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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 , nel testo della Commissione, e del complesso degli emendamenti e dell'articolo aggiuntivo ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 6433 sezione 1).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo soltanto per fare alcune brevi notazioni che il gruppo del Centro cristiano democratico non ha voluto svolgere in discussione generale perché questo è un provvedimento importante, è una legge che non soltanto segna una svolta nella vita di milioni di giovani, ma che rappresenta anche un mutamento di un costume; infatti, per decenni (forse si può dire nei secoli), la leva obbligatoria era stato un momento importante nella vita dei giovani e delle famiglie. Non so se il sistema che andiamo a prefigurare darà risposte migliori di quello della leva obbligatoria. Certamente, noi non esprimiamo un giudizio negativo su questo istituto, anzi riconosciamo che attraverso la leva obbligatoria milioni di giovani in questo paese hanno conosciuto una realtà diversa da quella ristretta del loro ambito e luogo di
nascita o di studio e di lavoro. La leva è stato uno strumento formidabile che ha fatto dell'Italia un paese, che ha consentito di superare i dialetti e che ha fatto conoscere persone che difficilmente uscivano dalle loro province e dalle loro regioni le altre parti d'Italia.
tutta la vita, di volontariato vero, di efficienza in presenza delle calamità, in Italia ed all'estero, e di tutti quegli avvenimenti che richiedono un volontariato organizzato, entusiasta e disinteressato che si mobiliti quando ce n'è bisogno.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
DOMENICO ROMANO CARRATELLI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Nardini 1.1 e Giannattasio 1.5. Per quanto riguarda l'emendamento Paissan 1.6, si propone una nuova formulazione, se l'onorevole Paissan è d'accordo. La formulazione proposta è la seguente: «Sostituire il comma 2 con il seguente: "L'ordinamento e l'attività delle Forze armate sono conformi agli articoli 11 e 52 della Costituzione e alla legge"». Con questa nuova formulazione il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Onorevole Paissan, accetta la riformulazione proposta dal relatore?
MAURO PAISSAN. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Sta bene. Onorevole Romano Carratelli, prosegua con l'espressione del parere.
DOMENICO ROMANO CARRATELLI, Relatore. La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Nardini 1.2, Paissan 1.7 e Nardini 1.10 e 1.11. Invito al ritiro degli emendamenti Rizzi 1.9 e Paissan 1.8, altrimenti il parere è contrario. Infine, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Nardini 1.3 e 1.4.
PRESIDENTE. Il Governo?
SERGIO MATTARELLA, Ministro della difesa. Signor Presidente, il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Avverto che i gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale hanno richiesto la votazione nominale.
È però vero che questo provvedimento si scontra con una realtà con la quale bisogna fare i conti, quella del processo che, partito dall'obiezione di coscienza, è passato attraverso una serie di interventi legislativi e ha aperto le porte al servizio civile in maniera tale che ormai c'è un'Italia a due velocità: un'Italia del centro-nord dove - bisogna dirlo in maniera molto seria e serena, ma nello stesso tempo critica - i figli della piccola media o alta borghesia non fanno più il militare perché sono informati sulle possibili alternative come il servizio civile e un'Italia del meridione dove invece il servizio militare ancora regge. Va detto con chiarezza che non sempre le motivazioni che portano ad optare per il servizio civile, a non fare il servizio militare, sono nobili. Molte volte si è dato ascolto ad una propaganda massiccia a favore di questa forma alternativa che, per chi l'ha fatta seriamente, pagando di persona (quando c'era il rischio, con l'obiezione di coscienza, di ricevere sanzioni), aveva un suo valore di testimonianza morale, ma che successivamente è diventato un fenomeno di massa con il quale comunque bisogna fare i conti. Molte volte abbiamo parlato dei problemi di dislocazione dei giovani, ma è chiaro che gli stati maggiori devono affrontare, malgrado ci siano norme che garantiscano la leva vicino a casa, questa sperequazione e questa disparità tra nord e sud del paese.
Questo provvedimento viene preso in stato di necessità: se l'Italia vuole garantirsi delle forze armate efficienti e capaci con un reclutamento serio, severo e sicuro, deve ricorrere alla figura del volontario e del professionista. Ci si deve ricorrere, ma non è detto che sia un passo in avanti rispetto a quello che i giovani di leva potevano garantire all'interno delle forze armate. Alcuni di questi problemi rimangono aperti e lo voglio sottolineare. Infatti, se questo provvedimento fosse organico e collegato anche ad una riforma del servizio civile (di cui sta discutendo il Senato), avremmo anche un quadro complessivo sicuro di quello che stiamo facendo. Vi saranno cioè giovani che diventeranno militari professionisti. Ci saranno giovani che dovranno svolgere obbligatoriamente il servizio civile? Riguarderà sia gli uomini che le donne? Sarà obbligatorio per un certo periodo per ogni giovane italiano, uomo o donna che sia, prestare allo Stato un servizio per la collettività, o no? Queste sono domande a cui non è stato dato risposta perché il dibattito in merito non è stato ancora approfondito. Quindi, con questo provvedimento, noi andiamo verso un esercito di professionisti, ma non abbiamo ancora un'idea chiara (neanche il Governo ce l'ha) di come debba essere il sistema a regime.
