiche perché false, paradossali perché false, ma che sono l'indizio di un atteggiamento mentale di un Governo che tende a rendere i cittadini sudditi non solo rispetto a delle verità scientifiche, di cui nessuno in realtà è padrone, ma anche rispetto ad una ricerca scientifica che può essere tranquillamente resa pubblica davanti ai cittadini di questo paese e dell'Unione europea.
Ringrazio il ministro perché le argomentazioni che qui ha riferito tengono conto di queste preoccupazioni. Tengono anche conto, però - su questo non ho alcun dubbio -, del fatto che non possiamo assolutamente esorcizzare il percorso della ricerca e dell'innovazione, cogliendo in esso anche i contenuti di uno sviluppo umano positivo. Non voglio rimuovere un dato: possiamo e dobbiamo discutere di prodotti geneticamente modificati, ma gli alimenti che sono sulle nostre tavole non sono necessariamente sicuri se non sono geneticamente modificati. La ricerca su questo terreno può avere come suo punto di approdo un miglioramento sostanziale della sicurezza alimentare e, quindi, della sicurezza dei cittadini. Credo che l'Italia e l'Europa farebbero un grave errore se avessero un atteggiamento fondamentalista. In questo campo bisogna essere protagonisti e possedere un grande know how scientifico e tecnologico, ma sono d'accordo sul fatto che il principio di precauzione deve informare le nostre scelte. La commercializzazione e la distribuzione di prodotti geneticamente modificati è possibile solo laddove vi sia una ragionevole sicurezza - dico ragionevole, non assoluta - sulla salute dei cittadini.
Sappiamo che molti prodotti sono già in commercio e mi auguro che il ministro Veronesi giunga rapidamente a sciogliere il dilemma, perché un contrasto come quello che si è evidenziato tra l'opinione del consiglio superiore della sanità e il ministro - di questo stiamo discutendo - alimenta confusione, per un verso, e preoccupazione, per l'altro. Questo punto deve essere risolto rapidamente; non è possibile trascinarsi in una fase di incertezza in cui alcuni prodotti distribuiti non hanno le garanzie sufficienti per la sicurezza dei cittadini.
Credo anche che sarebbe molto importante se, in armonia con il libro bianco e con l'agenzia europea di cui Prodi ha parlato, si riuscisse a mettere in piedi in Italia come negli altri paesi una rete di controlli sul sistema legato alla sicurezza alimentare; questo è un elemento aggiuntivo che rappresenterebbe un fatto di sicurezza volto a tranquillizzare l'opinione pubblica.
Concludo soffermandomi su questo aspetto: una cosa è parlare di organismi e prodotti geneticamente modificati che restano nel campo vegetale, altra cosa è
Serve quindi in questo settore una grande serietà e allo stesso tempo quella tranquillità che permetta un lavoro serio sul terreno dell'innovazione, della ricerca; questo è una premessa fondamentale sia per arrivare ad uno sviluppo positivo sul fronte della sicurezza alimentare sia per garantire all'Italia e all'Europa una presenza seria nel mondo della ricerca, della tecnologia, della competizione economica e tecnologica.
Qui non stiamo parlando di ricerca; è evidente che occorre una ricerca scientifica, ma questa non deve essere esclusivamente applicata ai grossi interessi di profitto di alcune limitate imprese. Di questo si tratta: non della ricerca nobile di pionieri che rischiano la vita in prima persona per il bene dell'umanità, ma di una ricerca applicata a prodotti di largo consumo - il mais e la soia - per incrementare i profitti di poche imprese multinazionali, per prodotti che non sono migliorati da alcun punto di vista alimentare e di qualità, non servono assolutamente per risolvere problemi sociali come la fame nel mondo, che è dovuta a squilibri, a povertà, a meccanismi che nulla hanno a che fare con la ricerca nel campo dell'ingegneria genetica.
