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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 , nel testo della Commissione, e del complesso degli emendamenti e dell'articolo aggiuntivo ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 6433 sezione 2).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
DOMENICO ROMANO CARRATELLI, Relatore. Signor Presidente, il parere è contrario sugli emendamenti Rizzi 2.7 e 2.8. Raccomando l'approvazione dell'emendamento 2.14 della Commissione. Gli emendamenti Nardini 2.12 e 2.1 e Rizzi 2.9 dovrebbero essere preclusi; in ogni caso, il parere è contrario. Invito al ritiro dell'emendamento Paissan 2.6, perché questa norma si applicherebbe solo in caso di guerra e speriamo che ciò non avvenga mai, altrimenti il parere è contrario. Invito al ritiro dell'emendamento Nardini 2.13, perché a tal fine occorre una legge e non una delibera; lo stesso vale per l'emendamento Rizzi 2.10, altrimenti il parere è contrario.
PRESIDENTE. È precluso.
DOMENICO ROMANO CARRATELLI, Relatore. Il parere è contrario sull'emendamento Rizzi 2.11, nonché sugli identici emendamenti Nardini 2.2 e Giannattasio 2.3. Invito al ritiro dell'emendamento Chiusoli 2.4, altrimenti il parere è contrario.
PRESIDENTE. Il successivo emendamento Chiusoli 2.5 è precluso.
DOMENICO ROMANO CARRATELLI, Relatore. Sta bene.
PRESIDENTE. Il Governo?
SERGIO MATTARELLA, Ministro della difesa. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore. Per quanto riguarda l'emendamento 2.14 della Commissione, se è apparso più congruo che l'ipotesi fatta venisse limitata al secondo punto relativo alle crisi internazionali, ma essendo l'ipotesi di guerra assolutamente inverosimile e
comunque non considerata, il Governo non si oppone alla formulazione prospettata dalla Commissione.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Rizzi 2.7.
CESARE RIZZI. Lo ritiro, signor Presidente.
PRESIDENTE. Sta bene.
CESARE RIZZI. L'articolo 2 riguarda il personale militare impegnato nella difesa nazionale. Noi proponiamo di sostituire le parole «nei limiti» con le seguenti: «con specifiche funzioni» - qui si parla della Guardia di finanza - «del presidio delle frontiere, difesa del territorio dall'immigrazione clandestina e contrasto alle attività della criminalità organizzata». Questi sono i compiti che devono essere assegnati alla Guardia di finanza, altrimenti non si capisce che cosa faccia!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.14 della Commissione, accettato dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
A seguito della precedente votazione risultano preclusi gli emendamenti Nardini 2.12 e 2.1 e Rizzi 2.9.
MAURO PAISSAN. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Sta bene.
MARIA CELESTE NARDINI. No, Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIA CELESTE NARDINI. Signor Presidente, se il comma non viene modificato, si tratta di un'inaccettabile equazione tra crisi internazionale e aumento della consistenza numerica delle Forze armate: un meccanismo automatico totalmente discrezionale da parte dell'esecutivo, mentre deve essere il Parlamento a deliberare l'aumento degli organici delle Forze armate.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
A seguito della precedente votazione risulta precluso l'emendamento Rizzi 2.10.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Nardini 2.2 e Giannattasio 2.3.
PIETRO GIANNATTASIO. Signor Presidente, ci troviamo di fronte ad una diversa valutazione della durata del servizio militare perché, da una parte, si parla di dieci mesi di durata del servizio di leva e, dall'altra, per casi particolari si parla della durata di dodici mesi.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Onorevole Chiusoli, accede all'invito rivoltole a ritirare i suoi emendamenti 2.4 e 2.5?
FRANCO CHIUSOLI. Sì, signor Presidente, li ritiro.
PRESIDENTE. Sta bene.
MAURIZIO GASPARRI. Signor Presidente, poiché impieghiamo vent'anni a convincere delle nostre tesi le persone non troppo sveglie, con l'onorevole Romano Carratelli abbiamo avuto un successo
maggiore: egli, infatti, è nel Parlamento da meno di venti anni ed ha compreso in un tempo più breve.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giannattasio. Ne ha facoltà.
PIETRO GIANNATTASIO. Signor Presidente, preannuncio il voto favorevole dei deputati del mio gruppo sull'articolo 2. Tuttavia, vorrei richiamare l'attenzione sul comma 1, lettere a), b) e c) dello stesso articolo. Siamo di fronte, come al solito, ad una enunciazione criptica, che si nasconde dietro il riferimento ad altri provvedimenti legislativi. È necessario riferirsi alle leggi cui si richiama l'articolo in questione per comprendere come sarà il nuovo strumento di difesa. Occorre, cioè, consultare un'altra legge, per scoprire che si tratta di 20 mila ufficiali, 70 mila sottufficiali e 90 mila militari; questi ufficiali rimarranno ancora in servizio per lungo tempo, come ha affermato il ministro, mentre i sottufficiali si trovano in posizione incerta. Dunque, si ritorna alla necessità di avere una legge chiara.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione sull'articolo aggiuntivo Nardini 2.01.
