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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, colleghe e colleghi, rivendichiamo di avere partecipato, la settimana scorsa, ad una battaglia parlamentare in Commissione ed in aula, che ha costretto il Governo a stralciare il primo articolo del decreto. Esso insisteva su una linea di politica estera nei confronti dell'Albania, che ha presentato molti lati oscuri (è sotto gli occhi di tutti); una linea di politica estera che speriamo, auspichiamo il Governo voglia correggere, cambiare. Come abbiamo sentito...colleghi, volete intervenire voi al mio posto?
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, fate silenzio!
RAMON MANTOVANI. Come abbiamo sentito, spero che avremo presto l'occasione per poter discutere complessivamente della politica italiana nei confronti dell'Albania e, in quell'occasione, ci auguriamo che il Governo mostri qualche segno di discontinuità rispetto al passato. In ogni caso, noi reiteriamo le nostre critiche nei confronti del Governo e anche della maggioranza, giacché sarebbe stato più opportuno che avesse deciso di cambiare il proprio atteggiamento, in ragione di una discussione politica e non esclusivamente della scadenza a breve e, quindi, dell'eventuale decadenza del decreto-legge medesimo.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, fate silenzio!
RAMON MANTOVANI. Siamo contrari alle missioni militari della NATO e favorevoli alle missioni militari che si svolgono sotto le bandiere delle Nazioni Unite. Porto solo due esempi, per memoria dei colleghi, citati all'articolo 2 del decreto-legge in discussione: la missione militare nel Kosovo, che io definisco di guerra, e la missione militare a Timor Est, che io definisco di pace.
Naturalmente capisco l'imbarazzo del Governo, che è consapevole del fatto che su alcune missioni militari potrebbe non avere la maggioranza dell'Assemblea: per questo parlo di ricatto. In altre occasioni ci siamo atteggiati in modo diverso, diciamo così, facendo prevalere il nostro consenso su missioni che condividevamo astenendoci dal voto, in modo tale da non pregiudicarne l'approvazione, per quello che vale il nostro voto. Tuttavia, è troppa la distanza che separa le missioni militari della NATO da quelli militari delle Nazioni Unite perché noi, in questa sede, possiamo esprimere un voto favorevole o astenerci. Il nostro voto, pertanto, sarà contrario e lo è ancora di più nel momento in cui le missioni militari nei paesi che furono territorio della Repubblica jugoslava non hanno portato alcuna pace. Al contrario, esse hanno esacerbato il conflitto, hanno determinato le premesse per nuovi sviluppi, ahimè negativi, in tutta quell'area ed hanno raggiunto il vero obiettivo, che non è proclamato ma è perseguito: mantenere tutta l'area nell'instabilità, al fine di giustificare sia l'allargamento dell'Alleanza atlantica sia la presenza militare degli Stati Uniti d'America nel nostro paese, come in tutto il Mediterraneo, nei Balcani e in Medio Oriente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rivolta. Ne ha facoltà.
DARIO RIVOLTA. Signor Presidente, quando questo provvedimento è giunto all'attenzione delle Commissioni esteri e difesa, abbiamo subito fatto notare a tutti i colleghi come ci trovassimo di fronte ad un provvedimento che aveva molte pecche, per usare un eufemismo.
la presenza italiana in quel paese nel corso degli ultimi anni.
letto fu votato in aula il 29 luglio 1998, modificandone il testo, così come poco fa è stato modificato, su richiesta del Governo, il testo da me presentato. L'ordine del giorno che ho letto fu approvato a larga maggioranza dal Parlamento, sebbene modificato, il 29 luglio 1998. Ebbene, degli impegni che il Governo assunse, non mi risulta ne sia stato mantenuto alcuno, nemmeno quello che sembrava più semplice e che anche oggi viene richiesto in altri ordini del giorno. Tale richiesta viene reiterata proprio perché non fu mantenuta allora. Mi riferisco al punto in cui si impegna il Governo a fornire al Parlamento una puntuale informazione sullo stato di attuazione degli accordi bilaterali e sull'utilizzo dei relativi finanziamenti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, farò pochissime considerazioni per motivare l'astensione dei deputati del CDU.
manifestato una qualche disponibilità, quanto meno di aver dimostrato un certo interesse rispetto ai nostri quesiti ed alle nostre perplessità. Noi desideriamo che questi momenti non siano considerati semplicemente come un fatto tecnico-amministrativo, burocratico: il Parlamento, signor Presidente, signor ministro della difesa, non è un grande consiglio di amministrazione che autorizza una spesa; ha il diritto di sapere quale sia la politica del Governo rispetto ai Balcani, rispetto all'Albania, rispetto al Kosovo. Il Parlamento ha il diritto di conoscere i risultati raggiunti dal nostro paese in queste aree, che diventano sempre più drammaticamente calde, aggrovigliate e tormentate.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzavara. Ne ha facoltà.
