Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 669 del 9/2/2000
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(Iniziative per impedire la commissione di reati da parte di detenuti già condannati)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Apolloni n. 3-05060 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 7).
L'onorevole Apolloni ha facoltà di illustrarla.

DANIELE APOLLONI. Signor Presidente, signor ministro, il mio intervento mira a scuotere la coscienza del Governo in materia di scarcerazioni facili. L'assurdo episodio avvenuto in questi giorni ha confermato per l'ennesima volta una situazione intollerabile per i cittadini con riferimento all'ordine pubblico: la scorsa settimana un pluriomicida ha ucciso nuovamente. Questo agghiacciante dato di fatto deve dare la scossa alle istituzioni affinché il «pacchetto sicurezza» esca dal limbo della II Commissione (Giustizia), nella quale è intrappolato da un anno.
Le scarcerazioni facili sono vergognose ed intollerabili. Dopo tanti sforzi per arrestarli, i detenuti devono stare in carcere. Ecco perché ho chiesto a lei, signor ministro, di adoperarsi affinché non si consenta più a nessun criminale in semilibertà, oltre a quelli regolarmente reclusi, di trovarsi nelle condizioni di commettere ulteriori crimini.

PRESIDENTE. Il ministro della giustizia ha facoltà di rispondere.

OLIVIERO DILIBERTO, Ministro della giustizia. Come lei sa, il Governo ha presentato un complessivo disegno di legge sui temi della sicurezza; la Commissione giustizia della Camera ed il relatore, in pieno accordo con il Governo, hanno presentato un testo in parte nuovo che auspico - lavoreremo in questa direzione - possa diventare rapidamente legge dello Stato. Si tratta di un testo serio che interviene in una materia delicatissima con misure non demagogiche ma efficaci, che tengono conto del diffuso allarme sociale e degli episodi cui lei faceva riferimento; tuttavia, non ci si fa prendere la mano dalle emozioni, pur legittime, del momento, ma si valuta con equilibrio la situazione presente.
Si tratta di misure che intervengono su diversi punti, come lei sa: il giudizio per direttissima; la custodia cautelare; l'obbligo di una più stringente motivazione da parte del giudice di sorveglianza per la concessione di benefici, con modifiche della legge Simeone; l'introduzione di una nuova aggravante specifica per i reati compiuti contro le persone deboli (donne, anziani, minori, portatori di handicap) e, dunque, particolarmente odiosi; modifiche che rendano maggiormente rigorose le sanzioni contro reati come gli scippi e i furti in appartamento; infine, misure coercitive contro gli imputati che non siano in grado di provare la propria identità (penso agli immigrati clandestini). Abbiamo potenziato, poi, con ingenti investimenti il casellario giudiziale e le strutture informatiche (120 miliardi di investimenti in più rispetto allo scorso anno).
Si tratta di misure concrete che vanno tutte nella direzione della certezza della pena; il ministro dell'interno, se lo riterrà opportuno, potrà ragionare sul tema dell'utilizzo delle forze dell'ordine, che a me non compete.
Dunque, massimo rigore ma nessuna concessione, me lo lasci dire, ad ipotesi forcaiole a senso unico. Io noto, infatti, una qualche tendenza schizofrenica della discussione in corso perché, da un lato, approviamo il giusto processo e le garanzie (cose sacrosante che il Governo ha appoggiato in ogni sede possibile); e, dall'altro lato, le stesse persone che chiedono le garanzie, le stesse forze politiche, predicano la tolleranza zero. Io credo che senza equilibrio queste cose non si risolvano. Io sono perché le garanzie siano per davvero una cosa seria e, se debbono essere tali, debbono valere per tutti; altrimenti, le garanzie ci saranno per i ricchi e per i potenti (e non saranno più garanzie, ma privilegi), e il pugno di ferro


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per i poveracci. Ricordo che già oggi nelle carceri vi sono immigrati, tossicodipendenti e poveracci.
Credo che noi dobbiamo seriamente punire i criminali, ma vige il principio dell'articolo 3 della Costituzione, il principio d'eguaglianza, per cui tutti sono eguali di fronte alla legge. E questo principio, fino a quando io sarò ministro, sarà fatto valere in questo Stato (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. L'onorevole Apolloni ha facoltà di replicare.

DANIELE APOLLONI. Signor ministro, la ringrazio per la premura dimostrata. Mi auguro che la sua solerzia non incontri nuovi ostacoli.
Credo che un anno di «purgatorio» dei provvedimenti in materia presso la Commissione giustizia sia preoccupante: vi è in ballo la sicurezza e l'incolumità dei cittadini, non dimentichiamocelo! Non possiamo più tollerare che a un killer carcerato sia data la libertà di uccidere. Dico questo pensando al fatto che un personaggio di siffatta pericolosità avrebbe potuto uccidere nostra moglie, i nostri figli, un nostro amico, chiunque. Questa volta ha ucciso un poliziotto ed il suo collega si è salvato per miracolo!
Dico questo anche perché siamo al centro dell'attenzione dei nostri partner europei.
Credo che ora non sia più sufficiente l'espressione del semplice rincrescimento. Mi auguro che il Governo e il ministro si adoperino affinché le forze dell'ordine possano disporre di un organico adeguato a contrastare la criminalità. Sono quelle forze dell'ordine che, con tanto lavoro e sacrificio (in questo caso umano), sono riuscite a catturare veri e propri criminali.
La mancata adozione del «pacchetto sicurezza» costituirebbe una offesa per il loro lavoro, oltre che alla memoria di un poliziotto assassinato; un'offesa che sarebbe comunque commessa pensando di risolvere il problema con sistemi tipo il braccialetto elettronico, che non è certo una soluzione.
Signor ministro, se vogliamo essere sicuri al 100 per cento e dare sicurezza ai cittadini un carcerato alla Aurelio Concardi deve rimanere in galera.

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