DOMENICO ROMANO CARRATELLI, Relatore. Signor Presidente, sull'articolo aggiuntivo Nardini 2.01 il parere della Commissione è contrario.
PRESIDENTE. Il Governo?
SERGIO MATTARELLA, Ministro della difesa. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Nardini 2.01.
MARIA CELESTE NARDINI. Signor Presidente, signor ministro, il nostro articolo
aggiuntivo propone l'istituzione di un Comitato parlamentare di controllo e di indirizzo delle missioni militari fuori dal territorio nazionale.
PIETRO GIANNATTASIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIETRO GIANNATTASIO. Signor Presidente, volevo far presente che nelle prime sei votazioni ho indicato come avrei voluto votare e ho premuto il tasto, ma evidentemente con molta leggerezza, per cui il mio voto non è risultato.
PRESIDENTE. Onorevole Giannattasio, negli atti della seduta odierna verrà dato conto dei suoi sei voti mancanti.
MAURIZIO GASPARRI. Intervengo, signor Presidente, onorevoli colleghi, per dichiarare il nostro voto favorevole sull'articolo aggiuntivo presentato dalla collega Nardini, perché riteniamo corretta la sua proposta. In sostanza, si prevede che nelle situazioni in cui si verifica l'impiego di truppe italiane al di fuori del territorio nazionale, per la proclamazione dello stato di guerra o per necessità legate a missioni internazionali, sulla questione si riferisca ad un Comitato parlamentare, anche legato da vincoli di riservatezza o segretezza su alcune informazioni.
ad alcuni fatti. Credo - e lo dico con pacatezza - che questo articolo aggiuntivo garantisca una esigenza di relativa trasparenza, anche se è ovvio che responsabilmente l'emendamento fa riferimento anche ad atti e questioni che possono essere dichiarati riservati o segreti, ma ciò accade anche in riferimento al Comitato di controllo sui servizi segreti ed in altri ambiti parlamentari.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruffino. Ne ha facoltà.
ELVIO RUFFINO. Signor Presidente, vorrei ricordare ai colleghi, in particolar modo agli onorevoli Gasparri e Nardini, che il periodo storico che stiamo attraversando ha ben collaudato i meccanismi di indirizzo e di controllo delle missioni militari all'estero: per fortuna non abbiamo mai dovuto proclamare lo stato di guerra, nel qual caso si applicano normative particolari. Tutte le missioni, anche le minori, vale a dire anche quelle in cui sono stati impiegati pochi uomini al di fuori del territorio dello Stato, sono state autorizzate con un atto di indirizzo tempestivo da parte delle Camere, al quale è sempre seguita una legge per far fronte ai problemi relativi alla copertura finanziaria: quindi, oltre all'atto di indirizzo è sempre seguita l'approvazione di una legge.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisanu. Ne ha facoltà.
BEPPE PISANU. Signor Presidente, ci troviamo di fronte ad una questione opinabile sulla quale non si può precostituire alcun tipo di posizione. Ho ascoltato gli interventi, diversamente motivati, a favore di questo articolo aggiuntivo e vorrei manifestare invece le mie serie perplessità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzi. Ne ha facoltà.
CESARE RIZZI. Signor Presidente, il mio gruppo voterà a favore di questo articolo aggiuntivo in quanto riteniamo giusto istituire un Comitato parlamentare, in modo che, ogni volta che si decide di inviare militari italiani in missione all'estero, si sappia bene quali siano i loro compiti, non come si è fatto sempre. Di solito, prima si inviavano i contingenti all'estero e successivamente in Parlamento veniva riferito quale tipo di missione andavano a svolgere e dove andavano. Sarebbe bene capire prima dove vanno a finire i nostri militari!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.
MARIO TASSONE. Presidente, vorrei che sia il relatore sia il ministro, che non è un tecnico ma un parlamentare, valutassero con molta attenzione questo articolo aggiuntivo e rivedessero il parere che hanno espresso in quest'aula.
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, lei ha disposto che i deputati segretari controllino le presenze dei deputati e ritirino le tessere di quelli non presenti. A me sembra che qui si sia arrivati realmente alla farsa. Sembra di essere nella repubblica delle banane! Abbiamo avuto modo di assistere alle operazioni di controllo effettuate dai segretari Bartolich e Boato. Presidente, la prego di ascoltarmi! Il segretario Bartolich ha controllato i banchi dell'opposizione e giustamente ha ritirato le tessere laddove i deputati non erano presenti. Il segretario Boato ha controllato i banchi della maggioranza e laddove non erano presenti i deputati si è limitato a togliere le tessere inserite nelle apposite feritoie abilitate al voto, mettendole tutte sugli stessi banchi dei deputati. Credo veramente che non ci sia un limite alla spudoratezza, a questo punto! Per quale motivo ci deve essere un trattamento diversificato (Commenti del deputato Boato - Il deputato Boato si avvicina al banco del deputato Cè)?
