Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 748 del 26/6/2000
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(Discussione sulle linee generali - A.C. 6998)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la XI Commissione (Lavoro) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Ricci, ha facoltà di svolgere la relazione.

MICHELE RICCI, Relatore. Signor Presidente, il disegno di legge (atto Camera n. 6998) oggi alla nostra attenzione, riproduce sostanzialmente il testo del decreto-legge n. 54 del 2000, decaduto per mancata conversione nei termini costituzionali.
Il disegno di legge autorizza il Ministero della giustizia ad assumere con contratto a tempo determinato, della durata massima di diciotto mesi, «fino ad un massimo di 1.850, i soggetti impegnati nei lavori socialmente utili relativamente a progetti avente scadenza massima successiva al 1o aprile del 2000» (modifica di rilievo rispetto al decreto-legge decaduto che esclude chi avesse partecipato esclusivamente a progetti precedenti) «per effetto della convenzione stipulata tra il Ministero del lavoro e della previdenza sociale e il Ministero della giustizia ai sensi dell'articolo 5, comma 4, del decreto legislativo 1o dicembre 1997, n. 468, ovvero impegnati nei lavori socialmente utili nelle sedi periferiche della giustizia minorile ovvero utilizzati per progetti di utilità collettiva presso uffici giudiziari su autorizzazione del Ministero della giustizia». Si tratta di lavoratori di ormai consolidata preparazione che, avendo lavorato negli uffici giudiziari da oltre tre anni, hanno ormai acquisito una esperienza professionale specifica difficilmente conseguibile in tempi brevi, per cui sarebbe irragionevole, per sopperire alle esigenze di garantire il buon avvio delle recenti e importanti riforme di natura ordinamentale, come l'istituzione del giudice unico di primo grado, e di natura processuale, come l'introduzione nella Costituzione dei principi del giusto processo, ricorrere a contratto a termine con personale esterno.
Con la stipulazione dei suddetti contratti, i soggetti interessati decadono dal beneficio degli incentivi previsti dall'articolo 12 del citato decreto legislativo n. 468 del 1997 e successive modificazioni nonché dai benefici di cui all'articolo 7 del decreto legislativo 28 dicembre 2000, n. 81. Per questo il provvedimento va nell'auspicata direzione dell'esaurimento dell'esperienza dei lavori socialmente utili.
Le disposizioni dell'articolo 1 del disegno di legge in esame si pongono in rapporto di deroga implicita rispetto alla


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normativa di carattere generale e allo stesso assetto delle fonti in ordine alla possibilità per le pubbliche amministrazioni di stipulare contratti di lavoro a tempo determinato considerato che, per effetto dell'articolo 36, comma 7, del decreto legislativo n. 29 del 1993, come modificato dal decreto legislativo n. 80 del 1998, la disciplina delle assunzioni a tempo determinato da parte delle pubbliche amministrazioni è demandato alla contrattazione collettiva e che la stessa, per il comparto Ministeri, ha peraltro rinviato ad una specifica fase contrattuale la regolamentazione delle diverse forme di flessibilità nel rapporto di lavoro.
La deroga alla vigente legislazione appare evidente anche relativamente alle procedure in materia di programmazione delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni, che si applicano anche per quelle con tipologie contrattuali flessibili. Inoltre, è opportuno sottolineare come, a seguito di approfondito dibattito, la Commissione abbia completato l'articolo 1, prevedendo al comma 1 quanto segue: «Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministero della giustizia procede alla revisione della pianta organica per accertare eventuali carenze e alla copertura delle vacanze, nel rispetto della normativa vigente».
Alla lettera b) del comma 2, si prevede poi l'assunzione in via subordinata, qualora non si giunga all'effettiva stipulazione di contratti nel limite massimo di 1.850, per gli idonei delle graduatorie dei concorsi a 954 posti di operatore amministrativo e a 368 posti di dattilografo, banditi in attuazione dell'articolo 14, comma 2, della legge 22 luglio 1997, n. 276. L'assunzione a tempo determinato dei soggetti di cui alla presente lettera avviene nella proporzione di due terzi per la posizione economica B2 e di un terzo per la posizione economica B1. L'articolo 2 indica infine la copertura degli oneri finanziari, per la quale si rinvia all'apposita relazione tecnica.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il disegno di legge in esame, in sostanza, recupera le finalità che si intendevano perseguire con il decreto-legge relativo al medesimo oggetto non convertito in legge dal Parlamento. Tale decreto-legge autorizzava il Ministero della giustizia a stipulare contratti a tempo determinato per la durata massima di 18 mesi, al fine di assicurare la continuità delle prestazioni di 1.850 lavoratori socialmente utili, già impiegati negli uffici giudiziari. Si tratta di personale indispensabile, come è stato già sottolineato in occasione della discussione del decreto-legge decaduto, soprattutto per consentire il buon avvio delle recenti riforme ordinamentali.
Le esigenze alla base del decreto-legge non sono venute meno, semmai la mancata conversione ha accentuato inevitabilmente i problemi relativi all'impiego dei citati lavoratori. È venuta meno, infatti, la speciale disciplina derogatoria contenuta nel decreto-legge, che appunto non è stato convertito. Il Parlamento è ora chiamato a non deludere né le esigenze delle strutture giudiziarie, che hanno necessità di poter disporre di questo personale, né le aspettative di quanti si trovano ad avere già assicurato il proprio contributo nella legittima speranza di un periodo di impiego certo.
In occasione della mancata conversione del decreto-legge, la consapevolezza della necessità di un provvedimento che regolamentasse i rapporti in corso è stata fatta propria anche da significativi settori dell'opposizione. Il disegno di legge ora in discussione è il banco di prova per dare seguito a questa responsabile disponibilità che è stata manifestata in sede di conversione del decreto-legge.

