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PRESIDENTE. Passiamo alle interpellanze Pisanu n. 2-02415, Mussi n. 2-02420, Follini n. 2-02422, Pagliarini n. 0-2423 e Selva n. 2-02424 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 7).
FRANCO FRATTINI. Grazie, signor Presidente. Signor ministro per i rapporti con il Parlamento, non intendo illustrare l'interpellanza del presidente Pisanu, di cui sono cofirmatario. Non intendo farlo perché le domande che sono poste in quella interpellanza (domande gravi e documentate, relative al depistaggio delle indagini per l'omicidio del professore D'Antona, ed arricchite dagli ulteriori argomenti che nell'audizione notturna di ieri il giudice Lupacchini ha fornito alla Commissione stragi) avrebbero richiesto, e da noi preteso, una risposta del Presidente del Consiglio dei ministri.
PRESIDENTE. L'onorevole Bielli, cofirmatario dell'interpellanza Mussi n. 2-02420, ha facoltà di illustrarla.
VALTER BIELLI. Signor Presidente, non intendo illustrare l'interpellanza di cui sono cofirmatario; tuttavia, vorrei svolgere una brevissima considerazione, ritenendo che la presenza del ministro per i rapporti con il Parlamento, per quanto mi riguarda, sia già sufficiente per indicare la sensibilità del Governo sulle problematiche poste. Aggiungo che ieri, in quest'aula, il Presidente del Consiglio dei ministri ha risposto ad una interrogazione che per molti versi era analoga a quelle che stiamo discutendo stamattina. Pertanto, per quanto mi riguarda, non ascolterò solamente le cose che dirà il ministro, ma in sede di replica farò sapere la mia opinione.
PRESIDENTE. L'onorevole Pagliarini ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-02423.
GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, anch'io non ho intenzione di illustrare il contenuto della mia interpellanza, tuttavia vorrei fare un'osservazione. Il ministro Bianco rappresenta un'istituzione delicata e importante per il paese e mi sembra che mai, come in questa circostanza, sia applicabile il principio della responsabilità oggettiva. Il ministro Bianco ha dichiarato di non credere che al Viminale vi sia un abusivo che intercetta le notizie. Ebbene, a mio parere ciò significa che se i nomi e i cognomi dei responsabili di questa gravissima fuga di notizie non saranno immediatamente resi noti Enzo Bianco si dovrà dimettere ed eventualmente dovrà chiedere che anche altri ministri, generali, magistrati, dirigenti e funzionari seguano il suo esempio e si dimettano anche loro.
eventuali motivi, che mi auguro siano seri e dignitosi, per i quali il Governo non ritiene che il ministro Bianco debba rassegnare le sue dimissioni.
PRESIDENTE. L'onorevole Peretti, cofirmatario dell'interpellanza Follini n. 2-02422, ha facoltà di illustrarla.
ETTORE PERETTI. Signor Presidente, siamo molto contrariati per il fatto che oggi in aula non ci sia il Presidente del Consiglio a rispondere all'interpellanza che abbiamo presentato in riferimento ad un fatto che riteniamo molto grave. Credo che ciò dimostri una grande insensibilità dal punto di vista istituzionale. Noi riteniamo che ci siano non solo le condizioni perché il Presidente del Consiglio venga qui a rispondere personalmente (né possiamo accontentarci della «manfrina» di ieri del Presidente del Consiglio, ossia delle poche battute da lui dette in risposta all'interrogazione di un collega della maggioranza), ma anche elementi talmente gravi da poter rendere opportuna la presentazione delle dimissioni da parte del ministro dell'interno.
PRESIDENTE. L'onorevole Carlo Pace, cofirmatario dell'interpellanza Selva n. 2-02424, ha facoltà di illustrarla.
CARLO PACE. Signor Presidente, neanch'io illustrerò l'interpellanza di cui sono cofirmatario, per le stesse ragioni che hanno indotto tutta l'opposizione a non farlo. Alleanza nazionale non considera accettabile che il Presidente del Consiglio, il quale ha dichiarato di avere effettuato personalmente la scelta dei suoi ministri, si sottragga al dovere di rispondere circa sospetti, per non dire di più, che si addensano sul comportamento del ministro dell'interno. I dubbi che su tale comportamento si nutrono possono essere chiariti soltanto dal Presidente del Consiglio: non è quindi per mancanza di stima o di riguardo nei confronti del ministro per i rapporti con il Parlamento che considero la sua risposta tamquam non esset, infatti soltanto il Presidente del Consiglio avrebbe potuto fornire risposta alla nostra interpellanza, in qualità di primo responsabile della formazione del Governo e di primo responsabile del comportamento della sua compagine ministeriale.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento ha facoltà di rispondere.