FABIO CALZAVARA. Perché Boato è un partigiano!
ALESSANDRO CÈ. È possibile vederle (Il deputato Cè mostra due tessere) e dietro questi banchi ce ne sono altrettante!
Una voce dai banchi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania: Anche lì, anche lì!
ALESSANDRO CÈ. È una vergogna! Fate schifo! Siete vergognosi! Ma tu che cavolo fai, Boato!
MARCO BOATO. Le ho tolte!
ALESSANDRO CÈ. Smettila e vergognati, Boato! Allontanati, per favore (Commenti del deputato Boato)! Toglile allora le schede! Vergognati! È questo il modo di operare? (Dai banchi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania si grida: «Vergogna, vergogna!» - Il deputato Cè lancia in aria alcune tessere di votazione).
PRESIDENTE. Onorevole Cè, la richiamo all'ordine (Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)!
ALESSANDRO CÈ. Non me ne frega niente, tu devi togliere le schede!
PRESIDENTE. Onorevole Cè...
ALESSANDRO CÈ. Ma quale onorevole Cè! Richiami all'ordine l'onorevole Boato.
PRESIDENTE. ...non si faccia richiamare ancora all'ordine!
ALESSANDRO CÈ. Presidente, la smetta!
MARCO BOATO. Ma non si fa così!
ALESSANDRO CÈ. Ah, non si fa così, a me dici? Invece, tu come segretario avresti operato bene?
MICHELE CAPPELLA. Sei cretino, sei scemo!
ALESSANDRO CÈ. Devi portarle via le schede, non devi lasciarle sul banco dei deputati! Buffone! Presidente, siamo proprio ai limiti!
MARCO BOATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CESARE RIZZI. Presidente, è mezz'ora che chiedo la parola!
MARCO BOATO. Presidente, con molta tranquillità intendo dire che non sono di turno e che il controllo delle tessere sui banchi della maggioranza avrebbe dovuto essere svolto da una collega di turno dell'opposizione. Ho fatto un servizio solo perché il Presidente me lo ha chiesto...
PRESIDENTE. Grazie.
MARCO BOATO. ...dopodiché, Presidente, ho tolto tessere di colleghi che ho visto in circolazione - cito il caso dell'onorevole Dalla Chiesa, che è rientrato - e non mi sono permesso di portarle via; le ho tolte in modo che nessuno potesse votare, le ho sfilate, ma il collega... Così ho fatto molte volte anche nei banchi... Eccolo qua uno di questi colleghi! Così ho fatto molte volte tra i banchi dell'opposizione, come sanno perfettamente i colleghi, con il garbo con cui ho sempre fatto queste verifiche. Ma l'unica cosa che non è ammissibile è che un deputato come Cè prenda in mano le tessere e le butti per aria, come ha fatto in questo momento, perché le tessere sfilate non possono essere usate per votare! Comunque, tra i banchi della maggioranza questo compito dovrebbe essere assolto da un segretario dell'opposizione!
ALESSANDRO RUBINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CESARE RIZZI. Presidente, ma avevo chiesto io la parola!
ALESSANDRO RUBINO. Presidente, indipendentemente dal fatto che prendiamo atto in questo momento che esistono segretari di Presidenza di maggioranza e di opposizione, noi credevamo che esistessero segretari di Presidenza di garanzia per tutta la Camera e così non è evidentemente... (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania).
MAURA CAMOIRANO. Ma da dove esci!
ALESSANDRO RUBINO. Avrei il piacere di chiedere, Presidente, chi abbia chiesto il controllo delle tessere, considerato che nessuno di noi ha sentito qualcuno che lo chiedesse. È capitato più volte a chi parla di richiedere il controllo delle schede - è un nostro diritto - e di essere stato sbeffeggiato da quella parte dell'emiciclo. Vorrei sapere chi abbia chiesto il controllo delle tessere - considerato che non lo abbiamo sentito - soprattutto perché anch'io più volte ho chiesto al Presidente Violante la medesima cosa ed egli non ha avuto neanche la cortesia di far alzare il segretario di Presidenza. Vorrei che in quest'aula si usasse un metro uguale per tutti, ma riscontriamo in quest'occasione che la maggioranza è stata parziale e che lei, Presidente, non ci ha garantito. La ringrazio (Scambio di apostrofi tra i deputati Burani Procaccini e Folena - Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)!
GABRIELLA PISTONE. Sei un buffone!
PRESIDENTE. Per piacere, adesso basta!
MARCO BOATO. Presidente, io ho sfilato le tessere!
PRESIDENTE. Sì, certamente. Vogliamo riprendere i lavori?
VALDO SPINI, Presidente della IV Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CESARE RIZZI. Presidente, ma è mezz'ora che ho chiesto la parola!
NICOLA BONO. Ma che sta dicendo, io ho chiesto la parola sull'ordine dei lavori!
PRESIDENTE. L'onorevole Spini ha chiesto prima di lei la parola!
VALDO SPINI, Presidente della IV Commissione. Presidente, mi sembra di capire che c'è un deputato il quale sostiene che voleva parlare prima di me. Io gli cedo volentieri il posto, non c'è problema.
PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, un po' di calma.
NICOLA BONO. Ma che sta dicendo? Ho chiesto di parlare!
PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, mi scusi, l'onorevole Bono è particolarmente agitato. Sentiamolo.
NICOLA BONO. Presidente, normalmente mi agito dopo l'uso, non prima, e non mi sono ancora «usato».
segretario di Presidenza si avvicini al deputato che sta parlando e vada a provocarlo mentre interviene (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Questo è un fatto grave, che va stigmatizzato e che lei avrebbe avuto il dovere di richiamare, perché se il collega Cè butta le tessere in aria, lo fa perché Boato per un quarto d'ora è stato accanto a lui provocandolo, mentre lo stesso Cè contestava un comportamento che è anomalo. Questo perché - io intervengo nella veste di segretario di Presidenza - i segretari di Presidenza, al di là delle appartenenze (in quanto vi sono i segretari di Presidenza di maggioranza e quelli di opposizione), quando controllano le tessere, le tolgono e le portano alla Presidenza, perché è questo il nostro dovere. Non è mai esistito che le tessere fossero tolte e lasciate sui banchi, perché se si vuole impedire l'uso non corretto della tessera, il modo migliore non è lasciarla sul banco; altrimenti chi va poi a controllare se viene rimessa nel dispositivo di votazione?
MICHELE CAPPELLA. Poverino!
NICOLA BONO. ...dopo essere stato ampiamente provocato.
PRESIDENTE. Adesso hanno chiesto di parlare prima l'onorevole Rizzi, poi l'onorevole Spini, dopodiché mi augurerei che potessimo proseguire nei nostri lavori.
CESARE RIZZI. Signor Presidente, sarà un caso, ma ogni qualvolta si sta discutendo un emendamento, ovviamente non della maggioranza, viene fatto un controllo delle tessere. Vorrei farle notare, signor Presidente, che da più di due mesi quest'aula va avanti con una maggioranza di non più di 240, 250 deputati. Ricordo che già tre mesi fa il suo capo, il quale sta di sopra - parlo del Presidente Violante -, aveva minacciato di andare da Ciampi e sciogliere le Camere. Ma vada da Ciampi, perché il Parlamento non può andare avanti (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)! Non si può andare avanti in queste condizioni.
PRESIDENTE. Onorevole Spini, ha facoltà di parlare.
VALDO SPINI. Presidente della IV Commissione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei dare atto al presidente Pisanu di avere attribuito la dovuta importanza ad una discussione veramente rilevante come questa. Al di là del caso limite dello stato di guerra, che ovviamente nessuno si augura possa verificarsi, si tratta di vedere come il Parlamento... C'è qualche problema, posso parlare?
LUCIO COLLETTI. Avvicinati al microfono!
VALDO SPINI, Presidente della IV Commissione. Grazie. C'era un po' di legittima attesa di ascoltare la mia voce.
militari all'estero, ed ho ringraziato il presidente Pisanu di aver preso l'argomento sul serio, perché è tema di grande rilievo.
DOMENICO ROMANO CARRATELLI, Relatore. È sempre quel Cè di prima!
PRESIDENTE. Onorevole Teresio Delfino, la smetta di parlare altrimenti la devo richiamare all'ordine.
VALDO SPINI, Presidente della IV Commissione. Nelle ultime vicende, per chi ha avuto la pazienza di seguirmi...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Spini. Onorevole Paolone, perché si vuole fare richiamare all'ordine? Per piacere!
VALDO SPINI, Presidente della IV Commissione. Presidente, concludo brevemente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, credo che l'articolo aggiuntivo Nardini 2.01 sia molto importante. Ho raccolto le osservazioni svolte dall'onorevole Pisanu nel senso che, mentre potrebbe convincermi, in un caso eccezionale come la proclamazione dello stato di guerra, un organismo snello, ristretto, autorevole, in grado di svolgere una funzione di controllo e di indirizzo, l'estenderne le funzioni anche alla presenza di truppe italiane fuori dal territorio nazionale vuol dire fare riferimento - mi rivolgo ai colleghi che hanno ricevuto la documentazione dello stato maggiore - all'ordinarietà, rappresentata dalla presenza di nostri soldati, attualmente, in una ventina di paesi (dal Libano al Kosovo, dall'Albania a Timor, eccetera). È chiaro, allora, che accadrebbe quanto affermato dall'onorevole Spini: le Commissioni difesa ed esteri verrebbero completamente e permanentemente svuotate delle loro funzioni di controllo sull'attività dei nostri soldati all'estero, che è diventata ordinaria.
MAURIZIO GASPARRI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURIZIO GASPARRI. Signor Presidente, farò una richiesta e svolgerò una considerazione.
PRESIDENTE. Onorevole Gasparri, vi è un problema, perché quello in esame è un articolo aggiuntivo; o lo si vota per intero...
DOMENICO ROMANO CARRATELLI, Relatore. Parlerà in dissenso da se stesso, alla fine!
