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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
MARCO TARADASH. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, da questi che sono banchi di opposizione - come lei ben sa - abbiamo ascoltato con attenzione e con soddisfazione le sue parole riguardo ai referendum. Lei ha detto che questi referendum si dovranno svolgere nel segno della legalità, con la «pulizia» delle liste; della verità, con una informazione televisiva adeguata; e del rispetto dell'esito della legge che uscirà dal referendum.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Caveri. Ne ha facoltà.
LUCIANO CAVERI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi, amici del Governo, voteremo a favore della fiducia. Questa mia dichiarazione di voto è a nome delle minoranze linguistiche, quindi anche dei colleghi sudtirolesi e del deputato ladino, anche se, lo ribadisco con chiarezza, rispetto alle notizie che sono apparse sui giornali, abbiamo deciso per diverse ragioni di non fare parte dell'esecutivo che, anzi, aspettiamo alla prova dei fatti in un clima complessivo che ci preoccupa.
PRESIDENTE. Mi scusi onorevole Caveri.
LUCIANO CAVERI. Dicevo della tutela delle minoranze linguistiche, dell'approvazione della legge quadro per la minoranza
slovena, della firma e della ratifica della carta europea delle lingue regionali minoritarie (Commenti). So che a voi non piacciono le minoranze linguistiche ed è una delle ragioni per cui noi votiamo a favore di questo Governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sbarbati. Ne ha facoltà.
LUCIANA SBARBATI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, chi vi parla ha non poche ragioni di amarezza nel constatare la situazione all'interno della coalizione di centrosinistra. Questa amarezza non è originata da considerazioni di cosiddetto potere, in una parola di posti o di poltrone, ma da una considerazione complessiva in base alla quale la tanto invocata par condicio e la pari dignità molto spesso restano parole vuote e senza riscontri nella realtà.
Né ragioni che noi consideriamo assolutamente legittime di visibilità e neppure ragioni di sopravvivenza possono farci cambiare scelte che abbiamo assunto in piena libertà e consapevolezza. Consideriamo, infatti, che il primo dovere di un eletto a determinate responsabilità sia non venire mai meno ad un patto stretto con il corpo elettorale, naturalmente fatta salva l'esclusione costituzionale di mandati imperativi. L'imperativo è nella nostra coscienza ed è nello stesso nostro modo di esistere: non ci hanno mai spaventato le battaglie solitarie e sentiamo forte e condizionante il vincolo che noi stessi abbiamo assunto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà.
ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con il Governo Amato nel 1992 è iniziato...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Buttiglione.
ROCCO BUTTIGLIONE. Con il Governo Amato, nel 1992, è iniziato il commissariamento della politica in Italia. Da quel momento, il favore dell'élite finanziaria e di alcune procure della Repubblica è stato un fattore di legittimazione più importante del voto popolare e del voto del Parlamento. Da allora, inizia anche il faticoso cammino del paese dalla prima verso la seconda Repubblica; il secondo Governo Amato mostra con evidenza che quel cammino è entrato in un vicolo cieco o, più esattamente, ha percorso un circolo vizioso che ci riporta al punto di partenza.
vendica, però, una democrazia senza partiti. Quello che vediamo, invece, è una partitocrazia senza democrazia e senza partiti, in cui il destino di un Governo dipende dalla capacità di soddisfare le ambizioni e le pretese di un numero praticamente infinito di gruppi di interesse, corporazioni e singoli parlamentari. Per questo noi chiediamo una riforma elettorale a base proporzionale, che consenta la formazione di partiti forti con solide radici ideali, capaci di essere garanti nel rapporto tra eletti ed elettori.
PRESIDENTE. Dovrebbe concludere, onorevole Buttiglione.
ROCCO BUTTIGLIONE. Chiudo subito, signor Presidente. Dicevo, dalla resistenza e dal sabotaggio della sua stessa base politica e sindacale. Quali sono, professor Amato, le basi parlamentari, gli appoggi sociali così forti che le fanno pensare di poter riuscire dove è fallito l'uomo più forte del partito più forte della sinistra (Applausi dei deputati del gruppo misto-CDU)?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bastianoni. Ne ha facoltà.
STEFANO BASTIANONI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, c'è in noi la consapevolezza della difficoltà della situazione che abbiamo di fronte, una situazione complessa e travagliata. C'è in noi anche la preoccupazione di vedere compromessi gli sforzi e i risultati che in questi anni difficili...
PRESIDENTE. Colleghi, sta parlando l'onorevole Bastianoni, per cortesia prendete posto.
STEFANO BASTIANONI. ...sono stati raggiunti dai Governi di centrosinistra, dai sacrifici degli italiani. Questi sacrifici e queste riforme non possono essere dispersi e buttati via, pertanto deve prevalere in tutti noi il senso della responsabilità.
dell'innovazione tecnologica e dell'ammodernamento del paese. Un altro settore importante e strategico che deve essere all'attenzione del Governo è quello della pubblica amministrazione. Senz'altro le riforme del ministro Bassanini stanno agendo in profondità per apportare quei benefici, ma è opportuno anche guardare alle persone, ai pubblici dipendenti, che stanno svolgendo con grande sacrificio il loro lavoro, spesso anche caricandosi di quantità di lavoro e di mansioni superiori rispetto ai loro inquadramenti; dobbiamo essere pertanto grati a quegli insegnanti, a quei pubblici dipendenti e a quei poliziotti che stanno facendo il loro lavoro nel paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boselli. Ne ha facoltà.
ENRICO BOSELLI. Signor Presidente della Camera, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, prendo brevemente la parola per esprimere la piena fiducia dei Socialisti democratici al Governo Amato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Casini. Ne ha facoltà.
PIER FERDINANDO CASINI. Signor Presidente, c'era una volta nella politica italiana la favola di Biancaneve e i sette nani: un grande partito di sinistra con i suoi alleati minori, devoti e qualche volta brontoloni.
Oggi Biancaneve esce di scena, o così almeno sembra, ma lei con il suo Governo non è il principe azzurro che assicura il lieto fine di questa legislatura e neppure di questa maggioranza. Lei si è rivolto alla sua coalizione promettendo di tutto e di più: più centro e più sinistra, più flessibilità e più concertazione, più modernità e più tradizione, più sicurezza e più immigrazione. Nel ricco catalogo delle sue promesse ha stipato un programma ecumenico, un programma che richiederebbe il tempo di una legislatura e forse più, ma questa è una legislatura che finisce e non che comincia. Lei dovrebbe saperlo bene, dato che questa legislatura l'ha percorsa per intero in posizioni di responsabilità.
Signor Presidente della Camera, a me personalmente non interessa nulla se il Presidente Amato non vuole ascoltare...
PRESIDENTE. Ho già dato disposizioni ai commessi affinché sia richiamata la collega che si è avvicinata al banco del Governo.
PIER FERDINANDO CASINI. Fa parte, Presidente Amato, della sua mancanza di scrupolo istituzionale non ascoltare (Applausi dei deputati dei gruppi misto-CCD, di Forza Italia e di Alleanza nazionale), ma non mi interessa, mentre l'unica cosa che mi interessa, altrimenti è impossibile continuare...
PRESIDENTE. Come ha visto, ho dato disposizioni proprio in tal senso.
PIER FERDINANDO CASINI. La ringrazio. Non dubito, signor Presidente, della sua sensibilità istituzionale.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Casini.
PIER FERDINANDO CASINI. Mi riesce difficile credere che tutto cambi o cambi in meglio solo perché è cambiato l'inquilino di Palazzo Chigi. Ci riesce ancor più difficile credere che tutto cambi solo perché sono stati messi da parte, un po' alla chetichella, quei ministri che destavano la maggiore impopolarità o il maggior imbarazzo. Meno di due settimane fa gli elettori hanno bocciato il centrosinistra e ora rischiano di ritrovarsi un altro centrosinistra, solo perché sembra sacrilega l'idea che tocchi a loro, in una limpida competizione popolare, scegliere il Governo del paese. Voi rinviate di qualche mese l'appuntamento con la realtà e, in questi mesi, cercherete di mettere un cerotto sulle vostre ferite e sulle vostre divisioni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bertinotti. Ne ha facoltà.
FAUSTO BERTINOTTI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signore e signori deputati, vi sono momenti in cui le parole della politica incontrano qualche difficoltà ad esprimere quello che realmente si pensa. Allora, mi consentirete di rivolgermi in particolare ai colleghi del centrosinistra con una frase non rituale: mi sembrate proprio matti! Fuori da questa formula poco rituale, se ne può usare una più consona a questo luogo: Dio acceca chi vuol veder perdere.
apre una crisi nei Verdi, apre una crisi nei Democratici? Ebbene, signor Presidente del Consiglio, non ho trovato le ragioni di questa deriva. Ho provato, allora, a ragionare cercando di guardare più a fondo nel processo e penso che si sia arrivati a questo per una questione davvero decisiva: quella del ruolo delle sinistre nel nostro paese.
settimane: è la piattaforma delle destre, vuole consentire maggiori licenziamenti dei lavoratori e vuole cancellare la possibilità che in questo Parlamento siedano forze dichiaratamente anticapitaliste. Una piattaforma delle destre richiederebbe alle sinistre una battaglia aperta per sconfiggere questa operazione. Noi ci impegneremo in questo senso e lo facciamo anche chiedendo la non partecipazione al voto per far fallire questa operazione francamente antidemocratica: ma l'altra sinistra dove sta? Sta nella stessa prigione che ha dato luogo a questo vostro Governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Paissan. Ne ha facoltà.
MAURO PAISSAN. Signor Presidente del Consiglio, tutti i deputati Verdi, tra i quali, come è fin troppo noto, c'è un'effervescente articolazione di posizioni, daranno il loro voto di fiducia al suo Governo. Nonostante le riserve di cui parlerò in seguito, i Verdi ritengono che il centrosinistra abbia il dovere di assicurare al paese il proseguimento di un'opera positiva di Governo, di consentire il voto referendario, qualunque possa essere l'esito che ognuno di noi si augura, e di evitare le elezioni politiche immediate.
nostra presenza nel Governo. Quello che ci preoccupa è la politica ambientale, è la questione ambientale, è il futuro ambientale. È vero che la politica ambientale deve coniugarsi, Presidente Amato, con quella economica, sociale e con quella dei diritti, come lei ci ha ricordato: noi lo pensiamo, lo crediamo e lo diciamo. Tuttavia, non tocca a lei, onorevole Amato - o almeno non ancora -, decidere le scelte politiche dei Verdi. Le confesso che di fronte alla sua eventuale proposta in favore di due esponenti dei Verdi, non so, del Ministero del tesoro e di quello delle politiche agricole o del Ministero dei lavori pubblici e di quello delle politiche agricole, il mio attaccamento forte al Ministero dell'ambiente avrebbe vacillato; ma non ci siamo trovati di fronte ad una proposta di questa levatura: i due Ministeri propostici erano di altra natura ed affermavano solo in minima parte l'integrazione fra politica ambientale ed il resto della politica economica e sociale.
insisto su questa notazione politica: il nostro voto ci sarà, sarà compatto, ma da lei ci attendiamo, in tempi brevi, alcune risposte impegnate ed impegnative.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Diliberto. Ne ha facoltà.
OLIVIERO DILIBERTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, i Comunisti italiani voteranno la fiducia al nuovo Governo di centrosinistra e saranno ad esso leali come lo sono stati nei confronti degli altri Governi di centrosinistra che lo hanno preceduto. La lealtà, d'altro canto, rispetto al centrosinistra, la nostra vocazione all'unità tra le forze democratiche, è parte fondativa del nostro essere comunisti, sin da quella scelta compiuta nell'ottobre del 1998 quando siamo nati proprio nel tentativo di salvare il Governo presieduto dall'onorevole Prodi, e credo che oggi risulti di tutta evidenza, anche in considerazione di ciò che è accaduto, quanto grande fu allora l'errore di farlo cadere.
contrapposti. Ed è quest'ultimo il dato più preoccupante ed invito tutti a riflettervi seriamente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mastella. Ne ha facoltà.
MARIO CLEMENTE MASTELLA. La nascita di questo Governo è stata accompagnata da una somma di giudizi, alcuni dei quali pronunciati con un'indicibile leggerezza costituzionale e così il surriscaldamento del clima e l'escalation dei toni hanno liquefatto gli argomenti della politica concorrendo alla diffusione del qualunquismo di un malessere che c'è nel paese. Eppure, la situazione, potrei dire parafrasando Flaiano, è grave ma non complicata. È grave, infatti, perché essa riflette un dato obiettivo: la nostra sconfitta elettorale. Il centrosinistra ha perso; una sconfitta che non ha certo fornito alibi ad alcuno, tant'è che D'Alema con lealtà e con grande correttezza e stile politico e anche con mia comprensibile umanità ne ha preso atto.
quella fascia di ceto medio in parte risucchiata dal bisogno e divenuta il ceto vagante della politica italiana che fa la differenza per la vittoria o la sconfitta. Parlo del piccolo e medio imprenditore che, per difficoltà economiche, magari momentanee, non trova credito presso il sistema bancario e cade nella rete degli usurai. Parlo - ed è piuttosto frequente - della famiglia di medio reddito italiana che vede entrare in casa, attraverso uno dei suoi componenti, il problema della tossicodipendenza. Parlo e penso alla lunga malattia di un lavoratore autonomo ed anche a quella di un operaio, magari qualificato.
mondo cattolico. Mi piace questo tipo di democrazia e noi siamo convinti che gli italiani sanno bene che quando poniamo questa questione dirimente fra il fatto pubblico e quello privato noi non lo facciamo per invidia sociale o per mediocri sentimenti che non ci appartengono. Gli italiani sanno bene che una democrazia è davvero commissariata ed espropriata - allora sì - non quando essa rappresenti il terreno per un confronto vero e alla pari, dal quale noi riteniamo debba uscire un vincitore, purché non parta avvantaggiato. C'è chi corre in carrozza e chi suda a piedi e questo non è giusto.
FEDELE PAMPO. Ma quando mai?
MARIO CLEMENTE MASTELLA. ...noi scommettiamo e vogliamo scommettere sulla capacità del centrosinistra di riprendere un rapporto reale con il paese che produce e che lavora, che non crede all'illusione di un benessere a buon mercato, che sa bene come lo sviluppo sia sempre frutto dell'intelligenza e della fatica.
ALESSANDRO CÈ. Ma smettila!
MARIO CLEMENTE MASTELLA. Tocca a lei, signor Presidente, far sì che le due Italie, rappresentate quasi a simbolo dall'insofferenza del nord e dalla sofferenza del sud possano trovare unità attraverso la politica.
Amato, la sua azione di Governo sarà valida, se riuscirà a recuperare in questo tempo fiducia e stima in Italia, come quella di cui gode e che ha già contratto all'estero, a domanda «ma Amato potrebbe anche lui essere leader?», risponderei «perché no?».
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parisi. Ne ha facoltà.
ARTURO MARIO LUIGI PARISI. Signor Presidente della Camera, signor Presidente del Consiglio, di fronte a chi va dicendo o teme che il suo Governo possa significare un ritorno al passato, voglio far sentire alta e forte la voce dei Democratici. Questo deve essere un Governo per andare avanti: è questa la prima condizione per la quale i Democratici voteranno a favore del Governo.
Oggi sentiamo il dovere di portare a compimento il cammino intrapreso. Non si tratta solo di rispettare un dovere costituzionale, è molto di più; è il patto contratto con gli italiani quattro anni fa che noi dobbiamo e vogliamo rispettare. È in questo quadro, signor Presidente del Consiglio, che noi riconosciamo nel suo Governo l'espressione di tale continuità. Proprio per questo, tuttavia, noi sentiamo il dovere di ricordarle che il suo Governo ha oggi un compito specialissimo: esso, infatti, non è e non può essere né un Governo di transizione, né un Governo di tregua istituzionale e meno che mai un Governo di restaurazione.
questo, ma le chiediamo attenzione a garantire che l'indispensabile diminuzione della pressione fiscale e contributiva si accompagni a misure di sviluppo e di creazione di nuovi posti di lavoro, così come le chiediamo anche che ciò avvenga nel rispetto della giustizia e della libertà.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bossi. Ne ha facoltà.
UMBERTO BOSSI. Signor Presidente, oggi è evidente che per vincere le elezioni l'Ulivo doveva fare di tutto per tenere separata la Lega dal Polo. C'era un solo modo per farlo: le riforme. Ma il partito del Premier si era convinto di poter trasformare in maniera inerziale il potere in consenso, cioè che bastasse restare a palazzo Chigi per piacere alla gente e vincere le elezioni. È evidente che D'Alema non poteva commettere errore più grande. Erede della scelta ulivista di consegnare la Lega e il cambiamento incarnato in essa nelle mani della magistratura, del codice Rocco, del nazionalismo efferato brandito proprio mentre la globalizzazione ha messo in crisi irreversibile lo Stato nazionale, D'Alema si è avvolto nella cultura della restaurazione e, passo dopo passo, l'Ulivo è arrivato a lei, signor Amato.
che siamo nell'euro, per cui la moneta non è più svalutabile e l'economia non recupera più competitività per quella strada. Le nuove imposte devono tenere conto di questo dato fondamentale: l'imposizione fiscale sulle imprese non può essere superiore a quella media praticata in Europa. Oppure, signor Presidente, dobbiamo andare avanti a colpi di IRAP, la tassa che Visco-fisco si è inventato, estesa a tutte le imprese, anche con meno di tre dipendenti, che non è deducibile ai fini delle altre imposte, che doveva essere regionale ma in realtà è diventata una tassa a favore dell'assistenzialismo, utilizzata per perequare fra nord e sud. Il risultato è che dei 7.400 miliardi incassati dalla Lombardia ben 7.300 vanno in perequazione: un rapporto che vale per tutte le altre regioni padane.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soro. Ne ha facoltà.
ANTONELLO SORO. Signor Presidente del Consiglio, io le esprimo il sostegno dei Popolari per il suo Governo, un sostegno convinto, non timido né incerto perché contiene nel programma, nella struttura e nell'orizzonte politico caratteri di continuità con i Governi che hanno fatto la storia di questa legislatura, ma anche per la stima della sua persona, della sua competenza, per quella disponibilità manifestata
nel discorso programmatico di coniugare le ragioni ideali con la concretezza del fare.