FABIO CALZAVARA. Signor Presidente, ci troviamo ancora una volta ad esaminare un decreto-legge di proroga - che potremmo anche definire omnibus, perché ha contenuti diversi -, perché siamo ancora una volta in una situazione di emergenza, tant'è che questa Assemblea è stata convocata di lunedì per lo svolgimento di votazioni al fine di convertire in legge un decreto-legge che non lo sarebbe stato se l'opposizione non ne avesse ottenuto una sostanziosa modifica. Ancora una volta dobbiamo parlare di proroghe. A tale riguardo voglio sottolineare che è appena passata la proroga - sempre per lo stesso tipo di provvedimenti - fino al 31 dicembre, nonostante che vi fossero numerosi ordini del giorno, tra cui uno specifico presentato dalla Lega nord che impegnava il Governo in ordine a un provvedimento organico sulla partecipazione militare italiana a missioni internazionali. Vediamo che questo ordine del giorno, che è stato pienamente accolto dal Governo, insieme ad altri ordini del giorno presentati da altre forze politiche, è stato disatteso perché ancora non c'è una concertazione che ci permetta di avere un quadro preciso e di avere un programma di politica estera e d'intervento a livello internazionale che sia degno del nome di questo Stato. Ciò, purtroppo, influisce non solo sull'andamento dei lavori ma anche sull'approssimazione legislativa e sui provvedimenti che vengono abborracciati; ci sono commissari nominati ad hoc, scavalcando degli ambasciatori, e poi, con delle retromarce, vediamo altre destinazioni, ora sotto la potestà della direzione del Ministero degli affari esteri, che ci auguriamo possa fare in maniera migliore e più efficace ciò che fino ad ora è stato molto carente.
assolutamente intransigenti anche sulle prossime ratifiche di trattati che riguardano questo paese, proprio in funzione di questa maggiore serietà e severità, senza le quali non faremmo il bene non solo dei nostri cittadini ma nemmeno della popolazione albanese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amoruso. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARIA AMORUSO. Signor Presidente, onorevole ministro, Alleanza nazionale si appresta ad esprimere un voto favorevole su questo provvedimento. La motivazione del voto favorevole sta nell'alto senso di responsabilità che anche questa volta Alleanza nazionale dimostra verso un argomento così importante quale è quello della partecipazione militare italiana a missioni internazionali di pace.
politica che condurremo nei confronti di questa nazione (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Romano Carratelli. Ne ha facoltà.
DOMENICO ROMANO CARRATELLI. Signor Presidente, onorevole ministro, il gruppo dei Popolari annuncia il voto favorevole alla conversione del decreto-legge. Riteniamo, infatti, che si debba approvare questo disegno di legge perché costituisce la prosecuzione di un impegno importante che il paese svolge all'estero e, in particolare, nell'area balcanica.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzi. Ne ha facoltà.
CESARE RIZZI. La Lega è sempre stata contraria alle missioni cosiddette di pace e se prendiamo in considerazione il disegno di legge in esame, dovrei definire quella alla nostra attenzione missione non di pace, ma di guerra. Si discute di Balcani, un'area che è una polveriera, di Albania e, guarda caso, si parla solo di mafia, prostituzione, traffico di armi, eccetera.
favorevole, ma è fuori dubbio che staremo sempre molto attenti a quello che sta accadendo in questo paese, che è disastrato da tutte le parti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Serafini. Ne ha facoltà.
ANNA MARIA SERAFINI. Il disegno di legge in esame è stato accompagnato sia nell'altro ramo del Parlamento, sia nel nostro, da una discussione appassionata che ha toccato aspetti di rilievo della politica estera del nostro paese in questi anni. Non poteva essere altrimenti, colleghi. Nella discussione sono emersi rilievi critici al disegno di legge; alcuni hanno migliorato già al Senato il testo, mentre altri sono stati recepiti dal Governo ed altri ancora, importanti, sono stati fatti propri dai relatori. Tra i primi richiami, sono condivisibili quelli volti a chiedere al Governo di inserire il provvedimento in esame in un più generale dibattito sulla politica estera del paese, così come appaiono convincenti le sollecitazioni a dare organicità alle missioni di pace, definendone le priorità proprio rispetto alle scelte di politica estera e dotandole di un fondo ad hoc.
