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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 22 giugno 2000, n. 167, recante disposizioni urgenti in materia di autotrasporto.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
ANNA MARIA BIRICOTTI, Relatore. Signor Presidente, dovendo illustrare questo provvedimento, il decreto-legge n. 167, credo che dobbiamo immediatamente porci il problema della necessità che il Governo, con questo provvedimento, affronti questioni importanti che costituiscano altrettante risposte per il comparto dell'autotrasporto del nostro paese. Esso,
infatti, incontra serie difficoltà perché si deve confrontare con un mercato liberalizzato che pone problemi di concorrenza e di competizione oltre che di regole.
sortire un risultato positivo per le imprese e dare una risposta assolutamente adeguata.
Questa la sostanza del provvedimento e ci auguriamo che la Camera possa rapidamente approvare il disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame perché ne ha estremo bisogno non solo la categoria degli autotrasportatori, ma anche il sistema economico del nostro paese nel suo complesso.
PRESIDENTE. Prendo atto che il rappresentante del Governo si riserva di intervenire in sede di replica.
GUALBERTO NICCOLINI. Signor Presidente, questo Governo, come i precedenti, non ha colto l'occasione per affrontare e risolvere i nuovi problemi del mondo dell'autotrasporto italiano, le cui imprese si trovano in difficoltà nei confronti della concorrenza con gli altri operatori dell'Unione europea. Fino ad ora, infatti, sono apparsi sempre velleitari tutti i tentativi di favorire le aggregazioni delle imprese più piccole. La legge di riforma dell'autotrasporto, la n. 454 del 1997, non ha avuto sicuramente gli effetti sperati, anche perché il Governo, continuando ad ignorare i suggerimenti e gli ammonimenti che venivano dal Polo, e da Forza Italia in particolare, sull'incompatibilità del testo con le normative europee, si è posto nelle condizioni di non poter applicare molte delle norme che aveva fatto approvare. Sono andate quindi disattese le aspettative degli operatori e il grande malcontento della categoria si è manifestato in forma di crescenti proteste, tanto è vero che si è arrivati, per necessità ed urgenza, ad un decreto-legge. Esso prevede l'estensione ai dipendenti delle imprese di trasporto della riduzione al 50 per cento dell'imponibile fiscale contributivo per le indennità e le maggiorazioni di retribuzione già spettanti ad altre categorie di lavoratori che svolgono, con carattere di continuità, attività fuori dalla propria sede. Il decreto-legge prevede, inoltre, l'adeguamento della misura delle deduzioni forfetarie delle spese non documentate spettanti alle imprese di autotrasporto merci in base al testo unico delle imposte sui redditi.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Galeazzi. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO GALEAZZI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, prendo lo spunto dalla conversione in legge del decreto-legge n. 167 per fare alcune doverose considerazioni di carattere generale circa la mobilità e la politica dei trasporti nel nostro paese, perché questo decreto-legge, articolato in quattro punti, è la conseguenza di un forte disagio delle associazioni di categoria, che si è venuto a creare nei giorni scorsi e che ha portato alla concertazione con il Governo, il cui risultato è stato un decreto-legge che noi riteniamo necessario, ma che non ci entusiasma. Cercherò di entrare nel merito del provvedimento successivamente.
italiani se non si vara un piano nazionale dei trasporti che non preveda precisi interventi strutturali.
PRESIDENTE. Constato l'assenza degli onorevoli Bosco e Raffaldini, iscritti a parlare: si intende che vi abbiano rinunziato.
Avverto che la IX Commissione (Trasporti) s'intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Biricotti, ha facoltà di svolgere la relazione.
Il Governo e il Parlamento si sono più volte confrontati con i problemi di questo settore impegnandosi nella ricerca di soluzioni che fossero finalizzate al rafforzamento complessivo dello stesso settore e che individuassero punti di equilibrio in grado di creare le condizioni perché non si infrangessero le regole della concorrenza. Vi sono vicende molto complesse al riguardo, che i colleghi conoscono bene, che testimoniano una vera difficoltà nel trovare il giusto equilibrio.
