Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 766 del 20/7/2000
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Informativa urgente del ministro dell'interno su recenti operazioni di polizia riguardanti immigrati clandestini, svoltesi a Napoli (15,53).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una informativa urgente del ministro dell'interno su recenti operazioni di polizia riguardanti immigrati clandestini, svoltesi a Napoli.
Do la parola al ministro dell'interno che, nell'ambito di tale informativa, avrà modo anche di esprimersi sulle sollecitazioni di alcuni colleghi che hanno portato nel dibattito argomentazioni che vanno un po' al di là della materia strettamente oggetto dell'ordine del giorno.

ENZO BIANCO, Ministro dell'interno. Signor Presidente, la ringrazio per la sua cortesia e per il suo garbo, ma certamente, nel dare risposta alla richiesta di informativa che è stata presentata al Governo ed al ministro «dell'interno», non «degli interni», perché l'interno è uno solo, nella dizione della Repubblica italiana, mi limito ad osservare...

BENITO PAOLONE. Pensi alla sostanza!

PASQUALE GIULIANO. Ha corta memoria, perché in passato si parlava di «affari interni».

MARIO TASSONE. È una vecchia terminologia!


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ENZO BIANCO, Ministro dell'interno. Si tratta, Presidente, di una richiesta di informativa che riguarda singoli fatti e, se il ministro dell'interno non fornisse gli elementi che sono richiesti, qualcuno direbbe che è evasivo e che parla in generale della camorra, della mafia, del tempo libero, di questioni che non c'entrano con le vicende che hanno formato oggetto della richiesta di informativa. Se il ministro invece risponde sulle questioni che sono state puntualmente poste - e lo strumento dell'informativa è tecnicamente questo, anche nel regolamento parlamentare -, ovviamente viene criticato - ma questo è pienamente legittimo, mi limito solamente ad osservarlo -, dicendo che non si occupa dell'analisi di carattere generale e fornisce elementi tecnici relativi alla vicenda in oggetto.
C'è poi naturalmente da osservare che il ministro non ha possibilità di replica e, poiché intende rispettare rigorosamente il regolamento parlamentare, non osserverà, per esempio, che l'acredine con cui alcuni parlamentari intervengono è legata, per esempio, al fatto noto a tutti che tra il ministro dell'interno, allora candidato sindaco, uscente e rientrante, a Catania, e l'onorevole Paolone vi è una competizione che dura da quel momento, cosicché l'onorevole Paolone usa qualunque occasione, di qualunque cosa si tratti, per parlare soltanto della campagna elettorale di cui si è discusso esattamente due anni fa, ...

BENITO PAOLONE. Dovrai rispondere al Parlamento!

ENZO BIANCO, Ministro dell'interno.
...convinto che siamo ancora in campagna elettorale.

PRESIDENTE. Onorevole Paolone, la prego. Se chiederà di parlare per fatto personale a fine seduta gliene darò facoltà.

BENITO PAOLONE. Devi rispondere alle interrogazioni parlamentari!

ENZO BIANCO, Ministro dell'interno. Naturalmente, signor Presidente, intendo rispettare rigorosamente il regolamento e quindi fornirò i dati specifici su questo argomento, sapendo di non avere, dopo interventi ulteriori, diritto di replica.
Il Governo e, in particolare, il Ministero dell'interno hanno assunto l'impegno prioritario - lo hanno fatto pubblicamente anche all'interno di questo Parlamento con le dichiarazioni programmatiche del Presidente Amato - di contrastare ogni forma di sfruttamento sessuale anche di donne immigrate soprattutto dal continente africano e dall'est dell'Europa. Questo fenomeno è ancora più preoccupante perché il traffico di donne introdotte clandestinamente in Italia e, quindi, avviate alla prostituzione si accompagna, in moltissimi casi, come rilevato dalle indagini di polizia, a violenze fisiche e psicologiche estreme, tali da configurare una vera e propria induzione in schiavitù da parte delle organizzazioni criminali che le gestiscono. Questo è un fenomeno intollerabile in una società democratica e moderna, che ha fatto dei diritti dell'individuo e dell'emancipazione della donna una delle sue ragioni d'essere.
È questo il senso delle iniziative che il Ministero dell'interno ha assunto di recente, ma voglio sottolineare che è soprattutto il senso delle ulteriori iniziative che stiamo ancora assumendo per combattere la prostituzione e l'attività di sfruttamento e di favoreggiamento. In particolare, voglio informare il Parlamento di avere dato direttive ai servizi di intelligence del paese affinché ci aiutino ad individuare, già nei paesi esteri, le organizzazioni criminali che sovrintendono alla fase di raccolta di queste schiave del XXI secolo, rappresentate dalle ragazze che vengono indotte o costrette alla prostituzione. Stiamo mobilitando, presso ogni questura, un nucleo specializzato della squadra mobile che avrà proprio questo preciso obiettivo e abbiamo inflitto, anche nelle ultimissime ore, alcuni colpi rilevanti e di grande importanza all'attività di chi organizza questo sfruttamento nel territorio. È di questa mattina la notizia che a Trieste, ad


