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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
MAURO MICHIELON. Signor Presidente, i deputati del gruppo della Lega nord Padania si asterranno sul provvedimento in esame; cercherò di illustrare in maniera molto articolata le parti del provvedimento sulle quali siamo favorevoli e quelle sulle quali, invece, siamo contrari.
fino all'ultimo telegiornale di mezzanotte per capire se lo sciopero vi sarà, se è stato revocato, in che termini si svolgerà, se si procederà alla precettazione, una situazione questa che sicuramente danneggiava l'utente; un utente che rispetta i lavoratori i quali, quando scioperano, lo fanno perché hanno delle rivendicazioni da avanzare, ma che non può accettare di pagare per ciò in termini personali e in termini di lavoro in maniera sistematica.
partano da zero. Ciò è importante, e soprattutto in tal modo si ammette che la commissione di garanzia è stata gestita in maniera poco trasparente.
limitata), riteniamo che questo sia un fatto da sottolineare, ma che non sia sicuramente gravissimo!
PRESIDENTE. Onorevole Michielon, il tempo a sua disposizione è esaurito.
MAURO MICHIELON. Alla luce di tali considerazioni, ribadisco l'astensione del gruppo della Lega nord Padania nella votazione finale sul disegno di legge al nostro esame (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
RAFFAELE CANANZI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAFFAELE CANANZI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, intervengo soltanto per offrire alcune chiarificazioni su questo disegno di legge. Ringrazio il presidente Innocenti, il relatore Guerzoni, nonché tutti i membri della Commissione perché credo, sia stato fatto un buon lavoro relativamente ad una legge che il Governo ritiene particolarmente urgente non solo per il Giubileo, ma anche per le problematiche sociali che certamente in questo momento occupano il paese. Ho rinviato a questo momento ogni chiarimento proprio perché, in ragione dell'urgenza, ho ritenuto di evitare interruzioni nel corso delle votazioni.
che alcune categorie professionali si sono già date siano codici che tutte le categorie professionali si devono dare. Non si è fatto altro che stabilire perciò il principio che i codici di autoregolamentazione devono esserci. Se mancano, se non sono idonei o se vengono violati, naturalmente bisogna che qualche organo di garanzia offra la possibilità di superare il momento di impasse che ciò (la mancanza, la non idoneità o la violazione) determinerebbe; quindi un buon legislatore deve affidare a questo organo di garanzia, per gli interessi costituzionalmente garantiti, la necessità di un intervento, che non può certamente mancare. La norma non fa altro che sancire questo principio, non intaccando nessun principio di autonomia né dei lavoratori autonomi, né dei liberi professionisti, né dei piccoli imprenditori.
PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Parrelli, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto: si intende che vi abbia rinunziato.
GIORGIO GARDIOL. Quanto si è cominciato a discutere del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali ed abbiamo cominciato a leggere il testo proposto dall'allora ministro Piazza ci si sono rizzati i capelli, perché noi pensiamo che lo sciopero sia una di quelle armi non violente che i lavoratori hanno per difendersi nei confronti dei soprusi, per portare avanti le proprie linee politiche e rivendicative, per affermare le loro coscienze. Sugli scioperi si sono costruite in questo paese molte leggi civili, si sono ottenute molte conquiste, si è arrivati a migliorare il paese.
si trattava di un sindacato di base, professionale, si affermava che quel certo sciopero non si poteva svolgere; se lo stesso sciopero, con gli stessi contenuti, veniva indetto da un sindacato più ampio, si stabiliva che si poteva fare.
favorevole (Applausi dei deputati del gruppo misto-Verdi-l'Ulivo - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Strambi. Ne ha facoltà.
ALFREDO STRAMBI. Signor Presidente, come è stato riconosciuto da tutti e come del resto si è potuto verificare dall'andamento del dibattito, la revisione della legge n. 146 ha costituito un passaggio difficilissimo, dovendosi affrontare una questione delicatissima come quella, ormai ben nota, di trovare una composizione fra diritti costituzionalmente garantiti, uno dei quali, tuttavia - il diritto di sciopero - costituisce una sorta di nervo scoperto per la sensibilità di alcune forze politiche.
italiani, il voto favorevole sul disegno di legge che stiamo per votare (Applausi dei deputati del gruppo Comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lombardi. Ne ha facoltà.
GIANCARLO LOMBARDI. Signor Presidente, ho l'impressione che sia stato detto praticamente tutto. Si doveva trovare un equilibrio tra due esigenze legittime ed importanti: quella degli utenti e quella del diritto di sciopero. Chi abbracciava una delle due esigenze in modo squilibrato tendeva a spostare il punto di equilibrio più da una parte che dall'altra. La valutazione dei deputati del Partito popolare è che la soluzione trovata sia equilibrata. Ciò è anche il frutto della discussione in Commissione. In conclusione, preannunzio in modo convinto il voto favorevole dei deputati del mio gruppo (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gazzara. Ne ha facoltà.
ANTONINO GAZZARA. Signor Presidente, da molto tempo si sapeva che la legge n. 146 del 1990 non garantiva i risultati per i quali era stata pensata; occorreva, quindi, intervenire al fine di evitare il ricorso strumentale a scioperi nei servizi pubblici essenziali formalmente regolamentati, ma sostanzialmente possibili senza valide misure di tutela del cittadino utente. In particolare, si avvertiva l'esigenza di disciplinare, più che lo sciopero, la prevenzione dello stesso e le forme di risoluzione dei conflitti alternative allo sciopero, nonché di evitare prassi sleali e dannose per il cittadino, quali il cosiddetto effetto annuncio, o il danno alla collettività sproporzionato rispetto al numero di aderenti allo sciopero.
Abbiamo sottoposto all'attenzione dell'Assemblea emendamenti significativi: la maggioranza non è apparsa sensibile a tali richieste. La posizione che assumiamo in merito al provvedimento è determinata dalla convinzione che lo sciopero nei servizi pubblici essenziali sia da regolamentare in modo utile per gli utenti, coniugando l'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali con la salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati. Questo provvedimento segna un passo avanti nella scrittura delle regole, ma si presenta farraginoso, prevedendo meccanismi di attuazione complicati e non salvaguardando, come avrebbe potuto e dovuto, i diritti dei cittadini.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pampo. Ne ha facoltà.
