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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Sales n. 3-05062 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 3).
ISAIA SALES. Signor ministro, il gruppo Cirio è il gruppo agroindustriale italiano che più di ogni altro ha legato il proprio marchio al sud Italia. Da più di cento anni il nome Cirio ricorda le città di Napoli, di Castellammare, di Pagani e più recentemente di Caivano, Caserta e Capaccio. Nei mesi scorsi il gruppo Cirio ha presentato un piano industriale nel quale si prevede la chiusura degli stabilimenti di Pagani e Sezze e il mantenimento, nel sud, del solo sito di Caivano e lo spostamento di gran parte delle attività nel centro-nord. Chiudere gli stabilimenti di Pagani e Sezze e diminuire la presenza nel sud della Cirio è inaccettabile per noi meridionali. Questa decisione contraddice tutti gli impegni presi da Sergio Cragnotti con il Governo. Infatti, appena Cragnotti rilevò nel 1995 la Cirio dalle mani del signor La Miranda presentò un programma di investimenti per ben 300 miliardi, con siti industriali in Puglia ed un nuovo grande stabilimento a Pagani. Ritirato quel piano, Cragnotti ne presentò un altro nel 1997, per investimenti pari ad 80 miliardi, e lo illustrò nella sede della provincia di Salerno, alla presenza del ministro dell'agricoltura e del sottosegretario con delega per il Mezzogiorno dell'epoca. Questo impegno è stato ribadito fino a tutto il 1998: non si capisce quali novità siano intervenute tali da portare non solo a rinunciare al nuovo grande stabilimento nel sud, ma addirittura da spostare il cuore della produzione nel centro-nord.
PRESIDENTE. Il ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato ha facoltà di rispondere.
ENRICO LETTA, Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato. La Cirio Spa aveva effettivamente presentato un piano di riassetto industriale che prevedeva la chiusura dei siti produttivi di Pagani e Sezze, come l'onorevole Sales ha appena ricordato, e il ridimensionamento dello stabilimento di Caivano. Questo provvedimento, se attuato, avrebbe comportato un ridimensionamento fortissimo della produzione ed un colpo notevole alla realtà agricola del Mezzogiorno.
PRESIDENTE. L'onorevole Sales ha facoltà di replicare.
ISAIA SALES. Signor ministro, lei ha confermato che esistevano impegni del gruppo Cirio con il Governo: si dirà che nel mondo imprenditoriale le cose possono cambiare anche nel giro di pochi anni, ma quando si tratta della Cirio le cose cambiano in maniera così repentina che non se ne comprende la ragione.
L'onorevole Sales ha facoltà di illustrarla.
Il Ministero dell'industria, quando questa vicenda è diventata nota, si è attivato immediatamente, anche su sollecitazione delle forze sociali e dei parlamentari, ed ha ritenuto inaccettabile questa iniziativa, anche sulla base di ciò che era accaduto fino a quel momento e di quanto era stato pattuito e promesso da parte dell'azienda. Il Ministero dell'industria ha chiesto alla Cirio la presentazione di un nuovo piano industriale, che presenti come punto centrale lo sviluppo nel Mezzogiorno. Proprio in queste ore, i tecnici del Ministero dell'industria hanno ricevuto il nuovo piano industriale e lo stanno valutando. Secondo i nostri auspici, tale nuovo piano potrebbe condurre ad un accordo con le parti sociali entro la prossima settimana. Se questo accadesse, ovviamente avverrebbe sulla base di indicazioni in linea con quanto era stato fino ad oggi stabilito.
Come l'onorevole Sales ha ricordato, è evidente che, data la delicatezza della situazione, in questo momento non posso permettermi di aggiungere altro nel merito del piano, prima che ne sia stato completato l'esame. Posso quindi soltanto auspicare che l'intervento così deciso svolto da parte del Governo affinché la situazione subisse la svolta voluta porti ad una soluzione in linea con gli auspici dell'onorevole Sales, che corrispondono a quelli del Governo.
Quando il gruppo di Cragnotti ha acquistato dalla FISVI la Cirio ha venduto immediatamente la Bertolli; poi ha comprato le centrali del latte di Napoli, di Roma e di altre città e le ha rivendute alla Parmalat; ha comprato lo stabilimento di Sezze Romano poco più di due anni fa e adesso lo vuole chiudere; ha deciso di fare un nuovo investimento a Pagani e dopo due anni afferma che non intende più farlo. Ora, a sei anni dalla privatizzazione della Cirio, il cuore produttivo si sposta dal sud al centro-nord. Però, mentre per lo stabilimento di Sezze Romano si chiude e si indica la strada della trattativa con un nuovo imprenditore, ciò non avviene per l'altro stabilimento ed è proprio su questo punto che noi le chiediamo di intervenire, signor ministro.
Lo stabilimento di Pagani è presente in quell'area dal 1908, ci lavorano 330 persone, tra addetti fissi e stagionali. Perché, allora, si chiude uno stabilimento senza neppure tentare la strada di una trattativa con gli imprenditori locali che hanno una lunga tradizione nel settore? Le chiediamo, in conclusione, che la trattativa non si chiuda finché non sarà individuato un futuro per lo stabilimento. Si indichi una strada diversa, si contattino imprenditori disponibili e non si perda occupazione laddove ce ne è più bisogno.
Il Governo ritiene che il sud costituisca una priorità nazionale e non può, pertanto, accettare passivamente che un gruppo a partecipazione statale che, fino a sei anni fa, era tutto nel sud, una volta privatizzato, si stabilisca nel centro-nord.


