Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 726 del 25/5/2000
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Si riprende lo svolgimento di interpellanze urgenti.

(Iniziative del Governo per promuovere le «pari opportunità»)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Pozza Tasca n. 2-02421 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 8).
L'onorevole Pozza Tasca ha facoltà di illustrarla.

ELISA POZZA TASCA. Signor Presidente, signor ministro, lei tra pochi giorni si recherà a New York per rappresentare il nostro paese alla Conferenza di «Pechino più 5», ma soprattutto rappresenterà le donne del nostro paese ed è per questo che le ho posto con urgenza l'interpellanza in esame.
Nel settembre del 1995 mi trovavo a Pechino al Forum internazionale e, in quella sede, si ebbe realmente la percezione che l'esistente stava cambiando e che si stavano aprendo nuove frontiere per le donne, nuove frontiere di rivendicazione di diritti, di opportunità. A Pechino, da parte delle donne, vi era una forte domanda di potere reale e di responsabilità. Oggi, a distanza di cinque anni, quando i primi bilanci vengono fatti, ci dobbiamo chiedere: le istituzioni sono state capaci di adeguarsi al protagonismo sociale femminile? Hanno realizzato quanto cinque anni fa fu sbandierato a gran voce? Empowerment e mainstreaming


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sono state parole virtuali o hanno trovato cittadinanza nella realtà? Tra due settimane, a New York, una sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, definita «Pechino più 5», prenderà in esame, appunto, i primi cinque anni di vita della Piattaforma di Pechino per analizzare i risultati conseguiti, gli ostacoli incontrati e quali azioni dovranno essere intraprese per il prossimo quinquennio, in modo da raggiungere gli obiettivi stabiliti dalla IV Conferenza mondiale sulla donna. Due settimane fa, a Strasburgo, la Commissione pari opportunità del Consiglio d'Europa, di cui faccio parte, ha votato un rapporto che valuta quanto i paesi membri hanno saputo realizzare nel piano di azione di Pechino. Questa mattina sfogliavo proprio il rapporto del Governo italiano sull'applicazione della Piattaforma di Pechino. Tra le prime azioni richieste ai Governi firmatari vi era quella relativa alla redazione di un rapporto sulle dodici aree critiche del piano d'azione. Ho potuto constatare che alcune iniziative sono state poste in cantiere, ma quante di queste verranno effettivamente realizzate? Cito alcuni esempi. A pagina 14, dove si parla dell'area «donne e povertà», si dice: «Certo nel nostro paese manca un'analisi di genere della povertà e ciò condiziona l'individuazione di strategie di intervento efficaci». Tra gli impegni futuri si citano due disegni di legge, rispettivamente sull'acquisto della prima casa e sulle nuove domande di benessere connesse all'evoluzione delle strutture familiari. A pagina 27, sulla violenza familiare: «È vero che fu fortemente innovativo il disegno di legge presentato dal ministro Finocchiaro «Misure contro la violenza nelle relazioni familiari» che garantisce allontanamento dalla casa familiare di chi ha commesso violenza, ma è pur vero che quel disegno di legge è stato approvato dalla Commissione giustizia solo il 29 febbraio scorso, a due anni dalla sua presentazione».
Sempre a pagina 27, a proposito di violenza, si parla di Bologna, del progetto «Zero tolleranza». Ho letto con attenzione tutti gli atti di quel seminario e conosco il progetto, che è encomiabile, così come è articolato per quanto riguarda la prevenzione e i servizi disponibili, nonché la campagna di sensibilizzazione, ma è pur vero che, proprio a Bologna, la «Casa delle donne», che visiterò domani, una delle strutture più significative operanti di quel settore, attiva dal 1990, e che da allora è riuscita anche ad anticipare la risposta delle istituzioni, prendendosi cura di quasi 3.000 donne, rischia di chiudere perché non le è stata rinnovata la concessione. Certo la responsabilità è del comune, ma il piano d'azione e la direttiva Finocchiaro-Prodi prevedevano che si realizzassero concertazioni tra i vari livelli istituzionali - Governo, enti territoriali, associazioni - e mi sembra che questo non sia stato realizzato.
L'ultimo esempio riguarda la tratta delle donne, un tema che, come presidente della Commissione sulla violenza contro le donne del Consiglio d'Europa, ho molto a cuore. Oggi ne parla anche il Papa e, per fortuna, sul tema vi è attenzione da parte di tutte le istituzioni. Alcuni mesi fa a Bari ho promosso un convegno su questo drammatico fenomeno, al quale erano presenti i rappresentanti di 41 paesi e, quindi, vi erano 41 colleghi che lavoravano insieme a me.
È vero che l'articolo 18 della legge n. 40, quando fu presentato dal ministro Finocchiaro alla conferenza de L'Aja, fu considerato rivoluzionario, ma la sua applicazione presenta ancora nodi irrisolti, tra i quali le difficoltà che le ragazze incontrano nel rilascio dei permessi di soggiorno e le poche ore che le forze dell'ordine hanno a disposizione per completare tutta la fase istruttoria, così come emerge sempre più pressante la necessità di favorire il ricongiungimento delle vittime con i loro familiari che sono all'estero.
Concludo, Presidente, ricordando che il 7 e l'8 marzo scorsi a Napoli si è svolto il forum delle donne del Mediterraneo, al quale erano presenti molte istituzioni. Citando Garcia Marquez - citato più volte in quella sede -, che ha sostenuto: «più


