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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione del testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Menia.
GUALBERTO NICCOLINI. Colgo l'occasione per fare riferimento anche agli altri emendamenti presentati all'articolo 10. Quando la scorsa settimana abbiamo interrotto l'esame del provvedimento all'articolo 10, la presidente della I Commissione riferì in aula sui contatti avuti all'interno del Comitato dei nove sul problema delle frazioni dei comuni interessati. Tanto era difficile la definizione di «frazioni» (è una parola che ci preoccupa parecchio), che si è dovuti ricorrere ad una sentenza della Corte costituzionale e allo stesso Ministero dell'interno alla ricerca di definizioni che però erano inesistenti. Abbiamo chiesto anche ai comuni cosa intendessero per «frazioni», visto che da essi dipende la definizione dei confini delle frazioni; in particolare ci siamo rivolti anche al comune di Trieste (città piccola di 230 mila abitanti) ed abbiamo scoperto che la «frazione» non esiste. Stando alla documentazione inviataci da questo comune, esistono rioni storici o comuni censuari o località. Sono in totale 29 e riguardano il centro della città, la periferia, l'estrema periferia e gli aggregati alla periferia. Ecco che, nonostante gli sforzi della maggioranza della Commissione, la definizione di «frazione» non esiste, tant'è vero che all'articolo 29 è stato presentato un emendamento con il quale si cercherà di definire le «frazioni», lasciando però tutto nel vago. Permarrà così l'errore fondamentale di questa legge che consiste nel non chiarire mai esattamente in quali casi vi sia una particolare tutela e, come abbiamo sempre sostenuto, non sarà possibile che metà comune e alcune frazioni godano di un certo tipo di tutela ed altre no. Ovviamente si tratterà di una norma anticostituzionale. Volenti o nolenti, stiamo introducendo il bilinguismo totale in tutta la città di Trieste, anche in zone dove il problema delle minoranze non esiste.
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, mi dispiace dover dire che quello che afferma il collega Niccolini non è vero. L'ho già detto con molta chiarezza giovedì scorso, alla fine del dibattito e di una ricerca, del resto fatta insieme. Affermo ciò per due motivi. Innanzitutto, l'articolo 2 dello statuto del comune di Trieste afferma che la città è divisa in zone e frazioni; dunque, vi è un apposito articolo dello statuto. In secondo luogo, mi sembra impossibile che sia dichiarata incostituzionale la definizione di frazione che abbiamo, in via interpretativa, proposto nell'articolo aggiuntivo alla proposta di legge: «Ai fini della presente legge per frazione si intende un centro autonomo dotato di una propria individualità». Infatti, tale definizione è la esatta trasposizione in legge di una definizione data da una sentenza della Corte costituzionale: mi riferisco alla sentenza...
PRESIDENTE. Per favore, onorevole Menia, lasci parlare il presidente Jervolino Russo.
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. ... n. 61 del 1958. Dunque, la posizione mi sembra netta e chiara.
ROBERTO MENIA, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO MENIA, Relatore di minoranza. Signor Presidente, stavo discutendo con il professor Armaroli di questioni di diritto costituzionale.
PRESIDENTE. Non andava bene il luogo della discussione: potevate spostarvi un po'. Comunque, spero che sia stato illuminato adeguatamente.
ROBERTO MENIA, Relatore di minoranza. No, signor Presidente, debbo dire che ci siamo trovati concordi; quindi, non ho avuto bisogno di illuminazioni.
PRESIDENTE. Allora il mio richiamo era giusto.
ROBERTO MENIA, Relatore di minoranza. Signor Presidente, il concetto che si cercava di esprimere è ben diverso: già nell'ultima seduta in cui abbiamo affrontato il problema, ho cercato di illustrarlo. Facevo presente che la norma costituzionale stabilisce che la Repubblica si ripartisce in regioni, province e comuni. Posto che anche la tabella bilingue rappresenta una norma di tutela (o si prevede che essa sia una norma di tutela) nei confronti di uno o più cittadini della minoranza slovena, è evidente che essa non può essere di tutela minore per un cittadino residente all'interno del comune di Trieste, qualora questo risieda in centro, ovvero, in una distinta frazione dello stesso comune. Su tale concetto - che non mi sembra discutibile - si sarebbe dovuta articolare la discussione; per tale motivo, ritenevo che non sarebbe stato produttivo il lavoro che si è tentato di fare nel Comitato dei nove dopo la sospensione della seduta. Questo è, dunque, l'aspetto articolato della vicenda. Non possiamo che essere contrari all'articolo 10, per come è scritto, che si individui o meno la frazione come ente dotato di propria autonomia o individualità: nulla cambia sotto tale profilo. Questo rimane, evidentemente, un cavallo di Troia per la bilinguizzazione totale della città, sulla quale non siamo assolutamente d'accordo.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Menia, una cartolina di dove?