Bisceglie e Gatto, dal Comitato dei diciotto, l'emendamento 1.35 delle Commissioni ha recepito le linee di fondo di molti emendamenti e delle discussioni che si sono svolte in Assemblea e nelle Commissioni.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
VALDO SPINI, Presidente della IV Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI, Presidente della IV Commissione. A nome delle Commissioni estera e difesa, vorrei ringraziare i relatori, gli onorevoli Di Bisceglie e Gatto, e tutti i rappresentanti dei gruppi parlamentari che hanno consentito di pervenire a questa soluzione. Ringrazio inoltre il Governo per la propria disponibilità.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.
Ho detto «anche della maggioranza» perché alcune forze interne alla maggioranza che, pur criticamente, si sono espresse nei confronti della politica estera italiana verso l'Albania, durante la battaglia parlamentare che ha costretto il Governo a stralciare l'articolo 1, in realtà, non hanno svolto una funzione critica, anzi hanno sostenuto una politica che, in altre occasioni, avevano detto di non condividere.
Resta da votare, quindi, la parte che riguarda le missioni militari.
Si tratta di un ricatto del Governo nei confronti del Parlamento e non è la prima volta che succede. Lo affermo rivolgendomi a lei, Presidente di questa Camera, perché non è giusto, e credo non sia nemmeno corretto dal punto di vista legislativo e parlamentare, che due aspetti completamente diversi fra loro, con obiettivi completamente differenti, vengano sottoposti al voto dell'Assemblea senza concedere ai deputati la libertà di votare a favore dell'uno e contro l'altro.
Non è solo questo giudizio generale che ci induce ad esprimere un voto contrario; vi è anche l'esperienza concreta di quelle missioni militari. Sebbene noi in Commissione abbiamo seguito il principio che i nostri soldati dovrebbero avere un trattamento degno, che spetta loro, ciò non ci impedisce di rilevare quante contraddizioni sono emerse sul terreno, nella gestione concreta, nella politica che concretamente è stata adottata nelle missioni militari in quella zona. È recente la polemica sollevata da un generale, le cui posizioni non condivido, così come non condivido il fatto che un generale, che dovrebbe ubbidienza al proprio Stato, si sostituisca al Governo o al Parlamento. Tuttavia, quella posizione manifesta una crisi politica di quella missione. Anche per questo è assolutamente sbagliato reiterare semplicemente la politica che fin qui è stata seguita.
Prendiamo atto, comunque, che quanti nella maggioranza erano contrari alla guerra - a parole, naturalmente, perché i fatti purtroppo non sono mai seguiti - oggi non levano alcuna voce critica nei confronti di questa missione militare, che non è altro che la prosecuzione di quell'intervento militare di guerra.
Prendiamo atto che, evidentemente, a tale proposito il Governo ha ottenuto un allargamento della propria maggioranza. Noi comunque rimaniamo della nostra opinione e voteremo convintamente contro, con il rammarico ed il dispiacere di votare contestualmente contro iniziative che noi abbiamo sollecitato ancor prima che il Governo le prendesse, come ad esempio per quanto riguarda Timor Est. Infatti, noi abbiamo chiesto un intervento delle Nazioni Unite a Timor Est quando ministri di questo Governo sostenevano Suharto e andavano a commerciare armi in Indonesia. Pertanto, ci rammarichiamo davvero di dover votare anche contro quella missione militare.
Si trattava, infatti, di un provvedimento sbagliato nella forma, perché univa nello stesso atto due questioni molto diverse: la presenza militare in azioni di pace e la continuazione di un finanziamento in Albania. Ma soprattutto facemmo notare come non fosse opportuno, ed anzi fosse totalmente sbagliato, parlare di una proroga degli interventi di aiuto all'Albania, se prima non si fosse fatta chiarezza sul modo e sulle circostanze in cui erano stati realizzati gli investimenti e
Abbiamo ritenuto fin dall'inizio che i colleghi avrebbero dovuto essere ragionevoli e capire la giustezza della nostra posizione e manifestiamo adesso soddisfazione, perché, sia pure con qualche giorno di ritardo, sia la maggioranza, sia il Governo ci hanno dato atto che la nostra posizione, manifestata fin dall'inizio, era giusta.
Siamo quindi soddisfatti, anche se riteniamo che il problema non sia risolto, perché comunque si porrà nuovamente - ci auguriamo al più presto - la questione della continuazione, ed eventualmente delle sue modalità, degli interventi dell'Italia in Albania.
Tuttavia, ci auguriamo che ciò avvenga con quella trasparenza che abbiamo sempre chiesto e che purtroppo alcuni fatti delittuosi di varia natura hanno dimostrato essere necessaria. Tali fatti delittuosi accaduti in Albania sono ormai a conoscenza di tutti, mentre la richiesta di trasparenza, pur essendo stata avanzata da molto tempo, non è stata ancora esaudita in maniera soddisfacente.
