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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. Cominciamo con l'interpellanza Paissan n. 2-02527 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 1).
MAURO PAISSAN. Signor Presidente, signora ministro Toia, durante la dichiarazione di voto sulla fiducia al Governo Amato feci una precisa richiesta a nome dei deputati Verdi. Dissi in quella occasione (cito il resoconto stenografico): «assieme alla riforma delle Forze armate (...), si faccia la riforma del servizio civile, un importante risorsa per il paese in termini di aiuto concreto in vari settori (dall'handicap ai beni culturali, alle aree protette e agli enti locali), ma anche un'occasione di crescita per le giovani generazioni».
civile di domani. Mi aspetto una risposta chiara al riguardo, signor ministro. Insomma, il Governo intende utilizzare questi giovani o no? Se sì, serve un'integrazione di fondi. Le chiedo quali potrebbero essere le modalità.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento ha facoltà di rispondere.
PATRIZIA TOIA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, l'interpellanza presentata dall'onorevole Paissan rispecchia esattamente, nei dati che contiene e nell'illustrazione che ne è stata fatta, la situazione di oggi del servizio civile in Italia. Dico «oggi» nel senso che ci troviamo in una situazione in cui si è in attesa di un provvedimento legislativo che possa dare appunto un certo taglio all'obiezione civile di domani, come lei l'ha definita. In assenza di questo provvedimento, si è avviata la riforma dell'organizzazione delle Forze armate e del servizio militare nel nostro paese, che certamente ha avuto ripercussioni anche sulla realtà del servizio civile e dell'organizzazione.
soluzione sarà la dispensa, se in possesso dei requisiti previsti, o comunque un mancato avvio all'impiego nel servizio civile.
PRESIDENTE. L'onorevole Paissan ha facoltà di replicare.
MAURO PAISSAN. Signor ministro, mi riesce difficile dichiararmi soddisfatto per la sua risposta. Lei ha parlato di una situazione non soddisfacente e proprio questo suo giudizio mi induce a ritenere non soddisfacente la sua risposta, in quanto non ha portato alcun elemento reale di informazione su atti del Governo, ma solo un giudizio - che apprezzo da parte sua - di condivisione di una preoccupazione. Ma il Governo, proprio sulla base di tale sentimento, deve poi fornire risposte concrete. Lei stessa, ministro Toia, ha parlato di una difficoltà del servizio civile di oggi e di sostanziali attese non soddisfatte dal servizio civile di domani.
L'onorevole Paissan ha facoltà di illustrarla.
Ebbene, devo constatare che, a distanza di quasi tre mesi da quel 28 aprile, la riforma del servizio civile non ha mosso nemmeno un passo al Senato, mentre la riforma che abolisce la leva a favore di forze armate totalmente professionali è stata già approvata dalla Camera e attende il varo definitivo del Senato.
Ricordo che una sentenza della Corte costituzionale del 1985 - che il ministro certamente ricorderà - , stabilisce che alla difesa del paese, oltre al servizio militare, concorre anche il servizio civile. Secondo me, secondo noi, secondo i Verdi, è stato un errore non fare insieme una riforma unitaria della leva e del servizio civile. Si tratta ora di non peggiorare la situazione con una lettura strabica dei due provvedimenti. Occorre ricordare anche gli impegni presi dal Governo di fronte alle associazioni del non-profit e degli obiettori e affrontare le due riforme parallelamente.
Su questo primo punto chiedo al Governo se intenda impegnarsi e in quale modo per favorire l'esame di questo provvedimento da parte del Senato, dove esso è attualmente fermo in I Commissione.
Questa che ritengo essere una disattenzione pone in una situazione di disagio molti cittadini che dagli obiettori ricevono un contributo preziosissimo: penso ai disabili, alle associazioni di volontariato e agli ambientalisti, ma anche ai numerosi enti locali dove i giovani prestano servizio. Il disagio aumenta se si pensa non solo alle prospettive, ma anche alla situazione attuale. Il servizio civile, signor ministro, a settembre rischia di chiudere per mancanza di fondi. Ricordo alcuni dati, indicati nel testo della nostra interpellanza urgente, non a caso firmata dall'intero gruppo dei Verdi. La finanziaria 2000 ha assegnato al fondo nazionale per il servizio civile 171 miliardi; nel 1999 sono stati in servizio civile 84.763 obiettori con un costo per l'impiego di 165,4 miliardi; le domande di obiezione di coscienza nel 1999 sono state 120 mila; all'inizio del 2000 dovevano essere assegnati in servizio civile ancora 38.253 giovani, che avevano presentato domanda di obiezione nel 1998. Nel 2000 devono essere avviati al servizio anche i giovani che, risultati idonei alla visita di leva del primo trimestre 2000, hanno presentato domanda di obiezione di coscienza.
Risultano disponibili sul territorio nazionale circa 76 mila posti, non tutti utilizzabili contemporaneamente per il limite della diversificata distribuzione territoriale e della mancata erogazione del vitto e dell'alloggio per molti di questi.
