Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 655 del 20/1/2000
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Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 15,02).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.

(Indagini in materia di contrabbando di sigarette)

PRESIDENTE. Cominciamo con l'interpellanza Volonté n. 2-02138 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 1).


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L'onorevole Tassone, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di illustrarla.

MARIO TASSONE. Signor Presidente, signor sottosegretario, l'interpellanza urgente in esame risale al 16 dicembre 1999 e nasce da una notizia apparsa sul Corriere della Sera del 12 dicembre 1999.
Vorrei precisare che, con convenzione dell'aprile 1997, l'amministrazione dei monopoli di Stato affidò alla propria partecipata ATI Spa, presieduta da Antonio Bellocchio, l'incarico per la vendita sui mercati esteri di macchinari per la fabbricazione di sigarette dismessi dall'amministrazione. Nell'ottobre dello stesso anno, il presidente dell'ATI comunicava all'amministrazione di aver stipulato con la Tobacco Exporter Freezone Aruba un compromesso per la vendita di 265 macchine dismesse. L'ATI aveva quindi riscosso un acconto, con l'intesa che sarebbe stata definita la cessione di altre 51 macchine.
Nel frattempo, la Guardia di finanza inviava due informative riservate riguardanti la persona del signor Franco Gabriele, direttore della citata società Aruba. Il signor Gabriele risultava essere anche il firmatario del compromesso. Le informative della Guardia di finanza indicavano che sia la società che il suo direttore, signor Gabriele, erano stati ripetutamente coinvolti in casi di contrabbando. Sulla base di tali informative, il dirigente del monopolio responsabile del servizio invitava il presidente dell'ATI, signor Bellocchio, a sospendere la trattativa e, quindi, disponeva che le manifatture del monopolio non consegnassero le macchine dismesse. Si proponeva quindi la revoca dell'incarico all'ATI.
Dalle indagini successivamente effettuate, risultava che la stessa ATI aveva affidato al signor Gabriele, attraverso altra società - questa volta la società Gamark -, la vendita di sigarette MS per quasi un miliardo di lire, malgrado il fatto che, al momento dell'affare, risultassero informazioni negative, che il presidente Bellocchio definì non concrete. A fronte del responsabile atteggiamento del dirigente del servizio, il presidente dell'ATI Bellocchio minacciava, su sollecitazione del signor Gabriele, azioni giudiziarie in caso di mancato perfezionamento dell'accordo e allo stesso dirigente veniva ingiunto di consegnare le macchine, altrimenti sarebbero emersi consistenti elementi di danno erariale con ricaduta di responsabilità in capo al dirigente che non avesse adempiuto all'obbligo di consegnare le macchine stesse al signor Gabriele.
Dalla corrispondenza risultano rapporti molto confidenziali tra il contrabbandiere Gabriele e il signor Bellocchio, che ha insistito ancora per molto perché venissero consegnate le macchine oggetto del compromesso di vendita. D'altra parte non vi erano elementi certi sulla destinazione di tali macchine cedute al signor Gabriele, non essendovi alcuna possibilità di accertare la destinazione finale di tali macchine che, probabilmente, sarebbero state inviate nei vicini Balcani per fabbriche clandestine di prodotti di contrabbando i quali, a loro volta, sarebbero stati immessi nel mercato illegale italiano.
Successivamente è intervenuta l'Avvocatura generale dello Stato che ha condiviso il comportamento dell'amministrazione improntato a criteri di scrupoloso apprezzamento delle informative della Guardia di finanza che ha quindi fatto pervenire, in tempi successivi, più concreti e diffusi elementi sui soggetti coinvolti dall'ATI in operazioni finanziarie con soggetti così negativamente individuati.
Tutte le volte che in vicende non chiare, come abbiamo ripetutamente dimostrato, emergono dirette e precise responsabilità in capo a uomini politici appartenenti ad un certo schieramento - alla sinistra - si è riusciti a fare quadrato, compresi i mass media, intorno a certi personaggi.
Fra l'altro, il ministro delle finanze ha nominato Bellocchio presidente dell'ATI e non ha mai smentito i suoi rapporti con ambienti oscuri; rientra inoltre nelle responsabilità dello stesso ministro l'aver tutelato gli interessi di una multinazionale del tabacco che in Italia, come da informative della Guardia di finanza, risulta