In questa circostanza, poiché ci troviamo di fronte anche alla proroga di interventi militari in varie parti del mondo, non possiamo esimerci dal fare una fugace - visto che altra sarebbe la sede per un approfondimento - osservazione sulla nostra presenza militare nei Balcani. Ricordo a tutti che intervenimmo in quella regione apparentemente e dichiaratamente per evitare un genocidio che si diceva fosse in atto. Intervenimmo per evitare quella che allora fu definita una potenziale (anzi, fu detto che era reale e in corso) pulizia etnica. In quell'occasione, con i nostri alleati dicemmo ad alta voce che in Kosovo si sarebbe dovuti arrivare ad una coesistenza tra le popolazioni preesistenti su quel territorio e che era impensabile parlare di indipendenza del Kosovo, così come di un Kosovo che fosse preda di una sola etnia tra quelle allora esistenti. Dobbiamo constatare, oggi, che tali obiettivi non sono stati affatto raggiunti! Dopo aver dovuto constatare che la pulizia etnica era più presunta che reale, dobbiamo constatare, di fronte a numeri che facilitano questo grave, ma penoso ed orrido compito, che è in corso una pulizia etnica, seppure di segno esattamente opposto a quella che allora abbiamo avuto l'ardire di criticare.
Signor Presidente, la missione italiana in Kosovo va assolutamente ripensata! Ripeto, so che non è questa la circostanza, ma voglio sia ben chiara a tutti la necessità di ripensare la strategia politica nel Kosovo, come si evince dagli ordini del giorno accolti dal Governo. Questo deve essere uno dei punti cruciali della nostra politica estera, vista la vicinanza dei Balcani.
Non si può, altresì, fare a meno di notare la valenza e l'importanza degli ordini del giorno, alcuni dei quali sono stati accettati dal Governo. A mio giudizio, sono tutti condivisibili e mi sembra che anche il Governo li abbia in gran parte condivisi, accogliendoli senza che fosse necessario procedere al voto. Me ne compiaccio e ringrazio il Governo. Ritengo che il suo comportamento sia nell'interesse dei cittadini italiani, purché si decida di attuare gli ordini del giorno accolti.
Signor Presidente, vorrei richiamare il testo di un ordine del giorno. Invito i colleghi a porvi particolare attenzione. Esso riguardava la regione dei Balcani e, in modo specifico, l'Albania. Nel suo dispositivo si chiedeva l'impegno del Governo a sollecitare il Governo albanese ad assumere precisi impegni per contrastare i reati collegati al traffico di stupefacenti, di armi e di clandestini; a sospendere gli aiuti, qualora il Governo albanese non mostrasse effettiva volontà di adempiere agli impegni bilaterali assunti; a dotarsi degli strumenti necessari per poter effettuare un controllo efficace delle azioni svolte dal Governo albanese, subordinando l'attuazione degli interventi previsti dall'Italia all'effettiva realizzazione degli impegni assunti dal Governo albanese; a fornire una puntuale informazione al Parlamento sullo stato di attuazione degli accordi bilaterali e sull'utilizzo dei relativi finanziamenti. L'ordine del giorno che ho
Poco fa, durante la discussione in Comitato dei diciotto, il ministro Mattarella ci ha informato che è arrivato oggi stesso e che è stato trasmesso allo Commissioni (come è stato confermato dall'onorevole Spini, presidente della IV Commissione) il rapporto del generale Angioni. Non ho ancora avuto modo di prenderne visione, ma mi auguro che almeno in parte vada a rispondere all'impegno che il Governo già all'epoca aveva assunto. Tuttavia, non posso fare a meno di notare che, sebbene si fosse richiesta una puntuale informazione, il Governo ha lasciato trascorrere il lasso di tempo dal luglio 1998 al febbraio 2000. Mi pare che non sia puntuale, anche se il termine «puntuale» può subire interpretazioni soggettive, anziché oggettive.
Devo dire che, quando mi sono trovato in quest'aula nella mia prima esperienza parlamentare, una delle cose che mi ha colpito di più è stato proprio l'istituto dell'ordine del giorno e non per la sua natura, bensì perché mi sono reso conto troppo presto del fatto che gli ordini del giorno, pur recando la formula inequivocabile «impegna il Governo», da entrambi i Governi che ho avuto la sfortuna - o l'occasione - di vedere in carica ben raramente sono stati rispettati, sebbene quegli ordini del giorno fossero stati approvati dall'Assemblea o autonomamente accettati dall'esecutivo stesso. Allora, da cittadino che calca per la prima volta il pavimento di quest'aula, mi chiedo quale dignità possano avere i Governi - e non alludo ad uno in particolare - che si impegnano, con tutte le formalità del caso, a volte anche in seguito ad un voto del Parlamento, ad assumere una responsabilità per poi far finta che questa non esista neppure. Se si trattasse di una questione privata tra due individui, si potrebbe dire che chi non mantiene la parola data è persona non degna di alcun rispetto: se un Governo non mantiene la parola data, lascio ai colleghi decidere di quale rispetto possa essere degno.