ROBERTO MENIA, Relatore di minoranza. Di Pirano d'Istria, che diede i natali a Tartini. Il 21 ottobre 1894 - recita quella cartolina - il popolo di Pirano d'Istria impediva, con un'animosa e fitta sassaiola, che venisse apposta sulla porta del tribunale una tabella bilingue italo-slava
decretata dal Governo austriaco. La gendarmeria e le guardie di finanza non riuscirono a domare il persistente tumulto e chiamarono, per il giorno dopo, la truppa, accolta dal popolo a sassate e cosparsa di olio bollente. Furono operati numerosi arresti, seguiti da gravi condanne. Tra il 2 e il 5 novembre 1894, si radunavano a Trieste, nel palazzo municipale, i rappresentanti dei comuni dell'Istria per protestare contro l'imposizione di quelle tabelle bilingui nelle sedi di giudizi di città italiane. Benché in piazza Grande fosse accampata la truppa e a Gorizia fosse pronto un treno speciale con altri battaglioni, il popolo triestino non seppe trattenersi dal manifestare il proprio entusiasmo. Nel marzo 1895, il Governo austriaco vietò al consiglio municipale di Trieste di murare, nella propria sala maggiore, una targa con la seguente epigrafe: «Il giorno 2 novembre 1894 qui convennero i podestà e i delegati dell'Istria a riaffermare che umano potere non cancella venti secoli di vita latina». Perché le ho citato questo episodio? È un fatto avvenuto cento anni fa, ma mi serve per dimostrare in breve una cosa: vi sono fatti che nulla hanno a che vedere con il rispetto e la tutela dell'identità, perché laddove la popolazione è largamente maggioritaria e, tra l'altro, per rivendicare la propria italianità, la propria appartenenza nazionale, ha passato quel che ha passato - mi riferisco a Trieste - viene sentita come una lesione della propria identità l'imposizione di una tabella bilingue. Ma perché ho parlato di Pirano? Perché, vede, c'è una situazione di disparità sulla quale spesso non si riflette, pare, in questo Parlamento. Le cose che ho ricordato accadevano a Pirano d'Istria quando il 99 per cento della popolazione era italiana: ora gli italiani a Pirano non ci sono più, non ci sono più a Capodistria e non ci sono più a Isola o, meglio, sono una ristrettissima minoranza, il 2 per cento, e questo a seguito delle foibe, a seguito dell'esodo e di tutto ciò che è accaduto.
PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Menia.
ROBERTO MENIA, Relatore di minoranza. Ora la tabella bilingue serve a Pirano, dove cent'anni fa, anzi cinquant'anni fa, si parlava solo italiano e dove la componente italiana, la lingua e la cultura italiana sono state distrutte, non a Trieste, dove rappresenta soltanto una ferita per la nostra identità nazionale. Quindi, pensiamo a promuovere il bilinguismo dall'altra parte, dove l'italianità è stata sradicata, ed a conservare l'italianità a Trieste, a Gorizia e nei nostri confini orientali (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Franz 10.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Brugger 10.14.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, vorrei rivolgermi ai colleghi Selva e Niccolini proprio in occasione dell'esame di un emendamento presentato dagli amici e colleghi della Volkspartei, per svolgere una riflessione più ampia, visto che stiamo affrontando un argomento che ha anche riflessi di politica estera. Io non condivido la posizione della Volkspartei, che generosamente vuole imporre a tutto il Friuli-Venezia Giulia, compresi Trieste e Gorizia, il bilinguismo perfetto, ma nel contempo vuole cancellare i nomi italiani nella toponomastica del Sud Tirolo-Alto Adige, compiendo un'operazione assolutamente inversa a quella che in qualche modo vuole fare laddove ritiene che il nome italiano accanto al nome tedesco sia un'offesa per l'identità nazionale dei cittadini italiani di lingua tedesca.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Giovanardi.
