Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 766 del 20/7/2000
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(Programma di Governo per la lotta alla droga 2000-2001)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Carlesi n. 2-02535 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 2).
L'onorevole Carlesi ha facoltà di illustrarla.

NICOLA CARLESI. Signor Presidente, onorevole ministro, la mia interpellanza nasce da una preoccupazione. Lo stesso ministro, pochi giorni fa, in una seduta della XII Commissione, ha annunciato la prossima celebrazione della conferenza nazionale sui problemi connessi alla diffusione delle sostanze stupefacenti, che si terrà probabilmente nella città di Genova, nel dicembre prossimo, come previsto dall'articolo 1, comma 15, del decreto del Presidente della Repubblica n. 309.
Tale annuncio in Commissione ha creato in me e nei 52 deputati rappresentativi di larga parte del Parlamento, i quali hanno sottoscritto l'interpellanza in esame, una preoccupazione su due aspetti fondamentali. Il primo riguarda le modalità di organizzazione e di discussione dei temi che saranno affrontati dalla citata conferenza nazionale. Infatti, so che lei non è d'accordo con una considerazione, da me e da altri deputati svolta, relativamente alle modalità di organizzazione della conferenza. Ad esempio, l'ultima conferenza che si è tenuta tre anni fa nella città di Napoli, ha finito per essere una kermesse all'interno della quale vennero


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approvati documenti già predisposti e confezionati: certo, vi era la partecipazione ampia degli operatori e dei rappresentanti delle forze politiche, ma si poneva un limite alla possibilità di affrontare seriamente e scientificamente problemi di importanza assoluta quali quelli delle tossicodipendenze. Vi è quindi una preoccupazione, credo legittima, del Parlamento per il modo in cui verrà organizzata la discussione dei temi con riguardo alla conferenza nazionale.
Un secondo aspetto di preoccupazione è relativo ai contenuti del programma che, almeno alla luce di quanto fino ad oggi ci è stato possibile sapere, potrebbero essere relativi a linee di indirizzo contrarie a quanto la Camera ha già approvato l'11 marzo 1997 con la nota mozione Buttiglione, con la quale appunto si chiedeva al Governo un impegno su determinati aspetti, ponendo dei paletti rispetto al problema della legalizzazione delle droghe, sotto qualsiasi forma, magari anche quelle meno chiare, più subdole.
C'è una premessa da fare rispetto a questa seconda preoccupazione. Lei lo sa bene - anzi, credo lo sappia meglio di tutti -, ma è necessario ribadire che il decreto ministeriale 12 aprile 1999 in attuazione della legge n. 45 istituisce la consulta degli esperti e degli operatori in materia di tossicodipendenza. Si tratta di un organo costituito da circa settanta persone chiamate dal dipartimento per gli affari sociali a svolgere una funzione tecnica rispetto alle problematiche della tossicodipendenza. Bene, questa consulta si è insediata diversi mesi fa ed ha effettuato numerosi incontri, attraverso gruppi di lavoro istituiti al suo interno, ed il dipartimento per gli affari sociali, con lettera del 19 gennaio 2000, le ha inviato un documento, che allora veniva denominato «Programma del Governo in materia di lotta alla droga 2000-2001».
Tale documento era stato predisposto in seguito ad una riunione plenaria tenuta il 6 dicembre 1999 con questi stessi gruppi di lavoro. Nel corso di tale riunione, come lei sa, onorevole ministro, furono svolte alcune considerazioni da parte di talune comunità terapeutiche rispetto a tre punti fondamentali del documento che allora veniva chiamato, ripeto, programma di Governo. Si trattava dei punti riguardanti le seguenti questioni: la necessità di avviare iniziative di valutazione dell'esperienza di somministrazione controllata di eroina; l'avvio di terapie di mantenimento con metadone all'interno delle carceri; l'affidamento diretto di più dosi di metadone ai tossicodipendenti in trattamento. Nel documento inviato, come ho ricordato, con lettera del 19 gennaio 2000, le considerazioni e le opposizioni manifestate da quelle comunità terapeutiche non furono riportate, quindi vennero di fatto cassate.
In seguito a ciò, nel momento in cui il dipartimento per gli affari sociali convocò per il 9 febbraio 2000 una riunione plenaria della consulta che aveva come ordine del giorno - leggo testualmente - «esame ed approvazione del documento concernente il programma di Governo nella lotta alla droga», quelle comunità terapeutiche non si presentarono, in considerazione del fatto che non si era tenuto conto delle loro tesi. Quel documento poi non fu approvato e successivamente è stata indetta la conferenza nazionale, sede nella quale si dovrebbe discutere ed approvare quello che allora veniva definito «programma del Governo» e che oggi, invece, sembra essere stato ridefinito «proposta per un programma organico di azione e di intervento per il contrasto alla droga». La preoccupazione di cui al secondo punto della mia interpellanza è relativa alla necessità di fare chiarezza su cosa intenda fare il Governo in questa conferenza organizzativa e sul ruolo che deve svolgere la consulta, che viene scavalcata nel momento in cui, pur essendo stata istituita dal dipartimento per gli affari sociali, non viene sentita nella sua totalità.
Vi è inoltre la preoccupazione che si debbano discutere, nell'ambito di una conferenza nazionale contro la droga, argomenti su cui il Parlamento si è già pronunciato: pertanto, sarebbe quanto mai necessario che, prima di arrivare a