PATRIZIA TOIA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, svolgerò la mia risposta sulla base degli elementi che sono in grado di offrire agli onorevoli interpellanti, precisando però, credo doverosamente, che non si tratta né di mancanza di sensibilità né di sottrazione ai propri doveri nei confronti del Parlamento da parte del Presidente del Consiglio, ma di una - ribadita anche ieri in quest'aula - impossibilità ad essere presente oggi.
DONATO BRUNO. È alla Confindustria!
PATRIZIA TOIA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Credo che ciò debba essere considerato dai colleghi, i quali non devono ritenere che si tratti di una mancanza di responsabilità di fronte all'importanza degli argomenti che sono stati sollevati.
dell'omicidio D'Antona, anticipando l'impossibilità ad essere presente oggi e assicurando, con inequivocabile nettezza, per le parole, il tono e gli impegni assunti, la massima fermezza del Governo affinché il o i responsabili siano individuati e puniti in modo adeguato (proprio ieri è stato sottolineato il concetto di adeguatezza della punizione rispetto alla gravità del fatto).
BEPPE PISANU. Ma non delle indagini!
PATRIZIA TOIA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. ...anche rispetto a singoli temi o problemi che si renda necessario affrontare, senza, ovviamente, alcuna interferenza con indagini in corso da parte delle competenti autorità giudiziarie.
pubblico e la sicurezza, talvolta precedute da riunioni preparatorie alle quali hanno preso parte i vertici degli organismi preposti all'intelligence e all'analisi dei fenomeni criminali e terroristici, vertici che non hanno alcuna competenza in materia investigativa. In particolare, il 2 febbraio e l'11 maggio scorsi si sono tenute al Viminale riunioni del comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza dedicate specificatamente alla minaccia terroristica, anche in considerazione degli allarmi connessi a particolari eventi e scadenze; fra queste, il primo anniversario dell'omicidio del professor D'Antona. Del resto, lo stesso ministro dell'interno sul tema della ripresa del terrorismo, in occasione dell'audizione presso la Commissione stragi aveva richiamato l'attenzione sul possibile ripetersi di azioni terroristiche. Preciso anche che il sottosegretario senatore Massimo Brutti ha partecipato alle riunioni del comitato, come la sua delega richiede. È anche opportuno ribadire che in nessuno di questi vertici sono stati convocati investigatori interessati direttamente alle indagini sul caso D'Antona. Non si è quindi mai verificata alcuna pressione nei loro confronti e tanto meno vi è stata alcuna interferenza con il lavoro della magistratura inquirente, come del resto sarebbe facile accertare.
PRESIDENTE. L'onorevole Pisanu ha facoltà di replicare per la sua interpellanza n. 2-02415.
BEPPE PISANU. Facendo mie le dichiarazioni del collega Frattini e degli altri amici dell'opposizione che sono intervenuti precedentemente, dichiaro di
non voler replicare alla irrilevante risposta del ministro Toia.
PRESIDENTE. L'onorevole Bielli, cofirmatario dell'interpellanza Mussi n. 2-02420, ha facoltà di replicare.
VALTER BIELLI. Signor Presidente, signor ministro, debbo ammettere che, per quanto mi riguarda, avrei preferito una risposta che fosse stata più ampia rispetto alle considerazioni che lei ha svolto in questa sede.
Stato. Forse quella era la riforma più evidente che si andava affermando in questo paese.
la disponibilità manifestata ieri dal Presidente del Consiglio in ordine alla necessità che i colpevoli della fuga di notizie non solo vengano individuati, ma siano anche puniti in modo tale da far capire la gravità del fatto.
PRESIDENTE. L'onorevole Peretti, cofirmatario dell'interpellanza Follini n. 2-02422, ha facoltà di replicare.
ETTORE PERETTI. Signor Presidente, intervengo semplicemente per ribadire che non ho intenzione di replicare alla risposta del ministro per i rapporti con il Parlamento e per sottolineare che, anche se in tale circostanza il Governo, nelle persone del Presidente del Consiglio e del ministro dell'interno, si è sottratto al dibattito ed al confronto con l'opposizione, ben presto un momento di confronto dovrà comunque esservi.
