Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 738 del 12/6/2000
Back Index Forward

Pag. 26


...
(Intervento del Governo)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

UGO INTINI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Governo interverrà mercoledì prossimo in ordine alle singole mozioni. In ogni caso è doveroso che io in questa sede risponda, seppur brevemente, a quanto ho ascoltato poc'anzi. Vorrei anzitutto ricordare la posizione costante del Governo, che del resto ho già avuto modo di illustrare al Senato.
Il Governo italiano continua ad osservare con angoscia la grave emergenza umanitaria che colpisce la popolazione irachena e l'arretramento strutturale del paese che deriva dal meccanismo delle sanzioni. Il Governo italiano - lo ripeto - osserva con angoscia perché l'opinione pubblica sa poco. Hanno ragione l'onorevole Simeone e Delmastro Delle Vedove: i mass media italiani poco si occupano di questa grande tragedia umanitaria.
Riteniamo che spetti innanzitutto al regime di Saddam Hussein - di cui sono evidenti gli inadempimenti - dare completa esecuzione alla risoluzione del Consiglio di sicurezza e, in particolare, alla risoluzione n. 1284. Quest'ultima, adottata nel dicembre scorso con l'astensione di Francia, Russia e Cina, pur costituendo un passo in avanti, non è stata accolta dall'Iraq.
Sul piano economico, la risoluzione n. 1284 toglie con effetto immediato il tetto sulle esportazioni del petrolio collegato a programma oil for food, consente l'utilizzo degli introiti petroliferi per l'acquisto delle merci, anche all'interno del paese, prevede l'assistenza tecnica e l'acquisizione dei necessari pezzi di ricambio finalizzati ad aumentare la produzione di petrolio e sottrae all'approvazione del Comitato sanzioni del Consiglio di sicurezza la fornitura di merci per uso sanitario, farmaceutico e alimentare, al fine di migliorare la situazione umanitaria.
Per quanto riguarda le ispezioni, la risoluzione n. 1284 - come si sa - sostituisce l'Unscom (United Nations special Commission), non più presente in Iraq dal settembre 1998, con l'Unimovic (United Nations monitoring verification and inspection Commission), sotto la guida di Hans Blix.
L'ex direttore della AIEA sta predisponendo il programma di ispezione che dovrebbe tenere conto del lavoro già fatto dall'Unscom e basarsi soprattutto sul monitoraggio dell'effettiva cessazione dei programmi di costruzione delle armi di distruzione di massa, piuttosto che sulla ricerca e sull'eliminazione di ulteriori armi.

FABIO CALZAVARA. Legge lo stesso intervento che ha fatto al Senato!

UGO INTINI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. La risoluzione n. 1284 contempla la sospensione delle sanzioni economiche in presenza di un positivo parere dell'Unimovic sull'ottemperanza degli impegni iracheni alla completa ed effettiva rinuncia ai programmi di sviluppo di armi di distruzione di massa.
Sebbene la risoluzione comporti un miglioramento delle condizioni del regime sanzionatorio imposto all'Iraq, il regime di Bagdad l'ha sino ad ora respinta chiedendo, invece, una revoca incondizionata delle sanzioni, adducendo la motivazione che l'Unscom aveva già completato tutte le necessarie ispezioni.
Ciò detto, si ripropone in quest'aula la situazione che si è manifestata al Senato.