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esempio, su iniziativa dell'autorità giudiziaria e delle forze di polizia, è stata condotta un'importantissima operazione che ha individuato uno dei più pericolosi clan di sfruttamento della prostituzione. Pertanto, il nostro intervento è sull'intero ciclo di questo terribile business della schiavitù e del traffico di esseri umani, che spesso, lo voglio ricordare, riguarda anche le bambine.
Nel quadro di tali iniziative, nella notte del 18 luglio scorso, a Napoli e a Caserta, ma contemporaneamente anche in altre città del centro, del sud e del nord, la Polizia di Stato ha sviluppato un'articolata operazione di controllo straordinario del territorio tesa al rintraccio, lungo il litorale, di clandestine di etnia nigeriana, nella fattispecie, dedite alla prostituzione, da rimpatriare - anche questo è un modo per arrecare un grave danno alla criminalità -, nonché all'individuazione di soggetti appartenenti al crimine organizzato coinvolti nel loro sfruttamento.
Per tale specifico servizio, cui si riferisce l'informativa richiesta, sono state impiegate 293 unità delle forze di polizia. Le ragazze individuate sono state fatte confluire in un'apposita struttura individuata presso la sede del VI reparto volo della Polizia di Stato all'aeroporto di Capodichino, ove è stato approntato un centro multifunzionale in cui sono state espletate sia le operazioni di fotosegnalamento e di polizia amministrativa sia quelle, svolte con la diretta partecipazione delle autorità consolari nigeriane, preventivamente contattate, dirette al rilascio dei lasciapassare per il rimpatrio delle clandestine.
L'attività ha consentito l'identificazione di 172 clandestine di varie etnie, di cui 90 di nazionalità nigeriana, che, a bordo di un aereomobile appositamente noleggiato, sono state già ricondotte in patria. Delle altre donne, in gran parte del Ghana, della Sierra Leone e della Giamaica, 25 sono state accompagnate presso il centro di prima accoglienza di Roma e 13 presso il centro di prima accoglienza di Brindisi. Le altre, dopo la notifica del decreto di espulsione dal territorio nazionale, verranno avviate presso i centri di permanenza temporanea esistenti nel nostro paese. L'aereo, diretto a Lagos, a bordo del quale hanno preso posto anche elementi della Polizia di Stato particolarmente specializzati in tale tipo di servizio, nonché personale medico e paramedico, è partito ieri sera.
L'intera operazione, come detto, si inserisce in un più ampio contesto di servizi diretti ad intensificare in più parti l'azione di contrasto alle fenomenologie criminali dell'immigrazione clandestina e dello sfruttamento della prostituzione, in seno al quale sono maturate anche le articolate indagini recentemente concluse a Trieste ed a Lecce, che hanno consentito di disarticolare due pericolose organizzazioni transnazionali. Aggiungo, per completezza, che in quest'azione complessiva di contrasto sono impiegati tutti gli strumenti a disposizione dei nostri apparati, da quelli di carattere preventivo a quelli di intellingence, come accennavo.
Nel corso dell'operazione condotta a Trieste, che ha portato all'arresto di 26 persone e che ha interessato anche le province di Roma, Bologna, Rimini, Verona, Udine, Bolzano e Monza, è stata neutralizzata un'articolata organizzazione criminale dedita a favorire l'ingresso di clandestini, prevalentemente di etnia cinese e bengalese, nel nord-est dell'Italia, provvedendo poi, attraverso ramificati circuiti, a distribuirli in varie città italiane.
A seguito dell'operazione invece portata a termine a Lecce, con l'arresto di cinque cittadini albanesi e di un italiano, è stata disarticolata un'altra organizzazione che provvedeva a sequestrare in Albania giovani donne, le quali venivano poi condotte clandestinamente in Italia, attraverso ramificati circuiti delinquenziali, per essere costrette a prostituirsi a seguito di violenze e di minacce di rappresaglia anche nei confronti dei familiari rimasti nel proprio paese. Si tratta di azioni concrete e operative che continueranno.
Noi riteniamo che sia, come dicevo all'inizio del mio intervento, prioritaria l'esigenza di proseguire l'azione delle


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forze di polizia per debellare questo drammatico fenomeno: si tratta di risultati concreti ed operativi che non appartengono alla tipica azione della propaganda politica, bensì azioni operative che danno risultati e che determineranno un più efficace contrasto rispetto a questo nuovo tipo di criminalità.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Nardini. Ne ha facoltà.