FEDELE PAMPO. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, siamo in presenza di un provvedimento certamente delicato e per questo importante. Per questo motivo abbiamo inteso partecipare attivamente ai lavori della Commissione, al fine di contribuire ad indicare scelte capaci di fornire le risposte che, a nostro modesto avviso, i soggetti interessati si aspettano.
raggiunto, altrimenti non avrebbe senso dichiarare che il gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti continua a fare opposizione.
il voto di Rifondazione comunista, che nella prima fase, come è accaduto in Commissione, ha difeso ad oltranza il diritto di sciopero, salvo poi ritirare tutti gli emendamenti presentati ed agevolare l'approvazione di una legge che - come dice Rifondazione comunista, la quale di fatto poi subisce in silenzio - non risponde alle esigenze del paese.
PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Pampo, il suo tempo è scaduto già da un minuto ed io purtroppo non me ne sono accorto. Concluda, prego.
FEDELE PAMPO. Concludo, Presidente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bastianoni. Ne ha facoltà.
STEFANO BASTIANONI. Signor Presidente, colleghi, questo provvedimento è necessario ed urgente e tende a colmare una lacuna che la legge n. 146 del 1990 non era riuscita a definire in maniera soddisfacente.
Il diritto di sciopero in questo paese è costituzionalmente garantito; si tratta di un diritto individuale esercitato in forma collettiva che tuttavia nel suo esercizio non può entrare in conflitto con i diritti e la tutela dei cittadini, soprattutto nei servizi pubblici, quali quelli della sanità, della sicurezza, dei trasporti, dell'educazione, che pertanto non possono essere lasciati in balia di improvvisate agitazioni sindacali, che magari in alcune occasioni vengono revocate all'ultimo momento. Per questi motivi il provvedimento raggiunge un equilibrio importante tra il diritto all'esercizio di sciopero, garantito ai lavoratori e, nello stesso tempo, la sicurezza per i cittadini di avere delle certezze.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Stelluti. Ne ha facoltà.
CARLO STELLUTI. Signor Presidente, vorrei ricordare come il conflitto sociale, se regolato ed orientato agli obiettivi e non fine a se stesso, è stato in passato e sarà uno strumento di progresso e di dinamica della società.
provvedimento, non sostitutivo e risolutivo dei problemi concernenti relazioni sindacali più corrette, il rispetto del ruolo delle parti e delle scadenze degli accordi, ma che rappresenta un importante strumento per favorire il raggiungimento di tali risultati; esso fornisce anche un importante contributo alla costruzione di una società più matura, più strutturata e, proprio per tali ragioni, più democratica.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boghetta. Ne ha facoltà.
UGO BOGHETTA. Signor Presidente, se il clima che si è registrato negli ultimi giorni in Commissione vi fosse stato in precedenza, avremmo accelerato i tempi e predisposto un testo migliore; inoltre, se le indicazioni alla commissione di garanzia fossero state estese ad altri punti dolenti, avremmo elaborato un buon provvedimento. Purtroppo, ciò non è stato possibile anche perché il Governo, in particolare il ministro Bassanini, invece di lavorare per trovare una soluzione migliore, strombazzava la volontà di ricorrere ad un decreto-legge, propugnava una campagna qualunquista nei confronti dei lavoratori, seguito dal segretario della CGIL Cofferati che, invece di rivendicare il potere rappresentativo del Parlamento, chiedeva un decreto-legge sul diritto di sciopero.
continua nonostante abbiate stipulato l'accordo; non avete concluso l'accordo con nessuno!
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michielon. Ne ha facoltà.
Per quanto concerne le prime, anzitutto, finalmente, viene approvata una regolamentazione migliore del diritto di sciopero nei pubblici servizi, il che favorisce gli utenti che, finalmente, quando verrà programmato uno sciopero, non saranno più costretti a rimanere in piedi
Con questo provvedimento si elimina l'effetto annuncio, che aveva indubbiamente una valenza pari allo sciopero, perché i sindacati mantenevano l'annuncio dello sciopero fino ad una certa ora, ad esempio le 21, del giorno precedente, dopodiché lo revocavano, con la conseguenza che chi, nel giorno in cui era stato indetto lo sciopero, doveva trovarsi in varie zone del paese per lavoro doveva scegliere un mezzo alternativo; molto spesso si doveva prendere la macchina, perché era stato annunciato lo sciopero dei treni o degli aerei. Ciò comportava per l'utente un danno ma soprattutto una beffa, perché non era possibile che una persona dovesse cambiare i programmi per svolgere un determinato lavoro, salvo poi accorgersi che lo sciopero non aveva avuto luogo.
Nel provvedimento sono previste maggiori sanzioni pecuniarie. Credo che ciò sia importante non tanto dal punto di vista repressivo, quanto sotto il profilo della responsabilità, perché con sanzioni pecuniarie di un certo tipo chi fa uno sciopero e infrange alcune regole sa di andare incontro a sanzioni che vanno dai 5 ai 50 milioni nei casi più gravi.
C'è altresì l'«effetto raffreddamento». A fronte di uno sciopero alcuni soggetti - in questo caso, in base all'ampiezza territoriale dello sciopero, può essere coinvolto il ministro ma anche il sindaco di un comune - si attivano per vedere di ricomporre le parti. Indubbiamente questo è un fatto importante, perché non si dà per scontato che lo sciopero debba aver luogo e che si debba andare al muro contro muro, mentre si deve cercare di vedere se si riesca a far rientrare uno sciopero che comunque comporta sempre dei danni per gli utenti.
