Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 754 del 4/7/2000
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La seduta, sospesa alle 15,10, è ripresa alle 15,45.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Colleghi, devo dare lettura degli esiti della Conferenza dei presidenti di gruppo.
Onorevole Stradella, per piacere vada al suo posto.
Comunico che il presidente della I Commissione (Affari costituzionali) ha richiesto ieri al Presidente della Camera, a nome della Commissione, un ampliamento dei tempi di esame degli articoli delle proposte di legge costituzionale n. 4462 ed abbinate relative all'ordinamento federale della Repubblica. A seguito dell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, appositamente convocata, è stato pertanto disposto il raddoppio dei tempi a disposizione dei gruppi per tale fase di esame del provvedimento, il quale resta inserito nel calendario dei lavori dell'Assemblea per la prossima settimana.
Nel corso della riunione odierna della Conferenza dei presidenti di gruppo sono emerse in particolare due questioni: la prima relativa alla possibilità di procedere al contingentamento della fase dell'esame degli articoli del provvedimento; la seconda relativa all'eventuale ampliamento dei tempi previsti.
Quanto alla prima questione, l'articolo 24, comma 12, del regolamento esclude il contingentamento per le fasi successive alla discussione sulle linee generali dei progetti di legge costituzionale, salvo deliberazione unanime della Conferenza dei presidenti di gruppo, ovvero - ed è questo


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il caso che si è verificato - nel caso in cui la discussione non riesca a concludersi e il progetto sia iscritto in un successivo calendario.
In proposito si segnala che: il provvedimento è stato iscritto in calendario la prima volta nel mese di maggio 1999, ai fini della sola discussione generale (contingentata), poi non svoltasi; il provvedimento, quindi, è stato iscritto nel calendario di giugno 1999 (per la discussione generale) e in tale occasione è stato disposto il contingentamento della sola discussione generale, poi non svoltasi; il provvedimento è stato nuovamente inserito nei calendari di ottobre e novembre 1999 e gennaio e febbraio 2000, sia per la discussione generale sia per il seguito dell'esame degli articoli e in tali occasioni (ed in particolare nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 29 settembre 1999 dedicata alla definizione del calendario di ottobre) non è stata sollevata alcuna obiezione sull'avvenuto contingentamento; la discussione sulle linee generali si è svolta nelle sedute del 12, 15, 19 e 26 novembre 1999 ed è stato utilizzato, rispetto alle 14 ore e 10 minuti previsti, un tempo complessivo di 3 ore e 35 minuti.
Per quanto riguarda il tempo originariamente previsto per i gruppi nel contingentamento di ottobre 1999, ai fini dell'esame degli articoli, esso è stato calcolato sulla base dei tempi normalmente previsti per i progetti di legge di rilievo. Ricordo comunque che la Presidenza ha sempre proceduto ad un ampliamento, anche consistente, dei tempi stabiliti per consentire un adeguato approfondimento delle questioni contenute in importanti progetti di legge ed in presenza di comportamenti non ostruzionistici. Ad esempio, il provvedimento sulla minoranza slovena ha risposto proprio a questi criteri in ordine all'ampliamento dei tempi.

GIANCARLO PAGLIARINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. Presidente Violante, i deputati del gruppo Lega nord Padania si vedono obbligati ad accusarla pubblicamente e formalmente di usare il regolamento della Camera dei deputati per condurre i lavori dell'Assemblea in modo assolutamente non indipendente e super partes, assumendo spesso decisioni sfacciatamente a favore della maggioranza di Governo (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania e dei deputati Buontempo e Fragalà).
Purtroppo, fin dall'inizio del suo mandato, lei non si è mai ispirato ai principi di ragionevolezza e indipendenza, che avevano invece caratterizzato le Presidenze di numerosi suoi predecessori. Ultimamente, poi, il suo supporto marcatamente di parte al Governo Amato è stato realmente esagerato. Lei ha costantemente abusato dei poteri, del regolamento e degli spazi interpretativi che esso concede e la sua conduzione dei lavori di questa Assemblea ha raggiunto livelli che non possono essere sopportati da chi vuole svolgere il suo ruolo di membro della Camera dei deputati con onestà e dignità.
La conduzione di alcune sedute di questa Camera è stata semplicemente vergognosa, altre volte è stata caratterizzata da connotati addirittura ridicoli e indegni dell'istituzione che noi rappresentiamo.
Sono accuse gravi - e me ne rendo conto - e dunque le devo dimostrare. Primo: lei troppo spesso non dà seguito alle nostre richieste di controllare le tessere nei banchi della maggioranza per evitare il fenomeno dei cosiddetti «pianisti» - in poche parole, dei deputati che votano anche per colleghi assenti - evitando di incaricare i colleghi segretari di Presidenza di svolgere la loro funzione di controllo. Violante, non possiamo essere noi dell'opposizione a ricordarle ogni volta la disonestà della pratica dei doppi o tripli voti e la necessità di controllare che ciò non accada.
Secondo: poiché lei rifiuta sistematicamente di controllare e di richiamare i cosiddetti «pianisti», questo suo comportamento ci obbliga molto spesso a restare