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dicembre, quando si terrà questa conferenza nazionale, il Parlamento venisse informato sulle modalità, non solo dell'organizzazione, ma anche dei temi che saranno trattati, affinché non accada, come è accaduto l'altra volta, che vengano approvati documenti di fatto ispiratori dell'azione nella lotta alla droga senza che il Parlamento venga sentito.
Ringrazio il ministro e lo invito a fornire chiarimenti in relazione alle nostre preoccupazioni, che ritengo legittime.

PRESIDENTE. Il ministro per la solidarietà sociale ha facoltà di rispondere.

LIVIA TURCO, Ministro per la solidarietà sociale. Signor Presidente, per la franchezza nei rapporti che mi contraddistingue, in particolar modo nei rapporti con la Commissione affari sociali - spero che l'onorevole Carlesi voglia dare atto della puntualità della mia presenza -, con garbo, ma con fermezza, devo dirle che il presupposto da cui parte questa interpellanza non corrisponde alla realtà dei fatti.
Non corrisponde alla realtà dei fatti e delle leggi la premessa in base alla quale «il dipartimento affari sociali della Presidenza del Consiglio dei ministri avrebbe dovuto sottoporre alla apposita 'consulta degli esperti e degli operatori sociali della tossicodipendenza' il nuovo programma di Governo per la lotta alla droga 2000-2001»; inoltre, non corrisponde alla verità dei fatti l'affermazione che «tale programma non è stato mai approvato dalla consulta per la opposizione di alcune comunità terapeutiche verso parti del documento».
Allo stesso modo, vorrei dirle che la puntuale ricostruzione da lei fatta è, in realtà, molto lacunosa, anche perché la comunità che vi ha fornito quei dati è scarsamente presente ai lavori della consulta. Posso fornirle tutta la documentazione dell'attività della consulta, attività che è stata molto, molto intensa: solo negli ultimi due mesi ho riunito ed ho partecipato per ore ed ore a tre riunioni della consulta.
Perché, con garbo, ma con fermezza, affermo che non corrispondono alla realtà dei fatti le premesse da cui lei parte? Perché è il Governo, nella sua totale autonomia, che ha scelto di lavorare per un programma di interventi concreti, nell'ambito delle leggi e senza superarle, per un programma di lotta alla droga, ponendo attenzione a questioni molto concrete: la prevenzione, la rete integrata di servizi, la tutela della maternità, il problema della droga all'interno delle carceri. Il Governo ha fatto questa scelta - nessuna legge glielo aveva chiesto - o, meglio, io stessa ho fatto questa scelta, in qualità di ministro per la solidarietà sociale, di concerto con il ministro della sanità, perché si riteneva e si ritiene di dover contribuire al dibattito sulla droga nel nostro paese nel modo più concreto e più connesso alle politiche possibile. Lei, onorevole Carlesi, sa che questo è il mio impegno ed è anche il mio punto di vista.
Pertanto, lo ribadisco, questo programma rappresenta una scelta del Governo, una scelta non richiesta.
La consulta degli esperti degli operatori sociali della tossicodipendenza, istituita ai sensi dell'articolo 132 del decreto del Presidente della Repubblica, n. 309 del 1990, modificato dalla legge n. 45 del 1999, esprime pareri tecnico-scientifici - lo ripeto, pareri tecnico-scientifici: non è una sede decisionale - su temi e problemi connessi alla prevenzione ed al recupero delle tossicodipendenze, anche al fine di contribuire alle decisioni del comitato nazionale di coordinamento per l'azione antidroga.
Per questo il Governo, cioè la sottoscritta, quando ha deciso, di concerto con gli altri ministri, di lavorare per un programma di politiche e di interventi concreti sui punti che le ho indicato, ovviamente ha chiesto il sostegno ed il supporto della consulta, che non è un organismo decisionale, ma un organismo tecnico-scientifico; consulta nella quale, come lei sa, sono presenti tutte le esperienze che lavorano in merito alla tossicodipendenza.
Abbiamo diviso la consulta in gruppi di lavoro; io ho rispettato i tempi della consulta, anche se avrei voluto che fossero