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potere alle donne», vorrei concludere chiedendole che la delegazione che lei rappresenterà a New York non chieda più potere, ma più democrazia per le donne nel nostro paese.

PRESIDENTE. Il ministro per le pari opportunità ha facoltà di rispondere.

KATIA BELLILLO, Ministro per le pari opportunità. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Pozza Tasca e le altre presentatrici dell'interpellanza, che mi danno l'opportunità di approfondire in questa sede i temi che discuteremo a New York e di cui io mi farò portavoce in rappresentanza della delegazione italiana. Sottolineo anche la sensibilità dell'onorevole Pozza Tasca, che nell'illustrazione dell'interpellanza ha voluto puntualizzare una serie di altre questioni e di temi molto importanti, che sono alla mia attenzione, come ministro per le pari opportunità, ma che sicuramente sono anche all'attenzione di tutto il dipartimento e sulle quali presto intendo procedere ad un confronto con le donne elette nel Parlamento italiano.
Come dicevo, parteciperò alla sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e in quella sede mi farò portavoce di tutte le problematiche denunciate nell'atto ispettivo, con particolare riferimento alle violazioni dei diritti umani ed alle condizioni di disuguaglianza e di discriminazione che ancora oggi colpiscono le donne italiane.
Il Governo italiano in materia di pari opportunità è già impegnato ai più alti livelli di azione politica, sia in sede comunitaria sia in ambito internazionale. L'impegno per l'applicazione della Piattaforma di Pechino in Italia si è però collocato in un contesto estremamente complesso, nell'ambito del quale l'azione governativa è condizionata da una serie di altre istituzioni ed anche dai vincoli comunitari, i quali, tuttavia, per le donne significano anche l'apertura di nuovi spazi politici. Un esempio in tal senso è costituito dalle novità introdotte dal Trattato di Amsterdam del 1997, che anche lei ha citato - in particolare agli articoli 3, 13, 137 e 141 -, ma anche dalle numerose direttive e piani d'azione per le pari opportunità. Inoltre, a livello internazionale, l'impegno del dipartimento per le pari opportunità è stato ed è tuttora particolarmente intenso nell'azione di contrasto al fenomeno della tratta delle donne a scopo di sfruttamento sessuale.
La protezione dei diritti fondamentali deve essere un criterio guida per il processo di integrazione europea per l'allargamento ai nuovi Stati membri e sarà anche il terreno di sperimentazione del percorso verso una Costituzione europea.
Lo Stato nazionale deve però, come lei stessa ha evidenziato citando parte del rapporto, adeguare le proprie istituzioni normative e le prassi a questa sfida impegnativa perché abbiamo verificato che non bastano le leggi e che bisogna impegnarsi per attuarle. Occorre un'azione sinergica fra Governo ed istituzioni parlamentari per definire in tempi utili gli obiettivi che sia il Governo sia il Parlamento hanno elaborato e presentato su questo argomento.
Fino ad ora il livello nazionale si è dimostrato il più adeguato alla tutela dei diritti fondamentali e sicuramente la nostra Carta costituzionale ha storicamente costituito un terreno avanzato per l'attuazione dei diritti e delle libertà individuali e collettive, in particolare per l'emancipazione e la liberazione delle donne.
È certo che oggi dobbiamo guardare alla prospettiva di un intreccio sempre più complesso tra livelli sovranazionali, nazionali e locali, tra garanzie giuridiche e garanzie politiche dei diritti, soprattutto di quelli sociali e di quelli legati all'innovazione tecnologica, senza alcun arretramento rispetto al livello di tutela raggiunto nel nostro ordinamento.
Ho appreso con piacere che il documento contenente le linee guida è stato distribuito e colgo quest'occasione per informarvi che stiamo organizzando, prima della partenza per New York, una conferenza stampa alla quale ho già invitato il Presidente del Consiglio perché la sua presenza è certamente un segnale


