Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 741 del 15/6/2000
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Svolgimento di una interpellanza urgente (ore 10,45).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una interpellanza urgente.

(Interventi per la realizzazione dell'autostrada Cuneo-Asti)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Teresio Delfino n. 2-02474 (vedi l'allegato A - Interpellanza urgente sezione 1).
L'onorevole Teresio Delfino ha facoltà di illustrarla.

TERESIO DELFINO. Signor Presidente, signor ministro, siamo davanti ad una situazione assolutamente incredibile ed inaccettabile perché crea una gravissima


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frattura nel rapporto fiduciario tra lo Stato, le autonomie locali, le forze produttive e i cittadini.
L'autostrada Asti-Cuneo è un'infrastruttura della quale da anni tutte le amministrazioni locali, dalla regione Piemonte ai comuni di Asti e Cuneo, e le forze sociali e produttive hanno sottolineato l'importanza e l'urgenza. È un'infrastruttura che ha richiesto un immenso impegno comune, anche in attuazione della programmazione di livello europeo e nazionale che indicava questa come un'opera primaria e fondamentale per le comunicazioni. Come dicevo, vi è stato un faticoso lavoro di anni per arrivare nel 1991 alla concessione con atto amministrativo n. 2267 del 5 aprile 1991 e, successivamente, dopo ben dieci anni, alla definizione dei vari passaggi tecnici ed amministrativi.
La situazione è drammatica, perché viene messa in discussione la concessione, come hanno fatto più volte i vari ministri che si sono succeduti nel tempo, i quali ne hanno sostenuto la piena legittimità. Oggi però dai giornali apprendiamo che il Consiglio di Stato ha definito illegittima la concessione e quindi passibile di decadenza e di revoca.
Chi ha seguito per anni la vicenda e i quaranta parlamentari che hanno sottoscritto l'interpellanza urgente non possono non rimanere allibiti di fronte ad un parere di questo tipo. Se lei lo confermerà, signor ministro, c'è da domandarsi cosa abbiano fatto negli anni i vari Governi sotto il profilo della trasparenza nei rapporti con la regione, gli enti locali, le forze sociali ed il comitato di monitoraggio istituito in provincia di Cuneo.
Sempre sui giornali di oggi leggiamo che il problema della concessione deriverebbe dal fatto che l'opera venne affidata a trattativa privata tra ANAS e SATAP, mentre l'Europa impone gare d'appalto internazionali. Proprio da Bruxelles ieri è arrivato un monito firmato dal commissario dell'Unione europea: «Chiederemo al Governo italiano tutte le informazioni sull'appalto dell'autostrada e sul prolungamento della concessione alla SATAP. Se le procedure si rivelassero contrarie al diritto comunitario, la Commissione aprirebbe una procedura di infrazione».
Francamente, non so giudicare gli elementi che emergono dagli organi di stampa e ringrazio il ministro per la sua presenza, auspicando che potrà chiarirli; qualora, però, tali elementi fossero veri, saremmo dinanzi ad una incrinatura e ad una ferita profonda nella fiducia nei rapporti tra Stato e cittadini su una questione di fondamentale importanza.
Mi sia consentito di richiamare brevemente alcuni elementi. Innanzitutto, il problema della concessione alla SATAP era stato da noi posto più volte in diversi atti del sindacato ispettivo e in numerosi ordini del giorno presentati in quest'aula. Cito soltanto i più recenti. Il 21 maggio 1997 è stato accolto dal Governo un ordine del giorno, in sede di approvazione della legge n. 135 del 1997; in quell'occasione il Governo confermava la priorità dell'opera, la legittimità della concessione e la volontà di arrivare ad un rapido superamento di tutti i problemi tecnici, finanziari ed amministrativi che ancora ostavano all'avvio dei lavori. Il 20 maggio 1997, fu presentata l'interpellanza n. 2-00509, cui rispose il sottosegretario Bargone, confermando le stesse affermazioni. Il 17 dicembre 1997, il Governo accolse un ordine del giorno presentato dal sottoscritto e dall'onorevole Soave, nel quale venivano puntualmente richiamate tutte le questioni già enunciate e al quale il Governo rispondeva, ribadendo la possibilità e la capacità di superare i problemi esistenti. Arriviamo, poi, al 1998, con il lungo iter di approvazione della legge per il finanziamento dell'autostrada Cuneo-Asti. Nel corso del 1999, infine, si sono registrate moltissime iniziative.
Signor ministro, non possiamo comprendere come improvvisamente il Governo abbia avvertito l'esigenza di chiedere un parere al Consiglio di Stato, facendo decadere gli impegni assunti e le affermazioni con le quali aveva confermato, nei confronti del Parlamento, del paese e delle popolazioni interessate, la fondatezza e la legittimità della concessione.