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in aula per controllare l'onestà della votazione anche quando la logica politica nella circostanza suggerirebbe di non essere presenti e di non partecipare alla votazione allo scopo di non rendere valide alcune deliberazioni ai sensi dell'articolo 64 della Costituzione. Questo significa che noi intendiamo semplicemente obbligare i colleghi della maggioranza ad essere presenti in aula per assumersi la responsabilità di votare a favore di alcune proposte che noi non condividiamo. In queste situazioni lei, contrariamente ad ogni logica, include nel numero legale anche i colleghi presenti in aula che non votano. In questo modo capita di assistere in quest'aula a scene addirittura ridicole con deputati che, come nei giochi a nascondino dei bambini, corrono per uscire e lei che grida «ti ho visto!» con il dito alzato ed il segno di vittoria (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania e di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)! Includa nel numero legale solamente i deputati che votano e rispetti la decisione di coloro che, pur essendo presenti, prendono la legittima decisione politica di non esprimere alcun voto, né positivo né negativo né di astensione.
Terzo: Presidente, c'è poi il problema delle missioni. Capisco che ogni tanto qualche membro del Governo non possa partecipare alle votazioni per ragioni del suo ufficio. Per la cronaca, i colleghi deputati che sono membri del Governo oggi sono quarantadue, di cui dodici ministri e trenta sottosegretari. Ebbene, ci sembra logico che di questi quarantadue colleghi una ventina - per dire tanto - potrebbe eccezionalmente essere considerata in missione durante quel giorno e mezzo in cui si vota. Lei capisce, Presidente Violante, che considerarli quasi sempre tutti e quarantadue in missione non è ragionevole. Le ricordo che la Camera dei deputati aveva considerato in missione per motivi d'ufficio il ministro Livia Turco quando invece era impegnata nella sua campagna elettorale di candidata alla presidenza della regione Piemonte (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo - Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania, di deputati del gruppo di Alleanza nazionale e del deputato Niccolini). Capisco anche che ogni tanto alcuni colleghi possano essere impegnati, anche per incarichi avuti dalla Camera, fuori da Montecitorio - ci mancherebbe altro! - ma questa dovrebbe essere un'eccezione assoluta, anche perché votiamo il martedì pomeriggio e il mercoledì, quindi questi incarichi fuori sede potrebbero agevolmente svolgersi il martedì mattina o negli altri giorni della settimana.
Dunque, i colleghi in missione non dovrebbero essere mai più di venticinque (proprio ad esagerare), ma ormai quasi tutti i giorni i colleghi considerati in missione, e quindi fisicamente assenti ma conteggiati al fine del numero legale, sono almeno il doppio. Questo significa che, in media, ad ogni votazione lei regala alla maggioranza almeno trenta voti ai fini del rispetto del numero legale. Questo è un regalo ponderoso - mi creda - che è risultato spesso decisivo per consentire alla maggioranza di rispettare l'articolo 64 della Costituzione.
Quindi, i deputati del gruppo della Lega nord Padania le chiedono più serietà, più onestà e maggiori controlli nella concessione delle missioni. Le voglio ricordare che alla Camera dei deputati i colleghi in missione sono stati in media ventuno nell'XI legislatura, diciassette nella XII e ben quarantaquattro in quella attuale e che negli ultimi due mesi di maggio e giugno la media è salita a ben cinquantotto deputati al giorno.
Quarto: lei e la maggioranza, anzi - scusi - lei e la sua maggioranza avete modificato di recente il regolamento per quanto riguarda il riconoscimento della diaria collegandola alla partecipazione ad almeno il 30 per cento delle votazioni. Questa decisione ha il significato di un chiarissimo aiuto alla maggioranza ed al Governo perché obbliga le opposizioni a costituire il numero legale per conto di una maggioranza che spesso è impegnata da altre parti.


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Legare il riconoscimento delle spese di soggiorno a Roma al numero di votazioni cui si partecipa è semplicemente assurdo! Ricorderà che le avevo già chiesto, a nome dei deputati del gruppo della Lega nord Padania, di collegare il riconoscimento del rimborso forfettario delle spese vive ad una firma che il deputato dovrebbe fare, alla presenza di un commesso che lo riconosca, su un registro posto fuori dall'aula ovvero, al limite, anche fuori dalle Commissioni. Ricorderà che avevamo proposto che tale firma avrebbe potuto essere richiesta una oppure più volte al giorno, in modo da garantire che il rimborso delle spese venisse riconosciuto esclusivamente ai deputati che sono realmente presenti a Roma. Lei ha liquidato tale proposta - che, incidentalmente, è quella seguita al Senato - definendola «poliziesca». La verità è che questa proposta, civile e rigorosa, non regala voti utili per il rispetto del numero legale ad una maggioranza assente o distratta, di cui lei ha accettato l'improprio compito di estremo difensore dentro quest'aula (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!
La Lega nord Padania chiede che si svolga un serio dibattito su tale argomento in quest'aula. Ometto altri suoi comportamenti impropri ed eticamente non corretti, come quella volta - si ricorderà - che ha chiamato «teppisti» alcuni deputati dell'opposizione, e vengo alla recentissima goccia che ha fatto traboccare il vaso della nostra pazienza. Giovedì scorso, lei e la sua maggioranza avete inserito nel calendario del mese di luglio la proposta di legge costituzionale intitolata «Ordinamento federale della Repubblica». Io stesso ero intervenuto molte volte nella Conferenza dei presidenti di gruppo, per ricordare che l'argomento della riforma federale è per mille motivi quello più importante dell'attuale legislatura, perché presuppone di cambiare questa Repubblica in una Repubblica federale. Per la cronaca, anche il collega Mussi, durante la penultima Conferenza dei presidenti di gruppo, ha fatto testualmente riferimento al «rilievo assoluto di una modifica dello Stato di questa portata»; tuttavia, anche per una modifica dello Stato di questa portata, lei, come al solito, ha dovuto utilizzare il nostro assurdo regolamento per contingentare i tempi: per la votazione di tale riforma, la settimana scorsa aveva previsto in totale meno di 15 ore. Infatti, dopo la discussione generale - durante la quale non si vota e a cui hanno partecipato quasi esclusivamente i deputati del gruppo della Lega nord Padania - aveva previsto 14 ore e 59 minuti per discutere, approvare e cercare di migliorare 17 articoli che modificano, abrogano o riscrivono completamente ben 16 articoli della vigente Costituzione! All'interno di questi tempi contingentati, alla Lega nord Padania aveva concesso la bellezza di 51 minuti. Ebbene, Presidente Violante, 51 minuti fanno 3 minuti, ovvero 180 secondi per articolo! Stamattina, nella Conferenza dei presidenti di gruppo, lei ha raddoppiato il tempo previsto, ma è di tutta evidenza che avere 3 o 6 minuti per articolo non cambia assolutamente niente.
La Lega nord Padania ha sempre parlato di federalismo, lo ha sempre diffuso e, nel nome del federalismo, siamo stati oggetto delle più infamanti ed inqualificabili accuse, finché questo termine non è diventato di moda e - a parole - in questo paese sono diventati tutti federalisti, sperando di raccattare qualche manciata di voti in più. Per noi il federalismo è una cosa seria e vorremmo e potremmo migliorare quella proposta di legge in modo significativo, ma ciò non è certamente possibile se avremo a disposizione l'assurdo tempo di 3 o 6 minuti per ogni articolo. Il regolamento della Camera va seguito, però può e deve essere cambiato.
Signor Presidente, le ripeto quello che ho chiesto stamattina nella Conferenza dei presidenti di gruppo: promuova la necessaria modifica del regolamento (cosa che se si vuole, si può fare molto in fretta) e non contingenti i tempi della discussione della proposta di legge sull'ordinamento federale della Repubblica (Applausi dei


