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La seduta, sospesa alle 14, è ripresa alle 15,05.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'informativa urgente del ministro dell'interno sui recenti fatti di sangue avvenuti nella zona di Napoli e a Ferruzzano nella Locride.
ENZO BIANCO, Ministro dell'interno. Riferisco su alcuni gravi episodi criminosi che si sono verificati a Napoli e in provincia. Dal 15 luglio scorso ad oggi a Napoli e nella provincia si sono verificati quattro omicidi. È opinione degli investigatori,
allo stato delle risultanze in loro possesso, che nessuno di questi episodi sia riconducibile a contesti di criminalità organizzata e camorristica.
dal mese di febbraio. Dopo essere stati a Roma, si erano recati in Calabria e poi a Ferruzzano Marina. Nella nottata precedente il delitto i due ceceni, ritenendo di potervi trovare rifugio sicuro per un certo periodo, si erano introdotti nell'abitazione estiva del Varacalli, trascorrendovi una prima notte.
PRESIDENTE. Grazie, signor ministro.
PASQUALE GIULIANO. Signor Presidente, signor ministro, non è purtroppo la prima volta, né purtroppo sarà l'ultima, che il ministro dell'interno riferisce in aula su gravi fatti di sangue verificatisi a Napoli e a Caserta e sul preoccupante, costante, quotidiano allarme sociale che desta la presenza della criminalità organizzata in queste due province.
MAURA COSSUTTA. Esagerato!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giardiello. Ne ha facoltà.
MICHELE GIARDIELLO. La ringrazio, signor ministro, per avere risposto con urgenza alle sollecitazioni provenienti dall'Assemblea.
anche l'allarme per la collusione degli apparati della pubblica amministrazione con le forze criminali.
PASQUALE GIULIANO. Allora prendetene atto!
MICHELE GIARDIELLO. Allora, signor ministro, le chiedo: davanti a questi fatti, a questo scenario, quali iniziative immediate, straordinarie e strutturali, mettiamo in campo?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.
MARIO TASSONE. Signor ministro dell'interno, io sono tra coloro che vivono la propria vicenda parlamentare con molto realismo. Non pretendo né pretendevo da parte sua un'azione miracolosa per quanto riguarda i problemi e i temi che sono stati richiamati qui, ancora una volta, in termini drammatici. Ritengo però che una informativa del ministro dell'interno, a fronte di dati così sconvolgenti, dovesse essere un po' più completa ed organica. Certo, le notizie che lei ci ha dato sono molto interessanti, anche se molti di noi le avevano lette sui giornali (lei si è voluto scomodare, ma poteva anche inviarci qualche fax e li avremmo potuti leggere nell'aula di Montecitorio) e non lo dico con ironia perché i dati sono quelli che sono.
per sapere esattamente cosa intenda fare il ministro dell'interno per riportare alla legalità ampi territori del nostro paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sbarbati. Ne ha facoltà.
LUCIANA SBARBATI. Signor Presidente, devo dire che ho apprezzato quanto riferito dal ministro e, soprattutto, ciò che recentemente ha fatto, con chiarezza di posizioni nei confronti dei cittadini italiani e delle forze politiche. È chiaro che la situazione è difficile ed è altrettanto chiaro che, su un terreno estremamente delicato, dove l'Italia ha subito colpi molto gravi alla pulsazione civile del suo cuore democratico, occorre muoversi con estrema delicatezza.
ALFREDO BIONDI. Ci si è mossa da Bruxelles!
LUCIANA SBARBATI. Sì, Biondi, mi sono mossa da Bruxelles con tempestività e buona volontà e non me ne pento!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sbarbati.
DARIO GALLI. Signor Presidente, se i colleghi hanno finito di dare spettacolo, parliamo di cose serie.
abitare nella casa di un altro, per la quale il diritto di proprietà non esiste, per la quale la vita di un uomo vale zero dal momento che lo si può uccidere come una bestia, a colpi di accetta. Ma sono le persone che voi difendete con le vostre leggi, con la Turco-Napolitano.
ENZO BIANCO, Ministro dell'interno. Non spetta a lei!
PRESIDENTE. Onorevole Galli, lei si comporti adeguatamente al suo ruolo.
DARIO GALLI. No, non ci si rivolge in questa maniera.
PRESIDENTE. Faccia il parlamentare: parli e non si permetta di sostituire la Presidenza!
DARIO GALLI. Se lei fa il Presidente, faccia comportare in maniera adeguata il signor ministro.
PRESIDENTE. Lei stia al suo posto.
DARIO GALLI. Io sono al mio posto e mi sto comportando adeguatamente.
PRESIDENTE. Allora, continui il suo intervento e non richiami nessuno, perché non è successo niente.
DARIO GALLI. Lei non ha visto, perché ha le spalle voltate.
PRESIDENTE. Mi scusi, nessuno ha parlato. Anche quella verbale è una forma di violenza.
DARIO GALLI. È ciò che ha fatto il signor ministro in questo momento.
PRESIDENTE. La richiamo ad un atteggiamento consono all'aula parlamentare.