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Signor Presidente, denunciamo le responsabilità di tale intollerabile situazione: a nostro giudizio, si tratta di responsabilità del Governo, ma anche dell'ANAS; soprattutto, si tratta della carenza di trasparenza nei rapporti tra i due soggetti. Obiettivamente, signor ministro, non abbiamo mai voluto prendere parte alla questione, per accertare se avesse ragione il Governo ad affermare la legittimità della concessione o se avesse ragione l'ANAS con le sue opposizioni. Certamente, nasce oggi una difficoltà con la richiesta di un parere al Consiglio di Stato e ci domandiamo come mai il Governo non abbia mai esaminato, fino in fondo, le ragioni addotte dall'ANAS. Infatti, se era fondata la convinzione, espressa in tutte le sedi pubbliche ed al Parlamento, della legittimità dell'atto di stipula della convenzione, non si comprende quale giustificazione possa avere l'improvviso ricorso al parere del Consiglio di Stato su un atto già registrato dalla Corte dei conti.
Vi è un'altra questione, che vorrei sottolineare con puntualità, riguardante quell'opera e quella grande infrastruttura assolutamente indispensabile. Vogliamo confermare in questa sede, signor ministro, come lei sicuramente ha già avuto modo di apprendere nel corso dell'incontro presso la prefettura di Cuneo, che la regione, tutti gli enti locali astigiani e cuneesi, tutte le forze economiche e sociali e la stragrande maggioranza delle forze politiche sono uniti e concordi sulla necessità della realizzazione dell'autostrada Asti-Cuneo, sul suo tracciato e sui progetti predisposti e già approvati. Tutte insieme queste realtà denunciano gli esponenti di forze politiche minoritarie che ancora tentano di impedire la realizzazione dell'Asti-Cuneo nella sua interezza, come previsto dalla legge.
Sovente in quest'aula, signor Presidente, il Presidente Violante ci dice che una democrazia, per essere vera e reale, deve essere anche una democrazia decidente. Allora mi domando, dopo che il Parlamento con ripetute prese di posizione ha affermato la necessità di quell'opera ed ha approvato una legge per il finanziamento, cosa ancora osti alla sua realizzazione, dopo dieci anni di fatiche per risolvere le questioni ambientali, per mettere a posto tutti i progetti esecutivi e per trovare i finanziamenti. La legge è stata approvata nel luglio 1998 ed è stata pubblicata il 3 agosto dello stesso anno: sono due anni che il Governo dimostra assoluta inefficienza e l'incapacità di affermare questa democrazia decidente. Noi non neghiamo che ci siano delle opposizioni: ce ne sono, però in democrazia, vivaddio, dopo il compimento di un percorso così lungo non è accettabile che una forma di dissenso, pur legittima, possa costituire elemento di impedimento per la realizzazione di un'opera tanto attesa.
Pertanto, signor ministro, con molta pacatezza, ma con molta determinazione, come deputati le chiediamo di illustrarci con molta precisione quale sia la reale situazione dei rapporti ANAS-SATAP e quali tempi siano previsti per la stipula della convenzione. Riteniamo infatti che riprendere tutto il percorso sarebbe assolutamente inaccettabile. Se la concessione fosse stata illegittima, i tempi si sarebbero già consumati in questi due anni, perché il Governo avrebbe dovuto costituire - come più volte abbiamo suggerito nei vari incontri - un comitato di saggi, assumere un parere pro veritate e poi decidere. Invece ha lasciato passare i due anni ed ora è impensabile rinviare ulteriormente i lavori. Si eleverebbe sicuramente il livello della protesta e della contestazione delle popolazioni interessate se non si procedesse ad una rapida firma della convenzione per la realizzazione di questa autostrada.
Il suo collega ministro Bordon ha sollecitato l'avvio dei lavori e noi vogliamo che tale iniziativa prosegua, per tutti i lotti che sono già definiti.
Infine, vorremmo avere una conoscenza piena della situazione, perché il Parlamento ha insufficienti elementi di conoscenza sullo stato tecnico di tutti gli altri lotti che già sono stati progettati.
La ringrazio, signor ministro, per la sua disponibilità e mi auguro che la sua


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risposta offra veramente elementi nuovi, capaci di dare risposte non solo alle legittime richieste, ma ormai anche alla rabbia che sta crescendo nelle popolazioni per questa incomprensibile vicenda.

