Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 691 del 10/3/2000
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(Replica del Governo - A.C. 6433)

PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore, onorevole Romano Carratelli, rinuncia alla replica.
Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

GIOVANNI RIVERA, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, credo di non dover aggiungere molte cose anche perché il dibattito ha toccato ampiamente tutte le argomentazioni e, direi, le sensibilità che, in vicende di questo genere, possono essere avvertite. Si tratta, infatti, di una tematica particolarmente importante; l'onorevole Tassone ha fatto l'elenco di tutti i presenti per sottolineare, ancora una volta, che non vi è una grande partecipazione parlamentare alla discussione. Tutti sappiamo, però, cosa significhi iniziare una discussione sulle linee generali di un provvedimento, per importante che sia, nella giornata del venerdì, anche perché quando si parla di un argomento


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specifico sono, di solito, i deputati della Commissione di merito ad affrontarlo e a portarlo a conoscenza dei colleghi e del gruppo parlamentare. Ritengo, pertanto, che la situazione del venerdì mattina sia abbastanza ovvia e scontata.
Tuttavia, la riforma oggi al nostro esame è particolarmente importante ed è importante, soprattutto, che sia varata - come ha ricordato il presidente della Commissione difesa, onorevole Spini - dopo tutta una serie di riforme definitive approvate grazie alla partecipazione dei componenti la Commissione difesa: a partire dalla riforma dei vertici militari per arrivare a quella odierna, tutti si sono cimentati, con «variazioni sul tema» in base alle esperienze personali e di partito, che hanno poi condotto a votazioni importanti della maggioranza e del Parlamento nazionale.
Il Governo sulla materia non si è mosso immediatamente, come è stato ricordato. A partire dal Governo Prodi si era pensato, per una serie di rapporti all'interno della maggioranza e con il Parlamento in genere, ma, soprattutto, per convinzioni generali da verificare nel paese, che sarebbe stata utile la formazione di un esercito misto: 50 per cento di volontari e 50 per cento di militari di leva. Ciò anche perché vi sono problemi di bilancio: una volta varata una riforma si devono, infatti, fare i conti con la Commissione bilancio. L'articolo 81 della Costituzione è, infatti, ormai pienamente rispettato da tutto il Parlamento - e, quindi, anche dal Governo - contrariamente a quello che succedeva nelle passate legislature quando ad esso, in alcuni casi, si derogava. Oggi - lo ripeto - bisogna fare i conti anche con questo articolo; è giusto che la Commissione bilancio ce lo ricordi, ma è anche giusto che, talvolta, vi siano aggiustamenti in corso d'opera per poter approvare riforme che vanno nell'interesse dei cittadini e che richiedono qualche sacrificio da parte di tutti.
Quella in esame è una riforma importante ed abbiamo visto che, a partire dal Governo Prodi fino ad oggi, i responsabili del dicastero della difesa hanno individuato delle piccole variazioni rispetto a quello che si era inizialmente immaginato: l'onorevole Andreatta aveva ipotizzato un esercito misto, mentre il senatore Scognamiglio, nel primo Governo D'Alema, aveva già individuato il percorso su cui oggi stiamo iniziando il dibattito parlamentare, ma aveva anche pensato che forse sarebbe stato il caso di fare una prova per tre anni per capire se vi fossero le condizioni per poter risolvere la questione. Oggi l'onorevole Mattarella ha compiuto un altro passo in avanti, essendosi convinto che non solo il paese, ma anche la maggioranza delle forze politiche presenti in Parlamento spingono affinché la riforma alla nostra attenzione venga realizzata e tutte le motivazioni sono state esposte dai rappresentanti dei vari gruppi. Credo pertanto che tutti insieme si debba velocizzare la riforma stessa. Ormai siamo tutti pronti e, a questo punto, il Governo chiede al Parlamento un iter veloce per l'approvazione del provvedimento stesso; peraltro, come dicevo, molte delle motivazioni di ciò sono state ricordate.
Oggi, dopo gli Stati Uniti, siamo il paese che destina un alto numero di propri cittadini alla difesa della pace e di territori dalle violenze altrui, e credo che questo sia un grande merito del nostro paese, che si è ormai indirizzato su una strada che deve essere continuata ed ampliata sempre più, ma ciò può essere realizzato soltanto con un esercito professionista. Attualmente abbiamo 30 mila militari professionisti impiegati in questo tipo di operazioni.
Il Consiglio europeo di Helsinki ha dato un'altra spinta affinché vi fosse un aumento della forza volontaria, per far partecipare tutte le componenti dell'Unione europea all'esercito di reazione rapida (quindi, una forza militare europea). Per consentire che anche l'Italia fornisca un contributo forte, sostanzioso e definitivo alla formazione di questo esercito, è indispensabile aumentare il numero dei militari professionisti ed arrivare anche all'esercito di professionisti.
Come si diceva prima, avevamo pensato ad un esercito numericamente inferiore rispetto a quello degli ultimi anni.


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Eravamo partiti da circa 270 mila unità per scendere a 230 mila, che potevano essere sufficienti; con questo provvedimento operiamo un altro taglio, come è giusto che sia, ed arriviamo a 190 mila unità. Può darsi che un giorno ci si accorga che si può scendere ulteriormente, ma oggi non lo sappiamo e pensiamo che al di sotto di questo numero non si possa andare per far fronte a tutti gli impegni internazionali che abbiamo. Come dicevo, si tratta allora di accelerare il più possibile l'iter del provvedimento.
Ringrazio il presidente della Commissione difesa ed il relatore, onorevole Romano Carratelli, il quale non è più in aula, ma ci ha esposto la lunga storia delle Forze armate, cominciando dal 1789, anche se, strada facendo, si è reso conto di dover rinviare, per ragioni di tempo, alla relazione scritta. La sua esposizione, però, è stata molto esauriente.
Ringrazio in particolare i rappresentanti dell'opposizione, perché in Commissione difesa sappiamo che spesso è grazie al loro aiuto che riusciamo ad andare avanti nei progetti internazionali, ed ogni tanto è bene ricordarlo. Il Governo, peraltro, non fa fatica a riconoscere questa situazione. Vi sono, magari, alcune valutazioni un po' diverse su talune tematiche, ma credo che il risultato finale sia quello che conta: la forma è importante e bella, ma senza la sostanza la forma non riesce a produrre un risultato definitivo. Ringrazio tutti coloro che hanno dato il loro contributo.
Auguriamoci davvero - intendo sottolinearlo per l'ultima volta - che vi sia un'accelerazione nell'iter del provvedimento e che la preoccupazione dell'onorevole Tassone non si avveri; da quel che ho capito, infatti, egli teme che, dopo averne cominciato la discussione, qualcuno intervenga strada facendo impedendo la celere approvazione di questo provvedimento. Dipende da noi che siamo qui presenti convincere i colleghi che oggi sono assenti, ma che a partire dalla prossima settimana saranno in aula, a votare a favore dell'importante provvedimento in esame.

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

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