PRESIDENTE. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Santori. Ne ha facoltà.

ANGELO SANTORI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, ci apprestiamo ad esaminare un provvedimento che rappresenta l'ennesimo tentativo di soluzione delle due


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più scottanti problematiche che, ormai da più anni, affliggono i nostri cittadini: la questione occupazionale e quella relativa alle inefficienze insite nel nostro apparato amministrativo. Si tratta di 1.850 contratti di lavoro in diciotto mesi, di nuovi lavoratori precari, di miliardi sottratti al fondo per l'occupazione, di una precarietà che la maggioranza di centrosinistra condanna puntualmente di fronte agli elettori, ma che, altrettanto scrupolosamente, alimenta per mezzo di questo genere di provvedimenti. Questo è il nocciolo della questione che intendiamo sollevare, così come abbiamo fatto in occasione della discussione del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge n. 54 del 2000 ritirato dal Governo.
Ciò non significa polemizzare sullo scopo che il provvedimento in esame si prefigge di realizzare, né dubitare della reale necessità di un ampliamento dell'organico ministeriale. È innegabile, infatti, l'impegno di Forza Italia di questi mesi, teso a rendere rapida e incisiva la realizzazione di quella riforma, con particolare riferimento al giudice unico e al giusto processo, che da tempo era soprattutto il paese a chiedere e della quale il nostro sistema giudiziario effettivamente aveva bisogno ed ha bisogno. A nostro avviso, è altrettanto apprezzabile il tentativo di favorire il decongestionamento delle aree dei tribunali e delle procure tramite l'efficace supporto, anche se a tempo determinato, di 1.850 unità di personale straordinario, tra l'altro di indiscusso valore professionale.
Si è parlato di assunzione a tempo determinato, quindi non di interventi strutturali che, probabilmente, ci costringerebbero ad affrontare la stessa discussione tra un anno e mezzo. La proroga, però, alimenta inesorabilmente una sconcertante forma di precariato all'interno della pubblica amministrazione, un precariato che l'attuale maggioranza - lo voglio ripetere - condanna quotidianamente e che, invece, nei fatti, favorisce attraverso questo tipo di provvedimenti.
Gli stessi sindacati, che tengono in ostaggio il Presidente del Consiglio, cosa pensano di questi precarissimi e flessibilissimi contratti? Come se non bastasse, con il disegno di legge in esame si sta commettendo una grave forma di ingiustizia verso i lavoratori già impegnati in altre amministrazioni che non vedono, né vedranno mai una simile mole di contratti da rinnovare o creare ex novo.
Vorrei soffermarmi, comunque, su un altro punto. Il Governo giustifica la proposta di stipulare i suddetti nuovi contratti come conseguenza diretta della creazione degli uffici del giudice di pace in funzioni di giudice unico di primo grado; siamo di nuovo di fronte ad un classico vizio italiano: ragionare e, di conseguenza, legiferare sempre a compartimenti stagni, come se non si sapesse che già dall'inizio che la creazione di nuovi uffici avrebbe avuto bisogno di un'integrazione di personale.
Oggi ci viene raccontato che i 1.850 contratti a tempo determinato sono il frutto di nuove esigenze di natura eccezionale ed urgente; già a suo tempo avevo presentato un'interrogazione nella quale esplicitamente chiedevo il motivo per cui, con la cosiddetta pre-intesa del contratto collettivo integrativo giustizia del 23 dicembre del 1999, si consentisse la promozione in massa alle qualifiche superiori di migliaia di impiegati ministeriali, sempre del comparto della giustizia, non in possesso dei prescritti titoli di studio e senza alcuna seria valutazione sulla professionalità, violando così i princìpi costituzionali dell'imparzialità della pubblica amministrazione e dell'accesso ai pubblici impieghi tramite concorso pubblico. Al mio quesito ancora non è stata data risposta, ma potrei accontentarmi, ovviamente malvolentieri, di quella implicita che oggi ci viene fornita in questa sede. Si è ricaduti, infatti, nello stesso errore che, volenti o nolenti, va a sacrificare i diritti di coloro che, a ragione, hanno i titoli per ricoprire i posti che il disegno di legge in esame vuole surrogare. È chiaro, infatti, che i lavoratori che all'epoca furono chiamati in qualità di lavoratori socialmente utili in questo modo vanno a ricoprire mansioni notevolmente diverse


