Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 754 del 4/7/2000
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Informativa urgente del Governo sulle dichiarazioni rese dal ministro degli affari esteri sloveno in merito all'approvazione, da parte della Camera dei deputati, della legge di tutela della minoranza linguistica slovena (ore 20,05).

PRESIDENTE. Procediamo allo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sulle dichiarazioni rese dal ministro degli affari esteri sloveno in merito all'approvazione, da parte della Camera dei deputati, della legge di tutela della minoranza linguistica slovena.
Vorrei ringraziare il sottosegretario Ranieri per la tempestività con la quale è riuscito a venire in quest'aula a riferire.
Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per gli affari esteri.

UMBERTO RANIERI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, mi preme innanzitutto sottolineare come, da parte del Governo italiano, si sostenga l'approvazione di questo provvedimento, perché con esso si ottempera ad un preciso dettato della nostra Costituzione relativo alla tutela dei diritti dei cittadini italiani appartenenti a minoranze linguistiche, in conformità ai principi proclamati nella dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, alle convenzioni internazionali ed ai trattati sottoscritti dal Governo italiano (Commenti del deputato Armaroli).
Le misure previste dal testo attualmente all'esame rispondono, in particolare, a quanto garantito dalla convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali e dalla carta europea delle lingue regionali o minoritarie. È quindi per dare forma compiuta ed operante a principi previsti dal nostro ordinamento, che caratterizzano la nostra civiltà giuridica, che il Parlamento, con l'approvazione di questo provvedimento, stabilisce un complesso di misure a tutela dei cittadini italiani appartenenti alla minoranza linguistica slovena. Non c'è alcuna pressione né interferenze, che sarebbero velleitarie, senza senso e che nessuno accoglierebbe. Questo lo sanno bene le autorità slovene che conoscono i comportamenti lineari delle autorità italiane. Questo dovrebbe ben saperlo il ministro degli esteri sloveno, che non deve mettere in guardia nessuno.
I nostri rapporti con la Slovenia sono eccellenti: credo che tutti, in quest'aula, intendano mantenerli tali, sia la maggioranza sia l'opposizione. Si tratta di rapporti buoni, positivi che si basano sul reciproco rispetto e si inquadrano in un orizzonte europeo. Un orizzonte che non conosce interferenze, ma cooperazione, sulla base di principi e valori comuni. Ecco perché lo spirito che ci anima tutti - credo - è quello di garantire un'efficace tutela della minoranza slovena in un'ottica europea. Non è un caso che la promozione della cooperazione transfrontaliera, interregionale, anche nell'ambito dell'Unione, costituisca uno degli obiettivi del provvedimento in esame.


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Si tratta di un provvedimento che, ne sono certo, anche l'opposizione, pur non condividendo del tutto, mi auguro non potrà che considerare un atto dovuto, un'assunzione di responsabilità nel pieno dell'esercizio delle proprie prerogative e in piena autonomia di valutazione e di giudizio del Parlamento italiano.
Si tratta di un atto che ci consente di ottemperare al dettato costituzionale, ai valori dell'Unione europea, maturato sulla base di una riflessione autonoma, credo, del complesso delle forze parlamentari che, pur mostrando opinioni discordanti su aspetti, su questioni, sul complesso del provvedimento, avvertono la serietà e il carattere fecondo del lavoro compiuto e la rispondenza di questo provvedimento a principi e a valori del nostro ordinamento costituzionale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Martino. Ne ha facoltà.