PRESIDENTE. ...o non posso porlo in votazione per parti separate nel senso da lei richiesto.
MAURIZIO GASPARRI. Guardi, questa non mi pare una motivazione: è francamente pretestuosa, perché...
PRESIDENTE. Potremmo procedere in questo modo: votiamo comma per comma, perché non si può votare un articolo aggiuntivo separando quella parte che ha indicato. Posso eventualmente far votare questo articolo aggiuntivo comma per comma e quel comma farlo votare per parti separate.
MAURIZIO GASPARRI. Valuteremo questa soluzione. Tuttavia, questo eliminerebbe tutte le funzioni del Comitato. Mi permetto pertanto di dissentire dalla sua interpretazione, che mi pare singolare.
PRESIDENTE. Mi pare che non sia possibile procedere nel modo da lei richiesto.
Ribadisco che possiamo procedere alla votazione dell'articolo aggiuntivo comma per comma e quel comma potremmo votarlo per parti separate.
MAURIZIO GASPARRI. Va bene, se non si può fare diversamente...
DOMENICO ROMANO CARRATELLI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DOMENICO ROMANO CARRATELLI, Relatore. Non vorrei scoprire che alla fine parliamo in dissenso da noi stessi, Presidente!
PRESIDENTE. Onorevole Gasparri, ho bisogno della sua collaborazione, nel senso che o lei chiede formalmente di votare l'articolo aggiuntivo Nardini 2.01 comma per comma, ed allora io posso consentire la votazione per parti separate, oppure, se lei non mi fa un'espressa richiesta in tal senso, non posso accordarla.
MAURIZIO GASPARRI. Presidente, io ritengo che si possa votare nel modo che ho indicato separando solo quella parte...
PRESIDENTE. No!
MAURIZIO GASPARRI. Se ciò non fosse possibile, le chiederei di votare per parti separate comma per comma. Non posso fare diversamente, di fronte alla sua interpretazione.
VALDO SPINI, Presidente della IV Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI, Presidente della IV Commissione. Signor Presidente, da un'attenta lettura del comma 1 dell'articolo aggiuntivo in esame, mi sembrerebbe di capire che, nei casi di impiego di truppe italiane fuori dal territorio nazionale o in seguito alla proclamazione dello stato di guerra, si debba costituire un Comitato parlamentare di controllo.
MAURIZIO GASPARRI. Sì, certo!
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rizzi 2.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzi. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rizzi 2.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 487
Votanti 483
Astenuti 4
Maggioranza 242
Hanno votato sì 234
Hanno votato no 249).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 485
Votanti 393
Astenuti 92
Maggioranza 197
Hanno votato sì 370
Hanno votato no 23).
Onorevole Paissan, accetta l'invito al ritiro del suo emendamento 2.6?
Onorevole Nardini, accetta l'invito al ritiro del suo emendamento 2.13?
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nardini 2.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
(Presenti 484
Votanti 442
Astenuti 42
Maggioranza 222
Hanno votato sì 27
Hanno votato no 415).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rizzi 2.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 481
Votanti 474
Astenuti 7
Maggioranza 238
Hanno votato sì 60
Hanno votato no 414).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giannattasio. Ne ha facoltà.
Mettiamoci d'accordo: il servizio militare obbligatorio è stato ridotto da dodici a dieci mesi perché dieci mesi sono ritenuti sufficienti; tuttavia, quando si ritiene necessario, si vuol riportare il servizio militare obbligatorio a dodici mesi, ovvero, ad una durata pari a quella dei volontari a ferma annuale, i quali sono pagati di più del soldato di leva (il quale, appunto, presta servizio per soli dieci mesi). Dunque, in quel caso, avremmo un militare di leva pagato come tale, ma che presterebbe un servizio di dodici mesi, mentre il volontario a ferma annuale sarebbe pagato di più.
Dobbiamo, dunque, metterci d'accordo: lo stesso peso deve essere attribuito nei confronti dei due militari che compiono dapprima il servizio di leva, poi il servizio di ferma breve per dodici mesi e, infine, il servizio di leva di dodici mesi.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Nardini 2.2 e Giannattasio 2.3, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia) (Vedi votazioni).
(Presenti 478
Votanti 475
Astenuti 3
Maggioranza 238
Hanno votato sì 250
Hanno votato no 225).
Passiamo alla votazione dell'articolo 2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gasparri. Ne ha facoltà.
Pur preannunciando il voto favorevole sull'articolo 2, ritengo che vi sia qualcosa ancora da far capire: con l'abolizione dell'obbligo di leva, l'obiezione di coscienza di fatto andrà a sparire. È vero che la previsione contenuta nell'emendamento presentato dal relatore, a nome della Commissione, riguarda l'esenzione dal servizio obbligatorio in casi di necessità particolari; tuttavia, ritengo che la legge sull'obiezione di coscienza si dovrà comunque rivedere, in quanto sarà limitata a garantire l'obiezione a quanti non vorranno prestare il servizio di leva nei casi oggi assai limitati dalla legge.