MARIA CELESTE NARDINI. Signor Presidente, nella seduta di ieri avevamo sollevato in aula, attraverso il nostro presidente di gruppo, la necessità di avere un'informativa urgente dal ministro dell'interno su queste recenti operazioni di polizia. Nella notte tra il 18 ed il 19 luglio eravamo stati chiamati telefonicamente più volte a causa di un notevole dispiegamento di forze di polizia nella zona del napoletano ed in quella del casertano. Come sempre avviene in questi casi, ciò aveva determinato tra le persone uno stato di allarme, ritengo abbastanza giustificato, perché, al di là di come si vedono le situazioni ed a seconda di cosa si pensa, il desiderio di comprendere cosa stesse accadendo era evidente. Certamente non abbiamo importunato di notte il Ministero dell'interno, l'abbiamo fatto l'indomani mattina chiedendo appunto l'intervento in aula del ministro affinché riferisse sui fatti accaduti.
Signor ministro, ritengo che il primo strumento che dovremmo porre in essere in questo scorcio di legislatura dovrebbe essere l'approvazione della legge sulla tratta dei cosiddetti schiavi. Credo che questo sia uno dei provvedimenti più urgenti e necessari da fare, mentre purtroppo esso giace in Commissione giustizia. Al riguardo intendo sollecitare il Governo a che tale provvedimento possa essere approvato al più presto.
Un'altra questione che intendo trattare riguarda l'Europol, organismo internazionale che in qualche modo abbiamo contribuito a costituire, il quale, sulla questione della tratta di persone, e comunque sul problema della grande criminalità e delle organizzazioni mafiose, avrebbe dovuto per tempo attivarsi, anche perché tali organizzazioni, ripeto, introducono nel nostro paese donne e minori.
Riguardo al contenuto della sua informativa non si può discutere, si può invece discutere sulle modalità con le quali sono state rimpatriate una parte di quelle donne. Credo debba essere apprezzato il fatto che stiamo lavorando contro la tratta, lo sfruttamento e la prostituzione delle donne. Dovremmo, però, ragionare sul numero di queste 172 clandestine: sono clandestine perché hanno compiuto atti di criminalità? Signor ministro, come lei sa, spesso si usa il termine clandestini in maniera molto indistinta. Nel nostro paese non esiste il reato di prostituzione e certamente non diamo un colpo severo allo sfruttamento delle donne se ci limitiamo a rispedirle nel loro paese, ma dobbiamo riuscire a mettere le mani sui loro sfruttatori che da queste vicende ricavano profitti con cui costruiscono le loro fortune.
Le chiedo se tra le nigeriane rimpatriate con l'accordo del Governo nigeriano non vi siano anche alcune donne che, insieme ad altre 50 mila, hanno chiesto il permesso - che speriamo possano ottenere entro la fine di luglio - di rimanere in Italia. È stato fatto questo accertamento? Credo siano questi gli aspetti inquietanti della vicenda: fare di tutte le erbe un fascio, rimpatriare donne che riempiono i nostri marciapiedi, pensando che ciò sia utile a risolvere il problema. Abbiamo fatto bene a mandare queste donne nei centri di accoglienza ma, nonostante l'accordo con il Governo nigeriano, avremmo dovuto chiedere loro se avessero inoltrato una domanda di permesso di soggiorno. Siamo preoccupati perché nel tentativo di dare risposte concrete, alla fine, perdiamo di vista la possibilità, prevista anche dall'articolo 18 della legge n. 40, che riteniamo insufficiente per ragioni ben diverse da quelle manifestate dai colleghi della Lega, in quanto siamo convinti che dovremmo fare qualche passo in più.


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In conclusione, signor ministro, le chiedo di sollecitare i mass media perché diano davvero...

PRESIDENTE. Non approfitti del fatto che sono stato distratto dal Governo!

MARIA CELESTE NARDINI. ... un'informativa esatta sulla questione. Molte cose terribili che riecheggiano anche in quest'aula, completamente destituite di fondamento, a mio avviso, dipendono dal fatto che i mass media non si occupano abbastanza di queste vicende, facendo passare una cultura che tale non è.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Siniscalchi. Ne ha facoltà.

