Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 739 del 13/6/2000
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(Ridefinizione del perimetro del parco dell'Aspromonte)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Aloi n. 3-04526 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 5).
Il sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali ha facoltà di rispondere.

ROBERTO BORRONI, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, la perimetrazione del parco nazionale dell'Aspromonte, come per tutte le aree protette, è nata da considerazioni di tipo ambientale. Sono state proprio le caratteristiche del massiccio ad indicare i limiti dell'area protetta.
L'importanza naturalistica del massiccio è assoluta, non solo per la posizione centrale che occupa nel bacino del Mediterraneo, ma anche per la ricchezza del paesaggio. Si va da zone pianeggianti presenti lungo l'intera dorsale ad altipiani, e quindi credo che in primo luogo debba essere considerato proprio lo straordinario valore del massiccio dell'Aspromonte.
Per quanto concerne gli insediamenti abitativi, al di sopra dei mille metri non si ritrovano - se si esclude Gambarie d'Aspromonte - paesi stabilmente abitati tutto l'anno. Infatti i paesi comunemente indicati come «aspromontani» si trovano in realtà sempre in posizione marginale rispetto al massiccio vero e proprio, in una fascia altocollinare o pedemontana posta tra i 300 e i 600 metri.
L'Aspromonte può vantare tesori storico-culturali di grande valore. L'attuale superficie del parco, pari a poco più di 76 mila ettari, in linea generale include nel suo interno quasi tutte le aree che sono meritevoli di tutela e valorizzazione, comprese quelle che presentano caratteristiche storico-culturali più che naturali che le rendono idonee ad essere inserite all'interno di un «progetto parco». Ciò giustifica l'inserimento nel perimetro del parco nazionale dell'intera area grecanica di centri abitati di enorme pregio quali Gerace e San Giorgio Morgeto, di aree agricole dove si realizzano produzioni tipiche di qualità, come gli uliveti del basso versante ionico. Anche l'inserimento di diversi centri abitati ha avuto lo scopo di individuare in questi i siti in cui collocare le strutture a supporto di uno sviluppo ecosostenibile dell'intero comprensorio, altrimenti difficilmente attuabile viste le caratteristiche orografiche del massiccio.
L'attuale configurazione del parco è quindi anche frutto dell'idea che la sua gestione dovrà portare - come in parte sta già avvenendo - ad un'intelligente valorizzazione delle risorse ambientali, a partire ovviamente da una tutela delle stesse.
In tale direzione a noi pare si stia muovendo l'ente parco. Di recente è stata inoltre insediata la commissione per la redazione degli strumenti di programmazione e pianificazione all'interno dell'area protetta. In questo contesto verrà effettuata anche un'attenta analisi dei confini, cercando di renderli più «leggibili» sul territorio attraverso l'utilizzo di limiti ben visibili, quali strade e torrenti, per rendere anche più agevole sia la fruizione che i compiti di sorveglianza.
L'attuale vincolistica, dettata dalle norme di salvaguardia allegate al decreto del Presidente della Repubblica del 14 gennaio 1994, istitutivo del parco nazionale, prevede alcuni divieti generali ritenuti elementi decisivi per una efficace tutela ambientale ed anche una serie di norme e prescrizioni per le quali solamente interventi «pesanti» sul territorio devono essere preventivamente autorizzati dall'ente parco.
Nulla al momento risulta essere precluso o variato per le attività produttive tradizionali che continuano come in passato, fatta eccezione per il taglio del bosco ad alto fusto nella zona 1 del parco, cioè quella zona a maggiore valenza naturalistica, per il quale è richiesto il preventivo parere del parco. La redazione del piano territoriale e del regolamento del parco, che dovrebbe avvenire entro breve tempo, avrà anche lo scopo di superare questa prima fase e di armonizzare gli interventi e l'utilizzo del territorio, con l'intento di coniugare tutela del territorio ed esigenze


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delle popolazioni che in Aspromonte vivono ed operano, in un quadro di sviluppo armonico e sostenibile che il Ministero si impegna a sostenere, nel rispetto del ruolo e delle competenze dell'ente parco e del Ministero dell'ambiente. In tale prospettiva il Ministero assumerà tutte le iniziative in suo potere per far sì che l'istituzione del parco si traduca in una opportunità di sviluppo economico sostenibile per le popolazioni che vi risiedono. La tutela dell'ambiente deve infatti rappresentare una risorsa in più ed un valore aggiunto, perché la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale può costituire anche uno strumento di crescita e di incentivazione delle attività economiche.

