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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del seguente documento:
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sul Doc. IV-quater, n. 127.
CARMELO CARRARA, Relatore. Signor Presidente, la Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal deputato Pezzoli,
indagato dinanzi al tribunale di Padova per il reato di diffamazione col mezzo della stampa.
connessione, anzi l'identificabilità, delle frasi riportate nell'articolo con quelle che erano contenute nella interrogazione che era stata presentata dal Pezzoli.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Bielli. Ne ha facoltà.
VALTER BIELLI. Signor Presidente, colleghi, vorrei chiedere al relatore, anche per informare l'Assemblea di tutto ciò che riguarda la vicenda in esame, se sulla base degli atti che abbiamo avuto a disposizione in sede di Giunta corrisponda al vero il fatto che il Bertoncello e il Martella hanno denunciato queste cose; infatti, ci troviamo di fronte ad una questione molto pesante e molto grave, poiché si afferma che due personaggi hanno detto che un altro soggetto sarebbe stato il collettore tra l'amministrazione e gli interessi occulti legati alla mafia. E si fa il nome.
ogni procura si sente legittimata ad intervenire e il fatto che noi perdiamo queste cause perché la questione vera è che le stiamo perdendo (mi pare che nell'ultimo mese ne abbiamo perse quattro) dove ci possono portare? Credo sia indubbio che noi dobbiamo salvaguardare il ruolo del parlamentare e le sue prerogative, ma per farlo abbiamo il dovere di tenere conto degli orientamenti della Corte perché un conflitto continuo alla fine rischierebbe di vederci perdenti e rischierebbe di non tutelare il parlamentare.
PRESIDENTE. Chiedo al relatore se intenda fornire le spiegazioni richieste: penso sia utile per tutti coloro che devono deliberare.
CARMELO CARRARA, Relatore. Signor Presidente, la Giunta ha deliberato dopo aver preso visione di tutta la documentazione messa a sua disposizione...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Carrara; pregherei i colleghi di interrompere il loro conversare. La decisione da assumere riguarda un collega: io ho l'abitudine di rendermi conto di quello che avviene, non so se gli altri avvertano la stessa esigenza.
CARMELO CARRARA, Relatore. La Giunta, dicevo, ha sottoposto a vaglio critico tutti gli elementi ed i documenti messi a sua disposizione, per poter decidere serenamente sulla base di valutazioni sufficienti ed adeguate. Nel corpo della relazione, quindi, abbiamo voluto recuperare le frasi degli articoli, nella stessa pagina del quotidiano, contenenti la replica del deputato locale dei democratici di sinistra, onorevole Basso, e del sindaco; abbiamo dunque traslato nella parte motiva della relazione i due incisi per dare maggior significato al fatto che siamo in presenza di un contesto decisamente politico, non soltanto per considerazioni di ordine logistico, dato che si fa riferimento ad un'aula consiliare, ma anche perché il dibattito riguardava due gravi fatti intimidatori nei confronti di soggetti politici appartenenti alla sinistra, dagli stessi definiti di stampo mafioso. Questa, quindi, è la prima notazione.
all'articolo 68 della Costituzione, alla dichiarazione di ammissibilità da parte della Presidenza di un atto tipico, qual è l'interrogazione parlamentare.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Mancuso. Ne ha facoltà.
FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, l'interessante interlocuzione dell'onorevole Bielli mi pone nel dovere di chiarire, se possibile anche a lui, un concetto del quale egli ha fatto un punto centrale della sua argomentazione. Mi riferisco al problema della collocazione temporale dell'atto incriminato rispetto a quello parlamentare. Egli parrebbe intendere che questa correlazione o identificazione fra i due possa sussistere solo quando l'atto parlamentare preceda quello giuridico-penale.
faccia del problema? Si sente o no di rimproverare alla sensibilità della Corte costituzionale di non aver avvertito durante quattro anni che la propria composizione era irregolare perché uno dei giudici non aveva e non ha i requisiti per essere nominato?
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Manzoni. Ne ha facoltà.