VINCENZO SINISCALCHI. Signor ministro, mi collego a quanto già detto dall'onorevole Giardiello relativamente alla situazione dell'ordine pubblico in Campania e all'apprezzamento per i provvedimenti adottati che pure sono sempre inferiori alle esigenze, soprattutto in materia di polizia sul territorio. Mi riferisco anche a quanto lei ha detto poc'anzi su quest'ultima importante operazione nei confronti della quale noi deputati campani del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo vorremmo fare un invito, tenendo conto soprattutto delle modalità con le quali si svolgono queste operazioni. Ci vorremmo anche rendere interpreti di preoccupazioni che sono state espresse ieri dalla camera del lavoro di Napoli (Commenti del deputato Biondi) durante lo svolgimento di questa amara ma con ogni probabilità necessaria operazione.
Chiediamo che si vinca lo squilibrio tra la spettacolarizzazione delle operazioni e la loro efficacia reale su tutto il tessuto criminale, soprattutto quello che intorno a queste povere donne si svolge, si ramifica, si diffonde senza che - a giudicare da quanto i giornali oggi riferiscono e anche dal suo stesso intervento - nei confronti di questo entroterra duro, di criminalità associata, comunque di criminalità organizzata (non soltanto dagli immigrati: purtroppo trova un terreno di coltura in molte zone del nostro paese anche rispetto alle scelte mercantili più spregevoli) si operi in maniera più incisiva, soprattutto con una scelta dei metodi di prevenzione e di indagine.
Siamo amareggiati, non ci piace il ritorno di una cultura, che qualche volta ci sembra troppo diffusa anche in quest'Assemblea, che addirittura vuole, a sentire le espressioni di qualche collega, «mostrare i muscoli» nei confronti di questo o di quel ministro. Siamo convinti che i ministri dell'interno dei Governi che si sono succeduti in questi anni abbiano svolto il loro compito essenziale di presidio della democrazia; siamo convinti che le questioni della sicurezza meritano una riflessione democratica, intensa, legata al sociale, al di fuori di qualsiasi «vento di rabbia», di qualsiasi strumentalizzazione.
Per questo non condivido che nei confronti delle modalità di questa operazione - posso anche credere che non si colleghino a direttive, anzi ne sono sicuro - si sia adottato il metodo della spettacolarizzazione con violazione assoluta di tutti i diritti di queste donne, anche sul piano dell'immagine (il permanere della loro immagine sugli schermi, la rappresentazione dell'avvio...). Forse questo può far piacere a qualcuno che predica l'intolleranza totale nei confronti di quelle che non sono ancora forme di criminalità, sono forme di pericolo; si tratta pur sempre di modalità di sfruttamento sulle quali è giusto intervenire, ma nei confronti delle quali l'intervento più forte deve essere sollecitato perché le polizie del nostro paese, della Campania forniscano - non dirò i nomi - i dati degli interventi fatti sul piano di una intelligence che aiuti a scoprire quali siano queste centrali.
Un'operazione di questo genere è importante, ma anche alquanto ovvia, perché queste sventurate operano sulle strade, sono quindi a disposizione di coloro i quali le sfruttano o intendono applicare la legge sull'immigrazione nei loro confronti, il che è avvenuto.
Siamo decisi a collaborare in tutte le forme con il Ministero perché in Campania


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questi entroterra criminali vengano finalmente sconfitti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.

MARIO TASSONE. Ritengo che non si tratti di mostrare i muscoli o meno; noi parliamo con molta serenità al ministro dell'interno. Credo poi che egli dovrebbe essere aduso ad alcuni temi ma soprattutto ad alcuni interventi.
Il problema che abbiamo affrontato, oggetto dell'informativa, non è diverso da altri; non c'è una dicotomia, una discontinuità, si tratta del problema precedente.
Prendiamo atto dell'operazione condotta per quanto riguarda gli immigrati, del tentativo di bloccare alcuni fatti criminosi che si verificano in questa realtà. Ma il problema è uno solo - qui non ne abbiamo sentito parlare, anzi lo hanno fatto alcuni colleghi e siamo tutti d'accordo - e concerne i responsabili di queste organizzazioni criminose. Esse sono forti e radicate sul territorio ed un'operazione non può essere sbandierata come un successo, un grande successo o una grande svolta, se manca la grande capacità di sradicare le nuove mafie e le nuove criminalità, che stanno prendendo il posto delle vecchie mafie e delle vecchie criminalità, soprattutto nel meridione. Prima c'era il contrabbando di sigarette, poi siamo passati alla droga ed ora alla tratta delle bianche: si tratta di un dato sul quale voglio richiamare l'attenzione del ministro.
Affronto ora un altro aspetto. Gli immigrati entrano nel nostro paese: ma c'è un controllo? È possibile che non vi sia alcuna possibilità di contrapporre un minimo di controllo all'entrata di immigrati nel nostro paese? Come si controlla il territorio? Signor ministro, vi sono piccoli paesi dove vivono nuclei di mafiosi; lei questo lo sa, non può non saperlo. Allo stesso modo, ci sono piccoli paesi della Calabria, e non soltanto della Calabria, in mano a tali organizzazioni criminose.
Come è stata fatta un'operazione in Campania, non trattandosi di un fenomeno circoscritto che comincia e finisce in quella regione bensì di un fenomeno diffuso, perché non la si fa sull'intero territorio nazionale? Ciò lo si deve ad una maggiore professionalità delle forze di polizia, ad una maggiore capacità investigativa delle forze di intelligence? Si pone allora un problema di coordinamento delle forze di polizia, di capacità di contrapporsi e contrastare la criminalità organizzata.
Il problema è la presenza organizzata e razionale delle forze dell'ordine sul territorio nazionale, ma non sul piano della quantità; finiamola col discorso della quantità, la vera questione è rappresentata dal miglior impiego sul piano qualitativo delle energie e delle forze di polizia presenti sul territorio.
Ritengo si tratti di una valutazione da fare con riferimento alle vicende in questione, che sono ovviamente destinate a moltiplicarsi, a scardinare e lacerare ulteriormente alcune situazioni sociali e civili esistenti all'interno del territorio meridionale, e non solo. Nessuno vuole fare polemiche, né rivolgere accuse pregiudiziali o preconcette; noi stiamo soltanto registrando un'oggettiva debolezza, della quale dobbiamo prendere atto. Speriamo che dopo tale informativa - lo ripeto per la seconda volta - vi sia un sussulto di orgoglio, e di dignità in questo caso, da parte del ministro dell'interno - da non confondersi con gli interni perché la devolution non concerne questa materia (ciò ci tranquillizza) -, affinché ci chiarisca fino in fondo quale sia la situazione dell'ordine pubblico nel nostro paese, al di là dei trionfalismi e delle enfatizzazioni. Credo che un atto di verità e sincerità al Parlamento si debba.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Tassone.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Biondi. Ne ha facoltà.