CARLO GIOVANARDI. Egli si preoccupa, dicevo, di migliorare le relazioni tra due paesi che sono amici ed aspirano a costruire l'Europa e credo abbia fatto un ragionamento non molto diverso da quello dei colleghi di Alleanza nazionale nel loro ordine del giorno, sul quale io esprimerò un voto favorevole. In tale ordine del giorno, infatti, si legge: «l'approvazione di nuove norme a favore della minoranza slovena (...) consente di pretendere da parte della repubblica di Slovenia un maggiore rispetto dei diritti della minoranza italiana». «Pretendere»! Nello stesso ordine del giorno, si invita il Governo «ad intervenire costantemente e fermamente nei confronti dei Governi sloveno e croato per la difesa della popolazione italiana, della sua lingua, cultura, tradizione» e così via. Mi sembra che siamo ad un livello di relazioni fra Stati europei in cui può inserirsi un invito anche ruvido per pretendere da un altro Stato un certo tipo di comportamento. Ma questa pretesa non la leggo come una dichiarazione di guerra, bensì come la preoccupazione di un gruppo politico all'interno di questo Parlamento che il Governo italiano si faccia carico, specularmente, delle esigenze dei cittadini sloveni e croati di lingua italiana, in Croazia ed in Slovenia, per tutelarli nella toponomastica, nella lingua, nella cultura e nella scuola.
cultura, la politica e la lingua italiana siano presenti non solo in Friuli, ma anche in tutto il territorio ancora oggi intriso di italianità.
PRESIDENTE. Avverto che l'emendamento Brugger 10.14 è stato ritirato.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.17 della Commissione, accettato dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Menia 10.2.
ROBERTO MENIA. Signor Presidente, vorrei far presente, visto che vogliamo evitare incomprensioni inutili, che i comuni, in qualità di enti più vicini alla popolazione, non possono essere soltanto «sentiti», come prevede il testo del provvedimento, ma dovrebbero, invece, decidere loro stessi le frazioni e le località in cui l'uso della lingua slovena è previsto in aggiunta a quella italiana. Per questo motivo il mio emendamento 10.2 propone di sostituire la parola: «sentiti» con la seguente: «d'intesa». L'emendamento è pertanto sostanziale e non persegue scopi ostruzionistici.
ALBERTO LEMBO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Lembo, ne ha facoltà: le ricordo che ha un minuto a sua disposizione.
ALBERTO LEMBO. Signor Presidente, è vero che poco fa l'Assemblea ha respinto la proposta di inversione dell'ordine del giorno, ma quanto segnalato al presidente Selva resta sospeso in quest'aula nonostante i lavori proseguano.
PRESIDENTE. Onorevole Lembo, è abbastanza fastidioso sentire ripetere minacce nel lavoro parlamentare. Credo si possa, puramente e semplicemente, chiedere quando il ministro verrà a riferire. Aggiungere ogni volta una minaccia non qualifica l'intervento, glielo assicuro: sembra che ci si muova in un mondo di ricatti.
Presidente Selva, vorrei informarla che ho cercato il ministro Dini, il quale è a Budapest. Stiamo ora cercando il sottosegretario competente per quest'area geografica affinché venga, entro stasera - come ho già detto - a riferire.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.15 della Commissione, accettato dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Il successivo emendamento Menia 10.10 è precluso. Gli emendamenti Menia 10.3, 10.4, 10.5, 10.6, 10.7, 10.8 e 10.9 sono invece formali.
MICHELE RALLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MICHELE RALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che il fatto di cui siamo venuti a conoscenza a seguito dell'intervento dell'onorevole Selva debba indurre il Parlamento a riflettere.
che il Parlamento italiano, proprio in nome degli ideali di democrazia e di tolleranza che sono unanimemente accettati da questo Parlamento e sottolineati energicamente proprio dalla maggioranza di questo Parlamento, accetti questo sistema di trattativa internazionale che rappresenta un punto di frizione che in seguito potrebbe portare ad un notevole peggioramento dei rapporti nella zona di confine tra l'Italia e la ex Jugoslavia.
PRESIDENTE. Colleghi, vorrei informarvi che il sottosegretario Ranieri sarà qui alle 21,30. Non credo che per quell'ora avremo terminato l'esame di questo provvedimento; in ogni caso, anche se ciò avvenisse, non si procederà alla votazione finale se non dopo l'intervento del sottosegretario Ranieri.