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da quelle per le quali furono assunti, anche se è innegabile che, a distanza di tempo, abbiano acquisito una notevole professionalità.
In questo modo essi vanno a sostituirsi ingiustamente - certamente, come ripeto, non per colpa loro - a quei potenziali lavoratori che, oltre ad averne titolo, avrebbero la necessaria capacità di svolgere le mansioni richieste.
A questo punto è giocoforza constatare che con questa legge, che la maggioranza approverà, si consumeranno due ingiustizie: la prima verso quei cittadini con tanto di titolo e di capacità, magari ancora disoccupati, che vedranno volatilizzarsi tanti posti di lavoro, sottratti involontariamente - ci tengo a ribadirlo - da altrettanti lavoratori socialmente utili. La seconda è proprio nei confronti di quest'ultima categoria di lavoratori, che assisteranno all'ennesimo rinvio della propria stabilità lavorativa, a prezzo di altri diciotto mesi di precariato, con le inevitabili conseguenze che si rifletteranno proprio sull'attività professionale, senza contare il grave stato di frustrazione che dovranno sopportare, poiché, oltre a non avere più un lavoro, decadranno dalla possibilità di accedere agli incentivi finalizzati alla ricollocazione lavorativa ovvero al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento.
È in particolare da questa considerazione che nascono i nostri dubbi o, meglio, le nostre sostanziali critiche muovono proprio dai mezzi con cui si sono volute rendere più concrete ed incisive l'attività e l'operatività del pubblico impiego. Proprio queste mancanze confermano le preoccupazioni che Forza Italia non aveva mai mancato di sottolineare nelle sue posizioni rispetto al non voler affrontare con coraggio e, quindi, responsabilmente le necessarie riforme strutturali di cui una pubblica amministrazione macchinosa, non efficiente e paradossalmente costosa, aveva bisogno, anche e soprattutto in termini di completa riorganizzazione del personale che vi opera.
A nostro parere, l'incapacità di impostare una seria programmazione, sia per quanto riguarda le politiche attive per l'occupazione sia per quanto riguarda l'efficienza e l'efficacia della pubblica amministrazione, rimane la carenza più grave di questa maggioranza, che nella sostanza probabilmente era nata per vivere alla giornata - lo ripeto -, madre di provvedimenti che finivano e finiscono naturalmente per soffrire del suo stesso male: quello di non riuscire a guardare oltre.
Quello che stiamo esaminando è un provvedimento che recentemente il Governo aveva addirittura tentato di imporre tramite decreto-legge, negando a questa Assemblea una legittima discussione costruttiva su argomenti così delicati, quali sono, appunto, le inefficienze relative al pubblico impiego e la risoluzione dei problemi inerenti la riduzione dei bacini dei lavoratori socialmente utili.
Il decreto-legge è uno strumento che, per esplicita disposizione costituzionale, richiama interventi necessari ed urgenti, ma che, nel momento del suo più logoro abuso, ci riconduce inevitabilmente alla politica delle deroghe, sorella di inopportune imposizioni, frutto di analisi incomplete, se non addirittura superficiali, perché orfana di quel valente contributo che l'Assemblea costruttivamente può apportare.
Questi sono gli esecutivi di questa legislatura, costretti ad abusare, perché supportati da maggioranze molto eterogenee, incapaci di affrontare responsabilmente il dialogo parlamentare e paradossalmente inette di fronte alle scadenze che il testardo decretare imponeva loro; un testardo decretare che più volte la Corte costituzionale non aveva mancato di sottolineare negativamente, un'inettitudine che ripropone soltanto oggi alla nostra verifica una vecchia questione.
Più in particolare, questo disegno di legge, lontano parente del citato decreto-legge, di cui ripropone gli stessi limiti e le stesse problematiche, si arricchisce di alcune evidenti, quanto purtroppo inefficaci, risoluzioni che precedentemente non erano state volutamente considerate.


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È un disegno di legge che viene parzialmente incontro alle pressanti richieste che Forza Italia aveva più volte avanzato in materia di programmazione e, più precisamente, di riassetto e di riordino della struttura del pubblico impiego. La definizione degli articoli inerenti alla revisione della giunta organica e i progetti di attuazione di un reale decentramento burocratico sembrano infatti dare ragione alle suddette osservazioni anche perché le 1.850 unità straordinarie richieste non rispondono con certezza alle reali esigenze di integrazione dell'organico del Ministero della giustizia.
È un disegno di legge che menziona, sì, i lavoratori trimestrali ma lo fa soltanto in via subordinata, andando così a ledere i diritti di coloro i quali sono risultati idonei in appositi concorsi, titolari di quelle competenze e di quei requisiti ribaditi dalla Corte costituzionale in una recente sentenza. Non possiamo però nello stesso tempo non tener conto delle naturali aspirazioni e delle innegabili competenze di questi lavoratori socialmente utili che svolgono, per quanto attiene agli effetti, funzioni identiche a coloro i quali sono impiegati a tempo indeterminato nel settore pubblico.
A questo punto desidero ribadire la più totale inopportunità di sostenere o di contrastare un provvedimento che desta più di un interrogativo. Giudico grottesco che si sottolinei l'importanza e l'urgenza di risolvere le inefficienze riscontrate in tale comparto della pubblica amministrazione e che invece si trascurino le stesse a talvolta più annose esigenze degli altri settori pubblici. Rimane il sospetto che tale Ministero abbia, per la soluzione di talune problematiche, una posizione prioritaria rispetto ai disservizi denunciati dall'intera utenza relativamente ad altri rami del settore pubblico, un'utenza che rappresenta l'insieme dei cittadini.
In quest'Italia, che noi sognavamo in una nuova ed invidiabile veste, da qualche anno ci troviamo a rammendare il nostro vetusto e malandato vestiario con toppe ancora più vecchie e lacerate. La nostra più plausibile speranza è che questo appuntamento di fine sartoria venga rimandato al prossimo febbraio (se avverrà prima, meglio), quando gli elettori sceglieranno finalmente di cambiare abito a questo nostro paese (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Gardiol. Lei ha otto minuti: glielo dico per evitare di suonare il campanello. Ne ha facoltà.

GIORGIO GARDIOL. Signor Presidente, il mio sarà un intervento breve, come lei mi ha raccomandato...

PRESIDENTE. Non sono io ma è il regolamento che lo prevede.