VALENTINO MANZONI. Signor Presidente, il collega Bielli ha posto due questioni. In ordine alla prima il relatore ha dato una risposta del tutto tranquillizzante: esiste il fatto riportato in conferenza stampa dall'onorevole Pezzoli.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.
Relazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere sull'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del deputato Pezzoli, pendente presso il tribunale di Padova, per il reato di cui all'articolo 595, primo e terzo comma, del codice penale (diffamazione col mezzo della stampa, aggravata) (Doc. IV-quater, n. 127).
Ricordo che a ciascun gruppo, per l'esame del documento, è assegnato un tempo di 5 minuti (10 minuti per il gruppo di appartenenza del deputato Pezzoli). A questo tempo si aggiungono 5 minuti per il relatore, 5 minuti per richiami al regolamento e 10 minuti per interventi a titolo personale.
La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse dal deputato Pezzoli nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Carmelo Carrara.
Il reato contestato al deputato Pezzoli consiste nella pubblicazione di alcune sue dichiarazioni, apparse nell'ambito dell'articolo dal titolo «Un comune da commissariare», a firma di Francesco Gilioli, apparso sul quotidiano La Nuova Venezia del 7 luglio 1998. Nel contesto di tale articolo, il deputato avrebbe offeso, come recita testualmente il capo di imputazione, «la reputazione di Sergio Zanetti, affermando che lo stesso era 'il collettore tra l'amministrazione e gli interessi occulti legati alla mafia'» e riferendosi, altresì, falsamente, con tale asserzione a quanto avrebbero profferito al riguardo gli assessori del comune di Portogruaro Andrea Martella e Antonio Bertoncello. Va detto che all'epoca Sergio Zanetti era capogruppo dei DS al comune di Portogruaro.
L'articolo in questione traeva spunto dalla richiesta dell'onorevole Pezzoli di commissariare il comune di Portogruaro in relazione ad una vicenda che interessò la politica e gli organi di stampa e che riguardava la «Perfosfati». La richiesta di commissariamento era contenuta tra l'altro in un'interrogazione parlamentare rivolta ai ministri dell'interno e di giustizia, che il deputato Pezzoli aveva illustrato in una conferenza stampa a Portogruaro. È sicuramente utile riportare testualmente, per una migliore intelleggibilità della vicenda, il complesso delle frasi attribuite all'onorevole Pezzoli nel corpo dell'articolo in questione: «è la stessa amministrazione ad affermare che ci sono interessi malavitosi, di stampo mafioso, che vogliono vincolare le scelte su quell'area. Se gli amministratori fanno queste affermazioni significa che sono in possesso di elementi certi per denunciare una presenza mafiosa a Portogruaro. A questo punto il commissariamento è inevitabile: non c'è la serenità per poter amministrare interessi socio-economici così importanti (...) Bertoncello e Martella denunciano apertamente che il collettore tra l'amministrazione e gli interessi occulti legati alla mafia sia il capogruppo Sergio Zanetti. Posso capire che il consiglio comunale non sia la sede per lanciare certe accuse però esistono tutto una serie di strumenti nei confronti dell'autorità giudiziaria per sollevare il problema e far sì che si faccia luce sull'intera vicenda».
Va altresì detto, per completezza, che nel corpo dello stesso articolo figurava una replica del deputato locale dei Democratici di sinistra, onorevole Basso, e che, in un articolo pubblicato a fianco, era pubblicata anche una replica del sindaco.
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 29 marzo 2000. È effettivamente risultato alla Giunta che in data 8 luglio 1998 l'onorevole Pezzoli aveva presentato una interrogazione al ministro di grazia e giustizia con la quale paventava il rischio di infiltrazioni mafiose nel comune di Portogruaro, con riferimento a «una grossa operazione» di speculazione «edilizia relativa all'area della ex Perfosfati». L'interrogazione traeva spunto dall'«incendio di natura dolosa delle autovetture private appartenenti a due rappresentanti politici di sinistra Andrea Martella ed Antonio Bertoncello del comune di Portogruaro, che si sono dichiarati vittime di 'attentati di tipo mafioso' per aver denunciato gli interessi legati a non meglio definiti gruppi di affari» e riferiva altresì che «le accuse di "connivenza mafiosa" vengono lanciate reciprocamente tra esponenti della stessa coalizione che guida la città di Portogruaro».