MAURIZIO GASPARRI. Ladri di voti!
FEDELE PAMPO. Non vi vogliamo!
ANTONELLO SORO. ...e argomenti estranei alla sfera spirituale. Credo che non avranno successo.
SERGIO COLA. Che coraggio!
ANTONELLO SORO. Ma voglio dire all'onorevole Berlusconi che questo comportamento non solo non risponde all'idea che abbiamo della pubblica moralità, ma non è neppure molto sportivo.
MAURIZIO GASPARRI. Dillo a Mastella!
PRESIDENTE. Onorevole Gasparri, la richiamo all'ordine.
ANTONELLO SORO. Pensiamo che il Governo avrà la fiducia del Parlamento e vorremmo che non venisse sprecata l'opportunità di un anno di lavoro. Non abbiamo pensato al Governo Amato come ad un Governo purchessia, per allungare a tutti i costi la durata del nostro mandato (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia).
GIOVANNI FILOCAMO. Stai tranquillo!
ANTONELLO SORO. Non abbiamo mai pensato che le riforme, il cambiamento, la rimozione delle diseguaglianze e delle inefficienze possa essere priva di reazioni, di resistenze e di qualche incomprensione. Ma questo è il motivo per la riflessione e per la moderazione, non per la resa; sta qui la differenza fra populismo e riformismo. Noi consideriamo le riforme maturate in questi settori e, in particolare, in quello della sanità, un patrimonio di cui andiamo orgogliosi e che non intendiamo rinnegare (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Onorevole Soro, lei non se ne è accorto, ma è entrato in aula l'onorevole Tremaglia, al quale desidero esprimere a nome di tutta la Camera la partecipazione al dolore per il lutto che lo ha colpito (L'Assemblea e i membri del Governo si levano in piedi - Generali, prolungati applausi, ai quali si associano i membri del Governo).
ANTONELLO SORO. Mi scusi l'onorevole Tremaglia; non l'avevo visto.
GIOVANNI FILOCAMO. Non sapete fare neanche spettacolo!
ANTONELLO SORO. Noi non le vogliamo passare in silenzio, perché l'accusa è grave. Ci siamo chiesti anche noi a chi è rivolta: è forse un giudizio ed una pressione sul Capo dello Stato che ha conferito l'incarico al Presidente Amato? Se è così, noi deploriamo un costume indegno e un comportamento politico inaccettabile; se così non è, se è solo il prodotto di superficialità e incultura dal punto di vista istituzionale, allora sentiamo che occorre riaffermare non solo la legittimità di questo Parlamento, ma la certezza delle regole fondamentali del nostro ordinamento.
GIOVANNI FILOCAMO. Fai pena!
ELIO VITO. Voti!
ANTONELLO SORO. ...dovrebbe avere un po' più di prudenza e di misura prima di usare un linguaggio sconosciuto nelle cancellerie europee.
GIOVANNI FILOCAMO. Sei tu il pericolo!
ANTONELLO SORO. Altra cosa è il giudizio politico al quale siamo tenuti. Faremmo male - e non lo facciamo affatto - ad ignorare il contrasto fra una positiva esperienza di Governo e gli orientamenti elettorali del 16 aprile. È un consuntivo ricco di successi misurabili attraverso gli indicatori economico-finanziari, attraverso la profondità delle trasformazioni strutturali che hanno fatto crescere il nostro paese nella considerazione internazionale, che hanno reso competitivo il sistema Italia, che hanno ridotto squilibri e ritardi, che hanno diffuso i poteri dello Stato nelle regioni, avvicinandole ai cittadini.
dei suoi alleati, assumendo e modificando alleanze come si operano transizioni finanziarie, non è un moderato, non rappresenta il centro moderato, ma la nuova destra radicale. Per questo noi non potremo mai stare da quella parte.
GENNARO MALGIERI. E chi ti vuole!
ANTONELLO SORO. Noi siamo la coalizione del buongoverno, ma il buongoverno non esaurisce la politica. Il tarlo del centrosinistra, il male affatto oscuro consiste nella frammentazione, in questa configurazione disgregata e multiforme.
ALFREDO BIONDI. Di ex voto!
ANTONELLO SORO. ...che suscitano l'avversione e il conflitto di tutti quanti sono stati anticomunisti, antisocialisti e antidemocristiani; noi dobbiamo scegliere di essere i riformisti del XXI secolo che vogliono offrire all'Italia nuovi progetti e nuove speranze, i temi della sicurezza, dell'immigrazione, dei nuovi saperi, delle nuove libertà. Questo è il terreno su cui potremo misurare le nuove faglie che separano gli schieramenti politici, che definiscono il campo nel quale spendere la nostra passione politica. Il passo in avanti consiste nella nuova lettura, meno ideologica e meno conservatrice, della società italiana, della nuova architettura sociale, del nuovo bisogno di libertà. Sarebbe un errore imperdonabile se noi cercassimo di corrispondere con un'offerta di Governo rigida, preconfezionata, ideologica. Esiste anche in Italia una nuova domanda di cittadinanza che assume contorni ed accenti differenti nelle diverse aree territoriali, nel nord e nel sud e nelle diverse condizioni sociali. Dovremo trovare un linguaggio persuasivo per la nostra politica, capace di evitare la secessione sociale delle fasce forti del paese con lo stesso impegno con cui abbiamo lavorato, e ancora di più dovremo lavorare, per ridurre le forme di esclusione e di povertà.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fini. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO FINI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi, se fra qualche ora la Camera dei deputati esprimerà la fiducia al Governo, per
Alleanza nazionale si tratterà per davvero di una delle pagine più brutte della storia repubblicana. Il distacco tra la sovranità popolare, tra la volontà popolare, espressasi in modo inequivocabile il 16 aprile, ed il comportamento del Parlamento sarà evidente a tutti. Si sarà certamente rispettata la regola formale di una democrazia parlamentare (ed è questa la ragione per la quale si deve tranquillizzare l'onorevole Soro, perché non c'è da parte dell'opposizione alcuna polemica nei confronti del Capo dello Stato) ma, come abbiamo detto anche allo stesso Capo dello Stato, il rispetto formale, scrupoloso, doveroso - avendo egli giurato fedeltà alla Costituzione vigente - di una regola può significare, come per noi significa se il Governo avrà la fiducia, un oltraggio alla sostanza della democrazia, intendendo almeno la democrazia come rispetto innanzitutto della volontà popolare. Per questo le confermo, signor Presidente del Consiglio, che, se la Camera dovesse davvero darle la fiducia, per noi il suo Governo sarebbe un simulacro di un Governo legittimamente espressione della sovranità popolare.
D'Alema o è stata sconfitta una politica, una coalizione, un programma, una maggioranza? Credo che la risposta sia chiara a tutti. Il Governo che lei ripresenta quest'oggi è un Governo politico - per sua ammissione - che ripropone la stessa maggioranza di centrosinistra, che ha molti dei ministri del precedente Governo D'Alema, che dichiara di voler muovere i suoi passi lungo le orme tracciate politicamente dal precedente Governo, quello che è stato battuto politicamente, a tal punto che D'Alema se ne è andato.
Il rapporto con le opposizioni, soprattutto, sarà più difficile in riferimento al federalismo. In un passaggio importante del suo discorso, professor Amato, lei ha ricordato che le elezioni che si sono svolte hanno dato alle regioni un mandato costituente: io le ricordo che, quando nella Conferenza Stato-regioni lei parlerà a nome del Governo con i presidenti regionali, troverà una maggioranza di quei presidenti che ha alle spalle la sovranità popolare e milioni di consensi espressi, mentre lei, le piaccia o no, parlerà a titolo personale (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia, della Lega nord Padania e misto-CCD). Parlerà a nome dei 314, 315 o 316 colleghi che disperatamente le danno la fiducia, certo, ma la sua azione sarà delegittimata proprio nel rapporto con le regioni e - mi rivolgo ai colleghi più esperti di me - è la prima volta che questo accade. Siamo in presenza non solo di una pseudomaggioranza, che forse è tale solo numericamente, ma per la prima volta siamo anche in presenza di un esecutivo che non potrà rivolgersi ai capi delle regioni democraticamente eletti se non da una posizione di minoranza.
LUIGI OLIVIERI. È molto difficile!
GIANFRANCO FINI. Ieri il Presidente Amato ha detto che lui ammira quei corsi di formazione statunitensi in cui si lavora anche di notte: beh, se siete ancora di sinistra, amici miei, o fate un salto sulla sedia oppure vi dovete vergognare del modo in cui interpretate la sinistra, che non ha nulla a che vedere con un'impostazione di questo genere (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia, della Lega nord Padania e misto-CCD - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e comunista)! Senza continuare a lungo su questo tema, voi oggi disperatamente vi attaccate alla conta dei voti: noi vi attendiamo serenamente al varco, perché gli unici che non hanno compreso, forse, che oggi potete anche farcela, ma che da domani sarà più difficile per voi nel rapporto con noi, ma soprattutto nel rapporto con gli italiani, sono coloro che sanno che, se si vota, per molti si chiude un'esperienza di impegno parlamentare. Allora oggi avete fatto a gara per sedervi su quei banchi: sappiate che la prossima volta vi vedremo in quei banchi, ma all'opposizione (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia, della Lega nord Padania e misto-CCD - Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Berlusconi. Ne ha facoltà.
SILVIO BERLUSCONI. Signor Presidente, signori deputati, condivido naturalmente anch'io le osservazioni e gli argomenti svolti da Gianfranco Fini e dagli altri leader dei movimenti che stanno con Forza Italia nella casa delle libertà (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Ritorno anch'io doverosamente e puntigliosamente sui fatti per motivare il nostro convinto no a questo Governo: i fatti sono, in genere, più convincenti delle opinioni, soprattutto quando sono chiari ed univoci.
Nel 1996 il centrosinistra ebbe meno voti del Polo e più seggi. La maggioranza dei seggi derivò da un accordo di desistenza con Rifondazione comunista, un accordo che la coalizione dell'Ulivo, allora guidata da Romano Prodi, aveva negato e rinnegato puntigliosamente durante tutta la campagna elettorale, giungendo anche, proprio attraverso il candidato Prodi, ad affermare solennemente in televisione che non avrebbe neppure governato se per governare avesse dovuto ricorrere ai voti di Rifondazione comunista. Dopo due anni e poco più, quella maggioranza parlamentare, che era minoranza nel paese, andò in frantumi. Questo è il primo fatto: l'implosione dell'Ulivo e la sua frammentazione in partiti e partitini.
elettori, giocare in modo falloso, stringersi in un inglorioso catenaccio nella speranza di un contropiede che non potrà mai arrivare. Perché, cari signori della sinistra, se contate su una pur debole ripresa economica per rifarvi una faccia, avete sbagliato i vostri calcoli. Quel poco di ripresa destinata a prodursi nei prossimi mesi è infatti il frutto dell'ondata innovativa della nuova economia capitalistica e della mobilitazione professionale e imprenditoriale del meglio di questo paese, dai lavoratori alle piccole e medie imprese; quel tanto di competitività che ancora ci resta e che ci siamo guadagnati in Europa, ce la siamo guadagnata nonostante il Governo della sinistra e non grazie al Governo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania, misto-CCD e misto-CDU), nonostante il vostro aberrante regime fiscale e burocratico e non grazie ad esso.
GIUSEPPE NIEDDA. Applausi!
SILVIO BERLUSCONI. Peccato, peccato, peccato. Lo ripeto tre volte nella certezza che a questo Governo, se nascerà, ve ne accorgerete, faremo un'opposizione inflessibile, intransigente, anche se, come sempre, pensosa del bene dell'Italia. Come l'abbiamo fatta più volte; e grazie a noi il nostro paese non ha fatto quelle figuracce internazionali a cui voi lo avreste esposto (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania e misto-CCD - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo). Come opposizione, che rappresenta la maggioranza dei cittadini, abbiamo di fronte una strada in discesa e un'esaltante battaglia per il ripristino di una piena e vera democrazia contro il rischio di regime. Ci siamo battuti a mani nude, come avete visto; abbiamo saputo e sappiamo convincere la gente anche senza avere bisogno degli spot (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania e misto-CCD - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo). Continueremo a batterci perché non prevalga la vostra mentalità; una mentalità illiberale come quella che ha condotto la vostra ex maggioranza di Governo a questo triste, ma per noi piacevole tramonto.
Gli italiani ci hanno già dato una chiara investitura per il governo del paese. Non è lontano il giorno in cui i cittadini, con il loro voto, di cui avete troppo timore, si riprenderanno quel potere di decidere che a loro appartiene e che voi, signori del palazzo, per troppi anni avete sequestrato. Vi ringrazio (Vivi applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania e misto-CCD - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Veltroni. Ne ha facoltà.
VALTER VELTRONI. Signor Presidente, spero mi consentirà, prima di svolgere il mio intervento, di dire una cosa che mi sta a cuore. Quando ero ministro dei beni culturali ho collaborato con un giovane assessore alla cultura della regione Lombardia, esponente della destra, del quale ho potuto apprezzare, in quel tempo di lavoro comune, capacità, passione civile, rispetto degli altri e senso delle istituzioni. Vorrei dire a Mirko Tremaglia dell'affetto e della solidarietà di tutti noi per la morte di suo figlio a 42 anni (Il Presidente si leva in piedi e con lui l'intera Assemblea e i membri del Governo - Generali, prolungati applausi).
È la società italiana, è il paese che ci chiede questo scatto riformatore, una società che anche grazie ai Governi di Prodi e di D'Alema è oggi più moderna, più europea; una società che è cambiata, è diventata più veloce e dinamica in sintonia con quell'economia della rete e delle comunicazioni che si va facendo sempre più pervasiva; una società che si sente sempre più estranea e lontana da una politica e che, invece, è ancora troppo lenta e troppo pesante.
SERGIO SABATTINI. Silenzio, fascisti (Commenti)!
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia!
VALTER VELTRONI. Da tempo si dice di guardare alla Costituzione tedesca come modello anche per l'Italia. Ebbene, nel corso della sua lunga permanenza alla guida della Germania il cancelliere Kohl ha perso più volte le elezioni regionali e la stessa maggioranza in seno al Bundesrat, il Senato delle regioni emblema del federalismo tedesco, ma nessuno ha definito illegittima sul piano democratico la sua permanenza al Governo.
Il problema dinanzi al quale ci troviamo non è allora quello di dare un altro colpo alla cultura della stabilità, ma di usare il tempo che abbiamo per rilanciarla e rafforzarla attraverso un patto su regole di stabilità che diano al paese una politica meno lontana.
italiani, misto-Rinnovamento italiano e misto-Federalisti liberaldemocratici repubblicani).
PRESIDENTE. Dobbiamo ora procedere alle dichiarazioni di voto a titolo personale (Commenti). Colleghi, è un diritto! Gli oratori avranno due minuti ciascuno.
VITTORIO SGARBI. Signor Presidente, intervengo per un breve saluto al Presidente del Consiglio del secondo Governo Berlusconi, l'onorevole Amato, il quale ha già ascoltato alcune mie riflessioni nella latitanza dell'aula qualche ora fa. Non potrò aggiungere altro, quindi, se non il fatto che sono ancora molto incerto sulla direzione da dare al mio voto, anche perché mi trovo colluso in modo insopportabile con il senatore Di Pietro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gardiol. Ne ha facoltà.
GIORGIO GARDIOL. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, il nostro paese sembra proseguire, continuando la crisi della prima Repubblica, un'interminabile transizione verso una meta della quale si sono smarriti per strada i connotati precisi. Verso dove andiamo? Verso quale tipo di equilibrio sociale e politico? Si tratta di una domanda alla quale anche noi addetti ai lavori non sappiamo cosa rispondere.
nella composizione del suo Governo, facendo a meno del contributo di alcuni ministri capaci di un'azione riformatrice (tra cui i ministri Bindi, Ronchi e Balbo).
PRESIDENTE. Onorevole Gardiol, mi scusi se la interrompo.
GIORGIO GARDIOL. ...dell'ambiente, per il rilancio di un progetto generale di pace e di nuove compatibilità sociali, civili e ambientali, di affermazione dei diritti civili e umani anche a livello internazionale, di allargamento della democrazia in campo economico e sociale. Per questo ci vuole la legge sulla rappresentanza sindacale.
PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Costa, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale: si intende che vi abbia rinunziato.
LEONE DELFINO. Il risultato delle recenti elezioni regionali ha imposto all'onorevole D'Alema e al suo Governo di rassegnare le ormai indilazionabili dimissioni. In un quadro di garanzie democratiche la sola opzione politicamente corretta sarebbe stata oggi quella di tornare alle urne e far scegliere agli italiani maggioranza e Governo; si è preferito invece affidare al Presidente Amato il compito di avviare una fase di transizione che per sua stessa definizione non potrà assicurare al paese...
PRESIDENTE. Onorevole Leone Delfino, mi scusi se la interrompo.
LEONE DELFINO. Dicevo che si è preferito invece affidare al Presidente Amato il compito di avviare una fase di transizione che, per sua stessa definizione, non potrà assicurare al paese un Governo dall'alto profilo programmatico innovativo, ma dovrà e potrà gestire soltanto l'esistente.
definitivamente atto che il sistema elettorale maggioritario non ha rappresentato lo strumento da molti vagheggiato. Occorre invece creare le condizioni per un ordinato e razionale processo di rafforzamento dell'esecutivo e di trasformazione federale dello Stato attraverso un sistema elettorale che consenta la formazione di maggioranze parlamentari certe e stabili, ma che al contempo sia tale da garantire la possibilità della presenza di forze politiche e culturali il cui radicamento dovesse scaturire da un consenso adeguato ai parametri di uno sbarramento che impedisca peraltro la proliferazione di formazioni fini a se stesse.
PRESIDENTE. La Presidenza lo consente.
ANDREA GUARINO. Presidente Violante, professor Amato, illustro il voto di tutti i parlamentari appartenenti all'UPR: è un voto contrario. Ne spiego le ragioni.