Trovo quindi assolutamente patetici gli ideologici - questi sì fondamentalisti - dello scientismo dell'ottocento che, in una visione meccanicistica dell'essere umano che ormai non ha più diritto di cittadinanza nel mondo della scienza, si alzano con il dito vibrante a metterci sull'avviso contro i pericoli di un neoluddismo che non esiste.
Qui il pericolo è un altro: in nome della libertà si può assistere alla prevaricazione di alcuni monopoli sul diritto dei cittadini di scegliere la propria alimentazione, dei paesi e delle assemblee liberamente elette di decidere gli indirizzi della propria agricoltura e della propria alimentazione. Questo è il punto, caro collega Taradash! Mi stupisce che un liberista come lei si presti a questo equivoco; mi stupisce grandemente!
Siamo in presenza di una prevaricazione, di un'assenza di regole, della necessità di dare norme che garantiscano la libertà. È gravissimo che sia stata ancora rinviata la decisione sul ritiro dal mercato di sette prodotti geneticamente modificati introdotti in modo truffaldino in Europa, passando per l'Inghilterra, le cui vicende della mucca pazza e degli omogeneizzati ci hanno insegnato quale sia la capacità dei suoi scienziati di prevedere i pericoli. Questi prodotti non sono sostanzialmente equivalenti ai prodotti naturali - questo ha detto il Consiglio superiore di sanità - e sono stati immessi sul mercato perché dichiarati tali! Che cosa aspettiamo a ritirarli?
Facciamo tutte le ricerche che vogliamo, anche pubbliche, con garanzie che non siano applicate solo al profitto, ma considerino tutti gli aspetti, l'interesse collettivo. Viceversa, commercializzare prodotti di questo bassissimo livello non corrisponde ad alcun interesse nazionale ed europeo. Non si può parlare della perdita del mitico progresso dell'ottocento, caro Taradash; sarebbe un segno di saggezza valorizzare la nostra economia, la nostra agricoltura di qualità rispetto al «cibo spazzatura». Altro che perdere il treno del progresso! Diversamente, perderemmo un'occasione anche economica fondamentale.
Un altro punto, signor ministro, che lei non ha affrontato e che mi preoccupa moltissimo concerne la sperimentazione in pieno campo di tali coltivazioni nel nostro paese; al riguardo, il Presidente Amato è stato chiaro in occasione del
Dobbiamo mettere sotto controllo la cosiddetta sperimentazione, che tale non è, ed avere la certezza che si agisca nel rispetto delle regole, per garantire la sicurezza e proteggere i più deboli e le libertà dei cittadini. Oggi, in questa vicenda, è in gioco la libertà dei cittadini, non il potere prevaricatore di poche multinazionali.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Massidda. Ne ha facoltà.
Credo che nessuno in Parlamento possa pensarla come temeva poc'anzi l'onorevole Galletti; credo di poterlo rasserenare, perché ormai ci si conosce tutti, e penso contrasterebbe con il normale equilibrio auspicare le cose più nefande esclusivamente per difendere alcuni interessi di poche ditte. Al contrario, io sostengo che l'intervento sugli alimenti è necessario.
In Commissione affari sociali - è qui presente anche un'altra commissaria, l'onorevole Maura Cossutta, che lo può confermare -, abbiamo ricevuto notizie che ci hanno fatto non dico raggelare, notizie che, peraltro, mi sarei aspettato di apprendere dall'informativa del ministro. La comunicazione di voi ministri, dopo aver bisticciato (mi riferisco al «balletto» tra Bordon e gli altri ministri), è stata resa per mezzo della stampa; oggi, forse, ci sarebbe piaciuto sapere esattamente, una volta per tutte, considerato che rappresentiamo ancora il Parlamento, quali erano le vostre posizioni e, soprattutto, qual era la posizione raggelante.