GIORGIO GARDIOL. Certo, signor Presidente.
Mi limito a due osservazioni. La prima è che questo provvedimento avrebbe potuto non essere discusso qui, se ci fosse stata non una presa di posizione pregiudiziale da parte delle forze della minoranza ma un'attenzione ai problemi che il provvedimento stesso pone. Si tratta di problemi di organico del Ministero della giustizia e di problemi personali e di vita per 1.850 persone.
Se ad un mese di distanza questo tema viene nuovamente sottoposto all'esame del Parlamento e negli stessi termini, probabilmente si tratta di una perdita di tempo. Va da sé che, per mettersi le mostrine, qualcuno deve sempre poter dire di essere stato il più bravo ad aver bloccato l'iter di un norma urgente e di averla approvata un mese dopo.
A questo punto, visto che i colleghi dell'opposizione non si sono dichiarati ostili a questo provvedimento, chiedo che esso venga votato entro la giornata di domani. Se così non sarà, vorrà dire non solo che vi sono posizioni pregiudiziali nei confronti del Ministero della giustizia ma che vi è anche qualcosa di personale contro 1.850 persone che forse non meritano tutto questo.
La seconda considerazione è la seguente. Sapete che i lavoratori socialmente utili sono oggi circa 110 mila e che,


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probabilmente, nel mese di ottobre si porrà un'emergenza a causa della scadenza di moltissimi contratti. In qualche modo, dunque, dovremo cercare di affrontare il problema. Chiedo allora al Governo di fare un'opera chiarificatrice, di stabilire quali siano i posti di organico vacanti e di indicare una via di uscita. Certo, un decreto legislativo in materia prevede un incentivo fino a 18 milioni per il reimpiego di questi lavoratori, ma sembra che tale offerta non trovi una risposta da parte del mondo delle imprese. Eppure, i lavoratori socialmente utili, come dimostrato nel caso in esame, hanno non soltanto una personalità, un cuore ed una mente, ma anche una professionalità senza la quale non riusciremmo a far funzionare il Ministero della giustizia, il Ministero dell'ambiente e quello per i beni e le attività culturali; senza quella professionalità non si riesce a far funzionare nemmeno il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, che impiega ancora 200 lavoratori socialmente utili!
Signor Presidente, occorre prendere atto che esiste un enorme precariato, fatto di gente competente, che vive con 800 mila lire al mese (qualcuno con qualche integrazione in più), delle quali ha bisogno, in quanto quella cifra è determinante per la fatica ed il costo della vita nel nostro paese.
Chiedo, dunque, che per dare una soluzione al problema non si attenda il 1o novembre, quando i lavoratori socialmente utili protesteranno davanti Palazzo Chigi e, quindi, saremo costretti ad approvare un provvedimento raffazzonato, ma si valuti sul serio che molti di quei lavoratori hanno svolto per due o tre anni lavori socialmente utili ed hanno acquisito una professionalità; essi, pertanto, possono legittimamente entrare a far parte di quel mondo della pubblica amministrazione che ha bisogno del loro lavoro. Concludo, dunque, con l'auspicio che domani si riesca ad approvare il provvedimento in esame, per dare una risposta ai lavoratori e alle esigenze dell'amministrazione della giustizia.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Michielon. Ne ha facoltà.

MAURO MICHIELON. Signor Presidente, oggi - 26 giugno - ci apprestiamo a svolgere la discussione sulle linee generali del provvedimento riguardante i contratti di lavoro a tempo determinato con soggetti impiegati in lavori socialmente utili presso il Ministero della giustizia. Quando, l'11 maggio scorso, grazie all'estrema opposizione della Lega nord Padania, il Governo rinunciò in quest'aula alla conversione in legge del decreto-legge n. 54, inerente 1.850 lavoratori socialmente utili dell'amministrazione della giustizia, sembrava, a sentire la maggioranza, che tutti i tribunali d'Italia dovessero paralizzarsi, fatto che puntualmente non è avvenuto.

GIORGIO GARDIOL. Infatti, hanno continuato a lavorare!

MAURO MICHIELON. Come se non bastasse, il provvedimento era talmente vitale per il Ministero della giustizia che il disegno di legge in esame è stato presentato alla Camera il 19 maggio, annunciato il 22 maggio ed assegnato alla Commissione lavoro solo il 29 maggio scorso, ben dieci giorni dopo la sua presentazione al Parlamento. L'iter in Commissione lavoro è cominciato il 1o giugno ed è terminato il 20 giugno. In realtà, la Commissione competente aveva terminato i propri lavori una settimana prima ma, a causa di un ritardo nell'invio del parere da parte di un'altra Commissione, ha concluso l'iter - come ho detto - il 20 giugno.
Il provvedimento in esame è talmente sentito dal Governo che domani - giorno in cui si vota - è iscritto al quinto punto dell'ordine del giorno. Da ciò si può prevedere che le votazioni avranno inizio solo la prossima settimana, per poi passare all'esame del Senato: a questo punto c'è solo da augurarsi che il Senato riesca a licenziarlo prima del 26 luglio, altrimenti il provvedimento - come io credo avverrà - verrà ripreso soltanto a settembre.