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politico importante in quanto rappresenta la volontà dell'intero Governo e non del solo ministro per le pari opportunità.
Cercherò ora di rispondere alle varie questioni contenute nell'interpellanza. Per quanto riguarda la lotta alle disuguaglianze nell'accesso ai posti di lavoro e alle condizioni di lavoro, il Governo si è posto vari obiettivi, quali l'aumento del numero delle donne occupate ed occupabili, la promozione di una pluralità di modelli di vita e di lavoro, la rottura dei meccanismi che escludono le donne dai processi decisionali, il miglioramento della qualità del lavoro. I dati raccolti al riguardo dimostrano che la tendenza è positiva, anche se ancora molto rimane da fare.
Le risorse già programmate nell'ambito dei fondi strutturali per le politiche di varia opportunità sono ingenti; ogni anno - la previsione arriva fino al 2006 - mediamente ogni regione italiana dispone di circa 30 miliardi di lire per cui sarà cura delle parlamentari, oltre che del Governo in generale e del dicastero delle pari opportunità più in particolare, di stabilire rapporti con le regioni affinché si creino le condizioni che favoriscano l'investimento di queste risorse per l'occupazione delle donne.
Il pieno e concreto utilizzo delle risorse da parte delle regioni rappresenta una straordinaria opportunità per sostenere l'occupazione e l'occupabilità femminile e per il Governo è uno degli obiettivi fondamentali.
Questi sono fatti concreti ma occorre continuare a lavorare e vigilare affinché nelle direttive regionali l'ASSE E, che è quello che ci interessa, non venga svuotato e non preveda la definizione di criteri che garantiscano l'accesso alla formazione e poi all'inserimento nel mondo del lavoro.
Il dipartimento per le pari opportunità è stato coinvolto intensamente; ha già concluso l'attività di programmazione prevista dalla normativa sui fondi strutturali e, in questo momento, è in corso la strutturazione di un servizio specifico del dipartimento stesso finalizzato a fornire assistenza tecnica ed a favorire l'accompagnamento dell'azione di pari opportunità prevista dai piani operativi regionali: mi riferisco, dunque, all'orientamento della rete del servizio all'impiego, all'obiettivo dell'occupazione e dell'occupabilità femminile, agli interventi per la creazione di imprese e così via.
In particolare, è prevista l'attivazione di un parco progetti; ci rendiamo conto che ciò è fondamentale, in quanto il rischio che le regioni non abbiano a disposizione dei progetti potrebbe vanificare ogni nostra azione. È necessario, dunque, un parco progetti rappresentato dalle migliori pratiche cui potranno attingere gli enti ed i soggetti nei vari territori.
Le azioni da promuovere debbono mirare ad orientare la rete dei servizi per l'impiego all'obiettivo dell'occupazione femminile a costituire una rete di centri per l'occupabilità femminile, nonché a creare imprenditoria femminile tenendo conto delle caratteristiche specifiche del nostro territorio: penso, ad esempio, ad una parte dell'area centro-nord del paese per il reinserimento delle donne oltre quarant'anni d'età e penso all'area centro-sud, dove è grave il problema dell'occupazione giovanile femminile, in particolare con riferimento a ragazze altamente scolarizzate.
La nuova dimensione dell'occupazione fondata sulla flessibilità ha indubbiamente accresciuto le opportunità di lavoro delle donne ma, al tempo stesso, comporta alcuni rischi se è modellata esclusivamente sulle esigenze di produttività dell'impresa senza un'adeguata mediazione sociale. Si tratta di rischi che abbiamo evidenziato ed occorrerà, anche grazie ad una concertazione con le forze sociali, fare in modo che la flessibilità non diventi un nuovo sfruttamento e non significhi lavoro precario per le donne. Sotto questo profilo, è importante impegnarsi per una effettiva attuazione della recente legge sui congedi parentali, che definisce un quadro di pari opportunità per il lavoro delle donne finalizzato all'autoprogettazione di vita, in un contesto nel quale scelte di lavoro e di cura delle relazioni familiari siano viste nella prospettiva dell'integrazione.