DARIO GALLI. Benissimo. Stavo dicendo che la scusa che accampate per fare questo discorso è che abbiamo bisogno di queste persone per farle lavorare nelle fabbriche - a me risulta che in Italia vi siano tre o quattro milioni di disoccupati, per cui forse sarebbe meglio far lavorare prima queste persone - o che esse pagheranno le nostre pensioni: certo, magari a colpi di accetta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cola. Ne ha facoltà.
SERGIO COLA. Signor Presidente, per la verità, devo dare atto al ministro Bianco di aver avuto in questa sede un po' di rispetto del Parlamento, perché si è limitato ad una sterile relazione sui fatti e non si è lasciato andare ad esternazioni
sui mass media, come spesso fa, naturalmente quando non è impegnato in avvenimenti di carattere mondano. Ha avuto rispetto del Parlamento, in quanto nulla avrebbe potuto dire, oltre a svolgere una sterile relazione.
DOMENICO BOVA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo?
DOMENICO BOVA. Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DOMENICO BOVA. Intendevo fare alcune precisazioni. Il ministro ha sviluppato una puntuale relazione sui fatti che si sono verificati in Calabria ed io volevo esprimere un apprezzamento per la tempestività con cui si è arrivati alla cattura degli autori del terribile episodio di Ferruzzano, dove è stato colpito in maniera crudele un nostro concittadino che ritornava dal luogo dove vive e lavora per trascorrere le ferie in Calabria. Avere mobilitato le forze dell'ordine ed avere rinchiuso nelle patri galere gli autori di questo terribile misfatto nello spazio di ventiquattr'ore mi pare importante.
PRESIDENTE. Onorevole Bova, magari suggerisca qualcosa sull'ordine dei lavori, per cui ha chiesto la parola.
MARIO TASSONE. Facciamo una seduta per un encomio solenne al ministro! Stabiliamo subito la data!
ALFREDO BIONDI. La difesa d'ufficio c'è ancora, mi pare, ma serve a poco.
PIERGIORGIO MASSIDDA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo, onorevole Massidda?
PIERGIORGIO MASSIDDA. Signor Presidente, anch'io ero sollecitato ad intervenire sull'ordine dei lavori per parlare della situazione disastrosa della Sardegna, ma ritengo opportuno evitarlo per proseguire i nostri lavori. Ritengo che il collega abbia detto delle cose giuste, però è stato un po' irrispettoso dei lavori dell'Assemblea: infatti, a questo punto, potremmo intervenire tutti; ad esempio, io potrei parlare per ricordare gli innumerevoli omicidi commessi in questi giorni in Sardegna, dove non si è trovato alcuno dei mandanti e dove vi sono ancora nove comuni che da tanti anni non hanno un'amministrazione. Tuttavia, ritengo che il problema in esame sia più complesso, per cui, affrontiamolo punto per punto, cercando di non superare i colleghi con interventi sull'ordine dei lavori, che non servono a nulla.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Massidda.
RAFFAELE MAROTTA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Sempre sull'ordine dei lavori?
MARIO TASSONE. Ormai è una parola d'ordine!
PRESIDENTE. Se un collega chiede la parola sull'ordine dei lavori, glielo consento. Ne ha facoltà.
ELIO VELTRI. Presidente, par condicio!
RAFFAELE MAROTTA. Signor Presidente, le ho chiesto la parola in quanto lei ha consentito all'onorevole Bova di parlare sull'ordine dei lavori quando, invece, ha parlato di tutt'altro.
ELIO VELTRI. E dov'è?
RAFFAELE MAROTTA. Il «pacchetto sicurezza», signor ministro, fu presentato alla Camera dei deputati nell'aprile 1999 ed ha avuto l'esito che ha avuto: è stato licenziato dalla Commissione giustizia ed è stato persino calendarizzato; abbiamo anche discusso su un articolo (il primo), dopodiché non se ne è saputo più nulla. Quello, infatti, è un «pacchetto» che non serve a niente! Signor ministro, lei lo sa perché lo avrà studiato: è un «pacchetto» che può servire a tutto, fuorché alla sicurezza dei cittadini. Il Governo se ne è reso conto, tant'è vero che quel «pacchetto» ormai è scomparso dalla circolazione. Eppure, sia l'onorevole D'Alema, sia l'onorevole Jervolino Russo, sia lei, signor ministro, avete sostenuto che è necessario approvare quel «pacchetto», quasi che esso fosse un toccasana. Quel «pacchetto», non è niente! Voi non avete fatto niente! Dovete avere il coraggio di mettere mano alla modifica della legge Gozzini, in quanto in quel 5 per cento dei casi in cui si scopre l'autore del reato, il colpevole non sconta la pena.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Marotta. Prendo la sua come sollecitazione sull'ordine dei lavori, affinché quell'importante provvedimento prosegua il suo iter parlamentare.
BENITO PAOLONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Anche lei sull'ordine dei lavori? Ne ha facoltà.
ROSANNA MORONI. Presidente, non è serio questo modo di procedere.
