Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 655 del 20/1/2000
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Seguito della discussione del testo unificato dei progetti di legge: Scalia; Signorino ed altri; Pecoraro Scanio; Saia ed altri; Lumia ed altri; Calderoli ed altri; Polenta ed altri; Guerzoni ed altri; Lucà ed altri; Jervolino Russo ed altri; Bertinotti ed altri; Lo Presti ed altri; Zaccheo ed altri; Ruzzante; d'iniziativa del Governo; Burani Procaccini ed altri: Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali (332-354-369-1484-1832-2378-2431-2625-2743-27523666-3751-3922-3945-4931-5541) (ore 9,28).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato dei progetti di legge: Scalia; Signorino ed altri; Pecoraro Scanio; Saia ed altri; Lumia ed altri; Calderoli ed altri; Polenta ed altri; Guerzoni ed altri; Lucà ed altri; Jervolino Russo ed altri; Bertinotti ed altri; Lo Presti ed altri; Zaccheo ed altri; Ruzzante; d'iniziativa del Governo; Burani Procaccini ed altri: Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali.
Ricordo che nella seduta di ieri è mancato il numero legale nella votazione del subemendamento Cè 0.2.31.2; (per l'
articolo 2, gli emendamenti e i subemendamenti vedi l'allegato A della seduta del 19 gennaio 2000 A.C. 332 sezione 1).

(Ripresa esame dell'articolo 2 - A.C. 332).

PRESIDENTE. Dobbiamo pertanto procedere nuovamente alla votazione del subemendamento Cè 0.2.31.2.
Avverto che il gruppo di Forza Italia ha chiesto la votazione nominale.
Per consentire l'ulteriore decorso del termine regolamentare di preavviso per le votazioni nominali elettroniche, sospendo la seduta.

La seduta, sospesa alle 9,30, è ripresa alle 9,45.


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PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Cè 0.2.31.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Prego i colleghi di affrettarsi.
Dichiaro chiusa la votazione.
Poiché la Camera non è in numero legale per deliberare, a norma del comma 2 dell'articolo 47 del regolamento, rinvio la seduta di un'ora.
Prendo atto che i dispositivi di voto degli onorevoli Brunetti, Dell'Elce e Costa non hanno funzionato.

La seduta, sospesa alle 9,50, è ripresa alle 10,50.

PRESIDENTE. Dobbiamo nuovamente procedere alla votazione del subemendamento Cè 0.2.31.2, nella quale in precedenza era mancato il numero legale.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Cè 0.2.31.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 367
Votanti 244
Astenuti 123
Maggioranza 123
Hanno votato
32
Hanno votato
no 212).

Onorevole Cè, accoglie l'invito al ritiro del suo subemendamento 0.2.31.3?

ALESSANDRO CÈ. No, signor Presidente, insisto per la votazione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Cè 0.2.31.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 376
Votanti 252
Astenuti 124
Maggioranza 127
Hanno votato
34
Hanno votato
no 218).

Onorevole Cè, accoglie l'invito al ritiro del suo subemendamento 0.2.31.4?

ALESSANDRO CÈ. No, signor Presidente, insisto per la votazione

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Cè 0.2.31.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 370
Votanti 245
Astenuti 125
Maggioranza 123
Hanno votato
33
Hanno votato
no 212).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Cè 0.2.31.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 362
Votanti 243
Astenuti 119
Maggioranza 122
Hanno votato
35
Hanno votato
no 208).


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Passiamo alla votazione del subemendamento Cè 0.2.31.6.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, con questo subemendamento ribadisco il concetto che ho già espresso ieri. Stiamo parlando di diritti: nel comma 1 dell'articolo 2 si fa espressamente riferimento al diritto di accesso ai livelli essenziali di prestazioni e, quindi, anche al comma 2 non è il caso di usare il termine «consentire» l'esercizio del diritto soggettivo, ma è assolutamente necessario che venga utilizzato il termine «garantire». Infatti, il diritto soggettivo è esigibile, è un diritto di cittadinanza e pertanto i vari livelli istituzionali che abbiamo indicato - lo Stato, le regioni, le province e i comuni - devono garantire l'accesso a tale diritto soggettivo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burani Procaccini. Ne ha facoltà.

