Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 694 del 15/3/2000
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(Posizione del Governo in merito all'accordo tra il gruppo FIAT e la General Motors - II)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Giordano n. 3-05298 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 5).
L'onorevole Giordano ha facoltà di illustrarla.

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, in un paese normale, come lei ama dire spesso, un Governo ed anche un Parlamento sono chiamati a discutere preventivamente delle intenzioni, delle strategie industriali della più grande ed importante azienda del proprio paese. In Francia e in Germania si farebbe così.
Voi - Governo di questo paese - vi siete invece limitati a fare da testimonial pubblicitario di un accordo in cui è coinvolta la FIAT, un'azienda che ha beneficiato di enormi risorse pubbliche, e vi siete limitati al commento del giorno dopo; peraltro un commento acriticamente positivo, esattamente come quello del centro destra.
Come è noto, sulle dinamiche di mercato non c'è differenza di giudizio tra i due poli, si lascia fare al mercato, va sempre bene! Ma qui, signor Presidente, è in gioco l'occupazione di decine di migliaia di lavoratori dell'azienda e di tanti altri nell'indotto, e c'è in gioco il futuro industriale del paese. Ci può spiegare che cosa intende fare per garantire l'occupazione di quei lavoratori sia dell'azienda sia dell'indotto?

PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.

MASSIMO D'ALEMA, Presidente del Consiglio dei ministri. Come ho già avuto modo di dire rispondendo all'interrogazione dell'onorevole Nesi, il Governo era già stato informato in precedenza della trattativa ed anche del profilarsi di un esito positivo della stessa. D'altro canto, il Governo sapeva benissimo da tempo che la FIAT era impegnata nella ricerca di partner nel settore dell'auto allo scopo di rilanciare una propria capacità competitiva sui mercati internazionali.
Come lei sa, onorevole Giordano, il modo migliore, starei per dire l'unico, per garantire l'occupazione e lo sviluppo è quello di avere imprese competitive, in grado cioè di vendere i loro prodotti. Ciò non dipende esclusivamente dalle direttive del Governo, ma anche dalla capacità delle imprese di essere competitive.
Sul mercato internazionale dell'automobile la FIAT era un'impresa oramai sottodimensionata e alla ricerca da tempo di un'alleanza internazionale e di un partner. Il Governo, quindi, non era né ignaro né assente, ma ha seguito questa vicenda, anche se è chiaro che la scelta di un partner industriale per la FIAT spettasse alla FIAT; in una società libera e in un'economia di mercato ciò non può essere deciso dal Governo.
Tuttavia, la valutazione che noi diamo è, come ho detto, innanzitutto alla luce - in modo prevalente anche se non esclusivo, naturalmente - delle implicazioni che l'accordo avrà sull'allocazione degli impianti produttivi, sui livelli occupazionali, sul terreno della ricerca scientifica e tecnologica nel nostro paese. Da questo punto di vista, l'accordo si presenta oggi in modo tale da offrire garanzie. Naturalmente il Governo seguirà con tutta la vigilanza necessaria il processo di applicazione dell'accordo, nella convinzione che il miglior modo per tutelare gli interessi produttivi e il lavoro in Italia sia quello di accompagnare una trasformazione del nostro assetto capitalistico verso esiti più aperti alla competizione internazionale e più diversificati nei prodotti e nelle tecnologie.


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PRESIDENTE. L'onorevole Giordano ha facoltà di replicare.

FRANCESCO GIORDANO. Prendo atto, signor Presidente, che lei ritiene che il Governo non abbia alcun potere di politica industriale; in effetti, ce ne siamo accorti: non vi è alcun disegno di politica industriale da parte di questo Governo. L'unico disegno è affidare - come lei ha detto autorevolmente - al mercato le dinamiche stesse del mercato. È per questa ragione che continuiamo a perdere tanta forza lavoro e tanta occupazione.

MASSIMO D'ALEMA, Presidente del Consiglio dei ministri. L'occupazione è cresciuta!

FRANCESCO GIORDANO. Sul merito di quell'accordo vorrei dirle, signor Presidente, che non era l'unico accordo possibile, che vi è una tale disparità di grandezza tra FIAT e General Motors che è del tutto evidente che, in queste condizioni, la FIAT stessa non può esercitare un'autonomia industriale e produttiva. È per questa ragione che vi è un rischio molto grande di smantellamento di un apparato industriale importante con tutto il suo indotto e con danni enormi sulle prospettive occupazionali. Si è scelto cioè un partner che per ragioni tecniche di prodotti, di tipologia di merci e di razionalità produttiva, lascia prevedere una progressiva dismissione.
Erano possibili altre scelte: si sarebbe potuto investire sull'Europa che risulta, invece, colonizzata dal modello americano; l'Europa rischia di apparire solo e semplicemente come un'entità monetaria. Questa Europa e i suoi Governi non hanno alcuna idea di come stare all'interno del processo di globalizzazione, nessuna progettualità.
Signor Presidente del Consiglio, quando vi serve la concertazione che tanto decantate? Forse quando dovete tagliare i salari? Non concertate prima con i sindacati sulle prospettive e sui piani industriali? La concertazione serve a quello che noi abbiamo sempre detto: a far perdere forza ai lavoratori e a farli discutere e concertare solo quando si tratta di abbassare le loro condizioni e le loro tutele.
In questa maniera state dimostrando di essere totalmente inesistenti su un punto decisivo, cioè l'assetto politico-industriale di questo paese, e sul futuro della sua occupazione (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).

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