![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
MARIO GAZZILLI. Forza Italia ribadisce il proprio apprezzamento per il decreto-legge al nostro esame, che tende ad ammodernare e a potenziare il parco automezzi a disposizione dell'amministrazione penitenziaria.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Copercini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI COPERCINI. Colleghi, rappresentanti del Governo, ben poco vi sarebbe da dire su questo decreto-legge riguardante il servizio di traduzione dei detenuti. Si tratta praticamente di un atto dovuto, stante la legislazione vigente e le decisioni programmatiche e di indirizzo a suo tempo assunte. Allora, si poteva essere favorevoli, contrari o indifferenti al passaggio di competenze di questo servizio dall'Arma dei carabinieri e dalla Polizia di Stato al dipartimento del Corpo di polizia penitenziaria; oggi, alla luce di quanto è stato approvato, si deve ragionare di conseguenza.
futuri di un mondo e di una società che corre inseguita - goffamente a mio avviso - dai nostri moderni (speriamolo!) cellulari di traduzione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, possiamo considerare il provvedimento al nostro esame a metà strada tra il normativo e l'amministrativo: si potrebbe infatti sostenere che un approvvigionamento di questo genere possa essere disposto con un normale provvedimento amministrativo, anziché impegnando in un procedimento legislativo, sia pure in sede di conversione di un decreto-legge, l'Assemblea. In realtà, essendo chiamati per motivi formali e procedurali alla conversione in legge di un decreto-legge, dobbiamo sottolineare la molto relativa tempestività del provvedimento, dato che da tempo veniva lamentata l'inidoneità dei mezzi di locomozione per l'espletamento del servizio di traduzione dei detenuti.
e l'amministrativo. Se ci riferiamo ad episodi e perfino a zone d'ombra precedentemente verificatisi per questo tipo di approvvigionamenti, constatiamo che la documentazione tecnica relativa all'idoneità dei mezzi, alla garanzia di non obsolescenza rapida degli stessi, all'idoneità tecnica potenziale con riferimento al loro logoramento, è inidonea anche per quanto riguarda i costi e le procedure dello stesso approvvigionamento, ma in particolare nell'individuazione del soggetto fornitore di questi mezzi speciali.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giuliano. Ne ha facoltà.
PASQUALE GIULIANO. Signor Presidente, nel corso della discussione di ieri, nel riconoscere la sussistenza dei requisiti della necessità e dell'urgenza per la conversione in legge del decreto-legge in esame, alcuni colleghi del mio gruppo hanno sollevato il problema delle condizioni nelle quali versano gli operatori penitenziari e i detenuti. Desidero associarmi a tale denuncia e, in particolare, sottolineare come i turni, spesso iniqui e massacranti, specie dopo che alla polizia penitenziaria è stato attribuito il servizio delle traduzioni dei detenuti, costituiscano uno dei motivi di grande disagio che provocano malumori e proteste in tutte le carceri italiane. Analogamente, le condizioni nelle quali vivono gli stessi detenuti sono state definite in maniera forte dallo stesso sottosegretario Corleone, e mi fa piacere dargliene atto con lealtà perché indubbiamente ciò gli fa onore; ma, allo stesso tempo, lo deve indurre ad intervenire in ordine a tale situazione, insieme all'intera compagine governativa, con una certa urgenza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ascierto. Ne ha facoltà.
FILIPPO ASCIERTO. Signor Presidente, intervengo a titolo personale perché, sebbene si tratti di un breve articolo che converte in legge un decreto-legge, esso ha una grande importanza. In passato le traduzioni dei detenuti erano a carico dell'Arma dei carabinieri che, al momento dell'affidamento di tale compito alla polizia penitenziaria, ha consegnato anche i furgoni destinati a tale scopo. Si tratta di mezzi vecchi ed antiquati che, una volta in dotazione della polizia penitenziaria, hanno mostrato in misura maggiore le lacune tecniche emerse già in passato.
Signor sottosegretario, lei aveva condiviso con me la necessità di modificare la situazione per cui gli agenti della polizia penitenziaria sono costretti ad anticipare il costo delle singole missioni. Non è possibile infatti che lo Stato non riesca ad anticipare questo tipo di servizio. Lei aveva condiviso la necessità di risolvere il problema e mi auguro che lei lo faccia al più presto.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gazzilli. Ne ha facoltà.