MARIA BURANI PROCACCINI. Signor Presidente, l'illustrazione del subemendamento fatta poco fa dall'onorevole Cè ci convince. Infatti, se non siamo del tutto d'accordo sull'opportunità di operare scelte tra persone che devono essere sicuramente garantite rispetto ad altre che potrebbero non esserlo, ci convince, invece, l'uso in generale del termine «garantire» al posto di quello attualmente presente nel testo, cioè «consentire».
Indubbiamente, non possiamo approvare leggi che siano solo declaratorie di intenti. Riteniamo, invece, che, quando si afferma di voler attribuire alle fasce più deboli della popolazione la possibilità di accedere a benefici che consentano loro di entrare a pieno titolo nella cittadinanza, parlare di garanzia sia molto più giusto. Quindi, voteremo anche noi a favore.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Cè 0.2.31.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 355
Votanti 346
Astenuti 9
Maggioranza 174
Hanno votato
146
Hanno votato
no 200).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Cè 0.2.31.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 352
Votanti 276
Astenuti 76
Maggioranza 139
Hanno votato
69
Hanno votato
no 207).

Passiamo alla votazione del subemendamento Cè 0.2.31.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, ieri ho rivolto sia alla relatrice Signorino sia al ministro Turco una serie di quesiti ai quali ancora non è stata data risposta. Nel testo si susseguono commi che fanno riferimento al diritto soggettivo di accesso ed altri che sembrano negare tale diritto. Noi chiediamo una parola chiara da questo punto di vista perché, se vogliamo introdurre nei commi successivi il tema della priorità, dobbiamo sapere se essa sia reale e se sia inserita in un sistema d'accesso di tipo universale o se si tratti di una presa in giro. Se così è, da una parte, vi è il rischio che, se l'accesso è realmente universale, rimangano penalizzate le categorie più deboli, non essendo


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sufficienti i fondi a disposizione, e, dall'altra, vi è il rischio di scaricare per l'ennesima volta sugli enti locali un onere che essi non possono sopportare. In tal modo gli enti locali, oltre a non poter soddisfare le esigenze dei cittadini, saranno penalizzati anche dal punto di vista dell'immagine non potendo fornire servizi definiti «diritti soggettivi».

AUGUSTO BATTAGLIA. Non è così!

ALESSANDRO CÈ. Dite «non è così» e continuate a fare cenni con la testa, ma rispondete una buona volta! L'aula parlamentare ha ancora un significato e quindi è in questa sede che bisogna esprimersi, soprattutto su questioni così importanti e delicate. Bisogna avere almeno questo coraggio, ministro Turco, perché rischiamo di approvare una legge che «non sta in piedi» perché è priva dei finanziamenti necessari per consentire l'accesso a tutti i cittadini. Addirittura nell'emendamento 2.31 della Commissione non si attribuisce solo la priorità ai soggetti di cui all'articolo 38, cioè a coloro i quali sono incapaci di procurarsi un reddito o sono inabili, ma si consente l'accesso anche a coloro i quali hanno difficoltà di inserimento nella vita sociale attiva. Non vi sembra, questa, una formula un po' vaga? Sulla base di quali requisiti faremo questa valutazione? Sarà sufficiente che una persona si presenti al comune di residenza e dichiari di avere difficoltà nell'inserimento nella vita attiva? Chi potrà valutare tale dichiarazione?
Il testo prevede anche il principio di priorità per tutti coloro i quali hanno difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro. Forse ciò significa che chi, pur avendo un reddito consistente, incontra difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro ha priorità rispetto a soggetti di cui all'articolo 38 della Costituzione? Siamo davvero alla schizofrenia! Si dica chiaramente che l'intento è quello di approvare una legge manifesto con caratteristiche preelettorali! Il problema è che si mettono a rischio i diritti dei soggetti veramente deboli rispetto a pseudodiritti - che non esistono a mio parere - di soggetti che incontrano difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro. Se questi soggetti si trovano in difficoltà economiche, lo strumento per intervenire è certamente quello del reddito minimo di inserimento, ma, se queste difficoltà non esistono, non si vede perché tali soggetti debbano godere del principio di priorità.
Vi invito ancora una volta a chiarire la questione per far capire a tutti di cosa ci stiamo parlando (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega forza nord per l'indipendenza della Padania e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Cè 0.2.31.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 345
Maggioranza 173
Hanno votato
144
Hanno votato
no 201).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Cè 0.2.31.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 345
Maggioranza 173
Hanno votato
143
Hanno votato
no 202).