Ripeto, per non divagare, che noi stiamo cercando di sapere esattamente qual è la vostra posizione. Ad oggi, lei ci ha riferito la posizione emersa a seguito della riunione informale - come lei ha sottolineato - dei ministri, che naturalmente non ci chiarisce nemmeno la posizione dell'onorevole Prodi, che ha avvisato che entro il prossimo autunno verrà abolita la moratoria. Desidero ricordare che quest'ultima non diceva stop alle sperimentazioni, assolutamente; le sperimentazioni dovevano proseguire perché, senza di esse, come possiamo verificare se si tratta di qualcosa di negativo o di positivo?
Lei ha affermato una cosa, ma l'onorevole Pecoraro Scanio, contemporaneamente, ha chiesto l'interruzione delle sperimentazioni. Non so quale sia la scienza che possa decidere esclusivamente in laboratorio (per di più l'attività in laboratorio viene considerata come sperimentazione) senza poi un'applicazione sul territorio. La moratoria è prevista in altri paesi, dove non è consentito il commercio ma dove si procede ad una sperimentazione in vastissime aree.
In sintesi, vogliamo conoscere quale sia la posizione del Governo e come intenda intervenire; vogliamo sapere se intenda bloccare la sperimentazione nel nostro paese, se voglia far diventare l'Italia soltanto
Ha chiesto di parlare l'onorevole Malentacchi. Ne ha facoltà.
Le vicende di questi ultimi giorni, i dissidi, le diversità di posizioni tra singoli ministri ci sono state e permangono. Sono per il momento accantonate, ma stanno ad indicare la mancanza di orientamenti precisi sia sulla questione delle biotecnologie (e, in questo caso, sugli organismi geneticamente manipolati impiegati in agricoltura e nella filiera agroalimentare), sia sulla politica generale. Sulle questioni europee, in particolare all'interno dell'Unione europea, da diversi anni è in atto uno scontro chiarissimo tra gli interessi delle multinazionali e quelli dei popoli. Lo diciamo ormai da molti anni e in tutte le occasioni: questo è anche l'orientamento prevalente nell'opinione pubblica.
Nonostante ciò, il tutto viene contraddetto dalla posizione del ministro della sanità e del Presidente della Commissione dell'Unione europea, Prodi, i quali aprono clamorosamente agli interessi delle società multinazionali.
Il Governo di centrosinistra si divide tra chi considera necessaria la moratoria sulla coltivazione e sulla commercializzazione degli organismi geneticamente modificati e chi è a favore dei cibi transgenici. Di fatto, il Governo risulta impedito nelle decisioni e nell'azione: in questo caso, purtroppo, non si tratta di neutralità, ma di complicità!
Signor ministro, la sua informativa non ci convince, anche se è conosciuta ed apprezzata la sua posizione personale; anche perché la proposta della commissaria europea dell'ambiente, la signora Wallström, sulla soppressione della moratoria in vigore, presentata al Consiglio europeo sabato scorso, era conosciuta da tempo, anche dalla stampa estera (specialmente da quella degli Stati Uniti d'America)! Voglio ricordare che, in occasione dell'incontro di Montreal svoltosi nel mese di febbraio nella conferenza sulla biodiversità, già apparivano degli articoli sulla stampa con i quali si faceva intravedere la posizione dell'Unione europea sulle vicende della moratoria sull'ingresso dei cibi transgenici in Europa.
Il sottoscritto ed i colleghi facenti parte della delegazione della Commissione agricoltura della Camera (che, alla fine del mese di giugno, si sono recati a Bruxelles per degli incontri con le commissioni europee dell'ambiente, della sanità e dell'agricoltura sul problema della sicurezza alimentare) si sono resi conto di che cosa bollisse in pentola, signor ministro.
Non solo, ma vi è ancora di più. La posizione politica attuale del commissario europeo Prodi contraddice quanto affermato nel cosiddetto libro bianco sulla
Purtroppo, la mancanza di tempo non mi consente di spiegare ulteriormente quale sia di fatto la posizione del commissario sull'insieme delle politiche europee.
Sono convinto, tra l'altro, che l'uso e la commercializzazione degli organismi geneticamente modificati - in sostanza, la loro liberalizzazione - siano un danno per l'agricoltura di qualità e non solo, e per l'ambiente in modo particolare!