PRESIDENTE. Il ministro dei lavori pubblici ha facoltà di rispondere.

NERIO NESI, Ministro dei lavori pubblici. Signor Presidente, i problemi attinenti all'autostrada Asti-Cuneo presentano cinque aspetti diversi, tra loro strettamente connessi. Io parlerò di tutti, riferendo agli onorevoli deputati che mi ascoltano tutto quello che so, niente di più, ma anche niente di meno.
Io sono ministro dei lavori pubblici da poco più di un mese ed ho ereditato questa difficilissima situazione, insieme a questo difficilissimo Ministero, credo uno dei più difficili.
Il primo aspetto è quello che vorrei definire dell'economia reale. La comunicazione fra Asti e Cuneo è una necessità reale, evidente ed urgente per la struttura industriale, commerciale e civile di tutto il sud del Piemonte. Come tale è stata interpretata dal Parlamento e dal Governo nazionale che hanno ripetutamente, come anche lei ha detto, chiaramente indicato questa materia come un simbolo dei bisogni delle popolazioni di quelle zone. Io stesso ieri ho affermato queste cose nell'aula del Senato, indicando le opere che l'opinione pubblica considera simbolo della vita civile di alcune regioni: per quanto riguarda il Piemonte ho indicato l'arteria Asti-Cuneo, mettendola al primo posto.
Il secondo aspetto è istituzionale. La costruzione dell'autostrada Asti-Cuneo si basa, dal punto di vista giuridico, su un atto aggiuntivo alla convenzione base che regola i rapporti fra lo Stato e la SATAP. Ricordo, come lei sa bene, ma mi rivolgo anche agli altri colleghi, che la società concessionaria è la stessa che ottenne, nel 1977, la concessione per la costruzione e l'esercizio dell'autostrada Torino-Asti-Alessandria-Piacenza.
Il terzo aspetto riguarda il comportamento della società concessionaria e la situazione giudiziaria di numerosi suoi componenti. Anche in questo caso è mio dovere dire chiaramente come stanno le cose. Ci sono stati numerosi rinvii a giudizio e l'ANAS si è costituita parte civile nel corso del procedimento contro queste persone.
Il quarto aspetto è relativo allo stato dei lavori in corso e alle ragioni per le quali questi lavori hanno manifestato ritardi.
Il quinto ed ultimo aspetto concerne la proroga della convenzione fra lo Stato, rappresentato dal Ministero dei lavori pubblici e dall'ANAS, e la SATAP, proroga che deve essere approvata prima del 30 giugno prossimo: per questo motivo le sono grato per aver presentato questa interpellanza urgente e per questo sono venuto personalmente in quest'aula a rispondere.
Vorrei ripercorrere brevemente la storia di questa vicenda. In data 3 giugno 1977 il ministro pro tempore dei lavori pubblici, di concerto con il ministro del tesoro pro tempore, davano attuazione alla legge base sulle concessioni autostradali del 1971, concedendo alla SATAP l'autorizzazione a costruire e a gestire l'esercizio dell'autostrada Torino-Piacenza. Tale autostrada entrava in funzione, per tratte successive, tra il 1980 e il 1985. La convenzione originaria ha subito, nel tempo, una serie di modificazioni e variazioni che assumono la denominazione di primo, secondo, terzo e quarto atto aggiuntivo (dal 1977 al 1990).
Il 27 settembre 1990 l'ANAS - vale a dire lo Stato - e la SATAP stipulavano il quinto atto aggiuntivo che aveva per oggetto il tratto Pertanto, si era delineata una situazione in base alla quale la società autostradale, che aveva già ottenuto l'indirizzo preciso di costruire la tratta Torino-Piacenza, attraverso un atto aggiuntivo, otteneva l'autorizzazione dello Stato a costruire la tratta Asti-Cuneo. Questo quinto atto aggiuntivo veniva approvato con decreto interministeriale 5 aprile 1991.
Passano gli anni. A partire dal 1994 l'ANAS riferiva - naturalmente, ho a mia