Passiamo alla votazione del subemendamento Cè 0.2.31.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.


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ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, è incredibile come si sta svolgendo il dibattito in quest'aula. Ritengo che le questioni da me poste siano supportate da discorsi e da fondamenti logici. Signor ministro, onorevole relatore per la maggioranza, se l'intento è quello di non aprire un minimo di discussione su problematiche così importanti, abbiate il coraggio di dirlo! Non è possibile che, sulla base di un lavoro svolto in Commissione - sia pure consistente e durato alcuni anni -, l'Assemblea non abbia il diritto di conoscere a fondo ciò che si sta votando: questo è un segno di scarso rispetto dell'Assemblea! Colleghi, la sovranità appartiene all'Assemblea, non alle Commissioni parlamentari! La sovranità appartiene a queste ultime solo nel caso di esame in sede legislativa o parzialmente in caso di esame in sede redigente; la sovranità appartiene soltanto all'Assemblea, per cui chiedo al ministro e al relatore di dare spiegazioni su quello che viene chiesto all'Assemblea.
Relativamente al subemendamento in discussione, si arriva all'assurdo di pensare che possano essere i comuni a fare una valutazione anche delle condizioni di salute dei soggetti che hanno diritto ad accedere prioritariamente alle prestazioni ai livelli essenziali. Questo dovrebbe essere considerato, per lo meno, un errore: un conto è introdurre parametri che consentano la valutazione economica, ma mi sembra inverosimile attribuire ai comuni la titolarità di definizione dei parametri sulla base dei quali valutare anche le condizioni di salute dei cittadini.
Per le motivazioni esposte, chiedo che sia approvato il mio subemendamento 0.2.31.10.

LIVIA TURCO, Ministro per la solidarietà sociale. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LIVIA TURCO, Ministro per la solidarietà sociale. Signor Presidente, vorrei invitare l'onorevole Cè ad evitare di fare un dialogo tra sordi; ripeto, lo invito ad evitare di fare un dialogo tra sordi, proprio nel rispetto di quest'Assemblea (Commenti del deputato Cè).

PAOLO CUCCU. Ministro, non è possibile parlare così all'Assemblea! Calma!

LIVIA TURCO, Ministro per la solidarietà sociale. Onorevole Cè, sul problema da lei posto, oltre ad aver portato in aula una relazione, sono già intervenuta rispondendole garbatamente. Prendo nuovamente la parola (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)...

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, lasciate parlare il ministro.

GIOVANNI FILOCAMO. Il ministro non ha il diritto di parlare così ai deputati!

PRESIDENTE. Il ministro ha il diritto di intervenire. Signor ministro, la invito a proseguire.

LIVIA TURCO, Ministro per la solidarietà sociale. Semmai, l'invito va rivolto, se mi è consentito, all'onorevole Cè, visto che al problema da lui posto, nel momento in cui il Governo (Commenti del deputato Filocamo)...

PRESIDENTE. Onorevole Filocamo, per cortesia. Prego, signor ministro.

LIVIA TURCO, Ministro per la solidarietà sociale. Vorrei precisare quali sono le risorse indicate nella legge. In un emendamento del Governo, recentemente presentato dal sottosegretario Solaroli, è previsto il finanziamento aggiuntivo per una parte della legge in esame, finalizzato all'incremento della rete dei servizi, così come scritto nella relazione, pari a 2 mila miliardi. A queste risorse - previste in un emendamento recentemente presentato dal Governo - si aggiungono le risorse - diciamo così - storiche dell'assistenza, che vanno tutte a confluire nel fondo per le politiche sociali, nonché le risorse attualmente


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esistenti nel fondo per le politiche sociali che finanziano le leggi per l'infanzia, per la lotta alla povertà e per i portatori di handicap.
Il provvedimento in esame stabilisce il raccordo con altre leggi, come l'integrazione socio-sanitaria che, come ho avuto modo di ricordare nell'intervento precedente, ha lo scopo di destinare risorse per i servizi territoriali di base, attinenti all'inserimento delle persone in difficoltà. Questo provvedimento si raccorda con tutte le politiche attive del lavoro che hanno come oggetto - mi riferisco alla recente legge sull'inserimento lavorativo delle persone disabili - proprio l'inserimento delle persone in difficoltà. Esso è quindi in raccordo con altre leggi e altre risorse.
Nel fondo per le politiche sociali confluiscono, inoltre, le risorse strutturali dei fondi comunitari e rientra nella rete dei servizi il patrimonio delle IPAB. Queste, onorevole Cè, sono le risorse che il provvedimento mette a disposizione: si tratta di risorse aggiuntive che hanno il compito di realizzare, gradualmente, una rete di servizi.
Confermo quanto già detto nell'intervento precedente. Nel provvedimento ci sono due capitoli: la rete dei servizi, ai quali sono interamente destinate tutte le risorse aggiuntive, ed i diritti soggettivi previsti dall'articolo 38 della Costituzione, tutelati dalla legislazione vigente che questo provvedimento conferma.