Credo che noi dobbiamo comunque ricercare le soluzioni adatte, ed è giusto che il Governo lo abbia fatto tenendo conto di una situazione molto complicata, per fare in modo che le imprese dell'autotrasporto nostro paese non siano spazzate vie da altre imprese straniere. Le nostre imprese, come tutte, si trovano a dover affrontare questioni di carattere internazionale, infatti il trasporto internazionale è soggetto ad una continua evoluzione e oggetto di attenzione da parte dell'Unione europea. Ovviamente vi è un problema di limiti alla circolazione, di armonizzazione delle norme; vi è anche il recente problema degli ecopunti per i trasporti in territorio austriaco, quello dell'allargamento della concorrenza e vi è la questione dei trasporti in aree extracomunitarie. Vi sono grandi temi che riguardano le politiche complessive di un paese, ma vi sono anche problemi specifici che riguardano le nostre imprese. Essi riguardano, in particolare, la situazione di frammentazione nella quale la maggior parte di esse si trova, che implica la necessità di una ristrutturazione profonda del comparto, (peraltro già avviata e rispetto alla quale questo provvedimento cerca di dare qualche risposta); essi pongono problemi di riforma del sistema tariffario e soprattutto riguardano il rafforzamento complessivo di un comparto che ha bisogno di compiere un salto di qualità in modo che il trasporto, la movimentazione merci e la logistica del nostro paese costituiscano un sistema in grado di competere nella fascia alta di mercato con i principali concorrenti.
Occorre, dunque, creare un sistema capace di stare sul mercato internazionale e di confrontarsi anche con le sfide ambientali, della sicurezza, della mobilità sostenibile, del riequilibrio modale, temi evidenziati dal piano generale dei trasporti e dallo stesso programma dell'Unione europea per il 2000, che in un «libro verde» prevede, per esempio, la possibilità di formulare proposte e documenti per la restrizione della circolazione dei mezzi pesanti che effettuano trasporti internazionali, oltre che per una serie di controlli ed interventi finalizzati alla sicurezza, fra l'altro preoccupazione primaria della presidenza portoghese.
Si tratta di richiamare in particolare l'attenzione sul problema dell'evoluzione del settore e delle strategie complessive nell'intero sistema dei trasporti, tenendo conto del fatto che la nostra economia, incentrata essenzialmente sull'industria trasformatrice, si presenta all'appuntamento con lo scenario del 2010 con un cospicuo aumento dei trasporti (previsto dal 76 all'86 per cento nel periodo 1992-2010). Siamo di fronte, quindi, ad un salto quantitativo molto importante rispetto al quale occorre senz'altro attrezzarsi.
Con il provvedimento al nostro esame, il Governo ha tentato davvero di dare alcune risposte assai significative ed ha affrontato uno dei temi centrali del dibattito in corso: la riduzione strutturale del gap dei costi d'impresa, oltre che la riduzione delle accise sul petrolio e l'allineamento dei costi d'esercizio. Il decreto-legge alla nostra attenzione prevede misure agevolative per cercare di affrontare questi problemi, che riconosciamo essere davvero pressanti. Il provvedimento traduce peraltro in norme alcune linee d'indirizzo presenti nell'accordo stipulato recentemente, il 20 giugno scorso, con le categorie degli autotrasportatori presso il Ministero dei trasporti. Le misure agevolative previste vanno nella direzione auspicata in tale accordo e credo potranno
Passando ad illustrare il contenuto del provvedimento, ricordo che si torna i parte su temi già affrontati precedentemente: mi riferisco, per esempio, alla previsione di cui all'articolo 45 della legge n. 488 del 1999, che stabilisce l'ulteriore finanziamento delle agevolazioni in favore dell'autotrasporto. Questo, quindi, è un fronte di lavoro già aperto ed al riguardo ricordo che alcune disposizioni in materia sono contenute nell'atto Senato n. 4336, collegato alla manovra finanziaria e recante interventi in materia fiscale.