Ci asteniamo con un certo rammarico, signor Presidente, signor ministro, ma non possiamo votare a favore di questo provvedimento, per le considerazioni che abbiamo svolto anche nel corso della discussione generale. Certo, vi è stato un notevole impegno da parte del relatore e delle Commissioni congiunte, ma anche se ci troviamo in presenza dello stralcio, non vengono chiariti alcuni punti sul piano politico. Taluni problemi, insomma, permangono per intero, anche se ci troviamo di fronte ad un «accantonamento», per così dire. I quesiti politici da noi posti rimangono ovviamente in tutta la loro complessità. Indubbiamente, vi è oggi da parte del Governo l'impegno ad approfondire questi temi, però non vorrei, signor Presidente, signor ministro, che lo stralcio fosse dettato semplicemente dai tempi, dall'urgenza di mandare avanti un provvedimento, sia pure monco, sia pure amputato. Io ritengo invece che vi sia l'esigenza di comprendere appieno alcuni aspetti della politica della difesa.
Abbiamo fatto alcune valutazioni anche nel corso della discussione generale e devo dare atto al sottosegretario Ranieri di aver dato qualche risposta, di aver
Voglio riferirmi, signor Presidente, anche alle dichiarazioni del generale Mazzaroli: certo, egli forse ha violato l'etica militare, ma non si può liquidare una simile vicenda dicendo che doveva stare zitto! Egli ha posto alcuni problemi e sarebbe stato importante da parte del Governo dare qualche risposta, formulare qualche valutazione rispetto alle accuse così gravi che il generale Mazzaroli ha mosso. Certo, egli è assurto agli onori della cronaca, ma i suoi stessi interrogativi li abbiamo posti noi in quest'aula. Il fatto vero è che in quest'aula i parlamentari cercano di fare il loro dovere e il Parlamento cerca di avere dignità e decoro, ma il suo lavoro viene ad essere dimenticato o, quanto meno, non considerato. Questo è un fatto drammaticamente grave e spiega il motivo per cui chiediamo al Governo di assumere una posizione più precisa e puntuale.
Oggi abbiamo stralciato una parte del provvedimento e convertiamo in legge solo quella parte del decreto-legge che si riferisce ai programmi relativi all'ordine pubblico nei Balcani. Tuttavia, in relazione ai Balcani il problema è sicuramente più ampio. Signor ministro, vorrei sapere quale sia il ruolo del nostro paese e, in modo particolare, in che termini sia il nostro rapporto con l'Albania. Forse rappresenta per noi un protettorato? Dobbiamo forse stipulare un trattato particolare? Dobbiamo, con tranquillità, renderci conto che è terminato il momento delle parole d'ordine. Il fatto che noi siamo attivi in Albania non giustifica la conversione in legge delle norme che sono state stralciate del decreto-legge a nostro esame.
In relazione all'ordine pubblico, vorremmo capire se i progetti di completamento delle infrastrutture in favore della polizia albanese possano conseguire risultati utili o avere riflessi negativi per il nostro paese e, in particolare, per il nostro Mezzogiorno. Si parla infatti continuamente di traffici e di sicuro vi è il fatto che vi sono verificate vicende inquietanti che non sono state ancora chiarite.
Signor ministro, l'astensione dal voto da parte del mio gruppo non rappresenta una ripicca, né una posizione preconcetta nei confronti di questo decreto-legge: si tratta semplicemente dell'espressione di preoccupazioni e di perplessità che nutriamo nei confronti di questo provvedimento. La politica estera e la politica di difesa riguardano il nostro paese, ma in più generale il ruolo che l'Europa intende assumere nell'aria balcanica.
Noi poniamo tali quesiti che non possono non essere considerati legittimi, vista la storia della nostra presenza in Albania (mi riferisco alle missioni Pellicano e Alba). Ci chiediamo quanto ancora dovrà durare la nostra presenza in Albania, ma soprattutto quali siano le prospettive ed i risultati che si intendono conseguire. Bisogna stabilire un programma per poter essere certi di conseguire gli obiettivi che ci siamo prefissati.