ANTONIO GUIDI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO GUIDI. Signor Presidente, sul provvedimento nel suo complesso parlerò alla fine. Quello che dirò, signor ministro, non è una battuta di spirito. Conosco la sua sensibilità, ma le cose vanno dette.
Qualche anno fa, il ministro Nicolazzi, al centro di molte vicende complesse, disse in quest'aula: «Mica sono sordo!». Solo per quella battuta venne ripreso e vilipeso in prima pagina su tutti i giornali italiani, i quali dicevano che si era riferito in maniera dispregiativa alla condizione di sordità.
Lei prima ha detto che stiamo facendo un «dialogo fra sordi». Signor ministro, le assicuro - lei lo dovrebbe sapere meglio di me - che i sordi comunicano meglio di tante persone normoudenti: parlano, studiano e, se sono in difficoltà, è forse solo per il cretinismo di tanti udenti normali. Pertanto, la prego di non usare l'espressione «dialogo fra sordi» in senso negativo (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Cè 0.2.31.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 333
Votanti 326
Astenuti 7
Maggioranza 164
Hanno votato
140
Hanno votato
no 186).

STEFANO STEFANI. Vota per uno solo, altrimenti vengo lì e ti taglio le mani!

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Cè 0.2.31.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 324
Votanti 322
Astenuti 2
Maggioranza 162
Hanno votato
134
Hanno votato
no 188).


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Cè 0.2.31.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 323
Votanti 322
Astenuti 1
Maggioranza 162
Hanno votato
135
Hanno votato
no 187).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.31 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.

CARMELO PORCU. Signor Presidente, questo emendamento, che riformula buona parte dell'articolo 2 del provvedimento, è stato presentato in Commissione dalla relatrice e approvato dalla maggioranza della Commissione.
Vorrei sottolineare che il problema dell'accesso...

PRESIDENTE. Colleghi, per favore. L'onorevole Porcu ha difficoltà a continuare in queste condizioni...

CARMELO PORCU. La difficoltà non è mia, ma dei colleghi dell'opposizione che, chiaramente, protestano per un atteggiamento del Governo e della maggioranza di questo Parlamento che non recepisce le questioni più profonde.

MAURA COSSUTTA. Non è per quello! Informati!

CARMELO PORCU. In questo momento non sono io ad essere in difficoltà, ma lo sono il Governo, la maggioranza, l'intero Parlamento, i quali non riescono a recepire queste cose (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega forza nord per l'indipendenza della Padania).
Stavo dicendo che quello del finanziamento è un problema chiave perché noi non possiamo scherzare illudendo la gente che si aspetta da questa legge di vedere risolti i propri problemi fondamentali di vita. Se promettiamo qualcosa e lo scriviamo nella legge, dobbiamo allora essere sicuri di poter adempiere a queste promesse. E la prima cosa da fare quando si vuole adempiere alle promesse è di avere i mezzi adeguati. Non ci ha convinti il modo con il quale si è arrivati a discutere di questa legge in aula. Soprattutto non siamo convinti che le risorse finanziare previste da questa legge siano sufficienti per raggiungere gli obiettivi che essa prevede.
Signor Presidente, la Commissione bilancio nelle sue osservazioni ha detto chiaramente che le risorse sono insufficienti. Stiamo assistendo al varo di una legge che potrebbe essere definita - mi auguro di no, ma le circostanze in cui ci troviamo sono quelle note - la solita legge manifesto, da effetto annuncio, così come lo sono le finanziarie tanto care al mio amico e collega Bono! Insomma ci troviamo dinanzi ad una legge che è un manifesto pubblicitario, una sorta di spot elettorale del Governo, del centro-sinistra, che non darà spazio alle esigenze dei ceti sociali più deboli che pure si dice di voler tutelare.
Se vogliamo scherzare anche su questo, lo si faccia, ma mi sembra che sia del tutto incongruente farlo a spese dei ceti sociali più deboli che attendono risposte concrete e non leggi-manifesto.
Per questi motivi voteremo contro l'emendamento 2.31 della Commissione (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega forza nord per l'indipendenza della Padania - Congratulazioni).

