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PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Di Bisceglie.
ANTONIO DI BISCEGLIE, Relatore. Signor Presidente, ho cercato di seguire con attenzione il dibattito che si è svolto intorno al provvedimento in esame e devo dire, in verità, che in alcuni interventi ho notato una ripetizione di argomenti che potevano avere una loro consistenza se fossimo stati alla prima lettura, cioè all'inizio dell'iter.
se concentriamo l'attenzione sull'assetto nuovo che viene ad avere la regione Trentino-Alto Adige, mi sembra che discutiamo di cosa non del tutto afferente a ciò su cui è possibile intervenire. Dico questo perché è evidente che lo sforzo di tutti è quello di capire in che modo un provvedimento, la cui portata non è stata messa in discussione da alcuno, se non in qualche intervento isolato, diventi quanto prima legge dello Stato.
GIACOMO GARRA. E ti pare poco?
ANTONIO DI BISCEGLIE, Relatore. Un'innovazione che io stesso avevo ritenuto utile ed opportuna in quel momento nel corso di quel dibattito.
maggiormente diffuso il dibattito, vorrei innanzitutto ripetere quanto ho affermato all'inizio: sull'assetto della regione non vi è dibattito, perché si tratta di qualcosa che è già stato definito dai due rami del Parlamento. La problematica è riferita alla norma transitoria. Al riguardo, credo sia giusto sgombrare il campo da aspetti che rischierebbero di far sembrare che vi è una parte del Parlamento poco sensibile ai cittadini italiani di lingua italiana ed una parte più sensibile. Non è così. Anche in risposta a considerazioni e giudizi che ho ascoltato dall'onorevole Mitolo, vorrei dire che la proposta della giunta della provincia autonoma di Bolzano, riguardante la toponomastica, non mi sembra che contenga quelle forme di discriminazione a cui mi pareva che il collega si fosse riferito nel suo intervento.
PIETRO MITOLO. Riduce i toponimi italiani da 8 mila a 650!
ANTONIO DI BISCEGLIE, Relatore. Leggendo gli allegati A, B e C, riferiti alle località, ai corsi d'acqua e agli acquitrini, mi sembra di riscontrare - per quel poco che posso conoscere - che siano contemplate sia la denominazione in lingua italiana, sia quella in lingua tedesca nonché, in alcuni casi, quella in ladino. Dobbiamo, allora, sgombrare il campo da aspetti che rischiano di farci guardare indietro e non farci vedere tutto quel che si è realizzato, proprio perché ciò ci consente di confrontarci meglio. Ho voluto fare questo riferimento, in quanto sono riuscito a documentarmi su tale aspetto.
PIETRO MITOLO. Gli 8 mila toponimi dei comuni italiani sono ridotti a 650!
ANTONIO DI BISCEGLIE, Relatore. Innanzitutto, ritengo che si tratti di una proposta.
PIETRO MITOLO. Sì, infatti, ho parlato di proposta.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Onorevole relatore, la prego di concludere.
ANTONIO DI BISCEGLIE, Relatore. In ogni caso, si tratta di una questione su cui avremo modo di parlare. Vi sono, poi, altri eccessi. Onorevole Frattini, mi consenta, ma non credo che - come lei ha affermato testualmente - la minoranza italiana non abbia diritto di parola: guai, se fossimo in queste condizioni! Evidentemente, la foga delle argomentazioni ha portato ad una tale affermazione. Ritengo che vi siano indubbiamente, nella norma transitoria, aspetti che possono non essere condivisibili. Tuttavia, è giusto sottolineare che la norma transitoria è il frutto di un dialogo e di una interlocuzione avvenuta tra le istituzioni, ed in particolare tra il Senato e le istituzioni provinciali.
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Se la vota da solo!
ANTONIO DI BISCEGLIE, Relatore. ...farà una propria legge elettorale. Il fondamento del provvedimento è che si trasferisce competenza legislativa primaria a questi consessi in tema di forma di governo e di legge elettorale. Non credo, allora, che si debba prendere una via suppletiva: la via primaria è che il consiglio provinciale di Trento deciderà che forma di governo darsi, che tipo di legge elettorale darsi.
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Farà la propria legge!
ANTONIO DI BISCEGLIE, Relatore. Farà, per l'appunto, la legge che vorrà. Credo sia questo l'aspetto da sottolineare del provvedimento al nostro esame.
PRESIDENTE. Onorevole relatore, la prego di concludere.
