Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 739 del 13/6/2000
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Sull'ordine dei lavori (ore 16,29).

ELIO VITO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VITO. Presidente, riguardo alla comunicazione testé letta, non vorremmo che si instaurasse una cattiva abitudine, di poca o scarsa disponibilità dei ministri a partecipare al question time. È ovvio, infatti, che vi sono impegni istituzionali che a volte impediscono ai ministri di restare a Roma mercoledì (e da parte nostra non vi è alcuna insistenza al riguardo), tuttavia, non è la prima volta che capita, Presidente (è accaduto anche oggi per il quesito di Forza Italia), che il ministro interessato non possa venire in aula.
Abbiamo allora proposto un altro quesito su un'altra questione di grande urgenza e ci è stato risposto che anche l'altro ministro, al quale è rivolta l'interrogazione, non potrà venire in aula e che poi comunque riteneva di essere venuto un po' troppo spesso nelle ultime settimane alla Camera a partecipare al question time... Mi riferisco ai ministri degli affari esteri e dell'interno!
Presidente, da parte nostra vi è comprensione e disponibilità quando si tratta di impegni istituzionali, soprattutto all'estero, ma è evidente che si ha poi difficoltà a trasformare lo strumento del question time ora nella formula che lei ci ha indicato: ha proposto a noi, rappresentanti del gruppo di Forza Italia, di convergere su una interrogazione, secondo le disponibilità dei tre ministri che verranno


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domani; l'atto ispettivo in questione non viene, dunque, più presentato sulla base di un'urgenza che viene indicata da un gruppo (in questo caso, si tratta del principale gruppo di opposizione), ma ci si deve adattare alle disponibilità dei ministri che «passeranno» domani alla Camera!
È una situazione un po' singolare che volevamo sottolineare per domani e soprattutto per il futuro.

PRESIDENTE. Onorevole Vito, per domani, le posso assicurare che gli uffici hanno insistito a lungo e che si sono sentiti rispondere che vi sono impegni internazionali.

MARIO TASSONE. Non abbiamo risultati di questa politica internazionale!

DARIO RIVOLTA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DARIO RIVOLTA. Signor Presidente, vorrei chiedere la sua opinione e la sua autorizzazione su una questione che casualmente concerne il sottoscritto, ma che mi permetto di porre all'attenzione di tutti perché riguarda tutti i colleghi.
Questa mattina, alle 9,30, sono iniziati i lavori delle Commissioni ed io - come la maggior parte dei colleghi - ero naturalmente presente. La riunione delle Commissioni è continuata (tra la I, la III ed altre) fino alle 13,30; dopo di che, mi sono assentato dall'aula della Commissione per alcuni incontri di carattere strettamente politico. Sono giunto qui in aula senza avere - ma questo non nuoce alla mia linea; né mi lamento di ciò - il tempo di andare a pranzo e mi sono perso le prime cinque o forse sei votazioni.
Poiché alle 17 ho un altro appuntamento - le assicuro: sempre di carattere strettamente politico - e poiché l'andamento delle votazioni è imprevedibile, stante la regola fissata dal Presidente Violante, vi è la possibilità che io venga dichiarato per la giornata di oggi «contumace».
Signor Presidente, le vorrei sottoporre la seguente richiesta: si trattengano pure le 400 mila lire, che mi auguro andranno in beneficenza, ma mi si consideri presente anche se, per caso, l'andamento delle votazioni dovesse far sì che io non possa partecipare ad almeno il 30 per cento di tali votazioni.
Assicuro, per quanto riguarda questa mattina - la mia presenza può essere testimoniata dai colleghi che si trovavano in Commissione -, sulla mia parola, che gli altri incontri da me avuti - lo stesso vale per gli altri colleghi - erano di carattere strettamente politico (come quello che ho avuto alle 17). Quindi, la mia attività politica non manca.
Infine, signor Presidente, in un intervento consimile mi permisi di fare all'Ufficio di Presidenza una proposta per trovare migliore soluzione a questo problema, ma essa fu forse giudicata provocatoria e in quanto tale respinta dall'onorevole Violante. Poiché persiste il problema del cosiddetto «pianismo» e comunque l'esigenza morale non trova sollievo da questo sistema del 30 per cento, umilmente propongo, dopo averne discusso con i colleghi, un altro metodo che consente di misurare, indipendentemente dal numero di votazioni alle quali si prende parte, il tempo passato in aula. Si tratta di un sensore termico che, accompagnato ad un sensore di massa corporea può essere applicato al sedile. Sensore termico e di massa corporea possono identificare la persona presente in aula. Grazie, signor Presidente (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Onorevole Rivolta, lei sa che di questo argomento si è parlato a lungo. Il Presidente della Camera ne ha investito il collegio dei questori. Credo che stiano studiando ulteriori soluzioni.

