Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 664 del 2/2/2000
Back Index Forward

Pag. 255


...
Sull'ordine dei lavori (ore 23,50).

PRESIDENTE. Come convenuto in precedenza, ha facoltà di parlare l'onorevole Vito.

ELIO VITO. La ringrazio, Presidente. Mi rivolgo alla cortesia dei colleghi presenti ritenendo che ciò che sto per dire riguardi tutto il Parlamento. Voglio infatti parlare di aspetti che incidono sulle decisioni politiche e sugli accordi politici che sono stati presi.
Presidente, le avevo chiesto di poter intervenire prima dell'ultima votazione, proprio per evitare questa situazione.

PRESIDENTE. Onorevole Vito, lei sa bene che non potevo darle la parola prima, perché avendo lei esaurito tutto il tempo a sua disposizione, se le avessi consentito di parlare nel corso dell'esame...


Pag. 256

ELIO VITO. Presidente, ma lei ieri...

PRESIDENTE. Mi faccia finire! Dicevo che, se le avessi consentito di parlare nel corso dell'esame del provvedimento, le avrei concesso un privilegio che avrei poi dovuto concedere anche ad altri; quindi le ho detto che le avrei dato la parola al termine della seduta.

ELIO VITO. Presidente, lei ieri, quando le ho fatto osservare che erano stati contingentati anche i tempi per i richiami al regolamento, mi ha detto: non si preoccupi, per quello vedremo!

PRESIDENTE. Infatti, ha parlato per un'ora!

ELIO VITO. Certo, perché quando ho chiesto di intervenire, per un richiamo al regolamento, lei mi ha detto che avrei potuto farlo al termine della seduta! In ogni caso ciò ha poca importanza, anche perché credo che quanto diciamo resterà a verbale e quindi nella storia del Parlamento e nell'opinione pubblica, per quanto ci riusciremo.
Lei ha giustamente ricordato, Presidente, che tutto ciò che costituisce statuto e diritti delle opposizioni è stato rispettato e garantito ulteriormente rispetto a quanto stabilisce il regolamento e poi ha detto: «attendo di essere smentito».
Presidente, vorrei brevemente svolgere due considerazioni. La prima è che i dati che lei ha fornito non tengono conto di quello che deve essere il criterio principale e sostanziale per garantire il rispetto dei diritti dell'opposizione e cioè la priorità e la tempestività degli argomenti richiesti dall'opposizione. Si può infatti garantire il raggiungimento formale della quota riservata all'opposizione attraverso l'esame di questioni che non sono quelle prioritarie o sostanziali indicate o magari iscrivendo le stesse in calendario quando però non sono più attuali o urgenti ad avviso dell'opposizione.
Noi abbiamo raggiunto questa quota, Presidente, in tal modo, ossia con molti provvedimenti presentati dall'opposizione che però non rientravano tra le priorità o le urgenze indicate e senza rispettare la tempistica da noi richiesta.
Ma c'è un altro fatto, signor Presidente, su cui intendo soffermarmi. A proposito del provvedimento in esame debbo dire che troppo spesso ci siamo trovati dinanzi a sue decisioni che hanno comportato, di fatto, conseguenze politiche vantaggiose per la maggioranza e per il Governo. Magari le conseguenze non sono volontariamente scaturite dalle sue decisioni, ma sta di fatto che sono state determinate da tali decisioni, cosicché possiamo dire che si giunge a queste condizioni e con questa maggioranza sul testo in esame grazie a quelle decisioni! Ne citerò soltanto due, per brevità. Il 16 dicembre la Commissione affari costituzionali avrebbe dovuto votare il testo base, ma la votazione è stata rinviata perché la maggioranza non aveva i numeri. In tal modo si è reso possibile, dal 16 dicembre al mese di gennaio, allorquando si è votato il testo base, ciò che non avrebbe dovuto esserlo: sono state fermate le bocce su richiesta della maggioranza e sono aumentati i giocatori! Ciò è avvenuto in due modi: consentendo alla maggioranza di spostare dei resti, con ciò contravvenendo ad una precisa norma del regolamento che lei ha sempre applicato nei nostri confronti, che prevede che si possa procedere a spostamenti in presenza di situazioni di violazione del rapporto maggioranza-opposizione, come si era verificato presso la X Commissione. Sono stati invece consentiti spostamenti di resti non per ripristinare il corretto rapporto maggioranza-opposizione nelle Commissioni in cui la prima era in minoranza, ma solo per la strumentalità della situazione che la maggioranza aveva visto determinarsi in seno alla I Commissione.
La decisione regolamentare di consentire questi spostamenti ha permesso alla maggioranza di fare a meno del Trifoglio e di potersi, quindi, rivolgere in modo diverso a questa componente che poneva questioni politiche, perché i suoi voti, nel frattempo, fermate le bocce, non erano più indispensabili. Ma in I Commissione è