A tale scopo, signor ministro, la voglio informare che, in merito alla necessità di prevedere regole giuridiche precise, il sottoscritto ha presentato già da diversi mesi una proposta di legge su questo tema specifico (e non sul complesso delle biotecnologie). Sarei lieto - le sue parole da questo punto di vista mi lasciano sperare - di poterla discutere in quest'aula.
La ringrazio.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Scantamburlo. Ne ha facoltà.
Si potrebbe dire che un tempo si ponevano le basi per la crescita, per la salute e per la longevità attorno alla tavola e al desco abbondante. Oggi invece sembra che l'allungamento della vita e la stessa salute dei cittadini possano essere messi a repentaglio proprio da ciò che essi mangiano. Allora, appare necessario che la politica da una parte e la scienza dall'altra si incontrino per offrire direttive precise atte a garantire nutrizionalmente la salute dei cittadini. Ci rendiamo conto che non è razionale né sarebbe utile pensare di bloccare la ricerca scientifica che ci consente poi di governare l'intero processo. Lo abbiamo constatato anche nel corso dell'esame di provvedimenti legislativi per altri temi di oggi difficili e che hanno ricadute affascinanti, ma che possono divenire anche potenzialmente sconvolgenti di aspetti antropologici, relazionali e sociali degli uomini e tra gli uomini oltre che per l'ambiente.
In ogni caso - ci è stato riconosciuto anche da eminenti scienziati che abbiamo audito in Commissione XII - la scienza e la tecnica procedono nel loro cammino e noi ci troveremmo superati, e magari travolti, dai lori risultati se pretendessimo di interromperne il percorso. Tutto ciò però non può in alcun modo accantonare o trascurare le legittime, anzi necessarie, preoccupazioni di quanti chiedono di tutelare la salute dei cittadini, di salvaguardare le specificità agroalimentari del nostro paese, la ricchezza delle biodivesità, gli stessi tempi e anche i limiti della natura.
Certo, le biotecnologie costituiscono un dato di fatto e, accanto ai benefici, sui rischi e sui danni sappiamo davvero troppo poco. Si dice anche che i progressi compiuti prima nell'industria di trasformazione degli alimenti, ora nella produzione di nuovi alimenti, dovrebbero aiutare soprattutto le persone malnutrite nel mondo, oltre a quelle che godono di condizioni di alimentazione sovrabbondanti. In realtà è da osservare che, come è stato già detto da qualche collega, milioni di persone muoiono ogni anno nel mondo più che per scarsità di cibo, per una squilibrata e profondamente ingiusta distribuzione degli alimenti, come non può essere taciuto il fatto che i paesi sviluppati utilizzano gran parte della produzione cerealicola per alimentare animali da macello, né si può trascurare quanta parte di cibo acquistato finisca tra i nostri rifiuti. Allora, più che affermare che le biotecnologie servono davvero a
Non pare di dover affermare neppure che la ricerca più avanzata debba essere catalogata senza riserve tra le vittime dei soprusi delle industrie multinazionali, anche se la necessità di disporre di enormi somme di denaro per l'investimento nel settore biotecnologico porta quasi necessariamente alla concentrazione di potere in pochi grandi gruppi e proprio per questa concentrazione nei paesi americani l'Europa non può rimanere estranea alla ricerca approfondita, seria, lunga, pena il divenire un grande e favorevole terreno libero proprio per le multinazionali che dispongono di questa posizione di forza.