ANTONIO DI BISCEGLIE, Relatore. Concludo, Presidente, dicendo che non
vorrei che, per motivi di sovraccarico politico, di schieramento politico, si rischiasse di pregiudicare il lavoro fin qui svolto; un lavoro a mio avviso prezioso, che indubbiamente favorisce stabilità e governabilità. Ci aspetta un appuntamento: il rinnovo dell'assemblea regionale siciliana. Rivolgo allora un appello, mutuando l'invito che è già stato rivolto, affinché si cerchi di guardare il bicchiere mezzo pieno, di modo che esso possa riempirsi di più e corrispondere alle esigenze delle comunità «speciali» (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
DARIO FRANCESCHINI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, vorrei partire da una delle ultime considerazioni svolte dal relatore per ricordare che, se dimentichiamo la natura stessa del provvedimento e ci fermiamo ai singoli aspetti, rischiamo di non tenere presente che l'intenzione di questa proposta di legge costituzionale è quella di adeguare le regioni a statuto speciale a quelle a statuto ordinario, consegnando loro la possibilità di scegliere quale forma di governo darsi.
PIETRO MITOLO. È così, però, signor sottosegretario!
DARIO FRANCESCHINI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. È evidente che lo stralcio della Sicilia, che è stato chiesto ripetutamente, avrebbe portato come conseguenza la possibilità, facilmente prevedibile, dal momento che questa legislatura arriverà alla scadenza naturale la prossima primavera, di iniziare nuovamente da capo l'iter delle modifiche costituzionali per le altre quattro regioni, con buona probabilità, essendo le elezioni previste per il 2003, che le stesse non potessero votare con il sistema elettorale nuovo e non potessero scegliersi la forma di governo.
regioni, che prevede un aumento del numero dei consiglieri perché, come sapete, in Trentino-Alto Adige, non si può alterare l'equilibrio esistente tra il numero dei consiglieri di Trento e quelli di Bolzano.
ROLANDO FONTAN. Esatto!
DARIO FRANCESCHINI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Allora qui dobbiamo intenderci, proprio ragionando in termini di federalismo. Vi sono alcuni temi riguardanti l'autonomia delle regioni in cui è giusto che le regioni decidano autonomamente, ma vi sono altri temi, come quello della distribuzione delle risorse dello Stato, che non riguardano solo una regione, ma tutte, perché una lira in più alla regione X vuol dire una lira in meno alla regione Y: qui non si può pretendere, evidentemente, che la decisione di togliere una lira alla regione X debba passare per una vincolante intesa con quella stessa regione. Esiste, in proposito, un problema di intesa tra lo Stato e le regioni, ma tra lo Stato e le regioni nel loro complesso: non si può irrigidire il sistema, stabilendo che la singola regione possa impedire politiche di perequazione o nuove politiche di distribuzione delle risorse. Questa è stata la motivazione, che non è in alcun modo in contraddizione - vorrei dirlo all'onorevole Frattini - con l'idea di una Camera delle autonomie, sulla quale si è più volte ragionato in questi giorni, ma anche durante i lavori della bicamerale.
abbiamo tutta l'intenzione di tutelare. Ricordo, come hanno già fatto alcuni intervenuti, che è stato mantenuto in questo provvedimento il vincolo della proporzionalità, il limite dei due terzi per l'introduzione dell'elezione diretta e addirittura la possibilità di referendum anche qualora le norme vengano approvate con la maggioranza di due terzi del consiglio provinciale.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
Credo che oggi dovremmo cercare, invece, di concentrare la nostra attenzione sulle parti del provvedimento modificate dal Senato e che sono dunque suscettibili, ancora una volta, di integrazioni, modifiche o accettazione da parte di questo ramo del Parlamento.
Se così è, è evidente che una serie di considerazioni, che ho anche testé ascoltato da parte dell'onorevole Frattini, non hanno motivo di essere. Se concentriamo l'attenzione sulla modifica della norma transitoria, essa ha una sua valenza, ma
Ma guardiamo gli articoli. L'articolo 1, quello riguardante la Sicilia, la regione su cui si è soffermata a lungo l'attenzione di tutti nel corso della prima lettura, non offre elementi di riflessione perché il Senato ha approvato lo stesso testo approvato dalla Camera.
Per quanto riguarda la Valle d'Aosta, anche se vi sono talune perplessità, anche in questo caso il testo è quello licenziato dalla Camera e quindi non vi sono elementi suscettibili di discussione.
Per gli articoli 3 e 5 il problema deriva dalla soppressione di una innovazione. Ecco perché non riesco a capire perché si parli di arretramento.