Pag. 257

successa un'altra cosa ancora: la maggioranza si è rivolta a Rifondazione comunista ed è stato tolto il deputato in più del gruppo misto. La situazione che si è venuta così a determinare - il gruppo misto aveva otto deputati e non sette: sei unità e due resti, anziché sei unità ed un resto - se era irregolare, lo era da più di un anno. Tempestivamente, invece, l'onorevole Rebuffa è stato tolto dal gruppo misto, con una decisione che avrebbe potuto essere assunta anche dopo l'elezione del presidente e dopo l'adozione del testo base. Questa decisione ha, da una parte, spiazzato il Trifoglio e, dall'altra, ha obbligato in qualche misura il Governo e la maggioranza a scegliere l'accordo con Rifondazione comunista.
Ricostruisco i fatti per evidenziare in quale modo le decisioni e le interpretazioni regolamentari abbiano un'incidenza sulla vita politica e comportino scelte e conseguenze su di noi. Vi è poi un'altra questione, signor Presidente: il presidente Pisanu, in aula, ha più volte fatto osservare - e anch'io l'ho fatto in I Commissione - come non fosse giusto che la proposta di legge relativa alla Commissione d'inchiesta su Tangentopoli, inserita nel calendario dell'Assemblea su richiesta dell'opposizione, fosse poi diventata la proposta della Commissione d'inchiesta dell'onorevole Crema. Abbiamo contestato questa decisione in Commissione. La presidente Jervolino ha correttamente bloccato i lavori della Commissione e ha fatto chiedere al Presidente Violante se fosse obbligata o meno ad adottare il testo base dell'opposizione. Ci è stato risposto che non c'era quest'obbligo regolamentare.

PRESIDENTE. Lei sta dicendo una serie di cose inesatte. Questa è la più grave. Risponderà poi la presidente Jervolino.

ELIO VITO. Possiamo leggere il verbale. Abbiamo chiesto al presidente Jervolino se vi fosse un obbligo regolamentare della Commissione di adottare il testo base proposto dal presidente Pisanu. Ci è stato risposto che non vi era tale obbligo, ma che vi era la consuetudine di alcune Commissioni che avevano adottato il testo base richiesto dalle opposizioni e iscritto nel calendario dell'Assemblea.

PAOLO ARMAROLI. Esattamente!

ELIO VITO. Questa decisione ha, di fatto, comportato che giungesse in aula il testo Crema con il quale, peraltro, abbiamo convenuto. Ciò ha rappresentato l'occasione perché i colleghi del Trifoglio ritenessero di poter fare un passo indietro sul provvedimento della par condicio ed ha consentito alla maggioranza di recuperare il Trifoglio, grazie alla scelta della proposta dell'onorevole Crema sulla Commissione d'inchiesta su Tangentopoli.
Vi è stata la riunione della Giunta per il regolamento nella quale lei, Presidente, con molta correttezza ha sostanzialmente accolto, sia pure in via interpretativa, il nostro rilievo, perché ha detto che riteneva possibile adottare, consensualmente, una prassi per la quale, nell'esame dei progetti di legge rientranti nella quota riservata ai gruppi di opposizione la Commissione, anche attraverso l'opportuna revoca degli abbinamenti effettuati ex officio, assumesse, quale testo base, il progetto di legge cui si riferiva la richiesta delle opposizioni.
Tutto ciò ha assicurato un rispetto solo formale dello statuto delle opposizioni che, sostanzialmente, ci è stato riconosciuto solo dopo che il danno si era verificato. Se questa autorevole interpretazione della Giunta per il regolamento fosse giunta prima, o nel momento in cui la Commissione affari costituzionali stava per adottare il testo base, avrebbe avuto una diversa incidenza sullo svolgimento dei lavori sia in Commissione affari costituzionali sia in aula. Per non parlare poi, Presidente, delle condizioni nelle quali stiamo ora intervenendo, come dicevo anche prima che ci fosse concesso il tempo per fare richiami al regolamento dopo la mezzanotte.
Sono solo due esempi, Presidente, ne potremmo fare di più - e ne faremo di più - per dimostrare che, a riconoscimenti