Nessuno può apprezzare queste considerazioni meglio del Presidente del Consiglio, autorevole costituzionalista e studioso della concorrenza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bampo. Ne ha facoltà.
PAOLO BAMPO. Dottor Amato, lei, chiamato a fare da liquidatore della prima Repubblica, forse tra qualche ora sarà Presidente del Consiglio. Il fatto però sarà forse un rimedio peggiore del male che lei è chiamato a curare. Il male è quello di una sinistra attardata a disegnare nuovi scenari e incapace di comprendere che il cambiamento lo stanno operando dal basso i cittadini rifiutando alla stessa il consenso elettorale.
PRESIDENTE. Mi scusi onorevole Bampo. Colleghi, devo richiamarvi. Onorevole Aprea, si accomodi fuori se deve discutere con qualcuno.
PAOLO BAMPO. Lei, signor Presidente del Consiglio, è infatti come quel direttore d'orchestra che, nella nave che affonda, nonostante tutto, si ostina a far suonare musiche per allietare i passeggeri della prima classe. Qualcuno potrebbe addirittura vedervi un momento nobile, ma tutti in quest'aula, tanto nella presunta maggioranza, quanto nell'opposizione, sappiamo che lei sta solo facendo da tappo nel tentativo di salvare qualche scranno. Otto anni fa, dopo aver combattuto e perso contro quelli che oggi sono i suoi alleati, lei disse che quello sarebbe stato il suo ultimo discorso da politico: la pubblica opinione, apprezzando tale affermazione, la salutò come uomo capace di assumersi le proprie responsabilità; otto anni dopo quel discorso da Cincinnato, quella stessa opinione pubblica, osservando questo suo nuovo impegno, ritiene che lei abbia introdotto il principio secondo cui anche le promesse, così come i reati, dopo alcuni anni cadono in prescrizione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Comino. Ne ha facoltà.
DOMENICO COMINO. Signor Presidente del Consiglio, il voto degli Autonomisti per l'Europa non è un voto di adesione né ufficiale né sommersa al suo Governo, ma è un voto responsabile per consentire la consultazione referendaria funzionale alla governabilità del paese (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia - Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Anche le più buone intenzioni, come quelle che lei ha espresso nelle sue dichiarazioni programmatiche, necessitano di un ragionevole lasso di tempo, ammesso che ce l'abbia, per essere tradotte in fatti concreti. Leggerà alcune nostre sollecitazioni nel resoconto stenografico, ma una cosa vorremmo vedere e vorrebbero vedere i cittadini italiani: una volta almeno, un pullman di delinquenti extracomunitari che si muove per portarli fuori da questo paese, dove hanno scambiato la solidarietà per impunibilità!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Acierno. Ne ha facoltà.
ALBERTO ACIERNO. Signor Presidente, già in sede di discussione ho chiarito la nostra posizione contraria alla nascita di questo Governo di minoranza. Vorrei approfittare, tuttavia, della presenza dell'onorevole D'Alema in quest'aula, per ringraziarlo perché, comunque, ci ha dato una lezione di politica, di politica vera: lei si è dimesso prendendo coscienza e dando forza al popolo sovrano che è andato democraticamente a votare e ha operato una scelta. Lei, rispettando la Costituzione, unico della maggioranza oggi in quest'aula, ha preferito dimettersi, pagando, a questo punto solo lei, le conseguenze del voto politico.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Brunetti. Ne ha facoltà.
MARIO BRUNETTI. Signor Presidente, non ho motivi per modificare il mio giudizio negativo sul Governo che nasce a guida Giuliano Amato. Ieri sera seguendo una trasmissione televisiva, sotto l'incalzare del conduttore nei confronti del capo del Polo, questi rispondeva, con il suo
piglio un po' peronista, ma compiaciuto, a proposito del programma dell'onorevole Amato, che quest'ultimo «aveva parlato come Berlusconi». Credo che proprio in questo vi sia il nerbo della mia convinzione: ho la sensazione cioè che con questo Governo si stiano sottraendo i paletti discriminanti tra vecchio e nuovo, tra sinistra e destra, tra passato e presente; anzi ho l'impressione che il vecchio, purtroppo, rischi di ingoiare rapidamente anche il nuovo. Per questo ho affermato che il centrosinistra si fa destra centrista.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fronzuti. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FRONZUTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il voto che mi accingo ad esprimere da qui a poco risente in maniera sostanziale della forte preoccupazione che il Governo, che si presenta davanti alle Camere per riceverne l'investitura, sia non solo debole, per i numeri che lo sostengono, ma essenzialmente scollegato dal paese che pure intende, meglio sarebbe dire pretende, di rappresentare. Sarebbero da apprezzare gli sforzi di tutte le parti politiche presenti nell'esecutivo, se le ragioni da cui muovono fossero riconducibili al conseguimento del bene comune, ma le posizioni così divergenti e spesso inconciliabili delle forze che compongono la maggioranza ne vanificano ogni tentativo volto ad affrontare e risolvere problemi che costituiscono, sotto certi aspetti, il male endemico del nostro paese. Temi come la bioetica, la tossicodipendenza, la sicurezza, la sanità, la scuola, il lavoro e - ultimo ma non ultimo per la sua estrema gravità - l'immigrazione sono stati trattati con tale superficialità ed ipocrisia che il popolo sovrano ha fatto giustizia, bocciando con un voto civilissimo, dottoressa Francescato, l'azione legislativa di un Governo e di una maggioranza che facevano e fanno acqua da tutte le parti.
fiducia (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e misto-CCD).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bandoli. Ne ha facoltà.
FULVIA BANDOLI. Signor Presidente del Consiglio, la posizione di alcuni parlamentari Democratici di sinistra le è stata esposta stamattina dall'onorevole Buffo, illustrando i punti programmatici che lei aveva eluso, dando così la sensazione che il profilo riformatore del Governo non sia ancora adeguato per dire al paese che il messaggio durissimo che ci ha inviato lo abbiamo ricevuto ed ascoltato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale, l'onorevole Malavenda. Ne ha facoltà.
MARA MALAVENDA. Signor Presidente, mai come in questo momento, mai come oggi le immagini sono più eloquenti delle parole. Le foto sui giornali di questa mattina di D'Alema e Veltroni sono la triste testimonianza di quello che resta di una sinistra che da tempo ha rinunciato a fare il proprio mestiere: facce deluse e contratte, sia dalla sconfitta che dal bisogno di abbarbicarsi alle poltrone, sorde più che mai a quei milioni di lavoratori, cittadini, compagni e compagne che hanno abbandonato voto, speranze e militanza pur di non farsi complici di quella politica inaugurata all'Eur oltre vent'anni fa e che lei, degno precursore di Prodi e D'Alema, avviò in questo Parlamento già dal 1992.
perché in questo Parlamento esistono due destre, entrambe al servizio dei padroni. È la logica che accomuna il fronte del «sì» e quello del «no» sui prossimi referendum, che ci auguriamo siano boicottati con l'astensione dei lavoratori e dei cittadini.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mangiacavallo. Ne ha facoltà.
ANTONINO MANGIACAVALLO. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, se ho chiesto di parlare a titolo personale sicuramente non è per differenziarmi dal mio gruppo - tutt'altro - nel quale mi riconosco interamente (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia), ma solo, qualora ve ne fosse bisogno, per chiarire ulteriormente la mia posizione politica e la mia espressione di voto, che sono state stranamente confuse da alcune notizie apparse sui quotidiani di oggi che anticipavano un mio voto contrario non si sa in base a quale criterio.
STEFANO LOSURDO. Elencali!
ANTONINO MANGIACAVALLO. In primo luogo, per usare le parole di apertura del suo discorso, lei ha detto che questo Governo nasce con la responsabilità di portare a compimento la legislatura e di permettere lo svolgimento del referendum, e già questo non è cosa da poco. In secondo luogo, il mio fermo convincimento di liberaldemocratico, di moderato e principalmente di riformista mi impone di esprimere un voto favorevole. In terzo luogo, per un doveroso riconoscimento non solo al valore storico e politico del centrosinistra ma anche - mi sia consentito senza alcuna presunzione - all'attività meritoriamente svolta dai Governi che l'hanno egregiamente preceduta, un lavoro di intense riforme, di sviluppo, di progresso per questo paese non solo a livello nazionale ma nell'accrescimento della sua credibilità internazionale. In quarto luogo, il valore che viene assegnato - e mi ha fatto piacere che sia stato ribadito dall'onorevole Veltroni - alla coalizione che mi auguro possa uscire da questo momento in poi più rafforzata e coesa. Vi è poi la cosa più importante - me lo lasci dire, onorevole Presidente - e cioè la stima che incondizionatamente ho sempre riposto in lei fin da quando, nei primi anni novanta, con determinazione e coraggio ha avviato quel processo di cambiamento e di sviluppo che oggi mi auguro possa essere completato (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Presidente del Consiglio, che è specialista nel tennis, potrà «azzeccare» qualche ottimo pallonetto o - perché no? - un ottimo contropiede da parte di questa squadra, che sicuramente sarà vincente (Applausi dei deputati dei gruppi misto-Rinnovamento italiano e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Applausi polemici dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Onorevole Zacchera, lei è una persona seria, perché si comporta in questo modo?
GABRIELE CIMADORO. Signor Presidente del Consiglio, se su quella poltrona fosse seduto l'onorevole D'Alema, sicuramente avrei dato il mio voto favorevole al Governo. Evidentemente, qualcosa non ha funzionato. Non ha funzionato, probabilmente, qualcosa anche all'interno del mio movimento e della nostra delegazione, che forse ha archiviato troppo presto il Governo D'Alema.
GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Agli esteri.
GABRIELE CIMADORO. Si pone, evidentemente un problema che andava affrontato all'interno del nostro gruppo e risolto in altro modo. La nostra delegazione, l'esecutivo dei Democratici avrebbe dovuto, a fronte di una crepa creatasi all'interno del movimento, cercare di ammorbidire i toni e di trovare altre soluzioni. Per la stima che, professionalmente, ho nei suoi confronti non ritengo che lei non sia in grado di fare il Presidente del Consiglio dei ministri, ma credo che anche qualcun altro avrebbe potuto farlo benissimo al suo posto ed oggi non ci troveremmo in queste condizioni. Mi auguro, comunque, che questo Governo abbia i voti per poter andare avanti; sicuramente, non avrà il mio voto.
PRESIDENTE. Onorevole Cimadoro, deve concludere.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Taradash, al quale ricordo che dispone di due minuti di tempo. Ne ha facoltà.
Noi la prendiamo in parola. Noi discuteremo nelle prossime ore sul nostro voto. Come lei sa, in questo sistema più siamo piccoli più siamo divisi, ma quel che a noi preme è il referendum. Non crediamo a chi dice che basteranno le prossime elezioni anticipate con il trionfo di un Polo a risolvere il problema del Governo. Noi vogliamo che chi vince le elezioni possa governare.
Presidente Pisanu, non è vero che con questo sistema una maggioranza Berlusconi-Bossi-Casini-Buttiglione-Cossiga-Fini e, non so, D'Antoni, non so, Rauti e chi altro, abbia la possibilità di governare e di riformare l'Italia in senso liberale. È necessario il referendum, che è di tutti e non è né del centrodestra né del centrosinistra. È un referendum per dare a questo paese la possibilità di stare in Europa al pari degli altri paesi con un Governo forte, scelto dai cittadini. Questo ci sta a cuore e su questo decideremo il nostro voto (Commenti del deputato Giovine).
Signor Presidente, non è un caso se abbiamo chiesto di avere lei come interlocutore diretto rispetto alle diverse problematiche che le abbiamo segnalato e indirizzato con documenti su problemi specifici. Per noi resta prioritaria la tutela delle nostre minoranze linguistiche, ma anche delle altre minoranze linguistiche.
Colleghi, per cortesia: o consentite di svolgere gli interventi o uscite dall'aula!
Mi scusi, onorevole Caveri, prosegua pure.
Gli statuti di autonomia speciale sono essenziali sia nella prospettiva dell'urgente riforma in materia di forma di Governo, sia sotto il profilo delle norme di attuazione degli statuti. È necessario un indirizzo chiaro fin da oggi per la politica in favore della montagna in Italia e in Europa.
Segnaliamo l'emergenza dei trasporti in zona alpina. Se il traforo del Monte Bianco deve essere riaperto in piena sicurezza, emerge anche da questo fatto grave e luttuoso la necessità di evitare il transito dei TIR e di avviare la intermodalità con la nuova ferrovia del Brennero, con la proroga della concessione e anche con la Aosta-Martigny, come antidoto al trasporto su gomma.
Naturalmente, ci sono altri temi che le abbiamo segnalato, come la cooperazione transfrontaliera con il recepimento dei protocolli aggiuntivi alla convenzione di Madrid, ma resta centrale il tema politico del federalismo, tanto caro alla mia valle e ai miei colleghi di altre valli. Su questo ci impegneremo in questo scorcio conclusivo della legislatura, convinti che quando ci siamo trovati otto anni fa, lei laggiù come Presidente del Consiglio e io già qui come deputato, i temi delle riforme erano già centrali e purtroppo nel tempo si è perso troppo tempo e questo è estremamente negativo (Applausi dei deputati dei gruppi misto-Minoranze linguistiche e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Questo Governo, signor Presidente del Consiglio, ancora una volta, e per la quarta volta in questa legislatura, nasce senza la presenza organica del Partito repubblicano italiano, un partito storico i cui meriti lei ha riconosciuto. Come lei ben sa, sono state proprio le forze laiche minoritarie a salvare questo paese e la democrazia.
Devo, quindi, confermare qui tutte le ragioni del nostro scontento e l'esigenza che la coalizione, non solo lei, signor Presidente del Consiglio ma anche gli stessi capigruppo della maggioranza, ritrovino le motivazioni originarie con l'auspicio che lei porti avanti un progetto riformista moderno in cui il centrosinistra si identifichi e che lei possa ricreare al suo interno un clima più consono ad un'effettiva collaborazione che riconosca l'apporto di tutte le forze che sono in condizione di poter dare, senza sufficienti esclusioni, né odiose discriminazioni.
Da sempre, abbiamo dato la nostra adesione al centrosinistra: la nostra presenza è stata operante al suo interno, con il coraggio dell'autonomia quando è stato necessario sottolinearla, ma anche con il vigore e la correttezza che ci ha sempre contraddistinto. Ritengo che vi sia una concezione piuttosto dozzinale in una politica che può condurre a considerare che lealtà e correttezza di comportamenti causino un minore potere contrattuale per chi, appunto, non è abituato a mettere in forse le ragioni delle sue scelte ad ogni stormire di fronda o ad ogni ipotetica incomprensione. Questa concezione dozzinale della politica non ci appartiene, signor Presidente; allo stesso modo, sarebbe dozzinale il modo di fare di chi volesse dare considerazione maggiore a chi più strilla, minaccia e talvolta persino ricatta. I repubblicani sono fatti di un'altra pasta.
Per questo, signor Presidente del Consiglio, ancora una volta, a seguito del suo appello, credo voteremo la fiducia al suo Governo, a questo Governo che si appresta a nascere ancora una volta senza di noi (Applausi dei deputati dei gruppi misto-Federalisti liberaldemocratici repubblicani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo, Comunista, dell'UDEUR, misto-Socialisti democratici italiani, misto-Verdi-l'Ulivo e misto-Rinnovamento italiano).
Abbiamo accolto le sue parole, speriamo che i fatti siano conseguenti e che il PRI possa essere a pieno titolo e a pieno diritto in una coalizione di centrosinistra che ha sempre sostenuto con lealtà e che continuerà a sostenere con lealtà (Applausi dei deputati dei gruppi misto-Federalisti liberaldemocratici repubblicani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo, Comunista, dell'UDEUR, misto-Socialisti democratici italiani, misto-Verdi-l'Ulivo e misto-Rinnovamento italiano).
Colleghi, non posso a fasi alterne, a seconda di chi parla, rivolgervi l'invito a far parlare l'oratore. Onorevole Solaroli, per cortesia! Onorevole Di Fonzo, la richiamo all'ordine per la prima volta; onorevole Ruffino, la richiamo all'ordine per la prima volta, si accomodi! Onorevole Pinza! Onorevole De Mita, per cortesia prenda posto.
Prego, onorevole Buttiglione.
La politica è di nuovo commissariata. Il Governo Amato non esprime la politica dell'Ulivo, che è finita; esprime il disagio di un centrosinistra che non ha una politica e vuole cercarne con comodo una nuova dai banchi del Governo. Qualcosa, però, nel frattempo è cambiato: la decisa opposizione del senatore Di Pietro al suo Governo, professor Amato (professore, per me, è un titolo d'onore), opposizione di cui lei ha buon motivo di essere orgoglioso, mostra che si è esaurita quell'ondata giustizialista che avrebbe dovuto fare da collante e da giustificazione ideale della seconda Repubblica. È finita la seconda Repubblica, che forse non è mai nata. Dobbiamo cercare vie nuove. Mi rivolgo qui in modo particolare agli amici del Partito popolare italiano; è necessario aprire una riflessione comune sulla proposta e sul servizio che i democratici cristiani possono e devono ancora rendere a questo paese. Possiamo dirlo dopo il fallimento del «nuovismo» di cui il suo Governo, professor Amato, è testimonianza evidente. Professor Amato, lei ri
Mi consenta, infine, signor Presidente, di concludere rivolgendo un pensiero all'onorevole D'Alema. L'onorevole D'Alema ha cercato di realizzare un coraggioso programma modernizzatore ed è stato fermato non dall'opposizione parlamentare, ma dalla resistenza...
In tutta Europa è in corso una ripresa economica e affinché essa possa sortire i propri effetti appieno anche nel nostro paese è necessario che vi sia un Governo pronto a fare le scelte opportune per accompagnare il processo di sviluppo che è stato incardinato dalle azioni di risanamento dei conti pubblici che, oggi, possono puntare ad una crescita vigorosa in tutte le regioni del nostro paese, non al nord o al sud, ma in tutta Italia.