Tra l'altro, con questa legge finirà la pacchia delle associazioni di comodo, che hanno utilizzato falsi obiettori di coscienza per organizzare pessimi servizi ed ottenere molti soldi! Per tale motivo, nonostante le questioni ancora da chiarire, voteremo a favore dell'articolo 2: in tal modo, infatti, finirà la pacchia della falsa obiezione di coscienza e resterà la vera obiezione di coscienza, che sarà sempre rispettata.
Signor Presidente, esprimeremo un voto favorevole a scatola chiusa, perché sin dal 1993, nel nostro programma, abbiamo affermato di voler passare ad un esercito di professionisti. Tuttavia, debbo dire che desta veramente tanto sconcerto una maniera di legiferare in cui ci si nasconde dietro riferimenti e frasi contorte e non si dice chiaramente dove si vuole arrivare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 473
Votanti 465
Astenuti 8
Maggioranza 233
Hanno votato sì 453
Hanno votato no 12).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nardini. Ne ha facoltà.
Il Parlamento ha potuto constatare in questi anni l'insufficienza delle proprie prerogative di controllo e di indirizzo di tali missioni. I normali strumenti di controllo, come gli atti di sindacato ispettivo, si sono rivelati non in grado di assolvere questi compiti fondamentali per un Parlamento democratico. L'Italia è così arrivata ai primi grandi impegni militari all'estero senza che il Parlamento abbia potuto esercitare pienamente il suo ruolo. Alle difficoltà del controllo e dell'indirizzo di missioni che si svolgono fuori dal territorio nazionale si devono sommare quelle inerenti al segreto militare ed alla riservatezza delle operazioni dei nostri contingenti. Se tale secondo aspetto è obbligatorio per garantire l'incolumità dei reparti e l'efficacia delle operazioni, esso pone comunque un problema di controllo di tali atti da parte del Parlamento. Si tratta infatti di mettere le Camere in condizioni di verificare la reale attinenza della missione militare, nel suo concreto svolgimento, al mandato parlamentare e, più in generale, allo spirito della Costituzione.
Ci pare davvero strano che sia il relatore sia il ministro abbiano espresso su questo articolo aggiuntivo parere negativo. Ovviamente, noi facciamo appello all'Assemblea affinché si possa invece ottenere l'istituzione di tale Comitato parlamentare di controllo (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gasparri. Ne ha facoltà.
Siamo favorevoli a tale proposta per coerenza, essendoci lamentati più volte, da parlamentari dell'opposizione, per la scarsa informazione sulle operazioni militari, ad esempio nel Kosovo. Riteniamo che nell'alternanza di Governo e opposizione sia corretto assumere un impegno in proposito, chiunque si trovi nel momento specifico al Governo. I casi di questo genere si ripetono, dagli anni ottanta ad oggi l'impiego delle truppe italiane all'estero è avvenuta più volte: dal Libano all'Angola, al Mozambico, all'Etiopia, alla Somalia, al Golfo Persico, all'Iraq, al Kosovo, alla ex Jugoslavia, i casi sono, ahimè, ricorrenti, per le numerose crisi internazionali. Talvolta - vedasi il caso del Kosovo - tali crisi determinano conflitti bellici a tutti gli effetti, benché in una prima fase si sia negata tale natura; comunque riteniamo sia giusto che il Governo fornisca al Parlamento le relative informazioni, sia pure con le necessarie modalità di riservatezza, proposte nell'articolo aggiuntivo.
In proposito rivolgiamo un appello convinto al Governo, perché riteniamo che tale regola possa servire a tutti. Noi, da parlamentari dell'opposizione, abbiamo vissuto il disagio di ricevere con una settimana di ritardo i documenti relativi
Quindi, ripeto, noi voteremo a favore di questo articolo aggiuntivo ed auspichiamo che venga approvato.
Inoltre, le Commissioni difesa della Camera e del Senato, spesso insieme alle due Commissioni esteri, hanno continuamente monitorato tali missioni, inviando sul posto alcuni parlamentari. Il problema della parlamentarizzazione delle crisi è naturalmente importante e sempre aperto. Non mi sembra, pertanto, che questo sia il provvedimento più adatto per discutere questioni di carattere costituzionale molto complesse.
Per questo motivo, mi sembra che spostare il dibattito dalle Commissioni parlamentari competenti, dall'Assemblea parlamentare, come è sempre stato, ad un Comitato, anche se bicamerale, indebolisca le attribuzioni di indirizzo e di controllo del Parlamento sulle missioni militari all'estero. In questo modo non mi sembra che si rafforzino i poteri del Parlamento, visto che le decisioni sono sempre state prese dalle Assemblee parlamentari ed il monitoraggio è stato effettuato in maniera significativa dalle Commissioni parlamentari competenti. Pertanto, ritengo che approvare questo articolo aggiuntivo possa indebolire il Parlamento e far sembrare inutile l'attività finora svolta dalle Commissioni permanenti di Camera e Senato.