Pag. 258

formali dei diritti delle opposizioni, corrispondono, invece, prese di posizione ed interpretazioni che hanno conseguenze politiche a favore della maggioranza.
Ciò che noi vorremmo si realizzasse in quest'aula è che l'opposizione potesse lottare con i soli strumenti del regolamento contro il Governo e contro la maggioranza. Vorremmo che si creasse una situazione nella quale la maggioranza fosse costretta ad utilizzare da sola gli strumenti della politica e dei numeri - se li ha - ed anche quelli del regolamento per sconfiggere le opposizioni. Frequentando i corridoi, il Transatlantico e l'aula, già da giovedì della scorsa settimana, quando si era giunti in quelle condizioni all'esame di questo importante provvedimento, ho avuto modo di sentire: tanto Violante, la settimana prossima, procederà al contingentamento!». Vorrei che questo la maggioranza non potesse più dirlo, nell'interesse della maggioranza stessa, nostro ed anche nel suo, Presidente. Non deve cioè più esservi il retropensiero, l'alibi della maggioranza, che può fare a meno di sfidare l'opposizione, di utilizzare i propri strumenti regolamentari, di fare quello che avrebbe dovuto attuare la settimana scorsa per sconfiggerci.
La maggioranza su questo provvedimento avrebbe dovuto vincere senza il contingentamento dei tempi, senza mettere in difficoltà il Presidente Violante e senza dire, come faceva giovedì scorso: «tanto la settimana prossima Violante contingenterà i tempi».
Queste sono le regole della democrazia che noi vorremmo, Presidente, perché era evidente che anche un esame di questo provvedimento senza contingentamento dei tempi avrebbe avuto comunque una conclusione, dal momento che nulla è eterno, neanche l'ostruzionismo, e che la maggioranza aveva gli strumenti - la settimana scorsa e in quelle precedenti -, anche senza contingentamento, per far ridurre il numero dei nostri interventi, per portarci a votare gli emendamenti ed anche per concludere la votazione degli emendamenti stessi. Non si sarebbe dovuta però rifugiare dietro le sue decisioni, Presidente, decisioni che, a questo punto, riteniamo particolarmente ingiuste nei nostri confronti, anche perché, come abbiamo detto - e non ci tornerò -, il contingentamento dei tempi che è stato adottato è tale che il tempo complessivo dedicato all'esame di questo provvedimento tra la scorsa settimana e questa in corso è inferiore a quello di un solo calendario. Aggiungo che l'inserimento del provvedimento negli ultimi giorni del calendario di gennaio - e solo negli ultimi giorni - è stato deciso esclusivamente per responsabilità della maggioranza, cioè per consentire a quest'ultima di fare nel frattempo gli spostamenti di Commissione di cui si diceva e di trovare il proprio compattamento (congresso o non congresso, Trifoglio o Rifondazione; la storia è sotto gli occhi di tutti).
Queste, Presidente, sono le ragioni per le quali noi riteniamo che, sostanzialmente, in questa Camera non siano stati né rispettati né riconosciuti i diritti dell'opposizione ed è questo il motivo per il quale continuiamo a richiamarci a tali principi.

FABIO MUSSI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Avrei preferito rispondere immediatamente. Comunque, presidente Mussi, ha facoltà di parlare.

FABIO MUSSI. Sento il dovere di dire due parole perché, francamente, credo siamo stati molto pazienti (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)...

NICOLA BONO. Ero preoccupato: tre parole e non c'era una provocazione!

ANTONIO LEONE. Che fa, ci mena?

FABIO MUSSI. ...molto pazienti perché più le ragioni dell'onorevole Vito appaiono infondate, più le cifre lo smentiscono, più egli insiste in una battaglia che appare capziosa ed infondata...


Pag. 259

PAOLO ARMAROLI. Questa sera non sei in giornata buona, Mussi, non sei in forma!

PRESIDENTE. Onorevole Armaroli, lo lasci finire. Non interrompa. Se vuole poi chiederà la parola. Stia tranquillo (Commenti del deputato Armaroli).
Onorevole Armaroli, abbiamo la notte davanti. La smetta.

FABIO MUSSI. ... volta a delegittimare il Presidente della Camera e a colpire la libertà del Parlamento, che è fondata sulle norme stabilite nella Costituzione e nel suo regolamento.
Noi abbiamo consensualmente riformato il regolamento della Camera. In questo nuovo regolamento sono contenute, in particolare, due novelle. La prima riguarda i tempi riservati all'opposizione e le cifre sono esattamente quelle che ieri ha fornito il Presidente della Camera.
Il regolamento prescrive che l'opposizione ha diritto di iscrivere all'ordine del giorno una certa quota di argomenti - ripeto, di argomenti - che essa propone e sceglie.

PAOLO ARMAROLI. No, progetti di legge!

FABIO MUSSI. La norma sugli argomenti non toglie alle Commissioni il diritto, come è stabilito in altri articoli del regolamento, di portare in aula il testo che viene deciso dalle Commissioni medesime.
Nella Conferenza dei presidenti di gruppo ci è stato più volte richiesto un gesto politico (ricordo l'ultima volta: la legge sull'abolizione delle tasse di successione) che consentisse non solo di proporre l'argomento, ma di portare in aula il testo desiderato dall'opposizione. Si è dunque compiuto il gesto politico di consentire che ciò potesse avvenire, cosa che non costituisce un principio, né un diritto e nemmeno un precedente, perché i poteri delle Commissioni restano quelli stabiliti e quando si è cambiato il regolamento nessuno ha proposto che questi poteri venissero modificati.

ELIO VITO. Allora il nostro diritto non c'è!

FABIO MUSSI. Non è vero e dovevate sollevare obiezioni quando abbiamo votato insieme il regolamento.

NICOLA BONO. Allora era una riforma truffa!

FABIO MUSSI. L'altra novella regolamentare è quella sul contingentamento dei tempi. Tale contingentamento è una garanzia della votazione, e della conseguente approvazione o reiezione, dei provvedimenti che qui si discutono...

ELIO VITO. Non l'ho contestato!

FABIO MUSSI. ... in tempi certi. In secondo calendario...

ELIO VITO. Qui è diverso (Commenti del deputato Guerra)!

PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA. Cosa urli, intollerante!

PRESIDENTE. Onorevole Scarpa Bonazza Buora, da lei non me l'aspettavo proprio, mi scusi.