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disposizione tutta la documentazione che ho studiato questa notte - al Ministero dei lavori pubblici, con successive relazioni, che la società concessionaria stava ponendo in essere comportamenti contrastanti sia con la legge base sulle concessioni del 1971 sia con le disposizioni della stessa convenzione.
Tali comportamenti consistevano nella acquisizione di partecipazioni in società aventi fini del tutto estranei rispetto alla costruzione e alla gestione di autostrade. Su questo punto il Consiglio di Stato, con il parere del 13 gennaio 1998, invitava il Ministero dei lavori pubblici a valutare l'esistenza di tali inadempimenti ed a trarne le conclusioni.
Questa è la parte diciamo istituzionale; veniamo ora alla situazione che definirei tecnica dei progetti. Lei sa come me che i progetti si dividono in tre grandi categorie: progetti preliminari; progetti definitivi; progetti esecutivi. Mi permetto di dissentire da ciò che lei ha detto poc'anzi, sulla base di quanto dirò, che può anche essere corretto e rivisto (del resto io ho sempre avuto il dubbio come sistema); in ogni caso leggo degli atti.
Nel maggio del 1998 la SATAP presenta all'ANAS un progetto preliminare dell'intero percorso. Questo progetto viene approvato nel dicembre del 1998 dall'ANAS, nel corso di una conferenza di servizi tenutasi a Cuneo proprio nel dicembre del 1998. Siamo al progetto preliminare (maggio-dicembre 1998).
Nell'ottobre del 1998 la SATAP presenta progetti definitivi di tre lotti e precisamente: lotto 1/1 Massimini-Perucca (questi nomi dicono poco a coloro che non conoscono quei luoghi, mentre a me e a lei, onorevole Teresio Delfino, dicono molto), relativo al tratto Massimini-Cuneo; lotto 2/3 Motta-Neive e lotto 2/7 Diga ENEL-Cherasco, relativi al primo tratto Asti-Marene. I relativi progetti vengono approvati il 20 aprile del 1999, dunque non con ritardo.
Nel mese di febbraio del 1999 la SATAP presenta progetti definitivi di altri tre lotti e precisamente: lotto 2/1 Asti-Isola d'Asti, lotto 2/2 Isola d'Asti-Motta e 2.6 Roddi-Diga ENEL relativi al tratto Asti-Marene, che vengono approvati il 23 luglio 1999.
La SATAP presenta nel dicembre 1999 i progetti definitivi di due lotti relativi al tratto Massimini-Cuneo: 1/2 Perucca-Consovero e 1/3 Consovero-Castelletto Stura, che vengono approvati il 6 marzo 2000 dalla conferenza dei servizi che aveva dovuto recepire le prescrizioni dell'autorità di bacino del Po e del magistrato delle acque.
Finora la SATAP ha presentato progetti definitivi per otto lotti; mancano quindi ancora progetti per cinque lotti che devono essere presentati dalla SATAP stessa (ricordo che i progetti di lotto vengono presentati dalla società concessionaria), dei quali i seguenti due lotti: 1/4 Castelletto Stura-Cuneo e 1/5 Cuneo-Strada statale 231, relativi al tratto Massimini-Cuneo, e i seguenti tre lotti: 2/4 Neive-Guarene, 2/5 Guarene-Roddi e 2/8 Cherasco-Marene relativi al tratto Asti-Marene.
Veniamo adesso ai progetti esecutivi, quelli che danno luogo agli appalti delle opere. Finora la SATAP ne ha presentati due su tredici.
La SATAP ha inviato in data 14 luglio 1999 il primo progetto esecutivo che riguarda il lotto Massimini-Perucca, approvato dal consiglio di amministrazione dell'ANAS nelle sedute del 22 settembre e del 15 ottobre del 1999.
Dopo la direttiva del Ministero dei lavori pubblici del 31 gennaio 2000, lo stesso consiglio dell'ANAS, in data 8 febbraio 2000, ne ha autorizzato l'esecuzione.
In data 4 febbraio 2000, la SATAP ha trasmesso all'ANAS il secondo progetto esecutivo dei tredici. Il progetto esecutivo non è completo perché manca la progettazione di tre chilometri su otto, che deve essere adeguata in relazione alla prescrizione delle autorità idrauliche, che non è ancora arrivata.
L'ANAS ha inviato le copie di lettere con le quali ha sollecitato la SATAP ad inviare altri progetti per i cinque progetti definitivi mancanti, quindi, gli undici progetti