Si è finalmente ridotta la discrezionalità nell'operato della commissione di garanzia. Come ho detto in precedenza, questa commissione aveva potere, per così dire, di vita o di morte, perché nessuna associazione sindacale né padronale poteva sollevare ricorso contro una sanzione della commissione, che pertanto rimaneva tale. Finalmente, quindi, vi è la possibilità di ricorrere al giudice del lavoro nei confronti delle sanzioni comminate dalla commissione. È un importante indice di democrazia, soprattutto finalmente la commissione ha un interlocutore con cui confrontarsi. Prima questo non avveniva; ho già citato l'esempio di alcuni scioperi posti in essere dalla triplice e in contemporanea dai sindacati autonomi, in ragione dei quali nessun sindacato riceveva alcuna sanzione, mentre se successivamente veniva indetto un altro sciopero con le stesse motivazioni e con le stesse modalità, ma tale sciopero veniva posto in essere solamente da un sindacato autonomo, questo veniva colpito. Ci auguriamo che finalmente ciò non possa più avvenire, e comunque ci sarà un confronto.
Ci sono anche dei limiti: nel caso in cui la commissione di garanzia non accetti la regolamentazione voluta da una associazione sindacale o di categoria imprenditoriale, mentre in precedenza la commissione aveva carta bianca e poteva imporre il tipo di regolamento da adottare, ora, a seguito dell'approvazione dell'emendamento 11.350 della Commissione, finalmente ci sono dei tempi da rispettare. Questi tempi danno garanzie sia all'utente sia a chi intende esercitare il proprio diritto di sciopero.
Reputo importante anche l'approvazione dell'articolo aggiuntivo 17.09 della Commissione, con il quale si rimettono le sanzioni non ancora applicate della commissione di garanzia, perché ciò significa - lo ripeto - riportare le lancette dell'orologio indietro e far sì che finalmente, con questa legge, tutti i sindacati, quelli vicini al Governo e quelli che non lo sono,
Siamo contrari a questo provvedimento perché riteniamo non sia accettabile che per gli scioperi nei servizi pubblici a livello provinciale la figura che deve svolgere una mediazione rispetto a chi sciopera debba essere il prefetto. Vi è un presidente della provincia che viene eletto direttamente dai cittadini della stessa provincia: noi reputiamo che questa sia la figura più idonea - visto che qui si parla sempre di federalismo - a fare da interlocutrice rispetto alle parti. Questo Governo, però, ha scelto ancora il prefetto: riteniamo che tale previsione sia estremamente preoccupante perché questa figura del prefetto, quando si parla di federalismo, dovrebbe veder diminuire i propri poteri; con questo Governo invece continua ad aumentarli, diventando addirittura arbitro di situazioni sindacali (cosa che per noi è inaccettabile).
Un'altra questione sulla quale non siamo d'accordo è che la commissione di garanzia, in alcuni casi, possa erogare sanzioni, fino ad arrivare addirittura alla sospensione di due mesi dalle trattative di un sindacato che ha fatto sciopero in maniera non regolare, a detta della commissione stessa. Noi riteniamo invece che, quando si fa sciopero per dei rinnovi contrattuali, non possa esistere una «punizione» tale da configurare l'esclusione dalla trattativa per due mesi di una organizzazione sindacale. Sottolineo il fatto che la Lega, con un proprio emendamento, aveva previsto che la sanzione di due mesi potesse essere erogata solo nei casi più gravi. Il disegno di legge, invece, non parla di casi più gravi e la commissione di garanzia può addirittura decidere di sospendere per due mesi un sindacato dalla trattativa senza dargli alcuna sanzione pecuniaria. Sarebbe stato forse meglio prevedere una sanzione pecuniaria, senza impedire ad un sindacato di partecipare ad una trattativa sul rinnovo contrattuale.
Vi è poi la questione del famoso «effetto di raffreddamento» nel caso di vertenze contrattuali. Nel caso di specie si prevede che, quando la parte che va a mediare (può essere il ministro, ma anche il prefetto) rileva la possibilità di una mediazione, si possa sospendere lo sciopero. Anche in questo caso, abbiamo ritenuto corretta la previsione, anche se sarebbe stato opportuno prevedere che questo poteva essere fatto una sola volta: in questi termini, infatti (è un paradosso, ma la legge lo consente), un prefetto può sospendere uno sciopero per due o tre mesi adducendo il fatto che, a suo modo di vedere, vi sarebbe uno spiraglio. Noi riteniamo invece che, dopo 15 giorni dalla sospensione di uno sciopero, se la parte sociale lo ritenga opportuno, possa perlomeno fare questo sciopero. In questi termini, invece, non vi è alcun tipo di regolamentazione e di libertà di far sciopero, anche se si rispettano le regole che abbiamo introdotto.
Un'altra parte del disegno di legge che non ci piace è quella relativa al fatto che in quel regolamento si sia voluta inserire anche la regolamentazione del diritto di sciopero per i lavoratori autonomi, per i professionisti e per gli artigiani. Devo dire onestamente che non ricordo alcuno sciopero di artigiani o di liberi professionisti, con la esclusione degli avvocati: in quest'ultimo caso, infatti, quando si parla di avvocati che seguono processi penali, è comunque prevista una certa regolamentazione. Questa è stata una forzatura che non comprendiamo, anche perché tale regolamentazione era già prevista dalla legge precedente. Si è voluto forse introdurre un principio di equità tra associazioni sindacali e associazioni imprenditoriali: noi comunque non comprendiamo questa scelta. Poiché abbiamo constatato che sono pochi gli artigiani e i lavoratori autonomi che fanno sciopero, e poiché quella previsione vale solamente nel caso in cui a fare sciopero siano operatori privati che svolgono comunque servizi pubblici essenziali (perciò la questione è
Considerandolo nel suo complesso, noi riteniamo che questo disegno di legge darà la possibilità a tutti i cittadini che usufruiscono dei servizi pubblici di riuscire a vivere meglio.
Sarò rapidissimo su alcuni punti venuti in evidenza nel corso del dibattito.