BENITO PAOLONE. Signor Presidente, intervengo anch'io sull'ordine dei lavori, in quanto sapevo - come ci ha comunicato il Presidente Violante - che il ministro degli interni sarebbe venuto oggi, per cui mi sono preoccupato di essere presente per seguire la sua informativa. Infatti, egli è posto a tutela della sicurezza di tutti i cittadini, per cui è sicuramente nelle condizioni di offrirci il massimo di serenità, per il tipo di presenza e di efficace intervento da parte degli organi del Ministero degli interni. Avendo invece assistito alla proposizione quasi di una rassegna stampa, sull'ordine dei lavori mi viene da chiedere come mai il ministro dell'interno non abbia raccolto in tale rassegna stampa le ultime dichiarazioni che lui stesso ha fatto - essendo sempre lui il ministro degli interni - relativamente ai gravi pericoli che sussisterebbero nella città di Catania, nell'ambito dell'attività amministrativa di quella città, in cui sarebbero presenti personaggi che appartengono al peggio del peggio della prima Repubblica. Detto da un ministro degli
interni è qualcosa di estrema gravità, perché può preludere a chissà quali guai. Il ministro avrebbe avuto il dovere di chiarire cosa intendeva dire, perché è scandaloso che faccia quelle minacce nella sua veste di ministro. Lo stesso può dirsi relativamente ad un'analisi e ad un giudizio da lui espressi sulla regione siciliana, che sarebbe peggio della stessa mafia. Ora, se un ministro degli interni si può permettere di battere le mani sul tavolo, innervosendosi - io lo conosco benissimo, quindi so di quale pasta è fatto - ...
ENZO BIANCO, Ministro dell'interno. Chiedo scusa, Presidente, ma dovrei almeno avere la possibilità di replica!
BENITO PAOLONE. ...e mentre viene a rispondere, di fronte al dramma che sta vivendo il nostro paese (e nella nostra città, Catania, si ha il più alto grado di microcriminalità, si arresta un minorenne al giorno), fa di queste dichiarazioni... Certamente credo che questa seduta sia stata esemplare per cogliere ulteriori motivi di preoccupazione e di amarezza per come si stanno svolgendo le cose...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Paolone.
BENITO PAOLONE. ...dal momento che il ministro degli interni evidentemente ci rappresenta tutti, sul piano della sicurezza.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Paolone.
Dopo l'intervento del ministro dell'interno, potrà intervenire un deputato per gruppo per cinque minuti, nonché un rappresentante per ciascuna delle componenti del gruppo misto.
Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, avvocato Enzo Bianco.
In particolare, il 15 luglio alle ore 23,30, a Casalnuovo, a seguito di una lite tra condomini, è stata uccisa Carmela Scamaccia. Dalle indagini svolte immediatamente dalla squadra mobile e dal commissariato di Acerra è emerso che nel cortile antistante il condominio era insorta una lite tra il padre della vittima ed un altro condomino, per motivi legati ad una controversia; nel corso del contrasto, interveniva un altro condomino, Vincenzo Caputo, che esplodeva alcuni colpi con una pistola calibro 7,65 detenuta illegalmente, uno dei quali raggiungeva mortalmente al capo la giovane, che in quel momento si era affacciata al balcone della propria abitazione. A carico di Vincenzo Caputo la procura della Repubblica presso il tribunale di Nola ha emesso un provvedimento di fermo di indiziato di delitto. Nella serata del 17 luglio successivo, il Caputo si è costituito presso la stazione dei carabinieri di Castello di Cisterna ed è stato, quindi, arrestato e condotto nella casa circondariale di Poggioreale.
Il 15 luglio, a Villaricca, sempre in provincia di Napoli, verso le ore 22, due giovani armati a bordo di un motorino hanno tentato di rapinare della propria autovettura Gaetano De Rosa. Alla reazione della vittima i rapinatori hanno esploso due colpi d'arma da fuoco e ferito gravemente alla schiena e all'addome il De Rosa, successivamente deceduto. L'Arma dei carabinieri sta svolgendo accurate indagini sull'episodio.
Il 18 luglio, verso le ore 15,30, a Caivano, in provincia di Napoli, un individuo presentatosi con un complice a bordo di un'autovettura presso il consorzio agrario dei fratelli Cannavacciuolo, dopo avere chiesto ad uno dei titolari dove si trovasse il fratello, è entrato nello stabile ed ha esploso contro Gennaro Cannavacciuolo, di anni 40, pregiudicato, tre colpi di pistola calibro 7,65, uccidendolo sul colpo. Il fratello dell'assassinato, di nome Domenico, consigliere comunale a Caivano, è intervenuto sparando contro gli aggressori colpi d'arma da fuoco ed è stato a sua volta ucciso.
Il duplice omicidio, secondo gli investigatori, è verosimilmente riconducibile ad una vendetta familiare. Gennaro Cannavacciuolo addivenne ad una separazione tumultuosa, il cui epilogo fu l'assassinio della ex moglie da parte del suocero, Francesco Cannavacciuolo. I processi di primo e secondo grado si sono conclusi con la condanna di quest'ultimo. Sulla base delle prime indagini svolte dalle forze di polizia si può fondatamente ritenere che gli episodi delittuosi sopra citati sono probabilmente da imputare a manifestazioni di violenza non riconducibili né alla cosiddetta criminalità di strada, né alle azioni criminose poste in essere, anche di recente, dalle organizzazioni di tipo camorristico presenti a Napoli e provincia.