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deputati del gruppo della Lega nord Padania e di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

FRANCESCO GIORDANO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, mi sembra doveroso intervenire su questa materia e ribadire quello che, peraltro, ho detto nella Conferenza dei presidenti di gruppo. Intervengo sulla questione che il presidente Pagliarini ha definito la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ad un ascolto un po' disattento, da un punto di vista della valutazione strettamente politica, onestamente apparirebbe del tutto logico che su una grandissima questione come l'ordinamento federale dello Stato si contesti il contingentamento dei tempi. Lo dice chi limpidamente afferma di essere contrario a questo provvedimento, lo dichiara apertamente ed ha tentato in tutti i modi in sede di Conferenza dei capigruppo di rinviarlo, perché politicamente inopportuno.
È difficile, però, contestare un dato, che vorrei poter condividere con l'Assemblea: in questo caso si tratta semplicemente dell'applicazione doverosa, da parte del Presidente della Camera, di norme regolamentari. Tutto ciò avviene, infatti, in seguito ad una modifica introdotta l'anno scorso nel nostro regolamento, peraltro approvata anche da Forza Italia, che ha acconsentito a questa operazione, che io invece contesto profondamente. Questo è il punto. Io condivido alcune obiezioni di carattere politico sollevate dall'onorevole Pagliarini: è ormai evidente a tutti che il regolamento della Camera - forse è questo il punto sul quale sarebbe necessaria una riflessione - impone in qualche misura un elemento di ratifica delle decisioni, trasforma questo Parlamento in una sorta di consiglio di amministrazione e, alla fine, espropria dell'effettiva capacità di partecipazione i parlamentari nella formazione delle leggi. Benissimo, cioè, malissimo, ma è del tutto evidente che questo meccanismo si è instaurato con una serie di modifiche successive del regolamento, che purtroppo hanno visto spesso concordi tanti settori della Camera. Io critico apertamente questi aspetti del nostro regolamento, però trovo un po' singolare che il problema venga sollevato proprio adesso: per inciso, inscrivo la vicenda della diaria esattamente in questa logica, ossia nella logica di chi riduce questo Parlamento ad un consiglio di amministrazione. Invito allora anche il Presidente della Camera a riflettere su questo punto: se tutte le opposizioni esprimono una critica in proposito, forse sarebbe opportuno prendere in considerazione la critica medesima.
Il punto vero, però, è che sulla riforma federalista c'è una divergenza politica da parte delle opposizioni di destra. Lo dico con estrema franchezza: sarebbe persino opportuno che emergesse fino in fondo la politicità della critica all'ordinamento federale dello Stato, come la esprimiamo noi, limpidamente ed apertamente, senza trincerarsi dietro procedure regolamentari. Questo sì sarebbe un fatto di grande rilievo e darebbe persino forza ad un dibattito parlamentare di questo tipo.
È evidente il perché vi sia una critica politica: perché ci sono opinioni fortemente difformi tra quello che una parte del Polo delle libertà esprime su questa materia e quello che vorrebbe, per esempio, il gruppo della Lega nord Padania. Trascurare e nascondere questa differenza politica con procedure regolamentari, che io contesto alla radice, ma che oggi devono essere applicate, in virtù di un regolamento che voi stessi, purtroppo, avete approvato, mi pare operazione, diciamo così, di non altissimo profilo. D'altronde, nella Conferenza dei capigruppo il presidente di Alleanza nazionale ha trovato ragionevole la nostra posizione e l'ha definita per quello che essa esattamente è, ossia una critica politica a questo provvedimento. Ben venga questa critica politica e si ponga fine a questa sciocchezza grave e drammatica della modifica costituzionale dell'ordinamento dello Stato in senso federale, che secondo noi produrrebbe


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un accentramento da parte delle regioni, con conseguenze gravissime dal punto di vista dell'autoregolamentazione e del governo degli enti locali, a partire dai comuni. Se così è, discutiamo su questo e facciamolo limpidamente, come il nostro gruppo ha sempre fatto con coraggio, fin dall'inizio (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).