Vorrei innanzitutto chiarire che non si tratta di norme restrittive. La filosofia di questo provvedimento legislativo è quella dell'adeguamento della legge n. 146 alla realtà fluente del nostro tempo sulla base dell'esperienza. La legge n. 146 ha funzionato per una riduzione e per una migliore risoluzione dei conflitti, ma sicuramente ha mostrato alcune lacune che ora si tenta di superare attraverso questo provvedimento, proprio nella ricerca di un puntuale ed armonico contemperamento di libertà e diritti costituzionalmente garantiti. Da una parte vi è il diritto di sciopero che la nostra Costituzione garantisce; dall'altra vi è il diritto dei cittadini di utilizzare i servizi essenziali, soprattutto quelli pubblici. Certamente, nel corso dell'esame di questa legge vi sono state ampie discussioni, ma come ricordavo stamattina, nessun accordo sottobanco, perché la norma introdotta con l'emendamento di maggiore portata, relativo all'articolo 11, è stata ampiamente discussa in Commissione e attraverso questa disposizione la Commissione ha inteso disciplinare i poteri della Commissione di garanzia nel momento della regolazione provvisoria, quando cioè non v'è alcun accordo che possa ritenersi idoneo e valido per superare il momento del conflitto. Per regolamentare provvisoriamente questo momento particolare si sono previsti alcuni criteri e l'ulteriore emendamento del Governo, che ha inteso in qualche modo completare quello della Commissione, ha individuato i principi in virtù dei quali quegli accordi previsti per la provvisoria regolamentazione diventano anche parametri per la valutazione dell'idoneità degli accordi precedenti o successivi al fine di creare, come ricordava l'onorevole Boghetta stamane, una situazione di uguale giustizia per tutte le condizioni che si verranno a verificare.
Naturalmente, qualcuno lo ha accennato, ma la mia convinzione è in senso contrario, tutto questo non comporta nessun problema di costituzionalità, ma implica soltanto ragioni di seria opportunità politica.
Vorrei ancora dire due parole sull'articolo 2 che disciplina l'astensione collettiva dei liberi professionisti, dei lavoratori autonomi e dei piccoli imprenditori. Normalmente queste astensioni collettive hanno una normale incidenza sui servizi pubblici. Dunque, attraverso questa disposizione, non si è fatto altro che stabilire che quei codici di autoregolamentazione
Devo una risposta rapidissima al collega Boghetta sulla questione dell'intesa generale sottoscritta il 28 febbraio 2000 dal Governo, che peraltro era prevista da un protocollo d'intenti del 3 giugno 1999. Si è trattato di un'intesa raggiunta tra il Governo, la Conferenza dei presidenti delle regioni, l'Unione delle province italiane, l'Associazione nazionale dei comuni italiani e 28 organizzazioni - non due o tre - sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro. In questo complesso, si è tentato di raggiungere un'intesa proprio in attesa di questa legge. Il riferimento alla legge che stiamo discutendo è contenuto proprio nel protocollo del 3 giugno 1999, dove si auspica, appunto, l'approvazione urgente di questa legge.
Concluderei questo mio intervento dicendo ancora una parola sul tema delle sanzioni. L'emendamento della Commissione è chiaro: poiché, come giustamente è stato ricordato, in qualche modo si cambia sistema procedurale e in questi casi sostanzialmente si azzera la situazione precedente, trattandosi di sanzioni amministrative, direi che opportunamente la Commissione ha provveduto all'azzeramento. Non abbiamo acceduto all'emendamento del collega Boghetta perché, trattandosi di sanzioni che hanno la loro efficacia nella immediatezza, qualora, a seguito di ricorso, aspettassimo ad applicarle, attendendo il giudizio, la natura della sanzione verrebbe meno in se stessa. Perciò, la necessità di applicarle immediatamente dipende dalla natura stessa della sanzione.
Detto questo, concludo augurandomi che la legge passi rapidamente oggi alla Camera e poi sia discussa altrettanto rapidamente al Senato, perché credo vi sia una comune condivisione dell'opportunità di avere questo ulteriore strumento, perché i conflitti sociali, per un certo verso, vengono meglio garantiti e, per altro verso, meglio superati.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gardiol. Ne ha facoltà.
Certo, da una parte, c'è il diritto di sciopero, che deve essere garantito, come dice la nostra Costituzione, e, dall'altra, ci sono i diritti delle persone che usufruiscono dei servizi pubblici. La situazione che avevamo ereditato con la legge n. 146 era tale per cui la commissione di garanzia poteva gestire le controversie con molto arbitrio, con molte disparità. Sono andato a leggermi tutte le determinazioni della commissione di garanzia: ebbene, a seconda di chi aveva indetto lo sciopero, o del potere contrattuale dell'impresa, si hanno risultati completamente diversi. Se
Il disegno di legge del ministro Piazza, in qualche modo, prevedeva l'ampliamento dei poteri discrezionali della commissione di garanzia; oggi, ci troviamo in una situazione completamente ribaltata: la commissione di garanzia ha dei limiti, per esempio quando assume determinazioni provvisorie, ma ha anche limiti rispetto alle istituzioni pubbliche, e deve trasmettere alle Camere i provvedimenti assunti quando si tratta di determinazioni provvisorie. I parlamentari, quindi, potranno esercitare il loro sindacato ispettivo, in particolare quando, come rappresentanti del popolo, saranno chiamati a convalidare o meno uno sciopero. Credo, dunque, che vi siano ampie possibilità di discussione nelle Commissioni parlamentari competenti ed in altre sedi parlamentari sulle decisioni della commissione di garanzia.
Sono stati ampliati gli organici della medesima commissione di garanzia, la quale però, a mio avviso, rimane ancora limitata per il fatto che è composta soltanto da giuristi, professori di diritto del lavoro o di diritto costituzionale, che ben poco sanno, per esempio, dei moduli organizzativi nei trasporti, negli ospedali, nelle scuole. I membri della commissione di garanzia, quindi, avranno sempre bisogno di consulenze e lo Stato dovrà in qualche modo assicurare loro determinate capacità professionali: se, infatti, devono incidere sull'organizzazione di uno sciopero, devono sapere come si svolge il lavoro in specifici settori. La commissione di garanzia ha quindi indubbiamente dei limiti e peraltro vi è anche la possibilità del controllo giurisdizionale sulle sanzioni da parte del giudice del lavoro: ci avviamo, in sostanza, verso una situazione di maggiore normalità ed efficienza nella gestione degli scioperi.