ALFREDO BIONDI. Signor Presidente, signor ministro, in realtà pensavamo ad


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un'informativa più corrispondente alle urgenze per le quali io stesso ed altri colleghi abbiamo sollecitato la sua presenza in quest'aula; non lo abbiamo fatto per sciuparle il pomeriggio, ma solo per disporre di dati maggiori rispetto a quelli che le notizie di stampa, talvolta faziose ma mai avare, danno su queste vicende. Se il buongiorno si vede da «Il Mattino» di Napoli, avremmo voluto sapere, ad esempio, se anche in questo caso una retata spettacolarizzata - come ha detto giustamente il collega Siniscalchi - sia stata preceduta da qualche evento o se ad essa si sia dovuto procedere perché è successo qualcosa che ha smosso dal torpore una consuetudine di accettazione del fatto, che poi determina - motus in fine velocior - una «presa» che in questo caso rasenta quasi la retata dell'epoca in cui si faceva di un gesto apparente una prova dell'insufficiente conoscenza del fatto, degli antefatti e dei soggetti che li hanno determinati.
Il Mattino di Napoli ha detto che la camorra è uno Stato nello Stato! È stato detto riferendo quello che il CSM ha scritto, affinché il plenum lo valuti; troppi casi di corruzione tra le forze dell'ordine determinano - ed è possibile che si verifichi - un'acquiescenza, una tolleranza e quindi, alla fine, l'esigenza di «fare la faccia feroce» con quelle povere donne, con le «lucciole», spegnendo le quali, non si elimina il male!
Ci sarebbe da chiedere se corrisponda al vero - come si attribuisce al procuratore della Repubblica Cordova, che non è tenero; anzi, è giustamente severo erga omnes - il fatto che vi siano 3.500 casi di reati commessi da pubblici ufficiali e di questi 700 soggetti farebbero parte delle forze dell'ordine (o presunte tali) e se questo non sia un qualcosa rispetto al quale l'esigenza di chiarezza non si dovrebbe limitare alla lettura di un «mattinale» di questura, ma richiederebbe invece un'analisi.
Capisco perfettamente, peraltro, che i tempi di questo dibattito e anche le esigenze che lei giustamente rivendica di un contraddittorio, non le consentano, signor ministro, quello che io, invece, le voglio consentire: infatti, assieme ad altri colleghi, la solleciteremo sul versante del problema degli stranieri.
Sia molto chiaro: sia tra gli stranieri sia tra gli italiani vi sono le persone oneste e le persone disoneste, forse nella stessa percentuale; non dico a Napoli o a Genova, dove pure vive una certa criminalità di questo tipo. Il problema è vedere come possano arrivare, annidarsi e creare quei gangli che lei - quando parlava di Trieste e di Napoli - ha denunciato: come possa verificarsi tutto questo e come possa conciliarsi con l'esigenza di dare lavoro a chi ne ha bisogno; e il bisogno può essere anche funzionale - come è stato richiesto in certe zone del paese - ad una presenza di persone perbene di qualunque colore, razza o religione che facciano del lavoro lo strumento della propria vita e che non approfittino di arrivare in Italia per determinare una situazione grave di commistione criminosa, che è provocata dai risultati che il suo collega della giustizia (l'amico Fassino) ha richiamato più volte sulla presenza quantitativa e stragrande di stranieri in carcere.
Ieri il dottor Caselli ha detto, nel corso di un dibattito organizzato dal CDU, che si tratta di una specie di «avanzi di galera», di «discariche sociali»! Noi non vogliamo che sia così per gli uomini, non vogliamo che siano «discariche sociali» ma, per evitare questo, deve intervenire efficacemente il ministro degli «affari interni»... Dico «interni» perché sono più di uno: lei non ha un «interno solo», non ha l'uso di cucina, lei ha gli «interni» (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)...

MARIO TASSONE. Gli «affari interni»!

ALFREDO BIONDI. ... che corrispondono a varie materie. Poi che si dica per ragioni di sintesi «interno», non ho nulla da obiettare. Anch'io ho studiato un po' di diritto amministrativo: forse prima di lei, ma non di più di lei; di conseguenza, ora non ne faccio una questione di lessico giuridico, ma di sostanza.