ANTONIO MARTINO. Onorevole sottosegretario, con la considerazione e, se me lo consente, anche con la simpatia che io da sempre provo per la sua persona, dopo averla ringraziata per la disponibilità che ha voluto dimostrare, debbo però dirle che avrei preferito che nella sua risposta, lei più che difendere il provvedimento in discussione ci avesse davvero dato dei chiarimenti volti a fugare del tutto l'ombra del dubbio che le dichiarazioni del ministro Peterle potessero essere interpretate come interferenza con i lavori del Parlamento.
Personalmente ho già avuto modo di esporre alla Camera il mio convincimento e cioè che, conoscendo il ministro Peterle, non di questo si sia trattato. Ho avuto modo di conoscerlo perché era il mio «omologo» quando eravamo al Governo; abbiamo avuto con lui trattative durissime, stante l'intransingenza di un patriota sloveno, da una parte, e l'indisponibilità al compromesso del rappresentante dell'Italia, dall'altro. Malgrado queste nostre differenze avevamo raggiunto un accordo che tuttora reputo esemplare, ma che poi non ebbe attuazione perché la posizione del ministro Peterle venne sconfessata dal suo primo ministro.
Però conoscendolo, ritengo che egli abbia voluto fare quelle dichiarazioni non per esercitare una pressione, sia pure indiretta sul Parlamento italiano, cosa questa del resto del tutto velleitaria, ma soltanto per sottolineare, da un lato, il suo convincimento che questa è una legge che tutela gli interessi della minoranza slovena e per ribadire, dall'altro, in modo indiretto la sua convinzione profonda che l'obiettivo ultimo è quello di assicurare rapporti di amicizia duraturi tra i due paesi.
Ed è per questo che, tutto sommato - ovviamente io non condivido il suo apprezzamento nei confronti del provvedimento, del resto su tutti gli emendamenti ho sempre votato in conformità con l'orientamento del Polo -, il suo intervento va nella direzione giusta, nel senso che anch'io sono convinto, come lei, che non di interferenza o di tentativo di pressione a danno del Parlamento italiano si trattasse ma di un modo indiretto per ribadire la convinzione che la Slovenia e l'Italia sono «condannate» dalla geografia e dalla storia ad essere paesi amici ed alleati (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Selva. Ne ha facoltà.

GUSTAVO SELVA. Conosco il garbo del sottosegretario Ranieri ma debbo dire che, nel merito della domanda che gli era stata rivolta circa il carattere e il contenuto di questa dichiarazione, che avrebbe fatto il ministro degli esteri sloveno Peterle, il rappresentante del Governo intervenendo a nome del ministro non ha dato alcuna risposta. Si è piuttosto intrattenuto, come ha detto l'onorevole Martino, un po' fuori del tema. Se è interessato al tema, come dovrebbe essere, pur trattandosi come abbiamo sottolineato di materia di esclusiva competenza del Parlamento, il sottosegretario Ranieri non ha che da leggere i resoconti stenografici. Verificherà come questo dibattito, con il contributo


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determinante dell'opposizione, si sia svolto su temi concreti, con proposte concrete.
Poiché mi rivolgo al rappresentante del Ministero degli affari esteri, colgo quest'occasione per dire che se tale Ministero deve intervenire per tutelare qualcosa, allora deve farlo nei confronti del diritto della minoranza presente in regioni come l'Istria e la Dalmazia che per storia, per cultura, per tradizione e per sentimenti sono tipicamente italiane.
Naturalmente mi rendo conto che anch'io sto andando un po' fuori tema. Qui abbiamo rivendicato il diritto di considerare il provvedimento in esame una normativa che riguarda la minoranza che fa parte della nazione italiana.
Tuttavia, dal momento che lei ha voluto sottolineare il grande valore europeo di questo provvedimento, evidenzio che quando si tratta di diffusione di altre culture e di altre lingue sono assolutamente d'accordo. Nel clima nel quale ci troviamo posso dire di avere una famiglia plurilingue per ragioni di matrimonio. Una delle preziose conseguenze della mia carriera di giornalista è stata proprio la possibilità di far apprendere ai miei figli altre lingue, altre culture e altri modi di vita.
Sono assolutamente d'accordo che questo deve essere lo spirito di tutta la legislazione che siamo chiamati ad esaminare in una materia così delicata. Ma lei, che è il rappresentante del Ministero degli affari esteri, ci ha parlato della grande apertura che voi trovate in questa legge e che a noi appare, in qualche misura, eccessiva. Infatti, se lei avesse assistito al dibattito che si è svolto oggi pomeriggio, avrebbe constatato che l'onorevole Menia, documentando i suoi interventi, ha fatto presente che con questa norma garantiamo l'apertura di una scuola là dove vi è un solo scolaro di lingua slovena, cosa bellissima - è vero -, ma che non credo rappresenti il problema che ci deve occupare. Il principio naturalmente è sacro anche se riguarda una sola persona.
Ma nelle zone alle quali facevo riferimento, l'Istria o la Dalmazia, esistono comunità di lingua, di cultura e di storia italiana che non hanno ricevuto fino a questo momento uguale trattamento. Credo che il ministro Peterle possa essere richiamato a questo suo dovere.
Vogliamo essere europei, stiamo costruendo l'Europa unita, la Slovenia intende fare parte dell'Unione europea, noi siamo ben lieti, coniugando le nostre storie e le nostre culture e stabilendo in questo modo un momento di grande civiltà, di dare - lo ripeto, siamo contrari per ragioni che non sono nazionalistiche, ma di contenuto nazionale - la possibilità di tutelare con questa legge la minoranza slovena, ma se essa ha, invece, il compito più pericoloso di «slovenizzare» la maggioranza italiana, anche il concetto dell'Europa unita, a mio avviso, diventa un po' falsificato.
Concludo, Presidente, e ringrazio il sottosegretario per la specificazione che è venuto qui a darci. Onorevole Ranieri, poiché avrà occasione di vedere il ministro Peterle, gli suggerisca di non occuparsi, se se ne è occupato, della legislazione italiana che appartiene all'autonomia e al potere della Camera dei deputati italiana, ma nella Camera dei deputati slovena cerchi di prendere in considerazione la richiesta che le faccio: il trattamento di una minoranza costituita non da una sola unità, ma da tante unità con radici storiche fortissime, sia degno di quella strada verso l'unità dell'Europa che tutti noi vogliamo costruire (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Saonara. Ne ha facoltà.