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più rapidi, avrei voluto portare un programma del Governo in Parlamento. I tempi dei lavori della consulta sono stati lunghi, io li ho rispettati; ho chiesto che si addivenisse ad un testo che fosse il più possibile condiviso da parte delle comunità e degli esperti; ho chiesto loro che facessero questo sforzo, lo hanno fatto in gran parte ed io do atto di questo sforzo. Su alcuni punti, come lei sa, ci sono opinioni diverse e queste opinioni sono rappresentante nel documento della consulta stessa, e non del Governo, che mi è stato consegnato.
La consulta si è riunita tre volte in sede plenaria, ha discusso vivacemente di questo materiale. Io volutamente non ho voluto partecipare ai lavori svolti in quella sede per evitare che ci fosse una confusione tra il ruolo tecnico-scientifico e la sede decisionale, che è quella del Governo.
Non mi sono mai espressa nel merito politico dei documenti. Proprio perché questo sono il frutto di molto lavoro, di un lavoro serio della consulta che si è riunita periodicamente, che ha profuso grande impegno nei gruppi di lavoro, ho però ritenuto che questo materiale, che è della consulta e non del Governo - lo ribadisco -, non dovesse essere buttato via perché è importante e credo possa esserci molto utile proprio per quanto riguarda le politiche concrete nei confronti della tossicodipendenza. Ho ritenuto che questo possa essere un materiale da proporre eventualmente come base della conferenza insieme alla relazione al Parlamento. Quindi, poniamo al centro della conferenza, così come, mi pare di aver capito, ci chiede la legge, un materiale che non è la decisione del Governo, perché - mi consenta - la decisione del Governo mi pare dovrebbe essere presa dopo la conferenza, ma un materiale che una sede prevista dalla legge, un organismo che ha lavorato intensamente e che esprime una pluralità di orientamenti, ha proposto.
Domando: cosa devo fare di questo materiale? Devo far finta che non esiste o non è corretto, piuttosto, che questo sia un materiale tecnico-scientifico e non del Governo che metto al centro della conferenza? Cosa deve fare il Governo, venire alla conferenza con una tesi precostituita?
Questo è lo stato dell'arte rispetto alla questione dei lavori della consulta; lavori che, onorevole Carlesi, sicuramente io le farò avere perché, se si ritiene che sia un materiale su cui lavorare, aperto, tecnico-scientifico, non del Governo, vorrei fosse apprezzato in tutte le sue parti. Ad esempio, vorrei fossero apprezzati i suggerimenti straordinariamente utili in merito alle politiche di prevenzione. Questa è la risposta che intendevo dare per quanto riguarda il documento.
Per quel che concerne l'iter della conferenza, io sono un po' amareggiata del fatto che si parli in certi termini di una mia richiesta, che credo invece sia molto corretta, anche alla luce delle critiche che voi mi avevate mosso nella preparazione della conferenza precedente; critiche delle quali ho tenuto conto nel momento in cui si è decisa la conferenza, che è stata decisa adesso e che noi siamo tenuti a fare per legge. Come lei sa, non è un avvenimento di comodo: la legge ce lo impone e, per quanto mi riguarda, vorrei prepararlo tenendo conto delle critiche e dei suggerimenti che avevate proposto.
Per questo mi è parso che l'iter si dovesse avviare, in primo luogo, con il coinvolgimento pieno dei presidenti delle regioni. Ho inviato nel mese di giugno - se vorrete, potrò fornirvi la data precisa - una lettera ai presidenti delle giunte regionali, invitandoli ad organizzare insieme questo appuntamento. Ho inviato poi una lettera agli assessori regionali con i quali, peraltro, il mio dipartimento ha un rapporto costante. Vi è un comitato tecnico delle regioni che lavora benissimo e con perfetta intesa con il dipartimento per gli affari sociali; con loro abbiamo discusso le modalità operative e, immediatamente dopo l'invio della lettera alle regioni, ho spedito una lettera alla presidente della Commissione affari sociali della Camera e al presidente della Commissione sanità del Senato, per chiedere che fosse inserita all'ordine del giorno una