Infine, secondo le stime dell'ufficio nazionale per il servizio civile, si dovrà provvedere a congedare anticipatamente circa 40 mila giovani che si sono dichiarati obiettori. Non voglio fare la cassandra, ma è facile prevedere che, se restano a casa 40 mila giovani su 120 mila, vale a dire uno su tre, gli effetti sono immaginabili: tra i giovani si spargerà la voce che più persone fanno domanda di obiezione, più possibilità si hanno di stare a casa. A quel punto, penso sarà difficile contenere la fuga dalle caserme. Ciò creerà problemi di immagine al servizio civile, ma anche problemi organizzativi alle Forze armate, costrette a far fronte ad un addio alla leva nel giro di un anno e non tra sette anni. Tutto ciò mentre è risaputo che l'appetibilità tra i giovani della professione militare è ancora molto scarsa.
Non possiamo credere che un Governo di centrosinistra, signor ministro Toia, non riesca a trovare quelle decine di miliardi, al massimo un centinaio, per permettere ai giovani di offrire prestazioni sociali, civili che, se lo Stato dovesse pagare, avrebbero certamente un costo elevato. Occorre considerare, soprattutto, che il nostro Stato si appresta a spendere diverse migliaia di miliardi per la riforma delle Forze armate; non penso si possa dire che lo Stato non necessita di risorse umane per il sostegno alle fasce più deboli della nostra società, per la tutela del nostro patrimonio artistico e ambientale.
Il mio auspicio, quindi, è che lei, signor ministro Toia, sia in grado di annunciare un impegno concreto del Governo a finanziare adeguatamente il servizio civile di oggi e prevedere da subito il servizio
Infine, le faccio un'ultima domanda, visto che risponde lei a questa interpellanza urgente, ministro Toia. L'ufficio nazionale per il servizio civile fa capo ora alla Presidenza del Consiglio e fortunatamente non più al Ministero della difesa. Mi risulta che il Presidente del Consiglio non abbia ancora assegnato alcuna delega in materia, né a un ministro senza portafoglio, né a un sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Ciò ha determinato e determina problemi seri di rapporti, sia per quanto riguarda l'ufficio nazionale, sia per quanto riguarda gli enti che usufruiscono degli obiettori: le associazioni, gli enti locali e così via. Le chiedo se il fatto che sia lei oggi a rispondere a questa nostra interpellanza vada interpretato come un suo interessamento diretto, d'ora in poi, rispetto a questo settore.
Si tratta, quindi, di una situazione certamente non soddisfacente - ne siamo pienamente consapevoli -, che oggi non consente di cogliere quelle opportunità che il mondo giovanile mette a disposizione del nostro paese attraverso l'impegno civile. Infatti, se questa situazione potrà certamente dare luogo a piccole aree di opportunismo, per così dire, tuttavia, nell'impegno così massiccio, dimostrato dal numero di domande presentate, vi è il segno di una disponibilità forte del mondo giovanile.
Anche il rapporto presentato questo mese dal CNESC, cioè dal coordinamento delle associazioni, dà conto della problematicità della situazione, ma anche della ricchezza di questa disponibilità del mondo giovanile, che certamente oggi - ne siamo consapevoli - non è affatto colta appieno.
Lei ha detto ed io voglio ulteriormente precisare quale sia il numero di giovani che nel 2000 dovrebbero essere destinati al servizio civile. Considerando le domande presentate, 108 mila, e conteggiando una parte dei giovani che hanno presentato domanda nel 1998 - quei 38 mila che lei ha richiamato -, nonché quelli che hanno inoltrato la domanda nel primo semestre, si giunge ad un dato di circa 150 mila giovani. Naturalmente, vanno poi detratte le domande non accolte, valutate in base ad una stima del tutto attendibile, e va considerato il numero di coloro che si può prevedere saranno dispensati, in base ai criteri previsti - non per mancanza di risorse, ma in base ad una domanda di dispensa - e di quelli che chiederanno il rinvio e quindi, pur avendo presentato la domanda ed essendo stati conteggiati nella cifra che ho citato, avranno un rinvio, in base alla loro richiesta. Tutto ciò fa residuare un numero ancora molto alto, che va dai 120 mila ai 125 mila giovani, che dovrebbero costituire la disponibilità per quest'anno.
La necessità di adottare un decreto per l'assegnazione degli obiettori, in base alle risorse disponibili, ha portato all'emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato a giugno, che prevede l'avvio di 80 mila giovani per quest'anno. Dunque, vi è una grande parte di giovani non soddisfatta e per i quali la
Non sono in grado, onestamente, di rispondere in questo momento al punto più concreto e difficile della sua interrogazione, quello che chiede come il Governo possa intervenire nel corso di questo anno di fronte ad un così alto numero di giovani che, considerate le risorse disponibili in bilancio ed utilizzabili (e non accantonate), non possono rientrare nelle assegnazioni previste. È difficile dire quali provvedimenti concreti possiamo adottare oggi per questi 40 mila giovani che non vedranno soddisfatta la loro domanda e quindi avranno una dispensa di risulta e non dovuta ad una scelta. È difficile pensare ad un provvedimento da adottare in questo momento ma, se attraverso un ulteriore approfondimento, anche con il concorso di quelle forze politiche e sociali che in questi giorni sollecitano il Governo e il Parlamento, si potesse individuare qualche tipo di intervento, anche di carattere di urgenza, il Governo sarà certamente disponibile ad esaminarlo, vista la rilevanza del problema.