ANTONIO MARTINO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO MARTINO. Presidente, intervengo solamente per esprimere il mio motivato dissenso rispetto alle opinioni espresse da alcuni colleghi di Alleanza nazionale e anche dal collega Niccolini. Conoscendo come conosco il ministro Peterle, che è stato mio «omologo» quando eravamo al Governo, sono convinto che la sua presa di posizione non avesse affatto come finalità quella di interferire con i lavori di questo Parlamento. Egli è motivato dal desiderio sincero - non so se questa legge funzioni in quella direzione; essa merita di essere criticata ed io ho votato secondo le indicazioni del mio gruppo tutti gli emendamenti -, ma il suo obiettivo è quello di migliorare i rapporti tra i nostri due paesi ed è stato probabilmente in un eccesso di entusiasmo che egli ha espresso quell'opinione. Non credo avesse intenzione di interferire con i lavori della Camera.
CARLO PACE. Chiedo di parlare per un chiarimento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLO PACE. Presidente, mi pare di aver capito - non so se ho compreso male - che lei abbia considerato formale l'emendamento Menia 10.4. Ovviamente non ho la sua competenza, ma a me parrebbe, specialmente in questa materia, che una previsione di carattere normativo abbia contenuto prescrittivo, mentre, se si usa un termine quale «ammesso», si lascia sostanzialmente al soggetto che deve provvedere una facoltà di compiere e non un dovere di adeguarsi. È per questo motivo che mi permetto di richiamare la sua attenzione sulla definizione di «formale» data a questo emendamento.
PRESIDENTE. Onorevole Pace, la norma di cui parliamo dice così: «Con decreto del presidente della giunta regionale, su proposta del Comitato e sentiti gli enti interessati, sono individuati i comuni, le frazioni di comune e le località in cui l'uso della lingua slovena è previsto in aggiunta a quella italiana...». Dire «ammesso» o «previsto in aggiunta a quella italiana» credo sia la stessa cosa, perché la fonte è sempre di carattere legislativo.
GUALBERTO NICCOLINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà, per un minuto.
GUALBERTO NICCOLINI. Vorrei solo dire che forse vedo le cose più nere di quelle che sono, ma leggo che altrettanto fa il segretario regionale dell'Unione slovena, Andrej Berdon, quando dichiara a Il Giornale: «Un po' di toponomastica anche in sloveno ammorbidirebbe la percezione di città arroccate monolingue» e aggiunge «non escludo che la dicitura bilingue riguardi anche piazza dell'Unità d'Italia, ma ci potremmo accontentare di una tabella simbolica in sloveno sulla facciata di uno degli edifici circostanti come la sede della presidenza regionale». Ho voluto segnalare solamente che forse vede nero anche lui.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'articolo 10.
GUSTAVO SELVA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUSTAVO SELVA. Onorevole Presidente, ho raccolto la sollecitazione che ci ha rivolto l'onorevole Antonio Martino, ottimo conoscitore del tema del quale stiamo parlando in questo momento. Posso anche aggiungere che conosco bene il ministro degli esteri sloveno Peterle con cui abbiamo avuto una comune militanza nel partito e nel gruppo del partito popolare europeo. Non mi sono rivolto in forma ultimativa nei confronti del ministro Peterle, ma ho chiesto al ministro degli esteri italiano se queste dichiarazioni fossero state effettivamente rese dal ministro degli esteri e in quale spirito fossero state effettuate. Se, infatti, fossero avvenute con lo spirito di interferire nel lavoro autonomo e sovrano del nostro Parlamento, non sarebbero assolutamente accettabili. Mi sono rivolto al ministro degli esteri italiano e, pur rispettando la posizione del ministro degli esteri sloveno Peterle, ritengo si tratti di un problema interno.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Menia. Ne ha facoltà.
ROBERTO MENIA. Signor Presidente, ad adiuvandum rispetto a ciò che ha affermato il presidente Selva, ricordo che già nello scorso mese di giugno avevo fatto notare all'Assemblea come questo sia un vizio degli sloveni, perché a parlare non è solo il ministro ma anche il Parlamento; sottolineo, infatti, che quest'ultimo si è permesso di tirare le orecchie al nostro Parlamento dicendo che la minoranza slovena in Italia attende da anni l'approvazione di una legge di tutela.