Ovviamente, il provvedimento in esame rimarrà monco se non verrà approvata una legge sulla rappresentanza sindacale, che deve stabilire chi ha diritto a negoziare; altrimenti, non si potranno neanche applicare le sanzioni con le quali si impedisce la contrattazione per un periodo fino a due mesi. In sostanza, bisogna avere certezze su chi ha diritto a contrattare e chi no: dunque, a nostro avviso, alla Camera deve proseguire l'iter del progetto di legge sulla rappresentanza sindacale.
Nel provvedimento in esame, vi sono peraltro ancora alcune contraddizioni: per esempio, vi è un'idea principe per la quale l'accordo tra il datore di lavoro e il sindacato regola il modo con cui si organizza uno sciopero, quasi come se le aziende ed in sindacati fossero i rappresentanti ultimi dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici. È una debolezza del provvedimento, a mio avviso, per la quale non si valuta l'apporto che possono offrire i consumatori, gli utenti, le loro associazioni nello stabilire le caratteristiche del contratto di servizio pubblico da seguire. Tuttavia, qualche passo in avanti è stato compiuto.
Il nostro voto, pertanto, sarà a favore del provvedimento, poiché, lo ripeto - passi in avanti sono stati compiuti, «i capelli dritti» si sono abbassati, probabilmente gli appetiti di datori di lavoro e tecnocrati si sono ridotti; il provvedimento in esame, quindi, potrà essere ragionevolmente applicato nel nostro paese. Mi si consenta, però, una riflessione: cosa c'entra il Giubileo con la regolamentazione del diritto di sciopero? Non è possibile che in questo paese siano sempre necessari avvenimenti esterni per decidere gli investimenti: i mondiali di calcio per gli investimenti per le strade, le colombiadi per altri investimenti ed ora addirittura il Giubileo per decidere sui diritti dei lavoratori.
Credo che gli avvenimenti esterni debbano essere regolati, ma non è possibile che le leggi vengano approvate sulla base di tali avvenimenti: ritengo sia il momento di finirla con questo tipo di provvedimenti. Comunque, il nostro voto sarà
Tuttavia, il confronto tra posizioni che all'inizio erano distanti e apparentemente incompatibili è approdato ad una soluzione di compromesso, certo non completamente soddisfacente, ma comunque accettabile, almeno da parte nostra.
Vorrei dire che la preoccupazione maggiore, il filo rosso che ci ha guidati nella discussione sul provvedimento è stato quello di contrastare la tendenza in atto tesa a demonizzare il conflitto o quanto meno a ridurlo. Noi riteniamo, invece, che il conflitto non sia la patologia, ma la fisiologia positiva delle relazioni sindacali.
Non vi è dubbio che lo sciopero, soprattutto nei trasporti, provochi disagi, ma non è possibile dimenticare le ragioni che determinano gli scioperi stessi. Non di rado i lavoratori, infatti, hanno controparti inaffidabili che non mantengono gli impegni e ristrutturazioni e privatizzazioni tendono a disarticolare i lavoratori secondo i cosiddetti contratti merceologici, che, oltre a dividere, rischiano di moltiplicare le occasioni di conflitto.
Per quanto riguarda il merito del provvedimento, ci sembrano condivisibili alcuni aspetti presenti nel disegno di legge, quali il riequilibrio del sistema sanzionatorio, con l'estensione delle sanzioni anche alle aziende e l'estensione alle forme di astensione collettiva dei lavoratori autonomi di un insieme di regole confrontabili con quelle definite per i lavoratori dipendenti, nonché la limitazione dell'effetto annuncio degli scioperi e così via.
Tuttavia, è sui poteri della commissione, così come erano stati presentati nel testo originario del disegno di legge governativo, che si è sviluppato il confronto e su di essi maggiori sono state le perplessità e le critiche. La soluzione prospettata con l'emendamento della Commissione appare, a nostro giudizio, un compromesso accettabile.
Ritenevamo, per l'appunto, inaccettabili le norme presenti nell'originario articolo 11, in base alle quali, in caso di disaccordo tra le parti, la commissione di garanzia, senza alcun criterio e senza vincoli di sorta, attraverso una propria delibera, provvisoria ma cogente, avrebbe avuto il potere di imporre codici, intervalli, prestazioni indispensabili, differimenti e quant'altro. Paradossalmente, ma non troppo, essa avrebbe potuto differire provvisoriamente sine die ogni tipo di astensione.
In altri termini, si dava la possibilità di risolvere la contraddizione ed il contemperamento tra diritti abolendo uno dei due termini o, quantomeno, spostando il baricentro eccessivamente da una parte. La mediazione si è trovata con l'emendamento proposto dal relatore, quindi introducendo alcuni vincoli all'operare della commissione di garanzia, il che riporta il baricentro verso un equilibrio accettabile, riducendo i margini di discrezionalità e mutando l'asse ed il significato del provvedimento.
Per concludere, rileviamo che con i correttivi apportati il provvedimento ritrova un suo equilibrio. Alcune perplessità, evidentemente, restano ma riteniamo che il lavoro fatto possa offrire alle parti sociali un terreno di confronto e di positive indicazioni che potrà offrire, in sede di contrattazione, soluzioni accettabili e sufficientemente condivisibili. Preannunzio, pertanto, a nome dei Comunisti
Si avvertiva, altresì, l'esigenza di predisporre un apparato sanzionatorio adeguato e di coniugare, in definitiva ma realmente, i diritti della persona costituzionalmente tutelati con il diritto del lavoratore di astenersi dal lavoro per le motivazioni previste e consentite dalla legge.
Questa maggioranza, che vive una difficoltosa esperienza di Governo, debitamente sollecitata, ha posto mano ad una normativa regolatrice. La composizione a dir poco articolata della maggioranza stessa non ha però consentito la scelta di una via definitiva quanto, piuttosto, il succedersi di indicazioni e di conseguenti riflessioni o, peggio, di ripensamenti dovuti non tanto al necessario confronto tra le varie componenti, quanto alle prese di posizione che, di volta in volta, l'uno o l'altro partito hanno adottato su singoli argomenti.