GUSTAVO SELVA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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GUSTAVO SELVA. Signor Presidente, vorrei ritornare sul problema del question time sollevato dal collega Vito.
Condivido totalmente quello che ha detto l'onorevole Vito perché noi stessi, il mio gruppo, negli ultimi tempi siamo stati vittime del cambiamento: il ministro che avevamo interrogato ha dichiarato la sua indisponibilità, ma non è di questo che voglio parlare, quanto del question time e del Premier question time.
Negli ultimi tempi è stato difficile che il Presidente del Consiglio venisse a rispondere al question time nelle due volte in cui il regolamento gli impone di essere presente. È vero che si è parlato di un eventuale periodo di passaggio per cui il Presidente del Consiglio potrebbe venire una sola volta, ma in questo mese mi pare che il Presidente del Consiglio ancora non sia venuto. Voglio dunque richiamare l'attenzione della Presidenza sul necessario rispetto del regolamento che impone al Presidente del Consiglio di essere presente due volte al mese alla seduta del question time (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Onorevole Selva, per quanto riguarda la Presidenza, rilevo che il calendario in vigore termina il 28 giugno e ci sono ancora due mercoledì. Ad ogni modo, l'onorevole Amato ha fatto sapere che verrà in aula il 21, poi non so dirle altro.

MARCO ZACCHERA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, debbo ritornare sull'argomento sollevato dal collega Rivolta perché volevo spiegare una cosa all'Assemblea (Commenti). Un momento, colleghi: abbiamo superato i limiti della tollerabilità (Commenti)!
Signor Presidente, le voglio raccontare cosa mi è successo mercoledì. Mi sono presentato in aula alle 9,30 e ho effettuato tutte le votazioni del mattino, fino alle 13. Dopo di che ho partecipato, dalle 13.30 in poi, ai lavori della Commissione e ho regolarmente preso la parola, come da verbale. Dopo di ciò, dovendomi recare nel mio collegio che si trova a 700 chilometri da qui per presenziare alle 21 ad una riunione delicatissima - verrà chiuso un ospedale ed è diritto-dovere di un deputato essere presente quando si chiude l'ospedale della propria città - ed avendo come unico mezzo di trasporto un aereo alle 17,25 perché non ce ne sono altri, poiché avevo votato in 10 votazioni su 35 sono stato considerato assente.
Allora, signor Presidente, se si degna di ascoltarmi, la ringrazio: mi si trattengano pure le 400 mila lire per devolverle in beneficenza, ma non può risultare assente un deputato che ha lavorato tutto il giorno, che si è alzato alle 7 meno un quarto del mattino per essere qua (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania)! Non è possibile. Le chiedo dunque che sia verbalizzato che mercoledì della scorsa settimana ero presente, che ho votato dieci volte (con l'arrotondamento fa 10,35), ma che non c'era la possibilità di votare l'undicesima volta. In questo Parlamento siamo diventati semplicemente dei «pigia-pulsanti». Non mi sembra degno né di me né di lei che ci presiede (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia, e della Lega nord Padania).

ROSANNA MORONI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSANNA MORONI. Signor Presidente, vorrei chiedere alla Presidenza di terminare i lavori di domani alle 12.30 per consentire ai deputati e alle deputate della Camera di partecipare alla presentazione della campagna per la democrazia paritaria. La presentazione della campagna sarà fatta dall'Arcidonna all'hotel Nazionale (Commenti).
In questa Camera tutte le forze politiche si sono impegnate in ripetute occasioni


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a favorire norme che diano una risposta al fatto che l'Italia è il fanalino di coda in Europa dal punto di vista della presenza delle donne nelle istituzioni (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
Mi consenta, signor Presidente, - non ne avevo l'intenzione, ma gli interventi dei due colleghi che mi hanno preceduto mi sollecitano in questo senso - di aggiungere qualcosa sulla questione delle presenze in aula e della diaria: vorrei dire loro che gli impegni delicatissimi riguardano e coinvolgono tutti i parlamentari e certamente non loro due soltanto. Noi lavoriamo due giorni alla settimana e si tratta semplicemente di cercare...

PRESIDENTE. Su questo argomento la pregherei...