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È chiaro che quanto vado dicendo è già a conoscenza dei colleghi parlamentari e del Governo, ma certamente è ignorato dai lavoratori socialmente utili. Dico questo perché, quando incontrammo i rappresentanti di questi lavoratori, sembrava che fosse la Lega, o, meglio, il sottoscritto, a rallentare l'iter del provvedimento. Si è arrivati a raccontare a questa gente che non è stato possibile esaminare il progetto di legge in Commissione in sede legislativa a causa dell'opposizione della Lega: questo è falso ed è ancora più falso chi ha cercato di scaricare le responsabilità del proprio partito sulla Lega.
Passando ad analizzare il disegno di legge, è indubbio che esso è notevolmente migliorato, a differenza di quanto dice il collega Gardiol (infatti non è rimasto uguale, anzi è estremamente diverso), grazie soprattutto agli emendamenti proposti dalla Lega, che sono poi gli stessi che erano stati presentati nella precedente occasione. Attraverso questi emendamenti, infatti, sono stati fissati due paletti fondamentali. In primo luogo, entro un anno saranno riviste le piante organiche e banditi i concorsi. Non è vero che questi lavoratori socialmente utili siano essenziali per far fronte alla riforma del giudice unico, perché lavoravano già da tre anni presso il Ministero della giustizia, perciò la carenza era nota. Finalmente, grazie all'emendamento della Lega, si passerà alla revisione ed al bando del concorso. Credo sia un punto fondamentale per far sì che questi lavoratori possano partecipare ad un concorso pubblico e possano mettersi in competizione - se si può parlare di competizione quando si tratta di occupazione - con altri giovani, che non hanno mai avuto la fortuna di lavorare neanche per un giorno. Hanno quattro anni e otto mesi di esperienza e potranno farla valere durante il concorso, però devono mettersi a confronto con gli altri.
Sempre a seguito di un emendamento della Lega, è stato introdotto l'articolo 2, il quale prevede che i famosi 1.500 lavoratori socialmente utili assunti dal Ministero per i beni e le attività culturali per il Giubileo siano esclusi dai benefici di cui all'articolo 7 del decreto legislativo 28 dicembre 2000, n. 81. Questo perché non possono esistere lavoratori socialmente utili di serie A, di serie B e di serie C o, meglio, lavoratori socialmente utili d'annata. È inaccettabile.
Purtroppo questo provvedimento, per quanto sia stato migliorato, ha un grosso neo, rappresentato dai 175 lavoratori della regione Sicilia, i famosi «articolisti» di quella regione. Voglio sottolineare che non comprendo come il Governo e il Ministero della giustizia possono prendersi in carico lavoratori che erano in carico alla regione Sicilia, che ha potuto varare la legge sulla materia grazie al suo statuto speciale. Ricordo soprattutto alla maggioranza che gli articolisti della regione Sicilia sono circa 31 mila: a questo punto, il rischio è che a novembre non ci troveremo di fronte solamente i circa 110 mila lavoratori socialmente utili che attualmente operano negli enti locali, ma anche i 31 mila articolisti della regione Sicilia. Questi ultimi, infatti, chiederanno: perché i nostri 175 colleghi sì, e noi no? Ciò che ci preoccupa, insomma, è il cuneo che questa normativa potrà aprire se si andrà avanti in questi termini. Noi non possiamo accettare questo tipo di soluzione. Sono convinto che anche da parte dell'opposizione una simile soluzione troverà dei consensi: io lo ammetto, l'opposizione su questo aspetto non è compatta. La Lega, però, non conduce questa battaglia per 175 lavoratori, perché il numero è irrisorio: noi conduciamo una battaglia di metodo e di principio, perché, ripeto, non so come questo Governo potrà dire di sì a questi 175 e di no agli altri 31 mila.
È uno dei misteri che vorrei che qualcuno mi spiegasse, anche perché i progetti degli «articolisti» della regione Sicilia sono stati attuati per il Ministero della giustizia, cosa che io non comprendo. Infatti, tutti i progetti dei lavori socialmente utili - cosa completamente diversa - riguardano l'ente locale, il quale ha bisogno di personale per realizzarli. La regione Sicilia, invece, è talmente generosa


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che attua i progetti per il Ministero della giustizia: ritengo che questo sia un vero e proprio paradosso.
Altra questione che intendo approfondire riguarda il divieto di rinnovo del contratto in favore di tali soggetti. Noi non vogliamo impedire che vengano stipulati altri contratti a termine, ma non lo si deve fare più in favore di tali soggetti, perché, dopo quattro anni e otto mesi, come ha detto anche l'onorevole Gardiol, tali persone potrebbero aspirare ad un'assunzione diretta. Ritengo che ciò non debba essere possibile per rispetto dei 2 milioni e 600 mila disoccupati italiani. Non possono esserci persone fortunate ed altre meno: la Costituzione prevede che i cittadini debbano essere messi nelle stesse condizioni per trovare un lavoro.
Pertanto, l'emendamento da noi presentato, relativo alla non rinnovabilità del contratto, è chiaramente rivolto a tali soggetti, i quali devono sapere che, dopo diciotto mesi, non possono aspettarsi altro. Onorevole Gardiol, questi soggetti percepiscono circa 1 milione e 500 mila lire al mese: si tratta di 1.850 persone con le quali il Ministero del lavoro ha stipulato un contratto che prevede 36 ore di lavoro settimanali e non 20. Non si tratta di una grossa cifra, visto che non hanno neanche una copertura previdenziale, ma va considerato che ci sono persone che non hanno avuto neanche questa fortuna. Infatti, non sta a me ricordare a lei, che è un esperto, che i lavori socialmente utili sono stati istituiti, anni or sono, per andare incontro a lavoratori di una certa età, ai quali si dava la possibilità di lavorare ancora 3 o 4 anni per poter arrivare ad ottenere la pensione di anzianità. Purtroppo, il concetto è stato stravolto e adesso ci sono giovani di 30 anni che svolgono lavori socialmente utili. Ho incontrato questi giovani e mi hanno detto che vengono sfruttati dal Ministero della giustizia, perché ci sono dipendenti di VII livello che percepiscono un milione e mezzo di lire al mese. Il paradosso è che c'è gente che non riesce neanche a lavorare ed altra che percepisce un milione e mezzo di lire al mese - lo ripeto, è comunque poco - e dice di essere sfruttata. Credo che la cosa migliore sia bandire i concorsi in modo tale che vengano assunti i migliori.
Ad onore del vero, devo anche dire che il relatore ha proposto un emendamento importante nel quale, prevedendo la diminuzione, nel giro di diciotto mesi, della quota dei 1.850, perché molte persone andranno in pensione, si stabilisce che, se qualcuno deve essere assunto con contratto a termine, questi debba essere scelto tra coloro i quali siano risultati idonei in concorsi banditi dal Ministero della giustizia. Questo è un parametro oggettivo sul quale non abbiamo nulla da eccepire. Qualcuno potrebbe dire, come ha fatto un collega di AN in Commissione, che il concorso a cui si fa riferimento era un concorso per trimestrali e a titoli e che, pertanto, non è certo adatto ad individuare i migliori. Del resto, se nel 1997 è stato bandito questo concorso, il problema è a monte e non si può certo dire a tali persone che non vanno più bene: si tratta comunque di un sistema oggettivo di assunzione.
Auspico, come il collega Gardiol, che domani sia esaminato dall'Assemblea questo disegno di legge al quale sono stati presentati circa 25 emendamenti. Ricordo che, se ciò non accadrà, l'esame di questo provvedimento sarà rinviato a settembre. Il Governo deve assumersi la propria responsabilità; ci ha raccontato, infatti, che l'approvazione di questo provvedimento era urgentissima perché nei tribunali si rischiava la paralisi; non si può rinviare, pertanto, l'approvazione del disegno di legge al mese di settembre.
Prima ho ricordato le date per dimostrare che il problema non è dell'opposizione né della Lega. Abbiamo sempre detto che rispetto ai 1.557 lavoratori socialmente utili che avevano firmato l'accordo con il Ministero della giustizia, non abbiamo nulla da eccepire. Il nostro problema sono le 175 unità: chiediamo che si bandiscano i concorsi e che si riveda la pianta organica e a tal fine abbiamo presentato alcuni emendamenti. Ci riteniamo parzialmente soddisfatti e