Questi i motivi per cui annuncio che il mio gruppo si asterrà dal voto finale sulla conversione in legge di questo decreto-legge. È ovvio che, se non fosse stata stralciata una parte del provvedimento, il nostro voto sarebbe stato sicuramente contrario alla sua conversione in legge. La nostra astensione si basa sulla nostra perplessità politica e sulle nostre preoccupazioni ed ha lo scopo di fare chiarezza, una chiarezza che deve essere fatta in primo luogo dal Governo e dal Parlamento.
La Lega nord ha sempre criticato e anche in maniera aspra questo tipo d'intervento, non per l'intervento in se stesso ma per le sue modalità, soprattutto in Albania. A tale riguardo vediamo che si cumulano provvedimenti su provvedimenti, tra di loro disarticolati e senza alcun controllo sui risultati. Anzi, i risultati sono opposti a quelli di cui si discute in quest'aula relativamente alla collaborazione e all'aiuto per una democrazia, per un ordine. In realtà la democrazia va a farsi benedire; in realtà il controllo sull'ordine pubblico non c'è e si sta aggravando non solo in Albania ma anche in Italia. Vediamo che la criminalità albanese ha radici forti anche nel nostro paese e collegamenti politici anche in quest'aula, anche con alcuni gruppi presenti in quest'aula; ha radici e collegamenti precisi e profondi sul Governo albanese e vediamo che, in due anni di controllo sulla prostituzione, la mafia e la malavita albanesi stanno avendo il sopravvento anche sul controllo, e qui il salto qualitativo è veramente emblematico. Io invito tutti i colleghi, e quindi non solo il Governo, a compiere uno sforzo perché non termini il controllo sull'eroina, sulle droghe pesanti. Questo è il quadro e questi sono i risultati dei nostri sforzi che speriamo e crediamo, anche per il capovolgimento fatto dall'opposizione su questo provvedimento e per il sostanziale cambiamento di rotta che anche il Governo ha un po' accettato, che siano utili ed anche produttivi.
Per tali motivi noi, da una posizione di contrarietà passeremo ad una posizione che è, diciamo così, più di beneficio (un beneficio basato un po' sull'ottimismo), e speriamo che il Governo si comporti secondo quanto ha espresso l'opposizione in questo senso.
Ciò che ribadiamo, come Lega nord, è la richiesta di un maggior controllo sui risultati, un maggior controllo e accordo con il Governo albanese che lo aiuti effettivamente a tranciare i cordoni che lo legano a certi interessi malavitosi. Questo Parlamento si deve far carico di impedire che questi cordoni malavitosi avviluppino ancora una volta la politica italiana, impedendo la realizzazione di un passaggio democratico e di ottenere veramente dei risultati.
Con questo spirito affrontiamo questo provvedimento, ricordando però che saremo
È stato un errore aver voluto unire due problemi altrettanto importanti, come quello appena esposto e quello relativo alla proroga dell'intervento in Albania.
L'aver accettato la proposta di dividere le due questioni, votando oggi solamente la parte del provvedimento relativa alla partecipazione italiana a missioni internazionali di pace, ci porta ad essere disponibili e ad esprimere un voto favorevole alla conversione in legge di questo decreto-legge.
Esprimeremo voto favorevole sul disegno di legge anche perché esso è stato «ripulito» di alcune parti importanti relative alla deroga prevista alle vigenti disposizioni di contabilità generale dello Stato.
Riteniamo che, in vicende come quelle dell'Albania, sia necessario prestare molta attenzione e che il Governo, anche rispondendo agli inviti già da tempo rivolti a quest'Assemblea e oggi ribaditi negli ordini del giorno presentati - in modo particolare, in quello che reca la firma dell'onorevole Selva -, debba impegnarsi a presentare al più presto al Parlamento un rendiconto completo e documentato sull'utilizzo dei fondi stanziati dall'Italia per l'Albania e a verificare gli impegni che il nostro paese intenderà assumere nel futuro con questo paese.
È necessario che il Governo apra in quest'aula un dibattito attento ed approfondito su vicende che riguardano aspetti delicatissimi di questo momento, collegate ai gravi fenomeni di delinquenza che viviamo ogni giorno: dal contrabbando al traffico di armi, dalla coltivazione alla produzione e al traffico della droga, fino alle vicende relative alla missione Arcobaleno che così tristemente ci hanno visto protagonisti, certamente non positivi, di fronte al mondo intero.
Ci aspettiamo che il Governo accolga questa nostra sottolineatura sul problema della politica che l'Italia dovrà svolgere in uno scacchiere importante come quello dei Balcani e ancora di più nei rapporti con l'Albania e con il suo Governo.