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Poiché mi pare di avere esaurito il tempo a mia disposizione, credo sia giusto riconvocarla nuovamente, onorevole Bianco.
Lei sa che le sono stato amico quando lei era un ragazzino e l'ho sempre ammirata. È certo però che la collega Sbarbati, quando le ha fatto quella sorta di apologia «trasfrontaliera», ha voluto fare un atto di riguardo nei suoi confronti; ed io mi sono permesso di scherzarci sopra.
Vorrei fargliene anch'io, glielo dico sinceramente, ma non posso perché credo che il modo di affrontare i problemi non sia stato pari alle aspettative, legittime o illegittime che fossero, da parte di chi la conosceva prima che facesse il ministro.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Biondi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Sbarbati. Ne ha facoltà.

BENITO PAOLONE. Attenta ...

LUCIANA SBARBATI. Sto attenta, sto attenta, non preoccuparti.
Ascoltando con attenzione le parole del ministro e la sua esposizione dei fatti, quindi i fatti e non le chiacchiere, mi ritrovo in una posizione del Governo e del ministro che è assolutamente seria, consapevole di un problema drammatico che, peraltro, non è nato adesso, onorevole Biondi. Lei, che vanta tanta esperienza in termini politici, professionali ed ha anche una veneranda età - se mi permette - e conosce meglio di me i problemi che stiamo trattando, sa che non sono nati ieri, sa che la complessità che noi oggi stiamo vivendo è la complessità di un sistema globale che mette in interconnessione non solo la nostra mafia, ma tutte le mafie, che mette in circolo dei germi e dei batteri che sono difficilmente contrastabili da soli e quindi pone una questione di fondo e di forza oggi, qui, in quest'aula, nel nostro Governo, nella coscienza del nostro ministro (come io credo). È il problema di trovare soluzioni a fronte di fenomeni così complessi, che oggi rimettono in circolo vecchi nei e vecchie criminalità con un incredibile alone di novità in termini di capacità di aggressione di un tessuto sociale virtuoso e pulito, e soprattutto indifeso, rispetto alla nuova tecnologia e alle nuove possibilità di diffusione e di camuffamento. Occorre trovare sistemi nuovi, diversi, non solo nazionali, ma internazionali ed europei.
Non possiamo contrastare la mafia albanese, né il sistema del racket e della prostituzione, né quello del contrabbando, né tutto quello che lei vuole, onorevole Biondi. Se non riusciamo a fare questo discorso insieme agli altri ministri europei - perché il problema dell'immigrazione clandestina non è solo nostro, visto che ciò che viene dal Mediterraneo sale verso il nord Europa, del quale l'Italia è la porta d'ingresso - il problema non può essere risolto solo dal Governo italiano. È inutile che facciate della questione sicurezza un problema di battage pubblicitario per vincere le elezioni. Le vincerete, ma non avete bisogno di fare questo discorso. Non ne avete bisogno e non ci dovete speculare sopra, perché sapete quanto il problema è complesso: lei, onorevole Biondi, lo sa bene, visto che è stato ministro di grazia e giustizia.
Noi siamo la porta del nord Europa, siamo una porta aperta su un mare aperto che naturalmente deve vedere tutti, con la coscienza politica e istituzionale, assumersi le proprie responsabilità. Se non vi è un'azione concertata di tutti i Governi che si affacciano sul Mediterraneo, potremo certamente compiere tutte le azioni brillanti che il Governo ha fatto, spettacolari o non spettacolari che siano...
Vorrei sollevare una questione di fondo - voglio dirlo anche al ministro - che, come donna, mi sento di rappresentare. Cerchiamo di avere un po' di rispetto per queste persone. Non sono prostitute: prima sono persone, prima sono donne e poi sono prostitute. E non credo assolutamente che lo facciano perché si trovano bene in mezzo alla strada. Qualcuno le sfrutta, le violenta, qualcuno le mette sulla strada. Dunque, colpiamo i «magnaccia», colpiamo coloro che speculano su queste persone. Quelli devono essere colpiti! Le


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altre persone, che sono vittime, devono essere aiutate, rieducate, possibilmente con un'azione concertata che impedisca prima di tutto che questi fenomeni si manifestino e che faccia leva su un senso di maggiore rispetto, anche sulla stampa. Una prostituta uccisa è una donna che è stata uccisa! È un essere umano che ha una sua dignità, ancorché faccia quel mestiere che non ha scelto certamente per vocazione, ma che gli è stato imposto da un mondo crudele e cruento!

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Galli, che aveva chiesto di parlare: si intende che vi abbia rinunziato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Landi di Chiavenna. Ne ha facoltà.