FABIO MUSSI. ... con il contingentamento sono chiari i tempi stabiliti; pertanto, non si può usare una quantità di tempo à gogo. Infatti, il contingentamento stabilisce che spetta «X, Y e Z». Quando si contingenta, la maggioranza non può esercitare certi suoi poteri come, ad esempio, quella di chiedere la chiusura anticipata della discussione sulle linee generali.

ANTONIO LEONE. Lo poteva fare prima!

FABIO MUSSI. A seguito di un accordo, nel regolamento si è stabilito che, in secondo calendario, si sa quanto duri la discussione e quando un provvedimento venga votato.


Pag. 260

In questo caso, data l'insistenza sull'eccezionalità (valutazione che mi permetto sommessamente di contestare), il Presidente...

PAOLO ARMAROLI. È oggettiva, non soggettiva! Se non sa quello che dice, faccia parlare l'onorevole Guerra!

FABIO MUSSI. Armaroli, ti vedo in stato di sovreccitazione!

PRESIDENTE. Onorevole Armaroli, non so se ridere o arrabbiarmi, decida lei.

FABIO MUSSI. Armaroli, non ti si addice la sovreccitazione!

PAOLO ARMAROLI. Non si possono sentire queste cose!

FABIO MUSSI. È sconsigliata anche l'eccitazione semplice!
Dicevo che il Presidente della Camera, senza neppure interpellare i gruppi della maggioranza, ha autonomamente deciso un raddoppio dei tempi a disposizione, cosa che non è mai stata consentita nella storia parlamentare, tanto più con il nuovo regolamento.

PAOLO ARMAROLI. Hai la memoria corta!

FABIO MUSSI. La verità è che vi siete aggrappati al regolamento per contestare il diritto di questa istituzione di discutere ed alla fine di votare secondo le maggioranze politiche decise...

MARIO LANDOLFI. Dagli elettori?

FABIO MUSSI. ... dagli elettori e da liberi accordi politici in questa Camera (Vive proteste dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)...

MARIO LANDOLFI. Non è vero! Da Mastella, non dagli elettori!

PRESIDENTE. Dagli elettori e dagli eletti.

FABIO MUSSI. ...un provvedimento che noi riteniamo giusto e che abbiamo il diritto, alla fine, di vedere votato.
Voglio rimanga agli atti che, da parte dell'onorevole Vito, è stato sferrato un attacco...

ELIO VITO. Attacco?

FABIO MUSSI. ...alla vita normale, stabilita dal regolamento, della Camera. Questo sforzo di delegittimare...

ELIO VITO. Sono critiche!

FABIO MUSSI. ...la Camera e il suo Presidente non andrà a buon fine.
Resterà agli atti parlamentari, onorevole Vito, che avete dato l'assalto ad...

MARIO LANDOLFI. Haider!

FABIO MUSSI. ...una casamatta sbagliata. Noi, invece (Commenti del deputato Bono), vogliamo riconoscere al Presidente della Camera di essersi comportato con molta sobrietà e saggezza. Avendo scritto assieme a voi questi regolamenti, ne pretendiamo, da parte nostra e da parte vostra, l'integrale rispetto.

ELIO VITO. Noi li rispettiamo, voi no!

PAOLO ARMAROLI. Il regolamento è uno!

ANTONIO LEONE. Smentiscilo, Guerra!

ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, sulla questione sollevata dal collega Vito, relativa alla scelta da parte della Commissione affari costituzionali della proposta di legge del collega Crema come testo base nella discussione relativa all'istituzione della Commissione parlamentare


Pag. 261

d'inchiesta su Tangentopoli, ho già riferito in aula e mi rifaccio completamente alle dichiarazioni rese in quella circostanza che, comunque, sinteticamente ricorderò dopo aver premesso, con molta chiarezza, che mi assumo tutte le responsabilità della decisione adottata e che nulla mi è stato imposto dal Presidente della Camera. Quando si è conclusa la discussione generale, ho chiesto - com'era mio dovere - al relatore quale tra i testi presenti in Commissione intendesse scegliere come testo base; il relatore mi ha indicato il testo della proposta di legge del collega Crema.
Allora è vero quanto correttamente ricorda il collega Vito. Mi è stato obiettato che non si poteva scegliere il testo della proposta Crema perché l'argomento relativo alla istituzione della Commissione d'inchiesta su Tangentopoli era già calendarizzato in aula ed era calendarizzato con riferimento alla proposta Pisanu e ad altre proposte abbinate.
A quel punto, è vero, ho sospeso la discussione in Commissione per accertarmi se questo fatto - cioè che l'argomento fosse già calendarizzato con riferimento alla proposta di legge Pisanu - facesse venir meno o no il principio generale in base al quale tra le varie proposte di legge la Commissione è libera di scegliere quella che ritiene opportuna e quella che il relatore propone.
A questo punto, nulla mi è stato imposto dal Presidente. Dagli uffici mi è stato fornito del materiale - che ho fatto vedere anche ai colleghi - che era composto sostanzialmente da due documenti. Uno di tali documenti faceva riferimento ad un caso precedente che si era verificato nella Commissione finanze, in base al quale, non per un obbligo regolamentare, ma per un accordo politico fra le varie forze presenti in Commissione, era stato scelto come testo base quello calendarizzato in aula. È quindi vero che vi era un precedente, ma era un precedente di carattere politico e non un obbligo di carattere regolamentare (Commenti del deputato Pisanu)!
Poi, mi è stato fatto presente dagli uffici - fatto del resto confermato anche dal collega Armaroli e dagli altri colleghi che fanno parte della Giunta per il regolamento - che in sede di Giunta per il regolamento il problema era in discussione: si era iniziata la discussione, ma non si era giunti ad alcuna decisione definitiva! Non vi era quindi alcuna norma che modificava il principio generale in base al quale una Commissione è libera di scegliere il testo base che ritiene opportuno. Faccio riferimento ai verbali della I Commissione: quanto sto dicendo oggi in aula l'ho riferito ai colleghi della Commissione e, sulla base di una autonoma e libera decisione della stessa e non per imposizione del Presidente della Camera, abbiamo scelto come testo base quello del collega Crema, perché non eravamo obbligati a fare altrimenti!
In questo senso, ho riferito - in questo caso faccio riferimento al verbale della seduta dell'aula - il giorno successivo, quando il problema è stato sollevato in aula.
Credo quindi che vi sia stata una assoluta correttezza nel comportamento della I Commissione, che ha peraltro deciso in piena autonomia e in piena libertà.