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esecutivi mancanti (sempre sui tredici) e l'ANAS si è riservata di presentarli al più presto.
Questa è la situazione dei progetti: come vede, onorevole Delfino, non vi sono ritardi; non ho alcuna ragione per muovere critiche all'ANAS, che probabilmente avrà anche impiegato quindici o trenta giorni di più di quelli che ragionevolmente si sarebbero potuti prevedere, ma il ritardo è dovuto alla SATAP che non ha inviato i progetti.
Veniamo ora al quarto punto relativo al rinnovo della convenzione. Ho tutte le copie delle lettere scambiate tra l'ANAS e la SATAP; a questo proposito vi sono dissensi di fondo tra le condizioni che l'ANAS espone alla SATAP per il rinnovo della concessione e le risposte di quest'ultima che non intende accettarle. I dissensi riguardano: la proroga delle concessioni, il piano finanziario, l'ammontare dei contributi dello Stato alla SATAP e, addirittura, il costo globale dell'investimento (vi è un dissenso proprio sul costo totale dell'investimento). L'ANAS ha chiesto alla SATAP un aumento di capitale sociale; tale richiesta a persone che hanno una certa dimestichezza di questioni finanziarie sembra logica, in base alla concezione dei rapporti che deve tenere il buon padre di famiglia. Se la situazione è abbastanza seria sul piano strutturale, è logico richiedere un importante investimento di capitale, di modo che lo Stato abbia la sensazione di trattare con una società che vuole rifarsi un nome forte nel mondo della finanza.
Ritengo che lei condivida che ho una certa dimestichezza di queste cose, avendole trattate per vent'anni della mia vita, e anche per questo ho mantenuto per me la delega del Ministero per i rapporti con le società concessionarie, che non ho dato a nessuno dei due sottosegretari, con tutto il rispetto per entrambi; tuttavia, anche per la mia età, credo di avere qualche esperienza in questo campo. In questo caso, vi è proprio un dissenso di fondo.
Veniamo all'ultimo aspetto. Nel corso del consiglio di amministrazione dell'ANAS del 2 dicembre 1999 - questo risponde proprio alla sua giusta domanda -, nel momento in cui si doveva iniziare la realizzazione dell'opera, il magistrato della Corte dei conti delegato al controllo dell'ANAS - che partecipa alle riunioni del consiglio di amministrazione dell'ANAS per legge - sollevava dubbi di legittimità in merito alla concessione della tratta Asti-Cuneo, rilevando che la concessione stessa appariva in contrasto con la normativa comunitaria e nazionale. Ho letto il testo della dichiarazione che ha fatto a verbale il magistrato della Corte dei conti. Il ministro dei lavori pubblici del tempo - quindi non io, ma il mio predecessore -, anche in presenza delle sollecitazioni che provenivano dalle parti interessate, nonostante la dichiarazione del magistrato della Corte dei conti, con una sua direttiva del 16 febbraio 2000 (quindi di poco tempo fa) ribadiva la validità del V atto aggiuntivo ed invitava l'ANAS a perseverare nella propria linea - quella che ho indicato - nel rapporto con la società autostradale per la continuazione o meno della convenzione.
La direttiva che impartiva il ministro dei lavori pubblici all'ANAS veniva interpretata dal magistrato della Corte dei conti come un vero e proprio «ordine» impartito dal ministro e come tale ritenuto dallo stesso magistrato illegittimo, tenuto conto del fatto che la legge attribuisce al ministro dei lavori pubblici poteri di «alta vigilanza sull'ANAS e non di gestione».
In conseguenza di questa presa di posizione del magistrato della Corte dei conti, il ministro dei lavori pubblici del tempo - quindi il mio predecessore - riteneva necessario acquisire sull'intera vicenda il parere del Consiglio di Stato ed inoltrava allo stesso Consiglio di Stato richiesta ufficiale di parere in data 19 aprile 2000.
Il Consiglio di Stato, con parere del 10 maggio 2000, n. 487, pervenuto al mio ministero il 9 giugno 2000 (nel frattempo io ero diventato ministro dei lavori pubblici) ha ritenuto illegittimo il V atto aggiuntivo, quello che dice, in sostanza, «cara autostrada Torino-Piacenza, io