Ho sentito parlare di un sistema di etichettatura obbligatoria che consenta al consumatore di sapere se ciò che mangia contenga o no prodotti geneticamente modificati, della tracciabilità del percorso dei prodotti dalla coltivazione fino alla vendita e delle norme che garantiscano che le future eventuali autorizzazioni dopo la presente moratoria abbiano dei limiti di tempo con continuo monitoraggio scientifico. Così penso ad una maggiore competenza della sanità nel settore dell'alimentazione, al rilancio della qualità dei prodotti tipici, puntando comunque ad una sicurezza alimentare di massa. Sono questi gli elementi necessari, anzi imprescindibili. Allo stato attuale pare di dover dire che servono un grande equilibrio, fatto di sicure prudenze, di ricerca di dati certi, di obiettivi concordati e, ancora una volta, del primato della politica sull'economia. Il principio di precauzione ci trova concordi ed io esprimo l'apprezzamento dei popolari per quanto lei, signor ministro, ha affermato ed anche per l'impegno che ha dimostrato in sede di conferenza europea.
La giusta politica di precauzioni nella commercializzazione dei prodotti va sviluppata attraverso un approfondimento maggiore delle ricerche e delle conoscenze, consentendo così alla politica di definire regole certe che garantiscano la buona qualità del vivere, un futuro sano alle nuove generazioni, risposte sicure alle allarmate domande dei cittadini e consumatori e anche un rapporto finalmente più equo tra gli uomini del nord e del sud della terra.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Teresio Delfino. Ne ha facoltà.
Per quanto riguarda il merito, poi, riteniamo che occorra un quadro di garanzie rigorose e una serie di controlli molto severi, ma non crediamo che questa posizione possa conciliarsi con altre, intransigenti e pregiudiziali, che pongono come elemento basilare una moratoria indefinita rispetto all'OGM. Riteniamo che la moratoria vada fatta là dove non vi
Noi crediamo concretamente che il progresso e lo sviluppo siano dati imprescindibili anche oggi e riteniamo che lo scontro sulle biotecnologie riveli comunque un approccio sostanzialmente diverso. Siamo tra coloro che ritengono che, nel quadro di quelle garanzie, di quei controlli rigorosi, il ruolo delle biotecnologie nello sviluppo sia assolutamente essenziale. Quindi, sosteniamo la necessità di un monitoraggio puntuale e costante, siamo contrari a qualsiasi tipo di pregiudizio e sosteniamo l'esigenza di trovare una posizione coordinata a livello europeo, nel Parlamento europeo, vale a dire nella sede che più propriamente esprime la democrazia complessiva degli Stati Uniti d'Europa che noi vogliamo affermare. Perché? Perché i cittadini si aspettano parole certe, chiare e scientificamente fondate sui vantaggi e sugli eventuali rischi dei cibi transgenici e non possono assistere al balletto tra chi da un lato esprime un'opinione e chi dall'altro ne esprime una diversa e che, alla fine, creano confusione, difficoltà, incertezze e una situazione di grande allarme e di grande preoccupazione.
Volevamo dire solo questo. Rispetto alla sua informativa rileviamo questi elementi di grave carenza e potremo anche assumere un'iniziativa, attraverso uno strumento parlamentare idoneo, in modo che anche il Parlamento italiano si possa esprimere in termini più compiuti e adeguati alla grandissima sensibilità che l'opinione pubblica dimostra su questo tema.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Sbarbati. Ne ha facoltà.
È una questione delicata che ci trova impreparati. Onorevole Delfino, l'incongruenza o le varie opinioni all'interno del Governo non sono nient'altro che la manifestazione di un'impreparazione complessiva di tutti, anche qui in Parlamento, nei confronti degli scenari immensi e sconvolgenti che la ricerca scientifica e tecnologica apre di fronte alla nostra intelligenza e di fronte alle possibilità del progresso umano.
Si tratta di scenari che da sempre riescono a innescare nella psiche umana processi di profondo sgomento, di profonda solitudine, di profonda incertezza, che danno vita ad atteggiamenti di tipo estremamente protezionistico, e quindi vincolistico, o a grandi entusiasmi che poi arrivano alla faciloneria e, quindi, all'assenza di controlli nei confronti di certe opzioni e di certe operazioni, che invece vanno controllate.