Un Governo, quindi, che possa andare verso la conclusione naturale della legislatura, un Governo che possa fare bene le cose utili e necessarie per il nostro paese. Non crediamo che un ricorso anticipato alle elezioni, l'ennesimo ricorso anticipato alle elezioni, peraltro con le vecchie regole - quelle del 1994 e del 1996 - possa sortire gli effetti sperati, vale a dire dare stabilità ai Governi e creare due schieramenti alternativi che si possano confrontare per raggiungere la guida del paese. Rinnovamento italiano, quindi, voterà la fiducia a questo Governo condividendo i punti programmatici che il Presidente del Consiglio Amato ha esposto all'Assemblea, in quest'aula, la sede nella quale maggiormente si esprime la sovranità popolare e dove è necessario, quindi, ottenere la fiducia. Una volta che l'avrà ottenuta, il Governo avrà la piena legittimazione per agire in tutte le sedi, nazionali ed internazionali, dove sta svolgendo con grande capacità un ruolo importante che si è accresciuto in questi anni in Europa e nel mondo.
Credo sia necessario aiutare le famiglie e le imprese, come ha ricordato il Presidente, innanzitutto diminuendo la pressione fiscale per lasciare maggiori quote di reddito per i consumi e favorire anche le piccole imprese e l'artigianato, che possano quindi, con una maggiore disponibilità di risorse, lavorare nella direzione
Con questo messaggio di speranza, accordiamo, quindi, la fiducia a questo Governo (Applausi dei deputati dei gruppi misto-Rinnovamento italiano e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
Non ripeterò quanto è stato già detto stamattina dal nostro capogruppo, onorevole Crema, sugli aspetti del programma che ha esposto il Presidente del Consiglio, se non per dire che dare risposte all'insicurezza sociale e a quella individuale, che serpeggiano nel nord e nel sud del paese, è la sfida che, non da oggi, ci attende.
Sarebbe davvero paradossale se la coalizione di centrosinistra, dopo aver raggiunto risultati positivi nell'azione di risanamento della finanza pubblica e nell'aggancio alla moneta unica europea, a costo di pesanti sacrifici, abbandonasse il campo ora, quando è possibile, in un contesto favorevole di crescita economica, distribuire i dividendi di quest'opera ai cittadini, a cominciare da una sostanziale riduzione dell'imposizione fiscale e da un incremento dell'occupazione.
Capisco l'opposizione, che chiede le elezioni anticipate, pensando, dopo il voto regionale, di avere la vittoria in pugno; non capirei chi nel centrosinistra lavorasse per lo stesso obiettivo.
Osservo, infine, che proprio in queste ore - lo dico senza polemica -, in modo particolare da parte del senatore Antonio Di Pietro, si sta cercando di rianimare un'odiosa campagna di criminalizzazione della storia recente e meno recente del socialismo italiano, al solo scopo di tentare di dare una spallata al Governo da lei presieduto, onorevole Amato, e, di conseguenza, alla legislatura. Ma le diverse componenti del centrosinistra ed anche le opposizioni non hanno dato alcuno spazio a questi argomenti pretestuosi.
Presidente Amato, lei oggi è uno dei punti di riferimento per tutti i riformisti del centrosinistra e la sua Presidenza è un segno importante che noi socialisti apprezziamo. L'onorevole D'Alema e l'onorevole Veltroni, insieme agli altri leader, l'hanno indicata e la sostengono ed hanno compiuto un gesto fondamentale che chiude anche una pagina dolorosa di odiose discriminazioni e di polemiche retrospettive nella sinistra italiana. Esiste adesso la possibilità di ritrovare una forte unità di intenti del centrosinistra, che è la premessa per rimontare la china e recuperare consenso nel paese.
Signor Presidente del Consiglio, spero che la Camera accordi la fiducia al Governo da lei presieduto: la merita il suo Governo, la merita lei personalmente (Applausi dei deputati del gruppo misto-Socialisti democratici italiani).
A noi, all'opposizione, ha indicato un traguardo, quello di un Capo di Governo eletto direttamente dai cittadini ed è qui, forse, tra le tante contraddizioni del suo programma, quello che stride di più: lei infatti, signor Presidente del Consiglio, esce dal cappello del prestigiatore ed arriva a palazzo Chigi sospinto da un'alchimia di palazzo senza che nessun elettore abbia mai dato il suo voto alla persona e al suo Governo e poi ci viene a dire, come ha ripetuto pochi minuti fa in quest'aula, che non chiede - bontà sua ! - le dimissioni del sindaco di Bologna Guazzaloca solo perché in quella città il voto popolare è stato difforme. Ma, Presidente del Consiglio, io direi che si dovrebbe svegliare perché il sindaco di Bologna è stato votato dai cittadini di quella città, mentre lei non è stato votato da nessuno (Applausi dei deputati dei gruppi misto-CCD e di Forza Italia)! E se siede su quella poltrona, è per un'alchimia di palazzo, è per il trasformismo parlamentare, che ha biasimato, anche se forse ha dimenticato, dopo averlo biasimato, che ne è protagonista e l'usufruttuario maggiore.
Lei cerca una maggioranza in questo Parlamento perché sa bene che non dispone di una maggioranza fra i cittadini, ma è proprio questa la radice della malattia politica che ci attanaglia. Quando il gioco di palazzo va da una parte ed il consenso dei cittadini va dalla parte opposta, quando i Governi nascono dalla paura dell'elettorato anziché dalla sua investitura, quando le istituzioni non sanno più ascoltare il richiamo del paese, allora si produce una ferita nella democrazia, uno strappo nel tessuto della nostra convivenza civile e politica.
Io dico che si poteva, e si doveva, restituire la parola ai cittadini oppure, se davvero si volevano cambiare le regole del gioco, si poteva tentare la strada difficile di un Governo che non fosse parte in causa, che non fosse l'arma di uno schieramento contro l'altro; invece, avete avuto paura degli elettori e anche di un rapporto diverso con l'opposizione. Questa paura vi tiene insieme ogni giorno più faticosamente e nello stesso tempo vi condanna ogni giorno più inesorabilmente. La crisi che ci ha portati fin qui non riguarda né un timoniere né un Governo, bensì un sistema, una politica, quella che la sinistra ha seguito in tutti questi anni. Vengono al pettine in questi giorni una volta di più tutti i nodi che non avete saputo sciogliere, da quello della sicurezza e della lotta alla criminalità, per il quale non siete stati in grado di produrre una sola legge o di assumere una sola iniziativa concreta, alla piaga della disoccupazione, che contemplate senza sapere come sanare, allo sviluppo dell'economia, ferma ormai da anni perché voi avete tirato e tenuto ben stretto quel freno a mano di cui fate mostra di lamentarvi.
Quale credibilità - non lo chiedo ai protagonisti di questa vicenda che ha l'aspetto di una farsa di palazzo, ma ai cittadini italiani - può avere una sinistra che dichiara il proprio fallimento in due settori chiave nella vita del paese: scuola e sanità? Quale credibilità può avere un Governo che «scarica» i protagonisti - Berlinguer e Bindi - per quattro anni delle uniche due riforme che la sinistra ha fatto in questo paese: la sanità contro i medici e la scuola contro i professori (Applausi dei deputati dei gruppi misto-CCD, di Forza Italia e di Alleanza nazionale)? Credo che il livello della credibilità sia a livello zero.
Vi tenete stretto il potere che vi resta, mano a mano che sentite svanire il consenso popolare. Ma in una democrazia la regola è che il potere si fondi sul consenso e non potete sfuggire a lungo a quella regola fondamentale.
Noi vi neghiamo la nostra fiducia come pochi giorni fa l'hanno negata milioni e milioni di cittadini italiani. Vi faremo un'opposizione leale ma forte, chiara e netta; vi contrasteremo con il nostro senso di responsabilità passo dopo passo e giorno dopo giorno. Metteremo in campo, come opposizione e come Centro cristiano democratico, tutta la nostra passione civile, tutta la forza tranquilla ma imponente delle nostre convinzioni, fino a quando il paese non avrà il Governo che si merita, il Governo che avrà scelto e che avrà votato (Applausi dei deputati dei gruppi misto-CCD, di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Congratulazioni)!
Signor Presidente del Consiglio, ho letto con attenzione, come di dovere, il suo discorso per cercare un motivo razionale di questa sua impresa, per cercare di capire il perché di un Governo senza D'Alema per fare la politica di D'Alema; perché non accogliere la proposta almeno di forte semplificazione dell'esecutivo, venuta autorevolmente dal Presidente della Repubblica? Un Governo che non riesce a formarsi su grandi progetti politici, si forma almeno su un elemento forte di per se stesso ed imprime, per questa via, un elemento di rinnovamento al paese. Perché avete dato luogo ad un Governo la cui composizione scontenta molti dei protagonisti,
Le elezioni regionali ci hanno visti affrontarle in alleanza con lo schieramento del centrosinistra nei confronti del cui Governo siamo stati - e siamo - radicalmente all'opposizione. Queste elezioni hanno visto una sconfitta del centrosinistra e una vittoria delle destre. Voi date oggi una risposta a questa lezione nella direzione opposta a quella che veniva indicata. Il Governo D'Alema ha fatto una politica di centro, una politica liberale, una politica neoliberista. Il suo Presidente del Consiglio era tanto convinto del successo di quella politica, della sua capacità di aggregare consensi, da accettare la sollecitazione di Berlusconi a trasformare le elezioni regionali in un referendum a favore o contro il Governo. La sconfitta non poteva essere più bruciante.
Ma da dove viene quella sconfitta? Da uno spostamento a destra del paese? No, viene da una demotivazione dei popoli della sinistra, viene dalla frantumazione sociale, viene da una separazione tra il paese reale e il paese ufficiale che ha dato luogo ad una astensione gigantesca che si è ulteriormente irrigidita. Così le destre guadagnano un consenso anche dentro le nostre popolazioni, che smottano su temi difficili come la sicurezza e l'immigrazione.
Di fronte a quella dura lezione, cosa fare, se non una politica di apertura sociale, di apertura a sinistra? Noi ci abbiamo provato, come sempre, indicandovi il terreno: aumento delle pensioni minime sociali, rivalutazione dei salari e degli stipendi, introduzione del salario sociale, diritti sociali, una nuova politica per l'occupazione, insomma, un nuovo corso dell'economia. Ma voi, invece di reagire dialogando a sinistra e aprendo alla socialità, erigete un monumento al centro, simboleggiato dalla sua indicazione a Presidente del Consiglio. In realtà, invece di cambiare la sostanza della politica, cambiate il vestito di cui si ammanta questa sostanza, tenete una politica di centro e ci mettete sopra un'immagine decisamente di centro. La mia non è, come è ovvio, la critica di Di Pietro: questo centro, però, cos'è? È l'espressione di quella sinistra moderata che a partire dal 1980, quando aiutò l'impresa capitalistica in una rivincita di classe, per arrivare, nel 1984, all'attacco alla scala mobile e poi nel 1992, signor Presidente, alla sua concertazione autoritaria che mise in crisi la CGIL, ha sfidato ed ha combattuto apertamente il sindacato dei consigli, il partito comunista di Berlinguer, la cultura antagonista di questo nostro paese.
Tangentopoli non è stata un episodio, è stata un processo corruttivo gigantesco che ha investito l'intera classe dirigente di questo paese. Oggi può essere messa tra parentesi perché quella sinistra moderata ha compiuto la sua capacità di egemonia ed oggi, qui, guida la compagine di Governo. Ma i riformisti, i Verdi, i Democratici di sinistra perché stanno in questo pasticcio? Questo nuovo centro, pur producendo crisi sociale e rottura a sinistra, sembrava almeno essere garanzia di vittoria. Dicevate: bisogna fare l'alleanza col centro per battere le destre. Ebbene, questa tesi si è rivelata falsa, con questa alleanza le destre vincono, e vincono pour cause. Vincono perché la sinistra smette di essere se stessa, non ha un progetto di società e vincono perché così si apre un varco ad una destra forte, pericolosa, con un'idea di società per me pessima, persino antropologicamente, fondata sulla disuguaglianza, sulla competizione, sul successo, e politicamente fondata su un iperliberismo da una parte ed un autoritarismo dall'altra. Ma voi consentite quella vittoria. Un centrosinistra senza un'idea di società disarma il suo popolo, destruttura il suo blocco sociale, apre le strade a questa vittoria. Volete una prova conclusiva? C'è un referendum nelle prossime
Signor Presidente del Consiglio, ieri sono stati forniti due dati: negli ultimi cinque mesi i salari sono cresciuti meno dell'inflazione, il che vuol dire che il salario reale in Italia è diminuito. Oggi sentiamo che la benzina, il gas e l'elettricità sono aumentati. Lei è fortunato, qualche anno fa un altro Presidente del Consiglio, magari Andreotti o Rumor, si sarebbe beccato una proposta di sciopero generale da parte delle organizzazioni sindacali. Noi confidiamo che una crescita della partecipazione in Italia metta in crisi un disegno di restaurazione come quello che qui si sta avviando.
In ogni caso, signor Presidente del Consiglio, viene da un leader della sua maggioranza un invito che io le consiglierei di ascoltare; viene da Leoluca Orlando, un dirigente del partito democratico, sindaco di Palermo, che le chiede di rassegnare il mandato ora, prima di sprofondare nelle sabbie mobili: io penso che sia un consiglio da ascoltare (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti e di deputati del gruppo di Forza Italia).
Come coalizione, proveniamo da una sconfitta elettorale seria politicamente, ancor prima che quantitativamente. È vero, si trattava di elezioni regionali ed il Governo allora in carica, come lei ha opportunamente ricordato poco fa, avrebbe potuto legittimamente rimanere in carica nonostante la sconfitta della sua coalizione. L'onorevole D'Alema si è invece assunto per intero una responsabilità che non era certo solamente sua; un atto, il suo, di coerenza e di lealtà politica non dovuto e, quindi, ancor più da apprezzare. Di questo dobbiamo ringraziare il Presidente D'Alema, come lo ringraziamo insieme al suo Governo - ringraziamo, in particolare, i ministri Ronchi e Laura Balbo - per questi mesi intensi e difficili.
Al Governo che ci chiede oggi la fiducia invece toccherà gestire gli ultimi mesi della legislatura. Non saranno possibili grandi interventi e grandi riforme: inutile illudersi o annunciare progetti velleitari. Il Governo concentri, dunque, la sua attività in una sorta di distillato di iniziative di qualità piuttosto che in un ammasso di annunci di buone intenzioni che non potranno avere seguito, in modo che ci si possa poi presentare all'elettorato con le carte in regola. Il contributo politico e programmatico dei Verdi - Presidente Amato, lei lo sa bene - va in questa direzione.
Prima di entrare nel merito di alcune nostre proposte non possiamo certo tacere il fatto, che continuiamo a considerare molto negativo, Presidente Amato, della mancata assegnazione del Ministero dell'ambiente ad un nostro o ad una nostra esponente. Lo dico senza alcun giudizio negativo nei confronti dell'attuale titolare del Ministero. Per noi, Presidente Amato, questa è una ferita seria che ha messo in discussione non il nostro appoggio, ma la
Signor Presidente del Consiglio, le abbiamo chiesto un incontro per una verifica dei concreti orientamenti del Governo in politica ambientale e solo alla luce dell'esito di questo incontro, che lei ha accettato e che mi auguro avvenga quanto prima, potremo riaffrontare la questione della piena presenza dei Verdi nel Governo. Nel frattempo saremo, come sempre, severi e leali e le affermazioni da lei fatte in ordine agli orientamenti programmatici del suo Governo di alcune questioni che a noi stanno a cuore mi sono sembrate impegnate ed impegnative. Dovremo continuare a chiarire e a chiarirci.
Voglio ricordare solo alcuni degli spunti programmatici che le abbiamo fatto avere e che, in parte, lei ha ripreso.
Vorremmo connotare la politica del suo Governo secondo quel principio, quella caratteristica che ci sta a cuore, che chiamiamo della sostenibilità ambientale, sociale e dei diritti della politica governativa e della stessa politica economica.
Le ricordo quattro dei nostri temi principali. Il primo riguarda il prossimo documento di politica economica e finanziaria, in vista della stessa legge finanziaria, l'ultima legge finanziaria della legislatura. Tale provvedimento deve già contenere delle scelte precise per gli investimenti ambientali, per la mobilità urbana, per le energie alternative, per l'utilizzo dei materiali riciclati, per la salvaguardia e la valorizzazione del territorio. Si tratta di favorire in questo campo la creazione di parecchi posti di lavoro. Ciò è possibile, ed abbiamo dimostrato che lo è. Chiediamo dunque una finanziaria sostenibile usando anche lo strumento che lei dovrebbe per così dire accelerare, quello della riforma fiscale ecologica che è già a disposizione del Governo.
Il secondo grande tema è quello della sicurezza alimentare e dell'agricoltura sana. Faccio un solo accenno a tale tema perché su di esso lei è stato esaustivo. I punti sono quelli che lei stesso ha ricordato, quelli della tutela delle produzioni tipiche agroalimentari di qualità, delle coltivazioni biologiche, degli organismi geneticamente modificati e via dicendo.
Il terzo tema è quello dei diritti. A tale riguardo le ricordo soltanto due provvedimenti, il primo dei quali (un disegno di legge del Governo) è già all'esame del Parlamento. Si tratta di una legge di civiltà, una legge contro le discriminazioni e per la promozione di pari opportunità. Le chiedo di sostenere la maggioranza parlamentare nell'approvazione rapida di questo provvedimento.
Il tema dell'immigrazione è stato ieri da lei ben affrontato. In ordine ad esso le sottopongo la proposta dell'istituzione (con ciò riprendendo un'esperienza straniera) di un alto consiglio interministeriale dell'immigrazione e dell'integrazione.
Infine chiediamo che, assieme alla riforma delle Forze armate, da lei ricordata nel suo intervento di ieri, si faccia la riforma del servizio civile, un'importante risorsa per il paese in termini di aiuto concreto in vari settori (dall'handicap ai beni culturali alle aree protette e agli enti locali) ma anche un'occasione di crescita per le giovani generazioni.