PRESIDENTE. L'onorevole Pagliarini ha facoltà di replicare per la sua interpellanza n. 2-02423.
GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, premetto il mio rispetto personale per il ministro qui presente, ma voglio precisare che, a mio giudizio, nelle dichiarazioni del collega Pisanu, che sottoscrivo interamente, non vi è alcun aspetto propagandistico. Aggiungo che, a mio avviso, forse le dimissioni del ministro Bianco non le vuole soltanto l'opposizione. Più in generale, spero che Ciampi si renda conto che serve aria nuova e che, quindi, sciolga al più presto le Camere (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Forza Italia).
PRESIDENTE. L'onorevole Carlo Pace, cofirmatario dell'interpellanza Selva n. 2-02424, ha facoltà di replicare.
CARLO PACE. Mancando la risposta dell'interpellato, non posso ovviamente esprimere alcun giudizio sulla risposta cortese fornita dal signor ministro per i rapporti con il Parlamento, che peraltro non avevo concorso ad interpellare.
carattere istituzionale. Ciò vuol dire che appartiene al mondo delle istituzioni!
PRESIDENTE. Ministro Toia, vuole aggiungere qualche cosa?
PATRIZIA TOIA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. È stata pronunciata la seguente frase: oggi non vi è stata la risposta dell'interpellato. Credo che formalmente non sia una frase corretta perché, quando il Presidente del Consiglio è destinatario di una interpellanza, può anche farsi rappresentare da un altro ministro. Lei potrà dire che questo è inopportuno e che non si riconosce nella mia risposta, ma formalmente la frase...
CARLO PACE. C'è stata la rappresentante dell'interpellato, ma non l'interpellato!
PATRIZIA TOIA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Allora dica questo, perché affermare che sia mancata la risposta dell'interpellato, mi parrebbe, ai fini puramente formali, proprio una inesattezza.
ELIO VITO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Intervengo non per controreplicare al ministro, ma per far rilevare che oggi non si esaminava una interpellanza qualsiasi: i quattro principali gruppi di opposizione che, contestualmente, hanno presentato al Presidente del Consiglio dei ministri una interpellanza urgente su questo tema; il Presidente del Consiglio dei ministri doveva valutare la rilevanza politica e istituzionale del fatto che quattro gruppi di opposizione, contestualmente e congiuntamente, richiedevano la sua presenza in aula su questo episodio gravissimo e poteva quindi - considerato che aveva altri impegni a Roma oggi meno importanti di quello della presenza in Parlamento, ma comunque in base agli orari perfettamente conciliabili con questa discussione parlamentare (perché, appunto, vi sono le dichiarazioni di stampa e il Presidente del Consiglio ha parlato alle 11 alla Confindustria) - venire in aula. Era quindi la straordinarietà dell'evento politico istituzionale che oggi deliberatamente non è stata compresa da una persona che non ha voluto comprendere perché è esperta e attenta ai rapporti e alle questioni parlamentari come il Presidente del Consiglio
Amato. Non intendo quindi fare alcuna offesa personale né avanzare alcuna richiesta formale, ma è evidente che oggi si trattava di una occasione particolare proprio per il rilievo, la quantità e la qualità delle interpellanze che sono state presentate e che deliberatamente il Presidente del Consiglio Amato ha ritenuto di poter sottovalutare sottraendosi al confronto parlamentare.
Queste interpellanze, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.
L'onorevole Frattini, cofirmatario dell'interpellanza Pisanu n. 2-02415, ha facoltà di illustrarla.
Signor ministro per i rapporti con il Parlamento, non ritengo che tale risposta possa darla oggi lei. Pertanto, la ascolterò esclusivamente per la cortesia che devo alla sua persona.
Giuliano Amato ieri in quest'aula ha detto che siamo in presenza di qualcuno che opera da un apparato pubblico. Ebbene, le istituzioni del paese non possono continuare a non avere il rispetto dei cittadini; non possiamo continuare a vivere in un paese in cui nessuno si prende mai responsabilità, di nessun tipo. Dunque, nella risposta del Governo mi aspetto di ascoltare o l'annuncio delle dimissioni del ministro e la richiesta del Governo di dimissioni di altri responsabili, per questa mancanza di dignità e di credibilità delle istituzioni, oppure la spiegazione degli
Ascolterò, quindi, il ministro per i rapporti con il Parlamento per una forma di cortesia istituzionale e personale, ma annuncio fin d'ora che riporteremo in aula il ministro con una mozione che presenteremo nei prossimi giorni.