ELSA SIGNORINO, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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ELSA SIGNORINO, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, vorrei richiamare l'attenzione dei colleghi sull'emendamento 2.31 della Commissione.
I colleghi che hanno esaminato il provvedimento sanno che tale emendamento è frutto di un riscrittura - l'ennesima - che abbiamo fatto tutti insieme con l'obiettivo di garantire massimamente l'esigenza che qui è stata posta. In altre parole abbiamo riscritto il testo per garantire alle persone di cui all'articolo 38 della Costituzione non solo l'esigibilità dei diritti già riconosciuti ma anche l'assoluta - lo sottolineo - priorità di accesso alla rete dei servizi.
Le persone di cui all'articolo 38 della Costituzione, cioè i poveri e gli inabili, si vedono riconosciuto dalla riscrittura del testo della legge l'accesso alle prestazione economiche sotto la dizione «diritti esigibili», ossia le prestazioni economiche che vengono loro corrisposte sono diritti che in quanto definiti dal testo «diritti soggettivi» sono esigibili ed agibili in giudizio.
Questa è la scelta che abbiamo compiuto, volendo raccogliere la preoccupazione dei colleghi che l'hanno esposta in aula, ma essendo tale preoccupazione anche assolutamente condivisa da tutti i colleghi, senza distinzione tra maggioranza ed opposizione, ed essendo con convinzione sostenuta dal Governo.
Aggiungo per il collega Cè e per il collega Porcu, al quale chiederei un attimo di attenzione, che non ci siamo limitati a dire che questi diritti sono esigibili. Abbiamo stabilito, in altra parte della legge, sotto il titolo «Fondo sociale», cioè soldi, la specifica finalizzazione all'interno del fondo per garantire e coprire finanziariamente le prestazioni economiche che riconosciamo essere diritti esigibili.
Quindi, onorevole Porcu, parliamo non solo di diritti, ma di specifica finalizzazione delle risorse e di principio dell'adeguata capienza. Ecco perché il ministro ha riproposto il tema delle risorse: riconoscimento di diritti, specifica finalizzazione del fondo alla copertura di quei diritti, capienza adeguata. Presidente, questa legge aggiunge i servizi alle prestazioni economiche. Nella situazione attuale del nostro paese i servizi sono pochi per i poveri e per gli inabili, inesistenti per gli altri.
Con questa legge garantiamo, con criteri formali di priorità, l'accesso alla rete dei servizi per i poveri e per gli inabili e vogliamo coltivare l'ambizione, dopo aver soddisfatto le esigenze dei poveri e degli inabili, di fare anche qualche servizio in più per chi è un po' inabile, per chi è un po' più che povero. Credo che questo sia un obiettivo encomiabile.
Quali sono - concludo - le garanzie che dobbiamo mettere in campo in questo paese? La prima: chi è povero e inabile oggi, quando ha un problema, non sa a chi rivolgersi. Con questa legge rispondiamo alle domande «chi fa che cosa», «chi deve fare», «quali sono gli strumenti di tutela a disposizione del cittadino».
Con questa legge - è la seconda questione che pongo - facciamo servizi che oggi non ci sono, o ci sono poco; anche questa è una tutela forte per le persone. Inoltre, oggi nascere in Emilia o in Sicilia fa la differenza; con questa legge stabiliamo, similmente per quanto accade per la sanità, che esiste un pacchetto essenziale di servizi che devono essere garantiti sull'intero territorio nazionale. Ho voluto rispondere, con questa formulazione, costruita con tutti i colleghi che sono attorno a questo tavolo - il merito va a tutti noi - alle preoccupazioni dei colleghi e di tutti noi.
Mi auguro di esserci riuscita; pregherei i colleghi di attenersi a questo sforzo comune che abbiamo fatto, senza riproporre in aula questioni che appartengono a precedenti testi ampiamente superati da quello in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burani Procaccini. Ne ha facoltà.