Signor Presidente, sono questi alcuni nostri spunti programmatici. In conclusione
Alle altre forze del centrosinistra rivolgo un invito pressante a ritrovare quello spirito di coalizione che è necessario avere per presentarci all'elettorato con un leader, un programma, un progetto per il paese, che torni ad essere convincente. Auguri e grazie (Applausi dei deputati del gruppo misto-Verdi-l'Ulivo).
Ma la nostra lealtà, signor Presidente, non sarà a senso unico; noi vigileremo con grande determinazione anche nell'ambito di una competizione all'interno dello stesso centrosinistra affinché il Governo si possa caratterizzare per una politica a favore dei ceti sociali più deboli, ceti sociali che si sono già fatti carico, per primi, del risanamento dello Stato.
Ci batteremo dall'interno del Governo in Parlamento e nella società per temi che giudichiamo essenziali per il centrosinistra: il lavoro, le pensioni, la sanità, la scuola pubblica, la casa e la legalità. In tal senso debbo dirle, signor Presidente, con sincerità che noi non abbiamo apprezzato ed anzi siamo fortemente preoccupati perché nel suo Governo non sono presenti proprio i due ministri che avevano caratterizzato la propria azione per quattro anni in senso riformatore. Mi riferisco ai ministri Bindi e Berlinguer. Non sempre abbiamo condiviso le loro scelte, ma essi hanno impresso un segno autenticamente riformatore all'azione dei Governi Prodi e D'Alema. E tanto più questa scelta ci preoccupa perché essi sono stati sostituiti da tecnici; non sono naturalmente in discussione le persone, ma non avremmo mai più voluto sentire questa espressione, che ci riporta indietro al 1995. Vigileremo, dunque, e ci batteremo.
Ma voglio approfittare di un momento così solenne ed importante come il voto di fiducia per svolgere alcune considerazioni politiche di ordine generale. La sconfitta che ha portato alla crisi del Governo D'Alema è una sconfitta pesantissima. Eppure, vedete, cari colleghi del centrosinistra, temo che già qualcuno, all'interno della nostra coalizione, abbia come derubricato questo tema, lo sottovaluti, non ne colga gli aspetti più seri e di fondo; come se avere rimosso il Presidente del Consiglio, l'onorevole D'Alema, abbia risolto i problemi. Una cosa ingenerosa personalmente e sbagliata politicamente, perché la sconfitta deriva da molte cause, ma c'è un punto che giudico di grande rilievo, ed è che è stata una sconfitta del tutto inattesa per la gran parte di noi.
Abbiamo dunque perso, o comunque sfilacciato, le antenne per comprendere gli umori di massa, ciò che pensano i giovani, la società. Si è sfilacciato, in una parola, il rapporto tra i partiti della sinistra, del centrosinistra e la società medesima. La destra non ha aumentato i voti in termini assoluti. Da un lato il Polo ha sommato, con un'abile operazione di alleanza, i propri voti con quelli della Lega e con quelli di Rauti; dall'altro, ha lucrato sul fatto che nostri elettori non sono andati a votare. È il nostro elettorato ad avere disertato le urne, deluso, disilluso, sfiduciato, incapace, il più delle volte, di cogliere le differenze tra i due schieramenti
Quando anche gli elettori di sinistra pensano che non vi siano differenze tra la destra e la sinistra, pensano cioè che in fondo siamo tutti uguali, allora vuol dire che la crisi non è solo elettorale, ma è molto più profonda. Si è rotto qualcosa di fondo e risalire la china temo sarà lungo e difficile. Non basta, evidentemente, una buona tecnica di Governo, un tasso, anche elevato, di professionismo della politica, pure indispensabile. Io credo sia necessario ritrovare l'anima, l'identità, ricostruire un sistema di valori che sia chiaramente ed inequivocabilmente contrapposto a quello dei nostri avversari. Occorre, in una parola, tornare a fare politica. Occorre tornare nella società, nei territori, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università.
Io ho provato a dare un segnale. Una scelta personale, quella di lasciare volontariamente un ministero così importante, scelta squisitamente politica per il mio partito e per la sinistra nel suo complesso. Abbiamo di fronte a noi poco tempo. Serve tanta umiltà, cari colleghi del centrosinistra, tanta umiltà. La nostra coalizione deve ritrovare le ragioni della solidarietà contro l'egoismo, le ragioni dell'equità sociale contro il consumismo e la mercificazione, le ragioni della legalità contro la corruzione. Non dobbiamo tornare, cari colleghi e compagni del centrosinistra, alla «Milano da bere». Ma sento aria di restaurazione.
In una parola, occorre con chiarezza non solo dire, ma anche essere realmente dalla parte dei deboli, di chi lavora, di chi è privato dei diritti. Per questo è nata la sinistra, un secolo fa. E a questi valori si rifà anche la migliore tradizione del cattolicesimo democratico e sociale. Per questo si sono battuti per ottant'anni i comunisti italiani. A questo abbiamo deciso di dedicare l'intera nostra vita. Buona fortuna a lei, signor Presidente del Consiglio, ma buona fortuna, innanzitutto, a tutti noi (Applausi dei deputati dei gruppi Comunista, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo e dell'UDEUR).
Ritengo per la verità legittimo che le opposizioni abbiano chiesto in questi giorni nuove elezioni, ma ritengo, al tempo stesso, altrettanto legittimo formare nella situazione democratica italiana un Governo fondato sulla fiducia del Parlamento. Ciò che ora viene richiesto a noi, una volta analizzate le ragioni della nostra retrocessione elettorale, è come scommettere sulle possibilità che questo Governo ha di proseguire già nell'azione intrapresa a patto, però, di rivisitarla, aggiornarla, completarla e, soprattutto, renderla comprensibile.
Chi ci ha voltato le spalle elettoralmente è quel segmento rilevante della società italiana che una sociologia aggiornata chiama il terzo del paese a rischio e parlo non degli ultimi, secondo il linguaggio evangelico, cioè di coloro su cui già grava l'esclusione e il disagio sociale. No, no, parlo di quella parte dinamica della società civile italiana che rischia di uscire dal circuito di relativo benessere e che vive quotidianamente la sicurezza sotto casa come dramma esistenziale. Parlo di
Sul piano della politica non ci siamo nascosti, onorevoli colleghi, e non ci nascondiamo le ragioni delle nostre difficoltà che abbiamo incrociato nell'ultima circostanza elettorale. Abbiamo perso, però, per un grave difetto di coesione politica, per un affievolimento della nostra base progettuale ed anche per la carenza di un linguaggio politico che non ha saputo parlare al sentimento civile del paese. Abbiamo perso, forse, per le stesse ragioni per cui vincono gli altri, per non aver saputo cioè cogliere le aspettative profonde di un'Italia che non è disposta ad accettare ipotetiche egemonie di destra o di sinistra perché il suo equilibrio sta altrove e chiede di essere rappresentato. Questo equilibrio non chiede di essere rappresentato dalla destra e tanto meno, loro alleato, oscilla tra conservazione e velleità scissionistiche oggi messe in sonno, anzi in dormiveglia, ma tutt'altro che riposte.
Aggiungo che neanche noi, per la verità, siamo stati in grado di intercettare le domande e le aspirazioni dell'area mediana del paese pagando il prezzo della frantumazione di una grande esperienza politica e storica come quella della democrazia cristiana, della quale intendiamo mantenere viva la migliore tradizione, quella cioè che mitigava le asprezze sociali, conteneva i conflitti tra le classi, smussava e addolciva gli angoli nei contrasti tra categorie in nome e per conto del primato della politica.
È accaduto così, questa volta, che una destra, forse non ancora compiutamente moderna, abbia finito con il prevalere sulla sinistra che, sia detto con amicizia, non ha saputo guardare al cuore dei cambiamenti.
La crisi della politica può essere letta così, come il frutto della caduta della capacità di mediazione rispetto alle spinte localistiche, liberiste, corporative, spesso affidata ad un linguaggio di semplificazione che ha avuto la meglio su vecchie concezioni liturgiche al confine di ideologie lontane. Vi è, insomma, questa è in verità la vera differenza politica, chi fa il profeta delle rivoluzioni, chi attua le rivoluzioni, chi contempla le rivoluzioni, chi subisce le rivoluzioni.
Dobbiamo convenire - e gliene diamo atto, onorevole Berlusconi - che ella in questo è arrivato prima di noi per le sue capacità di grande venditore della politica, per la sua arte di seduzione, per aver rotto vecchi equilibri paludati, ma anche e soprattutto - diciamo la verità - per la potenza di fuoco del suo arsenale mediatico. E confesso, fa sorridere in questi giorni quel suo pretendere, quale condizione per riprendere il dialogo con la maggioranza che si abroghi la legge sulla par condicio mediante la quale è stato introdotto un minimo di argine alla sua pur simpatica, ma invasiva esuberanza riprodotta in tutte le fogge, condita in tutte le salse e sorretta da un'abbondanza di mezzi sproporzionati rispetto a tutti gli altri (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDEUR, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei Democratici-l'Ulivo).
Siamo convinti però che gli italiani, prima o poi, non saranno insensibili al grande tema della disparità, che rende così ingiusto il confronto elettorale.
Presidente, onorevoli colleghi, io sono per una democrazia, quella vera, che consente a tutti e dà l'opportunità nella distinzione e vince o perde nella scommessa elettorale chi meglio riesce a parlare al paese. Mi piace la democrazia della Chiesa, quella che consente ad un giovane pastore di Cracovia di essere ai vertici del
Nonostante le sirene e le sibille che in questi giorni hanno circuito o hanno tentato di circuire tutti i nostri parlamentari...
Ai colleghi della maggioranza dico con sincerità che il nostro sforzo deve caricarsi di un supplemento di rischio e di coraggio, proprio perché il paese ci guarda senza ostilità, ma con attenzione critica e guarda anche alle nostre cose, colleghi, con qualche legittima, giustificata diffidenza.
Dobbiamo saper essere all'altezza delle attese della gente, alla quale non possiamo offrire lo spettacolo di incomprensioni e competizioni esasperate, molto esasperate, tra di noi. Più progetto, più speranze, starei per dire più sogni e più coesione politica come risposta alta ai disegni ancora coperti, ma via via svelati, di un'alleanza al nord del paese con la Lega che punta a dividere in nome di un egoismo sociale che nasce da una cultura politica che ha dimenticato la carità e la solidarietà (Applausi dei deputati del gruppo dell'UDEUR, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
Oggi nel paese ci sono, da un lato, una ricchezza ed un benessere diffusi e consolidati, la piena occupazione, la richiesta di maggiore autonomia dallo Stato considerato troppo pervasivo; dall'altro, c'è nel sud, nel mio sud, l'abbandono, una disoccupazione a livelli impensabili, una criminalità diffusa ed incontrollabile; da una parte, insomma, il desiderio di fare da sé, dall'altra la richiesta drammatica e dolorosa di considerazione e di aiuto.
Noi, come partito, daremo una mano. È un partito il nostro che vuole crescere ma aggregare, unire e far emergere tutti i punti di convergenza, ricomponendo ciò che una difficile stagione politica per i cattolici ha scomposto. Nel nostro futuro ci sono l'idea ed il progetto di costruzione di un centro forte, credibile, autorevole, rispettoso e rispettabile, con un leader cattolico, come sto ripetendo da tempo, che sappia rappresentare la misura ideale di una leadership sognata da milioni di italiani. Perciò guardo a Fazio come persona e - se permette il governatore - come tipo ideale di una guida che sappia davvero parlare il linguaggio del paese.
Uso il termine cattolico non per evocare guelfi e ghibellini, ma per riferirmi al sentimento profondo e diffuso in un paese che punta a ritrovare una sua solida identità attorno a valori che vorrei fossero politicamente interpretati da noi. Questo non significa escludere che possa affermarsi nel paese anche, signor Presidente, il suo profilo. Per oggi, però, confesso che il centravanti ideale della mia squadra per il prossimo campionato politico rimane Fazio o uno come Fazio, ma se, Presidente
La sua visione della famiglia, emersa ieri dalle sue dichiarazioni programmatiche è anche la mia. Ricordo quando da laico trattava i problemi dei cattolici. Il rispetto laico per la religione è anche il mio. La mia idea sulle pensioni - se consente - e sui mercati rionali è diventata - spero - nel Governo anche la sua. Allora: Amato, perché no?
Comunque, nell'orizzonte che coltiviamo c'è la prospettiva, amici popolari e quanti altri, del centro degasperiano che guarda a sinistra e che incontra nel suo progetto di libertà e di solidarietà la grande domanda sociale e civile di un paese che cambia, che vuole cambiare senza guardare indietro, senza la malattia del torcicollo e senza arrendersi né alle promesse fatue, né al disordine civile, quasi come una grande lotteria nazionale. La democrazia, anche eticamente, come è stato detto autorevolmente dalla Chiesa italiana, deve consentire il profitto, ma mai, mai, può strapazzare l'uomo e la sua dignità; questo è il nuovo umanesimo politico.
Infine, parlo di un centro - ho concluso, signor Presidente - che sappia diventare la casa comune di tutti i riformismi democratici e delle più coerenti risorse sociali, culturali, associative e sindacali di una grande società non ripiegata su se stessa. Ci batteremo per questo progetto con tutte le energie di cui disponiamo, lavorando ad aggregazioni, amici popolari e quanti altri, coerenti e più vaste, contribuendo così, anche in termini di arretramento personale, ad una più alta civiltà democratica. Intanto l'UDEUR, signor Presidente, il cui nome - lo so - politico è un po' bruttino e complicato, ma i cui gesti politici sono semplici, le dà il suo appoggio e le augura buon lavoro (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDEUR, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo, Comunista e misto-Rinnovamento italiano).
Abbiamo apprezzato la concretezza del suo discorso programmatico e la lucidità con la quale lei ha circoscritto gli obiettivi concreti del suo Governo. Noi affidiamo, infatti, a questo Governo il compito di portare ad ulteriore compimento il programma dell'Ulivo, che nel 1996 ottenne la fiducia degli italiani, avviando una legislatura fertile di grandi risultati per il nostro paese, una legislatura che oggi questo Governo si propone di completare nel pieno rispetto non solo delle regole della democrazia formale, ma anche della volontà popolare che sta a fondamento dell'attuale legislatura.
Quando, nel 1996, ci presentammo agli elettori per chiedere il loro voto e la loro fiducia, l'Italia era un paese in bilico, carico di problemi, in grave ritardo sul ruolino di marcia dell'Europa. Noi, la coalizione che ha governato in questa legislatura e che oggi, sostenendo questo Governo, si avvia a portarla a compimento, ci presentammo allora agli italiani uniti intorno ad un programma e ad un obiettivo comune, quello di portare in Europa un'Italia forte e moderna, capace di stare a pieno titolo a fianco degli altri grandi paesi europei e di assumersi i compiti che spettano ad una grande nazione. Gli italiani capirono e dettero fiducia a tale progetto, una fiducia che attraverso un percorso difficile e con il sostegno consapevole di tutti i nostri concittadini noi abbiamo onorato.
In un quadro tutto orientato verso la modernizzazione del paese, questa legislatura, che si colloca significativamente alla fine di un decennio caratterizzato e aperto innanzi tutto dalla battaglia per la moralizzazione della vita pubblica, ha perseguito tre grandi obiettivi. Il primo: completare la transizione, realizzando, a partire dalla legge elettorale, le riforme necessarie a garantire stabilità ed efficacia delle nostre istituzioni di Governo. Il secondo: dare concretezza e sostanza al bisogno di un federalismo moderno che dia senso e peso alle nostre comunità regionali e locali. Il terzo: non abbassare mai la guardia nella difesa della legalità e nella lotta alla corruzione ed al degrado, specialmente nei confronti della classe politica.
Si tratta di tre obiettivi che hanno caratterizzato l'intero decennio, ma che sono stati in modo specialissimo all'origine dell'esperienza dell'Ulivo e della nostra stessa decisione di partecipare alla lotta politica. Su questi tre obiettivi noi Democratici siamo stati, siamo e saremo sempre intransigenti e rigidi. Il nostro sostegno al suo Governo, signor Presidente del Consiglio, ha in questi valori irrinunciabili la sua condizione più forte. Ci auguriamo di non dovere essere delusi!
Il suo Governo deve essere dunque, signor Presidente del Consiglio, un Governo capace di esercitare fino in fondo il suo diritto, il suo dovere di indirizzo politico non solo assicurando al popolo di potersi esprimere liberamente nella imminente consultazione referendaria (rispetto alla quale abbiamo molto apprezzato il suo impegno a garantire una tempestiva e corretta revisione delle liste elettorali), ma anche favorendo in ogni modo quel processo riformatore che specialmente sul piano della riforma elettorale e costituzionale deve ancora essere completato.
La stella polare che ci deve guidare naturalmente è il rispetto della volontà popolare, sia quella che si esprimerà negli imminenti referendum sia quella che si è espressa nel 1996 quando hanno dato fiducia e consenso all'alleanza dell'Ulivo. Per questo noi, che in questa coalizione ci riconosciamo pienamente, le chiediamo impegni precisi su punti essenziali e qualificanti.
Si colloca qui, oltre agli impegni sulla necessaria riforma della legge elettorale, anche l'obbligo di dare finalmente alla riforma del nostro sistema di telecomunicazioni, a partire dalla RAI e dal sistema multimediale televisivo, una soluzione decorosa e compatibile sia con la nostra Costituzione che con il progetto di modernizzazione del paese che abbiamo insieme disegnato. La piena attuazione di principi di una corretta privatizzazione e l'impegno da lei assunto per una ulteriore liberalizzazione della nostra economia devono trovare il suo primo e più importante banco di prova proprio nel terreno più delicato e per noi più importante: quello di garantire che la liberalizzazione sia vera; che la privatizzazione non crei nuove situazioni di privilegio o consolidi quelle già in atto; che la libertà economica massimizzi e non condizioni le libertà di poter informare ed essere informati, di poter dare e ricevere comunicazioni, di poter essere parti attive di una rete di relazioni rispettosa dei diritti e dei ruoli dei cittadini.
La sua esperienza di presidente dell'antitrust è su questo piano preziosa.