Credo, peraltro, che, nella pienezza delle mie funzioni, io possa svolgere il compito che, in qualità di ministro per i rapporti con il Parlamento, mi compete.
Come dicevo, ieri, in quest'aula, il Presidente del Consiglio ha risposto ad un'interrogazione a risposta immediata che trattava proprio di tale questione ed ha ribadito, fornendo una serie di elementi ai colleghi, la massima attenzione con la quale il Governo segue la vicenda relativa alla fuga di notizie nelle indagini
Il Presidente del Consiglio ha ribadito altresì l'amarezza e l'inquietudine che un simile episodio ha provocato in tutti noi, specialmente in chi ha più responsabilità, nonché la grande preoccupazione per le conseguenze negative che ciò potrà avere sul corso delle indagini e sui loro possibili sviluppi. Ribadisco l'auspicio, presente in tutti noi, che il danno recato non sia irreparabile, cosa che peraltro, dalle dichiarazioni degli inquirenti di cui siamo a conoscenza, si può anche temere. Dobbiamo auspicare che il danno resti circoscritto al fine di riportare l'inchiesta entro confini proceduralmente ed istituzionalmente corretti, come esigono l'opinione pubblica, tutte le forze responsabili e lo stesso Governo.
In questo contesto, anche il Governo, che tra le sue priorità politiche ed istituzionali ricomprende anche la lotta alla criminalità ed al terrorismo, si considera fortemente colpito da questa fuga di notizie ed è pronto a svolgere pienamente la sua parte come ha fatto immediatamente. Il ministro della giustizia, infatti, di fronte alla fuga di notizie, ha subito contattato gli uffici della procura generale della Repubblica presso la corte di appello di Roma e della procura presso il tribunale di Roma. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma, in seguito alla illecita pubblicazione di notizie relative al predetto procedimento, ha affermato di aver avviato accertamenti sull'eventuale reato di rivelazione del segreto d'ufficio. Il procuratore generale ha a sua volta dichiarato che, quando non sussisterà più rischio di compromissione dell'esito delle indagini in corso, da parte della procura di Roma saranno forniti al ministro quelle informazioni e quegli elementi utili per gli atti da assumere. Il ministro dell'interno, a sua volta, ha immediatamente inviato una lettera al capo della procura di Roma per comunicare la sua disponibilità, quella del Ministero e di tutta l'amministrazione alla più ampia collaborazione nell'attività tesa ad individuare ed a punire i responsabili.
È evidente che nel momento in cui la magistratura avrà identificato la persona o le persone che hanno causato quella fuga di notizie in ambito istituzionale - della quale ha parlato il pubblico ministero Lupacchini - il Governo farà per intero la sua parte nel punire questi comportamenti senza riguardo nei confronti di alcuno, chiunque sia il responsabile o i responsabili.
Per queste ragioni, non si è ritenuto opportuno, visto che è in corso un'inchiesta giudiziaria su fatti penalmente rilevanti, far avviare, da parte di singoli Ministeri, indagini amministrative destinate, secondo la legislazione vigente, ad essere sospese per tenere conto delle risultanze della magistratura ordinaria.
Nel merito di altre richieste di informazione e di elementi contenute nelle interpellanze, vorrei dire che, quanto alle riunioni cui fanno riferimento alcuni interpellanti, deve essere precisato che il ministro dell'interno, autorità nazionale di pubblica sicurezza, ha tra le sue legittime prerogative e come preciso dovere istituzionale quello di convocare i vertici nazionali delle forze dell'ordine e dei servizi di informazione, sia per consultazioni sia per decisioni riguardanti lo stato dell'ordine pubblico e della sicurezza del paese...
Nei mesi scorsi, inoltre, si sono svolte riunioni del Comitato nazionale per l'ordine
Per quanto riguarda l'efficacia dell'attività investigativa sull'omicidio D'Antona, elemento richiamato in qualche interpellanza, lo stesso pubblico ministero procedente, dottor Lupacchini, ha smentito con chiarezza l'esistenza di scollamenti o conflitti tra le forze di polizia nelle stesse indagini. Al contrario, possiamo dire che vi è stata tra le forze dell'ordine collaborazione leale e costruttiva. Il Governo conferma quindi la sua massima fiducia sia alla Polizia di Stato che all'Arma dei carabinieri.
