Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 726 del 25/5/2000
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(Mantenimento della sezione staccata del tribunale di Milano ad Abbiategrasso)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Deodato n. 2-02378 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 12).
L'onorevole Deodato ha facoltà di illustrarla.

GIOVANNI GIULIO DEODATO. Signor Presidente, onorevole sottosegretario per la giustizia, il decreto legislativo n. 491 del 1999 ha disposto lo smembramento territoriale dell'ex pretura di Abbiategrasso e la destinazione di venticinque comuni che ne formano il mandamento, rispettivamente, al circondario dei tribunali di Vigevano, di Pavia e alla sezione distaccata di Rho del tribunale di Milano.
Questa decisione è stata accolta con stupore e - devo dire - anche con rabbia e grande sconcerto dalle popolazioni locali, delle cui esigenze ci siamo fatti interpreti in molte occasioni e nelle sedi più appropriate io personalmente - anche per aver svolto le funzioni in quella pretura -, gli onorevoli Pisapia e Saponara, avvocati molto stimati in quella sede, nonché i sindaci dei comuni interessati e gli avvocati del foro locale.
Sulla base dell'ampio e appassionato dibattito che si è sviluppato nell'ambito delle comunità locali, ho assunto l'iniziativa di presentare, con altri quarantacinque deputati appartenenti a diversi gruppi del Polo per le libertà, questa interpellanza urgente, nello stesso giorno in cui il nuovo Governo ha ottenuto la fiducia da parte della Camera. Ho fatto ciò nella ferma convinzione che le argomentazioni addotte, fondate su fatti oggettivi e conformi alle legittime attese degli abitanti di quel territorio, possano essere rivalutate positivamente da lei e dal nuovo ministro della giustizia, che sappiamo essere attenti e sensibili alle esigenze giuste e ai fondati disagi dei cittadini.
Devo innanzitutto rilevare che la legge n. 155 del 5 maggio 1999 ha attribuito al Governo la delega all'unico scopo di decongestionare gli uffici giudiziari di alcune aree metropolitane, tra le quali quella di Milano. Per questa ragione la stessa legge ha posto alcuni vincoli ed ha fissato i criteri a cui il Governo doveva attenersi nella scelta delle soluzioni maggiormente appropriate. L'articolo 1, lettera c), della legge è chiaro: tali criteri fanno riferimento alla popolazione servita e ai relativi caratteri socio-economici, al territorio, al sistema dei trasporti e all'entità dei carichi