Nel suo discorso, signor Presidente del Consiglio, abbiamo apprezzato anche la passione con la quale lei ha affrontato il tema del rilancio e del consolidamento della nostra economia. La sosterremo su
Si colloca qui l'impegno forte che le chiediamo per portare avanti coerenti politiche orientate a quello che abbiamo chiamato lo sviluppo sostenibile. Si colloca in questo stesso quadro anche l'impegno che le chiediamo sul piano delle politiche sociali. Noi sappiamo bene che il nostro sistema di welfare richiede forti interventi e significativi cambiamenti. Noi sappiamo, dunque, che su questo terreno occorre impegnarsi a fondo e non crediamo che il suo Governo, solo perché è un Governo di fine legislatura, possa restare estraneo a questa problematica. Lei stesso, del resto, lo ha sottolineato nel suo intervento quando ha riconosciuto che i cambiamenti in atto nel mondo richiedono oggi nuove forme di sicurezza sociale. Vi è in questo un'attenzione ai problemi veri delle persone, che abbiamo apprezzato perché coincide con il nostro pensiero.
Proprio questa attenzione ai problemi veri della gente, mi spinge a richiamarla anche sul nuovo e grande tema che tocca ormai la nostra società: intendo riferirmi al tema della sicurezza, molte volte indebitamente ma non incomprensibilmente legato ai temi connessi all'immigrazione ed alla paura per il nuovo e il diverso. La nostra stella polare deve essere innanzi tutto l'attenta attuazione delle leggi già in vigore, che, specialmente per quanto riguarda il grande fenomeno dell'immigrazione, appaiono tra le leggi più moderne e più equilibrate!
In questa legislatura abbiamo purtroppo fallito un importante obiettivo, che pure era possibile e ragionevole: quello di riscrivere tutti insieme, maggioranza e opposizione, le regole di una nuova e più moderna convivenza costituzionale. Non sprechiamo oggi l'occasione, non meno importante, che noi tutti abbiamo concorso a creare, di costruire un paese fondato su una forte e moderna attuazione del principio di sussidiarietà articolato intorno ad una pluralità di comunità territoriali forti e reciprocamente rispettose del principio di unità e di solidarietà.
L'ultimo aspetto sul quale voglio richiamare l'attenzione sua e di tutti i colleghi riguarda, infine, l'orizzonte politico stesso nel quale, per noi Democratici, si iscrive il suo Governo, signor Presidente del Consiglio. Fra un anno noi ci presenteremo alle elezioni e saremo giudicati tutti insieme per quanto avremo fatto nel corso di questi cinque anni. Non v'è dubbio che il giudizio che gli elettori daranno dipenderà anche in misura non marginale da ciò che il suo Governo e la maggioranza parlamentare che lo sostiene saranno stati capaci di fare. Allo stesso tempo, non v'è dubbio che, quando questa legislatura avrà termine, la coalizione che si presenterà agli elettori, che noi ci auguriamo veda insieme tutte le forze che oggi sostengono questo Governo, dovrà avere in comune non solo un bilancio, ma anche una prospettiva; non solo risultati, ma anche obiettivi da perseguire.
È questo un orizzonte diverso che certamente trascende lei e il suo Governo, signor Presidente, ed è un orizzonte rispetto al quale solo l'impegno forte e coeso di una coalizione consapevole di se stessa e delle sue responsabilità può garantire.
Per questo, signor Presidente del Consiglio, noi democratici che oggi le diamo la nostra fiducia siamo impegnati fin da ora a costruire anche il programma e la coalizione che l'anno prossimo dovrà presentarsi agli italiani. Anche in questo sta la delicatezza della fase che siamo chiamati a vivere oggi; anche in questo sta la difficoltà e insieme l'importanza del compito che lei è chiamato oggi a svolgere.
Sia certo, signor Presidente, che nell'adempimento di questo suo difficile compito non le verrà mai meno il sostegno dei Democratici (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dell'UDEUR).
Nella storia politica lei ha sempre rappresentato la crisi della politica a favore del prevalere dei poteri antidemocratici, dapprima con Craxi, come artefice principale della partitocrazia, cioè della politica che invadeva le istituzioni, che taglieggiava e soffocava la società civile. Il signor Amato ricorda Tangentopoli e i suoi doverosi propositi del 1993 di ritirarsi per sempre dalla politica (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)? Invece, Amato è tornato, richiamato in scena dalla restaurazione ulivista come esponente, questa volta, della tecnocrazia, la malattia simmetricamente opposta e simile alla partitocrazia: può governare il paese solo chi rigorosamente non è stato eletto dai cittadini, solo chi non è dalla parte dei cittadini, ma sta con l'asse poteri forti-triplice sindacale.
Indubbiamente, siamo in una transizione difficile: la crisi dello Stato nazionale che sprofonda trascina con sé la politica, cioè la democrazia, cioè il collegamento con la volontà dei cittadini, e ciò ha generato un grande vuoto, ma il vuoto non esiste neppure in politica. Arrivano allora a colmarlo quei poteri che nessuno ha mai eletto: dalla magistratura alla NATO, ai grandi interessi economici. È l'avventura! I poteri forti si pongono soprattutto una domanda: che fine faranno i beni dello Stato nazionale se esso precipita? E, logicamente, si rispondono che è bene che vengano dati a loro e inviano in Parlamento i loro tecnocrati, ammantati di parapolitica, a spiegarci che bisogna riformare l'economia prestando attenzione alla coesione sociale. È la formula del nuovo nazionalismo e, più precisamente, del nazionalismo sindacale che tende a cancellare e a sostituire la politica e la democrazia con un accordo diretto tra sindacati e poteri della finanza.
Non penso che sia casuale il fatto che Amato abbia mosso i primi passi politici negli uffici studi della triplice sindacale: l'IRES. È casa mia, disse Amato, parlando della «triplice» qualche mese fa. Non penso che sia casuale neppure che Del Turco, altro sindacalista, sia ministro delle finanze del Governo Amato.
Mi si passi la battuta, signor Presidente: mettere Ottaviano Del Turco alle finanze è un po' come mettere Dracula alla difesa dell'AVIS (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)! Ce lo spieghi Amato come farà a diminuire le tasse con Ottaviano Del Turco, stando tra sindacatocrazia e poteri forti; ce lo spieghi Amato come farà ad impedire che con un colpo di mano il suo Governo regali il TFR alla triplice sindacale, mettendo sul lastrico le piccole imprese e regalando 20 mila miliardi ogni anno ai sindacati, che investirebbero i soldi delle piccole imprese nelle grandi imprese, nella FIAT, con uno scambio capitale contro lavoro dall'esito drammatico. Sarebbe la morte della piccola impresa, la morte del sistema padano; di più, sarebbe la via attraverso cui ripristinare lo Stato-nazione con gli strumenti del mercato: una bestemmia!
Nel suo intervento, signor Presidente del Consiglio, lei è stato molto vago e lacunoso; doveva parlarci di come il suo Governo intenda affrontare i tre differenziali economici che contano, in primo luogo il differenziale fiscale, ricordando
Vogliamo sapere se sia ancora questo il federalismo che propone il Governo Amato! Il secondo differenziale è quello del lavoro, perché per ogni 100 lire in busta paga lo Stato continua a prelevare altre 108 lire alle imprese. Il terzo differenziale è relativo al tasso di inflazione, che ogni anno rischia di accumularsi, facendo via via costare di più le nostre merci e bloccando le esportazioni. Di queste cose ci doveva parlare, non di aria fritta o peggio ambigua: a questo punto, sento il dovere di invitare gli imprenditori a non mollare, a crederci ancora, ad investire in nuovi impianti e macchinari, in nuove attrezzature, perché gli Amato se ne andranno via in breve tempo (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Alleanza nazionale), adesso che il Polo si è deciso ad avviarsi alla riforma dello Stato e la Lega ha sottoscritto con lo stesso un accordo non congiunturale, bensì strutturale, in grado di sconfiggere qualsiasi restaurazione!
Questo Governo, se ci sarà, sarà pure parlamentare, ma il fatto è che questo Parlamento non è più in grado di rappresentare gli elettori, di varare le riforme della libertà e della devoluzione, è in balia di poteri altri! Se l'alibi per cui non si vuole andare al voto è quello della riforma elettorale dei referendum di Pannella, ebbene rassicuratevi, perché nessuno andrà a votarli; e lo sapete anche voi, vi illudete di conseguire una rivincita che non ci sarà! Verrete semplicemente cancellati dal disprezzo del popolo (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)! Per quanto riguarda il sistema elettorale, devo dire che l'unico sistema che non può funzionare è il maggioritario a turno unico: non vi sono più le condizioni storiche e politiche, che ci furono solo nel momento del crollo del pentapartito, quando la gente tirava le monetine ed insultava per strada gli amici di Amato e gli amici di molti altri qui dentro.
Oggi il clima è diverso, ma per voi il maggioritario non è una scelta tecnica per la ricerca di stabilità del Governo: è diventata una scelta ideologica, avete scelto di superare la crisi dello Stato nazionale non con le riforme ma investendo in un superstato mondiale, con l'Ulivo mondiale. Ma voi, come i vostri amici, Jospin, Schröder eccetera, state perdendo terreno: noi siamo liberali, quelli del pensiero flessibile, non quelli come lei e D'Alema che hanno la mistica del mercato, come se fosse Dio, che hanno quindi il pensiero dogmatico tipico del comunismo e delle dittature. Ebbene, una sola cosa positiva vedo oggi in quest'aula, che il suo Governo, signor Amato, è l'ultimo Governo della prima Repubblica (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania, di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!
Noi ci presentiamo a questo appuntamento con la consapevolezza dei problemi che sono aperti nel paese, in questo Parlamento, nel sistema politico italiano. Sappiamo di non celebrare un rito scontato; non è il voto che ci apprestiamo ad esprimere un voto banale perché si è caricato di un significato straordinario nella vita politica e istituzionale dell'Italia. Noi sappiamo di essere in uno snodo che segnerà la vita di questa legislatura. Sappiamo, abbiamo notizia di squallidi tentativi consumati in queste ore per attrarre parlamentari della maggioranza nel campo avverso con lusinghe e argomenti...
Noi non consideriamo una virtù quella dei governanti che «tirano a campare» e siamo consapevoli che esistono spazi e tempi per completare il percorso riformatore iniziato nella primavera del 1996 (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Nel suo Governo, Presidente Amato, figurano nuovi ministri, verso i quali nutriamo rispetto e fiducia, ma vogliamo dire con franchezza che respingiamo in modo categorico l'idea che in alcuni settori, quali la scuola, la sanità e l'agricoltura, il ricambio ministeriale possa significare un arretramento, un'inversione, un modo subdolo per cambiare la nostra politica.
Vorrei dire al ministro Veronesi che saremo particolarmente disponibili a collaborare, ma anche particolarmente esigenti... signor Presidente, c'è un po' di nervosismo in aula, avete paura?
Mi scusi, onorevole Soro, prego prosegua pure.
Signor Presidente, anch'io vorrei esprimere la mia gratitudine a Massimo D'Alema, prima di tutto per la sua azione di Governo, per il suo contributo a far crescere nel nostro paese ricchezza e giustizia sociale.
La sua rinuncia alla guida della coalizione è stata una rinuncia non dovuta istituzionalmente, non consueta nella nostra storia parlamentare e non facile dal punto di vista umano e politico, ma il senso più vero, quello che noi abbiamo colto essere il senso più vero è un altro: è stato un contributo generoso al futuro del centrosinistra, nello spirito di una coalizione che deve competere dentro una struttura, un sistema bipolare e maggioritario; un contributo per accrescere la possibilità di successo nelle prossime elezioni politiche.
Ma la rinuncia di Massimo D'Alema sarebbe inutile se noi evitassimo una riflessione tanto sobria quanto rigorosa sulle ragioni di una sconfitta elettorale. Appare del tutto fuori posto il tentativo della destra di enfatizzare questo dato, conferendogli significato equivalente ad elezioni generali. Non siamo in un regime di democrazia calpestata. Berlusconi ha parlato di Italia commissariata: l'abitudine allo spettacolo fa dire a taluno cose indecenti...
Credo che uno come l'onorevole Berlusconi, che ritiene di possedere una specie di predeterminazione per essere al più presto, ad ogni costo...
Gli italiani devono essere rassicurati che non esistono pericoli per la democrazia, almeno i pericoli che vengono da questo Parlamento.
Questo consuntivo non ha coinciso con il consenso elettorale manifestato il 16 aprile. Certo la propaganda della destra punta ad appannare la verità, ripetendo gli stessi slogan e luoghi comuni del 1994; ripete le stesse cose da sette anni, come se tutto fosse rimasto uguale. La fissità di questa politica, dei suoi argomenti, delle suggestioni evocate, in un gioco di mondo virtuale, serve a mascherare il carattere degli interessi, dei poteri e delle alleanze che di fatto rappresenta. Chi asseconda gli umori xenofobi presenti in Europa, chi coltiva un'idea proprietaria delle istituzioni, chi manifesta disprezzo per le idee
Veniamo da una lunga storia di scomposizioni senza ricomposizioni, di fratture che non risanano; più cresce il bisogno di semplificazione e di efficienza, più il sistema dei partiti appare inadeguato, distaccato, in preda alla febbre di un consumo parossistico di parole, di manifesti, di accordi e di conflitti. La comunicazione di un evento qualche volta conta più dell'evento stesso, la virtualità diventa terreno di scontro, lasciando alla concretezza dei conflitti reali un'attenzione residuale nei media e negli stessi attori. La politica italiana è un passo indietro rispetto alla società.
Per invertire questa tendenza servono riforme serie nel segno di un bipolarismo maturo che renda il cittadino davvero arbitro nella scelta dei Governi. Ne ha parlato il Presidente Amato ma io credo che sia un'illusione quella che affida in modo esclusivo alla riforma del sistema elettorale il superamento di questa fase. Occorre uno sforzo di volontà per uscire da questa condizione, per liberarci dall'ingombro insostenibile di sigle personali, per sottrarci al richiamo del passato e alle sirene della nostalgia, per guardare oltre, per nutrire l'ambizione di costruire la nuova politica. Dobbiamo cessare di essere, di sentirci e di farci sentire come una coalizione di «ex qualcosa»: di ex democristiani, di ex socialisti, di ex comunisti...
Abbiamo un anno, signor Presidente, per ritrovare le forme, i modi, le regole e la guida politica per vincere la sfida. Quello che conta è conservare la rotta e noi Popolari quella rotta non l'abbiamo perduta e non abbiamo intenzione di perderla. Auguri, signor Presidente (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Comunista e dei Democratici-l'Ulivo)!
Sarebbe, in realtà, un Governo che finisce per mettere tra parentesi, o in non cale, l'espressione della volontà popolare e, quindi, un Governo che Berlusconi, Casini ed io, continueremmo a pieno titolo a definire un Governo che commissaria di fatto la democrazia. Certamente è un Governo che allontana dalle istituzioni e che renderà molto difficile, per chi continua a credere nonostante tutto nella politica, rivolgersi agli italiani dicendo loro di avere fiducia nelle istituzioni. Sappiamo che si tratta - come, del resto, lei stesso ha detto - di un atto politicamente grave; è un atto di accusa, ma crediamo di poter dimostrare facilmente che è un atto politicamente motivato.
Non si può dimenticare, nel momento in cui ci si accinge a votare o meno la fiducia, per quale motivo sia andato in crisi il Governo D'Alema: esso non è stato battuto da un voto in Parlamento, né è caduto perché un partito che lo sosteneva si è chiamato fuori; non è caduto nemmeno per decisione del Presidente del Consiglio, volta a dar vita ad un rimpasto. Il Governo D'Alema è caduto unicamente perché è stato sfiduciato dalle urne. La conta non si è fatta qui, tra 630 deputati, magari qualcuno convinto all'ultimo minuto; la conta si è fatta tra milioni e milioni di italiani che hanno espresso un verdetto inequivocabile (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania).
Il primo a prendere atto di tale verdetto inequivocabile è stato lo stesso Presidente del Consiglio, con una dignità - gliene do atto con la stessa franchezza con cui tante volte lo ho attaccato - che gli fa onore. D'Alema se ne è andato perché ha ammesso una sconfitta politica; ha accettato la sfida, ha affermato che se avesse perso se ne sarebbe andato ed è stato di parola: se ne è andato. Il Presidente D'Alema se ne è andato anche e soprattutto perché gli è ben chiaro che non si può evocare - come lei, professor Amato, ha fatto in sede di replica - la Gran Bretagna e nemmeno (me lo permetta) il caso di Bologna; mi sembrano due riferimenti che non fanno onore all'epiteto di dottor Sottile! Infatti, non ci risulta che, in Gran Bretagna, Blair sia giunto ad essere capo del Governo attraverso i ribaltoni di mister Mastella (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania); nel caso bolognese, lei sa che se il sindaco Guazzaloca si fosse dimesso, saremmo tornati subito a votare; e se Guazzaloca si fosse dimesso con la legge in vigore, avremmo avuto, magari, la possibilità di fare un'altra maggioranza e voi sareste immediatamente insorti! Vi è, infatti, una differenza di fondo tra chi è legittimato a governare dal responso delle urne e chi, al contrario, gli piaccia o meno, non ha tale legittimazione. E lei, questa legittimazione non ce l'ha (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia)!
Dunque, il Presidente del Consiglio D'Alema si è dimesso perché ha ammesso la sconfitta, ma il cuore del mio ragionamento è il seguente: è stato sconfitto
Come se tutto ciò non bastasse, è un Governo che si presenta qui con un Presidente - lo dico con rispetto - che è certamente un insigne giurista, ma che ha il torto, non da poco, di essere entrato in quest'aula, l'ultima volta, per decisione del corpo elettorale nel 1992: otto anni fa, due legislature fa, un secolo fa in termini politici! Lei ripropone la stessa maggioranza che è stata battuta a tal punto che D'Alema si è dimesso; lei ripropone buona parte dei ministri che, se avessero un minimo di dignità, avrebbero dovuto fare quel che ha fatto D'Alema, vale a dire seguirlo nelle dimissioni (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia, della Lega nord Padania e misto-CCD)! Dopodiché, lei ripropone la stessa identica strategia politica e, in più, aggiunge la sua persona che, almeno per noi, ha un vizio di origine: non rappresenta un responso del corpo elettorale, ma una scelta di altra natura.
