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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Manzione n. 3-05300 (vedi l'allegato A - Interrogazioni urgenti sezione 8).
BONAVENTURA LAMACCHIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, da più parti si segnala una ripresa delle spinte inflazionistiche, nonostante i dati positivi della ripresa economica ed occupazionale.
PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.
MASSIMO D'ALEMA, Presidente del Consiglio dei ministri. Il Governo è consapevole delle tensioni inflazionistiche emerse negli ultimi mesi. In particolare, ricordo come l'aumento tendenziale dell'indice dei prezzi al consumo sia passato dal minimo dell'1,4 del giugno 1999 al dato - in attesa di conferma - del 2,4 riferito al mese di febbraio del corrente anno. Si tratta di un aumento dei prezzi al consumo che segue un lungo periodo di discesa e di stabilità dell'indice dei prezzi al consumo, dopo anni in cui l'inflazione italiana si era mantenuta decisamente al di sopra della media europea. Era una situazione - è opportuno ricordarlo - che si traduceva in tempi rapidi in perdite di competitività del sistema nazionale e che obbligava il paese e le sue imprese ad operare all'interno di un dannoso circolo fatto di inflazione e svalutazione della moneta.
Il Governo, tuttavia, è pienamente consapevole della opportunità di ulteriori interventi al fine di contrastare il consolidarsi di aspettative inflazionistiche che non trovano motivazione nei fondamentali della nostra economia. A questo scopo, stiamo studiando interventi in diversi settori: quello assicurativo delle tariffe che ricadono nella sfera di competenza del Governo e dei carburanti.
PRESIDENTE. L'onorevole Lamacchia ha facoltà di replicare.
BONAVENTURA LAMACCHIA. Prendo atto con soddisfazione dell'attenzione che il Governo ha rivolto al problema. D'altra parte, non poteva che essere così!
PRESIDENTE. Ringrazio il Presidente del Consiglio dei ministri.
L'onorevole Lamacchia, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di illustrarla.
Le chiedo, allora, signor Presidente, quali misura intenda varare il Governo per raffreddare la spinta inflazionistica e se intenda su questo tema così delicato per la vita del nostro paese procedere ad un preventivo confronto con le parti sociali, convocando gli imprenditori e i sindacati.
L'ingresso nell'Europa della moneta unica, il profondo riassetto dei conti dello Stato attuato in questi ultimi anni ha spezzato in modo netto questo circolo pernicioso, dando al paese un quadro di stabilità monetaria testimoniata in modo evidente, oltre che dall'andamento dell'inflazione al consumo, dalla discesa dei cinque punti percentuali dei tassi di interesse a lungo termine (segnale più chiaro dell'abbattimento delle aspettative di inflazione).
Le tensioni inflazionistiche di fronte alle quali ci troviamo hanno in parte quindi una caratteristica nuova: esse derivano in modo particolare dal forte aumento delle quotazioni del greggio e, nel tempo stesso, dall'indebolimento dell'euro, che si sono riflessi sull'andamento dei prezzi al consumo nazionali; anche se non mi nascondo che in parte questi fenomeni possono avere nel nostro paese l'effetto di riacutizzare vizi più profondi derivanti dal processo, sin qui insufficienti, di abbattimento di rendite di monopolio e di apertura dei mercati.
Tuttavia, il fenomeno inflazionistico di fronte al quale ci troviamo è fondamentalmente un fenomeno che ha interessato l'Europa e non soltanto l'Italia, tanto è vero che il differenziale dei prezzi al consumo Italia-Europa, riferito alla zona dell'euro, si è ridotto nel corso di questi mesi - in base alla valutazione Eurostat - allo 0,2 per cento, a partire dallo 0,6 osservato nel giugno scorso. Il che vuol dire che l'Italia è uno dei paesi nei quali vi è stato un più tempestivo intervento in senso antinflazionistico, come è testimoniato in particolare dalle misure di riduzione della pressione fiscale sul prezzo della benzina e dalle misure intese ad incrementare il grado di efficienza del comparto della distribuzione dei carburanti.
Tali provvedimenti saranno oggetto della prossima riunione del Consiglio dei ministri.
Dato che l'inflazione è dovuta ad incrementi incontrollati e per tanti aspetti scarsamente giustificati dei prezzi della benzina e delle tariffe, mi permetterei di suggerire al Governo interventi con misure che leghino gli adeguamenti dei prezzi e delle tariffe al livello medio ponderato dell'inflazione nei paesi dell'Unione europea, coinvolgendo al tavolo della concertazione il sistema bancario, assicurativo e quello delle aziende che producono servizi; così come (anche se la strada è più lunga e passa per una accelerazione delle nuove liberalizzazioni, come le telecomunicazioni, l'energia e i trasporti) la massima sollecitazione, attraverso investimenti soprattutto al sud e riduzione della pressione fiscale, della crescita economica. Mi rendo conto, infatti, che una crescita economica al 3,5 per cento e un'inflazione al 2,2 per cento non sarebbe da deprecare; anzi, sarebbe da auspicare! Occorrerebbe soprattutto un'azione internazionale di diplomazia economica che, nel caso del caro petrolio, è mancata del tutto (perché anche questo e soprattutto questo è forse uno degli elementi che ha spinto di più il coefficiente inflazionistico).
Credo che l'attenzione che il Governo ha posto sul problema - e che permetterà, credo nel giro di pochi giorni, di sapere quali saranno i provvedimenti veri e quali le misure sulle quali maggiormente si potrà puntare - potrà garantire tranquillità e le condizioni per cui il processo possa essere contenuto nei giusti livelli.