GIAMPAOLO LANDI di CHIAVENNA. Signor ministro, lei sa perfettamente come lo so io che nell'ultimo anno di legislatura non c'è alcun atto politico o azione politica che non siano connessi con la ricerca del consenso e quanto importante sia la richiesta del consenso sul grande problema della sicurezza. Lei lo sa perfettamente. È noto, infatti, da un sondaggio del Censis, che la microcriminalità è segnalata come la preoccupazione principale da parte dei nostri cittadini. Nell'ambito di tale fenomeno, più del 74 per cento della popolazione italiana tende ad esprimere un elemento di forte preoccupazione in una valutazione negativa del fenomeno dell'immigrazione, purtroppo non solo quella clandestina.
Peggio ancora, il 74,5 per cento della popolazione italiana ritiene troppo permissive le norme sull'immigrazione. Signor ministro, quando lei definisce l'operazione del 18 luglio scorso controllo straordinario del territorio, credo che ammetta - non so se consapevolmente - che, trattandosi di un'operazione straordinaria, indica la mancanza di una capacità organizzativa di ordinaria amministrazione della sicurezza del territorio.
Mi chiedo e le chiedo, signor ministro, per quale ragione, visto che il fenomeno della sicurezza e il problema dell'immigrazione clandestina sono noti da molto tempo - mi riferisco, come lei ha detto giustamente, alle associazioni di sfruttamento della prostituzione, alle organizzazioni di criminalità nazionali e internazionali - queste azioni di forte presenza sul territorio e di repressione del fenomeno della criminalità, vale a dire i suddetti strumenti di controllo, di monitoraggio del territorio e di politica della prevenzione e, quando è necessario, della repressione, non vengano adottati nell'ordinarietà dell'azione delle forze dell'ordine.
Spero di non toccare la sua suscettibilità nel dirle, signor ministro, che forse la preoccupazione di perdere sempre più consenso politico agli occhi degli italiani fa sì che il ministro dell'interno, di concerto evidentemente con il Presidente del Consiglio, adotti politiche che smentiscono, nei fatti, la politica della solidarietà sociale, quella politica volta a un processo di integrazione che è stata adottata, nel bene o nel male, dai suoi predecessori.
Signor ministro, lei sicuramente sa che l'Herald Tribune ha documentato in un articolo molto ben scritto la presenza di 15 mila persone nigeriane dedite alla prostituzione sul territorio italiano. Si tratta di 15 mila persone che si sono introdotte clandestinamente nel territorio italiano nell'arco di molti anni e certamente non è un fenomeno riconducibile agli ultimi mesi.
Prendiamo atto che, a fronte di questo numero immenso e dell'incapacità del Governo, il Ministero dell'interno (non tanto perché lei è qui, ma per quanto non è stato fatto in passato) ha di fatto tollerato la presenza di questo numero impressionante di persone.
Oggi prendiamo atto che 90 delle 15 mila sono state espulse; anche se lo devo dire dai banchi opposti a quelli delle colleghe Nardini e Sbarbati, mi chiedo che senso abbia avuto da parte di questa maggioranza, nell'ambito del testo unico sull'immigrazione, licenziare l'articolo 18, che prevede una politica della protezione sociale nei confronti delle donne sfruttate dalle organizzazioni criminali, quando per cercare un consenso a breve e per cercare


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un consenso sul grande fenomeno della sicurezza, quindi dell'immigrazione clandestina, lei non ha avuto timore di impartire disposizioni durissime per far espellere in 24 ore non i torturatori, gli schiavisti, coloro che sfruttano l'immigrazione, ma 90 persone, 90 donne che saranno reintrodotte ai margini della società del paese nigeriano. Infatti, sappiamo che in quel paese saranno messe ai margini della società e saranno considerate persone senza alcuna dignità.
Noi colpiamo gli indifesi e non abbiamo il coraggio, la forza e la volontà di colpire seriamente coloro che determinano queste situazioni, che creano grande preoccupazione in tutti i cittadini. Sono queste le accuse che il centrodestra rivolge alla maggioranza e al Governo.
Noi non siamo pregiudizialmente contrari all'immigrazione, ad un sano processo di integrazione...

PRESIDENTE. Onorevole Landi di Chiavenna, per cortesia, deve concludere.

GIAMPAOLO LANDI di CHIAVENNA. ... siamo contrari al lassismo, al finto buonismo e oggi siamo ancora più contrari a questa strumentalizzazione dell'immigrazione per cercare il consenso, che comunque non vi arriverà (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Moroni. Ne ha facoltà.