GIOVANNI SAONARA. Presidente, ringrazio il rappresentante del Governo, il sottosegretario Ranieri, per quanto ci ha detto. Certamente, come parlamentare, non posso che porre in evidenza che un'attenta valutazione dei testi complessivi e dell'esame che si è svolto finora in aula non può non suggerire qualche riflessione anche al ministro Dini e ai suoi collaboratori. Gli atti parlamentari non sono tutti uguali e il sottosegretario Ranieri ben lo sa e ben lo comprende.


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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLO GIOVANARDI (ore 20,15)

GIOVANNI SAONARA. Ricordo ai colleghi che hanno voluto sollevare la questione che proprio in questi giorni è stato reso noto il documento finale del Consiglio europeo di Santa Maria da Feira, svoltosi a metà giugno, nel quale si ricorda che i negoziati con Cipro, Ungheria, Polonia, Estonia, Repubblica ceca e Slovenia, condotti dalla presidenza portoghese, sono andati avanti su materie quali politica regionale, controllo finanziario, disposizioni finanziarie e di bilancio, giustizia, affari interni, libera circolazione delle persone e agricoltura. Su singole questioni, come il diritto delle società, la politica sociale, l'unione doganale, la libera circolazione dei capitali ed il controllo finanziario, si è andati ulteriormente avanti, anche con la Slovenia.
Ho ricordato tutto ciò perché credo che l'approvazione di questo provvedimento, il lavoro prezioso e paziente della collega, presidente Jervolino Russo, e l'impegno personale del sottosegretario Gianclaudio Bressa testimonino che tutto si inserisce in un mosaico fatto di attenzione, rispetto, assoluta e gelosa autonomia del nostro ruolo, richiesta - il sottosegretario Ranieri mi capisce bene - di applicazione del principio, sempre più in voga nelle relazioni tra gli Stati europei, di reciprocità.
Penso che, al di là delle dichiarazioni del ministro e delle esigenze poste, forse in maniera non del tutto comprensibile ed avvertite da una parte di questa Assemblea con qualche ombra e sospetto, il principio della reciprocità «stia dentro» i negoziati che l'Unione europea sta conducendo, complessivamente, con i paesi che chiedono l'adesione, Slovenia compresa.
Mi auguro che la sollecita approvazione del provvedimento in esame rientri in questo mosaico e ci consenta di fare passi in avanti concreti verso quell'integrazione europea che fa del rispetto della persona e delle comunità uno dei suoi capisaldi.
Auguro al sottosegretario Ranieri di continuare con fecondità questo cammino.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, dirò poche parole perché, com'è evidente, questo dibattito è nato incidentalmente nell'ambito di una strategia, del tutto rispettabile dal punto di vista parlamentare, di rallentamento dell'iter del provvedimento sulla tutela della minoranza slovena; tale strategia ha preso spunto da una dichiarazione del ministro degli esteri sloveno Peterle, o Peterlè che dir si voglia, da cui è derivata questa appendice di discussione. Da tale punto di vista, vorrei sdrammatizzarla al massimo.
Condivido le dichiarazioni del sottosegretario Ranieri sul significato del lavoro che il Parlamento sta facendo in questi giorni, dopo molti anni di attesa e di preparazione, anzi direi dopo molte legislature di attesa e molti anni (quattro per la precisione) di preparazione. En passant, ricordo che da molto tempo è ottimo relatore di questo provvedimento il collega Maselli, che vorrei ringraziare, insieme con la presidente Jervolino Russo, per il lavoro che stanno svolgendo, ovviamente assieme a tutti noi.
Presidente Jervolino Russo, ho fatto in tempo in questa legislatura ad essere nominato primo relatore di tale provvedimento; in seguito ho abbandonato tale funzione a causa dell'inizio dei lavori della Commissione bicamerale. Siamo cioè all'archeologia di questa legislatura, ma potremmo risalire a molte legislature precedenti. Si tratta, quindi, di un provvedimento che attende da molti decenni di essere approvato dal Parlamento. Quando qualche volta sento affermare in quest'aula, per la normale polemica politica parlamentare, che il Presidente sta procedendo troppo in fretta e che, quindi, i colleghi non sono in grado di comprendere cosa si sta votando, capisco chi fa tale affermazione - perché se avessi quella posizione forse userei gli stessi strumenti -, ma francamente mi nasce il sorriso sulle labbra.