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Nella stessa direzione, occorre accrescere le opportunità di lavoro a tempo ridotto ed attuare la nuova normativa sul part-time in modo non penalizzante né segregante per le donne. È necessario l'impegno del Governo, nonché del Parlamento, affinché la legge diventi operativa per conseguire l'obiettivo più generale: creare un nuovo uomo ed una nuova donna che, insieme, intervengano nel mondo del lavoro e condividano il momento della cura e degli affetti. Questo rappresenta un punto fondamentale per sostenere tutti gli interventi sull'occupazione e l'inserimento delle donne nel mondo del lavoro.
Prioritario, nell'azione di Governo, è anche l'impegno contenuto nel patto sociale affinché il costo degli assegni familiari venga sempre più spostato dagli oneri sociali alla fiscalità generale, come avviene per l'indennità di maternità, nonché l'impegno ad aumentare le detrazioni fiscali per i figli e avvicinarle al livello delle detrazioni per il coniuge a carico, oggi molto più alte.
Altro aspetto dell'azione di Governo in materia di lavoro è la necessaria attuazione del recentissimo decreto legislativo sulle consigliere di parità, volto a ridefinire e potenziare l'attività delle consigliere stesse, nonché a migliorare l'efficienza delle azioni positive previste dalla legge n. 125 del 1991. Le consigliere di parità hanno un ruolo fondamentale nell'attuazione dei principi di uguaglianza sostanziale e per le pari opportunità nel lavoro; esse svolgono sia compiti di promozione dell'occupazione femminile, sia funzioni di controllo e garanzia, con particolare riferimento alla legittimazione in giudizio per le azioni contro le discriminazioni sul lavoro.
Mi permetto, inoltre, di sottolineare che finalmente il Parlamento ha modificato la legge n. 125 del 1991, che non prevedeva alcuna risorsa per garantire al consigliere di parità di lavorare tranquillamente.
Aver istituito finalmente un fondo cambia l'ottica con la quale spesso ci siamo interessati dei servizi per le donne, secondo la quale, quando le donne si interessano dei problemi delle donne, possono farlo gratuitamente. Credo che anche questo sia un elemento da sottolineare.
Per quanto riguarda l'avvio di campagne di informazione e prevenzione dirette a tutti i soggetti interessati al fenomeno della violenza contro le donne, intesa come violazione dei diritti umani, il dipartimento è impegnato nell'attivazione di una grande campagna di sensibilizzazione culturale, collegata a quella lanciata dal Parlamento europeo; nella realizzazione di un osservatorio permanente sulla violenza contro le donne ed i minori; nella diffusione e generalizzazione delle iniziative di formazione su questo tema destinate agli operatori delle forze dell'ordine, della giustizia, della sanità, della scuola e dell'università. Anche questo viene fatto lavorando insieme con tutti gli altri organismi istituzionali che le donne nel corso di questi anni si sono date (penso alla commissione nazionale per le pari opportunità, al comitato nazionale per le pari opportunità, all'apporto delle parlamentari, e così via), per far sì che, pur in forme rispettose delle varie autonomie e capacità, vengano messe insieme tutte le energie utili per raggiungere gli obiettivi.
In relazione all'esigenza, evidenziata nell'interpellanza, di organizzare campagne di sensibilizzazione sulle pari opportunità dirette in particolare ad insegnanti ed operatori sociali, si considera obiettivo fondamentale innanzitutto il pieno inserimento della cultura dei generi nei corsi di laurea in scienze della formazione primaria e nelle scuole di specializzazione all'insegnamento secondario. Inoltre il dipartimento per le pari opportunità si impegna a proseguire i rapporti di collaborazione con il MURST e con il CUN per l'inserimento, in alcune classi di studio delle lauree specialistiche, di obiettivi formativi orientati alle dimensioni ed alle competenze di genere, nonché agli studi ed alle politiche di pari opportunità (nelle aree dell'educazione, della formazione, della medicina, della psicologia, delle scienze storiche, sociali, economiche e