GUSTAVO SELVA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUSTAVO SELVA. Come lei sa, signor Presidente, abbiamo discusso animatamente questa mattina sulla questione del contingentamento. Voglio affrontare subito il problema. Lei, naturalmente, sul piano strettamente regolamentare, ha ragione, ma noi ci troviamo di fronte ad un fatto politico di eccezionale importanza.
Vorrei ricordarle, per fare eco a quanto il collega Pagliarini ha detto poco fa, la posizione della Lega. Negli anni passati, la Lega ha assunto posizioni che noi abbiamo completamente e fermamente contrastato: quando si è parlato di secessione, noi abbiamo opposto il grande valore dell'unità nazionale; quando è sembrato addirittura che ci fosse la prospettiva del complimento di atti eversivi - non possiamo dimenticare l'assalto al campanile di San Marco a Venezia -, lei sa, signor Presidente, che noi abbiamo opposto la proposta di risolvere il grande tema del federalismo risolvendolo in modo ordinato, pacifico e concreto.
Lei sa - lo ha ricordato questa mattina - che la forma di Stato è stata oggetto di un grande dibattito svoltosi in Commissione bicamerale per le riforme istituzionali, della quale io stesso ho fatto parte. Ci troviamo dunque a discutere un tema centrale per il futuro di questo nostro Stato e lei, con una procedura che, lo ripeto, è formalmente corretta, vuole immiserire - uso questa espressione - un grande fatto di questo genere in una questione di mera quantità di minuti concessi quasi per benevolenza. Come ha detto l'onorevole Pagliarini, dalla divisione dei minuti fatta in rapporto agli articoli, il gruppo di Alleanza nazionale ha a disposizione meno di quattro minuti per ogni articolo.
No, signor Presidente! Io credo che lei sia sensibile ad un grande evento quale la trasformazione dello Stato italiano. Abbiamo approvato una riforma che collega direttamente la volontà dei cittadini alla elezione del presidente della giunta regionale; analoga riforma stiamo esaminando adesso per quanto riguarda le regioni a statuto speciale: non ci venga a dire che, nella saggezza e nell'intelligenza con le quali deve essere applicato il regolamento, onorevole Presidente della Camera, facciamo governare i grandi processi politici dalla lettera di un regolamento. Se lei vuole, credo, può fare questa eccezione, magari grazie alla proposta avanzata dal collega Pagliarini che, volendo, potrebbe essere realizzata, rispettando contemporaneamente sostanza e forma. Lei non può davvero immiserire - uso ancora questa espressione - una così grande riforma agganciandola puramente e semplicemente al rispetto del regolamento.
Lei sa che questa mattina, in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, ho avanzato una proposta irrisa dalla maggioranza, o quanto meno da una parte di essa. Le avevo proposto di mettere da parte momentaneamente, visto il calendario dei lavori per il mese di luglio, già così denso di documenti da esaminare, la riforma dello Stato in senso federale che noi vogliamo tanto quanto la maggioranza, anche se vogliamo affrontarla in maniera seria, concreta ed efficace. Non vogliamo farne uno slogan, onorevoli colleghi della maggioranza, per poter dire, grazie al titolo «ordinamento federale della Repubblica», che si è fatto lo Stato federale. A questo noi ci opponiamo! Credo sia questa una delle ragioni in base alle quali avete messo tutta questa fretta in un mese denso di documenti da esaminare.
Ritengo che lei, signor Presidente, non avrebbe dovuto rovinare il clima esistente soprattutto nei confronti del gruppo della


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Lega nord Padania, che noi - credo - abbiamo riportato nell'alveo di una discussione democratica, serena e concreta in ordine al federalismo.

DOMENICO IZZO. Vi hanno sdoganato!

GUSTAVO SELVA. E se questo è vero, credo che ci sia ancora la possibilità di rivedere e di non agganciare - lo voglio sottolineare ancora - un processo politico di enorme importanza storica ad un mero e semplice rispetto del regolamento.
Presidente Violante, lei sa quanto io la stimi e quanto apprezzi anche la sua enorme capacità di lavoro. Spero che lei voglia tener conto di quanto ho detto in nome degli argomenti che ho portato e soprattutto per non dare l'impressione che si voglia strozzare una discussione che ha bisogno di tempo.
Ieri sera il presidente Jervolino Russo ha audito i presidenti delle regioni e il loro massimo esponente, il presidente della regione Piemonte, Ghigo, i quali hanno promesso di portare il loro contributo proponendo degli emendamenti. Avremo dunque altro materiale che avrà bisogno, se vogliamo essere seri nel nostro lavoro, di essere analizzato, esaminato e discusso. Faccia davvero non uno strappo al regolamento, che per tutti noi è garanzia, ma una interpretazione intelligente. Raccolga questo ennesimo appello che le rivolgo di prenderci questa pausa di riflessione, altrimenti - e concludo così come ho concluso stamane in seno alla Conferenza dei presidenti di gruppo - lei ci costringerà, lo ripeto, ci costringerà, ad adottare tutte le risorse del regolamento che ci permettano di prendere quel tempo necessario perché possiamo affrontare anche questo enorme, storico, problema della nostra convivenza prima parlamentare e poi civile.
La riforma dello Stato è importantissima! Onorevole Presidente della Camera, non si appigli alla lettera del regolamento, ripeto rispettabilissima, ma apprezzi, valuti il contributo che l'opposizione dà per un processo che noi vogliamo il più unitario possibile. Lo dico perché, se voi voleste - e mi rivolgo alla maggioranza - metterci sul banco degli accusati di non voler il federalismo e fare da soli, con la vostra maggioranza, perché i numeri scarsi forse li avete, questa riforma, allora, quel processo legislativo - costituzionale davvero - conoscerebbe una stagione che non credo sia favorevole né credo sia nell'interesse e nella volontà dei cittadini italiani (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).