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Stato ti dico che puoi realizzare anche l'autostrada Asti-Cuneo», ed ha suggerito esplicitamente all'amministrazione - cioè a me, ministro dei lavori pubblici - due soluzioni alternative: in primo luogo l'annullamento d'ufficio del solo V atto aggiuntivo; in secondo luogo, la dichiarazione di decadenza della SATAP dalla stessa concessione originaria, cioè la Torino-Piacenza.
Il parere del Consiglio di Stato, lungo e motivatissimo, è di straordinario rilievo giuridico e - non so se dire fortunatamente o purtroppo - di straordinaria rilevanza gestionale. Innanzitutto, esso affronta un problema delicatissimo nei rapporti tra il Ministero dei lavori pubblici e l'ANAS, ossia proprio il concetto di alta vigilanza, e si adegua parzialmente a quanto detto dal magistrato della Corte dei conti.
Quel parere è altrettanto importante perché affronta il problema delle reti autostradali, che potrebbero determinare - leggo testualmente il parere del Consiglio di Stato - «una situazione di oligopolio in favore dei pochi concessionari originari che, attraverso un sistema autostradale reticolare, detterebbero la gestione di tutto il sistema viario italiano». Si tratta di parole pesanti scritte dal Consiglio di Stato, che colgono anche un fatto reale, che ho il dovere di riportare qui, di fronte al Presidente della Camera e ad alcuni deputati: in conseguenza della privatizzazione del sistema, l'intero sistema autostradale italiano, formato da circa 6.500 chilometri di autostrade, è in mano a due grandi proprietari, il gruppo Benetton e il gruppo Gavi. Credo sia mio dovere dire chiaramente come stanno le cose.
Appena ricevuto questo importantissimo documento, ho informato, prima personalmente e poi con lettera, il Presidente del Consiglio dei ministri; questo per la rilevanza che esso ha, non solo nel caso specifico ma in tutte le questioni del sistema autostradale. Ieri sera ho presieduto, fino a tarda notte, una riunione alla quale hanno partecipato gli alti dirigenti del Ministero e dell'ANAS.
Onorevole collega, nella difficile riunione di Cuneo, quando, ovviamente, ancora non sapevo quale sarebbe stata la risposta del Consiglio di Stato, affermai che non avrei potuto che attenermi alla medesima (qualunque ministro non avrebbe potuto fare diversamente): così farò. D'altra parte, lo dissi allora e lo ripeto adesso, sento il dovere, come deputato e come ministro della Repubblica, di fare, nei limiti consentiti dalla legge, tutto ciò che posso affinché l'interpretazione del Consiglio di Stato non abbia conseguenze tali da ritardare il giusto e definitivo progresso delle autostrade. Come fare? Non sono in grado adesso di dare una risposta precisa; esistono diverse possibilità nel rispetto di quanto indicato dal Consiglio di Stato.
Come lei sa, il Consiglio di Stato offre due possibilità: se ci attenessimo alla prima, mantenendo la concessione della Torino-Piacenza, ma considerando ormai nulla la seconda concessione (cosiddetto V atto aggiuntivo), potremmo incaricare l'ANAS di eseguire i lavori; l'altra possibilità è di procedere ad una gara per la quale, attenendoci ai tempi più stretti possibili (come nel caso del Giubileo), occorrono tre mesi. Per ora, non ritengo vi siano altre possibilità. Desidero assicurarle che farò il mio dovere affinché tutto ciò avvenga nel più breve tempo possibile.

PRESIDENTE. L'onorevole Teresio Delfino ha facoltà di replicare.

TERESIO DELFINO. Signor Presidente, signor ministro, la ringrazio per aver voluto fornire un'articolata risposta all'interpellanza, anche se prendo atto, dalle sue parole, di una reale preoccupazione in ordine all'attuale situazione. Credo, allora, che io non possa esimermi, a nome di quanti hanno sottoscritto l'interpellanza urgente ma, soprattutto, della realtà piemontese, astigiana e cuneese, dal ribadirle alcuni punti. Lo farò seguendo alcuni elementi della sua risposta.
La prima considerazione attiene all'iter che lei ha riassunto, un iter - mi consenta - assolutamente riduttivo della fatica e