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speriamo di migliorare il testo con i nostri emendamenti. Credo sia legittimo prevedere che, quando questi ragazzi abbiano fatto un concorso pubblico, a parità di punteggio con un altro concorrente possano far valere come titolo l'avere svolto lavori socialmente utili all'interno del Ministero per oltre quattro anni. Non è però ammissibile che ciò costituisca l'unico titolo per superare altri ragazzi: ciò non è accettabile!
Ricordo il pessimo esempio del concorso pubblico - in teoria - bandito su misura per i lavoratori socialmente utili dell'INPS: su 1.790 concorrenti hanno superato gli scritti in 1.790! È una vergogna! Si tratta di un concorso bandito nel 1999 e, se vogliamo continuare con la vergogna, bisogna ricordare che nel 1998 fu bandito un concorso pubblico vero per il settimo livello: furono presentate 30 mila domande, superarono la preselezione 11 mila concorrenti e risultarono 234 vincitori su 394 posti a concorso. All'INPS vi saranno quindi ragazzi di settimo livello, che hanno superato una selezione massacrante, che si troveranno con lo stesso stipendio e con la stessa posizione giuridica di persone più fortunate, che svolgevano lavori socialmente utili, per le quali è stato previsto un concorso su misura. Chiediamo che al Ministero della giustizia non si perpetri questa ingiustizia; è un gioco di parole, ma ciò non sarebbe accettabile né comprensibile. Vi sono 2 milioni e 600 mila persone che cercano lavoro e che non possono essere sfortunate perché non hanno mai svolto lavori socialmente utili.
Auspico che il sottosegretario Li Calzi - con il quale ho rapporti sicuramente migliori che con il ministro - domani, in sede di Comitato dei nove, possa esprimere parere favorevole su alcuni emendamenti non ostruzionistici che cercano di portare giustizia e di spiegare a queste persone che il lavoro socialmente utile non può essere la risposta ai loro problemi. Non avevo mai fatto una battaglia sui lavori socialmente utili perché ritenevo che sarebbe stata inutile. Riteniamo che, se c'è carenza di organico presso i Ministeri, si debba procedere ad una revisione delle piante organiche e al bando di nuovi concorsi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Pampo. Ne ha facoltà.

FEDELE PAMPO. Onorevole relatore, signor rappresentante del Governo, amici colleghi, la velocità con cui il disegno di legge oggetto quest'oggi delle nostre valutazioni ha superato le diverse fasi dell'iter procedurale conferma che la disponibilità offerta dall'opposizione, in occasione della mancata conversione in legge dell'analogo decreto, ad affrontare e risolvere i problemi del personale da utilizzare, anche se a tempo determinato, nel Ministero della giustizia, non fu una dichiarazione formale, ma un impegno che è stato rispettato con i fatti. Non altrettanto riteniamo possa dirsi per il comportamento del Governo. Il disegno di legge al nostro esame recepisce sostanzialmente lo stesso testo del decreto-legge n. 54 - come or ora ha affermato il relatore -, un decreto decaduto a causa della mancata conversione nei tempi costituzionalmente stabiliti. Ciò conferma che la volontà dell'attuale maggioranza è semplicemente quella di imporre e non di costruire in Parlamento leggi ed atti che trovino riscontro nelle aspettative del nostro paese.
Onorevole collega Gardiol, il Parlamento è il luogo dove si legifera, dove ognuno si assume le proprie responsabilità, dove le forze politiche si confrontano, non certamente il luogo solo per approvare, in particolare i provvedimenti del Governo. Sul problema alla nostra attenzione noi siamo profondamente d'accordo; è sui metodi, sulle scelte, sulle indicazioni, sui proponimenti che non lo siamo affatto.
Quindi, celerità certamente, ma vogliamo vedere se domani la maggioranza ed il Governo saranno disponibili e pronti ad affrontare e risolvere insieme questo problema. Noi riteniamo di no. Non a caso, onorevoli colleghi, la produzione legislativa dei Governi che si sono succeduti dal 1996 ad oggi è di una tale vastità