ETTORE PERETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ETTORE PERETTI. Signor Presidente, noi apprezziamo la decisione della Lega di rimanere in aula per combattere una battaglia di natura politica, tutta interna alle istituzioni: parlo della battaglia sulle regole concernenti la conduzione dei lavori di quest'aula.
La conduzione dei lavori parlamentari è un fatto molto importante perché è nel suo ambito che si gioca il rapporto tra maggioranza e opposizione, l'imparzialità della Presidenza e quindi la regolarità dello svolgimento della contesa politica. Ciò è tanto più importante in un momento come questo, che è dal punto di vista politico assai delicato.
Per tali motivi condividiamo in pieno le preoccupazioni espresse dai colleghi della Lega e crediamo che la responsabilità del mantenimento del numero legale sia di tutti: della maggioranza e dell'opposizione. Tuttavia non vi è chi non veda in ciò che sta accadendo un collegamento tra le difficoltà politiche del Governo e della maggioranza, il loro sfilacciamento, la scarsa qualità dei risultati parlamentari, l'incapacità di mantenere il numero legale e le decisioni prese dall'Ufficio di Presidenza, la penalizzazione di 400 mila lire, l'aumento del limite minimo di votazioni al 30 per cento, l'aumento abnorme che c'è stato delle missioni e il blando controllo effettuato in quest'aula sulle doppie e triple votazioni.


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Siamo certi che, se la maggioranza si fosse trovata in condizioni politiche diverse, non avrebbe messo mano ad una riforma regolamentare di questo tipo. Devo dire con una punta di amarezza che in questo è agevolata anche dal basso livello di percezione del ruolo parlamentare che facilita chi prende decisioni di tal genere che alla fine penalizzano, se non sono bene presentate, anche il ruolo del parlamentare. È per questo che ci associamo alla richiesta effettuata dal presidente di gruppo della Lega di portare il dibattito in Assemblea, al di fuori della contingenza e dell'emotività di questi momenti e vogliamo ribadire, anche in questa occasione, la nostra piena contrarietà alla decisione di contingentare i tempi del dibattito sulla proposta di legge costituzionale sul federalismo.
Credo si tratti di una decisione del tutto politica su un argomento che ha una valenza politica molto importante. Lasciamo alla valutazione di carattere politico che svolgeremo in quest'aula l'apprezzamento o meno della validità di questa scelta.

BEPPE PISANU. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BEPPE PISANU. Presidente, desidero intervenire sull'intervento da lei svolto in apertura di seduta innanzitutto per fare due precisazioni. In primo luogo, il gruppo di Forza Italia non ha mai dato consenso al contingentamento dei tempi su questa come su qualsiasi altra riforma di carattere costituzionale. Osservo anche che è stato effettuato il contingentamento pur non essendo ancora iniziato in aula l'esame degli articoli dei provvedimenti in questione. Tuttavia, non voglio insistere sui minuziosi richiami regolamentari da lei evocati poco fa; osservo soltanto che con quest'applicazione del regolamento si può rovesciare da capo a fondo l'intera Costituzione italiana grazie ai tempi contingentati. La questione che sollevo è essenzialmente politica, come le ho già detto stamattina in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo.
Vorrei dire al collega Giordano che ho approvato la riforma del regolamento e non mi pento di averlo fatto, non me ne pento affatto! Abbiamo approvato la riforma del regolamento nell'ottica dello snellimento dei lavori parlamentari, del miglioramento, o meglio, della resa più efficace dei rapporti tra maggioranza e opposizione, da un lato, e tra Governo e Parlamento, dall'altro. Sono conquiste alle quali noi teniamo, perché l'esigenza di rendere più efficaci i lavori parlamentari è fondamentale. Le ricordo soltanto, però, che quella riforma l'abbiamo fatta con un dibattito molto approfondito, trovandoci spesso d'accordo noi e voi almeno su un punto: la tutela dei diritti fondamentali delle opposizioni.
Ebbene, la questione che sto sollevando, che Pagliarini ha sollevato e che Selva ha ripreso, come hanno fatto anche i colleghi del CCD, è appunto questa: garantire in una discussione di così decisiva importanza, come la riforma della Costituzione, i diritti dell'opposizione. È per questa ragione che stamani non ho partecipato alla discussione sull'ampliamento dei tempi. A me dell'ampliamento dei tempi non interessava nulla, perché riconoscere in qualche modo l'opportunità di contingentare significa ammettere l'idea che alla riforma della Costituzione si possa provvedere a tempi contingentati, che poi, magari, vengono ampliati (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia). Si tratta di una questione di principio che ha carattere fondamentale.
Signor Presidente, non ho difficoltà ad affermare che, probabilmente, in linea di fatto, i tempi che lei, con il consenso della maggioranza, ha concesso per questa discussione possono essere sufficienti o perfino risultare eccessivi, ma non è questo il punto; il punto è che non si può ammettere che si discuta - mi perdoni l'insistenza - di riforme costituzionali a tempi contingentati.
Un'ultima considerazione, per certi aspetti marginale perché mi sono ripromesso di intervenire soltanto sulle sue dichiarazioni. Credo che l'intervento dell'onorevole Pagliarini, in linea generale,


