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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Rizzi 3-05059 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 6).
CESARE RIZZI. Signor Presidente, signor ministro, tre ragazze residenti a Cascina, in provincia di Pisa, sono morte venerdì notte in un incidente stradale provocato da un fuoristrada alla guida del quale vi era un albanese che faceva una sorta di gara con un suo connazionale: un inseguimento con speronamento che - secondo un'altra ipotesi - potrebbe essere stato provocato da un regolamento di conti tra i due albanesi. La polizia ha poi diffuso la notizia che alla guida del veicolo si trovavano due albanesi, già espulsi, rientrati clandestinamente e solo ora in stato di fermo per i reati di omicidio plurimo colposo e guida in stato di ubriachezza.
PRESIDENTE. Il ministro della giustizia ha facoltà di replicare.
OLIVIERO DILIBERTO, Ministro della giustizia. La procura della Repubblica di Pisa ha comunicato di avere dato immediatamente direttive alla polizia giudiziaria per le indagini sull'episodio gravissimo che lei ha ricordato e di aver chiesto al giudice per le indagini preliminari misure coercitive nei confronti di Ardian Ostovica, precisando che l'Ostovica e l'altro albanese, Lextakaj, erano stati arrestati in flagranza per i reati - come lei ha ricordato - di plurimo omicidio colposo. Voglio però segnalarle che il pubblico ministero ha chiesto invece la convalida dell'arresto dell'Ostovica per delitti ben più gravi: quello di tentato omicidio nei confronti del suo connazionale e quello di omicidio plurimo doloso nei confronti delle tre ragazze. Il pubblico ministero ha ritenuto infatti che gli elementi di fatto concorressero a qualificare la condotta dell'imputato come dolosa - cioè volontaria - e non soltanto colposa.
questo chiunque li commetta. Non vorrei dunque che vi fosse da parte di alcuni una sorta di razzismo al contrario, in base al quale se il reato è compiuto da un immigrato vi sarebbe una sorta di esimente, appunto in quanto si tratta di immigrato. Viceversa, proprio nei confronti degli immigrati che delinquono bisogna avere un atteggiamento uguale (perché vi è uguaglianza di fronte alla legge anche rispetto ai reati), ma vanno esercitate con durezza la repressione e la prevenzione criminale. Ciò proprio per evitare che la grande massa degli immigrati, i quali non sono delinquenti, ma persone oneste che si guadagnano da vivere in Italia, vengano accomunati in un'unica categoria, quella degli immigrati come delinquenti. Ritengo che ciò sia molto importante, tant'è vero che dobbiamo contrastare un fenomeno che non ha a che fare con il singolo episodio, ma che è molto rilevante, quello delle mafie di provenienza estera che stanno penetrando nel nostro territorio nazionale. Per quanto mi riguarda ho già proposto - anche sulla base di un'indicazione della procura nazionale antimafia, del dottor Vigna - l'applicazione dell'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario - cioè il carcere duro - anche per coloro che facciano parte di organizzazioni malavitose di tipo mafioso di immigrati provenienti da territori esteri.
PRESIDENTE. L'onorevole Rizzi ha facoltà di replicare.
CESARE RIZZI. Signor ministro, posso capire che sarebbe dovuto venire a rispondere il ministro dell'interno. Mi dispiace solo che fino a un momento fa era presente una sua collega, il ministro Turco, la quale era interessata agli immigrati, ma che ha pensato bene di scappare.
PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, lei sa benissimo che quel che il Presidente della Repubblica intende dire nella sua libertà e nelle sua facoltà non è oggetto di valutazioni in quest'aula perché, come lei giustamente ritiene, mancherebbe un contraddittorio che, data la natura e la struttura istituzionale del nostro paese, non le è consentito.
L'onorevole Rizzi ha facoltà di illustrarla.
Chiedo pertanto di sapere quali siano le misure che intende adottare per arrestare una delinquenza dilagante, in continua ascesa, che mette in serio pericolo l'incolumità della popolazione italiana.
La richiesta del pubblico ministero è stata accolta dal GIP, che di conseguenza ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere per l'Ostovica. Anche l'ulteriore richiesta di convalida per omissione di soccorso è stata fatta propria dal giudice.
In merito alle ulteriori indagini, per esigenze del segreto investigativo, la procura non ritiene possibile, allo stato, ulteriori informazioni, che le farò avere non appena le avrò acquisite.
L'episodio ha destato evidentemente particolare sgomento e merita grande attenzione, perché va letto in riferimento alla complessiva disciplina dell'immigrazione (immigrazione, contrasto all'immigrazione clandestina, centri di trattenimento, controlli ed espulsioni), sulla quale tuttavia, come ho già avuto modo di dirle, nulla può né, evidentemente, deve dire il ministro della giustizia; potrà eventualmente - ove da lei interrogato - rispondere il ministro dell'interno.
Tuttavia, non voglio sottrarmi dal mio punto di vista, quello del ministro della giustizia, ad una considerazione: i reati vanno perseguiti e puniti, nel rispetto, come è ovvio, delle garanzie di tutti, ma
Non dimentichiamoci, caro ministro - credo che questo riguardi lei -, che vi sono personaggi i quali hanno commesso 50, 60 omicidi e sono in piena libertà.
Signor ministro, vi è una situazione piuttosto grave e quello che è accaduto è un fatto gravissimo: degli immigrati albanesi, che io considero delinquenti, ubriachi alla guida di fuoristrada corazzati ammazzano la gente per strada, avendo in tasca - guarda caso - il mandato di espulsione.
Se non siamo capaci di contrastare tali personaggi con i fuoristrada corazzati, tiriamo fuori i carri armati.
Ma ciò che più mi preoccupa è che la massima carica dello Stato - mi permetto di dirlo al Presidente della Repubblica - rilasci interviste sui giornali nelle quali sostiene che gli immigrati sono una risorsa, non sinonimo di criminalità, che vanno aiutati e che sono necessari per crescere. Ma per crescere cosa? Cosa vuol far crescere questo benedetto uomo? Voi non vi preoccupate degli uomini delle forze dell'ordine presenti sul territorio, che tutti i giorni rischiano di morire.