È facilmente percepibile, su temi come quello che stiamo esaminando, l'obiettiva difficoltà (o la palese impossibilità) di tenere insieme partiti di ispirazione e tradizioni assolutamente differenti se non storicamente contrapposte. Più volte abbiamo ribadito (qualcuno anche nelle file della maggioranza) che l'unico collante, a prescindere dalla reale volontà di portare avanti un progetto politico, è l'esigenza primaria di evitare che al Governo stia il centrodestra. Tale situazione, però, porta inevitabilmente a leggi di compromesso confuse, farraginose, che affrontano temi importanti senza però risolvere le questioni che li originano. Nella speranza di convincere la maggioranza o quelle componenti i cui principi ed ideali sono più vicini alla nostra parte politica, abbiamo avanzato proposte a nostro avviso migliorative del testo, anche se non risolutive delle questioni, tenuto conto dell'impianto complessivo dato. Abbiamo partecipato ai lavori in Commissione con serenità, senza fare ostruzionismo, ma cercando di conseguire risultati utili per il cittadino utente e per il cittadino lavoratore. Abbiamo colto, però, soprattutto di recente - forse in ragione delle ormai prossime elezioni regionali -, segnali di cedimento della maggioranza verso le istanze dell'estrema sinistra e ciò, a nostro avviso, ha reso il testo ancora più distante dagli interessi dei cittadini.
Tra l'altro, la sanatoria sulle sanzioni inserita da ultimo con l'articolo aggiuntivo, la previsione, all'articolo 2, dell'astensione dal lavoro dei lavoratori autonomi, dei professionisti e dei piccoli imprenditori e la fissazione di limiti di presenza in caso di sciopero segnano seri punti fermi negativi.
La scrittura delle regole è per noi, lo ribadiamo, comunque prioritaria e nell'attuale situazione rappresenta già un risultato il fatto che su determinate materie, come è stato per il lavoro interinale, si ottenga una previsione normativa. Ecco perché non ci sentiamo di votare contro il provvedimento, ma annuncio che ci limiteremo ad astenerci dal voto.
Tuttavia, il comportamento della maggioranza e del Governo è stato tale - come è ormai prassi e consuetudine - da farli ritenere ormai autosufficienti soprattutto nel legiferare, salvo poi, come è accaduto sia ieri sia oggi, dire che il senso di responsabilità sta solo da una parte. Onorevoli colleghi, siamo alla commedia: da una parte la maggioranza impone le sue scelte ed i suoi metodi, «blindando» tutti i provvedimenti, dall'altra, la stessa maggioranza pretende dall'opposizione il solo avallo alle scelte compiute.
Ieri il Presidente della Camera, commentando la mancanza del numero legale, ha dichiarato: «Colleghi, c'è poco da scherzare, perché, se su un provvedimento come questo maggioranza ed opposizione non riescono ad assicurare il mantenimento del numero legale, vuol dire allora che c'è un problema politico radicale». Noi riteniamo che il Presidente abbia ragione. Su questo come su altri provvedimenti, infatti, non c'è confronto tra maggioranza ed opposizione, ma non certamente per indisponibilità dell'opposizione, quanto per scelta impositiva della maggioranza. Non si può pretendere dagli altri quello che si vuole. Peraltro, la maggioranza predica bene e continua a razzolare male.
Questo provvedimento, signor Presidente, è di grande rilevanza costituzionale giacché intende disciplinare il diritto di sciopero a salvaguardia delle garanzie dei diritti costituzionalmente riconosciuti agli utenti. Le scelte da adottare e gli indirizzi da dare al fine di far coincidere due esigenze, fra loro comunque collidenti, avrebbero dovuto consigliare la maggioranza ed il Governo ad un confronto serio con l'opposizione, giacché un provvedimento quale quello al nostro esame richiede proprio serietà, approfondimento e confronto.
Peraltro, se è vero, come è chiaro ormai a tutti, che la maggioranza e Rifondazione comunista hanno trovato un accordo, consentendo ai deputati di Rifondazione comunista di affermare che hanno ottenuto quello che volevano, è altrettanto palese che le osservazioni svolte dall'onorevole Giordano questa mattina non tengono conto dell'accordo
Il provvedimento al nostro esame e la materia in esso contenuta sono stati in questi anni oggetto di studio e di approfondimento che - è bene ricordarlo - hanno appassionato cultori del diritto, il mondo sindacale, quello politico e parlamentare, non fosse altro per il largo obiettivo che la norma si prefigge: contemperare cioè due garanzie costituzionalmente rilevanti, anche se in pratica collidenti.
Non vi è dubbio che la materia al nostro esame, per la sua delicatezza ed importanza, non poteva non trovare grande attenzione nelle forze sociali. Nel merito, il travaglio che il problema ha alimentato è stato tale che le forze sindacali, in questi anni, si sono date norme di autoregolamentazione, a dimostrazione della voglia di concorrere a dare alla materia la giusta disciplina.
Non va sottaciuta la salomonica formula dell'articolo 40 della nostra Costituzione che - è bene ricordarlo - recita: «Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano».
Con questa formulazione il legislatore costituente rimosse l'ingarbugliata questione dei limiti all'esercizio dello sciopero. È però una formula che non scioglie il vero nodo, quello della garanzia dei due diritti che nella pratica quotidiana continuano a collidere. Non c'è che dire, si tratta di un bel grattacapo per il mondo politico. Un grattacapo che, al pari di altri, è stato lasciato incancrenire per l'incuria dei Governi che si sono succeduti in questi cinquant'anni.
Onorevoli colleghi, per oltre cinquant'anni il potere dei Governi centristi si è ben guardato dal regolamentare questa materia, anche perché la sinistra, nello stesso periodo, gestiva lo sciopero, incurante dei danni che poteva arrecare e delle lesioni costituzionali di altri diritti che poteva determinare.