Merita una precisazione il tema delle presunte telefonate nelle quali sarebbero stati annunciati sviluppi nelle indagini sull'omicidio D'Antona. Al riguardo possiamo fare riferimento alle dichiarazioni degli interessati. La signora Olga D'Antona e l'onorevole Veltroni, prima da soli in occasioni diverse e poi in una lettera congiunta pubblicata dal Corriere della Sera, hanno smentito di avere mai ricevuto da alcuno telefonate di questo tipo, tanto meno dal ministro Bianco. La stessa vedova, la signora Olga D'Antona, in occasione della festa della Polizia del 17 maggio scorso ha affermato che la notizia è del tutto infondata. Parole che ritengo, da sole, dovrebbero bastare a sgombrare il campo da illazioni o insinuazioni.
In conclusione, il Governo non solo ribadisce alla magistratura impegno e collaborazione massima nell'individuazione dei responsabili, ma assicura al Parlamento ogni adeguata punizione e provvedimento per quanti abbiano concorso ad una fuga così irresponsabile delle notizie relative alle indagini sull'omicidio D'Antona.
Per tutto quanto ho illustrato e per gli elementi che ho portato voglio dire che il ministro dell'interno ha tenuto nel corso dell'intera vicenda quel comportamento istituzionale responsabile quale richiede un ruolo così importante per il nostro paese.
Lasciando la questione alla valutazione di chi ritiene che un membro del Governo non possa in questa sede rappresentare l'intero Governo vorrei dire che è auspicio che in vicende di questo tipo, pure nella comprensibile e legittima differenza di valutazione e di lettura tipica della normale dialettica politica, prevalgano comportamenti di collaborazione tra tutte le forze politiche e sociali che insieme intendono impegnarsi per sconfiggere ogni possibile episodio di ripresa del terrorismo e di azioni che possano mettere a rischio il consolidamento delle nostre istituzioni.
Il Presidente del Consiglio e il Governo non possono pensare di cavarsela con la risposta di tre minuti data ieri ad una interrogazione di comodo - sottolineo queste parole - presentata dalla maggioranza.
È francamente irriguardoso che il Presidente del Consiglio abbia fatto ricorso ad un espediente di questo genere per chiudere le delicatissime questioni sollevate dalle nostre interpellanze che chiamano direttamente in causa le responsabilità del ministro dell'interno Bianco. Se il Presidente del Consiglio sapeva di essere impegnato altrove, posto che l'assemblea della Confindustria sia più importante della Camera dei deputati, avrebbe potuto pur sempre contattare gli interpellanti e concordare altro orario ed altra data per lo svolgimento delle interpellanze.
La verità probabile è, però, in tutta evidenza un'altra ed è che il Presidente del Consiglio, persona notoriamente vigile, prudente e, come spesso si dice, sottile, in realtà abbia assunto un comportamento così ruvido perché sta cercando l'incidente politico con l'opposizione, avendo magari messo in conto un esito che non è difficilissimo prevedere e che può riguardare la sorte del ministro Bianco che, essendo bianco come tanti agnelli, può fare l'agnello o l'abbacchio sacrificale in questa ricetta. Allora, approfitto della circostanza per annunziare, a termini di regolamento, che presenteremo una mozione e che su quella mozione, Confindustria o no, impegni o no, il Presidente del Consiglio dovrà venire a discutere con noi e con il plenum dell'Assemblea dei gravissimi elementi di cui disponiamo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Condivido ed ho apprezzato i riferimenti che lei ha fatto ai comportamenti del Governo e dei suoi ministri; mi sembra non lascino dubbio alle interpretazioni fuorvianti dell'opposizione che ovviamente non condivido. Detto questo, avrei preferito che nella risposta in qualche modo si fosse fatto riferimento non solamente ai comportamenti che hanno avuto i vari organi istituzionali, ma anche al contesto in cui è avvenuta questa fuga di notizie. Proprio per la necessità di discutere in un contesto più generale non ho apprezzato alcune osservazioni dei rappresentanti del Polo fatte in questa sede che mi sono apparse più di ordine propagandistico che non finalizzate alla ricerca effettiva della verità su episodi così drammatici.