Oggi è in corso una positiva discussione fra le forze parlamentari sull'ordinamento federale dello Stato e alla luce di questo ritengo che l'argomentazione portata dal Senato abbia un fondamento, così come ha fondamento il parere della Commissione bicamerale per gli affari regionali, ambedue volti a riconoscere la forma giuridica dell'intesa. In qualche misura questo precluderebbe la possibilità di un ragionamento riguardante proprio le compartecipazioni finanziarie riferite a tutte le regioni, proprio quando stiamo discutendo, non soltanto con questo provvedimento, delle regioni a statuto speciale, ma ci proponiamo anche di introdurre una forte innovazione per quanto riguarda questo tipo di rapporto finanziario tra Stato e regione ma che riguarda tutte le regioni. Questo è quanto ha stabilito il Senato.
Per la verità, mi sentirei non del tutto compreso se insistessi nel definire la questione soltanto per alcune regioni (in questo caso solo per due) e in maniera forte. Questo pregiudicherebbe un ragionamento più complessivo. Visto che siamo su un terreno delicato ed importante, oltre che complesso, sottolineo che ha un fondamento la ragione che ha spinto il Senato a sopprimere quell'innovazione. Non capisco quindi perché si dovrebbe parlare di arretramento. È una situazione «a bocce ferme», nel senso che si rimane alla situazione esistente, non è stata tolta la parola «sentita».
Sento il dovere di sottolineare tutto questo perché, nel contempo, vi è l'impegno mio e delle forze di maggioranza (e mi auguro che vi sia anche quello di chi oggi ha manifestato critiche) affinché nel testo riguardante l'ordinamento federale dello Stato il fatto che si vada ad una compartecipazione che sia d'intesa fra Stato e regioni riguardi queste due regioni ma anche tutte le altre, in un assetto complessivamente federale e di ripartizione definita delle risorse.
Dico questo con uno spirito che non vuole essere di arretramento ma, al contrario, è un impegno che possiamo assumere sulla base di un ragionamento svolto dal Senato; pertanto, non vedo perché dovremmo essere sordi, per una sorta di arroganza, rispetto ad una tale innovazione. Nel momento in cui può e deve esservi un dialogo, dobbiamo individuare, allo stato del dibattito, la via più agevole per conseguire determinati obiettivi, senza predeterminare situazioni che potrebbero pregiudicare altri fattori. Di fronte all'alternativa se scegliere oggi la strada con cui insistere su tale innovazione o fare in modo che essa rientri in un contesto più appropriato, quale l'ordinamento federale dello Stato, ritengo che la seconda ipotesi possa essere più congrua, oltre che più saggia.
Per quanto riguarda l'articolo 4, riferito al Trentino-Alto Adige, sul quale si è
Detto ciò, è giusto ricordare che, se il consiglio provinciale di Trento dovesse ritenere quella norma - come dire - poco consona o poco adeguata alla propria realtà...
Se non venisse approvata questa proposta di legge costituzionale, a Costituzione vigente, non vi sarebbe alcuna possibilità per le regioni a statuto speciale di scegliere, per esempio, l'elezione diretta dei presidenti delle regioni stesse. La proposta di legge nasce proprio con questo obiettivo: consegnare alle regioni la possibilità di determinare la propria forma di governo. Le norme transitorie, di cui tanto si è discusso, verranno utilizzate soltanto qualora le regioni non impieghino gli anni a disposizione - sono tre per quattro delle regioni a statuto speciale, con la sola eccezione della Sicilia - per approvare una legge elettorale. Questo è il punto di fondo da non dimenticare.
Il Governo ha sempre espresso parere contrario su ogni proposta di stralcio, perché abbiamo ritenuto - ed in tal senso la Camera si è espressa in prima lettura - che mantenere l'unità del provvedimento avrebbe consentito di procedere su un percorso comune, poiché percorsi diversi per singole regioni avrebbero potuto dare esiti profondamente diversi anche sui contenuti e, se è vero, come è vero, che le regioni speciali hanno specialità diverse, non è corretto introdurre nel nostro ordinamento l'idea di una gradazione delle specialità, per cui vi è chi merita a livello maggiore di specialità e chi può arrivare soltanto in un secondo tempo.
Vorrei sottolineare, peraltro, come ha già fatto il relatore, che dopo la lunga discussione presso la Commissione affari costituzionali del Senato - non si è perso neanche un giorno e si è lavorato nel merito, di fronte a posizioni differenziate e molto precise - l'impianto che viene restituito alla Camera è lo stesso del testo che questo ramo del Parlamento aveva consegnato al Senato, con alcune modifiche che però non incidono nella sostanza del provvedimento. Viene modificata la norma transitoria riguardante Trento - ricordiamolo - introducendo ciò che mancava, cioè la possibilità per il consiglio provinciale di Trento di avere un premio di maggioranza che garantisca la stabilità, cosa che non è stato possibile introdurre nel meccanismo adottato per le altre
La nuova norma transitoria prevede un premio di maggioranza all'interno del numero fisso dei consiglieri.