La soluzione che lei prospetta vede il Governo particolarmente impegnato. Penso al provvedimento legislativo che, se attuato per tempo, avrebbe consentito di aggiungere ai 171 miliardi previsti in bilancio le risorse accantonate nella tabella A della finanziaria dello scorso anno (100 miliardi in più per il 2000 e 110 per il 2001) che avrebbero rappresentato un monte risorse tale da prefigurare missioni all'estero (che sono più costose ed impegnative anche dal punto di vista della formazione, anche se maggiormente qualificanti dell'impiego degli obiettori). Nell'impossibilità di utilizzare questo accantonamento, la strada maestra è quella di impegnarci affinché il provvedimento, frutto dell'esame congiunto del disegno di legge del Governo e delle proposte di iniziativa parlamentare, venga approvato quanto prima.
Devo solo fare un'integrazione a quanto lei ha detto, onorevole Paissan, perché non è vero che l'iter del provvedimento non abbia avuto inizio; la relatrice Prisco ha avviato una serie di discussioni presso la I Commissione del Senato ed il Governo si impegna qui ad essere parte attiva nell'esame legislativo di quel provvedimento, anche in ottemperanza alle dichiarazioni, ribadite in alcune sedi pubbliche, dello stesso Presidente del Consiglio dei ministri affinché il testo di riforma delle Forze armate e quello (attualmente in prima lettura presso l'altro ramo del Parlamento, che ovviamente avrà un iter più lungo) possano proseguire insieme. Non so se vi potrà essere una contestualità temporale immediata, ma ci auguriamo che possano compiere un percorso che non costringa a riformare una parte a scapito dell'altra e consente di vedere l'intera questione nella sua complessità. È infatti vero, come lei afferma, che una riforma intelligente ed avanzata dell'obiezione di coscienza non risponde solo a queste esigenze ma aiuta anche a compiere una giusta riforma delle Forze armate.
Assumiamo questo impegno in considerazione che il Senato ha cominciato ad esaminare il provvedimento e che intende concluderlo quanto prima. Nel mese di settembre il Governo sarà parte attiva affinché si raggiunga quanto prima quella che può essere considerata la soluzione per la messa a disposizione delle risorse necessarie per l'organizzazione di un'obiezione di coscienza qualitativamente e quantitativamente adeguata.
La delega in questo settore, come lei ha osservato, è in capo al Presidente del Consiglio dei ministri, il quale provvederà sicuramente ad una formalizzazione della delega a un ministro senza portafoglio o ad un sottosegretario affinché su questo tema vi sia una costanza di impegno; per ora la mia presenza qui e in sede di esame del provvedimento assicura una risposta che sarà formalizzata dal Presidente in tempi assai rapidi.
Ministro Toia, lei ha affermato che non è in grado di rispondere sulla questione di fondo: prendo atto di tale impossibilità ed incapacità, ma insisto sul punto che la risposta spetti al Governo, che bocciò - pur non essendo esattamente lo stesso di allora - la nostra proposta di prevedere, nella legge finanziaria approvata l'anno scorso, un fondo di finanziamento adeguato al numero di giovani che fanno richiesta di svolgere il servizio civile. Il Governo deve dire se questi giovani debbono essere lasciati a casa; se ne assuma la responsabilità e dica a quei 40 mila giovani che non vi è più bisogno di loro e che non si vuole utilizzarli ancora per l'assistenza ai disabili, nei musei, nei parchi naturali, nei comuni o per tutto quello che possono fare gli obiettori di coscienza. Altrimenti, il Governo deve trovare in tempi rapidi fondi che coprano, in parte o in tutto, tale necessità.
Per quanto riguarda la riforma è vero che qualcosa è stato fatto nella I Commissione, ma sappiamo che la stessa è oberata dall'esame di molti provvedimenti importanti (ad esempio, quello sulla legge elettorale) e, pertanto, vi è un ingolfamento della sua attività. Prendo atto, comunque, dell'impegno da parte sua e del Governo a favorire il prosieguo dell'esame della riforma del servizio civile.
La terza questione riguarda la delega. Ritengo urgente che il Presidente del Consiglio dei ministri formalizzi l'affidamento di una delega per poter avere - anche per conto del Parlamento, degli enti e delle associazioni - un interfaccia con cui parlare, dialogare ed esaminare le questioni che, come abbiamo visto, sono serie e assai corpose.
In conclusione, signor ministro, la ringrazio per la sua sensibilità, anche se ribadisco di non potermi dichiarare soddisfatto della sua risposta.


