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GIOVANNI PILO. La pubblicità può marginalmente incoraggiare una persona che talvolta utilizza un dato prodotto ad
acquistarlo nuovamente, ma è improbabile che faccia cambiare idea a qualcuno che solitamente ne acquista un altro.
LUIGI GASTALDI. Noi siamo pronti ad accettare delle regole ma non il divieto. Se la regolamentazione andasse nella direzione di imporre che la spesa per gli spot televisivi non possa eccedere l'ammontare del finanziamento pubblico per le spese elettorali spettanti ai partiti, noi saremmo d'accordo.
FRANCESCO DI COMITE. Del resto tutto ciò è rintracciabile nelle stesse dichiarazioni del Presidente del Consiglio D'Alema, il quale solennemente afferma che questo paese vive un'assoluta anomalia, dovuta al fatto che alcuni mezzi di comunicazione sono in possesso del leader dell'opposizione. A parte, caro Presidente, che un testo di legge sul conflitto di interessi (già approvato dalla Camera) giace sepolto da più di un anno in Senato, realmente una persona seria come lei può
sostenere simili assurdità? Realmente lei disconosce che la sua parte politica ha egemonizzato il servizio pubblico radiotelevisivo, ha al suo servizio gran parte della carta stampata e intere schiere di intellettuali che giornalmente spiegano a noi rozzi uomini non di sinistra quanto sia ripugnante non esserlo? Ho troppa stima di lei per immaginare che dica sul serio. Allora, mi appello al suo buon senso, la smetta! E dica di smetterla anche alla sua maggioranza. Otterrete effetto alcuno, se non quello di convincere ancor più gli italiani che siete sempre uguali: totalitari e liberticidi. Per parte mia, mi impegno,glielo giuro, a convincere l'onorevole Berlusconi a perdere le prossime elezioni, risparmiandovi così altre fatiche legislative e risparmiando a questo paese ulteriori oscenità.
La pubblicità può incoraggiare l'acquisto iniziale di un nuovo tipo di prodotto, non ancora conosciuto. I produttori possono riuscire solo rarissimamente a creare una esigenza nei consumatori, tutt'al più, se sono proprio bravi, possono soddisfare esigenze latenti, o, fino a quel momento, invisibili. In questo caso, e solo in questo, il ruolo svolto dalla pubblicità si avvicina maggiormente al ruolo assegnatole dalla vulgata più diffusa, cioè quella che la pubblicità sappia stimolare le persone a fare quello che non hanno mai fatto. In genere, tuttavia, si tratta solo di provare un marchio particolare che non hanno ancora provato. È questo il caso di Forza Italia, ma senz'altro limitatamente al 1994.
Dopo tale fase il cosiddetto «riacquisto» dipende solo dalla soddisfazione ricavata dalla prova di tale prodotto, se di prodotto vogliamo parlare, visto che si insiste sugli spot. L'azione che la maggioranza compie con la pretesa di adottare questo provvedimento è sbagliata (direi «moralmente cattiva») proprio perché nasce dalla intenzione di ledere l'opposizione, è falsa perché sia fondata su un presupposto pure sbagliato.
Mentre invece è senz'altro vero che, poiché le diverse forze politiche hanno diverse forme organizzative, e diversi apparati, questa legge sancirebbe senza dubbio un privilegio per qualcuno (in questo caso per i partiti ben organizzati della sinistra) introducendo, o aggravando, distorsioni già molto forti, diverse da quelle che si pretende di combattere.
Nel settembre del 1994 sono stato invitato al festival dell'Unità, dove ho partecipato a una discussione tesa ma dolorosa e profonda proprio sui temi che si discutono in aula in questi giorni. Ho ascoltato in quella sede analisi e riflessioni più serie e fondate di quelle che ho sentito presentare e fare sul provvedimento in discussione. Rispetto a quella analisi oggi la sinistra fa un brutto passo indietro.
Purtroppo un risultato negativo questa legge, se sarà adottata, l'avrà e dovrebbe preoccupare molto più che gli effetti temuti da diverse parti. L'effetto che temo, e che si delinea già, è di riaprire quel clima di rifiuto a legittimarsi reciprocamente tra parti avversarie, che caratterizzò il 1994, e che noi non abbiamo voluto riproporre nel 1996, dopo la vittoria dell'Ulivo.
Resta da vedere quanto questo effetto è voluto, e da chi.
Permettetemi infine di sottolineare che è eclatante la disparità di trattamento fra stampa e televisione e la disparità di trattamento tra emittenti locali e nazionali come già hanno sottolineato alcuni colleghi.
Il mio pensiero, per concludere, è che voi della maggioranza non abbiate nulla da comunicare salvo le vostre continue contraddizioni, diversamente da noi che utilizziamo i mezzi d'informazione per proporre un programma chiaro di modernizzazione e di soluzione dei problemi del paese. E questo fatto vi spaventa e vi induce a metterci il bavaglio, che è poi l'unica chance che vi rimane per impedirci di ripetere in meglio il risultato elettorale delle ultime europee.