PRESIDENTE. L'onorevole Aloi ha facoltà di replicare.

FORTUNATO ALOI. Presidente, onorevole sottosegretario, mi sarei aspettato - debbo essere onesto - una risposta diversa. Mi sarei aspettato che non si facesse la mappa dell'esistente, perché se il Ministero delle politiche agricole e forestali ha ritenuto di fare ciò, siamo di fronte ad una valutazione della realtà non rispondente alle esigenze relative alla questione del parco nazionale d'Aspromonte.
Debbo ricordare all'onorevole sottosegretario che il parco nazionale d'Aspromonte aveva un'estensione di 114 mila ettari. Bene, le reazioni sono state molteplici e alla fine il Governo, a suo tempo, ha ritenuto di ridurre la sua estensione a 78 mila ettari, cogliendo l'esigenza di rispondere non solo alle proteste, ma anche alle indicazioni delle popolazioni interessate. Ricordo che il parco nazionale d'Aspromonte comprende oltre 35 comuni, pertanto la provincia di Reggio Calabria, che comprende 100 comuni, si viene a trovare con un terzo del proprio territorio condizionato dalla presenza del parco. Non a caso uso il termine «condizionato», perché, come lei sa, onorevole sottosegretario, la presenza di un parco pone una serie di vincoli che finiscono, in prospettiva, non per aprire spazi di sviluppo economico - come lei sostiene -, ma per condizionare la vita economica, sociale e amministrativa di un territorio.
Le posso assicurare che i comuni interessati dalla presenza del parco ed anche i comuni viciniori sono condizionati - numerosi sindaci hanno espresso le loro preoccupazioni a riguardo -, come sostengo nella mia interrogazione, nella loro attività amministrativa per tutta una serie di vincoli che non sono, onorevole sottosegretario, gli interventi pesanti cui lei fa riferimento: fosse così, sarebbe una cosa buona! Vi è, invece, una serie di vincoli di ordine tecnico-giuridico che impediscono alle popolazioni e alle amministrazioni di svolgere le proprie attività. Pensi che per una piccola modifica dei limiti di un terreno occorre una trafila burocratica che finisce per bloccare il processo di un'amministrazione che vorrebbe avere un po' di agilità. Si parla tanto di deregulation, usando termini stranieri, ma per quanto concerne il parco dell'Aspromonte ci troviamo di fronte ad un territorio sottoposto a numerosi vincoli. Stranamente, nei giorni scorsi hanno scoperto che nella zona di Cosoleto vi sono piantagioni di canapa indiana perché in tal modo si finisce per rendere il parco un luogo non frequentato; tra l'altro, vi è una rete viaria nodale che congiunge Ionio e Tirreno.
Vi è la difficoltà di introdurre le armi. I cacciatori, peraltro, non possono muoversi e lei sa che è sufficiente che uno di essi venga trovato con il fucile in spalla che immediatamente scattano certi meccanismi, perché - sto concludendo, Presidente - nell'area vige il divieto di caccia.
Perché si richiede la riperimetrazione del parco? In effetti, si chiede che si arrivi a 40 mila metri quadrati perché nei 78 mila metri quadrati del parco sono inclusi 30 mila ettari destinati ad olivicoltura e ciò comporta un certo blocco: l'agricoltura viene ad essere condizionata e vincolata dalla presenza del parco stesso.
Ci troviamo quindi di fronte a una realtà che impone delle richieste, signor sottosegretario, e vorrei che il Governo - in questo senso ci muoveremo con ulteriori iniziative - si rendesse conto che


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quella del parco nazionale d'Aspromonte è una situazione pesante, che non è da inquadrare nelle rosee previsioni che il Governo ci ha prospettato. Ecco perché non posso ritenermi soddisfatto della risposta fornitami dal sottosegretario.

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