Innanzitutto, va detto che i poteri di indirizzo e di controllo sono propri del Parlamento e finora sono stati esercitati appieno fino al punto che, in alcuni casi, sono state stabilite dal Parlamento le regole. Andare oltre con il controllo parlamentare sulle missioni militari potrebbe significare, da un lato, interferire oltre misura sulle responsabilità proprie del Governo e, dall'altro, interferire addirittura sulle responsabilità militari dirette. Ritengo che, configurando istituti di questo tipo, potremmo correre il rischio di arrivare a complicazioni ed interferenze indebite nello svolgimento delle missioni.
Per questo motivo, chiedo ai colleghi, che avranno avuto le loro buone ragioni, alla luce dell'esperienza finora acquisita, per sostenere questo emendamento, di rivedere la propria posizione, considerando le gravi conseguenze a cui si potrebbe andare incontro.
Signor Presidente, vorrei ricordare al ministro e ai colleghi che già nel 1991, in occasione della crisi del Golfo, di fatto fu costituito all'interno delle Commissioni esteri e difesa un comitato di crisi per seguire la vicenda bellica ed avere immediate notizie e la possibilità di un confronto continuo ed assiduo con il Governo. Ritengo che si sia trattato di un momento importante per la vita del Parlamento, che riuscì a controllare la situazione.
Non capisco il diniego né i travagli di qualche collega, sia pure autorevole. Qui occorre valutare se il Parlamento ha la possibilità di seguire le vicende di crisi. Dire che esistono le Commissioni parlamentari permanenti è un'ipocrisia che non fa onore al Parlamento. Sappiamo infatti che le Commissioni permanenti a cui ci si richiama non riescono a compiere un lavoro di monitoraggio e quindi di controllo delle situazioni di crisi.
Per questo motivo, signor Presidente, anche alla luce delle storie passate che tutti quanti dovremmo ricordare, invito sia l'onorevole Romano Carratelli (che sta discutendo animatamente con l'onorevole Gasparri, che è un noto provocatore perché ha parlato di storie patrie - ti sei rifatto ad una difesa della sinistra, ma tu sei di una sinistra di complemento e non di una sinistra storica alla quale si è riferito l'onorevole Gasparri! -) sia il ministro Mattarella a rivedere le loro posizioni che non si comprendono. Siamo ancora una Repubblica parlamentare; forse c'è qualche aspirazione diversa ma attualmente, lo ripeto, viviamo in una Repubblica parlamentare e credo che il referendum abbia dato una indicazione molto forte al riguardo.
Onorevole Burani Procaccini, venga a sedersi al suo posto. Continuiamo i lavori (Vive, reiterate proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).
Vogliamo riprendere i lavori? Onorevole Romano Carratelli!
Prego, onorevole Spini.
Prego, onorevole Rizzi.
Presidente, volevo sottolineare un'anomalia: non è che in quest'aula si cede la parola come se si trattasse di atti di compravendita, per cui Spini prende la parola e la cede a Rizzi. Io avevo chiesto di parlare sull'ordine dei lavori perché mi ha inquietato non poco la vicenda che ha visto protagonisti Cè e Boato.
Presidente, al di là delle osservazioni che faceva il collega Cè, non esiste che un
Quindi, ad un comportamento anomalo e chiaramente subordinato agli interessi della maggioranza, ha fatto riscontro un atteggiamento provocatorio, non richiamato dalla Presidenza. Questo è un dato grave ed ho voluto dichiararlo sia per la correttezza dei lavori, sia a difesa del collega Cè, che non vorrei un domani fosse ritenuto perfino responsabile di avere lanciato in aria le tessere dopo...
Onorevole Rizzi, ha facoltà di parlare.
Signor Presidente, lei capisce che, se non fosse per l'opposizione, il numero legale non esisterebbe? Come si fa allora ad andare avanti con una situazione del genere?
Signor Presidente, le auguro e le consiglio di andare dal suo capo, il quale sta di sopra (starà facendo un solitario) e di dirgli di recarsi da Ciampi perché sciolga le Camere, in quanto non si può andare avanti in questa situazione (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Come dicevo, al di là dello stato di guerra, che costituisce certamente una situazione limite che ovviamente speriamo di non dover registrare, stiamo trattando un tema molto importante, ossia come il Parlamento si atteggia di fronte alle missioni
Anche per esperienza parlamentare, vorrei far appello ai colleghi deputati affinché si rendano conto di un dato. Quando si spogliano le Commissioni permanenti di un potere d'ispezione e di controllo per deferirlo ad un organo più ristretto, si crede alle volte di fare dei passi in avanti, ma in realtà si fanno dei passi indietro, perché si evita la possibilità, per quanto riguarda la vita normale del Parlamento, di esercitare poteri che sono amplissimi.
Faccio un esempio concreto. Nelle ultime vicende...
Prego, onorevole Spini.
Prego, onorevole Spini.