MARIA BURANI PROCACCINI. Presidente, vorrei ricordare all'amica e collega Signorino che, durante l'iter di questa legge, spesso e volentieri ci siamo trovati


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di fronte a riscritture su alcune delle quali non abbiamo potuto assolutamente dire la nostra. Giungevano queste riscritture e ci si diceva «poi si vedrà in aula». Non ci si meravigli, quindi, se l'opposizione fa il proprio mestiere di opposizione cercando di approvare una legge sulla quale abbiamo lavorato tutti e alla quale teniamo. Vorremmo, però, che fosse la migliore delle leggi e non una legge purchessia. Non una legge che accontenti alcuni e scontenti altri, ma una legge di serie A non di serie B.
I colleghi parlano dell'incertezza derivante dal voler fare tutto e il contrario di tutto e certamente anche noi avvertiamo profondamente questa difficoltà. Ad esempio, l'emendamento 2.31 della Commissione, che contribuisce alla riscrittura di quasi tutto l'articolo 2, prevede di aggiungere all'articolo 6, la lettera e) che attribuisce ai comuni la definizione dei parametri di valutazione in maniera piuttosto vaga. Ciò lascia abbastanza sorpresi e preoccupa. Infatti, per quanto riguarda i parametri di valutazione, capite bene che se, da un lato, il provvedimento afferma di voler venire incontro a tutte le fasce deboli (e noi, peraltro, vogliamo che esso sia veramente omnicomprensivo di tutti i bisogni del popolo italiano, una normativa che va incontro ai cittadini per farli diventare tali), dall'altro, però, si dice: noi diamo la possibilità ai comuni di stabilire parametri di valutazione su chi ha veramente bisogno e chi ne ha di meno o non ne ha affatto. A questo punto la previsione diventa piuttosto vaga, perché si torna veramente ad essere cittadini di serie A e di serie B a seconda che si nasca non in Emilia o in Sicilia, ma nel comune di Canicattì o altri.
Ci troviamo allora sempre di fronte a delle incertezze e, purtroppo, a realtà rispetto alle quali abbiamo notato anche una certa disparità d'intenti, sia pure larvata, tra alcune posizioni nette del ministro ed altre posizioni, meno nette, della relatrice, la quale ha dovuto tenere conto di una maggioranza composita - non nascondiamolo - che ha al suo interno una parte che ancora si dichiara comunista e che, quindi, ha una mentalità decisamente statalista, quantomeno dirigista; invece il cittadino italiano deve poter gestire da solo e con proprie risorse, in maniera chiara, trasparente e lucida determinate azioni. Ciò affinché non sussistano dubbi ed incertezze e non vi sia chi viene scelto per adire i servizi offerti e chi, invece, deve mettersi in fila nell'attesa che questi servizi possano essere erogati.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CÈ. Ministro Turco, non credo che questo sia un dialogo tra sordi, ma tra un deputato che continua a porre dei quesiti ed un ministro che continua a rispondere evasivamente. La risposta è evasiva perché la relazione che lei ha svolto, ministro, non è seria. Nel momento in cui si predispone una legge di riforma così importante, bisognerebbe avere un'idea abbastanza precisa di quale sarà l'onere che comporterà la sua applicazione, almeno in occasione della stesura del primo piano nazionale di intervento.
Nel provvedimento in esame, all'articolo 22, abbiamo fissato dei livelli essenziali cui voi dite di consentire l'accesso a tutti i cittadini italiani. Allora, una valutazione, sia pure approssimativa, andava fatta di questi costi che sono, ministro, aggiuntivi. È infatti inutile che lei mi ripeta che nel fondo sociale sono già iscritte delle risorse. Le risorse del fondo sociale, quelle della legge n. 285 sull'infanzia, per i tossicodipendenti e per l'handicap, sono di fatto già destinate a questi settori e non si può pensare che si sottraggano disponibilità a quei settori per destinarle a servizi aggiuntivi.
Lei deve dirci allora esattamente, sulla base di una valutazione seria - valutazione che lei, il suo Governo e la sua maggioranza non avete fatto -, qual è la risorsa minima necessaria per applicare il primo piano nazionale. Questa valutazione lei non l'ha fatta assolutamente, mentre noi sì e crediamo sia almeno dieci volte superiore a quella che lei ha indicato nel