Devo dire, però, che ho impartito istruzioni alle autorità di pubblica sicurezza affinché proseguano le indagini comunque in ogni direzione e in modo tale che siano coltivate anche altre possibili letture, soprattutto rispetto a questo terzo - consentitemi di dire - gravissimo episodio; infatti, mentre per gli altri due è evidente il tipo di reato di cui si tratta, e vi è una relativa sicurezza in proposito, sull'ultimo episodio naturalmente permangono alcuni dubbi.
Nella zona di Caivano, tra l'altro, è attentissima la vigilanza da parte della prefettura, della questura e del comando provinciale dei carabinieri anche in relazione alle vicende recentissime che hanno interessato il consiglio comunale, dove sembra si vada verso un preannuncio di dimissioni e di scioglimento, non sappiamo se in qualche misura legate anche al clima di particolare tensione e preoccupazione che vi può essere.
Si tratta di fatti nel complesso imprevedibili maturati in contesti ambientali fortemente degradati e violenti, quale quello di Casalnuovo, nei quali anche le vicende familiari vengono affrontate e risolte secondo la logica della ritorsione, della vendetta cieca e assurda.
Lo stesso fatto delittuoso avvenuto a Villaricca non ha trovato ancora una sua chiave di lettura, atteso che potrebbero avervi concorso vicende personali estranee alla rapina, ma, come ho detto, vorremmo ancora approfondire in modo adeguato la questione.
Le vicende, anche per le modalità di esecuzione, sono state riprese con particolare enfasi da parte dei mass-media, che naturalmente non hanno mancato di sottolineare il facile ricorso alle armi detenute in maniera illegale, cui è legata anche la lite di condominio.
Nel settore della polizia amministrativa - questo è il dato importante che volevo fornire alla Camera - per la parte che riguarda le autorizzazioni al porto di pistola sono in corso di validità 1.741 porti di pistola; il prefetto di Napoli negli ultimi tre anni ha revocato 200 autorizzazioni ed ha respinto nuove 611 richieste, su cui la prefettura di Napoli ha espresso una valutazione negativa.
Per quanto riguarda l'episodio di Ferruzzano, in provincia di Reggio Calabria, nella giornata di martedì 18 luglio due coniugi di origine calabrese, Pietro Varacalli e Teresa Nocera, entrambi residenti a Tradate in provincia di Varese, unitamente alla nipotina Giulia Varacalli di otto anni, tentavano di accedere alla loro abitazione di proprietà a Ferruzano Marina, in contrada Mingiola, per trascorrervi il periodo delle vacanze estive. In realtà all'interno dell'abitazione sorprendevano una coppia di occupanti abusivi di nazionalità straniera che si erano introdotti la sera precedente dopo aver forzato una persiana.
Secondo la ricostruzione effettuata sulla base delle primissime indagini e delle numerose e dettagliate testimonianze raccolte sul posto, dopo un rapidissimo alterco tra il Varacalli e i due occupanti abusivi, nell'abitazione si sviluppava una violenta colluttazione nel corso della quale l'aggressore colpiva ripetutamente con un'accetta ed un coltello le tre persone della famiglia, causando il decesso di Pietro Varacalli, ferite di arma da taglio alla signora Nocera e addirittura un trauma con sfondamento della scatola cranica alla piccola Giulia.
Subito dopo il fatto criminoso, al quale come ho detto hanno assistito diversi testimoni, una telefonata giungeva al 113 del commissariato di pubblica sicurezza di Bovalino, che provvedeva ad inviare immediatamente sul posto equipaggi delle volanti che si trovavano in servizio di pattugliamento e della polizia anticrimine in attività di prevenzione. Gli uomini della pubblica sicurezza, coordinati dal dirigente del commissariato di Bovalino, raccoglievano in loco dai testimoni, ed in particolare da uno stretto congiunto della signora Nocera, le prime indicazioni per tentare di rintracciare gli autori dell'aggressione criminale, identificati in due persone, un uomo ed una donna, dell'età apparente di circa quarant'anni, i quali erano stati visti fuggire dalla casa della famiglia Varacalli.
Gli stessi equipaggi della pubblica sicurezza, coadiuvati da altri uomini e mezzi mobilitati ad hoc, iniziavano immediatamente un'attività per la ricerca e l'arresto dei presunti responsabili, limitandola al tratto di litorale compreso tra la stessa Ferruzzano Marina e Africo Nuovo, nella convinzione che non potessero essersi allontanati troppo dal luogo del delitto.
In effetti, dopo pochi minuti, un uomo e una donna venivano rintracciati sul lungomare di Ferruzzano Marina, nascosti in un canale di scolo dell'acqua piovana. L'uomo indossava ancora indumenti vistosamente macchiati di sangue, mentre le sue caratteristiche somatiche corrispondevano alle descrizioni sommarie raccolte dagli operatori di polizia.
I due venivano identificati come Ivanov Alexei, di quarantadue anni, e Ivanova Tatiana, di quarantacinque anni, marito e moglie, entrambi nati a Grozny, in Cecenia. Secondo la successiva ricostruzione degli investigatori, alla quale si aggiungono le dichiarazioni degli arrestati (che vanno però accolte con beneficio di inventario), gli Ivanov si trovavano in Italia, dove si erano introdotti irregolarmente,
Le indagini sono state affidate dalla magistratura al commissariato di Bovalino; i due sedicenti ceceni si trovano in stato di custodia cautelare nel carcere di Locri in attesa del primo interrogatorio da parte del magistrato, con l'accusa di omicidio e duplice tentato omicidio.