DANIELE ROSCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DANIELE ROSCIA. Presidente, a lei attribuiscono responsabilità anche di carattere politico; non me ne voglia, ma non penso che riesca a sciogliere alcuni nodi politici che si sono formati in questi mesi. Onorevole Vito, faccio l'elenco: non vi è stato solo il problema del Trifoglio, ma anche quello della Lega che al Senato ha votato in un modo e alla Camera sta votando in un altro modo!
Guardi un po' il risultato della sua impresa, perché lei ha condotto l'ostruzionismo nel modo che abbiamo visto. Le chiedo: come opposizione liberista che cosa ha ottenuto? Che la maggioranza ha ottenuto i voti di Rifondazione comunista (che ha giocato le proprie carte).


Pag. 262

Che cosa ha determinato tutto ciò? Che la RAI resterà ancora un'impresa pubblica! Noi, della Lega, che abbiamo combattuto contro il canone, ma dovremo pagarlo ancora per tante volte!
Onorevole Vito, questo è il risultato forse della sua inefficacia e della sua incapacità di conduzione politica. Non si deve poi lamentare con il Presidente Violante: non ha questi poteri! Se il Presidente Violante disponesse di tali poteri, sarebbe veramente grave!
Mi ricordo che un tempo il Presidente della Camera veniva eletto nelle file dell'opposizione. Siamo stati noi nel 1994 che abbiamo innovato eleggendo il Presidente della maggioranza. È inevitabile che le pulsioni «sinistorse» - mi scusi, signor Presidente -...

NICOLA BONO. Con rispetto parlando!

DANIELE ROSCIA. ...non possano essere messe nel cassetto.
Allora bisogna fare mea culpa, avere un po' di memoria, non secolare ma di qualche anno, e sapere che quando si è in maggioranza si deve fare la maggioranza, perché questo è ciò che mi aspetto, e quando si fa l'opposizione si deve fare l'opposizione correttamente.

MARIO LANDOLFI. Tu dove stai?

DANIELE ROSCIA. Per quanto mi riguarda, ho fatto l'oppositore su questo provvedimento. Ho parlato quattordici minuti. Questa mattina si è persa mezz'ora per distribuire questi quattordici minuti e non siete stati neppure in grado di riempirli fino ad un'ora e dieci! Questo è il risultato! Allora fate un po' di mea culpa.
Sui risultati politici, poi, fate un'altra riflessione perché, se andate avanti di questo passo, cari amici di Alleanza nazionale, ve l'ho detto oggi e ve lo ripeto stasera anche se è passata la mezzanotte, vedrete alla fine Berlusconi dove vi porterà!
Seguite l'onorevole Vito e poi vi accorgerete dove vi ritroverete anche in queste elezioni politiche!

AMEDEO MATACENA. Alla vittoria!

PAOLO ARMAROLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO ARMAROLI. L'onorevole Mussi è una simpatica persona. Lo dico seriamente. Anche se è un avversario politico ho un buon rapporto con lui, credo. Scherziamo insieme...

PRESIDENTE. Non lo guasti stasera.

PAOLO ARMAROLI. No, no. Abbiamo una toscanità comune fatta di battute sferzanti. A me, quelle dell'onorevole Mussi, anche quelle più irritanti, divertono. Devo dire però che stasera egli ha dato il meglio del peggio (Applausi del deputato Matacena).
Probabilmente ha dato il meglio del peggio perché siamo un po' tutti stanchi e quindi l'onorevole Mussi e chiunque di noi può dire qualche sciocchezza, a cominciare da me, si capisce. Se egli avesse consultato il suo vicino del banco di sotto, l'onorevole Mauro Guerra, che tutti noi del club della Giunta per il regolamento stimiamo, probabilmente le avrebbe dato qualche suggerimento e probabilmente non le avrebbe fatto dire le cose che in un momento non di ira (mi creda, le parlo con il cuore in mano) non avrebbe detto. Ad esempio, non avrebbe detto che il Presidente Violante non ha mai concesso dei supplementi nel contingentamento dei tempi.