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di lavoro. È chiaro, quindi, che l'obiettivo centrale delle misure da adottare era quello di rendere più efficiente il servizio ai cittadini e di diminuire il disagio delle popolazioni servite.
Nel caso del tribunale di Milano il decreto legislativo ha lasciato invariato l'intero assetto del circondario, con una sola eccezione, quella relativa alla sezione di Abbiategrasso. Purtroppo, soltanto per essa è stato disposto - io credo in modo illegittimo, perché non è stato raggiunto l'obiettivo fissato dalla legge delega - lo smembramento territoriale, con la destinazione di 25 comuni a tre tribunali ed in modo specifico: due comuni al tribunale di Pavia, 12 comuni al tribunale di Vigevano e 11 comuni alla sezione staccata di Rho del tribunale di Milano.
Signor sottosegretario, ho l'obbligo di sottolineare, avendone una conoscenza approfondita e diretta, l'eccezionale gravità e le evidenti conseguenze negative di tale provvedimento, anche per il fatto che questi tre tribunali insistono sul territorio di due province, e precisamente su quella di Milano e su quella di Pavia.
Desidero farle rilevare anche che, prima dell'adozione del decreto legislativo, che noi contestiamo fermamente sul punto specifico, la sede di Abbiategrasso era la sezione di un solo tribunale, quello di Milano, sito nella stessa ed unica provincia di Milano. In proposito non può essere trascurato il fatto che nella città di Abbiategrasso continuano a rimanere le sedi dell'ufficio del giudice di pace, dell'ufficio del registro, dell'ufficio delle imposte dirette e del comando della compagnia dei carabinieri. Si tratta di uffici che fanno tutti riferimento alla provincia di Milano e non anche a quella di Pavia.
Si possono quindi condividere, anche per questa ragione, il disagio e lo sconforto che gravano su quella popolazione e sugli operatori del diritto di quella sede.
Non vi è dubbio poi che il decreto legislativo non abbia realizzato l'obiettivo fissato dalla legge delega e, cioè, di decongestionare gli uffici giudiziari di Milano. Basta infatti considerare - recito le parole del Consiglio superiore della magistratura - che «a seguito dei minimi spostamenti di porzione di territorio del circondario dal tribunale di Milano, la riduzione di carico di lavoro è di dimensioni insignificanti: meno 5 per cento di bacino di utenza, meno 4 per cento per il carico penale, meno 3 per cento per il carico civile».
Contemporaneamente si è avuta l'attribuzione di notevoli carichi al tribunale di Pavia (più 18 per cento della popolazione, più 17 per cento del carico penale e più 26 per cento del carico civile) e si è registrato un incremento ancora maggiore di carichi per il tribunale di Vigevano (più 39 per cento di popolazione, più 25 per cento di cause penali, più 33 per cento di cause civili).
È evidente che si tratta di incrementi di carichi di notevole entità a cui i due tribunali non sono sicuramente in grado di far fronte con gli organici e le strutture attuali e quindi è prevedibile che da questa situazione possa derivare il formarsi di un consistente arretrato all'amministrazione giudiziaria ed un ulteriore prolungamento dei termini per le decisioni, con evidente grave danno per i cittadini interessati.
«Questi fatti hanno provocato» - secondo il Consiglio superiore della magistratura - «un giudizio necessariamente critico sull'insieme di scelte effettuate per l'area milanese».
Richiamo la sua attenzione, signor sottosegretario, sul fatto che nell'ambito del tribunale di Milano quello dell'ex pretura di Abbiategrasso è l'unico caso di smembramento territoriale disposto dal decreto legislativo. Infatti lo stesso provvedimento ha ritenuto di conservare l'assetto attuale per tutto il rimanente circondario del tribunale di Milano, inclusa la sezione distaccata di Cassano d'Adda, che pure ha caratteristiche quasi identiche a quelle della sezione di Abbiategrasso. È proprio per questa identità di caratteristiche non si comprende l'ingiusta disparità di trattamento. Anche la sezione di Abbiategrasso avrebbe dovuto rimanere