Nasce con il consociativismo (e più per pressione della dottrina e della giurisprudenza) la necessità di affrontare questo problema. Nel 1990 il Parlamento approvò in questo clima la normativa n. 146, intervenendo così sulla materia e tentando di disciplinare il diritto di sciopero. Occorre rilevare, però, che già in sede di discussione della normativa n. 146, di fatto, si affrontava un problema vero, anche se con indicazioni non soddisfacenti. Dottrina e giurisprudenza, infatti, in tutti questi anni hanno tentato di dare risposte ma il legislatore non le ha recepite. Pertanto, appena dieci anni dopo, ci si rende conto che è necessario intervenire nuovamente dal punto di vista legislativo, come ha poc'anzi affermato il sottosegretario.
È vero, la normativa è stata presentata per correggere la legge n. 146, ma anche per rendere quest'ultima, come ha detto il sottosegretario, più attuale rispetto alla realtà, anche se di fatto non riesce a soddisfare l'unica e vera esigenza che la collettività avverte, ossia l'armonizzazione di due diritti costituzionalmente riconosciuti.
Signor sottosegretario, a nulla vale affrontare un provvedimento che si ritiene urgente soltanto con lo scopo di dare risposte di pace sociale al Giubileo! Debbo rammentarle che quest'aula ha affrontato il problema in oggetto il 29 ottobre. Da allora sono passati novanta giorni, ma questa urgenza non è stata rilevata da alcuno. L'urgenza, infatti, si rileva solo ed esclusivamente allorquando si tenta e si ottiene un compromesso, come è stato detto, che cerca di armonizzare diversi aspetti ma che non risolve il problema. È bene rammentare che i compromessi rimangono tali e invece di risolvere il problema lo rinviano!
Sono convinto che questa legge puntualmente alimenterà un contenzioso e puntualmente ci ritroveremo a riaffermare il principio che occorre legiferare per arrivare non saprei dove, ma certamente a ledere uno dei due diritti costituzionalmente riconosciuti.
Il confronto sulla materia si è limitato a creare le premesse, da parte del Governo e della maggioranza, per recuperare
Da parte nostra, in più circostanze - gli atti parlano chiaro - abbiamo denunciato le carenze della legge stessa e non abbiamo condiviso la scelta della maggioranza di fossilizzarsi sui diritti dei cittadini a danno del diritto di sciopero. La verità, però, è che la maggioranza non ha inteso affrontare il problema dando risposte esaurienti. Il sottosegretario lo ha confermato; vi era un problema di urgenza solo ed esclusivamente per il Giubileo. Al di là di questo, però, il disegno di legge non armonizza questi due concetti, per cui siamo dell'avviso che «passata la festa», purtroppo, sarà ancora una volta «gabbato lo santo».
Quel che è grave - lo abbiamo constatato anche in quest'aula - è la disponibilità di un partito a ritirare alcuni emendamenti in cambio di alcuni elementi che sovvertono il principio della legge, come puntualmente la maggioranza ed il Governo hanno anticipato in Commissione.
Riteniamo che sia stato snaturato il principio di questo disegno di legge. La maggioranza, per essere responsabile dei suoi atti, avrebbe dovuto accettare il confronto, soprattutto sulle indicazioni migliorative della legge e questo non è avvenuto.
In buona sostanza, quello che si prefigge il testo al nostro esame, cioè l'armonizzazione dei principi costituzionalmente riconosciuti, di fatto non trova indirizzi esaurienti. Al contrario, per soddisfare un'esigenza della maggioranza - e solo per questo -, senza interessare in alcun modo i soggetti sui quali poi cadrà questo provvedimento, il Partito popolare ha ritirato gli stessi emendamenti che in Commissione aveva dichiarato migliorativi della legge. Questo compromesso non soltanto non migliora la legge, ma la peggiora.
A nostro avviso, era ed è impossibile per una maggioranza eterogenea dare al paese leggi efficaci; alla fine, questa Assemblea licenzierà un provvedimento che, nato per recuperare la legge n. 146 e per migliorarla, attraverso la modificazione di alcuni suoi articoli - so anche perché era intervenuta in tal senso la magistratura -, finisce per presentare al paese una norma nella quale è insito il vizio e che si presta già ad alimentare il contenzioso.
Le ragioni che ci spingono a superare le riflessioni e a trasformarle in convinzioni che saranno poi alla base del nostro voto scaturiscono anche dal dibattito odierno e da quanto è accaduto in quest'aula.
Per questi motivi e per queste ragioni, mentre riteniamo utile che l'articolo 40 della Costituzione abbia una sua regolamentazione, non ci sentiamo tutelati da questo provvedimento che non solo non armonizza, ma tenta di stroncare il diritto di sciopero senza dare le garanzie ai cittadini. Sono queste le ragioni che ci inducono a non esprimere un voto favorevole, ma che ci portano anche a non esprimere un voto negativo. Solo ed esclusivamente per ragioni politiche, ci asterremo dal votare il disegno di legge.
Esce allora rafforzato il ruolo della commissione di garanzia per quanto riguarda le modalità e la prevenzione dei conflitti, nonché la definizione di tutti quegli aspetti che servono a creare un clima più accettabile dell'agitazione sindacale.
Crediamo che in un nuovo contesto di relazioni sindacali si inscriva in maniera chiara con questo provvedimento il rispetto dell'utenza. Si tratta quindi di una normativa che guarda fortemente ai cittadini e ad una nuova cultura del servizio.
È chiaro che a questo dovrà accompagnarsi anche un sistema sanzionatorio efficace. Se una legge che prevede sanzioni non è in grado di irrogarle, è inefficace. Un provvedimento così delicato deve prevedere quindi un sistema che commini le sanzioni, quando queste siano necessarie, in maniera esemplare. Per tali ragioni i parlamentari di Rinnovamento italiano voteranno a favore del disegno di legge, che, come dicevo, raggiunge un equilibrio tra diritti costituzionalmente garantiti e guarda verso il futuro in maniera più aperta, più moderna, più europea.
Come è stato ricordato, nell'elaborazione di questo provvedimento è stato fatto uno sforzo positivo per contemperare il diritto di sciopero (che, com'è noto, è un diritto individuale ad esercizio collettivo), con quello dei cittadini di usufruire dei servizi essenziali. Generalmente l'obiettivo dell'azione sindacale è tanto più efficace quanto più è in grado di non arrecare danno all'utenza, ma di conquistarla e sensibilizzarla alle proprie rivendicazioni, ai propri obiettivi. Ciò vale per i lavoratori dipendenti, ma ancora di più per i lavoratori autonomi.
