Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 754 del 4/7/2000
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(Affermazioni rese nel corso di una trasmissione televisiva dedicata alla Ferrari)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Messa n. 3-03437 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 4).
Il sottosegretario di Stato per le comunicazioni, onorevole Vita, ha facoltà di rispondere.

VINCENZO MARIA VITA, Sottosegretario di Stato per le comunicazioni. In merito all'interrogazione degli onorevoli Messa e Benedetti Valentini, occorre fare una premessa non formale e vale a dire che, nel caso della RAI, in base alla legge n. 103 del 14 aprile 1975, la materia dei controlli è parte integrante dei poteri dell'apposita Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. In ogni caso, non ci sottraiamo al dovere di rispondere ai temi posti ed abbiamo verificato con la concessionaria i temi sollevati e la RAI ci ha comunicato che il conduttore della trasmissione Porta a Porta, andata in onda il 2 febbraio 1999 su Raiuno e dedicata al cosiddetto mito della Ferrari, Bruno Vespa, dovendo intervistare alcuni personaggi che possiedono una Ferrari, si è limitato a fare la domanda «a quale velocità avete guidato?» che, ad avviso della concessionaria, era persino scontata date le circostanze ed il contesto della trasmissione.
Inoltre, la RAI ha osservato che le occasioni pressoché irripetibili in cui sarebbero avvenute le violazioni del codice della strada ed il tono bonario delle risposte difficilmente possono aver indotto gli spettatori a comportamenti scorretti.
Poiché tuttavia si richiede anche una valutazione politica in ordine alla problematica esposta nell'interrogazione, vorrei osservare che la preoccupazione di non suscitare, attraverso inopportuni elogi dell'alta velocità, pericolosi fenomeni emulativi ed effetti controproducenti rispetto agli obiettivi delle campagne di sicurezza stradale è certamente da condividere.
Vorrei peraltro far rilevare che l'obiettivo di una maggiore sicurezza non necessariamente


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si raggiunge attraverso una prevenzione e repressione che si basi esclusivamente sulle limitazioni - giuste - di velocità generalizzate, perché è anche vero che le condizioni di pericolosità variano sensibilmente in relazione ad una serie di fattori molto numerosi, rispetto ai quali una determinata velocità può essere in concreto estremamente rischiosa a prescindere dal fatto che sia anche al di sotto della limitazione legale vigente in quel momento su quel tracciato.
In un'ottica, dunque, che punti principalmente a far leva sull'intelligenza e sull'equilibrio del guidatore, non sembra che la trasmissione in oggetto presenti situazioni di allarme analoghe a quelle di molte altre situazioni, che andrebbero forse maggiormente paventate, nella programmazione radiotelevisiva, come rischiose per l'incolumità degli utenti della strada.
In ogni caso, abbiamo posto alla Rai il problema, che certamente è meritevole di maggior attenzione anche da parte dell'emittenza pubblica e privata.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Vita.
L'onorevole Benedetti Valentini, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, a nome del collega onorevole Messa e a nome mio, debbo dichiarare la sostanziale insoddisfazione per la risposta del sottosegretario. Non si tratta di una risposta di carattere generale, bensì, di carattere generico, il che è ben diverso. Infatti, mentre la problematica dell'eccessiva velocità e dei guasti, dei pericoli e dei disastri che essa può comportare è di carattere generale ma concreto, la genericità con cui essa è stata affrontata dimostra l'inefficacia con cui si fronteggia il problema. Ecco perché il collega Messa ed io abbiamo sottolineato l'inopportunità di certe enfatizzazioni nei confronti di un pubblico in larga misura giovanile, che ha ricevuto un messaggio che non voglio definire di istigazione; non mi riferisco specificamente alla trasmissione citata, ma vi sono momenti in cui si istiga e in cui si fa una mitizzazione della velocità. Sappiamo benissimo che la limitazione della velocità (mi riferisco al cartello che indica il limite massimo di 40, 50 o 70 chilometri orari) non è affatto l'unico strumento da attivare, anzi, in taluni casi esso è assolutamente marginale; la tecnica ci dice persino che vi sono casi limite in cui è addirittura controproducente, ma questo è un altro discorso. La tematica è, purtroppo, ben diversa.
Signor Presidente, ho presentato una proposta di legge, che è ora nel gran calderone della revisione del codice della strada, per prevenire e reprimere adeguatamente il fenomeno delle gare su strada che, nella sua forma più eclatante, sta raccogliendo molta pubblicità: i disastri che si stanno verificando in molte città italiane hanno costretto l'opinione pubblica e le autorità di Governo e della polizia ad occuparsene. Tuttavia, al di là delle gare organizzate, vi è un fenomeno che vede persone giovani e meno giovani ingaggiare occasionalmente competizioni di autoveicoli e motoveicoli su strade pubbliche o aperte al pubblico; inoltre, non vi è locale in cui non vi siano giochi elettronici che spingono ad una cultura dello sballo, dell'alta velocità e della guida irrazionale ed incontrollata dei mezzi di trasporto.
Rispetto a tutto ciò, il nostro atto di sindacato ispettivo ha il seguente significato: il Governo non può trincerarsi ancora una volta dietro lo schermo rappresentato dalla società che si occupa di quelle trasmissioni, né può affermare di potersi occupare del problema in via generale, ma di non avere poteri di intervento! Non è così: con una trasmissione che alletta alla velocità ed incita i soggetti più suggestionabili all'eccesso nella guida dei mezzi di locomozione, si distruggono gli effetti di un'intera campagna. Non serve a nulla che si spendano miliardi in impegni, strutture, slogan, carta stampata, immagini televisive e cinematografiche per contenere un fenomeno che provoca morti, vittime e disgrazie pur di qualunque guerra, quando per


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affermazioni divulgate da personaggi famosi, per l'orario delle trasmissioni e per il tipo di pubblico che vi assiste, si fornisce un contromessaggio che vanifica completamente gli sforzi fatti!
In conclusione, per le ragioni esposte, esprimo la mia insoddisfazione, in quanto vedo un difetto di intervento ed una mancata presa di coscienza della drammatica problematica sollevata anche da associazioni spontanee di cittadini.
Perfino nella mia piccola Umbria, che io qui rappresento, tra Perugia, Spoleto, Foligno e via dicendo, c'è un fiorire di associazioni di parenti di vittime della strada che sono state falciate da sconsiderati che gareggiavano per strada, recidendo giovanissime vite. Queste associazioni hanno fatto visita alle nostre Camere, nel corso di audizioni, ed hanno chiesto una diversa impostazione del messaggio che si deve dare ed anche delle forme di prevenzione e di repressione degli illeciti che si commettono (sto traendo le conclusioni, Presidente).
Ecco perché, anche facendomi interprete di questo sentimento nobile e profondo, eccitato anche dalle disgrazie che segnano le comunità locali e l'intera comunità nazionale, affermo che vorremmo che non si aspettassero le grandi tragedie, ma si dessero segnali ben più organici nelle campagne di sensibilizzazione, le quali, per lo meno, presuppongono che, quando si verificano questi episodi, ci sia una parola del Governo, di chi in quel momento - chiunque sia a governare - rappresenta la nazione, per indicare qual è il giusto pensiero di una comunità che rispetti il bene della sicurezza della vita dei cittadini. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Benedetti Valentini.

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