Accettiamo di buon grado quanto il ministro oggi ci ha riferito in Commissione, e cioè che i 18 miliardi previsti per il finanziamento delle forze di polizia non saranno destinati alle forze di polizia albanesi, ma serviranno, per una somma di 15 miliardi, a finanziare la presenza di istruttori italiani di forze di polizia e di militari in Albania e, per 3 miliardi, a forniture di tipo strumentale che dovranno essere gestite dai nostri uomini e dal nostro personale, perché solo così, attraverso una presenza attenta ed una seria azione di aiuto concreto all'Albania, si può lavorare insieme per ricreare una struttura collegata all'ordine pubblico, alla lotta alla criminalità e per ricostruire un impianto della giustizia che, purtroppo, in quel paese non esiste più.
Esprimeremo, dunque, voto favorevole su questo provvedimento perché, come sempre, siamo attenti e responsabili di fronte ai grandi problemi della politica estera.
I deputati del gruppo di Alleanza nazionale continueranno ad essere attenti affinché il Governo, forte dell'impegno che oggi ha assunto di fronte a quest'Assemblea, possa presto venire a riferire sulla gestione degli aiuti in Albania e sulla
Comprendiamo anche - come del resto dimostrano la discussione in Commissione e la posizione che i gruppi politici e lo stesso Governo hanno assunto sui problemi sollevati - che discutere di Balcani e di missioni italiane all'estero, di missioni militari per il mantenimento della pace, avvii un dibattito su temi che trovano grande sensibilità e grande partecipazione. Non vi è dubbio, quindi, che il dibattito che si è avuto sia servito a focalizzare ancora una volta una serie di problematiche in ordine alle quali, per la verità, mi sembra che il Governo abbia mostrato grande disponibilità; lo ha fatto non solo accettando di «sdoppiare» il decreto, ma anche recependo alcune indicazioni emerse dal dibattito in Commissione.
Certo, in questo momento parlare di Albania e di Balcani suscita nell'immaginario collettivo del nostro paese una valutazione relativa ai problemi di ordine pubblico, che coinvolgono pesantemente l'Italia (l'uccisione dei finanzieri di qualche giorno fa è l'ultimo avvenimento). Ciò, quindi, aggiunge emotività ad una questione che è stata tradizionalmente difficile. Anche la richiesta di un resoconto di come siano andate le cose in quei paesi e degli effetti dell'intervento italiano, delle varie posizioni che abbiamo assunto nelle crisi che si sono verificate, mi sembra assai importante e prendo atto con compiacimento della disponibilità del Governo e del ministro della difesa a fornire in tempi utili quel resoconto al Parlamento. Anche per questo il nostro voto sarà favorevole (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
Come dicevo, noi siamo sempre stati contrari a questo tipo di missioni, perché esse non sono mai state ben definite. Adesso dobbiamo stanziare 18 miliardi, ma bisognerebbe anche sapere come siano stati spesi gli altri soldi erogati, perché non si è mai saputo nulla: di ciò ho parlato anche in Commissione e mi è stato assicurato che ci sarà riferito in dettaglio tutto quello che è stato speso, ma ho i miei dubbi che questo succederà.
È stato stralciato l'articolo 1 e questo è già un passo avanti, perché vuol dire che le istanze delle minoranze sono state capite. Aggiungo che, a dire il vero, mi stanno a cuore i 9 mila militari che si troverebbero allo sbando.
Un altro discorso da farsi è che le missioni di pace andrebbero distinte, perché si fa di tutta l'erba un fascio, mentre abbiamo missioni in Albania, a Timor, da ogni parte e sarebbe bene non mettere tutto insieme, perché si fa una grande confusione.
Signor Presidente, a dire il vero, io, per così dire, mi «tappo il naso» e la Lega voterà a favore del disegno di legge in esame. Personalmente, avrei addirittura votato contro, anche per essere coerente. Visto però che è stato fatto un passo anche da parte della Commissione, che ci sono venuti incontro ed hanno capito determinate cose, esprimeremo un voto
Anche in relazione a ciò, è ormai assolutamente necessario pervenire ad una legge sistematica in materia di trattamento giuridico ed economico del personale italiano impegnato nelle missioni internazionali di pace: al riguardo, sono molti gli ordini del giorno presentati dai colleghi, anche dell'opposizione, e dagli stessi relatori Gatto e Di Bisceglie.
Sul primo punto, il nostro gruppo ha avanzato la richiesta al ministro Dini di una audizione, che ha trovato una risposta positiva. Sul secondo aspetto, è ormai matura una migliore definizione delle finalità, degli obiettivi e della consistenza delle missioni di pace, anche in relazione ad un più nitido e stabile ruolo dell'Italia sulla scena internazionale e ad una crescente consapevolezza del nesso tra l'affermazione della pace e dei diritti umani, la nuova responsabilità dei singoli paesi e degli organismi internazionali ed, infine, i nuovi strumenti per adeguare tale responsabilità.