Controllare non significa però reprimere. Il problema della ricerca scientifica e tecnologica è un problema serio della nostra società complessa e avanzata, che comunque deve essere affrontato, ma non nel senso che il diritto debba bloccare e prevedere per la ricerca scientifica ed i suoi futuri scenari e sviluppi un percorso obbligato, stretto o ristretto entro canoni più o meno artificiosi che il legislatore vuole inventare, anche con una profondissima incompetenza di settore, ma nel senso che dobbiamo aiutare.
Innanzitutto, è necessario il sostegno alla ricerca scientifica e tecnologica. Il Governo impegni maggiori fondi anche con questo DPEF: siamo l'ultimo paese in Europa. Abbiamo una legislazione che risale al 1990 ed una direttiva europea che è stata modificata più volte, come lei sa, ministro Bordon, e che deve essere rivista e corretta in funzione delle nuove scoperte scientifiche e tecnologiche.
Per quanto riguarda gli organismi geneticamente modificati, ha ragione il ministro Bordon ed in questo senso ci ha trovati consenzienti. È necessaria prudenza, perché dobbiamo guardare soprattutto alla tutela della salute dell'uomo e degli animali e, soprattutto, all'equilibrio ambientale.
Detto questo, sottolineo che occorre canalizzare e potenziare al massimo la ricerca scientifica e tecnologica anche in questo settore, che è importantissimo e vitale per tanti aspetti, evitando anche che essa sia appannaggio esclusivo di multinazionali, in maniera indiscriminata e non controllata, perché in tal caso esse opererebbero senza controlli e quasi certamente al solo scopo di ottenere un profitto, il che non ha nulla a che vedere con la salute del cittadino e con l'ecosistema, nel suo profondo equilibrio tra uomo e ambiente.
Rivendicherei con orgoglio che la posizione del nostro Governo, soprattutto grazie ai ministri dell'ambiente e, quindi, al nostro ministro Bordon, è stata accettata a livello europeo, mentre è stata rifiutata la proposta della pur autorevolissima commissaria svedese Wallström, un po' agguerrita, e della Commissione europea.
Dico questo - poi entrerò nel merito - perché credo vi sia una questione importante: non mi sono piaciute alcune dichiarazioni della commissaria svedese, che diceva che la posizione della moratoria era illegale e illegittima. A Parigi si è dimostrato che essa non era né illegale né illegittima, a parte il fatto che nel merito il principio di precauzione - ne abbiamo parlato tante volte anche in Commissione - non è solo giusto, ma è anche il più corretto dal punto di vista scientifico.
Desidero sottolineare che la posizione assunta dal Governo (principio di precauzione) ma soprattutto la scelta della moratoria non è illegale o illegittima, anche perché esiste una sentenza dei primi giorni di luglio della Corte di giustizia europea (la commissaria europea e la Commissione sono preoccupate solo dei ricorsi delle multinazionali alla Corte di giustizia) contro il Governo svedese relativamente ad una sostanza nella quale si dichiara che, rispetto al dogma della libera circolazione delle merci, deve essere prioritario l'obiettivo della tutela della salute pubblica.
La scelta di moratoria fatta da un paese membro, di fronte a quel dogma e a direttive europee che imporrebbero la libera circolazione delle merci, è legittima anche dal punto di vista del diritto comunitario. Infatti la sentenza della Corte di giustizia fa giurisprudenza ed è prevalente anche rispetto alle decisioni della Commissione europea.