Per i parlamentari che hanno avuto la pazienza e l'impegno di seguirlo, ricordo - penso che anche l'onorevole Selva me ne darà atto - che abbiamo creato un monitoraggio permanente di quattro Commissioni: le Commissioni difesa ed esteri del Senato e della Camera (onorevole Occhetto, senatore Migone, il povero Gualtieri, Agostini, Di Benedetto e noi). Vi è stato, così, un monitoraggio continuo e molto autorevole nei confronti dell'attività del Governo, derivante dal fatto che quattro Commissioni riunite, nel loro plenum, avevano evidentemente un peso e la capacità di «attirare» ministri, eccetera.
Credo che l'onorevole Gasparri sia assolutamente in buona fede nel condividere l'articolo aggiuntivo Nardini 2.01 ma, su questo punto, vorrei fare riflettere i colleghi: apparentemente si crede di esercitare un potere più incisivo, di fatto si spoglia il Parlamento, nella sua attività quotidiana, di un compito veramente molto importante (forse il più importante), vale a dire il controllo delle nostre missioni militari all'estero.
Se l'articolo aggiuntivo Nardini 2.01 si limitasse alla proclamazione dello stato di guerra, voterei in suo favore; esteso com'è anche all'impiego di truppe italiane, ossia all'ordinarietà, non mi sento di votarlo perché la conseguenza della sua approvazione sarebbe che due Commissioni (difesa ed esteri) verrebbero completamente svuotate di ogni loro funzione.
Anzitutto, chiedo di votare per parti separate l'articolo aggiuntivo Nardini 2.01, nel senso di votare separatamente, al comma 2, le parole: «con particolare riferimento alla condotta tenuta dalle predette truppe nel corso delle operazioni in cui sono impiegate», perché ritengo che non sia opportuno estendere l'eventuale controllo del Comitato previsto alla condotta (un termine troppo generico) delle truppe.
Venendo al merito dell'articolo aggiuntivo, è vero, come sostiene il collega Spini, che le quattro Commissioni indicate si sono riunite, ma è altrettanto vero che non abbiamo mai ricevuto un'informazione compiuta. Consentitemi di ricordare che l'allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Minniti non ha mai smentito un diario pubblicato sul Corriere della Sera nel quale sosteneva che, mentre si recava in Parlamento (periodo guerra del Kosovo) ad affermare che non vi era un intervento militare, gli aerei erano già decollati. Io non voglio trovarmi, da parlamentare, nella condizione per la quale, mentre sono in corso interventi delicati, il Parlamento non sia informato. Un Comitato, pur ristretto, di quattro Commissioni, con vincolo di segreto, può anche garantire quella riservatezza che vi deve essere in questi casi, perché le riunioni pletoriche che abbiamo fatto non sono servite a nulla; spesso sono state annullate e mai abbiamo ricevuto un'informazione seria!
Devo dire che mi sono sentito offeso da quell'articolo del Corriere della Sera come cittadino e come parlamentare e credo che, di fatto, le funzioni del sottosegretario di Stato per la Presidenza siano state riviste; anche se devo constatare che è ancora alla difesa e che ha tuttora a che fare con gli aerei. Questo modo di procedere non è serio per chiunque governi, perché ritengo che, pur nel rispetto delle funzioni esecutive e militari, un obbligo di informazione, anche con le garanzie di riservatezza, vi debba essere e finora le Commissioni di cui facciamo parte non lo hanno avuto!
Le modalità di designazione da parte dei Presidenti delle Camere sono tali da garantire scelte, che cadrebbero sulle persone che poi, anche nelle Commissioni ordinarie, seguono tutto ciò.
Ciò detto, chiedo la votazione per parti separate dell'articolo aggiuntivo Nardini 2.01...
Del resto, non si può votare diversamente.
Voglio fare un'osservazione di carattere tecnico.
L'articolo aggiuntivo così recita: «Nei casi di impiego di truppe italiane fuori dal territorio nazionale o in seguito alla proclamazione dello stato di guerra, è costituito un Comitato parlamentare di controllo e di indirizzo (...)». Voglio ricordare che l'invio delle truppe all'estero, e ancor di più lo stato di guerra, viene deciso con una legge dal Parlamento; la legge sancisce le modalità con cui si realizzano l'intervento e i sistemi di controllo e può prevedere momenti di controllo, se lo si ritiene opportuno.
In primo luogo, credo che ipotizzare fin da oggi che, nell'ipotesi di leggi future, possano essere previsti un certo meccanismo e una certa procedura, è ai limiti della costituzionalità, come lei - meglio di me - signor Presidente dovrebbe sapere!
In secondo luogo, ritengo che, nel momento in cui dovessimo realizzare un organo di questo genere, quest'ultimo si attiverebbe meccanicamente per ogni questione che venisse sollevata. Potrebbe quindi verificarsi - cito l'esempio dell'invio dei carabinieri ad Hebron - il caso in cui si avessero più membri del comitato che carabinieri da inviare all'estero (Applausi del deputato Spini)!
Mi dica come vorrebbe procedere.
Come ha già detto molto bene l'onorevole relatore, se dieci ufficiali fossero inviati in Guatemala, noi dovremmo costituire un Comitato di controllo parlamentare...