MARCO BOATO. È vero (Commenti del deputato Panattoni)!
ROBERTO MENIA. Inoltre, il Parlamento sloveno auspica che la Repubblica italiana approvi...
MARCO BOATO. È vero!
ROBERTO MENIA. Onorevole Boato, vi sono «trecento norme» di diverso tipo che regolamentano questo aspetto; se non sai, non parlare!
PRESIDENTE. Onorevole Menia, si rivolga alla Presidenza.
ROBERTO MENIA. Dicevo che il Parlamento sloveno auspica che la Repubblica italiana approvi, nel corso di questa legislatura, una legge di tutela della minoranza slovena, la quale da decenni attende l'adempimento degli impegni assunti dall'Italia nel Trattato di Osimo. Faccio notare che in questo trattato era previsto addirittura il divieto di modificazione delle circoscrizioni amministrative dei comuni, mentre in Istria, a Dragonia, questi signori hanno addirittura stabilito un confine che non è mai esistito in duemila anni di storia e che ha separato per la seconda volta gli italiani dall'Italia.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere della Commissione sugli articoli aggiuntivi presentati.
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. La Commissione esprime parere contrario sugli articoli aggiuntivi Menia 10.01 e 10.02.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIANCLAUDIO BRESSA, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore per la maggioranza.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Menia 10.02.
MICHELE RALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non dubito del fatto che il ministro Peterle sia persona ragionevole e moderata, ma è evidente che la politica slovena in questi ultimi anni è attraversata da un dilemma: i richiami alla moderazione, ad un modello occidentale verso il quale tende naturalmente, ed una sorta di retaggio ex jugoslavo, balcanico, che la vincola ad impostazioni che male si adattano agli schemi europei. Valga per tutti l'atteggiamento della Slovenia nei confronti dei beni degli italiani in Slovenia, con una legislazione di tipo
razzistico che, a mio parere, non dovrebbe avere diritto di cittadinanza in un'Unione europea che si scandalizza per una battuta del leader liberale Haider.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, chiedo scusa, ma la velocità dei nostri lavori è tale da non avermi consentito di svolgere la mia dichiarazione di voto sull'articolo 10. Avrei voluto spiegare le ragioni per le quali il Centro cristiano democratico vota a favore della toponomastica: lo faccio in questa occasione perché lo ritengo importante. Sottolineo peraltro che la nostra posizione è uguale in Alto Adige e in Friuli ed è la stessa quando parliamo degli italiani al di là del confine.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Niccolini. Ne ha facoltà.
Potrei leggervi tutti i 29 nomi e dirvi che vi sono cinque o sei luoghi in cui si pone il problema e circa venti luoghi in cui non si pone. Tuttavia, non essendo la città divisa in frazioni, sarà possibile che quella problematica si estenda a tutta la città; dunque, nonostante tutto quel che stiamo facendo e dicendo, si arriva sempre e comunque al bilinguismo integrale nella città di Trieste: in questo modo, ciò sarà un danno gravissimo.
Signor Presidente, so che lei è un cultore della storia; dunque, tra i tanti cimeli che mi ha lasciato mio nonno, vecchio irredentista, ho trovato una cartolina di Pirano d'Istria.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Menia, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 434
Astenuti 3
Maggioranza 218
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 238).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 444
Votanti 436
Astenuti 8
Maggioranza 219
Hanno votato sì 186
Hanno votato no 250).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.
Prima mi sono astenuto sulla questione della sospensione dell'esame di questo provvedimento per passare al punto successivo, ma a me sembra che quando il ministro degli esteri sloveno Peterle, che io considero un amico, un membro autorevole del Partito popolare ed una persona saggia e moderata, che quindi si preoccupa di migliorare le relazioni, ha svolto le considerazioni che sappiamo...
Onorevole Menia, le dispiace non disturbare? Lasci parlare i colleghi, per cortesia.
Perché voterò contro l'emendamento Brugger 10.14? Perché esso è contraddittorio. Infatti, non si può decidere per il bilinguismo a Trieste mentre lo si elimina dal sud Tirolo. Non è neanche possibile sentirsi offesi - come ha detto qualcuno - se una località ha una denominazione italiana e slovena in Friuli: tuttavia, chiediamo che a Pola, a Zara e in tutta l'Istria vicino al nome slavo ci sia giustamente anche quello italiano.