FABIO MUSSI. Non ho detto questo.

PAOLO ARMAROLI. Del Presidente Violante si può pensare qualsiasi cosa, ma non si può certo dire che sia un imbecille.

PRESIDENTE. Spero che anche Mussi non pensasse questo.

PAOLO ARMAROLI. Noi tutti crediamo che sia una persona intelligente, ma se un Presidente di Assemblea, comunque la pensi, tiene le briglie troppo


Pag. 263

strette, finiscono poi per nascere gli incidenti che si sono verificati anche in questa occasione non solo sul merito del provvedimento (anzi, onorevole Mussi, visto che lei è toscano come me, sul demerito del provvedimento), ma anche in riferimento alla Conferenza dei presidenti di gruppo che sta diventando un tiranno senza volto. Voi avete fatto pressione presso il Presidente della Camera. Quando non c'è accordo, è il Presidente che si assume la responsabilità, ma è chiaro che, se voi premete da una parte e l'opposizione, legittimamente rivendicando i propri diritti, dall'altra, il punto di mediazione sarà - mi consenta signor Presidente, ma questa non è una parzialità nei suoi confronti - un po' più verso la maggioranza.
Se la maggioranza dice tutto e subito, un Presidente della Camera dice: due settimane. E ci si concorda su una settimana.
Se la Conferenza dei presidenti di gruppo avesse potuto trovare un accordo unanime e avesse stabilito che nella seconda settimana di febbraio si sarebbero contingentati i tempi, onestamente ritengo che non vi sarebbero state tensioni per quanto riguarda la procedura in aula. Infatti, voi avreste tolto all'opposizione ogni alibi per dire che i suoi diritti erano stati conculcati. Quindi, in Conferenza dei presidenti di gruppo, voi della maggioranza vi siete comportati male ed avete ottenuto un tenue successo, ma l'avete pagato perché la vostra è una vittoria di Pirro.
Per quanto riguarda, poi, la sua difesa d'ufficio del Presidente Violante, a parte il fatto che, a mio avviso, il Presidente Violante si può tranquillamente difendere da solo e non ha bisogno di difensori d'ufficio...

PRESIDENTE. Si potrebbe ricordare una battuta di Totò!

PAOLO ARMAROLI, Relatore di minoranza. Osservo, comunque, che ella ed il suo partito, che siete stati per decenni all'opposizione, accipicchia quanta strada avete fatto per dimenticarvi le battaglie dell'opposizione e per non volerle far fare agli altri...

FABIO MUSSI. In quarant'anni, tre volte l'ostruzionismo!

PAOLO ARMAROLI, Relatore di minoranza. In quarant'anni non avete imparato nulla e tutto avete dimenticato, onorevole Mussi.
Per queste ragioni, concludo... Onorevole Mussi, mi vuole ascoltare? Fa bene a consultarsi con l'onorevole Guerra. Vede, lo dico senza ironia, ogni giorno che affrontiamo i lavori in aula, anche per il vostro comportamento, che non è dei più pregevoli, arriviamo in questa sede e spesso non sappiamo a che gioco giocate, quali saranno le regole del gioco della giornata. Questo, onorevole Mussi, è gravissimo.
Quindi, se lei si darà una calmata, farà un regalo al suo partito, perché toni un po' esasperati come quelli che ha adoperato stasera, mi creda del tutto a sproposito, ascolti dopo la seduta l'onorevole Mauro Guerra che le potrà dare ottimi consigli...

MAURO GUERRA. Prima passo da lì e lo spiego anche a te!

PRESIDENTE. Onorevole Armaroli, se può avere considerazione per noi...

PAOLO ARMAROLI. Comunque, signor Presidente, al di là delle statistiche (tutti ricordiamo la media di un pollo di Trilussa, con chi mangia due polli e chi non ne mangia nessuno), per concludere, in Giunta per il regolamento riproporremo questo problema in maniera forte e decisa, poiché ci auguriamo che in futuro le regole del gioco siano pienamente rispettate, onorevole Mussi, da parte di tutti.