L'opinione prevalente nell'ambito della Giunta è stata nel senso che le frasi proferite dall'onorevole Pezzoli costituiscono, con chiara evidenza, un giudizio ed una critica di natura sostanzialmente politica su fatti e circostanze che all'epoca erano al centro dell'attenzione sia dell'opinione pubblica di Portogruaro sia nel dibattito politico-parlamentare locale e nazionale; tant'è vero che, alla stessa data, quel dibattito che si svolse nell'aula comunale di Portogruaro vide anche la presenza del Governo, che partecipava con il sottosegretario Vigneri.
È apparsa inoltre evidente - conformemente ai parametri enunciati in più occasioni dalla Corte costituzionale - la
La Giunta inoltre non rileva assolutamente il fatto che l'interrogazione sia stata effettivamente presentata il giorno successivo alla pubblicazione dell'articolo, poiché l'articolo stesso faceva esplicito riferimento ad un atto tipico, qual è l'interrogazione, che sarebbe stata presentata il giorno dopo, ma la relativa conferenza stampa aveva enucleato, condensato e riportato frasi che devono considerarsi parte del procedimento in fieri relativo all'elaborazione e alla presentazione dell'interrogazione parlamentare.
Per questi motivi, la Giunta ha deliberato, a maggioranza, di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento penale concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Ovviamente, non possiamo chiamare il Bertoncello e il Martella in questa sede, non essendo parlamentari. Quale documentazione abbiamo sulle affermazioni di queste due persone? Mi sembra che questa sia una richiesta legittima su cui il relatore ci potrebbe dire qualcosa di più. Inoltre, nella relazione si dice che sulla questione dovremmo avere anche la replica del deputato locale onorevole Basso, nonché una lettera del sindaco. Visto che si ricordano questi due elementi, vorrei sapere che cosa dicano la replica di Basso e la lettera del sindaco. Questi elementi a me sembrano decisivi e per altri sono importanti per poter affrontare questa questione avendo cognizione di tutte le questioni in campo.
Vi è un'ultima questione. Noi facciamo riferimento, credo giustamente, agli atti parlamentari per evidenziare l'esistenza di un rapporto stretto tra le prerogative e la funzione del parlamentare e gli atti parlamentari conseguenti. Credo che le sentenze della Corte ci abbiano richiamato a questa impostazione nel senso che ci deve essere una identità tra le due questioni.
Personalmente, anche se non abbiamo sempre avuto opinioni simili sulla questione, ritengo che dire che dopo la conferenza stampa e dopo la pubblicazione degli articoli è stato presentato un atto parlamentare di contenuto analogo, il che induce a sostenere che vi sarebbe una sorta di identificazione tra le due cose, sia un po' fuorviante dal momento che un atto parlamentare può sempre essere predisposto dopo. Da questo punto di vista potrebbe coprire atti di un certo tipo, ma poiché si dice che era a ridosso della conferenza stampa, mi pare che da questo punto di vista si trovasse all'interno di un certo contesto: vi è però una questione su cui invito a riflettere i colleghi parlamentari. Gli atti parlamentari che noi presentiamo devono passare al vaglio dell'Assemblea, ma, se si tiene una conferenza stampa nella quale vengono esposte determinate idee prima che le stesse siano passate al vaglio dell'Assemblea, che atto parlamentare è? Ritengo pertanto che far riferimento a queste questioni ci porti fuori dagli orientamenti che la Corte costituzionale ha assunto in materia.
Colleghi, su questi orientamenti invito tutti a riflettere perché noi potremmo anche far finta di godere di prerogative che vanno salvaguardate e perciò potremmo ribadire la nostra autonomia. Anche se questa, comunque, mi sembra una questione legittima, questo continuo conflitto di attribuzioni, il fatto che ormai
Non lo tutela, perché il fatto che venga sollevato continuamente conflitto di attribuzioni e che ci ritroviamo, come è capitato con molte sentenze, fra i perdenti, alla fine rischia di produrre per noi il risultato opposto a quello per cui ci battiamo, cioè la salvaguardia delle nostre prerogative.