Il provvedimento al nostro esame contiene misure che dovrebbero garantire le associazioni di categoria che hanno siglato l'accordo con il Ministero. L'articolo 1 del testo riguarda la riduzione del 50 per cento ai fini della valutazione del reddito imponibile per le maggiorazioni di retribuzione a titolo di lavoro straordinario o in relazione a trasferte, corrisposte ai dipendenti addetti alla guida. Questo articolo ha incontrato alcune difficoltà in Commissione lavoro, dove sono state poste alcune condizioni per la permanenza di tale disposizione nel testo: in effetti, la previsione non appare coerente con la più recente legislazione sul lavoro straordinario e suscita alcune preoccupazioni in ordine alle conseguenze dell'abbattimento della base imponibile ai fini della determinazione del trattamento pensionistico dei lavoratori.
La Commissione lavoro, quindi, ha chiesto di modificare l'articolo; vi è stato un dibattito molto approfondito e significativo, nel corso del quale si è individuato nella condizione posta dalla Commissione stessa un limite di cui farsi assolutamente carico e si è riconosciuta la qualità della proposta: effettivamente, l'articolo 1 poneva un problema reale di abbattimento del costo del lavoro, che comunque deve essere tenuto presente. Il Governo si è impegnato a ricercare una soluzione che riduca, appunto, il costo del lavoro, problema che dobbiamo risolvere senza produrre effetti distorsivi sull'equilibrio del sistema previdenziale e ripercussioni negative sul trattamento pensionistico dei lavoratori dell'autotrasporto.
Il Governo sta lavorando, in queste ore, alla ricerca di una soluzione che credo sia possibile trovare, perché esiste la volontà comune di procedere in tal senso. Le verifiche fatte stanno dando buon esito, anzi hanno già dato buon esito. Si tratta, quindi, di verificare il contenuto dell'emendamento che il Governo intende presentare e procedere in una maniera corrispondente agli interessi delle imprese ed a quanto emerso dal dibattito che si è svolto in Commissione.
L'articolo 2, invece, introduce agevolazioni in favore delle imprese minori di autotrasporto per conto terzi e prevede misure forfetarie per spese non documentate di cui all'articolo 79, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, fissandole in 45.500 lire per i trasporti di mezzi effettuati all'interno della regione e in regioni confinanti e in 81 mila lire per i trasporti effettuati al di fuori di tale ambito. Lo stesso articolo incrementa da 90 a 130 miliardi lo stanziamento di cui all'articolo 45, comma 1, lettera c), della legge n. 488 del 1999, vale a dire la finanziaria 2000, per interventi per la sicurezza stradale e la circolazione, tema molto dibattuto e legato alle questioni che stiamo trattando. Si prevede, poi, un incremento dello stanziamento per la riduzione di premi assicurativi dovuti dalle imprese all'INAIL per i propri dipendenti. Questo complesso di disposizioni ha ovviamente l'obiettivo di abbattere i costi per le imprese, in particolare quelli relativi al personale che risultano oggettivamente notevolmente più elevati rispetto alla media europea e si inquadrano, quindi, nel complesso sistema di riforma del settore che tutti abbiamo sottolineato essere assolutamente necessario.
L'articolo 3 individua la copertura finanziaria dell'onere derivante dal provvedimento, valutato in 167 miliardi a decorrere dal 2000 e in 171 miliardi a decorrere dal 2001.
Il dibattito che si è svolto in Commissione fa sperare che vi sia una volontà delle forze politiche di corrispondere a esigenze che non credo siano di nessuno in particolare, ma di tutti in questo Parlamento poiché sono esigenze reali e corrispondono a problemi davvero urgenti.
Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Niccolini. Ne ha facoltà.