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esprima e sia il riflesso quantomeno di uno stato d'animo, di un disagio diffuso tra le file dell'opposizione non comunista presente in questo Parlamento; è un disagio che investe in pieno la condizione stessa del parlamentare. Su tale problema è necessario che discuta non la Conferenza dei presidenti di gruppo, non l'Ufficio di Presidenza, magari neppure a ranghi completi, ma l'Assemblea. Penso siano ormai maturi i tempi per una discussione più approfondita su tali problemi. So bene che vi è un'occasione regolamentare precisa, la discussione del bilancio interno della Camera, ma ritengo che lo stato d'animo - lo ripeto - dell'opposizione, di questa grande opposizione, sia tale da giustificare una riflessione in tempi più brevi, un confronto serio ed auguriamoci risolutivo tra maggioranza ed opposizione (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

ANTONELLO SORO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONELLO SORO. Signor Presidente, credo che il tono, le parole, i giudizi espressi dall'onorevole Pagliarini nei confronti del Presidente Violante offendano non solo la qualità delle relazioni istituzionali fra un presidente di gruppo ed il Presidente dell'Assemblea, ma anche buon gusto e buonsenso.
L'onorevole Pagliarini ha miscelato insieme le riforme costituzionali con le delibere dell'Ufficio di Presidenza, i poteri di autogoverno con le penalità sulla diaria dei deputati. Ci dispiace per l'onorevole Pagliarini, per il suo gruppo e per i suoi alleati: la questione aperta oggi non riguarda il Presidente della Camera, ma le forze politiche, il Parlamento, i gruppi parlamentari. Essa pone una questione politica che non può essere mascherata da argomenti pretestuosi, ci interroga e ci chiama tutti ad una assunzione di responsabilità.
L'onorevole Pisanu ha evocato il rischio di un colpo di mano da parte della maggioranza per approvare un'importante riforma costituzionale. Per comodità, l'onorevole Pisanu ha rimosso le procedure complesse previste dall'articolo 138 della Costituzione, che prevedono maggioranze larghe, quattro giudizi finali e conclusivi da parte delle Assemblee parlamentari, la possibilità di ricorrere al referendum ma anche, come sempre è avvenuto, la possibilità di aprire un largo confronto in Parlamento, come nel caso di altre importanti riforme costituzionali che abbiamo approvato nel corso di questa legislatura.
Voglio ricordare sommessamente all'onorevole Pisanu che questa Assemblea ha approvato la riforma che consente l'elezione diretta dei presidenti delle regioni e che ha approvato la riforma cosiddetta del giusto processo attraverso un convenuto contingentamento dei tempi, rispetto al quale nessuno ha sollevato obiezioni; e questo contingentamento non ha impedito un largo confronto e anche una larga convergenza delle forze politiche. La questione, allora, non riguarda il contingentamento, né è un colpo di mano la discussione sull'ordinamento federale dello Stato. Ricordo, per inciso, che la Commissione bicamerale ormai da alcuni anni aveva definito il merito di questa parte della riforma della Costituzione e che in quell'occasione si era convenuto che i tempi di contingentamento per discutere di questa parte della riforma della Costituzione fossero di 22 ore. Oggi, con l'ultima decisione assunta dalla Camera, ne sono state ipotizzate 28!
Ricordo, inoltre, che il contingentamento dei tempi è previsto dal regolamento, come ben sanno i colleghi. Essi, peraltro, sanno benissimo anche che è del tutto pretestuoso e in qualche misura poco onesto evocare la possibilità di un altro comportamento essendo il regolamento una delle chiavi attraverso le quali si può garantire sempre il rispetto delle regole all'interno di quest'aula e di questo Parlamento. Ciò non toglie che si sia data oggi una larga disponibilità ad affrontare il problema della riforma federale dello Stato senza fretta, senza correre e senza


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tempi stretti affermando che, ove fosse necessario, si sarebbero potuti raddoppiare più volte i tempi consentiti e convenuti.
Ricordo che nella precedente riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo - che ha avuto luogo giovedì scorso, per essere molto espliciti - nessuno dei presidenti di gruppo - e in particolare l'onorevole Pagliarini - ha sollevato un'obiezione circa il contingentamento; l'opposizione ha sollevato un'obiezione sulla data del calendario di luglio, proponendo di far scivolare di una settimana (proposta sulla quale si è largamente convenuto) l'appuntamento per la discussione di questa riforma.
Ancora ieri la I Commissione affari costituzionali ha deciso di chiedere un allargamento dei tempi, impegnando la presidente Jervolino Russo a chiedere alla Conferenza dei presidenti di gruppo, al Presidente della Camera, un allargamento dei tempi che è stato oggi proposto ed accolto in misura doppia dei tempi già convenuti.
Nella riunione di ieri si è anche posto il problema - che peraltro il collega Pagliarini ha sempre proposto - di un'obiezione di fondo rispetto al titolo della riforma, ritenendo che la definizione «ordinamento federale dello Stato», cioè la parola federalismo, non corrispondesse al testo in discussione. La maggioranza della I Commissione si è detta disponibile anche ad accogliere un emendamento in questa direzione per evitare che il titolo potesse avere più importanza nella discussione rispetto al contenuto della legge che stiamo discutendo.
La verità mi pare evidente: mi pare chiaro che l'opposizione di centrodestra non voglia che la Camera dei deputati, che il Parlamento approvi la riforma che incardina attorno ad un sistema federale l'ordinamento dello Stato.

GIACOMO GARRA. Allora, lo chiami anche tu federale!

