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LEONE DELFINO. Il risultato delle recenti elezioni regionali ha imposto all'onorevole D'Alema e al suo Governo di rassegnare le ormai indilazionabili dimissioni e ha finalmente chiarito a tutti i cittadini che non solo la maggioranza del 1996 si è dissolta come neve al sole, ma anche che il paese reale che lavora e opera e ogni giorno contribuisce al progresso dell'Italia, mal digerisce che un partito che non raggiunge il 20 per cento dei consensi perpetui la pretesa di guida del Governo e di egemonia sulla coalizione di cui fa parte.
presumibilmente travagliato futuro dell'esecutivo non saranno certamente in grado di dispiegare pienamente e con profitto.
In un quadro di garanzie democratiche la sola opzione politicamente corretta sarebbe stata oggi quella di tornare alle urne e far scegliere agli italiani maggioranza e Governo. Ma ciò non è stato possibile per l'incapacità confessata del centrosinistra di poter correggere in tempi brevi il trend elettorale negativo e soprattutto per l'impossibilità di por mano al riesame dei rapporti e degli equilibri tra le sue componenti, in termini di responsabilità e ruoli, che la mettesse in grado di affrontare la consultazione elettorale con un minimo di omogeneità.
Si è preferito invece affidare al Presidente Amato il compito di avviare una fase di transizione che, per sua stessa definizione, non potrà assicurare al paese un Governo dall'alto profilo programmatico e innovativo, ma dovrà e potrà gestire l'esistente, nella migliore delle ipotesi, sino alla conclusione stanca della legislatura in corso, nella speranza per i partiti che lo sostengono di poter raddrizzare in quest'anno la barca ed evitarle il certo naufragio elettorale.
Ed è perciò che il Governo, che oggi chiede la fiducia del Parlamento, nasce condizionato dalle contraddizioni e dalle debolezze della sua maggioranza, e ciò nonostante l'ingresso di alcuni tecnici cui riconosciamo capacità e prestigio scientifico e professionale, che però nel breve e
In presenza poi di un programma faraonico cui il Presidente del Consiglio sembra affidarsi proprio al fine di evitare di affrontare i nodi sostanziali, al momento inestricabili - sia di natura politica che economica o strategica - che avrebbero accentuato la litigiosità della maggioranza, il partito socialista attende l'onorevole Amato alla prova della riforma elettorale che rappresenta un passaggio ineludibile quale che sia il risultato del referendum del 21 maggio.
Va preso definitivamente atto che il sistema elettorale maggioritario non ha rappresentato lo strumento da molti vagheggiato e da alcuni mitizzato per garantire un efficiente ed efficace Governo del nostro paese; al contrario, esso ha solo consentito ad alcune forze di impossessarsi del potere e di mantenerlo anche quando il voto dei cittadini le ha delegittimate togliendo loro la maggiroanza.
Occorre invece creare le condizioni per un ordinato e razionale processo di rafforzamento dell'esecutivo e di trasformazione federale dello Stato varando un sistema elettorale che consenta la formazione di maggioranze parlamentari certe e stabili per l'efficace Governo del paese, ma che al contempo sia tale da garantire la possibilità della presenza di forze politiche e culturali il cui radicamento dovesse scaturire da un consenso adeguato ai parametri di uno sbarramento che impedisca, peraltro, la proliferazione di formazioni fini a se stesse.
In conclusione, la situazione carente nella quale versa l'Italia sul piano economico, del lavoro, della sicurezza dei cittadini, dell'amministrazione della giustizia e di altro ancora, avrebbe richiesto da parte del Governo, per questa fine di legislatura, poche ma tempestive e soprattutto incisive proposte risolutive su cui far convergere un consenso molto più ampio della stessa maggioranza anziché una sterile elencazione tanto simile a un libro dei sogni.
Ciò premesso il Partito socialista dà una valutazione negativa rispetto al programma e al Governo che vengono presentati e io conseguentemente esprimo voto contrario.