ROSANNA MORONI. Signor Presidente, ringrazio il ministro per le informazioni che ci ha fornito, anche se avrei voluto qualche dettaglio in più.
Noi riteniamo che la lotta ai trafficanti di essere umani debba essere ferma e durissima, perché indubbiamente è inaccettabile che donne, e spesso anche bambine, siano private di ogni dignità umana, ma vorrei fare questo rilievo anche ai nostri concittadini consumatori di questa carne dolente. Tuttavia, nel momento in cui si cerca di colpire gli sfruttatori, i trafficanti, vorrei che si facesse attenzione a non colpire, allo stesso tempo, ulteriormente e pesantemente le vittime.
Si tratta - lo sappiamo bene - di veri drammi umani, che sconfinano spesso in vere e proprie tragedie. Credo, quindi, che, accanto alla necessità di colpire duramente gli sfruttatori, vi sia quella di tutelare con forza i diritti di coloro che sono oppressi e sono oggetto di sopraffazione, di minacce, di ricatti e di violenze.
In proposito il testo unico sull'immigrazione, all'articolo 2, è esplicito, quando afferma che allo straniero comunque presente sul nostro territorio sono riconosciuti i diritti fondamentali della persona umana, così come è esplicito l'articolo 13 del testo unico, che prevede l'espulsione immediata di clandestini solo qualora il prefetto rilevi il rischio che essi possano fuggire e solo valutando se non vi sia una possibilità di inserimento sociale, familiare e lavorativo. È su questi aspetti che averi voluto alcuni dati in più.
Avrei voluto sapere se, nel momento in cui si è decretata l'espulsione di queste donne, si sia tenuto conto della possibilità, per loro, di regolarizzarsi; se si sia tenuto conto dell'eventualità che avessero già presentato istanza per il permesso di soggiorno. Mi risulta, ad esempio, ministro, che a Cesano, un mese or sono, siano state espulse cinque donne, cinque prostitute extracomunitarie, e che tre di esse avessero avanzato la richiesta di permesso di soggiorno. Credo che, anche alla luce di queste previsioni normative, ci debbano guidare regole elementari di umanità, ma anche di buon senso.
Tutelare le vittime dalle minacce e dalle ritorsioni significa anche preoccuparsi di altri eventuali pericoli connessi al rimpatrio. A me risulta che in Nigeria sia prevista la reclusione da uno a tre anni per il reato di emigrazione clandestina. Credo, quindi, che sia il caso di rivedere l'accordo stipulato con la Nigeria, considerando se sia pensabile, per un paese civile, rimandare nel paese di origine certe persone, sapendo che esse saranno ulteriormente prevaricate e violentate, perché rischieranno la galera. Vorrei che, prima di procedere a queste espulsioni, si verificasse se vi è un tentativo di uscire da questo giro, se vi è un tentativo di


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inserimento sociale, se si tratta di regolari o di «regolarizzandi», se queste persone magari non abbiano il diritto ad un permesso di soggiorno per protezione umanitaria.
Vorrei chiederle poi di intervenire anche a monte, perché credo lei sappia meglio di me che alcuni funzionari della nostra ambasciata a Lagos in passato sono stati denunciati per traffico di visti. Mi dicono che alcuni di questi funzionari non sono stati rimossi e sono ancora nella sede dell'ambasciata e vi lavorano. Mi dicono anche che questo traffico è stato dirottato in parte verso il Togo, l'Uganda e il Camerun. Credo sia necessario verificare se queste affermazioni siano fondate, perché anche così si combatte il traffico delle persone.
Mi permetto anche di suggerire una modifica al testo unico. Io sono tra coloro che hanno contribuito alla stesura della legge n. 40 sull'immigrazione, ma forse in fase di elaborazione non abbiamo tenuto abbastanza conto di un aspetto importante nella formulazione dell'articolo 12. L'esperienza ci ha insegnato che è difficile dimostrare il ruolo degli sfruttatori nel favorire l'ingresso delle donne a fini di prostituzione. Essendo dunque tanto difficile colpirli con le pesanti sanzioni previste dal comma 3 dell'articolo 12 - addirittura fino a quindici anni - per favoreggiamento dell'ingresso clandestino, che per l'appunto è difficilmente dimostrabile, sarebbe meglio tentare di modificare il testo unico estendendo tali sanzioni al caso di favoreggiamento del soggiorno clandestino finalizzato ugualmente allo sfruttamento della prostituzione, cosa molto più semplice di quanto non lo sia verificare il favoreggiamento allo stesso fine.
Desidero da ultimo, ministro, rivolgerle un appello accorato. Credo esista un enorme problema culturale connesso al fenomeno dell'immigrazione, una disinformazione, una distorsione della realtà rappresentata da tale fenomeno. Io le chiedo di fare una battaglia culturale per informare i cittadini italiani della complessità, dell'articolazione del problema; per dimostrare l'infondatezza dell'equazione «immigrati-criminalità» e per impedire una guerra tra poveri, alimentata dagli strati più deteriori della politica nostrana.
Non si presti anche lei a gareggiare con la destra in politiche repressive tanto immorali quanto assolutamente illusorie. E lo abbiamo verificato nel nostro paese quanto lo siano, come lo hanno verificato gli Stati Uniti e come lo ha verificato la Germania. Lavori, invece, per realizzare quei canali di ingresso regolari, previsti nella legge n. 40, che soli possono, da un lato, ridurre la clandestinità e, dall'altro, favorire l'integrazione e la convivenza pacifica e civile nel nostro paese.
Credo - ed ho concluso, Presidente - che quest'impegno, che spero il ministro assumerà, serva, oltre che agli stranieri e a noi stessi in termini di civiltà, anche a restituire dignità alle molte migliaia di italiani che sono emigrate in tutto il mondo per fame e miseria e che sono state ricevute - mi permetta la volgarità dell'espressione - a calci in faccia esattamente come ora noi riceviamo i poveri e gli affamati di molte parti del mondo (Applausi dei deputati del gruppo Comunista e del deputato Biondi).

PRESIDENTE. È così esaurita l'informativa urgente del ministro dell'interno su recenti operazioni di polizia riguardanti immigrati clandestini, svoltesi a Napoli.

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