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collegata - e fermamente avanziamo una richiesta in tal senso - al circondario del tribunale di Milano.
È agevole verificare che anche la sezione di Abbiategrasso, come quella di Cassano d'Adda, presenta legami e collegamenti inscindibili con la città capoluogo a cui è collegata da strade e dalle principali linee di trasporto pubblico e, come quella di Cassano d'Adda, presenta una popolazione di analoga entità (circa 161 mila abitanti) e soprattutto carichi di lavoro assai contenuti (426 cause penali e 1.358 cause civili). Questi dati sono agevolmente rilevabili dalle tabelle allegate al decreto legislativo.
Secondo il parere del Consiglio superiore della magistratura, si tratta di livelli quantitativi tali da non incidere in modo significativo sulla realtà del tribunale milanese. Questo elemento, signor sottosegretario, nella relazione al decreto legislativo è stato ritenuto «decisivo nella ricerca di un punto di equilibrio fra efficienza e bisogni diffusi».
Di tutto ciò si era resa ben conto la II Commissione permanente della Camera durante l'articolato dibattito svoltosi nelle due sedute del 18 e del 24 novembre 1999 e di cui si trova traccia nei relativi verbali. In quella sede accogliendo una proposta che io stesso avevo presentato, il relatore, onorevole Bonito, aveva riformulato sul punto la sua precedente proposta e tale riformulazione era stata condivisa all'unanimità dalla Commissione dopo che il sottosegretario Li Calzi si era rimesso al parere della Commissione stessa. Questo è un fatto che assume un certo rilievo.
Occorre ricordare inoltre che il parere favorevole approvato dalla Commissione è stato espressamente sottoposto (è questo un altro fatto su cui richiamo la sua attenzione) alla condizione del non esercizio della delega legislativa «in attesa dell'istituzione con distinto disegno di legge di una nuova sede circondariale nell'area metropolitana milanese».
Ciò in quanto la Commissione aveva attentamente valutato - leggo testualmente - i trascurabili benefici che lo smembramento della sezione di Abbiategrasso avrebbe comportato per i carichi di lavoro del tribunale di Milano, dopo averli comparati ai disagi provocati all'utenza e agli operatori. Era questa, dunque, la motivazione della Commissione permanente.
Purtroppo, il Governo ha disatteso il parere unanime della Commissione e non ha tenuto conto della volontà del Parlamento, poiché ha mantenuto nel testo del decreto legislativo il proprio precedente orientamento, nonostante - lo ribadisco - la chiara posizione assunta in Commissione dal rappresentante dell'esecutivo.
È evidente che il decreto legislativo ha trascurato l'obiettivo centrale fissato dalla legge delega, perché non ha considerato lo stretto rapporto che da oltre cento anni lega i 25 comuni della sezione di Abbiategrasso sul piano dell'omogeneità socioeconomica e della contiguità territoriale. Contro lo smembramento del territorio si sono espressi, oltre al sottoscritto, gli avvocati del locale foro ed i sindaci dei comuni interessati, che hanno chiesto formalmente, con separate lettere al ministro, la sospensione dell'applicazione del decreto legislativo su tale punto.
Come ho precedentemente cercato di chiarire, si tratta di un'esigenza vivamente avvertita dalle popolazioni locali e dagli operatori giudiziari, per i quali si profilano notevoli disagi a seguito dello smembramento e del trasferimento della sezione giudiziaria di Abbiategrasso su tre tribunali che appartengono - non lo si dimentichi - a due province distinte.
Signor sottosegretario, nel rimettere tali considerazioni ho piena fiducia che le stesse vengano valutate, sia da lei, sia dal ministro, con la dovuta attenzione e con piena indipendenza di giudizio rispetto all'iter sinora sviluppato e alla decisione adottata senza adeguato approfondimento dal suo predecessore. Lo richiedono il rispetto dei criteri fissati dalla legge delega e le esigenze legittime della popolazione.
In conclusione, anche a nome dei 45 onorevoli colleghi sottoscrittori dell'interpellanza in esame, chiedo a lei e all'onorevole ministro se non si ritenga necessario


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che, sulla base delle fondate ragioni e dei fatti che ho sin qui riferito, sia mantenuto ad Abbiategrasso l'ultracentenario assetto territoriale della sezione distaccata del tribunale di Milano e che, quindi, sia disposta con urgenza la correzione (avevo dapprima chiesto la sospensione, ma è meglio quest'ultima) del decreto legislativo su tale punto; tale sospensione può avvenire entro dodici mesi dalla data dell'entrata in vigore del provvedimento.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Deodato.
Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.