ANTONELLO SORO. Non ci sorprende d'altra parte questa intenzione, essendo più volte stata manifestata la richiesta di differire oltre le date proposte l'esame di questo provvedimento!
È legittimo il sospetto che non vi sia un accordo all'interno dell'opposizione attorno al contenuto di questa riforma! Il disagio di cui parla l'onorevole Pisanu credo si provi quando si lascia la propaganda e si cerca un confronto sul merito delle grandi questioni che riguardano l'idea della società, della democrazia, dello Stato che noi vogliamo in Italia. In quella dimensione il condominio della libertà probabilmente ha in comune solo il locatore. Il contenuto delle regole intorno alle quali si può fare una proposta politica al paese è tutto da dimostrare. Ora, ieri è avvenuto che i presidenti delle regioni, nella loro unitaria rappresentanza, abbiano incontrato la presidenza della I Commissione, abbiano proposto le loro ragioni e abbiano sollecitato dal Parlamento una decisione pronta intorno a questa riforma per consentire che la fase costituente che si apre nelle regioni sia accompagnata da una riforma generale che tenga fermi quattro punti: la modifica dell'articolo 117 che riguarda le competenze legislative, le autonomie differenziate, i controlli e il federalismo fiscale. Questi sono esattamente i punti che anche la maggioranza ritiene irrinunciabili in questa fase rispetto alla quale, nel merito, è emersa ieri una larga posizione convergente tra la maggioranza della I Commissione (e io credo non solo la maggioranza) e i presidenti delle regioni. Aggiungo che soltanto il 6 giugno i presidenti dei consigli regionali di tutte le regioni italiane hanno chiesto formalmente al Parlamento di approvare rapidamente questa riforma che noi consideriamo, che loro considerano, che tutti considerano, un elemento indispensabile nella fase terminale di questa legislatura.
Le risposte che abbiamo ascoltato oggi ci preoccupano molto, ma noi siamo pronti a discutere, abbiamo dato la disponibilità a discutere nel merito, nelle forme e nei tempi che si ritengono ragionevoli. Quello che non possiamo fare è immaginare che una riforma come questa


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possa essere fatta a maggioranza, con un colpo di mano, attraverso un combattimento, non si sa quanto muscolare, quale quello che è stato in qualche modo evocato dall'onorevole Selva quando ha detto che, ove noi non rinviassimo alla sessione autunnale l'esame di questa legge, l'opposizione si riserverebbe di ricorrere agli strumenti che noi conosciamo, cioè l'abbandono dell'aula e l'ostruzionismo.
E voi pensate che noi vogliamo fare la riforma federale dello Stato in queste condizioni nel mese di luglio, in un mese nel quale il calendario contempla l'esame del documento di programmazione economico-finanziaria e due decreti-legge? Io credo che onestà vorrebbe che l'opposizione assumesse esplicitamente e chiaramente la responsabilità di dire che è contraria a che il Parlamento italiano approvi questa importante riforma. Poi, noi daremo la valutazione necessaria, la daranno gli italiani, la daranno i presidenti delle regioni. Ognuno si assumerà la responsabilità delle parti che rappresenta. Quello che non è consentito è imbrogliare.
Da questo punto di vista deve essere molto chiaro, signor Presidente, che, ove dovesse persistere l'atteggiamento del Polo fondato su motivazioni chiaramente pretestuose, non argomentate, non dimostrabili e non verificabili, noi le chiederemmo di togliere dal calendario il progetto di riforma dello Stato federale. Infatti, deve essere chiaro, signor Presidente, che non esiste la possibilità di fare in autunno una riforma costituzionale. Essa necessita di tempi che non consentono di cominciare a dicembre la riforma federale dopo la sessione di bilancio. Essa necessita degli intervalli che tutti conoscono e ha quelle procedure che tutti conoscono.
Noi confidiamo però, signor Presidente, che ci sia un sussulto di dignità e di coraggio da parte di quei colleghi che all'interno dell'opposizione di centrodestra ritengono in buona fede che questa riforma sia importante non per la maggioranza, ma per gli italiani (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. La ringrazio.

ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, ho chiesto di parlare perché sento il dovere non soltanto politico, ma anche morale, di rendere brevissimamente conto all'Assemblea di quello che è accaduto ieri durante l'incontro tra il Comitato dei nove che si occupa della riforma del titolo V della seconda parte della Costituzione e i presidenti delle regioni. Sento il dovere di farlo anche perché, per la verità, di fronte all'atteggiamento forte, concorde, di stimolo all'attività del Parlamento, ieri non era apparsa da nessuna parte un'opposizione. Il presidente Selva e qualche altro collega hanno posto due problemi: in primo luogo, quello del tempo a disposizione dei gruppi ed io correttamente mi sono fatta carico di farlo presente a lei, signor Presidente, che poi ha riunito la Conferenza dei presidenti di gruppo ed ha ampliato il tempo (successivamente forse, non lo so, potrà essere necessario ampliarlo ulteriormente, lo valuteremo, comunque si è dimostrata disponibilità); in secondo luogo, quello del titolo, e vi è stata una concorde dichiarazione dei relatori e del presidente di piena disponibilità a cambiarlo e ad evidenziare che si tratta non di un federalismo compiuto, ma di un avvio al federalismo, di una riforma di alcuni articoli del titolo V della seconda parte della Costituzione.
I presidenti delle regioni, quindi, sono andati via da Montecitorio convinti che il Parlamento avesse accolto il loro invito a legiferare sul tema e a legiferare subito; perché, signor Presidente, è emersa non solo una concordanza sui temi cui prima faceva riferimento il presidente Soro, ma anche un'altra richiesta: che questa azione di revisione costituzionale (Soro l'ha appena accennato ma voglio rimarcarlo) avvenga al più presto, perché le regioni hanno il dovere di iniziare il cammino di


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approvazione dei loro statuti e naturalmente hanno tutto l'interesse ad avere dietro le spalle, per esempio, una rilettura dell'articolo 117, cioè una definizione delle competenze normative.
Credo, dunque, che non renderemmo un buon servizio al Parlamento, dal punto di vista non solo politico ma anche istituzionale, se ci dividessimo polemicamente fra maggioranza e opposizione, perché ieri i presidenti delle regioni, di maggioranza e di opposizione, hanno dato una dimostrazione di altissimo senso di responsabilità non dividendosi fra loro e ribadendo che parlavano a nome di tutti i presidenti dei consigli regionali. Quindi, non ho che da trasmettere ai colleghi il senso forte di questo appello che ci è stato rivolto e augurarmi, come mi sembra accennasse prima il presidente Pisanu, che fra maggioranza e opposizione si chiarifichino i termini del dibattito, si trovino i punti di accordo (che poi nel merito vi sono e possono essere molteplici e significativi) e non si deluda la richiesta che unanimemente ci è stata rivolta dai presidenti delle regioni (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Comunista).