Questo decreto-legge è stato emanato in fretta: ne sono prova la stessa genericità del titolo ed un linguaggio talmente involuto del testo originario da ricevere le critiche del Comitato per la legislazione e da indurre persino il Governo ad ammetterlo durante l'esame del provvedimento in Commissione.
Il gruppo che ho l'onore di rappresentare ritiene, tuttavia, che esso debba essere convertito in legge nei tempi previsti, a condizione che vengano accolte almeno alcune proposte emendative al testo, riguardanti sia sostanza, sia la forma. Pertanto, la posizione di Forza Italia al momento del voto finale sarà definita dopo l'esame degli emendamenti e sarà strettamente collegata alla disponibilità del Governo e della sua maggioranza nei confronti delle proposte di modifica che noi riteniamo necessari.
Speriamo, quindi, che il Governo sia meno chiuso del consueto di fronte alle richieste che verranno avanzate. In particolare, riteniamo che occorra risolvere i problemi connessi all'attuale formulazione dell'articolo 1, che rischia di creare conseguenze negative anche sul trattamento pensionistico dei dipendenti delle imprese di autotrasporto. Proprio al fine di non disattendere i contenuti dell'accordo intervenuto fra Governo e autotrasportatori, pensiamo sia necessario prevedere che la riduzione della base imponibile sia estesa all'intera retribuzione corrisposta per il lavoro straordinario e non soltanto alle maggiorazioni di retribuzioni.
Con queste osservazioni e sulla base del successivo andamento della discussione, Forza Italia si riserva di esprimere un giudizio finale sul voto.
Siamo d'accordo che la mobilità è un bene prezioso per il progresso e l'economia del paesi, così come siamo consapevoli, sottosegretario Angelini, che l'Unione europea basa tutta la sua politica sul libero mercato, sulla libertà di scambi, sulla libera circolazione di merci e servizi. In tale settore ci troviamo in una situazione che Alleanza nazionale vuole rimarcare in modo non strumentale, perché una forza di Governo deve avere la capacità non solo di porsi a tutela di un'associazione di categoria o di un'altra, ma di affrontare in maniera complessiva un problema reale e serio riguardante i trasporti e la mobilità.
Il piano dei trasporti nazionale risale a quindici anni fa. Il ministro Burlando, al momento del suo insediamento, annunciò come primo provvedimento il piano nazionale dei trasporti; la cosa più grave che emerge da una prima lettura sommaria di tale piano dei trasporti e che costituirà il banco di prova anche per l'Unione europea è che non sono previsti interventi strutturali. Ciò vuol dire che noi riusciremo a venire incontro ad alcune richieste e ad evitare gli scioperi delle associazioni degli autotrasportatori, ma non riusciremo ad entrare realmente in quel contesto che vede l'Europa avanti di molti anni per quanto riguarda strutture e infrastrutture. Questo è un dato che responsabilmente il Governo, la maggioranza e l'opposizione devono considerare in modo molto serio.
L'aspetto più sconcertante è che nel piano europeo non vi è traccia del nostro paese, fatta eccezione del riferimento all'aeroporto di Malpensa, sulla cui situazione stendo un velo pietoso. Mi domando perciò in quale misura l'Italia riceva benefici rispetto al finanziamento che essa stabilisce per gli altri paesi nell'ambito dell'autotrasporto. Più precisamente, mi chiedo se il nostro paese sia in credito o in debito rispetto all'Europa in questo settore: l'Italia riceve almeno quanto dà a favore del progresso e dello sviluppo del trasporto in Spagna, in Portogallo, in Grecia e negli altri paesi europei? Credo che il Governo debba porre questa domanda al Presidente della Commissione europea perché sarebbe molto grave che il dato che ho prima richiamato fosse confermato dalla situazione reale.