Per quanto riguarda, infine, le condizioni di salute delle vittime superstiti della brutale aggressione, la piccola Giulia è ancora in prognosi riservata, dopo aver subito un'operazione al capo, ricoverata presso gli ospedali riuniti di Reggio Calabria; non destano invece preoccupazioni le condizioni della signora Nocera, che ci risulta ancora ricoverata presso l'ospedale di Locri con una prognosi di quindici giorni per le ferite da arma da taglio riportate.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Giuliano. Ne ha facoltà.
Certo, i recentissimi fatti di Caivano, a quanto sembra e a quanto ha riferito lei in questo momento, non hanno nulla a che vedere con la camorra, ma la cosa, a mio avviso, conta poco e nulla cambia rispetto alla situazione generale. Sta di fatto che a Napoli, dove anche secondo un'immagine da cartolina che una certa pseudocultura proponeva si viveva per scommessa contro la fame e la miseria, ora si vive per scommessa contro la violenza della malavita, organizzata o meno che sia.
La vita a Napoli e a Caserta sembra non avere più valore: ormai si spara sempre, comunque e dovunque, e non sono, signor ministro, gli spari pirotecnici, anch'essi cari ad una certa immagine di colore, di rumorosità e spensieratezza che Napoli evoca ancora secondo una certa subcultura; si tratta, invece, degli spari delle rivoltelle e dei mitra che spesso, troppo spesso, colgono il segno.
Signor ministro, è ora di dire basta. Certo, lei e i suoi ultimi predecessori avete pronunziato questa parola più volte, ma il tempo delle declamazioni è ormai finito; ora è arrivato il momento delle responsabilità, una responsabilità che deriva proprio da quello che avete detto, che avete promesso e che non avete saputo o voluto mantenere. Da anni state affermando che della criminalità organizzata avete un quadro sufficientemente chiaro e, del resto, in ultima analisi, almeno da un certo punto di vista e da circa un decennio, il fenomeno non è così oscuro. Della camorra si conosce ormai tutto o quasi: organigramma, strategie, tattiche, obiettivi, forza, mezzi, consistenza e diffusione. Da decenni si è giunti alla conclusione che l'esigenza repressiva e quella preventiva vanno assecondate sincronicamente e che, accanto alla strada giudiziaria e a quella di polizia, vanno percorse quelle culturale, religiosa, produttiva e sociale.
Da anni lo Stato - ciò va lealmente riconosciuto - ha fatto sforzi per aumentare la presenza di uomini e mezzi in territori, quali quelli napoletano e casertano, ad alta densità criminale. Le ricordo che in queste due province, che si contendono il triste primato della criminalità organizzata e della presenza malavitosa, vi sono, tra carabinieri, guardie di finanza e poliziotti, più di 18 mila uomini, con una rapporto quindi che è il più alto in Italia, tra i più alti in Europa e nel mondo, tra cittadini e forze dell'ordine (e nel numero non conteggio gli uomini della polizia municipale, né quelli dell'esercito che per un certo periodo sono stati impiegati nella provincia di Napoli).
Ebbene, per questo ora vi richiamiamo alla vostra grave responsabilità politica: malgrado questo spiegamento di uomini e mezzi così imponente e nonostante si sia arrivati a fare in maniera sufficientemente completa la diagnosi del fenomeno malavitoso, non siete ancora riusciti ad ottenere risultati anche solo accettabili, visto che il bene primario ed essenziale della pacifica convivenza civile rimane, a Napoli e a Caserta, ancora una chimera; visto che la criminalità organizzata non è stata non dico sconfitta, ma sostanzialmente nemmeno scalfita quanto a consistenza e a diffusione!
Signor ministro, è inutile venire qui in aula ad elencare i dati, i numeri, i blitz, gli arresti, gli pseudosuccessi che solitamente si sciorinano da parte del ministro dell'interno, dei prefetti e dei questori. Questi numeri hanno un'importanza relativa! Il fatto è unico, drammatico ed incontrovertibile, e penso che nemmeno lei avrà il coraggio di contestarlo: Napoli e Caserta vivono strette nella asfissiante morsa quotidiana della criminalità! Non vi è settore della vita economica che non sia controllato dalla camorra la quale, checché preferiate dire, si inserisce ancora in maniera infestante anche nei processi della spesa pubblica, fino a condizionarli in maniera pesante.
Questo è il fatto e di questo fatto dovete risponderne politicamente, perché questo stato di cose, tenuto conto degli uomini e dei mezzi che avete avuto e che avete a disposizione, testimonia il clamoroso e preoccupante fallimento della vostra politica sull'ordine e la sicurezza.
Quale ministro dell'interno, lei non può non prendere atto di questo stato di cose, di cose che il Governo aveva promesso di cambiare e che invece non ha saputo o non è riuscito comunque a cambiare!
Ed allora, quale ministro dell'interno di questa emergenza che non riesce non dico ad eliminare, ma nemmeno ad arginare, di fronte al paese lei non ha che una strada: la strada della dignità politica, che è sicuramente quella delle dimissioni!