Ecco perché ieri l'abbiamo contestata garbatamente, quando si è permesso di dire che lei lavora perché ci sia una legge elettorale che possa dare legittimità popolare al Presidente del Consiglio.
Professor Amato, sarebbe stato sufficiente garantire agli italiani un Governo che possa affermare di essere l'espressione della legittimazione popolare: lei addirittura auspica che sia il Presidente del Consiglio, domani, a poterlo dire. Noi ci saremmo accontentati, proprio per il rispetto che si deve agli italiani che si sono pronunciati, di avere, ripeto, un Governo espressione della sovranità popolare e, piaccia o no, l'unica via per dare una risposta a questa esigenza democratica era proprio quella di andare al voto, sia pure con una legge elettorale che noi per primi giudichiamo imperfetta. Ma proprio perché avete avuto il terrore di sottoporvi al voto, avete perseguito questa azione di accanimento terapeutico nei confronti di una legislatura che è sostanzialmente moribonda e cercate disperatamente di mettere insieme un Governo che, figlio della disperazione e della paura, possa almeno arrivare ad avere una maggioranza numerica. Si discute - lo vedremo tra qualche ora - addirittura circa la possibilità che il Governo abbia 315 voti più uno, vale a dire la possibilità di affermare di essere almeno espressione, ripeto, della maggioranza numerica. Se ciò non dovesse accadere, beh, saremmo davvero in presenza non soltanto di un vulnus, ma di un oltraggio vero e proprio nei confronti della sovranità popolare, perché non vi sarebbe soltanto il disprezzo verso gli italiani, ma anche una maggioranza che non è tale, perché se non ottenete 316 voti siete un Governo di minoranza.
Tutto ciò avviene in una logica che è unicamente quella del tirare a campare e, accada o meno quello che ho preconizzato e di cui si discute qui con i rappresentanti della stampa e con i colleghi parlamentari, a proposito di quanti voti alla fine riuscirete a mettere insieme, credo che sarà davvero un po' più difficile, da domani, per il centrosinistra che oggi disperatamente si attacca alla sua figura, professor Amato, ed al Governo che forse nascerà di qui a qualche ora, presentarsi al giudizio degli italiani. Certo, la sua situazione sarà un po' più difficile nei rapporti con l'opposizione, perché, come ho detto e confermo, cercheremo qui di non darvi tregua e di non darvi la possibilità di fare nemmeno la più piccola delle cose che lei, un po' ingenuamente, ha indicato nel suo programma. D'altro canto questo è il nostro dovere, considerato che rappresentiamo qui l'opposizione, ma, insieme agli amici ed alleati del Polo, siamo sostenuti manifestamente dalla maggioranza del corpo elettorale.
Allora - e concludo, Presidente Violante - sarà un po' difficile per il centrosinistra presentarsi al giudizio degli italiani e non credo che sia sufficiente qualche gioco di parole su un Governo più di centro o più di sinistra, né credo sia sufficiente, per riacquistare credibilità, promettere, ad esempio, di levare il freno all'economia, perché gli italiani su questo sono d'accordo, ma si sono accorti che il freno all'economia è rappresentato dalla sinistra: dalla sinistra ancora comunista di Cossutta (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia, della Lega nord Padania e misto-CCD), dalla sinistra sindacale di Cofferati, dalla sinistra in qualche modo ancora classista di Salvi. Ma le ha viste le facce dei suoi colleghi di sinistra, quando ha detto (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e comunista)...? Piano, piano, colleghi, perché forse alla fine sarete d'accordo con me...
L'Ulivo era un cartello elettorale che si rivelò ben presto, come dicevamo noi dell'opposizione, una finzione scenica, una quinta di teatro o, meglio, di teatrino, dietro la quale agiva da protagonista occulto, come suggeritore e burattinaio, il partito degli ex, dei post o dei neocomunisti - come meglio vi piace farvi chiamare - con il suo leader, l'onorevole Massimo D'Alema.
Già allora, con il rispetto che la politica deve agli italiani, si sarebbe dovuto tornare dagli elettori e domandare loro, finita una maggioranza di facciata, da quale vera maggioranza intendessero essere governati. Invece, si arrivò al più mediocre dei compromessi e al più insopportabile degli inganni. L'onorevole Prodi, che era il Presidente eletto o, meglio, a cui gli italiani avevano dato il voto, essendo egli stato indicato dalla vostra coalizione, si ritirò in corrucciato disordine e si mise in aspettativa europea. Al suo posto arrivò, dimenticandosi di chiedere agli elettori quell'autorizzazione che fino ad un minuto prima diceva di ritenere doverosa, il vero capo della finzione scenica di centrosinistra, il leader degli ex comunisti. Questo è il secondo fatto. Crollò la maggioranza aritmetica del 1996 e con una manovra di palazzo fu sostituito il Presidente del Consiglio che l'Ulivo aveva proposto e che gli elettori avevano votato.
Il terzo fatto è quello più grave. Per evitare le libere elezioni - che vi fanno paura, signori della ex maggioranza, e che non sono propriamente il nutrimento ed il metodo della vostra tradizione politica - avete fatto letteralmente carte false: puntando sull'ambizione di potere e sulla voglia di poltrone di alcuni eletti fra le file del Polo, che avevano ricevuto dagli elettori il mandato di contrastare la sinistra, vi siete costruiti una maggioranza parlamentare abusiva che non soltanto differiva dal voto popolare del 1996, ma che lo contraddiceva beffardamente. Nacque così quel Governo che gli storici, quando finalmente si scriveranno dei manuali di storia veri per le nostre scuole, chiameranno, con buona pace del Presidente D'Alema, il Governo del trasformismo.
Non vedo qui il Presidente D'Alema ma, considerato il silenzio ingeneroso della sua maggioranza, tardivamente interrotto soltanto due ore fa, piace a me rivolgere a lui l'onore delle armi (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania, misto-CCD e misto-CDU).
Il quarto e ultimo fatto è sotto gli occhi di tutti. Nel breve tempo racchiuso tra due primavere, dalle elezioni europee dell'anno passato a quelle regionali di quest'anno, il trasformismo politico e la logica dell'inganno sono stati valutati, giudicati e condannati severamente dalla grande maggioranza dei cittadini.
Su quest'ultimo fatto la Camera si pronuncerà tra poco: il ricorso ad una persona certamente stimabile e stimata per guidare un Governo che merita e gode già della più severa disistima da parte degli italiani, il professor Giuliano Amato, usato come ultima maschera del ballo trasformista di una sinistra ormai senz'anima e senza identità (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania, misto-CCD e misto-CDU).
Un Governo che nasce male, malamente rabberciato per conseguire il più scadente degli obiettivi politici: mantenere il potere, guadagnare tempo, mettere alcuni partiti al riparo del giudizio degli
Le cose buone, che vi piace attribuirvi, non sono opera vostra ma farina del sacco della globalizzazione e dell'Europa. Il resto, gli errori da matita blu e i vincoli sindacali e corporativi che impediscono il decollo del paese, quello sì è tutta farina del vostro sacco (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania, misto-CCD e misto-CDU)!
Quando il professor Amato fu candidato al tesoro dopo l'elezione del suo predecessore al Quirinale, fummo tra i primi a spingere per quella soluzione e tra i primi a rallegrarcene. Ora invece, professor Amato, lei deve sapere che, a prescindere dal giudizio sulle sue qualità personali, siamo convinti che lei stia compiendo un clamoroso errore presentandosi per prestarsi ad una ennesima manovra politica condotta alle spalle degli elettori e contraria ai più elementari principi della democrazia (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania, misto-CCD e misto-CDU).
Nessuno, neppure lei, può salvare quel centrosinistra che gli elettori hanno già irrimediabilmente condannato. Lei che ha «scorrazzato» nottetempo nei conti correnti dei cittadini imponendo loro la più incredibile, insopportabile e impopolare delle tasse (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania, misto-CCD e misto-CDU), dietro lo scudo dell'emergenza e della difesa della lira, si acconcia oggi a fare il ragioniere o meglio il curatore fallimentare di una maggioranza morente.
Sapevamo della sua bravura, speravamo in un suo gesto di coraggio e di limpidezza istituzionale ma abbiamo atteso invano un segnale di saggezza nell'interesse del paese.
Signor Presidente della Camera, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, le dimissioni di Massimo D'Alema sono state un atto di sensibilità politica e di dignità istituzionale che ha ottenuto riconoscimenti ben al di là dei confini della sua stessa maggioranza. Io, il suo gruppo parlamentare, il suo partito, vogliamo ringraziare lui e tutti i ministri che con lui hanno collaborato (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo, Comunista, dell'UDEUR, misto-Socialisti democratici italiani, misto-Verdi-l'Ulivo e misto-Rinnovamento italiano) per aver dato vita ad una importante e positiva esperienza di Governo, nata in un contesto di emergenza politica che ha subito dovuto fare fronte ad una grave emergenza internazionale e che in un quadro difficile ha saputo garantire al paese la prosecuzione dell'ambizioso cammino di risanamento e di riforma avviato dal Governo dell'Ulivo.
In quattro anni nei quali si è governato bene, anni nei quali siamo entrati in Europa; abbiamo avuto, però, in questo Parlamento quattro Governi.
Nella legislatura precedente il Governo del Polo finì, insieme alla sua maggioranza, dopo soli nove mesi. Non si tratta di normali e fisiologiche crisi politiche; la verità è che siamo immersi in una crisi di sistema che non riguarda questa o quella maggioranza, ma il paese e il suo destino, un paese, il nostro, che sotto il profilo politico e istituzionale è ancora prigioniero di un'anomalia che deve essere risolta.
Questa è la ragione principale per la quale nasce il suo Governo, onorevole Amato, al quale noi Democratici di sinistra esprimeremo un voto di fiducia e lo faremo con più convinzione dopo aver ascoltato il suo discorso di ieri, la sua replica di oggi e le sue priorità: formazione, lavoro, sicurezza, l'idea di un'economia di mercato e non di una società di mercato.
La legislatura consente a questo Parlamento ancora un anno di lavoro nel rigoroso rispetto dei ruoli di maggioranza e di opposizione, senza in alcun modo attenuare quell'antagonismo politico che è l'ossigeno della democrazia e con lo spirito con la quale si è votata l'elezione diretta del presidente delle regioni si possono impiegare questi mesi per costruire un sistema elettorale istituzionale che consenta al paese di uscire dalla crisi del suo sistema politico. Un sistema che offra a tutti i cittadini la garanzia che chi vince le elezioni governerà per cinque anni perché lo avranno deciso i cittadini al riparo di una politica nella quale riaffiorano i vecchi mali e che non sembra rassegnarsi all'idea che in questo paese a decidere i Governi possano essere i cittadini direttamente e non i partiti.
La crescita rapida e continua dell'astensionismo è l'espressione più eloquente di una contraddizione che si va facendo lacerante. Dal 1994 al 2000 l'astensionismo è passato dal 13 al 27 per cento e riguarda tutti noi. In sei anni, altri sei milioni di cittadini hanno, dunque, smesso di andare a votare; erano cinque milioni i non votanti alle politiche del 1994, nel 2000 sono stati più di undici, altri cinque milioni e mezzo di schede mute, un silenzio che si va facendo assordante.
La contraddizione tra la velocità della società e la lentezza della politica va, dunque, saldata. A questo deve servire una riforma elettorale che dia ai cittadini, solo ai cittadini il potere di decidere i Governi e ai Governi la stabilità fino al nuovo pronunciamento dei cittadini.
Per questo obiettivo ci siamo battuti con il referendum dello scorso anno che, con 23 milioni di «sì», mancò per un soffio il quorum necessario. Un insuccesso che il paese ha pagato, come ha pagato, onorevole Berlusconi, anche il fallimento di quella Commissione bicamerale che, se avesse portato a termine il suo lavoro, avrebbe potuto dare a questo paese una cornice di innovazione istituzionale di cui l'Italia ha bisogno. Per lo stesso obiettivo ci batteremo quest'anno andando a votare «sì» al referendum elettorale il prossimo 21 maggio. Ma quale che sia l'esito del referendum, l'obiettivo della riforma elettorale è l'obiettivo principale di questo Governo. È questa anche la ragione principale che ci rende contrari alle elezioni anticipate, che pure certo sarebbero lo sbocco se questo Governo non dovesse avere la fiducia delle Camere.
Mi permetta, onorevole Berlusconi: non ho alcuna intenzione di fare polemica oggi, ma lei ha detto che nella nostra tradizione non c'è la propensione alle libere elezioni. Ebbene, le tradizioni che si esprimono nelle forze politiche che sono qui si richiamano nella storia d'Italia a forze che hanno pagato con la vita per restituire a questo paese il diritto di votare, di pubblicare liberi giornali, di organizzare liberi sindacati e di conoscere una libera vita politica (Vivi, prolungati applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, Comunista, dei Democratici-l'Ulivo, misto-Rifondazione comunista-progressisti, misto-Verdi-l'Ulivo e misto-Socialisti democratici italiani).
La tesi delle opposizioni, secondo la quale il nuovo Governo sarebbe illegittimo dopo la sconfitta del centrosinistra alle elezioni regionali, è infondata ed inaccettabile. In nessun paese d'Europa verrebbe considerato illegittimo il proseguimento della legislatura dopo un insuccesso della maggioranza parlamentare ad elezioni regionali o amministrative. Questo proprio a tutela - lo ha detto Giuliano Amato prima - di quel bene primario che è la stabilità dei Governi, che non può essere revocata - è indubbio - ad ogni elezione parziale (Commenti).
Il Governo Amato ha davanti a sé un altro compito importante, quello di tradurre operativamente in modo avvertibile dall'esperienza quotidiana dei cittadini il grande lavoro di risanamento e di riforme prodotto dai Governi Prodi e D'Alema, un lavoro che ha creato le condizioni per le quali si possa oggi, con pochi interventi operativi, dare più sicurezza ai cittadini, rimuovere davvero la pesantezza della burocrazia, rimettere stabilmente in moto la crescita e creare nuovo lavoro.
Il Presidente Amato ha fatto ieri riferimento alla gara europea per le concessioni del servizio di telefonia mobile a banda UMTS, un'operazione dalla quale il Governo attende introiti per le tasse dello Stato valutabili attorno ai 25 mila miliardi. Noi chiediamo al Governo di impegnare queste risorse in tre direzioni: per la riduzione della pressione fiscale sulle famiglie e le imprese, per la scuola e gli insegnanti, per la sicurezza e il relativo personale.
I minuti che mi restano, signor Presidente, vorrei dedicarli alla coalizione di centrosinistra. Sono tra quelli qui dentro che hanno vissuto dall'inizio, dall'interno e da protagonista l'esperienza della costruzione e della vittoria dell'Ulivo. L'Ulivo non era solo un simbolo; è stato un'idea politica, è stato la speranza di milioni di ragazzi e di ragazze, di donne e di uomini di questo paese. È stato la speranza che fosse finito il tempo in cui l'interesse particolare di ogni partito e di ogni gruppo poteva prevalere su un grande disegno comune.
L'Ulivo è riuscito ad essere tutto questo anche perché è nato dal basso, è nato dalla società ed ora è lì che deve rinascere. Deve rinascere in ogni collegio elettorale, deve rinascere guardando alla società civile che il «politicantismo» guarda con paura.
Il problema - lo dico a noi tutti - da oggi in poi non può essere la visibilità di ciascuno, ma la forza della coalizione. Il problema, da oggi in poi, non può essere cercare di ottenere lo 0,5 per cento in più, ma quello di far vincere la nostra alleanza. I partiti facciano un passo indietro, come noi abbiamo cercato di fare in questa crisi di Governo. Talvolta ho il timore che noi stessi non ci rendiamo conto a sufficienza di ciò che è successo e della portata delle attese nei nostri confronti.
Io sono il segretario del partito più grande della coalizione, un partito che come tale ha ottenuto anche un buon successo elettorale, ma so che, se non saremo capaci di ristabilire il primato dello spirito di coalizione, sarà illusorio attendersi un rilancio anche del ruolo e del valore dei partiti, illusorio ed inutile. L'esperienza di questi anni ci dice che l'attenzione e il favore dei cittadini nei confronti dei partiti sale quando essi dimostrano di sapere stare insieme, di mettere in comune progetti e programmi, ideali ed obiettivi; cade a picco, invece, quando i partiti danno di loro l'immagine di forze centrifughe, principalmente protese nella fatica di Sisifo di fare e disfare i Governi.
Concludo, signor Presidente. Se vogliamo vincere tra un anno la sfida con la destra, il tempo che ci separa dalla fine della legislatura non può essere impiegato come abbiamo fatto dal 1998 in poi; ora tutti dobbiamo ritrovare le ragioni profonde che ci uniscono, ora dobbiamo avere la forza di resistere alle spinte centrifughe, ai particolarismi, agli egoismi. Fare rinascere una speranza, quella di un riformismo capace di promuovere innovazione e di combattere povertà materiali e morali, è il senso e la ragione della nostra esperienza comune e, per alcuni di noi, è anche il senso della propria vita (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo, Comunista, dell'UDEUR, misto-Verdi-l'Ulivo, misto-Socialisti democratici
Vorrei informarvi che sono arrivate diverse decine di richieste di anticipare il proprio turno di votazione, motivate nel modo più vario. La Presidenza ha ammesso soltanto dieci richieste di colleghi che hanno addotto motivate ragioni di salute. Mi sono permesso di aggiungere un collega che credo opportuno, se lo ritiene, far votare fra i primi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sgarbi. Ne ha facoltà.
Vorrei però chiosare l'intervento dell'onorevole Veltroni sottolineando che fra gli uomini che hanno garantito la democrazia e la possibilità di votare non vi è soltanto chi ha militato nella sinistra, ma vi sono Benedetto Croce, Piero Gobetti ed anche Edgardo Sogno (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale), che una parte della sinistra ha ritenuto opportuno non legittimare, nel Presidente della Camera, come quel campione di resistenza che fu.