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da essere stata denunciata come fatto aberrante. L'Italia, signor relatore, rappresentante del Governo, non ha bisogno di dieci leggi per individuare la soluzione ad un problema: il nostro paese, semmai, ha necessità di testi unici, capaci di normare efficacemente una materia. Solo in tal guisa si concorre al necessario, anzi indispensabile snellimento delle procedure.
La farraginosità legislativa rappresenta un enorme onere, che incide e si afferma per il 25 per cento del costo generale del nostro apparato produttivo. È un costo che il nostro paese non si può permettere, inutile, che non consente al nostro mondo produttivo di essere competitivo. Di questo dovremo parlare. Questa sarebbe una dissertazione importante, ma che ci porterebbe molto lontano. Io, invece, intendo rimanere sul terreno del disegno di legge al nostro esame, un provvedimento sul quale intendiamo confrontarci, mirato ad autorizzare il ministro della giustizia ad assumere con contratto a tempo determinato e della durata massima di 18 mesi lavoratori impiegati nello stesso dicastero in progetti di lavori socialmente utili. Tutto ciò in base ad una convenzione stipulata nel gennaio 1999 tra il ministro del lavoro e della previdenza sociale e quello della giustizia.
Si tratta, signor Presidente, signor rappresentante del Governo, di una deroga. Questo chiede la maggioranza: una deroga alla disciplina generale sulle assunzioni a tempo determinato, dal momento che la materia è regolamentata dalla contrattazione collettiva nel pubblico impiego.
A sostegno di questa scelta la maggioranza afferma che il provvedimento va nell'auspicata direzione dell'esaurimento dell'esperienza dei lavori socialmente utili, poiché coloro i quali stipulano il contratto - sostiene il Governo - perdono la possibilità di beneficiare degli incentivi che la vigente normativa prevede appunto per i lavoratori utilizzati in progetti socialmente utili.
L'esecutivo afferma che il provvedimento al nostro esame si è reso necessario a seguito dell'entrata in vigore della riforma del giudice unico, che ha richiesto una riorganizzazione degli uffici giudiziari e delle circoscrizioni territoriali, nonché a causa dell'allargamento delle competenze della magistratura ordinaria. Il Governo sostiene altresì che è stata scelta la procedura dell'utilizzo del personale in servizio per progetti socialmente utili al fine di garantirsi delle professionalità presenti nello stesso dicastero. Fin qui, signor Presidente, le motivazioni addotte dal Governo e sostenute dalla maggioranza per supportare il decreto-legge decaduto ed oggi l'analogo disegno di legge.
In verità, registriamo una sola variante, quella che consiste nella precisazione che i lavoratori interessati devono essere impegnati in progetti di lavori socialmente utili aventi scadenza successiva al 1o aprile 2000, in modo da escludere chi avesse partecipato solo a progetti precedenti. Appare chiaro, signor rappresentante del Governo, che i rilievi mossi dall'opposizione in occasione della discussione in Assemblea del disegno di legge di conversione del decreto-legge di analogo contenuto non sono stati tenuti in debita considerazione dalla maggioranza e dal Governo sicché, mi consenta il rappresentante del Governo, mi chiedo che senso avesse l'invito rivolto dal ministro allorquando ci ha sollecitato a concedere la sede legislativa al provvedimento in esame. Quali sono le ragioni di tale richiesta se, poi, si tiene conto delle sole indicazioni, senza accertare, invece, i proponimenti dell'opposizione?
È risaputo, signor rappresentante del Governo, che la sede legislativa viene concessa dai gruppi o dalla prescritta maggioranza dei commissari solo allorquando un provvedimento viene costruito assieme e, soprattutto, quando la soluzione che si indica è risolutiva e non provvisoria e marginale. Non è l'opposizione, signor rappresentante del Governo, che non concede il proprio assenso alla sede legislativa sul provvedimento in esame; semmai è il Governo, attraverso un comportamento che mi limito a considerare superficiale e marginale, che opera


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per determinare ritardi, che intende confondere il problema con dichiarazioni dal chiaro tenore di «effetto annuncio».
A nostro parere, signor rappresentante del Governo, il provvedimento, che viene sbandierato come risolutore dei problemi della giustizia, non è altro che un provvedimento tampone, che non risolve i problemi del funzionamento della giustizia, rimandandoli semplicemente di qualche anno.
I motivi per opporci alla sede legislativa, signor rappresentante del Governo, sono stati molti e di varia natura. Vi sono ragioni fondate per osteggiare l'approvazione del provvedimento. Anzitutto, si mente quando si afferma che il provvedimento stesso va nell'auspicata direzione dell'esaurimento dell'esperienza dei lavoratori socialmente utili: 1.850 lavoratori (questa è il numero previsto nel disegno di legge) utilizzati in progetti socialmente utili presso il Ministero della giustizia rappresentano solo un'infima minoranza rispetto al bacino dei lavori socialmente utili, creato (non lo si dimentichi mai) da un modello di sviluppo costruito dalle forze politiche, economiche e sociali di centrosinistra, che tanti danni ha creato nel nostro paese.
L'utilizzazione di 1.850 lavoratori rispetto ai circa 140 mila che non avranno la fortuna di essere impiegati presso il Ministero della giustizia non rappresenta altro che una misura di ulteriore precarizzazione di tali lavoratori; cessata la causa, ossia l'utilizzazione per 18 mesi, cesserà anche l'effetto e si perderà l'occupazione. Mi si dirà che «fra 18 mesi se ne parlerà». Siamo alle solite, signor Presidente, si ripete l'atteggiamento di sempre, che scaturisce dalla filosofia del centrosinistra, una filosofia sempre mirata all'assistenzialismo, che sempre più ha alimentato la spesa, fino a creare un debito pubblico che ha ormai raggiunto i 2 milioni 500 mila miliardi di lire.
Abbiamo tamponato, signor rappresentante del Governo, le tensioni sociali - sostiene il Governo stesso -, frutto però del vostro stesso modello sociale, scaricando sulla previdenza italiana enormi oneri impropri che minacciano l'intero sistema pensionistico. Abbiamo sfornato in questi anni, signor rappresentante del Governo, centinaia di leggi mirate ad alimentare l'occupazione, soprattutto nel Mezzogiorno, conseguendo nel tempo l'allargamento della forbice che divide il sud dal resto del paese. La politica scelta dal centrosinistra consiste nello scaricare sugli altri il peso della propria incapacità programmatoria; la scelta di rimandare la soluzione dei problemi ha comportato i prepensionamenti, l'allungamento del periodo di cassa integrazione e della mobilità. Il risultato, signor rappresentante del Governo? Centoquarantamila lavoratori precari senza certezza e, purtroppo, senza futuro.
Il Governo, signor Presidente, afferma poi che il provvedimento è un atto straordinario, perché mirato a soddisfare le esigenze sorte con la riorganizzazione degli uffici giudiziari derivanti dalla riforma del giudice unico. Questa è un'altra tesi che conferma la superficialità con la quale si legifera in Italia; è di tutta evidenza che, all'atto della decisione di riformare la giustizia, almeno quella relativa al giudice unico e quella concernente l'allargamento delle competenze della magistratura ordinaria, si indicava una riforma che non avrebbe avuto effetti sul territorio, tant'è che riscontriamo, ora per allora, che l'organizzazione degli uffici non vi sarebbe stata perché - guarda caso - mancava il personale. Peraltro, con tutto il rispetto per la professionalità acquisita dai lavoratori socialmente utili in progetti sociali nel ministero stesso, se la riforma è radicale - come si afferma in pompa magna da parte della maggioranza - e anche di grande portata, come si dice, il personale richiesto non poteva limitarsi ai lavoratori socialmente utili, ma erano e sono necessari magistrati e funzionari dirigenti. Non mi pare che tra le categorie individuate vi siano magistrati e dirigenti!
Lo stesso ministro, riferendosi alle esigenze sorte dalla riforma del giudice unico e dall'allargamento delle competenze della magistratura ordinaria, afferma testualmente: «Per venire incontro