Pag. 27

Ho ascoltato con attenzione e mi sono trovato d'accordo con gli interventi di oggi anche per il loro alto livello politico, tecnico e, soprattutto, morale. Vi è in questa Camera, così come al Senato, un sentimento unico, di tutte le forze politiche e, ovviamente, anche del Governo. Si avverte nell'aria una sorta di feeling che apre, tra l'altro, prospettive importanti in generale sulla politica estera italiana. In tutti vi è una angoscia per queste sofferenze enormi che sono state oggi descritte in modo così efficace e sconvolgente. Vi è la volontà di un'iniziativa diplomatica dell'Italia che riprenda in modo forte e sollecito la vicenda nella quale l'Italia svolge un ruolo traente che è ben noto, perché dobbiamo promuovere il dialogo e lo facciamo. La visita del Presidente del Parlamento iracheno nei giorni scorsi ha avuto un suo significato. Egli ha incontrato i dirigenti di massimo livello del nostro paese: i Presidenti della Camera e del Senato, il Presidente del Consiglio e il ministro degli esteri.
Come è evidente, l'Italia si muove in questo contesto a livello dell'Unione europea. Il Governo capisce bene che non si possono e non si devono forzare gli obiettivi della risoluzione delle Nazioni Unite perché - diciamo la verità - la risoluzione è finalizzata all'obiettivo di impedire il riarmo e l'acquisizione della capacità di guerra nucleare da parte dell'Iraq e non ha l'obiettivo di rimuovere Saddam Hussein: sono due cose ben diverse.
Tantomeno ci può essere l'obiettivo machiavellico - che qualcuno qui sospetta e che io non oso immaginare - di conservare la tensione nella zona del Medio Oriente per garantire politica nella regione una presenza militare ed un'egemonia degli anglosassoni, secondo l'idea dell'onorevole Mantovani (Commenti del deputato Mantovani). Constato che in quest'aula, come in quella del Senato, vi è un idem sentire che ha, tra l'altro, radici profonde e diverse: la radice della sinistra è la tradizionale impostazione pacifista, nel mondo cattolico vi è la pietas della Chiesa, da parte della destra vi è la sottolineatura dell'autonomia nazionale, l'orgoglio per una posizione nazionale dignitosa. Nell'area liberaldemocratica vi è la consapevolezza che, finita la guerra tra est ed ovest, noi siamo sì alleati fedeli degli Stati Uniti e dell'Occidente, ma ancor più degli alleati che manifestano la fedeltà anche conservando ed acuendo lo spirito critico che, espresso con franchezza, è tipico degli amici e degli alleati veri.
Mi convince molto, onorevole Pezzoni, l'osservazione che è pericolosa la creazione di una sorta di nuovo diritto internazionale, straordinariamente e spesso arbitrariamente intrusivo nelle vicende dei singoli Stati. Mi convince molto, onorevole Frau, anche l'idea che questa sorta di nuovo diritto internazionale non possa essere guidato dalla filosofia di un'unica superpotenza, cioè gli Stati Uniti. Tuttavia - lo dico anche all'onorevole Mantovani, del cui discorso condivido gran parte - non c'è ipocrisia nella posizione del Governo italiano. L'Italia, il nostro Governo, sa che non può fare da sola ciò che l'Unione europea non fa; non può per realismo politico - è evidente - ma, soprattutto, per la volontà, che tutti abbiamo, di raggiungere un obiettivo comune, quello che ci siamo posti oggi in quest'aula.
Faccio una domanda che è di buonsenso: l'Italia otterrebbe di più da sola, isolata dal resto d'Europa, magari con un bel gesto, oppure il nostro paese conseguirebbe di più nel contesto europeo, impegnandosi a convincere gli altri paesi europei a muoversi con maggiore apertura? Credo che si otterrebbe di più cercando di dare il nostro contributo e facendo uno sforzo per rimettere in movimento, tutti insieme, l'Europa e la diplomazia europea verso gli obiettivi che ci proponiamo.
Il Governo, quindi, concorda con la linea indicata dal Parlamento, tenendo fermi tuttavia due paletti: in primo luogo, l'Iraq deve rispettare la risoluzione delle Nazioni Unite; in secondo luogo, l'Italia non deve muoversi completamente isolata dall'Europa e persino da un paese come la Francia, dove Le Monde, quotidiano autorevole, scrive quello che sappiamo. All'interno di questi paletti il Governo vede bene che esiste una drammatica, una terribile questione di tempi. Posso per


Pag. 28

tanto assicurarvi che non in queste settimane, ma in questi giorni, sono in corso contatti ed iniziative suscettibili di produrre risultati utili.
Vorrei concludere con un'ultima osservazione. Ritengo sia molto importante ciò che abbiamo ascoltato oggi in quest'aula, perché mi sembra che vada al di là della questione dell'Iraq e ponga le basi per una politica estera bipartisan, unitaria, tipica dei grandi paesi, dove maggioranza e opposizione condividono punti fermi. Probabilmente, finita la terza guerra mondiale, che ha diviso l'Italia e che si è svolta per decenni sotto i nostri occhi, va maturando un'idea comune dell'interesse e del ruolo dell'Italia; oggi lo abbiamo verificato, ascoltando valutazioni che vanno molto al di là della questione irachena. Ciò riguarda anche i rapporti con i nostri alleati americani. A me sembra che tale prospettiva vada colta dal Governo; su di essa avremo molto da riflettere anche nei prossimi anni.

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato alla seduta di dopodomani, avendo il gruppo parlamentare della Lega nord Padania chiesto di svolgerlo non domani bensì mercoledì.

Back Index Forward