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dell'impegno profuso per undici anni. Signor ministro, mi consenta di ricordarle alcune frasi di una ricostruzione che facemmo in uno degli atti parlamentari che ho richiamato in precedenza. Allora, sulla base degli atti esistenti, sostenemmo che, dopo aver assentito al V atto aggiuntivo, la SATAP presentò il progetto di collegamento complessivo, in data 15 dicembre 1991, ai Ministeri dell'ambiente e dei beni culturali ed ambientali, nonché alla regione Piemonte, per conseguire il giudizio di compatibilità ambientale.
Con le approvazioni del Consiglio dei ministri, avvenute in data 2 marzo 1994 e 6 settembre 1994, rispettivamente relative ai tronchi Asti-Marene e Cuneo-Massimini, si era positivamente conclusa la procedura di valutazione di impatto ambientale.
Signor ministro, come certamente gli è stato riferito dai suoi valentissimi collaboratori e direttori generali, questa battaglia - perché di ciò si è trattato - richiese un impegno faticosissimo e lunghissimo che, tra l'altro, portò il Consiglio dei ministri ad esercitare il proprio ruolo sostitutivo rispetto alla direzione generale del Ministero dell'ambiente e all'organismo che doveva dare questa valutazione di impatto ambientale.
In data 20 dicembre, signor ministro, la SATAP ha inoltrato gli elaborati al Ministero dei lavori pubblici (direzione generale del coordinamento territoriale) gli elaborati esecutivi dei lotti che lei ha richiamato (1/1, A6 (Massimini)-Perrucca, 2/3 Motta Neive e 2/7 diga ENEL-Cherasco) per l'accertamento urbanistico territoriale previsto dall'articolo 81 del decreto del Presidente della Repubblica n. 515 del 1977.
In data 20 aprile 1995 la Dicoter ha inviato alla regione Piemonte la documentazione dei tre lotti per la pronuncia in merito alla conformità urbanistica delle opere.
In data 25 maggio 1995 la SATAP ha inoltrato il progetto esecutivo del lotto 2/3 Motta Neive all'ANAS - ufficio speciale per le autostrade di Genova, che lo ha trasmesso - con le proprie valutazioni - nel mese di luglio alla direzione generale di Roma per la superiore approvazione.
Il piano stralcio, di cui alla legge n. 22 del 1995, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 31 luglio 1995, prevede che il progetto sia assoggettato ad una verifica di compatibilità idraulica. In precedenza, la SATAP aveva già avviato uno studio di verifica idraulica del tratto Asti-Cherasco, che ricade in valle Tanaro, in aree interessate dall'evento tragico alluvionale del novembre 1994.
In data 21 luglio 1995 si è tenuto un primo incontro a Parma tra la SATAP e l'autorità del bacino del Po. In tale sede, si sono esposti i primi risultati delle indagini e delle valutazioni, pervenendo, con i tecnici dell'autorità del bacino, alla definizione dei criteri di riferimento per la compatibilità idraulica. Lo studio di verifica idraulica è stato presentato all'autorità del bacino del Po nel dicembre del 1995. La sottocommissione assetto idrologico dell'autorità stessa, con parere espresso in data 23 gennaio 1996 e fatto proprio dal suo comitato tecnico il 24 gennaio 1996, ha ritenuto soddisfatta la compatibilità idraulica del lotto 2/7 diga ENEL-Cherasco e, per il lotto 2/3 Motta-Neive, ha definito soltanto alcune locali prescrizioni; mentre il lotto 1/1 Massimini-Perucca non interessa invece aree di pertinenza fluviale.
Ho richiamato tutti questi elementi (e non vado oltre, signor ministro) solo per sottolineare che la vicenda progettuale non è iniziata - come lei ha riferito - dal maggio-dicembre del 1998. Vi è stata certamente da parte dell'ANAS, in tutti questi anni, una volontà che non ha favorito compiutamente il lavoro.
Sia ben inteso, signor ministro, che le preoccupazioni che lei ha espresso sulla società concessionaria non sono elementi sui quali io ho - e noi abbiamo - mai, anche come parlamentare, svolto alcuna valutazione di merito. Noi abbiamo sempre e soltanto sostenuto con forza quello che ho sentito ribadire nelle sue parole: la necessità assoluta di questa opera, diventata prioritaria e indifferibile oltre ogni parola (perché abbiamo già consumato