Signor Presidente, colleghi, credo che oggi stiamo parlando di una fuga di notizie con tutto quello che essa significa. È stato detto che avrebbe pregiudicato le stesse indagini e questo è un fatto gravissimo, ma intendo fare un'altra osservazione che riguarda il fenomeno del terrorismo in generale nel nostro paese. Oggi non siamo solo di fronte ad una fuga di notizie, ma ad un dato abbastanza grave e molto preoccupante. Siamo di fronte ad un dato che riguarda l'uccisione, avvenuta circa un anno fa, di un personaggio come Massimo D'Antona, forse poco conosciuto ai più, con quello che ha rappresentato nel mondo dei giuristi, ma più in generale in quel contesto di nuovi rapporti che si stavano allacciando tra Governo, organizzazioni sindacali e Confindustria. Si stavano stabilendo un nuovo modo di essere, nuovi comportamenti tra soggetti così importanti, che andavano sotto il nome di concertazione. Abbiamo avuto l'uccisione di Massimo D'Antona quando in qualche modo, attraverso quella concertazione, si stavano definendo anche nuovi rapporti tra le forze sociali ed il Governo. Si stava modificando un modo di essere delle istituzioni di questo
Ebbene, viene ucciso D'Antona, il personaggio, come dicevo, forse meno conosciuto, ma colui che più di tutti stava lavorando attorno a questo progetto e, non appena avviene questa uccisione, per la verità, non solo il tema della concertazione subisce un offuscamento, ma di concertazione si parla sempre meno e sembra che questa materia sia scomparsa dall'agenda politica ed anche da quella istituzionale. Eppure, noi sappiamo che concertazione significa nuovo modo di essere del sindacato, nuovo modo di essere anche di associazioni come la Confindustria; significa anche un modo diverso del Governo di intervenire in queste dinamiche. Ma allora l'uccisione di D'Antona non è stato solo l'atto di una banda, sia pure terroristica; quella uccisione rischia di essere avvenuta - questo è ciò che penso - in ragione del progetto politico di chi voleva impedire che la fase di transizione di questa Repubblica potesse in qualche modo avvenire attraverso un rapporto diverso tra le grandi organizzazioni sindacali, tra Confindustria e sindacato.
Viene ucciso D'Antona e la rivendicazione delle cosiddette Brigate Rosse-partito comunista combattente per il linguaggio con cui è scritta e per ciò che dice evidenzia una conoscenza attenta del processo della concertazione, denota una capacità di analisi, di indagine ed un linguaggio che può essere frutto solo di chi conosce bene questi meccanismi ma anche di chi, appunto perché li conosce bene, vuole impedire che un certo progetto vada avanti.
A distanza di un anno si stanno stringendo le indagini per individuare quali possano essere stati i responsabili dell'uccisione anche - aggiungo - in relazione a quanto ci ha riferito il prefetto Andreassi nei mesi precedenti ed anche ieri sera in Commissione stragi, quando Andreassi ci ha detto che si trattava di un lavoro d'indagine difficile e delicato, che però si stava conducendo con grande accortezza ed in cui si stavano acquisendo alcuni risultati. Ebbene, si stava stringendo il cerchio attorno, diciamo così, alle bocche di fuoco dell'uccisione di D'Antona ed escono queste notizie, in modo abbastanza strano, che fanno pensare, riflettere e discutere, perché vengono pubblicate su un giornale e perché, considerata l'importanza che avevano, non si trovano sulla pagina nazionale, ma nella cronaca locale. Domenica scorsa esce la Repubblica e il giorno dopo tutti i giornali dimostrano che conoscevano di fatto lo stato delle indagini, nel senso che tutti a quel punto escono con delle notizie. Il giorno successivo abbiamo una fuga di notizie che ha caratteristiche ancora nuove. In qualche modo, soprattutto su Il Corriere della sera, si annuncia con forza che si sta per arrestare il telefonista e, di fatto, si evidenzia come vi fosse una conoscenza molto approfondita dello stato delle indagini. A quel punto i cittadini, ma anche lei, signor ministro, il Governo, noi parlamentari potevamo e dovevamo pensare che, con quello che era accaduto, con le dichiarazioni rese (ricordo ad esempio quella del capogruppo dei DS al Senato Angius, che in quei giorni denuncia la fuga di notizie), ci sarebbe stato un limite alla stessa fuga di notizie. Invece le fughe di notizie continuano a verificarsi ogni giorno, non sono finite.