Signor ministro, faccia la prima cosa utile al paese: liberi il Governo e l'Italia della sua inutile e dannosa presenza politica (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Gli episodi gravi, di cui lei ha riferito (quelli di Casalnuovo, di Villaricca e l'ultimo, gravissimo, di Caivano: potrei farle un elenco, signor ministro, ma lei le cose le conosce meglio di me), dimostrano che vi è una recrudescenza delle attività criminali. I dati ci dicono che nei comuni a nord di Napoli vi è un vero e proprio bollettino di guerra! Tuttavia, devo riconoscere a lei e alle forze dell'ordine un impegno forte in quell'area.
Nel napoletano - vorrei ricordarlo con serenità - operano i migliori uomini dell'Arma dei carabinieri e della Polizia di Stato (vorrei solo citare il colonnello Gualdi e il questore Izzo), che sono coordinati, in un lavoro straordinario di coordinamento attento, scrupoloso e di stimolo, dal prefetto Romano. Guai, se noi dessimo un messaggio diverso al paese!
Vorrei ricordare che proprio in quell'area - non lo ha fatto il ministro - nei prossimi giorni, nei comuni di Caivano, Acerra, Afragola nell'area del casertano, partirà il progetto pilota per lo sviluppo e la sicurezza, con l'utilizzo di nuove tecnologie, con la creazione di sale operative coordinate. Questi sono fatti importanti: tuttavia, signor ministro, i fatti ci dicono che questo esercito di criminali, specie nella provincia di Napoli (la situazione della provincia è più delicata di quella della città di Napoli: vorrei che noi assumessimo questo dato), operano centinaia di uomini armati che controllano il territorio.
È di ieri l'allarme del Consiglio superiore della magistratura che oggi ne discuterà in sede plenaria. È drammatico
L'insicurezza tra i cittadini, gli operatori economici e le istituzioni locali cresce ed è giustificata. È giustificato l'allarme delle istituzioni, dei cittadini e degli operatori economici. Le troppe armi in circolazione ci dicono anche di un tentativo sbagliato e pericoloso - lei ha citato l'esempio di Casalnuovo - di provvedere ognuno per sé. Sarebbe una sconfitta per tutti noi. Lo voglio dire all'onorevole Giuliano: altro che dimissioni del ministro! È stata una sconfitta per tutti noi anche quando, come è successo stamattina a Caivano, sedici consiglieri comunali hanno presentato le dimissioni. Lì vi sarà il commissariamento: anche quella è una sconfitta per la democrazia e per le istituzioni democratiche.
Infatti, se è vero che le attività di intelligence, di prevenzione per il controllo del territorio sono determinanti per sconfiggere questi criminali, allora bisogna dire e bisogna avere la consapevolezza che lo Stato democratico sta combattendo una battaglia impari contro questo esercito di criminali. I blitz, gli schieramenti di forze dopo i fatti criminosi sono importanti, ma essendo occasionali non sempre sono risolutivi.
Signor ministro, penso che sia giunto il momento, visti i fatti e i dati drammatici, che lei, il Governo di questo paese - noi lo sosterremo - mettiate in campo iniziative immediate, straordinarie e strutturali. La ringrazio (Applausi).
Anche se le vicende richiamate da lei sono state quantomeno limitate e circoscritte a fatti familiari o di pianerottolo, vi sono problemi - è stato detto dai due colleghi che mi hanno preceduto - che riguardano il controllo del territorio. Vi sono problemi che riguardano la Calabria, la Campania, la Puglia e la Sicilia. Sono i problemi di sempre: il controllo del territorio non c'è perché vi sono zone e aree che vivono in un regime di extraterritorialità. Allora, il problema è quello di capire perché sia mancato e manchi il controllo del territorio al di là dell'impegno delle forze di polizia. Lo ripeto: manca il controllo del territorio.
Si è parlato di inviare le Forze armate, ma io le dico subito che non sono d'accordo, perché c'è bisogno di qualificare l'azione di contrasto attraverso la capacità investigativa, attraverso la intercettazione dei fatti criminosi che avvengono dalla mattina alla sera e sempre. Lei ha parlato di Ferruzzano, ma poteva parlare anche di Locri, dei due mafiosi uccisi o di vicende di estorsione, di vessazione e di violenze. Ovviamente, dal ministro dell'interno avremmo preferito una valutazione più approfondita, una maggiore considerazione e soprattutto un progetto per il futuro. Mi auguro che questa sia una parentesi e che lei voglia quantomeno assicurare al Parlamento una comunicazione più completa, e non solo un'informazione sui fatti in termini giornalistici,
Confidiamo nella capacità del Governo e, in particolare, del ministro Bianco, di affrontare la situazione con la dovuta serietà, come è stato fatto fino ad ora, ancorché la stampa abbia spesso giovato e forzato determinate posizioni. Confidiamo nella volontà di affrontare questo problema in maniera seria, un problema che è nel cuore di tutti e che rientra nelle nostre preoccupazioni profonde in termini politici, nell'ottica del mantenimento della legalità e del sistema democratico del nostro paese.