PRESIDENTE. Colleghi, in ordine alla questione principale che è stata posta, sapete che il contingentamento dei tempi è obbligatorio quando si supera il primo calendario e non è nella disponibilità del Presidente prevederlo o meno, a seconda che lo chieda l'una o l'altra forza politica. Questo è un punto di garanzia del dibattito in aula: altrimenti, se il Presidente gestisse il regolamento sulla base delle pressioni che vengono dall'opposizione o dalla maggioranza, evidentemente questa diventerebbe un'Assemblea non più gestibile né rispondente ai principi dello Stato di diritto. Infatti, se oggi faccio una operazione del genere perché lo chiede l'opposizione e se domani la maggioranza me ne chiede un'altra di segno contrario, capite bene che l'Assemblea non si governa più: si tratta di un'esigenza che credo i presidenti di gruppo comprendano perfettamente.
Naturalmente, come sempre, vi è una strada, quella dell'unanimità; come la Conferenza dei presidenti di gruppo può decidere all'unanimità il contingentamento sin dal primo calendario, così la Conferenza dei presidenti di gruppo può decidere all'unanimità di superare il contingentamento. Il Presidente, però, non può sostituirsi all'unanimità dei presidenti di gruppo!
Per quanto riguarda la questione di merito, mi rivolgo a lei, presidente Selva, che con tanto garbo l'ha posta: se lei mi invita a guardare la sostanza politica della questione, mi permetto di invitare i colleghi capigruppo dell'opposizione che sono intervenuti a guardare appunto la sostanza politica della questione. Ebbene, la sostanza politica è la seguente: come sapete il contingentamento non è stato mai utilizzato come limite agli interventi quando non c'è ostruzionismo. Tra breve affronteremo il provvedimento sulla minoranza slovena e il collega Menia ha in gran parte superato, come altri colleghi di Forza Italia, il tempo a disposizione, che è stato raddoppiato tranquillamente, senza problemi e lo sarà ancora in seguito. Quando si discute una materia complessa, evidentemente ci vuole tempo: quando viene utilizzato al fine di bloccare la decisione, è diverso, ma quando è utilizzato al fine di cooperare o di far coincidere le decisioni, è una risorsa politica, perché non è utilizzato strumentalmente.
Sapete benissimo che le cose stanno così, perché l'ho più volte ribadito in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo - i colleghi lo sanno - e lo ribadisco anche adesso. Quindi, se la natura politica della questione è questa, per i tempi non c'è problema, a meno che non vi sia ostruzionismo, vale a dire un impedimento per la deliberazione, perché è chiaro che a quel punto scatta il contingentamento.
Siccome il presidente Soro ha fatto un accenno ad una questione di merito, raccogliendo un suggerimento avanzato


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dal presidente Selva, quello di rinviare l'esame del provvedimento a settembre, posso riconvocare la Conferenza dei presidenti di gruppo. Pregherei pertanto i gruppi di consultarsi tra loro su questa possibilità, anche maggioranza e opposizione, e vedere in che termini ciò sia fattibile.
Colleghi, occorre tenere presente che, se il dibattito di settembre deve ridursi solo ad un'esibizione, per così dire, senza risultati, lasciamo perdere, se possono mancare le condizioni politiche per affrontare una riforma di questo genere, allora lo si dica chiaramente e responsabilmente e poi ciascuno ne risponderà. Se riteniamo, invece, che settembre sia una data che davvero ci può portare ad affrontare seriamente la questione, vi prego di prendere in considerazione anche la possibilità di anticipare di una settimana l'apertura dei nostri lavori dopo la pausa estiva per dedicare la prima settimana all'esame di questo provvedimento. Tenete presente che, tra esame da parte dell'Assemblea della Camera, esame da parte del Senato e tre mesi che devono poi passare, se si vuole arrivare alla riforma nel corso dell'attuale legislatura, i tempi non sono ampi. Il rinvio a settembre rischia di essere, quindi, contrariamente all'intenzione del presidente Selva, soltanto un fatto dilatorio e non decidente. Siccome so che questa non è l'intenzione del presidente Selva, mi permetto di invitarlo a riflettere anche su tali questioni.
Sintetizzo: prego i presidenti di gruppo di consultarsi fra loro perché in settimana avremo una seconda riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, nella quale, anche alla luce delle considerazioni svolte dalla presidente Rosa Jervolino Russo, decideremo, innanzitutto, se tenere il provvedimento fermo in quella settimana o rinviarlo a settembre; in secondo luogo, se anticipare di una settimana l'apertura dei lavori dell'Assemblea, al fine di consentire un esame approfondito e funzionale dell'argomento; in terzo luogo, per quanto riguarda il contingentamento dei tempi, si dovranno valutare le condizioni richieste dal regolamento per superare il contingentamento, cosa che non è nella disponibilità del Presidente.
Quanto a lei, presidente Pagliarini, le devo dire che lei non ha offeso me, ma la verità delle cose, quindi se stesso, con le dichiarazioni che ha fatto (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo e Comunista - Proteste dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

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