Per il resto, non posso che dire che questo Governo evoca uno spettacolo della fine degli anni settanta, un'opera bellissima di Tadeusz Kantor, «La classe morta», dove si vedevano ragazzi ormai invecchiati seduti sui banchi di scuola con fantocci sulla testa, fingendo di essere ancora giovani e non sapendo di essere morti. È per questo che un passo della replica del Presidente del Consiglio mi colpisce, ossia quando crede che Pecoraro Scanio, novello ministro delle politiche agricole e forestali, abbia fra i suoi compiti quello di stabilire criteri restrittivi davanti alla clonazione umana, trattandosi Amato stesso di una clonazione in parte di se stesso del 1992, in parte del compianto Craxi, al quale egli ha destinato un ministro degli esteri per andare ad Hammamet almeno in vacanza (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
All'inizio di questa legislatura si parlava di processi che avrebbero dovuto portare ad una democrazia compiuta dell'alternanza di soggetti politici legittimamente candidati al Governo del paese; di tale trasformazione non si vedono più i presupposti. La loro mancanza ha generato, tra molti di coloro che credono nella necessità della partecipazione democratica e dello sviluppo di una cittadinanza attiva, la crescita dell'indifferenza per la politica e della sfiducia nell'agire politico. Il suo Governo nasce in questo contesto di politica senza qualità. Vi è infatti bisogno di più qualità nella politica, di qualità nel senso di marcia, di qualificare il senso dell'agire del politico.
I Verdi pensano di poter contribuire a far crescere la qualità dell'azione di Governo recuperando gli errori degli esecutivi passati e di quelli che sono stati fatti
Mi aspetto perciò dal suo Governo, a cui do la fiducia solo per consentirgli di decollare, la realizzazione delle condizioni di una politica di qualità della vita per tutti gli esseri viventi, per la tutela...
Colleghi, per cortesia, uscite dall'aula, se dovete uscire.
Presidente Amato, la prego, per piacere, se può, di prendere posto nel suo banco!
Avrei preferito che i Verdi non avessero partecipato direttamente al Governo e che si fossero limitati ad un appoggio esterno per meglio impiegare le proprie energie a costruire la nuova coalizione per le prossime elezioni politiche; una coalizione capace di un rinnovato rapporto politico e programmatico con Rifondazione comunista, con il terzo settore e con quelle organizzazioni che agiscono nel campo dei diritti di cittadinanza.
Signor Presidente del Consiglio, io le ricordo l'articolo 67 della Costituzione: il mio voto questa volta sarà favorevole, ma sarà condizionato di volta in volta responsabilmente alla qualità delle proposte. Signor Presidente del Consiglio, l'obbedienza non è più una virtù.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Leone Delfino. Ne ha facoltà.
Colleghi, per cortesia, o uscite dall'aula o consentite ai colleghi di parlare.
Onorevole Gardiol, la prego! Onorevole Pinza, può prendere posto, per cortesia?
Onorevole Giannotti, le dispiace di accomodarsi?
Onorevole Delfino, prosegua pure!
Il Governo che oggi chiede la fiducia del Parlamento nasce condizionato dalle contraddizioni e dalle debolezze della sua maggioranza e ciò nonostante l'ingresso di alcuni tecnici cui riconosciamo capacità e prestigio scientifico e professionale, che però nel breve e presumibilmente travagliato futuro dell'esecutivo non saranno certamente in grado di dispiegare pienamente e con profitto. Rispetto poi ad un programma «faraonico» impossibile da gestire il Partito socialista attende l'onorevole Amato alla prova della riforma elettorale che rappresenta un passaggio ineludibile qualunque sia il risultato del referendum del 21 maggio. Va preso
In conclusione, la situazione carente nella quale versa l'Italia sul piano economico, del lavoro, della sicurezza dei cittadini, dell'amministrazione della giustizia e di altro ancora, avrebbe richiesto da parte del Governo per questa fine di legislatura poche ma tempestive e soprattutto incisive proposte risolutive su cui far convergere un consenso molto più ampio della stessa maggioranza, anziché di una sterile elencazione tanto simile ad un libro dei sogni!
Ciò premesso, il Partito socialista dà una valutazione negativa rispetto al programma e al Governo che vengono presentati e io, conseguentemente, esprimo voto contrario.
Chiedo infine alla Presidenza di consentire la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna di considerazioni integrative.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guarino. Ne ha facoltà.
Il regime parlamentare poggia su un principio fondamentale che è l'omogeneità del Governo come riflesso dell'omogeneità della maggioranza. Il bipolarismo ne è una manifestazione rafforzata: l'omogeneità è destinata a protrarsi per l'intera legislatura affinché si elaborino e si realizzino programmi di vasto orizzonte. L'Ulivo nacque con questo obiettivo.
L'unità di indirizzo si è mantenuta fino all'ammissione dell'Italia alla moneta unica, realizzata grazie alla ferma coerenza del Presidente Ciampi, allora ministro del tesoro. Dopo l'ammissione si sarebbero dovuti impostare programmi di lungo respiro e trasformazioni strutturali anche coraggiose.
La nuova realtà richiede concorrenza, semplificazione, trasparenza, efficienza, devoluzione alle realtà locali; impone una scelta decisa di sussidiarietà tra pubblico e privato. Nulla di tutto questo si è realizzato. Sono prevalse le forze centrifughe e il timore di abbandonare vecchi schemi senza che ci si avvedesse del loro distacco dalla realtà.
Il Governo Prodi è caduto, l'esecutivo D'Alema non è riuscito a ricostituire l'unità di intenti, gli egoismi di parte si sono addirittura accentuati ed esasperati. L'esito è noto: l'esperienza dell'Ulivo, prima, e del centrosinistra, poi, può dirsi terminata. Resta ora, al più, un anno di legislatura.
Si è formato un Governo nuovo, non può però realizzare i programmi che costituivano la premessa dell'originaria coalizione: la situazione esige indirizzi di lungo periodo ma il nuovo Ministero non avrà il tempo di realizzarli. Le premesse di natura politica si sono dissolte; l'Ulivo proponeva un idem sentire, ora abbiamo invece una coesistenza litigiosa di undici gruppi diversi e spesso contrapposti; le divaricazioni esistenti sono superiori a quelle che un normale Governo di coalizione avrebbe tollerato. Esistono, quindi, ragioni oggettive istituzionali per nuove elezioni. Il raggruppamento che le vincerà, quale esso sia, potrà meglio assolvere i compiti e i doveri di indirizzo che la situazione esige. L'attuale Governo è nell'impossibilità di adempiervi.
È per queste ragioni, al di là del sincero apprezzamento per le doti personali del professor Amato e dei suoi colleghi, che il nostro voto sarà contrario.
Vorrei fare una annotazione di carattere personale: oggi per me è un giorno di profonda amarezza, non per il contenuto della mia scelta che compio con convinzione e di cui assumo la piena responsabilità, ma per aver constatato il dissolversi di una prospettiva politica e civile a cui molti avevano aderito con impegno e con convinzione (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Lei è molto bravo, talmente bravo da essere stata l'unica persona che sia riuscita a mettermi le mani in tasca per prelevarmi quel famoso e impopolare sei per mille, ma quella alla quale è stato chiamato, formando il suo Governo, è impresa improba, come lo era l'impresa di mantenere calmi i passeggeri del Titanic.
Onorevole Bono, la richiamo all'ordine!
Per cortesia, i colleghi prendano posto! Per cortesia, onorevole collega. Onorevoli colleghi, è noioso richiamare tutti! Insomma, il tempo dell'asilo è finito!
Prego, onorevole Bampo, prosegua pure.
Anche lei è uscito da una fiaba di Collodi ma, si sa, le bugie hanno le gambe corte, corte come corto sarà il suo Governo. A nome di Forum popolare federalista, non le darò la fiducia: lei è a capo di una coalizione fortemente egemonizzata dalla sinistra ex comunista, che lei dovrebbe conoscere bene per averla avuta avversaria, soprattutto nello scontro per la scala mobile. Gli epigoni falsamente rinnovati di quella sinistra ritengono che un'iniziativa sia positiva solo se viene elaborata e prodotta nell'ambito dei loro sussiegosi centri studi, pronti a rinnegarla se proviene da altri che non facciano parte della benemerita confraternita degli amici. Non credo di esprimere un difficile pronostico se dico che lei sarà presto rinnegato, magari nei prossimi minuti o alla prima occasione, quando, dopo le chiacchiere, dovrà mostrare una vera capacità od anche solo affrontare la necessità di governare il paese!
Al di là delle sollecitazioni, la nostra scelta è motivata dalla priorità della consultazione referendaria e segnatamente di quella relativa alla legge elettorale. Non solo: ci attendiamo un comportamento analogo e coerente da parte di quelle forze politiche che hanno individuato nel nodo della legge elettorale il passaggio indispensabile per creare le condizioni di governabilità del paese. E visto che in entrambi gli schieramenti non vi sono intenzioni omogenee, si dia la parola al popolo che, fino a prova contraria, è ancora depositario di quella sovranità che gli riconoscete quando avete bisogno delle sue firme, ma che gli negate quando questa non corrisponde agli interessi di una parte o dell'altra.
Sappiamo benissimo che qui dentro ci sono persone affette dalla sindrome della santissima trinità politica, cioè di chi vorrebbe essere contemporaneamente Capo dello Stato, Capo del Governo e capo dell'opposizione: oggettivamente ed onestamente, questo, in un sistema democratico, non è ancora possibile e ci auguriamo non lo sia mai! Piuttosto, costoro riflettano serenamente sul motivo che li ha indotti a far fallire la bicamerale ed accettino serenamente l'esito del referendum, qualunque esso sia (Applausi).
Non credo che le responsabilità di ciò che è successo nel nostro paese il 16 aprile scorso siano solo sue. L'inflazione è cresciuta dell'1 per cento in un anno, da quando il professor Amato è ministro del tesoro, il prezzo della benzina continua ad aumentare giorno dopo giorno: questa è la situazione dell'Italia di Amato ministro del tesoro. Non voglio neanche pensare all'Italia che lei ci lascerà, speriamo già stasera, ma comunque nei prossimi mesi (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia).
Tuttavia, voterò per la fiducia al Governo (Commenti di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale) dando un voto tecnico per disciplina con un motivo che non è affatto in contraddizione con la mia posizione politica: in un momento in cui vi è una crisi di valori, una crisi di moralità, un mercato della politica, credo che anche l'obbligo della disciplina verso un collettivo di donne e di uomini sino a quando si sta assieme sia un valore positivo. Dunque è questo atto di lealtà morale che mi guida ad esprimere il mio voto favorevole, pur dentro un dissenso profondo sulla linea di questo Governo e del suo Presidente. Aggiungo inoltre: è molto probabile che in questo momento di aridità dei rapporti umani, indotto dalla mercificazione di tutto, alcuni sentimenti non si riescano a comprendere, ma devo dire, con grande emozione, che assumo questo atteggiamento anche in ricordo del nostro compagno Giovanni De Murtas, perché facciamo davvero fatica a interiorizzare la sua perdita (Generali applausi cui si associano i membri del Governo - Congratulazioni).
Il Governo che si appresta a chiedere la fiducia ha in sé troppi elementi di contrasto, per cui diventa un puro esercizio dialettico vendere per buono un prodotto già avariato. Non so se questo Governo otterrà la fiducia dal Parlamento; certo è che mostra fin d'ora la sua inconsistenza e la sua debolezza.
Nell'assumermi la responsabilità di votare contro questo esecutivo, dichiaro con profonda consapevolezza ed in piena autonomia di distaccarmi dal gruppo cui ho aderito fin dalla sua fondazione e ringrazio altresì i miei amici parlamentari che non hanno mancato di invitarmi a riflettere e a meditare prima di prendere tale decisione, negando la fiducia al Governo, dal quale mi sento sinceramente molto lontano, al di là della pur comprensibile convenienza.
Amici e colleghi, sforziamoci di cogliere le ragioni e le legittime istanze di cambiamento che provengono dalle diverse regioni italiane e, nella misura in cui sapremo essere autentici interpreti di questi bisogni, la gente capirà e continuerà a guardare a noi con stima e rinnovata
La sconfitta non è stata del Premier che l'ha preceduta o frutto di errori di campagna elettorale; essa è maturata nell'appannarsi del profilo riformatore del Governo, nell'eccessiva litigiosità della coalizione, nell'indeterminatezza dei referenti sociali, nel ritardo a capire i mutamenti di questo paese e, soprattutto, nel dare risposte a questi mutamenti che fossero diverse da quelle della destra. La destra, ad esempio, ha detto quale sia la sua idea di sicurezza: un'idea per me inquietante. La sinistra non è riuscita a coniugare sicurezza e solidarietà, sicurezza e multiculturalità e così tra i cittadini prevale la paura e la destra sa interpretare la paura e i molti corporativismi molto meglio di noi.
Signor Presidente del Consiglio, non è che il suo Governo sia illegittimo - è anticostituzionale chi lo dice -, ma dopo un voto tanto esteso e così negativo per il centrosinistra, se le elezioni a molti parevano una strada infruttuosa, l'unica possibilità era ed è un Governo di alto profilo, capace di parlare al paese e soprattutto a quei molti elettori di sinistra che non si sono recati a votare.
Io temo prima di tutto il logoramento del centrosinistra, il male che ci sta consumando piano piano. Ecco perché questa fiducia che io ed altri le diamo oggi è solo per senso di responsabilità, ma non è una cambiale in bianco: valuteremo gli atti concreti. Noi lavoreremo perché il centrosinistra ritrovi un suo progetto e riapra un dialogo serio con il paese e con l'insieme della sinistra, ma i tempi sono brevissimi per recuperare credibilità, se vogliamo impedire che questo centrodestra, sempre più forte e radicato, ma ancora tanto intollerante e a volte spregiudicato, non torni al Governo di questo paese.
Oggi ancora osanna quella stessa concertazione, mentre non dice che la stessa ISTAT denuncia che il lavoro irregolare in Italia è aumentato del 9,3 per cento dal 1992 al 1997 e che i 3 milioni 428 mila lavoratori al nero del 1997 sono oggi molti, ma molti di più. Le cosiddette facce nuove del suo Governo portano il marchio di quella prima Repubblica fatta di «tangentieri» e «tangentati», di svuotamento delle assemblee elettive per i loro definitivo asservimento ai poteri forti. E così, mentre elemosina una manciata di voti per garantirsi la personale sopravvivenza politica, lei raggiunge il paradosso di chiedere a sinistra voti che per le sue proposte politiche, ferocemente antioperaie e antipopolari, dovrebbe chiedere a destra, ma è un paradosso solo apparente
Entrambi gli schieramenti puntano alla libertà di licenziamento: Pannella lo vuole con il referendum, lo schieramento del «no» con una legge concertativa ed è per questi motivi che voteremo contro.
Non solo non ho avuto dubbi, onorevole Presidente, quando ho ascoltato l'esposizione del suo programma, ma posso dire di non avere avuto esitazione alcuna dopo aver seguito la sua brillante, puntigliosa, scrupolosa, aperta replica (Applausi polemici dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Non solo non ho alcun motivo per votare contro questo esecutivo, ma con determinazione e convincimento posso sostenere che ho almeno cinque motivi per votare a favore.
Qualcuno - mi sembra l'onorevole Casini - ha detto che lei non può essere il «principe azzurro». Ne sono fermamente convinto. Io so però che i titoli nobiliari, tra cui quello di principe, sono stati aboliti con le norme transitorie della Costituzione e quindi io mi accontenterei (e credo anche questa Assemblea) che lei sia un eccellente e pragmatico Presidente (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e misto-CCD) e in funzione delle sue capacità e di quelle della coalizione! Per usare un termine calcistico, un autorevole rappresentante del Polo ha detto: il nostro attacco è così forte che alla fine vinceremo questa partita. Qualcuno disporrà pure di un attacco forte, ma nulla di strano se lei, signor
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cimadoro. Ne ha facoltà.
Credo che tutta la coalizione di centrosinistra avrebbe fatto bene a fare barriera intorno a D'Alema e a riflettere prima ancora che egli presentasse le sue dimissioni. Il Governo D'Alema ha fatto moltissimo e probabilmente i frutti del suo lavoro e di quello del precedente Governo Prodi saranno goduti da qualcun altro: spero, evidentemente, che lo faccia lei, signor Presidente del Consiglio e non l'onorevole Berlusconi.
Signor Presidente del Consiglio, il Governo che lei si appresta a presiedere avrebbe dovuto essere di alto profilo, ma non mi sembra che sia così. Questa mattina è apparsa sulla prima pagina del Corriere della Sera una bellissima vignetta sui viaggi di Intini ad Hammamet; lei per primo gli dette una poltrona da sottosegretario all'interno.
Signor Presidente del Consiglio, lei ha dato certamente un segnale; ha dovuto tagliare teste, ma ha anche dovuto tagliare teste che, nel Governo precedente, pensavano ed avevano svolto il proprio lavoro in maniera assai egregia. Non voglio fare esempi, perché sono presenti.
Se le prossime elezioni saranno vinte dal presidente Berlusconi, egli certamente darà un altro segnale alla gente: taglierà ulteriormente il numero dei ministri e dei sottosegretari. Tuttavia, avendo avuto una brevissima esperienza nel Ministero dell'interno, ritengo che i tre sottosegretari da lei nominati per il Ministero dell'industria, dopo aver congiunto due ministeri, non siano sicuramente sufficienti: non è il numero dei sottosegretari a mandare avanti un Governo, ma la forza e la voglia di lavorare. E siccome vi è molto lavoro da fare, credo che vi sia bisogno anche di sottosegretari.
In ogni caso, credo che il «botto» lo farà Berlusconi quando, dopo aver vinto le elezioni, presenterà una lista con quattro o cinque ministri: lui stesso, Dell'Utri, Previti e qualcun altro; forse anche Cesare Cadeo, che sta vendendo i materassi nelle televisioni di famiglia e, quindi, si sta comportando bene, sarà prossimamente ministro. Questo, dunque, sarà il dato ufficiale.