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Questo provvedimento è stato esaminato nel corso di molte legislature, durante la presente legislatura lo stiamo esaminando da quattro anni e moltissime volte siamo tornati su tutte le questioni. Al collega Selva devo dire che non è vero che vi è stata incapacità di dialogo e di correlazione anche con posizioni fortissimamente critiche: tutti questi mesi e questi anni sono stati proprio dedicati a cercare di trovare punti di convergenza, là dove era possibile, anche rispetto a chi partiva da posizioni fortemente critiche. Da questo punto di vista, debbo dare atto della lealtà con la quale il collega Martino è oggi intervenuto in aula: quando da più parti (dal gruppo di Alleanza nazionale e credo anche dal collega Niccolini, che è dello stesso gruppo del collega Martino) è stata sollevata, in un modo un po' esacerbato, la questione relativa a quella piccola dichiarazione del ministro Peterle, il collega Martino è intervenuto con molta lealtà in aula dichiarando di dissentire da queste dichiarazioni e anche dal suo stesso collega di gruppo, testimoniando di persona il ruolo che il ministro degli esteri sloveno ha avuto anche e particolarmente negli anni, ancor più difficili degli attuali, in cui lo stesso collega Martino ricopriva l'incarico di ministro degli affari esteri del Governo Berlusconi. Questo intervento ha avuto anche la finalità di sdrammatizzare la discussione in corso, di ricondurla alla sua portata, di non aizzare in quest'aula un atteggiamento di sospetto e di preclusione rispetto a parole che possono anche avere avuto qualche accento sopra alle righe. Non ho ascoltato quelle dichiarazioni e le ho sentite soltanto leggere in quest'aula, tuttavia ritengo che vi possa anche essere stata un'esagerazione, ma teniamo conto del clima di attesa esistente per questa legge anche al suo esterno!
Quando ho sentito leggere in quest'aula anche il testo di una parte di una mozione approvata dal Parlamento sloveno riferita al Parlamento italiano, mi sono reso conto che mi trovavo di fronte ad un testo di grandissimo equilibrio e rispetto, con il quale si esprimevano un auspicio, un desiderio, una speranza. Era una terminologia che, da Parlamento a Parlamento, era formulata - anche se chi la leggeva la voleva stigmatizzare - con un linguaggio assolutamente rispettoso!
Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, noi dobbiamo giustamente rivendicare la piena sovranità ed autonomia del Parlamento italiano; dobbiamo però anche essere pienamente consapevoli del quadro europeo nel quale ci muoviamo, dal punto di vista politico, da quello istituzionale e da quello della normativa europea. Dobbiamo ispirarci ad una logica di collaborazione e non di conflitto (e questo è stato detto sia da esponenti della maggioranza che da esponenti dell'opposizione) e pensare che nell'anno 2000 non si debbano far risuonare in quest'aula dichiarazioni e climi da guerra fredda! A volte sembra che si torni indietro di cinquant'anni e più! Si sono verificate cose spaventose in quegli anni, che personalmente non ho alcuna difficoltà non solo a riconoscere, ma anche a denunciare, a stigmatizzare, a ricostruire. Ribadisco che in quegli anni si verificarono fatti spaventosi in quelle terre. Non possiamo però 55 anni dopo - lo ripeto - riprodurre quel clima e ribadire sempre quelle esasperazioni. Diamo un contributo per superarle, ovviamente invitando chi di dovere (e quindi il Governo, in questo caso) a rivolgersi agli omologhi rappresentanti del Governo sloveno per sollecitarli ad avere un atteggiamento di grande rispetto e di fiduciosa attesa per il lavoro del Parlamento italiano; riportiamo però la questione alle sue dovute dimensioni soprattutto rispettando chi si oppone perché svolge una funzione parlamentare essenziale, ma possibilmente portiamo a compimento positivo il lavoro legislativo che stiamo svolgendo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Bisceglie. Ne ha facoltà.