ROSANNA MORONI. ...di organizzare i propri lavori in modo da dedicare i giorni, per così dire, «non romani», agli impegni più delicati e quelli in cui viene richiesta la presenza a Roma a votare in aula, perché anche questo fa parte dei nostri doveri (Applausi dei deputati dei gruppi Comunista e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

RAMON MANTOVANI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, vorrei segnalare a lei e a tutto l'Ufficio di Presidenza il grave imbarazzo nel quale mi trovo perché solo oggi a mezzogiorno è stato presentato un nuovo testo di un disegno di legge. Tale testo, che riguarda la cancellazione del debito dei paesi poveri che - ripeto - è del tutto nuovo rispetto a quello presentato...

PRESIDENTE. Scusi ...

RAMON MANTOVANI. Finisco subito, non si preoccupi.

PRESIDENTE. Onorevole Mantovani, il suo intervento riguarda i lavori dell'Assemblea?

RAMON MANTOVANI. Sì che riguarda i lavori dell'Assemblea e le spiego il perché. Dicevo che è stato fissato per domani alle 18 il termine per la presentazione degli emendamenti e, poiché sono abituato a consultare associazioni ed esperti, ad accogliere e considerare posizioni, suggerimenti ed a volte anche emendamenti, mi trovo nel seguente imbarazzo: potrò partecipare a tutti i lavori di oggi pomeriggio, domani mattina e domani pomeriggio fino alle ore 18, e quindi alle votazioni...

PRESIDENTE. Onorevole Mantovani, le darò la parola al termine dell'esame del provvedimento.

RAMON MANTOVANI. ...oppure compiere il mio dovere di deputato. Volevo solo annunciarle, signor Presidente, che sceglierò di uscire da quest'aula quando lo riterrò opportuno per poter incontrare queste persone, e nel caso dovessi essere ritenuto assente non avendo partecipato al 30 per cento delle votazioni, chiederò di essere giustificato. E, se non verrò giustificato, denuncerò a viva voce anche dentro quest'aula ed in ripetute occasioni di non essere stato messo nelle condizioni di svolgere il mio compito di parlamentare, che non è quello di essere un terminale del meccanismo di voto (Applausi).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione... (Vive proteste dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)

ALESSANDRO CÈ. Presidente!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, non si capisce come mai lei non voglia mai dare la parola al sottoscritto o a un componente della Lega nord (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania,


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di Forza Italia e di Alleanza nazionale)! È da dieci minuti che ho chiesto la parola! Se mi ascolta, per favore, signor Presidente .... Un po' di educazione anche per lei (Commenti del deputato Niedda)! Stai zitto che, se vuoi, ce n'è anche per te, coglione!

PAOLO PALMA. Bravo, bravo!

ALESSANDRO CÈ. Guarda che la democrazia non è un optional! Voi non avete la minima idea di che cosa sia la democrazia (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!

GIACOMO STUCCHI. Presidente, lo ascolti!

PRESIDENTE. Sto ascoltando ed il suo tempo sta decorrendo.

ALESSANDRO CÈ. Voglio ribadire che riteniamo la decisione assunta dal Presidente Violante fortemente lesiva dei diritti fondamentali dei parlamentari, nonché della libertà di espressione politica e dell'esercizio della funzione di parlamentare. Questo sia ben chiaro.
Noi non accettiamo assolutamente la decisione dell'Ufficio di Presidenza, perché l'Ufficio di Presidenza, e il Presidente in primis, non hanno la minima disponibilità dei diritti politici del parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Forza Italia). Questo è un abuso di potere vero e proprio.
Pertanto, da ora in poi, metteremo in atto tutte le forme di ostruzionismo consentite per ostacolare i lavori in aula.
Detto questo, le voglio porre anche un altro quesito, perché siamo arrivati davvero al paradosso. Le vorrei chiedere se, così come è un diritto politico del parlamentare intervenire in aula, allo stesso modo non sia un diritto politico del parlamentare, che non deriva dall'Ufficio di Presidenza della Camera, né dal regolamento, quello di astenersi dal voto, cioè di non partecipare ad esso. Credo che lei non mi possa rispondere che affermativamente.
Visto che in quest'aula si computano i deputati presenti anche se non hanno la volontà di votare, le chiedo di rispondere a questo mio quesito: come è possibile contemperare due libertà politiche del singolo deputato che sono assolutamente inalienabili, cioè quella di intervenire durante la discussione dei progetti di legge e quella di astenersi dal partecipare al voto?
Se lei - o il Presidente Violante - ci darà una risposta, ci regoleremo e sapremo come comportarci quando avremo intenzione di discutere i provvedimenti e poi liberamente di non partecipare al voto, altrimenti si tratta dell'ennesimo modo per conculcare e limitare la libertà politica del parlamentare. Ciò costituisce un atteggiamento irresponsabile e antidemocratico da parte della Presidenza (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

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