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essere la principale responsabile del contrabbando. Malgrado tali informative, il ministro ha avuto il coraggio di sedersi intorno ad un tavolo insieme ai rappresentanti di tale multinazionale ai quali sono stati concessi ulteriori vantaggi sul mercato nazionale e l'amministrazione si è vista costretta a stipulare accordi di fabbricazione di sigarette minacciando l'espansione del suo mercato legale ed illegale nel nostro paese.
Queste le domande e gli interrogativi che abbiamo posto con l'interpellanza alle quali il ministro delle finanze - in questo momento il sottosegretario alle finanze - dovrebbe, senza indugi, fornire risposte. Credo di essere stato abbastanza chiaro e mi aspetto dal signor sottosegretario notizie più concrete, perché sarebbe molto grave se alle mie denunce venisse data una risposta burocratica o di routine. Pertanto, ascolterò con molta attenzione la risposta del rappresentante del Governo.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le finanze ha facoltà di rispondere.

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per le finanze. Signor Presidente, onorevoli deputati, con l'interpellanza testé illustrata, relativa al contenuto dell'articolo «La mappa miliardaria del contrabbando» pubblicata sul Corriere della Sera del 12 dicembre 1999, si chiedono notizie in merito ad eventuali complicità di dipendenti dei Monopoli di Stato con il faccendiere Francesco Gabriele, nonché a rapporti della Guardia di finanza e di esponenti dell'amministrazione dei Monopoli che facciano riferimento ad altre regolarità in tali vicende.
Al riguardo, l'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato ha innanzitutto smentito ogni collegamento di qualsiasi natura tra l'amministrazione stessa ed il signor Francesco Gabriele, citato nel menzionato articolo del Corriere della Sera.
Inoltre, nel merito, la predetta amministrazione ha precisato che, nell'ottobre del 1997, l'azienda tabacchi italiani - ATI Spa, mandataria per la vendita all'estero dei beni dell'amministrazione, dava notizia di una trattativa con la società Exporters Freezone Aruba per la vendita all'estero di macchinari dismessi dalle Manifatture italiane. Se di questo rapporto si intendeva far cenno nell'articolo di stampa citato - vale a dire di una vendita di macchinari dismessi -, non si vede perché il personale dell'amministrazione autonoma o del corpo della Guardia di finanza debbano esserne coinvolti.
Comunque, sulla base delle informative richieste alla Guardia di finanza e fornite dal comando generale proprio in ordine al signor Francesco Gabriele, direttore - si fa per dire - della suindicata società, l'amministrazione si è sempre opposta, sia in sede stragiudiziale sia in sede giudiziale, al perfezionamento formale della predetta trattativa, giungendo anche a presentare formale opposizione al decreto ingiuntivo emesso dal tribunale di Roma in data 12 settembre 1998. Il relativo contenzioso, trasferito all'Ente tabacchi italiani in data 8 aprile 1999, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 9 luglio 1998, n. 283, è tuttora pendente.
Da parte sua il comando generale della Guardia di finanza ha riferito che, nell'ambito di una vasta operazione anticontrabbando ed in esecuzione di relativa ordinanza di custodia cautelare in carcere - emessa dal giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Bari -, personale appartenente ai centri DIA di Milano, Bari e Padova ha tratto in arresto, in data 5 novembre 1999, un sottufficiale del corpo in forza alla compagnia di Padova, in quanto ritenuto responsabile dei reati di concorso in riciclaggio aggravato e continuato, rilevazione ed utilizzazione di segreti d'ufficio, associazione di tipo mafioso aggravata e concorso in tentato furto aggravato. Il medesimo comando generale della Guardia di finanza ha precisato infine che il predetto militare è affine di Francesco Prudentino, nato ad Ostuni (Brindisi), il 1o giugno 1948, oggi latitante in Montenegro.