ANTONIO DI BISCEGLIE. Intervengo solo per sottolineare come le parole del sottosegretario Ranieri siano state soddisfacenti in quanto hanno riportato alle


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loro giuste dimensioni le questioni sollevate in quest'aula, mettendoci - né vi poteva essere dubbio al riguardo - ancora di più nelle condizioni di proseguire nel cammino che abbiamo intrapreso per addivenire ad una legge di tutela dei cittadini italiani di lingua slovena, che possa essere una legge moderna, europea, equilibrata e corrispondente al dettato costituzionale.
Le dichiarazioni del ministro degli esteri della Repubblica slovena non implicano - è stato detto - una volontà di interferenza né di pressione. Mi pare che questo sia un aspetto di non poco conto nel momento in cui abbiamo sentito che con la Slovenia le relazioni possono considerarsi positive e i rapporti possono considerarsi buoni. Quindi, il fatto che venga detto che non vi era alcuna volontà, alcuna pressione e alcuna interferenza ci mette anche nelle condizioni di non avere dubbi per quanto riguarda il nostro interesse nazionale ad avere buoni rapporti con la vicina Repubblica di Slovenia e, al contempo, ad operare in modo che questi rapporti si intensifichino e possano essere sempre più fruttuosi, in uno spirito di reciproca amicizia.
Credo anche di dover sottolineare che noi, fin dall'inizio, in Commissione, e poi in Assemblea, abbiamo sempre voluto dire e sottolineare che la legge, per quanto ci riguarda, corrisponde a ciò che la Costituzione della Repubblica italiana indica. È una legge che noi abbiamo pensato e che riteniamo possa e debba essere fatta in piena autonomia, proprio perché rispondente non ad esigenze di carattere internazionale, ma al dettato costituzionale.
Non ci sfugge peraltro che l'approvazione di questa legge può consentire anche un miglioramento dei rapporti. Tuttavia, abbiamo sempre ritenuto che essa debba sempre e comunque corrispondere alla nostra Costituzione e alla possibilità di mettere a disposizione diritti per i cittadini italiani di lingua slovena nell'ottica di una moderna legislazione europea, e quindi guardando a questo.
Ritengo, inoltre, che abbiamo cercato di affrontare le questioni inerenti ad un provvedimento così complesso in modo aperto. Credo che siamo stati in grado di ascoltare per lungo tempo i vari punti di vista. Penso che non si possa non evidenziare una paziente opera, in particolare del relatore - che ringrazio - e del presidente della Commissione e, credo di poter dire, di tutti coloro che hanno fatto parte di questa maggioranza. Vi è una capacità di ascolto. Mi auguro che da parte del relatore di minoranza venga riconosciuto questo: una capacità di ascolto per giungere ad un testo (siamo ovviamente ad una parte del cammino) che possa essere equilibrato. È un testo che ci viene richiesto da tutte quelle comunità.