Non si tratta solo di questioni connesse ai luoghi o ai campanili, ma di questioni più complesse per risolvere le quali è necessario avere di fronte la dimensione reale dei fenomeni. Credo che, partendo da ciò, e quindi con i dovuti accorgimenti e il nuovo sistema legato alle nuove tecnologie, nonché con la ricerca messa in campo su una modalità nuova di affrontare tali fenomeni, potremo adeguatamente uscirne. Signor ministro, confidiamo quindi nella sua volontà e tenacia e, soprattutto, nella finezza della sua posizione rispetto a problemi così importanti e gravi che ancora affliggono il nostro paese.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Galli. Ne ha facoltà.
Signor ministro dell'interno, lei ha letto di quanto è successo a Ferruzzano, in Calabria, con la stessa enfasi di un notaio o di un annunciatore televisivo e il tono che lei ha usato non rende giustizia ai fatti realmente accaduti. Due lavoratori, una persona di sessantadue anni e una signora di cinquantasette, sono andati nella loro casa di campagna e l'hanno trovata occupata abusivamente da due extracomunitari irregolari: non sono stati presi a male parole, ma a coltellate e a colpi di accetta. Non so se lei si renda conto di cosa vuol dire. Oltre a queste due persone, c'era una bambina di otto anni; sono sindaco della città di Tradate dove queste persone abitavano - e dove spero i superstiti abiteranno in futuro - sono miei vicini di casa e uno dei figli è addirittura mio dirimpettaio. Non le parlo, però, in qualità di sindaco ma di cittadino, di padre di famiglia. Non so se lei abbia figli, ma se avesse una bambina di otto anni che si reca in vacanza con i nonni e viene presa a colpi di accetta in testa, cosa farebbe? Rendiamoci conto di che cosa stiamo parlando! L'altro giorno in maniera vergognosa al TG1 sono stati fatti vedere sei minuti di servizio su una retata di prostitute nel napoletano, come se si trattasse di chissà quale avvenimento, e poi hanno parlato per cinque secondi di questa vicenda, oltretutto in modo poco veritiero. Il problema è un altro: si stanno superando i limiti del buonsenso, del cattivo gusto, della moralità e dei principi di vita.
Non so come vivano queste persone e quali riferimenti morali abbiano.
Non so che tipo di persona sia una persona per la quale è normale andare ad
L'altro giorno, in un primo momento sembrava che la bambina fosse solo sotto choc, che non fosse ferita, ma, quando ho telefonato a casa e ho saputo dai genitori che era stata colpita in testa, le assicuro che ho passato un quarto d'ora in cui, se mi fossi trovato tra le mani la signora Turco o il signor Napolitano, li avrei affrontati in maniera ben diversa da come sto facendo con lei adesso.
Stiamo portando nel nostro paese milioni di persone che hanno un modo di vivere completamente diverso dal nostro. Sono persone di religione diversa, con riferimenti morali che non c'entrano nulla con la nostra società. Sono queste le persone che avete fatto entrare con le vostre leggi, che difendete e che con le sanatorie volete far diventare cittadini italiani, con la scusa...Sta dicendo qualcosa? Si comporti in maniera adeguata al suo ruolo e rispetti il mio, per favore!
Se queste sono le persone che voi ritenete possano salvare l'Italia, siamo a posto. L'unica cosa che in questa faccenda vergognosa, oltre che drammatica, dà un minimo di conforto è che comunque questi sono gli ultimi mesi del vostro Governo. Mi auguro veramente che in questi mesi i danni siano limitati il più possibile e che il prossimo Governo che arriverà e che spazzerà via questa vergogna ponga un limite immediato a questa invasione di persone assurde, riportando il nostro paese in una situazione di normalità. E si vergogni!
Il ministro Bianco ha esordito dicendo che negli ultimi quattro giorni a Napoli si è determinata una situazione particolare, poiché dal 15 luglio ad oggi si sono verificati quattro omicidi. Mi sarei aspettato che egli dicesse che dal 1o gennaio 2000 fino ad oggi a Napoli si sono verificati 120-130 omicidi, tutti di natura camorristica e mafiosa.
Mi sarei aspettato dal ministro Bianco che non facesse le solite dichiarazioni di intenti, ma ci dicesse quali azioni concrete egli abbia posto in essere per far fronte a questo tipo di criminalità dilagante. Mi sarei aspettato dal ministro Bianco che dicesse se abbia dato o meno delle direttive ai questori. Mi sarei aspettato che dicesse se abbia dato o meno risposte ai questori, che reiteratamente gli hanno fatto presente la situazione veramente sconvolgente non solo di Napoli, ma anche di Caserta, di Avellino e di Salerno. Ma il ministro Bianco non avrebbe potuto dare alcuna risposta al riguardo, perché nessuna direttiva è stata data e nessuna risposta è stata fornita, di fronte ai rilievi costanti, continui e diuturni dei questori.