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giuridiche, della cooperazione allo sviluppo, della pubblica amministrazione e del servizio sociale).
Per quanto riguarda la possibilità di stage per la formazione delle donne, il Governo è consapevole che, con riferimento allo scenario della società della conoscenza e della nuova economia, assumono assoluta centralità i temi della formazione adulta e della formazione permanente rivolta alle donne. A questo riguardo si è già operato, per ciò che concerne la programmazione dei fondi strutturali, affinché tali obiettivi siano fortemente presenti nella programmazione e nell'attuazione concreta. A questo riguardo il dipartimento sta già organizzandosi per fornire servizi e supporti alle attività delle regioni e degli enti territoriali.
Per quanto riguarda la creazione di impresa e l'autoimpiego, occorre evitare che attraverso le forme di sostegno attivate si creino imprese marginali, troppo fragili e non in grado di competere sul mercato. Questo è un aspetto che viene evidenziato e che dobbiamo davvero temere e tenere in seria considerazione. Vanno perciò intraprese azioni volte non solo alla creazione di nuove imprese, ma anche alla loro stabilizzazione: servizi alle imprese, accesso al credito, reti infrastrutturali e relazionali (tra questi, molto importante è proprio il tema dell'accesso al credito per il mondo femminile). In questa direzione il Governo ha già proceduto attraverso il tentativo di semplificare il regolamento sull'imprenditoria femminile, i cui nuovi criteri, volti ad una maggiore semplificazione rispetto all'erogazione di agevolazioni finanziarie, sono attualmente allo studio del comitato per l'imprenditoria femminile costituito presso il Ministero dell'industria (e ci auguriamo che questo serva veramente a snellire l'impatto burocratico, che è stato in alcuni casi devastante nell'esperienza passata).
Per quanto riguarda la promozione di programmi diffusi attraverso i mezzi di comunicazione volti alla promozione delle pari opportunità, si può ricordare che nel recente passato sono state promosse campagne informative - penso agli spot televisivi - sull'imprenditoria femminile. Attualmente è allo studio la realizzazione di nuove campagne sul traffico delle donne e, insieme al Ministero del lavoro e della previdenza sociale e al dipartimento per la solidarietà sociale, sulle nuove normative in materia di congedi parentali e consigliere di parità. Sempre in tema di comunicazione e informazione, sono state avviate altre iniziative come la produzione di opuscoli, cd-rom e altro materiale informativo e ci stiamo attivando con i mass media, in particolare con la RAI - come mi è stato richiesto da alcune parlamentari - affinché ci sia una maggiore attenzione nei confronti delle donne e della valorizzazione delle loro competenze e affinché nei palinsesti si riescano ad inserire programmi che sappiano interpretare le esigenze di cui stiamo discutendo.
L'azione di prevenzione e di contrasto al fenomeno del traffico delle donne finalizzato alla prostituzione è una delle questioni che maggiormente impegna il dipartimento, in un'ottica di integrazione tra protezione dei diritti delle donne trafficate e repressione del fenomeno criminale. È stato istituito presso il dipartimento, nel febbraio 1998, un comitato interministeriale di coordinamento delle azioni di Governo contro la tratta di donne e minori ai fini di sfruttamento sessuale, al fine di studiare e analizzare il fenomeno della tratta, che costituisce il centro di coordinamento dell'azione di Governo in Italia e nelle sedi internazionali.
A livello nazionale, il Governo italiano ha innanzitutto approvato, il 9 marzo 1999, il disegno di legge recante misure contro il traffico di persone che introduce nel codice penale il nuovo delitto di traffico di persone come moderna forma di schiavitù. Il dipartimento sta seguendo attentamente l'iter parlamentare di questo disegno di legge di cui si auspica l'approvazione nei tempi più brevi possibili. In questa fase, l'azione di Governo per contrastare il fenomeno della tratta è, sotto un diverso profilo, orientata alla piena