GIULIO CONTI. Quella araba, quella libanese...

ANTONIO DI BISCEGLIE. Recentemente si è tenuta a Trieste una manifestazione che ha visto coinvolte le massime autorità cittadine, dal sindaco ...

ROBERTO MENIA. Dal sindaco perché è di sinistra.

ANTONIO DI BISCEGLIE. ... alle massime autorità didattiche e accademiche che hanno posto questa esigenza, considerando il provvedimento espressione di una volontà di miglioramento della convivenza nella regione Friuli-Venezia Giulia dove è presente questa minoranza e che intende considerare questa minoranza come una risorsa e quindi come un arricchimento del proprio territorio.
Credo che anche nei prossimi giorni si possa fare in modo che ci sia questo confronto sereno e pacato. Credo che noi abbiamo dimostrato finora una capacità di ascolto proprio per cogliere quegli elementi di verità contenuti nelle argomentazioni qui addotte, certamente anche con la volontà di approvare una legge che corrisponda al dettato costituzionale. Non siamo insensibili ai diritti degli italiani che abitano in Istria. Quest'anno ci troviamo


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di fronte ad una scadenza, la presa in considerazione della quale sarà l'occasione per rafforzare il nostro impegno per quei nostri concittadini.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Di Bisceglie.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Teresio Delfino. Ne ha facoltà.

TERESIO DELFINO. Signor Presidente, intervengo solo per prendere atto delle dichiarazioni del Governo, dalle quali rileviamo positivamente l'assicurazione dell'assenza di qualsiasi pressione ed interferenza, che sarebbero state comunque velleitarie. Riteniamo, però, che l'occasione rappresentata dalle sue dichiarazioni, signor sottosegretario, ci imponga di ribadire con grande forza l'esigenza di un reale equilibrio nella valutazione delle norme specifiche, perché, anche rispetto ai suoi richiami alla Costituzione ed ai principi sul piano delle istituzioni europee, abbiamo espresso la nostra formale adesione, sottolineando con un voto favorevole sui due emendamenti la nostra posizione.
Cogliamo questa occasione di confronto con il Governo per affermare anche che l'esigenza di reciprocità deve essere perseguita con forza nei rapporti tra Governi e nella definizione delle norme che stiamo discutendo in questi giorni, che possono, in qualche misura, dare ai cittadini italiani la sensazione di un'esposizione in termini più forti del Parlamento a favore della minoranza slovena, senza assicurare davvero contemporaneamente alle nostre minoranze in terra slovena quei diritti che noi giustamente andiamo a sancire.
Volevo ribadire solo questo, sottolineando che le preoccupazioni espresse dalle opposizioni rispetto alle eventuali pressioni esterne tendono sempre e soltanto ad esaltare la piena autonomia e la piena libertà di questo Parlamento. Credo che in questo senso non possano essere condivise proposte e strategie di rallentamento rispetto ad una norma di principio che noi condividiamo, ma che nel dettaglio, negli specifici atti normativi previsti dall'articolato, presenta in alcune parti forti contraddizioni.
Nel ribadire la volontà di contribuire con un apporto positivo all'approvazione o, meglio, alla migliore formulazione di questa norma, diciamo che è importante muoversi nel rispetto dei diritti delle minoranze nel nostro paese, ma anche con una capacità di garantire agli italiani all'estero le stesse possibilità di usufruire di simili diritti.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Teresio Delfino.
È così esaurita l'informativa urgente del Governo sulle dichiarazioni rese dal ministro degli affari esteri sloveno in merito all'approvazione, da parte della Camera dei deputati, della legge di tutela della minoranza linguistica slovena.

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