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discussione sulla preparazione della conferenza. Ho ritenuto opportuno preparare la conferenza con le regioni e con il coinvolgimento della Camera.
Faccio altresì presente che il percorso che abbiamo discusso in sede di consulta, che ho sottoposto all'attenzione dei presidenti delle giunte regionali e che presenterò alle Commissioni, è finalizzato a preparare la conferenza nazionale attraverso le conferenze regionali. Ho chiesto alle regioni di preparare le conferenze regionali e alle comunità del privato sociale di organizzare incontri sul territorio perché credo che sia importante giungere a questo appuntamento con la presenza e il coinvolgimento del territorio stesso.
Potreste chiedermi - potrebbe farlo anche lei, in questa sede - con quale materiale il Governo debba presentarsi alla Commissione affari sociali, cioè se il Governo debba portare materiale proposto da una sede tecnica o una sua piattaforma politica. A me sembrava di avere inteso che la piattaforma politica dovesse nascere come conseguenza della conferenza perché la legge recita espressamente così: «La conferenza è una sede in cui il Governo ascolta gli operatori». Mi sembrava che questo fosse l'iter più corretto.
Intendo farle presente che accompagnerò la preparazione della conferenza con una serie di nuovi incontri con le comunità sul territorio e la informo che il mio primo appuntamento è stato con la comunità Incontro e con Don Gelmini. Credo sia un elemento che la dice lunga riguardo alle mie intenzioni su questa conferenza.

PRESIDENTE. L'onorevole Carlesi ha facoltà di replicare.

NICOLA CARLESI. Onorevole ministro, la ringrazio per il modo cordiale e fermo con cui mi ha risposto. Ma, altrettanto fermamente, mi consenta di fare alcune considerazioni sulle sue risposte.
La nostra preoccupazione è legittima, non stiamo qui a mestare nel torbido o a fare una speculazione di parte; sono preoccupazioni legittime e, come deputati di questa Camera, abbiamo interpellato il ministro, che ringrazio per averci dato risposte che non conoscevo relativamente all'organizzazione e al coinvolgimento delle regioni, degli assessori e delle comunità terapeutiche del privato sociale. Sono elementi che lei ha fornito ora in questa sede e che la Commissione affari sociali non ha ancora conosciuto, onorevole ministro Turco. Meno male che abbiamo presentato quest'interpellanza, perché avremo modo di discutere anche in Commissione affari sociali, se lei lo vorrà e se la presidenza vorrà tenerne conto, delle modalità organizzative che certamente non possono ricalcare quelle di due o tre anni fa, che non ritengo fossero giuste, né produttive. Quindi, il discorso riguardante l'organizzazione va benissimo.
Per quanto riguarda invece quello relativo al materiale, signor ministro, capisco la sua posizione secondo cui il documento è tecnico e non politico, non è il programma del Governo, ma la bozza che ho con me si intitolava «Programma del Governo sulla lotta alla produzione, al traffico, allo spaccio e al consumo di sostanze stupefacenti - Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento affari sociali». Comunque, al di là dei titoli, nella stessa lettera di convocazione della consulta alla quale ho fatto riferimento precedentemente, l'ordine del giorno si riferisce chiaramente al programma di Governo. È quindi ovvio che da parte di chi non condivide, di chi ha - credo legittimamente - una posizione diversa, non dico dalla sua ma rispetto alle politiche che fino ad oggi sono state svolte in Italia sul problema della tossicodipendenza, vi sia un'attenzione e una vigilanza dovuta, doverosa.
Quindi, non si alteri, onorevole ministro; credo sia legittimo da parte nostra porre in discussione alcune cose che vengono dal dipartimento e che non ci siamo inventati.
Per quanto riguarda l'esprimersi o meno, da parte del Governo, sul documento tecnico, intanto occorre chiedersi