Per quanto riguarda la norma sulle incompatibilità (vorrei ricordare all'onorevole Garra che l'emendamento approvato è stato proposto da Forza Italia al Senato), essa prevede semplicemente di adeguare la normativa del Trentino-Alto Adige a quella prevista per tutte le altre quattro regioni.
Per quanto riguarda le norme in materia finanziaria - mi collego alle osservazioni fatte dall'onorevole Frattini -, il Governo ha espresso parere favorevole sugli emendamenti presentati, sulla base della considerazione che non si trattava di togliere qualcosa, ma di lasciare impregiudicata una situazione esistente che vede normative differenziate in materia negli statuti delle cinque regioni a statuto speciale, sia pure nella consapevolezza che questo tema va affrontato complessivamente e che bisognerà individuare - la sede adatta è sicuramente quella dell'esame dell'ordinamento federale dello Stato - un momento in cui le regioni e lo Stato valutino insieme il complesso problema delle norme finanziarie e della distribuzione delle risorse. Introdurre la norma relativa all'intesa negli ordinamenti di una o due regioni, evidentemente, avrebbe voluto dire consegnare la possibilità di modificare i trasferimenti finanziari a quelle regioni al parere vincolante di quella specifica regione...
Per quanto riguarda il Trentino-Alto Adige, la proposta di stralcio non mi pare ammissibile, perché la parte cui si fa riferimento non è stata modificata dal Senato, ma ritorna nello stesso testo in cui è stata approvata dalla Camera, ad eccezione della norma transitoria. Al di là di questo, però, al Governo non risulta che in Trentino-Alto Adige vi siano state tensioni sociali particolari legate all'approvazione di questa legge; risulta che vi è stato un normale dibattito politico, come è logico che avvenga su temi così sentiti e così vissuti. Certo, è poi affidata alle scelte politiche, ma anche, direi, al senso di responsabilità delle singole forze politiche, la decisione di alimentare i malumori o, viceversa, cercare di governarli e di spiegare le rispettive ragioni. Non dimentichiamo - mi rivolgo all'onorevole Fontan - che qui discutiamo lo stesso testo che è stato approvato in prima lettura; viene da chiedersi come mai queste tensioni sociali, queste proteste non vi siano state nel momento in cui la Camera l'ha approvato la prima volta, nello stesso identico testo, ad eccezione della norma transitoria concernente Trento, che non riguarda gli equilibri delle minoranze nella provincia di Bolzano, minoranze che, in ogni caso,
Desidero rilevare che, a mio avviso, questo è soltanto un pezzo dell'ordinamento federale dello Stato, che - vorrei dire ancora all'onorevole Fontan - è cosa ben diversa dalla secessione. Non credo che il fatto di discutere di questi temi il lunedì pomeriggio, in pochi parlamentari, debba togliere importanza al fatto politico che oggi pomeriggio, in quest'aula, la Lega - l'onorevole Fontan, infatti, parlava a nome del suo gruppo - ha ribadito di volere la secessione della Padania. Mi pare, quindi, che l'accordo, ricordato più volte, tra il Polo e la Lega per la costituzione della cosiddetta «Casa delle libertà», basato sulla rinuncia alla secessione da parte della Lega, oggi, un po' in sordina e fra pochi intimi, cada di fronte all'affermazione fatta - credo a nome del suo gruppo, perché, ripeto, a nome del suo gruppo parlava - dall'onorevole Fontan, il quale ha detto esattamente «noi vogliamo la secessione di tutta la Padania e non solo di una parte». Ritengo che queste cose, dette il 17 luglio in quest'aula, debbano essere oggetto di una valutazione più attenta, che vada oltre l'attenzione prestata dai pochi presenti e investa il dibattito politico di questi giorni.
Vorrei concludere dicendo che il Governo si augura, naturalmente, che il disegno di legge sull'ordinamento federale dello Stato prosegua il suo iter e che prosegua, allo stesso modo, il dialogo sulle riforme, sapendo che sarebbe sempre bene scrivere insieme le regole della convivenza, ma sapendo altresì che si è sempre mantenuto fermo il principio in base al quale su temi delicati, quale questo, non è possibile trovare un accordo totale su tutto per approvare il provvedimento. Capita, come è capitato su questo provvedimento, ma come è anche capitato dai lavori della costituente in poi, che vi sia dissenso su alcune questioni, come vi è ora dissenso sulle norme relative ad alcune regioni da parte di alcune forze politiche, ma deve esservi infine una valutazione complessiva sul provvedimento che tenga conto non solo delle specifiche posizioni, ma dell'interesse collettivo e, in questo caso, dell'interesse dei cittadini delle cinque regioni a statuto speciale (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).