Per tali ragioni, chiederei al relatore di rispondere all'osservazione che ho fatto e mi riservo di esprimere il mio voto sulla base delle sue considerazioni.
Prego, onorevole Carrara.
La seconda considerazione è che non vi è riferimento diretto da parte dei politici Martella e Bertoncello alla persona dello Zanetti, quale collettore di determinati interessi: essi hanno lamentato pubblicamente determinati fatti, che sono stati presi come riferimento in quel dibattito politico e che sono stati anche oggetto di articoli di stampa nei giorni precedenti, poiché la vicenda si snoda nell'ambito politico di Portogruaro, ma non soltanto di Portogruaro, per diversi giorni. Gli attentati a danno degli amministratori sono stati consumati, infatti, in un contesto temporale diverso, ma sono certamente avvinti in un unico disegno criminoso. In questo contesto politico, presero la parola deputati appartenenti allo schieramento non soltanto di centro-destra, ma anche di centro-sinistra.
Mi domando, poi, a che titolo, nello stesso contesto, a quel dibattito parteciparono gli onorevoli Pezzoli e Basso, nonché il sottosegretario Vigneri. Infine, abbiamo già detto perché la Giunta abbia ritenuto a maggioranza che, nel caso di specie, vi sia non soltanto connessione ma addirittura corrispondenza fra le frasi riportate nell'articolo e quelle contenute nell'interrogazione; l'onorevole Bielli, però, rilancia ancora una volta un'altra problematica, che a mio avviso non è ben posta. Egli collega l'applicabilità del principio dell'esenzione dalla pena (perché di questo, in buona sostanza, si tratta), di cui
La Giunta ha ritenuto più volte che non è la tipicità dell'atto del parlamentare, quindi, come spesso capita, l'atto di sindacato ispettivo, a dare l'imprimatur, il crisma della parlamentarietà rispetto al singolo atto o comportamento da parte del parlamentare, ma il fatto che si tratti di un'attività che egli compie in aula, in Commissione, in Giunta, ma anche extra moenia purché riconducibile, appunto, alla sua funzione di parlamentare. In questa occasione, quindi, ha ritenuto che il vaglio della Presidenza della Camera in ordine a un'interrogazione presentata non rileva ai fini dell'operatività di cui all'articolo 68. Tale obiezione è stata recuperata nell'occasione che riguarda l'onorevole Pezzoli, ma, nel caso di specie essa non opera perché, ripeto, non è la Presidenza della Camera che caratterizza l'atto, l'ufficio del parlamentare, ma perché qui siamo nell'ambito di un iter procedimentale si snoda nel tempo e viene sicuramente accorpato nell'arco di 24-48 ore, che è perfettamente coniugabile per i fatti di cui al procedimento e per i fatti i quali la Giunta ha ritenuto che siamo nel novero di operatività di cui all'articolo 68, comma 1, della Costituzione.
Tale ragionamento può essere giustificabile solo non tenendo conto dell'assoluta negatività delle implicazioni che il suo accoglimento comporterebbe. Nel caso ipotizzato di dichiarazioni posteriori all'atto incriminabile, ciò vorrebbe dire che, da quel momento in poi, il parlamentare su quella data materia è dimidiato, vale a dire che non è più coperto dalle prerogative della propria immunità. Si tratta di un sovvertimento totale attraverso una limitazione soggettiva di un potere statuale. Ciò non è possibile, è qualcosa che va contro la finalità di tutela che lei giustamente invoca nei confronti del Parlamento e che dobbiamo invocare sia in sede di conflitto di attribuzione da parte della Corte sia in sede di dichiarazione di ammissibilità da parte della magistratura.