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tutte le parole nel sottolineare l'importanza di tutto ciò). Quindi, signor ministro, noi su questo argomento riteniamo di non poter condividere (e questo è il primo elemento) il suo giudizio di assoluzione e di totale condivisione di ciò che ha fatto l'ANAS.
Noi sappiamo che l'ANAS ha illustrato le sue ragioni, però, siccome vi è un rapporto tra il Ministero dei lavori pubblici e l'ANAS, noi - come chiedevamo nella interpellanza di cui sono primo firmatario - volevamo sapere quali rapporti vi fossero stati tra l'ANAS e il Governo in tutti questi anni, perché l'iter che ha portato all'approvazione del progetto preliminare, del progetto definitivo e del lotto esecutivo è molto complesso ed è stato ulteriormente complicato dal tragico evento dell'alluvione, ma gli anni trascorsi dal 1991 ad oggi impongono una riflessione sul nostro sistema che, come ha detto il Presidente del Consiglio, è ingessato da burocrazie che impediscono la realizzazione di importanti opere pubbliche. È un dato che riaffermiamo in questa sede con forte convinzione, perché la collaborazione che si è instaurata tra la regione, la provincia di Asti, i comuni interessati, le forze economiche e sociali e la Dicoter per la realizzazione dei progetti, attraverso l'iter che lei ha ricordato e sul quale sono d'accordo, perché si tratta di documenti che sono agli atti del Ministero e delle amministrazioni interessate, dimostra che si può lavorare presto e bene.
Quindi, anch'io ritengo di poter condividere le considerazioni che lei ha fatto sull'ultima fase, ma è quanto sta a monte che non ci convince. Non ci convince, me lo consenta, signor ministro, e mi scuso per l'insistenza, il modo in cui è stata affrontata in tutti questi anni la questione dei rapporti tra Governo e ANAS, una questione che noi abbiamo sempre sollevato, ricevendo assicurazioni dai vari ministri che l'hanno preceduta e dai sottosegretari, i quali sostenevano che entro pochi mesi i problemi sarebbero stati superati, ma una volta trascorsi quei pochi mesi ricevevamo la stessa risposta. Eppure noi avevamo richiesto un parere pro veritate per disporre di elementi di certezza, perché indubbiamente - successivamente mi fermerò sulle considerazioni che lei ha fatto sul parere del Consiglio di Stato - noi non avevamo alcun interesse a che vi fosse un gestore anziché un altro; il nostro esclusivo interesse era quello di vedere avviati i lavori e di dare soddisfazione ad un'esigenza che anche lei riconosce essere assolutamente fondata e che necessita una soluzione non rinviabile.
Se non vado errato, lei ha fatto un accenno alla questione della concessionaria, alla questione giudiziaria e più complessivamente alla questione morale. Ebbene, su tale aspetto non abbiamo mai sollevato problemi per la mancanza di qualsiasi elemento significativo al riguardo; semmai, anche in questo caso proprio per la nostra totale estraneità, il Governo viene chiamato in causa, in ragione del compito di alta vigilanza che lei ha richiamato, affinché l'ANAS adotti gli eventuali provvedimenti. Ma non si possono continuare a turlupinare - mi si passi il termine - tutte le amministrazioni locali, le forze sociali ed i cittadini...

PRESIDENTE. Onorevole Delfino, dovrebbe concludere.

TERESIO DELFINO. Ancora pochi minuti, signor Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Delfino, capisco che l'importanza del tema e l'attenzione che ad esso ha prestato il ministro siano degne del suo commento. Si tratta di stare ai termini regolamentari, ma concluda pure con comodo.

TERESIO DELFINO. Signor Presidente, questo è il dato che ci lascia esterrefatti e che sicuramente segna una caduta nei rapporti tra le istituzioni ed i cittadini, perché sostenere ripetutamente che si è in grado di firmare la convenzione e lasciar trascorrere inutilmente due anni dal momento in cui le risorse sono state rese disponibili è un metodo che credo non possa essere accettato.


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Infine, lei ha detto che ora vi è una situazione nuova e di straordinaria rilevanza, conseguente al parere del Consiglio di Stato, che ha posto alcune questioni: lei ha richiamato quella dell'oligopolio del settore autostradale, nonché il problema relativo alle società che debbono realizzare queste opere.
Su tale aspetto noi siamo nella condizione di dire soltanto una parola, che poi è sempre la stessa: quale risposta si darà a questa esigenza? Lei ha detto che sarà l'ANAS a fare i lavori, che l'appalto sarà fatto con le procedure straordinarie previste per il Giubileo, se non ho capito male, ma comunque ha garantito che i lavori inizieranno in tempi celeri. È ciò che vogliamo, ma non possiamo non esprimere una valutazione sulla gestione, che riteniamo fallimentare, dei vari ministri e del Governo. Infatti, noi siamo stati a suo tempo da Prodi e da D'Alema e in questi giorni abbiamo chiesto di essere ricevuti dal Presidente del Consiglio dei ministri, che lei opportunamente ha già informato, e dobbiamo dire che la gestione di questa vicenda, per quanto riguarda il punto principale, cioè quello della legittimità della concessione e della stipula della convenzione, non può non essere considerata fallimentare.
Sulla base della sua esperienza e della disponibilità, che ha ribadito in quest'aula, a voler dare una risposta urgente e pressante al problema, ci auguriamo, quindi, che la sua sia una parola di verità e che essa sia coerente e trovi fondamento nei fatti, che noi ci auguriamo si possano determinare prima dell'autunno, con l'avvio dei cantieri che adesso sono definitivamente approvati, anche per quanto riguarda la progettazione esecutiva.
La ringrazio, signor ministro, e le annuncio che saremo sicuramente vigili e attenti, confidando nella sua opera e sperando che le parole che ha detto in quest'aula, che confermano una volontà forte e decisa di andare avanti, siano parole di verità.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento dell'interpellanza urgente all'ordine del giorno.

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