BEPPE PISANU. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


Pag. 264

BEPPE PISANU. Signor Presidente, credo che siamo tutti un po' stanchi e forse la stanchezza gioca scherzi un po' a tutti. Desidero precisare, intanto, per chi non lo ricordasse, che l'onorevole Vito è vicepresidente vicario del gruppo parlamentare di Forza Italia, per cui, quando interviene, parla a nome del gruppo e, quando muove osservazioni, le muove a nome del gruppo per ragioni politiche esplicite e non certo per impiantare contrasti personali con chiunque, tanto meno con il Presidente della Camera.
L'onorevole Vito ha semplicemente cercato di dimostrare, signor Presidente, che decisioni da lei prese, o in qualche modo da lei accettate, ed in un caso oserei dire subite, hanno prodotto effetti politici che hanno avvantaggiato la maggioranza. Ad esemplificazione di ciò, ha richiamato il caso della sostituzione, nell'ordine del giorno deliberato dalla Conferenza dei presidenti di gruppo, della mia proposta di legge sull'istituzione della Commissione d'inchiesta con la proposta di legge dell'onorevole Crema. Noi abbiamo sostenuto, e continuiamo a sostenere, a norma di regolamento, che la Commissione affari costituzionali non aveva affatto il diritto di sottrarre all'opposizione lo spazio che il regolamento gli riserva; per noi, quell'iscrizione all'ordine del giorno era a copertura dello spazio che il regolamento riserva all'opposizione.
Collega Mussi, non giochiamo con le parole: «spazio riservato all'opposizione» vuol dire che si riconosce a quest'ultima il diritto di portare in aula, alla valutazione dell'Assemblea, i provvedimenti che essa propone. Ciò emerge con assoluta chiarezza - gli atti esistono - dal dibattito che si è svolto, a suo tempo, in sede di predisposizione del nuovo regolamento della Camera dei deputati. Del resto, questa interpretazione è stata autorevolmente confermata dal Presidente della Camera.
Onorevole Jervolino, quando noi abbiamo stilato quella nuova norma regolamentare, sapevamo benissimo quali erano i poteri delle Commissioni in sede di scelta dei testi base da portare al dibattito in aula. Quella violazione è stata operata, tuttavia non stiamo più a giocare con il regolamento, diciamocelo senza acrimonia: la verità vera è che avete fatto un'operazione politica di piccolissimo, anzi infimo cabotaggio per captare la benevolenza di una delle foglie del Trifoglio, regalando all'onorevole Crema uno spazio politico che non gli era dovuto e che era indebitamente sottratto a Forza Italia e al Polo delle libertà, che non da un giorno, ma da due anni - ripeto: da due anni - conducono la battaglia per l'istituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta.
Presidente, raccolgo il suo legittimo richiamo; quello che Vito voleva dire, con la piena condivisione di tutti i colleghi del gruppo, era semplicemente questo: decisioni prese, o accettate o subite hanno indebitamente, ingiustamente portato un danno politico all'opposizione e un vantaggio politico indebito alla maggioranza. Vorremmo che queste cose non si verificassero più. Poi, la maggioranza ha i numeri, vinca, stravinca, faccia ciò che vuole, tutto legittimo ma nel rispetto delle regole.
Onorevole Mussi, un ultimissimo appunto: francamente non mi pare né leale né corretto rivolgerti a noi dicendoci che ci dovevamo pensare prima di votare quella proposta di modifica del regolamento. Tale proposta è nata da uno sforzo comune di collaborazione e tu non devi dire cose che finiscono per farlo passare come una furbata vostra, subita dai fessi dell'opposizione che, invece, si sono adoperati per arrivare ad un regolamento il cui obiettivo fondamentale era quello di rendere più agevoli i lavori della Camera e più efficiente il Governo della nostra democrazia (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Pisanu.
Colleghi, innanzitutto chiedo scusa al personale della Camera che è presente oltre la mezzanotte per assisterci nei lavori e per questa ragione non darò la


Pag. 265

parola a nessun altro, perché si è già parlato abbastanza.

AMEDEO MATACENA. Signor Presidente, chiedo di parlare.

PRESIDENTE. No, basta. Intendo rispondere, invece, alle questioni che sono state poste.
Innanzitutto vorrei ribadire che, come i colleghi sanno, la mia personale opinione è che, quando l'opposizione chiede che un determinato progetto di legge venga esaminato, deve essere proprio quel progetto ad andare in aula. Lo sapete bene, tant'è che in un'occasione, in cui mi è stato richiesto, ho fatto valere tale opinione.
Nel caso del quale si parlava, la presidente Jervolino Russo mi interpellò; io ero impegnato negli esami del concorso per documentaristi e le dissi che ci avrei riflettuto un attimo e poi l'avrei richiamata. Forse riflettei un attimo di più, richiamai la presidente, ma non riuscimmo più a parlarci; credo che lei stessa lo possa confermare.
Voi conoscete bene la mia personale opinione sulla questione, ribadita non solo in quell'occasione, ma successivamente anche in sede di Giunta per il regolamento, come il presidente Armaroli ha correttamente precisato.
Quindi, ritengo un po' ingiusto dire che la presidente Jervolino Russo ha scelto quel testo su mia indicazione: ciò è davvero inesatto e non ha fondamento.
So bene che non è intenzione né del collega Vito, né del collega Pisanu o di altri porre il problema della legittimazione o delegittimazione del Presidente: so bene che non è così e forse è stata usata una parola di troppo a questo proposito.
È in corso una discussione intorno allo statuto dell'opposizione, come i colleghi sanno, per vedere cosa debba essere messo a punto. La mia opinione è che questo problema - se mi permettete -, per quello che posso capire, non si pone per l'Assemblea, ma per le Commissioni; comunque poi vedremo se si pone anche per l'Assemblea.
Sulle questioni che qui specificamente sono state poste, ripeto che per il disegno di legge le cose sono andate nel modo che ha detto la presidente Jervolino Russo e che confermo. Per quanto riguarda la questione della Commissione affari costituzionali, colleghi, voi sapete bene che mi sono trovato di fronte ad una formazione illegale della Commissione, perché i membri erano cinquanta, mentre dovevano essere quarantanove.
In precedenza il problema non si poneva, perché erano nei termini consentiti; quando sono diventati cinquanta, avendo una serie di parti politiche chiesto legittimamente di riempire le proprie «caselle vuote», mi sono dovuto porre il problema (Commenti del deputato Vito) di quale fosse il deputato che doveva essere escluso. Ho cercato a lungo di fare in modo che il presidente Paissan, mediando tra i gruppi, trovasse una soluzione nel gruppo misto, ma questa soluzione non è stata trovata. A quel punto mi è sembrato che l'unica soluzione, in una Camera rappresentativa, fosse quella della rappresentatività, ed essendo uno dei colleghi non appartenente ad alcuna componente mi sembrava che fosse lui il collega che dovesse andare via, né mi è stata suggerita da alcuno una soluzione diversa rispetto a questa. Questo è il motivo per cui ciò è stato fatto allora.
Se avessero votato in cinquanta, come già era stato annunciato da qualcuno, si sarebbe detto che il collegio era illegale e che non poteva procedere all'elezione del presidente un collegio illegalmente costituito. Si trattava, infatti, di un seggio elettorale illegalmente costituito, poiché doveva essere composto da quarantanove persone, mentre era composto da cinquanta. Questo è il motivo per cui si è operato così in quel momento.