Signor Presidente, con piena responsabilità, al pari dell'onorevole Bielli, che ci dice quante siano e quanto dolorose appaiano le questioni sollevate e accolte, egli afferma - io direi dichiarate ammissibili - dalla Corte, vorrei contribuire con un dato di esperienza relativo a una vicenda che, in questi giorni, si sta consumando a Roma. Mi riferisco al giudizio penale nei confronti di un parlamentare appartenente a quest'Assemblea: consueto sollevamento della questione di costituzionalità davanti al giudice dell'udienza preliminare; il parlamentare deposita documenti dai quali si realizza il concetto che egli, attraverso quella serie di frasi incriminate, non ha fatto altro che sviluppare la propria posizione politico-parlamentare. Ebbene, ciò accade in una certa data; però, due mesi prima di questo deposito e della relativa discussione in aula, sottolineo due mesi prima, il giudice dell'udienza preliminare solleva il problema di costituzionalità, non avendo ancora letto gli atti né ascoltato la discussione, dalla quale si sarebbe dovuta ricavare la connessione, nonché prima ancora che in aula si concludesse, in modo formale, la questione, sollecitata però da un'istanza della parte civile, rappresentata dal solito Caselli. Contro questi abusi si sente lei, onorevole Bielli, di sollevare lo stesso accorato rimprovero che suscita l'altra
Allora, un po' di passione in tutto, ma molto ragionamento e molta discrezione nel valutare situazioni soggettive che poi finiscono per essere messe in mano più che a giudici a veri persecutori.
In ordine alla seconda questione intendo svolgere alcune considerazioni. Signor Presidente, non andrei per il sottile, nel senso che non starei a sottilizzare se quanto detto dall'onorevole Pezzoli nel corso della conferenza stampa si configuri o meno come proiezione all'esterno di giudizi espressi in aula o in atti tipici dell'attività di sindacato ispettivo.
Onorevoli colleghi, se dovessimo seguire il criterio restrittivo di interpretazione dell'articolo 68 della Costituzione, nel senso che è necessaria la corrispondenza tra comportamento tenuto dal parlamentare intra moenia e comportamento tenuto extra moenia, daremmo un colpo mortale sia all'articolo 68, sia all'articolo 21 della Costituzione, i quali insieme riconoscono al parlamentare un diritto di critica ampio e incondizionato.
In altri termini, onorevoli colleghi, se seguissimo questo criterio restrittivo, non potremmo più svolgere attività politica, ovvero la nostra funzione di parlamentari risulterebbe gravemente compressa e limitata, senza dire che, nel caso di specie, come giustamente ha posto in evidenza il relatore, le cose dette dall'onorevole Pezzoli nel corso della conferenza stampa sono del tutto identiche a quelle contenute nell'interrogazione da lui presentata il giorno dopo. Pertanto, la conferenza stampa deve considerarsi - riporto testualmente le parole del relatore - «parte del procedimento in fieri relativo all'elaborazione e alla presentazione» dell'atto di sindacato ispettivo.
Ma ciò che rileva qui, onorevoli colleghi, al di là delle condivisibili argomentazioni adotte dal relatore, è che non può revocarsi in dubbio che nell'occasione l'onorevole Pezzoli abbia espresso valutazioni politiche, prendendo lo spunto da fatti realmente accaduti, come l'incendio doloso delle autovetture di due consiglieri comunali di Portogruaro, i quali - badate bene -, come risulta, in conseguenza di quell'incendio si erano dichiarati vittime di attentati di tipo mafioso per aver denunciato il groviglio di interessi concentrati nell'area della ex Perfosfati.
Abbiamo saputo oggi - lo ha detto il relatore - che della questione si è molto discusso nell'opinione pubblica di Portogruaro, così come se ne è discusso in consiglio comunale, con la presenza di due parlamentari e persino di un rappresentante del Governo.
La questione pertanto, come ho detto, è stata al centro del dibattito dell'opinione pubblica di Portogruaro, nel quale si inseriscono le considerazioni espresse dall'onorevole Pezzoli.
A mio avviso ricorrono le due condizioni richieste per l'applicazione delle esimenti di cui all'articolo 68 e, cioè, una situazione politica di cui si è discusso ampiamente a Portogruaro ed un giudizio, anch'esso politico, espresso dall'onorevole Pezzoli in relazione a quella situazione. Non si può dunque mettere in dubbio la bontà delle conclusioni a cui è pervenuta la Giunta nell'esame del caso in questione. Pertanto voterò conformemente alla proposta del relatore (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).