Tali questioni vanno esaminate con uno spirito europeo più ampio, perché non è possibile restare chiusi nel proprio recinto, pretendendo che in esso non venga applicata una forma anche larvata di bilinguismo, che questo provvedimento giustamente esclude nei centri di Trieste e Gorizia, in sostanza totalmente italiani. Invece di creare le condizioni per superare i problemi storici che il collega Niccolini ha più volte ricordato, placando così gli animi, finiremo per ottenere l'esatto contrario, accendendo gli animi e non arrivando a perseguire l'obiettivo, auspicato da tutti, anche dai colleghi di Alleanza nazionale, di fare in modo che la
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Menia 10.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 435
Astenuti 2
Maggioranza 218
Hanno votato sì 186
Hanno votato no 249).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 435
Votanti 431
Astenuti 4
Maggioranza 216
Hanno votato sì 421
Hanno votato no 10).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Menia. Ne ha facoltà.
Credo che lei si sia già attivato con il ministro degli affari esteri affinché venga a riferire in quest'aula, ma resta il timore che tali ingerenze vi siano e che stiano condizionando i nostri lavori. Non dimentichiamo che in passato, in varie occasioni, abbiamo avuto interventi di vario genere da parte del Governo sloveno. Continuare ad esaminare il provvedimento, votando articoli o emendamenti che ben difficilmente potranno essere «stornati», una volta acquisito il voto, non aiuta il clima in quest'aula.
Signor Presidente, la pregherei di dirci quando il ministro degli affari esteri potrà presumibilmente riferire in quest'aula, perché altrimenti i lavori potrebbero avere anche altri sviluppi, certamente non da lei auspicati.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Menia 10.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 455
Votanti 454
Astenuti 1
Maggioranza 228
Hanno votato sì 215
Hanno votato no 239).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 451
Votanti 445
Astenuti 6
Maggioranza 223
Hanno votato sì 275
Hanno votato no 170).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 10.16 della Commissione.
Ho considerato molto negativamente l'intervento della collega Moroni la quale, in sostanza, ha ritenuto che con la sua azione Alleanza nazionale voglia bloccare l'esame di questo provvedimento, pertanto ha considerato strumentale la proposta di inversione dell'ordine del giorno.
Signor Presidente, mi consenta di dirle che noi potremmo dire esattamente il contrario. Poiché questa maggioranza, per motivi sui quali in questo momento non intendiamo indagare, ma che ritengo possano emergere nel prosieguo della discussione, intende a tutti i costi far approvare questo provvedimento, consideriamo strumentale la decisione della maggioranza di respingere la proposta fatta da Alleanza nazionale. Ciò, oltre ad essere strumentale, è politicamente gravissimo nel momento in cui questa maggioranza, che ha l'onere di rappresentare maggioritariamente questo Parlamento, si mette sotto i piedi la dignità del Parlamento che viene ricattato da un atto di mafia, da un atteggiamento intimidatorio assunto alcuni esponenti qualificatissimi della politica slovena per indurre questo Parlamento a forzare i tempi, perché altrimenti i rapporti tra Italia e Slovenia potrebbero risentirne.
Io ritengo che il Parlamento debba porsi seriamente questo problema, per quello che è il suo ruolo, per quello che è il ruolo dell'Italia nei rapporti internazionali, per quello che è il ruolo dell'Italia in una posizione geopolitica estremamente delicata, trovandosi in una posizione di confine tra il mondo occidentale e paesi che si affacciano adesso al mondo europeo dopo una parentesi piuttosto lunga di permanenza all'interno di un sistema comunista.
Riteniamo che il modo in cui la Slovenia si pone nei confronti del problema delle minoranze italiane in Slovenia, in primo luogo, e della minoranza slovena in Italia sia sbagliato. Riteniamo sia sbagliato
Vorrei ricordare ai colleghi di Alleanza nazionale che con il ministro Peterle avevamo raggiunto un accordo soddisfacente ad Aquileia, sia per quanto riguarda il problema dei beni immobili degli esuli italiani sia per quanto riguarda la minoranza slovena. In seguito, quella soluzione venne fatta naufragare dal ministro Peterle che, accanto ad un patriottismo sloveno assolutamente impeccabile, diede anche prova di ragionevolezza, di comprensione e di sincero desiderio di amicizia nei confronti dell'Italia. Non credo, quindi, fosse sua intenzione interferire nei lavori del Parlamento (Applausi di deputati dei gruppi di Forza Italia e dei deputati dei gruppi dei Democratici-l'Ulivo, misto Socialisti democratici italiani e misto-Verdi-l'Ulivo).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento della Commissione 10.16, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 396
Astenuti 41
Maggioranza 199
Hanno votato sì 391
Hanno votato no 5).