ELIO VITO. Dove sta scritto?

PRESIDENTE. Risulta dalla ripartizione che avviene tra il numero delle componenti, il numero dei gruppi e il numero delle Commissioni. Si studi un po' le cose e vedrà, onorevole Vito.


Pag. 266

ELIO VITO. È il secondo testo che era di più!

PRESIDENTE. Onorevole Vito, le assicuro che ho molta pazienza e anche stima nei suoi confronti, ma lei non deve portarla ai margini massimi.

ELIO VITO. Secondo me c'è un equivoco davvero.

PRESIDENTE. Lo vedremo. Non pretendo di dire la verità, ma sto spiegando quali sono le modalità secondo le quali ho agito, in quanto, sulla base del numero dei gruppi e del numero delle componenti, oggi le Commissioni non possono avere meno di trentanove e più di quarantanove membri. Se succede qualche altra cosa nei gruppi, i numeri cambiano, ma, allo stato, nel momento in cui si votava, le condizioni erano quelle.
Per quanto riguarda il problema del contingentamento, sono disposto a discutere di tutto, ma, colleghi, mi sembra un po' troppo, anche perché non è mai stato così quando è stato applicato il contingentamento; anche prima che fosse possibile il contingentamento fin dal primo calendario, non si poteva ritenere che il non contingentamento dovesse riguardare tutto un calendario, cioè che per tre settimane si debba discutere e poi si può contingentare: credo che davvero non sia ragionevole richiederlo.

ELIO VITO. Perché no?

PRESIDENTE. Qualcuno mi potrebbe dire: «Perché hai messo quel tema all'ultima settimana, invece di metterlo prima?» Perché avevamo altre cose urgenti da fare prima e naturalmente inserirlo prima significava impegnare tutta la settimana. Il regolamento mi consentiva di utilizzare una settimana per questo, cosa che è stata fatta.
Tra l'altro, se voi sommate i tempi con i quali si è discusso di questa questione, potrete verificare che i tempi legittimamente utilizzati dall'opposizione su questo provvedimento sono stati maggiori da quelli utilizzati per l'ultima legge finanziaria. Sono stato ripreso da un presidente di gruppo, il quale mi ha contestato di aver ecceduto nel concedere i tempi all'opposizione su questa materia. La cosa non mi crea problemi; mi è sembrato giusto, vista l'importanza del provvedimento. Queste sono le ragioni per le quali sono state assunte le decisioni prese.

PAOLO ARMAROLI. Chi era il De Rege?

PRESIDENTE. Il collega Soro, che è intervenuto in aula dicendo che non erano d'accordo sui tempi concessi all'opposizione: lo ha detto chiaramente in quella sede, oltre ad averlo detto nella Conferenza dei presidenti di gruppo oggi, legittimamente, è chiaro.
Non potete ritenere che un presidente di Assemblea, chiunque esso sia, sia bravo soltanto quando riconosce i diritti dell'opposizione e non riconosce quelli della maggioranza. È una posizione difficile, perché bisogna riconoscere i diritti giusti dell'opposizione, ma anche i diritti giusti della maggioranza. Mi è stato contestato oggi di averne riconosciuti troppi all'opposizione e meno alla maggioranza. Non so se sia così; questo fa parte dell'equilibrio dei rapporti.
Voglio dire, comunque, colleghi, che poiché stiamo riflettendo seriamente su come inverare in termini più forti il regolamento anche sul versante dell'opposizione e non solo - come mi si dice - su quello della maggioranza, tutto quello che è possibile chiarire e definire, come ho già detto in altra sede, si potrà definire. Non è questo, dunque, il problema.
Sulla base dei dati e dei comportamenti, non mi sembra che si possa ritenere che la Presidenza, nella gestione dell'Assemblea o in quella dei calendari, abbia conculcato i diritti dell'opposizione. Comunque, sono assolutamente disponibile a valutare la situazione. I dati oggettivi sono quelli che sono; il resto potremo valutarlo con grande tranquillità.

Back Index Forward