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attuazione dell'articolo 18 della nuova legge sull'immigrazione, norma di protezione che prevede il rilascio alle donne che vogliono sottrarsi ai trafficanti di un permesso di soggiorno di sei mesi rinnovabile per motivi di protezione sociale. Il permesso può essere concesso non solo alle donne che denunciano e rendono testimonianza, ma a tutte coloro che si trovano in pericolo a causa del tentativo di sottrarsi ai condizionamenti del gruppo criminale che le sfrutta, partecipando ad un programma di assistenza e integrazione sociale gestito dalle organizzazioni non governative.
Il dipartimento ha provveduto a selezionare i programmi di assistenza e integrazione sociale previsti dall'articolo 18. Il 29 febbraio scorso è stata firmata la convenzione che li rende operativi. Infine, stiamo cercando di monitorare la fase di prima applicazione dell'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione e a tal fine abbiamo avviato un'indagine statistica sulle persone che hanno ottenuto il permesso di soggiorno sulla base di quanto previsto da questa norma. Tra le azioni di sistema previste nell'ambito dell'attuazione dell'articolo 18, è stata già finanziata ed è in corso l'attivazione di un numero verde per informazioni e aiuto, realizzato da un coordinamento nazionale collegato con quindici punti locali, che consentirà il collegamento associazioni, ASL, servizi sociali, questure, strutture religiose e consolati che possano concretamente prestare assistenza. Inoltre, è stata già pianificata nei dettagli la realizzazione di una campagna di comunicazione che sensibilizzi l'opinione pubblica sul fenomeno della tratta.
A livello internazionale, nel maggio 1998, i Presidenti Clinton e Prodi hanno siglato un'intesa che impegna entrambi i paesi a prendere misure contro il traffico e che istituisce un gruppo di lavoro bilaterale. L'accordo è stato rinnovato nel luglio 1999 ed è ora in fase di attuazione.
Sempre sul piano dell'azione di contrasto alla tratta a livello internazionale, nell'ambito dei lavori del gruppo ad hoc per la redazione della convenzione dell'ONU sulla criminalità organizzata transnazionale che si svolgono a Vienna, si sta discutendo la stesura di un protocollo addizionale sul traffico di persone, in particolare donne e minori, distinto da quello sull'immigrazione illegale. Si riconosce così che il traffico di persone è un delitto tipicamente commesso dalla criminalità organizzata e che ha caratteristiche proprie rispetto alla violazione delle leggi sull'immigrazione trattandosi di una grave lesione dei diritti fondamentali della persona.
Per quanto riguarda la partecipazione delle donne nel processo decisionale, il Governo intende promuovere azioni dirette a rompere i meccanismi che escludono le donne dalle posizioni decisionali, mettendo in luce e contrastando i meccanismi che creano e mantengono disparità tra donne e uomini. Lei avrà sicuramente colto come nella nuova delega per il Ministero per le pari opportunità sia stato specificato con particolare evidenza che il ministro per le pari opportunità assiste il Presidente del Consiglio nelle nomine. Stiamo già lavorando come dipartimento, in collaborazione con la segreteria generale, ad un regolamento di attuazione che metta in condizioni il ministro per le pari opportunità di svolgere effettivamente questo compito. Siamo quindi particolarmente impegnate perché si modifichino e si creino le condizioni per eliminare tutte le disparità tra uomini e donne nelle carriere, nelle retribuzioni, nei trattamenti previdenziali, rafforzando le azioni positive della pubblica amministrazione. Ciò potrà avvenire appunto anche attraverso una puntuale azione di verifica e proposta nelle procedure di nomina - come dicevo - alle posizioni di vertice del settore pubblico.
Per quanto riguarda - e sto veramente concludendo - la promozione delle pari opportunità a livello politico e pubblico, si può ricordare che il dipartimento da tempo ha avviato una pratica di monitoraggio delle presenze femminili all'interno delle istituzioni politiche centrali e locali. Ma questo è un problema che va al di là del Governo e forse anche al di là delle


