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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Nuccio Carrara n. 3-05498 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 3).
ROBERTO BORRONI, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, in relazione a quanto prevede la normativa unitaria, nella provincia di Enna, anche con riferimento agli esiti negativi dei controlli e del basso tasso di aziende verificate negli anni precedenti, sono state selezionate a campione, secondo criteri concordati con l'Unione europea, 8.198 aziende.
PRESIDENTE. L'onorevole Nuccio Carrara ha facoltà di replicare.
NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, devo francamente contestare che mi sarei aspettato una risposta più precisa e più dettagliata; non posso ritenermi soddisfatto perché sostanzialmente non è stata data risposta alle domande poste nella nostra interrogazione. Innanzitutto, occorre sottolineare che era diritto dei produttori di grano riscuotere il contributo di integrazione al reddito entro il 31
dicembre 1999: siamo, invece, già a metà 2000. Sono state trattenute alcune somme nei confronti di alcuni produttori ma non si è compreso bene da parte di chi, con quale procedura e se vi sia stato un effettivo coinvolgimento delle parti interessate, che sono risultate, poi, quelle danneggiate.
Il sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali ha facoltà di rispondere.
A seguito dei primi esiti dei controlli, basati sulla sola misurazione e verifica in campo delle colture dichiarate, sono state effettuate, nel periodo gennaio-marzo 2000, le convocazioni dei titolari delle aziende, sia per risolvere i problemi di natura amministrativa e catastale, sia per notificare i risultati negativi dei controlli.
I risultati definitivi dei controlli, dopo la fase di convocazione, possono essere così riassunti: 3.825 aziende idonee; 46 aziende con differenza tra superficie dichiarata e accertata compresa tra 0 e 3 per cento; 2.486 aziende con differenza compresa tra 3 e 20 per cento; 1.841 aziende non idonee.
A seguito dell'attività di risoluzione delle attività amministrative e catastali, le aziende con esito negativo sono passate da 4.914 a 1.841; pertanto, entro la data fissata dall'Unione europea (30 giugno 2000), l'AIMA provvederà a liquidare ai beneficiari quanto di loro spettanza, tenendo conto anche delle penalità previste dalla normativa per tutte le aziende con esiti tra 0 e 20 per cento.
Si deve riconoscere che risponde a verità quanto segnalato dagli onorevoli interroganti circa l'utilizzo della cartografia fornita dal catasto nel 1996, anche per i controlli del 1999, ma l'AIMA - come precedentemente esposto - ha completato entro i termini fissati dalla Commissione europea, le verifiche necessarie alla risoluzione delle anomalie. A tal fine, per risolvere definitivamente la complessa problematica delle particelle non riscontrabili nelle mappe catastali, l'AIMA ha messo a punto una nuova metodologica che consente di capitalizzare i risultati dei controlli eseguiti. Con questa nuova organizzazione del lavoro è inoltre stato possibile mettere a disposizione dei produttori convocati dettagliate informazioni alfanumeriche e il GIS, o sistema integrato di gestione (la mappatura aziendale riportante, per ciascuna particella dichiarata, l'immagine aerofotografica del GIS, il limite catastale della particella e l'eventuale superficie non eleggibile), che consentiranno agli stessi di compilare le domande delle prossime campagne con maggior decisione, migliorando notevolmente la qualità dei dati dichiarati.
Altro fatto che riesce incomprensibile e al quale non è stata data risposta è il seguente: nel 1996 sono stati spesi 250 miliardi per controlli che hanno verificato discrasie tra il terreno dichiarato e quello rilevato ma, alla fine - come ammesso dallo stesso sottosegretario nella risposta -, le discrasie erano nettamente inferiori a quelle ipotizzate, in quanto l'AIMA aveva fatto uso di una cartografia non aggiornata. Con il ricorso ai dati aerofotogrammetrici sono state apportate correzioni che hanno dimostrato sostanzialmente la validità e la correttezza della stragrande maggioranza delle dichiarazioni effettuate.
Vi è poi un'altra domanda alla quale non si è risposto. Nel 1999 si è tornati ad effettuare dei controlli, ma utilizzando ancora la vecchia cartografia: non si capisce perché non si sia fatto tesoro dell'esperienza degli anni precedenti. Addirittura, 17 mila particelle risultavano pressoché scomparse, perché il supporto cartaceo dell'AIMA non era leggibile.
Allora, chi è responsabile di questi ritardi? Possono i produttori di grano, che già versano in forti difficoltà, scontare gli effetti negativi del ritardo non imputabile a loro responsabilità? Soprattutto, avendo riscosso per gli anni precedenti il contributo in perfetta buona fede, è giusto procedere ora a sottrazioni, a trattenute non chiare e che comunque mettono in ulteriore difficoltà le aziende già abbondantemente in crisi? Sappiamo che questo comportamento poco chiaro e poco produttivo non concorre ad alleviare le difficoltà del mondo agricolo.