Il senatore Massimo Brutti denuncia che le notizie continuano a trapelare; sul quotidiano la Repubblica di ieri è stato pubblicato un articolo nel quale si individua il San Camillo come uno dei luoghi che potrebbero essere interessati dalle indagini.
Ci troviamo di fronte ad un fenomeno che continua, che prosegue. Si è detto che la fuga di notizie, per il modo in cui si è verificata, non solamente starebbe arrecando un danno alle indagini, ma potrebbe in qualche modo ostacolare le indagini stesse.
Di fronte a fatti come questo, giudico positivamente la disponibilità dimostrata dal Governo nel senso di dare tutto il contributo possibile affinché le indagini possano andare avanti; giudico positivamente
Da questo punto di vista, prendo atto e mi dichiaro soddisfatto di alcune dichiarazioni rese in questa sede. Tuttavia, signor ministro, le devo dire che, rispetto alla situazione presente, è necessario che anche il Governo abbia la consapevolezza che la fuga di notizie non è un fatto casuale o una leggerezza; ho l'impressione che siamo di fronte ad altro. Per tale ragione, auspico che il Governo dia, come è stato affermato in quest'aula, la massima disponibilità alla magistratura e all'attività inquirente ma, di pari passo, credo si debba riflettere in sede politica per capire esattamente cosa stia avvenendo in ordine ai fenomeni del terrorismo.
Non ci troviamo di fronte ad un fatto casuale, ma a qualcosa di molto grave. Se vi è tale consapevolezza - l'ex ministro Frattini, attuale parlamentare di Forza Italia, se ho capito bene, nell'illustrare l'interpellanza di cui è cofirmatario ha usato il termine «depistaggio» -, credo che il Parlamento, che lo Stato non possano tollerare depistaggi, ma debbano offrire la massima disponibilità e garantire la massima informazione, in quanto le istituzioni democratiche esigono che, di fronte a fatti simili, non vi siano ombre, non vi siano dubbi. Lo ripeto, siamo di fronte a un fatto grave che esige da parte di tutti compostezza, senso di responsabilità, senso della misura, che tutti, proprio tutti, credo dobbiamo avere (Applausi del deputato Biondi).
Nel merito delle questioni sollevate, conserviamo le nostre perplessità che ci inducono ad affermare che con questo Governo e con questo ministro rimane aperta nel nostro paese una questione di sicurezza nazionale e di sicurezza dello Stato; ciò ci preoccupa molto e credo preoccupi molto anche i cittadini (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Debbo osservare che ci troviamo di fronte ad un fatto sconvolgente e veramente preoccupante quale è stata questa fuga di notizie. Una fuga di notizie che il GIP ha definito «istituzionale» e che lo stesso ministro dell'interno ha detto avere
Qua non vogliamo che qualcuno giochi a palla riversando sull'ambiente della magistratura responsabilità che evidentemente non gli appartengono; qui si tratta di vedere quale sia stato il comportamento del ministro, quali interferenze abbia adoperato.
Credo, onestamente, che il sottrarsi al confronto da parte del Presidente del Consiglio dei ministri sia un'altra cosa anch'essa sconvolgente! Non si può dire, infatti, che egli si sia prestato al confronto nella seduta di ieri, per la sede (quella del question time) che notoriamente consente interventi brevissimi, resi compressi nel tempo dalle esigenze delle riprese televisive. Non si può dire che sia stato un confronto, visto che il Presidente del Consiglio ha risposto alle domande che gli ha rivolto un «avvocato difensore» che appartiene alla sua maggioranza!
Oggi avrebbe dovuto esservi il confronto; oggi avrebbe ben potuto esservi il confronto nei confronti dell'opposizione oltre che con un rappresentante della maggioranza, verso il quale va il nostro rispetto. Questo confronto non vi è stato; il ministro si è sottratto e questo è un fatto di estrema gravità. È un sottrarsi, tuttavia, temporaneo: non nutra illusioni il Presidente del Consiglio di potersi sottrarre ad un dibattito sulla questione; essa è troppo grave perché sia possibile passare tutto sotto silenzio. Noi pretenderemo che venga fornita una risposta e che le responsabilità vengano acclarate e pertanto dichiaro il pieno consenso di Alleanza nazionale alle iniziative già preannunziate dal college Pisanu (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
Ciò comporterà ovviamente la scelta di un'altra sede o di un altro luogo per consentire lo svolgimento di un altro confronto parlamentare.