Nel caso dell'applicazione di un accordo internazionale tra Governi, vi può essere anche uno scambio delle sollecitazioni per il rispetto di questo accordo, ma in questo caso siamo in una fase legislativa in cui l'autonomia del nostro Parlamento non deve essere turbata da dichiarazioni della cui legittimità e fondatezza voglio avere conto da parte del ministro degli esteri italiano. È in questo senso che ho posto la mia domanda, onorevole Presidente.
Onorevole Menia, ha un minuto di tempo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 10, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 450
Votanti 448
Astenuti 2
Maggioranza 225
Hanno votato sì 281
Hanno votato no 167).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Menia 10.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 446
Votanti 443
Astenuti 3
Maggioranza 222
Hanno votato sì 178
Hanno votato no 265).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rallo. Ne ha facoltà.
Passiamo ora alla Slovenia, alle tensioni ed agli aspetti negativi che paventiamo. Signor Presidente, onorevoli colleghi, tutto ciò che proviene dalla Slovenia e che va in direzione di una convivenza armoniosa delle popolazioni italiane e slave, al di qua e al di là del confine, ci trova senza dubbio favorevoli ed entusiasti, ma vi sono aspetti negativi che provengono da quel paese.
Il mondo jugoslavo era sostanzialmente diviso in due: al nord, quando la Jugoslavia non esisteva ancora, la Slovenia e la Croazia si consideravano sostanzialmente nazioni latine, il confine latino dell'Europa; nei Balcani, al sud, dalla Serbia in poi, vi era un mondo completamente diverso, slavo, ortodosso dal punto di vista religioso, legato alle tradizioni guerresche del mondo balcanico (penso alla Macedonia, alla Bosnia, al Kosovo, a tutte le regioni che adesso tornano tragicamente a farsi presenti nel panorama politico internazionale). Queste regioni esprimevano uno stato d'animo, una politica ed una linea che non andava nella direzione della tolleranza che veniva dall'occidente. La Slovenia faceva parte di quel primo mondo: del mondo - definiamolo così - jugoslavo più vicino all'Europa.
È successo qualcosa - ritengo però che avremo modo di approfondirlo successivamente nell'ambito di questa stessa discussione - per cui talora la Slovenia è venuta ad assumere atteggiamenti che sono connaturati al mondo balcanico e non a quello occidentale, a cui la ex Jugoslavia del nord guardava.
A tale riguardo invito il nostro Governo a vigilare affinché in Italia non vengano cancellati i nomi italiani, come Durnwalder vuole fare, togliendo dal bilinguismo tedesco-italiano il toponimo italiano che è già sedimentato dalla storia. Io non mi sento offeso, infatti, e non vedo perché gli amici di lingua tedesca si debbano sentire offesi, se ad un nome tedesco (di un monte, di un fiume, di un borgo o di una valle) sia stato aggiunto, anche con una «sedimentazione storica», un nome italiano in Italia! Poiché ragiono in questo modo ed invito il Governo italiano a vigilare perché ciò non avvenga, non capisco perché mi debba sentire offeso se in alcune località - mi riferisco ai progetti di legge della minoranza, ad esempio, di Forza Italia - a Sgònico, a San Dorligo della Valle, a Duino Aurisina, a Monrupino, a Doberdò del Lago, dove la popolazione slovena rappresenta il 60, il 70, l'80 o il 90 per cento, accanto al nome italiano, vi possa essere anche il nome sloveno. Non vedo perché i croati e gli sloveni - lo dico per la centesima volta - debbano sentirsi offesi se in Istria e in Dalmazia, accanto al nome slavo, vi è il tradizionale e storico nome italiano.
Noi abbiamo votato pertanto a favore del principio dell'articolo 10 perché questo ci sembra l'unico modo serio e coerente di difendere anche la presenza della lingua italiana (Applausi dei deputati del gruppo misto-CCD)
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Menia 10.02, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 453
Votanti 450
Astenuti 3
Maggioranza 226
Hanno votato sì 215
Hanno votato no 235).