Fatte queste considerazioni sulle difficoltà oggettive derivanti dalla collocazione geograficamente decentrata del paese, in contraddizione con un'auspicabile rivalutazione del trasporto intermodale nell'ambito del bacino del Mediterraneo, la mia preoccupazione è che, mentre negli anni sessanta e per i pochi anni seguenti l'Italia era vicina al primato per quanto riguarda la rete stradale ed autostradale, oggi si trova tra gli ultimi paesi, superata addirittura dalla Spagna, come confermano i dati ufficiali che qui non voglio richiamare.
Il decreto di cui ci occupiamo ha problemi di copertura finanziaria, riguarda un settore in grave crisi e ha suscitato profondi dubbi nell'ambito del Comitato per la legislazione e della Commissione lavoro, anche perché prevede una serie di agevolazioni fiscali per rendere più competitivi gli autotrasportatori e le ditte di autotrasporti. Tuttavia il decreto non affronta il vero nodo della questione e cioè che la competizione a livello europeo è chiusa per gli autotrasportatori
Passando al merito del provvedimento, vale la pena di ricordare che l'articolo 1 del decreto introduce una modifica all'articolo 48 del testo unico delle imposte sui redditi approvato dal decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986. La modifica introdotta dal decreto-legge n. 167 stabilisce che anche per i lavoratori addetti alla guida e per i dipendenti delle imprese autorizzate all'autotrasporto di merci le maggiorazioni di retribuzione corrisposte a titolo di lavoro straordinario o in relazione alle trasferte concorrono a formare il reddito nella misura del 50 per cento.
Il relatore su questo punto ha sollevato una serie di obiezioni che condividiamo auspicando che si trovi quanto prima una soluzione. Voglio ricordare che il numero dei lavoratori interessati è pari a circa 40 mila unità con un costo pari a circa 3 milioni per autotrasportatore, il che significa circa 29 miliardi di minori entrate contributive e 8 miliardi di minori entrate derivanti dal pagamento dell'IRPEF. Lo stesso Comitato per la legislazione esprime seri dubbi sul censimento dei dati illustrati: non sappiamo, cioè, se quei dati siano affidabili; si tratta di un passaggio piuttosto delicato, perché se si deve trovare una copertura finanziaria e se, soprattutto, si deve fare in modo che lo Stato rinunci ad un maggior gettito, prima di presentare decreti-legge bisognerebbe disporre, per lo meno, di dati certi ed affidabili.
L'articolo 2 del decreto-legge modifica la misura delle deduzioni forfettarie delle spese non documentate delle imprese dalle 25 mila lire, previste per i trasporti effettuati nell'ambito regionale, alle 50 mila lire, al riguardo, va sottolineato che il meccanismo è stato utilizzato più volte: infatti, tale cifra è stata già modificata con la legge n. 451 del 1999, che ha portato la deduzione a 35.500 lire; oggi ci troviamo di fronte ad un ulteriore innalzamento degli importi rispettivamente a 45.500 lire e ad 81 mila lire.
Signor Presidente, questioni così impellenti non dovrebbero essere affrontate con provvedimenti frammentari, che pongono in seria difficoltà il Governo e le Commissioni competenti, bensì con un minimo di lungimiranza, cercando di quantificare con studi seri quale debba essere la cifra esatta che si possa giustamente ed equamente dedurre.
Di conseguenza, per ovviare temporaneamente a tale situazione, il Governo è pronto a rinunciare a 34 miliardi di lire di gettito; a tale cifra deve aggiungersi una quantificazione significativamente sottostimata per quel che riguarda il minor gettito, sia dell'IRPEF, sia dell'IRAP. Non si tratta di una mia considerazione, bensì di quanto affermato nella relazione tecnica fornita dal servizio bilancio.
Signor Presidente, non voglio dilungarmi ancora sui dati contenuti nel provvedimento. Il gruppo di Alleanza nazionale, come le altre forze della «Casa delle libertà», attenderà di verificare l'atteggiamento del Governo e della maggioranza su alcune proposte emendative al testo che riteniamo migliorative del provvedimento ed in quella sede deciderà la propria posizione.
Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.