FRANCO CORLEONE, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Deodato per l'estrema cortesia con cui ha espresso le obiezioni ad un fatto che ha portato numerosi parlamentari a presentare questo atto del sindacato ispettivo, in relazione anche a sensibilità assai vaste e diffuse.
Mi posso limitare ad una risposta molto scarna, rassicurando l'onorevole Deodato di aver preso buona nota di tutte le sue osservazioni, nonché della richiesta da presentare al ministro Fassino per individuare le modalità di risposta a tale pressante esigenza. Mi limito, dunque, a ricapitolare ed a spiegare quel che ha determinato le decisioni del Governo. Sono stati criticati i contenuti del decreto legislativo n. 491 del 1999, con riferimento alla suddivisione del territorio della ex pretura di Abbiategrasso, che rimane sezione distaccata.
Come è noto, il decreto legislativo fu adottato dal Governo nella piena consapevolezza, condivisa dalle Commissioni parlamentari, dell'insufficienza di un intervento che doveva limitarsi, per vincoli di bilancio, all'istituzione di due soli nuovi tribunali; invece (e di ciò si dava atto espressamente nella relazione al decreto legislativo), il Governo riteneva essenziali altri interventi. In particolare, per l'area milanese la soluzione dei problemi del territorio era individuata espressamente nell'istituzione di un nuovo tribunale a Legnano. La necessità di istituire tale nuovo tribunale era pienamente condivisa dalle Commissioni parlamentari, sia della Camera che del Senato, le quali hanno formulato l'espresso invito al Governo a non operare scelte che potessero pregiudicare o rendere più complessa l'istituzione di quel tribunale. Credo vada letto in questa chiave l'invito rivolto al Governo a soprassedere dall'intervento sulla sezione di Abbiategrasso, come ha ricordato l'onorevole Deodato. Il Governo ha ritenuto che la scelta di scorporare la sezione di Abbiategrasso, lasciando alla sezione distaccata di Rho del tribunale di Milano il territorio dei comuni del magentino, forse sostanzialmente rispettosa di tali indicazioni, in quanto quell'area era stata individuata come quella che naturalmente avrebbe dovuto gravitare sull'istituendo tribunale di Legnano.
Quanto, poi, al modesto vantaggio che deriverebbe agli uffici milanesi dal nuovo assetto (e l'onorevole Deodato ha ricordato le cifre, riprese anche da documenti dello stesso CSM), occorre tenere presente, pur prestando fede ai dati ricordati, che al sia pure modesto decongestionamento degli uffici di Milano corrisponderebbe - o nell'intenzione si riteneva che corrispondesse - una razionalizzazione non secondaria dell'intero territorio, favorendo una migliore e più adeguata utilizzazione delle energie del tribunale di Vigevano e della sezione distaccata di Abbiategrasso; ciò coerentemente con altre finalità della legge delega, in particolare quella dell'utilizzazione ottimale delle risorse disponibili.
Tutti, però, siamo consapevoli dell'insufficienza della soluzione e dell'urgente necessità di un nuovo atto legislativo per l'area milanese, anche in relazione alle ricordate indicazioni dei sindaci della zona.
Penso che questa sia la vera soluzione al problema segnalato dagli interpellanti, mentre al momento e con estrema prudenza ritengo che una sospensione degli effetti del decreto legislativo non sia tecnicamente


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praticabile. Mi pare che l'onorevole Deodato abbia suggerito un diverso intervento, volto ad una correzione: ho già detto che mi riservo di sollecitare l'attenzione su questa proposta.
In ogni caso, sono convinto che al problema vada data soluzione complessiva e posso dire che l'iter per la presentazione di un disegno di legge di revisione delle circoscrizioni giudiziarie, all'interno del quale si preveda l'istituzione del tribunale di Legnano, è in fase di avanzata definizione. Nella discussione di quel disegno di legge mi auguro che vi sarà una fattiva partecipazione e in tal senso non evoco genericamente l'opposizione, ma in concreto l'onorevole Deodato, che spero vorrà dare un contributo costruttivo, perché quella discussione sarà l'occasione per un ripensamento sulle scelte adottate in merito alla sezione di Abbiategrasso.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Corleone.
L'onorevole Deodato ha facoltà di replicare.