In tale direzione si muovono la proposta di legge Romano Carratelli ed altri n. 6654, l'istituzione di uno stanziamento di bilancio destinato esclusivamente a coprire le spese delle missioni di pace, proposta dal sottosegretario Serri nella seduta delle Commissioni esteri e difesa della Camera di mercoledì 19 gennaio, e l'intervento del ministro Mattarella.
Il nostro gruppo in Commissione difesa sta lavorando ad una proposta di legge sulla stessa materia, che affronterà, inoltre, il problema delle procedure con le quali le Camere autorizzeranno e controlleranno le missioni di pace, questione quest'ultima sollevata con insistenza, giustamente, dal presidente Spini.
L'altra sollecitazione, emersa dall'insieme della discussione, si riferisce ad una più puntuale informazione sui progetti relativi alla ricostruzione dell'Albania e sui loro risultati. Colleghi, è legittimo e assolutamente comprensibile voler conoscere, anche nel dettaglio, i singoli progetti e la loro realizzazione o meno, gli ostacoli incontrati, la loro efficacia. È un dovere del Parlamento, infatti, svolgere la sua funzione ispettiva e di indirizzo, specialmente quando si tratta di questioni che sollecitano maggiormente la nostra responsabilità, sia come paese, sia come individui. Al riguardo, abbiamo giudicato positivamente le dichiarazioni rilasciate dai sottosegretari Serri, Ranieri e Rivera e dal ministro Mattarella. Ranieri ha avanzato, al fine di dare continuità e consistenza all'informazione, la proposta che vi sia, ogni due o tre mesi, un'informazione puntuale in seno alle Commissioni esteri e difesa della Camera anche sui risultati raggiunti sul versante dell'ordine pubblico e che, inoltre, vadano assunti, al fine di rendere esaustiva l'informazione, gli orientamenti del Fondo monetario internazionale, degli osservatori e degli indicatori internazionali.
Colleghi, con tali considerazioni, che ci fanno apprezzare il lavoro svolto dalle Commissioni esteri e difesa, dai relatori Di
Nell'articolo 1 è stato mantenuto, come tutti hanno rilevato, il solo comma 5, previsto ora come comma aggiuntivo dell'articolo 2. Il suo mantenimento si è reso necessario per non lasciare alcun vuoto nell'azione di contrasto alla criminalità, per non mandare segnali contraddittori su tale delicatissimo terreno, per la sicurezza sia dei cittadini albanesi, sia del nostro paese.
L'aggiornamento del programma di cooperazione italo-albanese per la riorganizzazione delle forze di polizia di quel paese è indispensabile per conseguire risultati più solidi nella legislazione anticrimine, nell'organizzazione dei servizi di polizia criminale e nel riordino del sistema formativo della polizia albanese.
Consideriamo molto importante la convergenza che vi è stata nelle Commissioni tra maggioranza ed opposizione. La situazione in Albania è ancora fragile e sono ancora moltissimi i passi da compiere affinché questo paese possa trovare una strada solida. Il sottosegretario Ranieri ci ricordava giorni fa alcuni dati, risultati da un'analisi di operatori internazionali, compreso il Fondo monetario internazionale, che mostrano un'inversione di tendenza: diminuzione del debito e dell'inflazione, lieve crescita del reddito, miglioramento della polizia albanese, netta riduzione degli immigrati clandestini e, soprattutto, varo della nuova Costituzione. Il nostro paese, e non quindi questa o quell'altra parte politica, ha acquisito prestigio nel suo approccio ai Balcani e all'Albania perché ha avuto una politica estera, perché ha costruito la propria politica estera a partire dalla consapevolezza del ruolo strategico dell'Italia in quell'area; non ha demandato ad altri le proprie responsabilità! Ma, proprio a partire dalla assunzione di quelle responsabilità comuni, dobbiamo approvare rapidamente la «legge sui Balcani», considerata proprio dai paesi di quell'area un modello da seguire, e possiamo chiedere ai cinquanta partner del patto di stabilità dei Balcani e all'Unione europea un salto di qualità della loro azione, affinché in quell'area, in Albania, si proceda finalmente sulla via della pace, dello sviluppo e del rispetto dei diritti umani. (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
Domani il decreto-legge sarebbe decaduto, ove non convertito in legge, come è ben noto al signor Presidente e all'intera Assemblea, e vorrei dare atto (ed è bene che anche ciò sia messo in risalto e sia chiaro) ai colleghi presenti del senso di responsabilità dimostrato oggi in quest'aula per aver consentito che il decreto non decadesse e che le nostre missioni militari all'estero avessero la necessaria copertura politica ed economica (Applausi).