Vi sono, inoltre, serie preoccupazioni in ordine al periodo transitorio ed alla delega. È stato detto che i giovani nati nel 1985 non faranno il servizio militare, ma non è sicuro: sarà così se per i bandi di arruolamento per i militari professionisti vi sarà un numero sufficiente di domande, e questo avverrà se i meccanismi della legge avranno successo. Diversamente non sarà così se tali meccanismi non avranno successo a causa della mancanza di reclutamento o per ragioni economiche. Si tratta in un certo senso di una scommessa, nella quale si inseriscono anche le preoccupazioni di una parte del paese che contesta alla radice questo tipo di soluzione.
Abbiamo assistito alcuni giorni fa, alla presenza del ministro Mattarella, che ne è testimone, alla sfilata dell'Associazione nazionale alpini - 100 mila persone dedite al volontariato - il cui punto focale era la contestazione dell'abrogazione del servizio di leva. Si suggeriva, viceversa, di mantenere la leva come momento di servizio al paese e soprattutto come momento di alimentazione di associazioni che, come l'Associazione nazionale alpini, partendo dalla leva, costituiscono la palestra iniziale di un impegno, che dura
Mi rendo conto che è impossibile ipotizzare un residuo di leva obbligatoria per gli alpini, in quanto il sistema organizzato da questa legge prevede che la leva obbligatoria torni ad esistere soltanto in caso di guerra o di mobilitazione generale e che il precetto costituzionale del servizio alla patria si possa soddisfare o attraverso un esercito di professionisti o tramite un residuo di leva rivolta a tutti i giovani nel caso in cui sia in discussione l'integrità della patria. Ritengo, tuttavia, che sia possibile - è questo il contenuto di un emendamento che abbiamo presentato - evitare di tagliare anche nell'esercito di professione quel cordone ombelicale che deve esistere fra il servizio militare e quel patrimonio di altruismo, abnegazione e riconoscimento delle esigenze altrui che storicamente si è realizzato attraverso associazioni le quali, partendo da un meccanismo di solidarietà conosciuto durante il servizio militare, continuano a mobilitare centinaia di migliaia di uomini - magari attorno al tricolore, che non guasta - in un meccanismo di solidarietà attiva.
Pertanto l'emendamento che abbiamo presentato, scontando l'impossibilità di un doppio regime di leva obbligatoria in certe parti del paese e, viceversa, di professionalità in altre parti, propone che vi sia una riserva secondo la quale i giovani che sceglieranno di fare i militari professionisti, i quali provengano dalle tradizionali zone di reclutamento alpino, dovranno essere prioritariamente assegnati alle truppe alpine. Ciò consentirebbe di mantenere la coesione di reparti che hanno una forte tradizione storica, che hanno accumulato e sedimentato sensibilità ed esperienze comuni e che per tutta la vita potrebbero continuare nelle località di origine - nel nord, nel centro e nel sud d'Italia, poiché vi è una leva alpina anche in regioni come l'Abruzzo - a mantenere un tessuto di solidarietà, dando vita ed alimento a questo prezioso associazionismo che invece, inevitabilmente, in pochi anni verrebbe perduto se i giovani di quelle zone che vogliono prestare servizio militare da professionisti nelle Forze armate dovessero essere dislocati in marina, in aviazione o nelle varie specialità dell'esercito.
Occorre dunque continuare ad alimentare questo patrimonio importante per il nostro paese, questa tradizione di volontariato che può essere anche di esempio e di stimolo per altre associazioni di volontariato. Per questo raccomandiamo l'approvazione dell'emendamento che abbiamo presentato in tal senso, che consideriamo un segnale importante rispetto ad una realtà che non vogliamo veder scomparire: è anche dalla sorte di tale emendamento, nonché dal dibattito che si svolgerà in aula su alcuni punti ancora non chiariti o controversi di questa legge, che dipenderà il voto finale dei deputati del gruppo dei Cristiani democratici (Applausi dei deputati del gruppo misto-CCD).
Vorrei far notare all'onorevole Paissan che, per quanto riguarda il suo emendamento 1.8, l'invito al ritiro formulato dal relatore è sorretto dal fatto che quanto contenuto nell'emendamento è già previsto in un'altra parte dell'articolo.