Non solo noi siamo entrati nel merito, ma abbiamo posto una questione che si può definire di «sostanza formale». Le biotecnologie hanno aperto nuovi scenari perché comportano scelte non solo economiche ma anche relative alla salute e alla tutela dell'ambiente e in futuro può accadere che si apra un conflitto inedito tra la Commissione europea e i Governi nazionali, tra il Parlamento europeo e quelli nazionali. Raccolgo quindi la domanda di alcuni colleghi: cosa accadrà a settembre? La commissaria svedese ha detto chiaramente che si deve andare avanti, anche senza il consenso dei Governi nazionali e quindi non si devono aspettare i due anni previsti perché la revisione della direttiva possa essere applicata negli Stati nazionali, mentre noi sosteniamo che la moratoria deve legittimamente valere per i due anni previsti. In attesa di ciò, cercheremo di costruire a
A conclusione del mio intervento sottolineo che occorre procedere ad una campagna di informazione poiché quest'ultima è il nuovo potere. Vorrei anche sottolineare l'ipocrisia di fondo della cultura generale di riferimento perché coloro i quali si indignano e parlano tanto di applicazione della biologia alla sacralità dell'embrione poi vogliono la brevettabilità nel campo della scoperta dei geni. Bisogna fare in modo che la ricerca si mantenga libera mentre le applicazioni vanno controllate perché devono prevalere gli interessi dei Governi nazionali e non quelli delle multinazionali.
È auspicabile che nel contesto comunitario, dell'Unione europea possano essere meglio individuati gli interlocutori, senza nulla voler togliere ai riconoscimenti formalmente dati; tuttavia, si avverte la necessità di individuare con certezza livelli istituzionali di riferimento cui rivolgersi e da cui attendersi adeguate risposte alle problematiche. Ci auguriamo che un processo riformatore delle istituzioni europee possa aiutare in tal senso.
Nella disciplina e nell'approccio a tali tematiche, riteniamo vi sia la necessità di difendere i punti di equilibrio tra due esigenze. Da una parte, vi sono forme di libertà individuali, che vanno rispettate, di consumo consapevole, informato e responsabile attraverso tutta una serie di misure (etichettatura, rintracciabilità) che si ritengano necessarie. Dall'altra parte, vi sono forme di tutela che le istituzioni devono comunque garantire in materia di sicurezza alimentare ai cittadini. È un punto di equilibrio non facile da raggiungere, ma auspicabile e comunque da perseguire.
Tale azione deve essere ispirata agli indirizzi ed ai risultati di un percorso di ricerca scientifica la cui lunghezza nel tempo non siamo in grado di quantificare, ma che non demonizzerei nei termini usati in questi giorni, in cui si è parlato di un mondo asservito agli interessi delle multinazionali: questa è una logica fuorviante, che distorce la collocazione corretta del contributo che la ricerca può dare a tali settori. In tal modo, si rischia di introdurre elementi che possono inquinare la corretta utilizzazione dei risultati della ricerca.
Il ruolo delle multinazionali (che per quanto mi riguarda non sono dei demoni) va disciplinato in un contesto di norme alle quali siano preposte figure istituzionali, authority e tutti coloro che vengono deputati alla disciplina del mercato e della libera concorrenza in questo settore.
In sostanza, condividiamo l'impostazione e lo stesso principio di cautela che è stato adottato nella comunicazione da parte dei responsabili dei nostri dicasteri su un tema così delicato. Mi si consenta, però, una riflessione sul principio di precauzione: vedo che tale principio è troppo utilizzato su questioni incerte, mentre non si rispetta la dovuta cautela su elementi certamente più tossici e nocivi. È un paradosso che non so se sia vissuto anche in altri paesi; in Italia, su determinate questioni (fumo, smog, inquinamento elettromagnetico, farmaci pericolosi) a volte non si registra un intervento deciso, malgrado si sia appurato con
In conclusione, riconfermando l'apprezzamento per l'informativa del Governo, ritengo assolutamente opportuno e positivo il recupero di una concertazione interministeriale, che per un momento sembrava stesse vacillando nelle scorse giornate, ma che poi ha consentito il recupero (probabilmente in modo salutare) del riequilibrio all'interno di una ricerca di una condotta comune. Esprimo, infine, l'auspicio della creazione di una istituzione, di un organismo europeo che possa, su questa materia, meglio tutelare e favorire l'incardinamento dei risultati della ricerca.
È così esaurita l'informativa urgente del ministro dell'ambiente in materia di prodotti geneticamente manipolati.