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(l'ho detto e lo ribadisco): se il documento deve essere inteso come base di discussione, per quale motivo non contiene anche le considerazioni che sono state espresse - lei afferma di frequentare molto poco la consulta - in relazione ai tre punti fondamentali cui mi sono riferito nell'interpellanza? Per quale motivo questa consulta non deve tener conto, dal punto di vista del metodo e quindi dell'approccio tecnico-scientifico, di questi aspetti, che pure sono stati sollevati nella seduta plenaria e, a quanto mi risulta, sono stati esposti anche per iscritto, nel senso che sono pervenuti al dipartimento affari sociali?
Questo era motivo di preoccupazione. Poi possiamo, anzi dobbiamo discutere con tutto il rispetto su problemi così importanti, così gravi quali quelli della tossicodipendenza, ma non si può dire che il documento tecnico-scientifico che arriverà in discussione alla conferenza di Genova sia completo e rispecchi le posizioni dell'intera consulta perché questo non è vero, come i fatti hanno dimostrato. Questo era il motivo per cui, onorevole ministro Turco, abbiamo sollevato e solleviamo ancora con forza il problema, affermando che prima di dicembre - magari nell'ambito delle conferenze regionali, non so con quali modalità - di questi aspetti occorre discutere; non possono passare come dati di fatto, espressione della consulta tecnico-scientifica perché non è vero.
Lei, onorevole ministro, osserva che, se il Governo fin da ora si esprimesse su determinati aspetti del documento, bisognerebbe chiedersi di che cosa si andrebbe a parlare. In realtà, mi aspettavo che il Governo ci spiegasse - per questo mi dichiaro insoddisfatto della sua risposta - la sua posizione politica rispetto a questi punti fondamentali.
So benissimo che lei non è d'accordo su determinati punti, ma vi è una posizione politica che, secondo quanto lei dice, verrà rinviata ad un momento successivo allo svolgimento della conferenza. Io dico, invece, che è necessario trattarla in Commissione affari sociali, in Parlamento, ancor prima di arrivare alla conferenza che, per quanto ben organizzata possa essere, comunque è sempre una sede assembleare, dove ci saranno ottimi confronti e dibattiti interessanti, ma alla fine comunque bisognerà trarre le conclusioni, dare indirizzi politici e di legge, perché altrimenti diventerebbe una cosa che non serve a nulla.
Il problema più volte sollevato non ha soltanto natura tecnico-scientifica, non prendiamoci in giro. È vero che in quel documento, che ho avuto modo di leggere - ma non perché me ne ha fornito copia il dipartimento per gli affari sociali, né perché sia arrivato in Commissione -, vi sono spunti egregi, importanti, sicuramente di valore rispetto ai problemi della prevenzione e delle nuove droghe e rispetto ai servizi; è altrettanto vero, però, secondo me, che vi sono anche punti preoccupanti, che non sono propri soltanto del documento tecnico-scientifico, assolutamente. Vivaddio, in Italia vi è un dibattito costante su questi temi ed allora bisogna pur assumere posizioni politiche e sapere se il Governo intenda, su tali problemi, esprimersi favorevolmente o meno. Non si va alla cieca ad una conferenza degli operatori, senza dare direttive relativamente a ciò che il Governo intenda fare.
Non voglio soffermarmi sul discorso relativo ai tre punti, spero vi sarà la possibilità di farlo in seguito. Intendo affrontare, invece, la questione del metadone. Onorevole ministro, ho presentato una proposta di legge per cercare di disporre di dati, che oggi in Italia ancora non si hanno, sugli effetti del metadone. Si tratta di uno strumento ottimo per risolvere crisi astinenziali; a distanza ormai di quasi venti anni, però, non sappiamo quanto il metadone sia servito per uscire dal problema della tossicodipendenza da eroina, perché i dati non vi sono. Oggi, invece di affrontare questo problema scientifico specifico, invece di procedere ad una verifica dell'effetto del metadone per stabilire se serva o meno alla soluzione del problema della tossicodipendenza, si vuole procedere alla sperimentazione


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con l'eroina, passando così ad una nuova sperimentazione prima ancora di aver consolidato e conosciuto gli effetti del metadone.
Al di là di questo, si vuole estendere l'utilizzo del metadone anzitutto in carcere, con dosi di mantenimento, il che rappresenta una grande contraddizione in termini; infatti, somministrare dosi di mantenimento di metadone in carcere significa non volersi occupare della riabilitazione, nella maniera più eclatante. O si ammette che in carcere esiste il problema della droga (e purtroppo c'è), ed allora bisognerebbe prendere provvedimenti per non far entrare la droga, al di là delle problematiche connesse alla situazione del tossicodipendente in carcere (ma non ci voglio entrare), o non s'intende risolvere il problema del tossicodipendente rispetto alla sua condizione, mantenendo pure in carcere l'utilizzo del metadone anche quando non vi sono più crisi di astinenza (evidentemente, se non vi è la droga non vi sono più crisi astinenziali).
Questa è una filosofia non ispirata alla riduzione del danno, ma alla cronicizzazione di uno stato di tossicodipendenza.
Anche l'affidamento di più dosi di metadone al tossicodipendente, ovviamente fuori dal carcere, è espressione di una filosofia che non intende risolvere il problema della tossicodipendenza, ma vuole mantenere la cronicità.
Su tali questioni credo che il dibattito sia ancora aperto; onorevole ministro, non si tratta di un problema ideologico, né di una speculazione di parte, bensì di una preoccupazione che abbiamo perché ci sta a cuore questo problema.

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