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finanziamento. Abbiamo certezza solo ed unicamente di 500 miliardi aggiuntivi, nel momento in cui vareremo quest'anno una legge per far sì che gli accantonamenti in tabella A diventino realmente disponibili.
Lei poi ha avanzato alcune ipotesi legate all'equiparazione - l'ho già detto ieri - delle IPAB alle ONLUS, alla possibilità di reinvestire nel settore dei servizi sociali gli eventuali risparmi legati alle detrazioni d'imposta per i servizi che le famiglie debbono sopportare per accudire i loro parenti in difficoltà. Queste però sono tutte ipotesi che, tra l'altro, si avvereranno fra molto tempo e non in sede di attuazione del primo piano. Il provvedimento è assolutamente privo di copertura, signor ministro.
Concludo, onorevole Signorino, sottolineando che il provvedimento in esame è anche un falso ideologico e lei continua a ripropormelo, dicendo che assicura i servizi a tutti i cittadini. Vorrei ricordare che gli emolumenti economici previsti dall'articolo 25 non sono risorse aggiuntive, ma esistono già, come quelli relativi alle pensioni e agli assegni sociali; pertanto, per tali emolumenti non c'è bisogno di copertura, le risorse già vi sono.

ELSA SIGNORINO, Relatore per la maggioranza. Bravo, l'hai detto tu! Siamo d'accordo!

ALESSANDRO CÈ. C'è bisogno di copertura per i servizi essenziali che voi volete estendere a tutti i cittadini ed il cui numero è enorme. Basterebbe essere curiosi - lo dico a tutti i colleghi - e leggere rapidamente l'articolo 22 per capacitarsi di quale sia la consistenza dell'intervento demagogico che voi volete fare ma che non realizzerete mai.
Allora, si tratta di un falso ideologico vero e proprio e la conferma l'abbiamo dal fatto che voi, per l'ennesima volta, insistete sulle priorità. Se l'accesso è universalistico, se è diretto a tutti i cittadini, non ha senso continuare ad insistere sulle priorità, perché ciò conferma la tesi che ho già enunciato: per voi la priorità diventa selezione, razionamento, esclusione di molte persone che hanno bisogno dei livelli essenziali indicati e che sono tutelate costituzionalmente.
Credo che ormai, dopo aver sviscerato il problema ed avendo l'accortezza di leggere la relazione tecnica, che è largamente insufficiente, ministro, non si possa che arrivare a tale conclusione (Applausi dei deputati del gruppo della Lega forza nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Filocamo. Ne ha facoltà.
Onorevole Filocamo, ha due minuti di tempo.

GIOVANNI FILOCAMO. Signor Presidente, vorrei ribadire che il provvedimento in esame, così importante e che doveva segnare una svolta nella società in materia di assistenza, non in generale ma con particolare riferimento ai più deboli (i più numerosi), è stato ridotto ad un provvedimento-manifesto, ad un provvedimento clientelare, necessario al Governo ed alla maggioranza che fra pochi mesi affronteranno le elezioni regionali e che, quindi, lo potranno utilizzare come spot elettorale nelle radiotelevisioni che paghiamo, anche noi della minoranza, «di tasca nostra» (Commenti di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Sta' zitto, «cretinello»! Vattene in Bulgaria!

PRESIDENTE. Onorevole Filocamo, la prego di concludere.

GIOVANNI FILOCAMO. Con questo provvedimento, anzitutto voi avete mortificato il principio, previsto persino dalla Costituzione italiana e che noi vogliamo rivalutare, della sussidiarietà; questo termine sta a significare che il privato sociale, indipendentemente dal fatto di avere la tessera dell'ex partito comunista, deve gestire ed assicurare i servizi dello Stato...

PRESIDENTE. Onorevole Filocamo, deve concludere.


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GIOVANNI FILOCAMO. Lo Stato deve soltanto dettare le regole. Purtroppo, voi avete mortificato tale principio, avete scritto parole vuote che non hanno la possibilità di essere attuate praticamente (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Filocamo, il suo tempo è scaduto.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.31 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Ci sono colleghi che non hanno votato?

PAOLA MANZINI. Ce n'è una quantità!

MARIDA BOLOGNESI. Quelli là!

PRESIDENTE. Non sono sufficienti. La Camera non è in numero legale.
Poiché alle 12,15 è prevista la commemorazione dell'onorevole Craxi, rinvio la votazione ed il seguito del dibattito ad altra seduta; sospendo la seduta, che riprenderà all'ora indicata.

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