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singole parlamentari: è un problema politico, che però come donne, ma anche come forze politiche, abbiamo il dovere di mettere al centro della nostra discussione e delle nostre riflessioni.
Sintetizzando, anche per sottolineare quanto ancora sia lungo il cammino da percorrere in questa direzione, i dati sono i seguenti: nel Parlamento europeo le donne sono l'11,5 per cento, nel Parlamento italiano il 10,3 per cento; le donne sindaco nel nostro paese sono soltanto il 6 per cento; le consigliere regionali con il voto di aprile sono scese dal 13 al 9 per cento. Questi dati ci segnalano una difficoltà che non riguarda naturalmente soltanto le donne italiane. Per quanto riguarda il nostro paese in particolare, tutti gli altri dati dimostrano infatti che le donne sono ormai inserite abbastanza bene in un percorso che porterà sicuramente ad obiettivi positivi per loro e per l'intero paese, perché le donne sono comunque una risorsa anche economica per la nazione. I dati relativi alla politica dimostrano una crisi della politica, della discussione e del confronto politico.
In ogni caso, pur consapevole che la rottura dei meccanismi che ostacolano l'accesso delle donne alla rappresentanza politica è appunto strettamente connessa con la materia della riforma elettorale, il Governo auspica che proprio in questo campo possa esplicitarsi la massima attenzione da parte dei rappresentanti e delle rappresentanti del Parlamento, a cui spetta l'esclusiva competenza in materia.
A questo riguardo, ricordo anche che il 14 ottobre 1999 è iniziata la discussione nella I Commissione della Camera della legge di modifica dell'articolo 51 della Costituzione relativo all'eguaglianza dei sessi nell'accesso ai pubblici uffici. Anche questo è un problema ed un appuntamento importante che ci deve vedere impegnate nei nostri rispettivi ruoli.

PRESIDENTE. L'onorevole Pozza Tasca ha facoltà di replicare.

ELISA POZZA TASCA. Presidente, sarò rapidissima. Il ministro da poco tempo ricopre questa carica ma - da quello che ho capito - all'inizio del suo intervento ha detto che ci sarà un confronto con le donne elette.
Questo me lo auguro, ministro, perché siamo un paese che non ha una Commissione parlamentare di riferimento con il suo Ministero e dobbiamo, quindi, trovare punti e momenti di confronto. In altri paesi europei esiste la Commissione per le pari opportunità, mentre lei non ha la possibilità di venire a riferire in nessuna Commissione del nostro Parlamento: è per questo che bisogna sollecitare nel metodo questo rapporto.
Quello che lei ha detto, specialmente in conclusione della sua risposta, fa sperare in qualcosa di meglio, però lei si recherà a New York e si confronterà con quanto cinque anni fa è stato fatto a Pechino. Possiamo dire di aver realizzato più empowerment e più mainstreaming in questi cinque anni? No, quando lei andrà a Pechino troverà le cifre diminuite (alcune le ha citate anche lei) siamo diminuite in Parlamento, siamo diminuite nell'ultimo Governo tra ministri e sottosegretari, siamo diminuite nei consigli regionali appena eletti e nelle amministrazioni.
Lei ha citato la modifica dell'articolo 51, io sono proponente di uno di questi testi di legge, anzi, ho proposto la modifica dell'articolo 55 per il riequilibrio della rappresentanza. Sappia che queste proposte di legge sono ferme in I Commissione perché si è avviato l'ennesimo monitoraggio. Vogliamo procedere con il suo contributo a mandare avanti queste proposte o aspettiamo di monitorare sempre? Lei dice che bisogna promuovere azioni per contrastare, io credo, invece, che sia necessario promuovere azioni per realizzare.
Concludo, ministro. Lei ha detto che con la nuova delega e con il sostegno del Presidente del Consiglio lei riuscirà ad incidere di più sulle nomine: me lo auguro. Nei mesi scorsi ho bloccato le nomine che venivano fatte al Consiglio d'Europa per il comitato contro la tortura (i giudici della corte europea sui diritti dell'uomo), perché i nomi erano tutti e tre maschili. Mi sono opposta a che ciò


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accadesse, ma io come parlamentare posso solo bloccare la procedura di nomina; mi auguro, quindi, che in tema di mainstreaming, come ho appena detto, e di empowerment possiamo proporre qualcosa di diverso e confrontarci, e mi auguro che lei possa farlo a New York.
Un progresso è stato realizzato in molti paesi europei, noi siamo fanalino di coda e ci ha superato addirittura la Grecia. Prendiamo ad esempio la Francia, paese in cui è stato costituzionalizzato il principio dell'equilibrio della rappresentanza: le donne sono salite al 40 per cento. È per questo che le ho detto di cercare di portare più democrazia, meno potere, ma più democrazia anche nei ruoli femminili.

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