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Inoltre il Ministero della giustizia, per quanto di propria competenza, ci ha comunicato che in merito alla vicenda evocata nell'interpellanza, la procura della Repubblica presso il tribunale di Bari ha tuttora in corso indagini preliminari, in relazione alle quali non è attualmente possibile riferire, a ragione del segreto investigativo, ed ha altresì precisato che allo stato degli atti nell'attività investigativa in corso non risultano compresi dipendenti della Guardia di finanza.

PRESIDENTE. L'onorevole Tassone, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di replicare.

MARIO TASSONE. Signor sottosegretario, lei ha risposto in riferimento all'interpellanza e all'articolo apparso sul Corriere della sera il 12 settembre scorso, ma nella mia illustrazione mi ero permesso di fare alcune segnalazioni molto precise. Che non ci siano responsabilità da parte degli amministratori o che siano in corso alcune indagini riguardanti qualche sottufficiale, come lei ha riferito, sono notizie utili e sono cose possibili, ma credo di aver posto in termini molto forti, con accenti molto marcati, il tema della responsabilità da parte della gestione dell'ATI. Io non ce l'ho con chi oggi è presidente dell'ATI, che è stato parlamentare rispettato in quest'aula. Però, ho fatto il nome del presidente dell'ATI, ho fatto il nome di Bellocchio e ho fatto riferimento ai rapporti che ci sarebbero o ci sarebbero stati nel passato tra Gabriele e Bellocchio e ritengo di aver fatto riferimenti ben precisi.
Se non si risponde a questo, signor Presidente, e mi si dice che tutto va bene nell'amministrazione e che è solo «volato qualche straccio», allora non ci siamo, ritengo che abbiamo perso del tempo. Il sindacato ispettivo si trasforma in uno strumento inefficace, anche perché questo trincerarsi da parte del Governo rende sempre più difficile ed anzi direi compromette il rapporto tra Parlamento ed esecutivo. Io ho posto una domanda ben precisa: lei mi doveva rispondere che Bellocchio non c'entra nulla. Poiché sono stati riscontrati rapporti tra questo Gabriele e Bellocchio, lei avrebbe dovuto dirmi che Bellocchio non c'entra nulla, che questi rapporti non ci sono mai stati, oppure, se ci sono stati, mi avrebbe dovuto spiegare perché ci sono stati. Ho fatto riferimento anche ai ricatti che Gabriele avrebbe fatto a Bellocchio.
Certo, è ovvio che l'amministrazione abbia bloccato il contratto di vendita dei macchinari, una volta apprese queste notizie, ma non è questo il problema che abbiamo sollevato con la nostra interpellanza. Il ministro delle finanze deve assumersi la responsabilità di tornare in quest'aula, perché lei, signor sottosegretario, non ha risposto ad un'interpellanza, e di venire a dirci se Bellocchio abbia avuto qualche rapporto con questo Gabriele. Quando il ministro delle finanze dirà al Parlamento e al paese che il presidente dell'ATI non ha alcuna responsabilità, saremo tranquilli. Altrimenti, le debbo dire che la sua è una risposta reticente.
Mi rivolgo anche al Presidente della Camera dei deputati dal momento che lei, signor sottosegretario, ha dato una risposta reticente! Si è comportato nei confronti del Parlamento in termini provocatori e mi dispiace usare queste battute forti, signor Presidente.
Il presidente dell'ATI non è il presidente di un circolo di scacchi o di un club del Ministero delle finanze, né di un'associazione privata: gestisce fondi del paese e del contribuente nei cui confronti il Ministero delle finanze esercita una pressione fiscale.
Per carità, non me la voglio prendere con il sottosegretario, che ringrazio per la cortesia con cui è venuto a dirci le cose che gli uffici gli hanno predisposto. Lo ringrazio sinceramente per la sua disponibilità, ma deve capire che non è consentito né ai suoi uffici né al suo ministro né a questo Governo fare da copertura o, quanto meno, «blindare» eventuali responsabilità. Se le responsabilità sono di appartenenti alle forze politiche di opposizione, certamente si deve procedere ma, se le stesse responsabilità fanno capo ad