GIOVANNI GIULIO DEODATO. Desidero ringraziare il signor sottosegretario alla giustizia per aver preso buona nota delle osservazioni che mi sono permesso di sottoporre alla sua attenzione. Tuttavia, devo dire con chiarezza che la Commissione giustizia aveva accolto l'emendamento da me proposto alla parte dispositiva del parere, che ne chiarisce la motivazione, facendo riferimento solo ad una nuova sede circondariale nell'area metropolitana di Milano (quindi, senza alcun riferimento, ad esempio, all'area nord di Milano, come intendeva fare un emendamento presentato dall'onorevole Pisapia che è stato poi ritirato).
Non posso quindi dire, anche a nome dei quarantacinque deputati che in questo momento rappresento, di essere soddisfatto, perché la sua risposta è incompleta, come lei del resto aveva lasciato intendere. Ritengo che occorra prestare particolare attenzione al fatto che il parere favorevole era stato espresso all'unanimità dalla Commissione giustizia e che tale parere era sottoposto ad una condizione sospensiva. Ne deriva che il parere avrebbe potuto essere considerato favorevole solo se si fosse verificata quella condizione sospensiva, vale a dire il mancato esercizio della delega legislativa sul punto. Nei fatti, invece, si è verificato il contrario: la delega è stata esercitata dal Governo onde, non essendosi verificata la condizione alla quale il parere favorevole era sottoposto, lo stesso deve considerarsi sul punto quale parere contrario al decreto legislativo. Credo sia opportuno tenere conto del fatto che il parere unanime di una Commissione permanente equivalga all'espressione della volontà parlamentare: pertanto, il Governo, esercitando la delega, ha assunto una posizione contraria a quella del Parlamento. Questo ragionamento mi sembra possa considerarsi valido.
In secondo luogo, devo rilevare con pacatezza che le argomentazioni alle quali forse lei intendeva far riferimento non sono certamente convincenti, perché non contengono alcun elemento di novità sulla posizione del Governo e sembrano ripetere, credo, le considerazioni espresse in una lettera indirizzata il 4 maggio al sindaco di Abbiategrasso dal direttore generale dell'organizzazione giudiziaria. Si tratta di una lettera che contiene qualche errore di calcolo - non voglio fare polemiche -, ma, visto il tempo a nostra disposizione, non intendo entrare nei particolari, anche se potremmo decidere di esaminarla in altro momento.
Le considerazioni svolte dal direttore generale fanno in più punti riferimento ad un documento elaborato dalla provincia di Milano e dichiarano di condividerlo. Tuttavia, devo osservare che con assoluta evidenza questi riferimenti sono stati estrapolati dal testo in modo disorganico e senza riservare alcuna considerazione ai diversi aspetti dell'ipotesi complessiva ivi delineata, che è stata definita dalla provincia quale semplice contributo dei soli aspetti della viabilità e dei trasporti. La provincia ha ritenuto necessario precisare più volte che su tale documento «non si è svolta alcuna verifica in sede istituzionale


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né si è proceduto ad una consultazione con i comuni interessati» ed ha aggiunto testualmente che «una simile ipotesi deve essere ampiamente verificata sul piano operativo nelle sedi istituzionali competenti e con le necessarie consultazioni con i comuni interessati». La provincia ha dichiarato con chiarezza di non aver potuto ottemperare a questi adempimenti essenziali e necessari a causa della ristrettezza del tempo assegnatole dal Ministero della giustizia.
Va poi considerato che, mentre l'ipotesi prospettata dalla provincia era tesa ad alleggerire il tribunale di Milano, coinvolgendo cioè il territorio di più sedi giudiziarie (quindi non di un'unica sede giudiziaria), al contrario il Governo si è limitato a scorporare come unico caso la sezione di Abbiategrasso, senza così ridurre, se non in quantità assolutamente insignificante, il carico di lavoro.
Onorevole sottosegretario, desideravo anche riferirle e precisare che è vero, come ha detto lei, che esiste tuttora la sede distaccata, però è una sede distaccata che appartiene ad una provincia diversa: non è più sede distaccata del tribunale di Milano, ma sede distaccata del tribunale di Vigevano ed è monca di quei comuni che sono stati attribuiti - come dicevo - ad altri due tribunali, uno al tribunale di Milano e l'altro al tribunale di Pavia.
Così facendo, il decreto legislativo ha disatteso non soltanto il parere della Commissione permanente parlamentare, ma anche quelli del consiglio giudiziario, che si era espresso in modo assolutamente diverso, dei comuni interessati e degli avvocati del luogo, con la paradossale conseguenza che, da un lato, non ha realizzato, se non in misura quantitativamente insignificante, l'alleggerimento del tribunale di Milano in termini di popolazione e di carico di lavoro, mentre, dall'altro lato, non avendo tenuto conto dei pareri sopra riferiti, ha recato disagi gravissimi alle popolazioni e agli operatori giudiziari.
Dovrei concludere con una considerazione, ribadendo la richiesta che avevo fatto precedentemente. Naturalmente, se la posizione del Governo sarà diretta a difendere comunque e a tutti i costi il provvedimento adottato sul punto, non solo sarebbe indecifrabile ed astrusa per tanti ma proprio per questa ragione prevedibilmente potrebbe essere destinata a provocare una comprensibile reazione negativa da parte delle popolazioni interessate a causa del grave pregiudizio che sarà provocato alle stesse.

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