Mi sarei aspettato anche un'altra cosa dal ministro Bianco: a Napoli vi è un procuratore della Repubblica, che risponde al nome di Agostino Cordova, che ha fatto presente - non per la prima volta - la totale mancanza di coordinamento dell'azione delle forze dell'ordine in quella città e che negli ultimi anni si è ricostituita una saldatura fra i politici e la malavita organizzata e non. Le grida di dolore reiterate del procuratore Cordova sono rimaste senza risposta. Mi sarei aspettato invece che il ministro Bianco ci dicesse per quale motivo il Sisde, che si era impegnato nella lotta contro la camorra, si sia sgretolato senza conseguenze alternative; mi sarei aspettato dal ministro Bianco di sapere per quale motivo egli non si è opposto al riordino delle Forze armate nell'ambito del coordinamento, tanto che si è creata una duplicazione di funzioni fra carabinieri e forze di polizia, il che rende la situazione ancora più caotica; mi sarei aspettato che il ministro Bianco ci dicesse perché 15 mila agenti di pubblica sicurezza, in servizio nel Napoletano, non riescano a presidiare il territorio e non escano dagli uffici dove sono addetti a funzioni di carattere amministrativo. Mi sarei aspettato dal ministro Bianco la spiegazione del motivo per cui egli non concede maggiore autonomia di carattere finanziario ai vari questori affinché si organizzino sul territorio, invece di attendere le inutili sollecitazioni e gli inutili provvedimenti del Ministero. Purtroppo tutto questo non c'è stato, abbiamo avuto solo una triste, squallida e davvero misera riproposizione di fatti di carattere giornalistico.
Tra l'altro, se il ministro Bianco leggesse i giornali di oggi, si renderebbe conto che, almeno per quanto riguarda Caivano e Villaricca, l'ipotesi di una matrice camorristica nella perpetuazione di questi delitti è stata affacciata anche dagli inquirenti. Devo dunque ritenere che il ministro Bianco si è fermato alle informazioni di ieri e non a quelle di oggi: forse ieri sera era impegnato in faccende che nulla hanno a che fare con l'ordine pubblico e quindi non è stato aggiornato sugli sviluppi delle indagini.
Non posso aggiungere altro a quanto quotidianamente andiamo sostenendo. Mi limito a ricordare al ministro Bianco che, quando era sindaco di Catania (l'intensificazione dei fenomeni delinquenziali si è acuita in misura maggiore a causa della posizione debole assunta nei confronti del fenomeno dell'immigrazione clandestina), ha fatto ricostruire, spendendo miliardi e miliardi di lire, il centro di accoglienza, che poi ha chiuso perché temeva l'immigrazione. Allora però aveva da tutelare altro tipo di posizioni, mentre ora le posizioni da tutelare sono quelle di far rimanere al loro posto i funzionari che sono stati scelti, non per preparazione, ma solamente per motivi politici.
L'invito rivoltole dal collega Giuliano è stato fatto in ritardo perché lei avrebbe dovuto dimettersi, non ora, ma già quattro o cinque mesi fa, atteso il completo fallimento della sua azione politica.
Dato che il ministro non lo ha fatto, vorrei sottolineare che, nel momento in cui la regione Calabria è sottoposta ad una pressione forte da parte della criminalità organizzata e ad una notevole recrudescenza di fatti criminali, gli organi di polizia sono stati comunque in grado di raccogliere notevoli successi.
Per esempio, subito dopo la strage che si è consumata nella città di Locri, si riescono a sgominare le teste pensanti di quei clan che avevano e che hanno perpetrato per anni una faida terribile; l'essere riusciti a scoprire in queste ore i mandanti dei 15 omicidi che quelle faide avevano determinato introduce un elemento di fiducia e di speranza agli occhi dell'opinione pubblica, nel momento in cui ci si accorge che gli organi dello Stato riescono a contrastare la criminalità organizzata.
Desidero dunque dare atto al ministro dell'interno del lavoro che si sta compiendo in queste ore e suggerire ai miei colleghi che è importante che su questioni relative all'ordine pubblico...
Signor Presidente, il problema della sicurezza dei cittadini è drammatico: la gente ha la sensazione di essere in balia della delinquenza. Non parlo solo delle organizzazioni camorristiche, ma della delinquenza comune, ovvero della delinquenza cosiddetta di strada. Signor ministro, lei sa che il 95 per cento dei delitti cosiddetti di strada rimane ad opera di ignoti. Fintanto che durerà una tale situazione, è inutile parlare del problema della sicurezza dei cittadini.
Che cosa ha fatto il Governo? Ha presentato il famoso «pacchetto sicurezza».
Voglio dire ai colleghi che la Presidenza non ha difficoltà a dare la parola a chi la chiede sull'ordine dei lavori, i quali però sono organizzati in maniera tale, in occasione di queste informative del Governo, da dare la parola ad un deputato per gruppo. È chiaro che se, attraverso lo strumento dell'intervento sull'ordine dei lavori, qualcuno ritiene di poter parlare rompendo il meccanismo di un deputato per gruppo, inevitabilmente si creano situazioni di questo tipo.
Torno a dire, allora, che la Presidenza, considerata anche la rilevanza degli argomenti, non vuole fare censure preventive ai deputati che chiedono di parlare, però mi rivolgo alla cortesia dei colleghi perché i lavori abbiano un loro ordine ed una loro logica, anche all'interno della successiva informativa.
È così esaurita l'informativa vigente del Ministro dell'interno sui recenti fatti di sangue avvenuti nella zona di Napoli e a Ferruzzano nella Locride.