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appartenente alle forze di sinistra, perché si deve concedere loro un passe-partout? Perché si deve dare loro un salvacondotto? Siamo stanchi di vedere cittadini di serie A e cittadini di serie B. Per quelli di serie B la giustizia funziona, per quelli di serie A no. Cosa debbono fare quelli che non hanno il salvacondotto? Debbono passare a sinistra per essere coperti? Questa è stata la politica degli ultimi anni! Se si è di sinistra, si può essere presidenti di enti e di società, fare tutto ciò che si vuole ed avere una grande copertura.
Stamattina, signor sottosegretario, abbiamo assistito all'elogio ufficiale di Bettino Craxi da parte del Presidente della Camera e del Presidente del Consiglio dei ministri che hanno fatto riferimento ad una stagione politica. Qui ritornano le storie drammatiche che appartengono ad alcune formazioni politiche che, nel passato, hanno fatto crociate senza alcun sentimento che li inducesse a cercare le verità.
Signor Presidente, sono profondamente insoddisfatto. Mi auguro - se il Parlamento ha una funzione - che, per quanto ho detto - che è abbastanza grave - il ministro delle finanze chieda personalmente alla Presidenza della Camera di integrare la risposta che il signor sottosegretario gentilmente ci ha voluto dare questa sera. Chiedo che venga personalmente il ministro delle finanze, che ha nominato Bellocchio - non il sottosegretario -, a dirci la verità. Quando sapremo dal ministro delle finanze che Bellocchio non c'entra nulla, saremo soddisfatti, lo dico sinceramente. Vi è un tam tam all'interno del Ministero delle finanze e dei Monopoli; non avvertite l'esigenza di dire la verità? Non per me o per i colleghi qui presenti, ma per quanto si dice all'interno del Ministero! Come vogliamo rafforzare e difendere le istituzioni?
Come vogliamo renderle credibili? Come vogliamo chiedere ai cittadini di partecipare alla vita politica e di conciliarsi con la politica? È non soltanto un atto di giustizia nei confronti degli interpellanti, ma una misura di giustizia e di verità che si deve al paese in questo particolare momento in settori dove, lo ripeto, si parla continuamente di questa vicenda. E una parola autorevole in Parlamento su di essa porrebbe comunque fine alla girandola d'ipotesi o, se vogliamo, d'insinuazioni. Si stabilirebbe così certamente la verità o, quantomeno, tutto avverrebbe all'interno delle istituzioni e sarebbe consacrato sul terreno di una certezza e, soprattutto, di una serietà sul piano amministrativo e, come si suol dire, della governabilità, perché altrimenti non si governa nulla. Ci saranno sempre corpi separati di questo Stato, sempre frammenti di esso che agiscono con salvacondotti e senza alcun controllo ed alcun condizionamento.
Ribadisco quindi ancora una volta la mia insoddisfazione, ringraziando comunque il sottosegretario, al quale rivolgo gli auguri più affettuosi per la sua attività ed il suo impegno ministeriale. Le dovevo però, signor sottosegretario, questa risposta, questa sollecitazione e, se vuole, anche la preghiera (che però ho rivolto anche al Presidente della Camera e al Presidente di turno) di far presente al ministro delle finanze che deve venire in Parlamento per fornire all'interpellanza quella risposta che questa sera i suoi uffici non hanno saputo farle dare.

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