La garanzia di effettuazione dello sciopero è legata al mantenimento dei servizi essenziali, volti a garantire l'incolumità dei lavoratori e dei cittadini e la salvaguardia degli impianti. Ai sindacati in questo provvedimento è stato dato ampio spazio di autoregolamentazione concordata. In molti settori la legge n. 146 in questo senso ha funzionato, come in numerosi servizi a rete nel settore sanitario, dove si è costruita una prassi consolidata di azione sindacale nella salvaguardia dei cittadini e degli impianti.
Il settore dei trasporti è rimasto a questo proposito più esposto, data la complessità del comparto, la frammentazione sindacale ed anche contrattuale esistente. In questo disegno di legge è stato ridefinito il ruolo importante dell'authority, volto tra l'altro a contribuire alla definizione di regole condivise fra le parti, che sono uno strumento non già di ostacolo al diritto di sciopero - come qualche collega ha ricordato -, ma un'implicita legittimazione dello sciopero stesso.
Le regole devono essere rispettate e il deterrente è, com'è noto, lo strumento sanzionatorio. A questo proposito la norma precedente è risultata poco efficace. Per tali ragioni oggi le sanzioni sono un elemento che può far funzionare la legge, rispetto soprattutto a forme di sciopero che potrebbero esasperare l'utenza. È stato predisposto un buon
In conclusione, intendo apprezzare il lavoro egregio svolto dal relatore, che ha permesso il raggiungimento di punti di convergenza significativi anche con le opposizioni che, peraltro, nella fase dell'elaborazione, hanno svolto un importante ruolo costruttivo nella ricerca di soluzioni più adeguate, in particolare sui criteri relativi al comportamento dell'authority. In definitiva, ne può derivare un contributo alla realizzazione di una società e di un paese più civili.
Per tali ragioni, credo che il nostro gruppo non potrà che votare a favore del provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Oggi abbiamo fatto un passo in avanti rispetto ad un provvedimento che modificava una legge nata male, peggiorandola; infatti, non è vero che la legge n. 146 del 1990 sia nata per contemperare il diritto di sciopero con i diritti degli utenti perché, dietro questa foglia di fico, si volevano favorire determinati sindacati a danno di altri e si volevano costringere i sindacati che non lo condividevano ad accettare il modello della concertazione. In realtà, era questo l'obiettivo della legge n. 146 del 1990. Tra l'altro, non è vero che esista, a livello costituzionale, una parità fra il diritto di sciopero ed i diritti dell'utenza, perché il diritto di sciopero attiene alle libertà sindacali e democratiche, mentre il diritto degli utenti non è disporre dei servizi il giorno dello sciopero, ma sempre, durante tutto l'anno; questo è quanto chiede la Costituzione. In altre Costituzioni i diritti indicati sono posti in relazione tra loro, mentre nella nostra ciò non avviene.
È del tutto evidente che i rapporti fra i sindacati e la questione dei modelli sindacali devono attenere alla politica e non alle regole. Nel settore dei servizi, ci troviamo di fronte ad un conflitto che deriva da due situazioni che desidero richiamare brevemente: anzitutto, il processo di liberalizzazione e di privatizzazione rappresenta un attacco ai lavoratori sui piani dell'occupazione, del salario, dell'aumento dell'orario, delle normative conquistate; in secondo luogo, onorevoli colleghi, se leggeste le statistiche, vi rendereste conto che l'insorgenza dei conflitti non deriva dai contratti, ma dal fatto che le aziende ed il Governo non rispettano gli accordi. È questo il motivo di gran parte dei conflitti. Si vuole impedire di denunciare che gli accordi sottoscritti non vengono rispettati.
Onorevole Bassanini, a proposito del Giubileo avrete pure invitato ventotto associazioni fra sindacati ed aziende, ma avete sempre invitato cip e ciop; chi sciopera non lo avete invitato (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti), è questo il punto. Poi non potete lamentarvi se lo sciopero
Poiché siamo alla fine di questa prima parte dell'esame del provvedimento, che continuerà al Senato, vorrei esporre i motivi per cui abbiamo convenuto sul fatto che questo esame avvenisse in termini normali, con un confronto normale all'interno dell'aula e senza ostruzionismo. La ragione è che per la prima volta, dopo dieci anni, si cominciano a fissare parametri e a dare indirizzi alla commissione di garanzia che fino ad oggi (Commenti del ministro Bassanini) non c'erano! Non c'erano, signor ministro, e, dove non li abbiamo messi, non ci sono ancora! In questi anni la commissione di garanzia non è stata un organo neutrale, ma è stata un organo di parte nell'ambito di uno scontro tra aziende e sindacati e tra sindacati e sindacati. Questo non può essere ammesso all'interno di una legge! Abbiamo fatto un significativo passo in avanti, ma ci sono tanti altri punti in cui non si registrano progressi sotto il profilo della chiarezza e della fissazione di parametri: si tratta della questione della rarefazione, della possibile strumentalizzazione del raffreddamento, della questione delle precettazioni e dell'intervento dei prefetti, del fatto che ancora le aziende fanno gli accordi con i sindacati pretendendo di rappresentare gli utenti, mentre sarebbe meglio che le aziende rappresentassero gli utenti tutti i giorni, non solo quando vi è il problema dello sciopero. Crediamo ancora che si debba regolamentare il settore e dare la possibilità agli utenti di protestare quando le aziende determinano disservizi.
Per questi motivi abbiamo consentito che si svolgesse un confronto normale e non abbiamo tenuto un atteggiamento ostruzionistico e per questi motivi, pur apprezzando il lavoro svolto nelle ultime settimane dal sottosegretario Cananzi e dal relatore Guerzoni, voteremo contro questa legge. Un'ultima considerazione: adesso, colleghi della maggioranza e presidente Innocenti, non avete più alcun alibi né alcuna scusa per non passare al voto e per concludere l'esame della legge sulla rappresentanza (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).