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a tali esigenze, ci sarebbe bisogno di non meno di 5 mila nuove unità». E aggiunge: «Anche se i vincoli di bilancio non ci permettono assunzioni di tale entità».
Cogliamo l'amarezza del ministro di giustizia allorquando è costretto a rilasciare siffatte dichiarazioni, ma registriamo anche l'infondatezza della premessa che viene fatta per supportare il provvedimento al nostro esame, oltre a prendere coscienza che è stato riformato un segmento estremamente rilevante della giustizia senza però che questo possa avere effetti rilevanti per la comunità.
Ed allora, possiamo ben dire che il provvedimento così come è stato portato in aula si riduce ad un mero atto assistenziale e senza prospettive; soprattutto, senza prospettive per gli stessi lavoratori rispetto ai quali, alla fine dei diciotto mesi, nessuno più parlerà della tanto decantata professionalità acquisita dagli stessi che sono da anni impiegati nel Ministero di grazia e giustizia! Nessuno si ricorderà dell'impegno profuso nella loro quotidiana attività dai circa 1.850 lavoratori!
So bene che in questi ultimi anni sono state introdotte numerose riforme nel settore della giustizia e so perfettamente che il Governo ha presentato un disegno di legge che prevede l'aumento di mille magistrati e di tre mila amministrativi, mi pongo però il seguente quesito: se questo personale è indispensabile al pari dei 1.850 lavoratori socialmente utili, la loro assenza sostanzialmente pregiudicherà l'attività riformatrice del Ministero della giustizia e quindi questa riforma non servirà assolutamente a nulla, come potrà non servire a niente l'assunzione dei 1.850 lavoratori a tempo determinato? Mi si potrà rispondere: è questione di bilancio! Ed allora, è facile la replica: una riforma che non si può attuare, non è una riforma, è semplicemente propaganda; la propaganda del centrosinistra in ordine ai problemi di giustizia! E questa propaganda è scaturita non solo dal disegno di legge in esame, ma anche dai circa 5 mila provvedimenti sfornati dai Governi di centrosinistra in questi ultimi anni!
Signor Presidente, onorevole relatore, signor rappresentante del Governo, siamo molto critici verso questo provvedimento e non perché non siano stati accolti dei nostri emendamenti presentati per migliorare il testo, assolutamente no! Siamo critici per la contraddittorietà che alberga nella maggioranza: basti pensare che il relatore - e ne voglio dare pubblicamente atto - recependo, perché evidentemente le riteneva sensate, talune osservazioni che emergevano dai pareri delle Commissioni bilancio e affari costituzionali e della stessa Commissione di merito, ha presentato tre suoi emendamenti. Il Governo, invece di sostenere gli emendamenti, ne ha chiesto semplicemente il ritiro, senza però dare contenuto legislativo alle osservazioni formulate nei pareri di tre Commissioni - si badi bene - presiedute da esponenti del centrosinistra!
In buona sostanza, la maggioranza nelle Commissioni affari costituzionali, bilancio e lavoro, nell'esprimere il proprio parere sul provvedimento sostiene la validità di sue osservazioni, mentre il Governo e la sua stessa maggioranza di centrosinistra affermano che le osservazioni non sono rilevanti al punto da non essere tenute in debita considerazione.
Mi avvio rapidamente alle conclusioni, con l'amarezza di avere accertato come un settore delicato e vitale di un paese civile sia governato da pressapochismo, superficialità e totale assenza di progettualità! Non sarà l'utilizzo delle 1.850 unità a far funzionare la giustizia italiana e non sarà questo provvedimento la panacea dei mali che affliggono il Ministero della giustizia, occorre ben altro! E noi attendiamo precise indicazioni da parte del Governo perché, solo da intendimenti seri e proponimenti altrettanto seri, potrà dipendere il nostro comportamento finale.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

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