Come ho già detto nel corso della discussione sulle linee generali, da tale ammodernamento non è possibile prescindere, se si vuole che i servizi di traduzione e di piantonamento dei detenuti siano espletati in modo accettabile, cioè con funzionalità ed efficienza. La funzionalità e l'efficienza degli anzidetti servizi riveste un ruolo essenziale nel processo di razionalizzazione della complessiva attività delle forze dell'ordine; ma è parimenti necessario che l'amministrazione penitenziaria sia dotata di risorse umane adeguate tanto sul piano numerico quanto su quello della preparazione professionale. Ne fanno fede le molteplici agitazioni in atto negli istituti penitenziari del paese.
Fino ad ora l'azione del Governo è stata sotto questo profilo assolutamente insufficiente; però, l'accoglimento del mio ordine del giorno costituisce un inequivoco segnale di un imminente inversione di tendenza ed è per questo motivo che oggi noi, deputati di Forza Italia, voteremo a favore della conversione in legge del decreto-legge in esame.
Alcune osservazioni, però, vanno fatte. Dal decreto-legge n. 479 del 13 settembre 1996 si è arrivati alla legge n. 579 del 1996 derivante da una conversione di un pluridecaduto decreto-legge. Tale legge definiva questo trasferimento di competenze e fissava l'ultimazione dei vari disposti attuativi (attivanti le modalità operative con l'emanazione di appositi decreti da parte del Ministero della giustizia) al 31 dicembre 1996. Oggi, 18 gennaio 2000, questa Camera ratifica in pratica l'acquisto di cento furgoni da 70 milioni cadauno che cadono, ovviamente, nell'esercizio economico del 1999. Per l'amor di Dio! Si tratta di furgoni sulla cui utilità non posso aggiungere nulla, anche perché la relazione tecnica dice ben poco al di là di un elementare calcolo (e per elementare intendo da scuola elementare): 100 per 70 milioni fa 7 miliardi.
Questa relazione tecnica non dice nulla sulle attrezzature, sulla funzionalità, sulle innovazioni tecniche e tecnologiche di questa nuova generazione di furgoni, così come nulla dice sul capitolato di gara, se è stata fatta, se si farà in termini più o meno concorrenziali e, in definitiva, chi sarà il fornitore. Comunque, la questione è vecchia.
Nei contenuti le relazioni tecniche, che ci pervengono allegate ai provvedimenti, sono assolutamente insufficienti e carenti sotto tutti i punti di vista, talvolta inafferenti, talvolta elusive, talvolta pressappochistiche. Questa non fa eccezione alla regola. I termini al di là di poche altre parole, li ho appena esposti.
In definitiva, a questa Camera, come peraltro all'altra, resta il compito istituzionale di ratificare decisioni già prese, certamente in ossequio ad un dettato costituzionale del nostro ordinamento, ma altresì di povero contenuto e basso o nullo livello di controllo. Eppure, il ringiovanimento e potenziamento del parco automezzi per il trasferimento dei detenuti poteva essere l'occasione per commisurarlo e compararlo con l'utilizzo di altre attrezzature tecnologiche come le videoconferenze, come i controlli satellitari (e potrei continuare) nell'ambito di assetti
Annoto che questi 7 miliardi siano comunque ben poca cosa rispetto a quanto stanziato e speso ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 479 già citato che, al comma 2, stabilisce che per la realizzazione delle opere finalizzate alla predisposizione negli istituti penitenziari delle strutture e dei servizi necessari al ricovero degli automezzi adibiti alle traduzioni dei detenuti e all'alloggiamento del relativo personale è autorizzata la spesa di 27 mila milioni per ciascuno degli anni 1996, 1997 e 1998 (ricordiamo che allora ci fu un potenziamento degli agenti di polizia penitenziaria per complessivi 1.600 individui).
Chi vi parla, da buon esperto di progettazione di bilanci, sarebbe grato al sottosegretario Corleone se si impegnasse a fornire una pur succinta relazione con lo stato di avanzamento dei lavori e sull'impegno economico a consuntivo di queste opere che hanno un importo ben superiore ai 7 miliardi di cui trattiamo oggi. Se non altro, ciò servirebbe a giustificare il nostro lavoro odierno in questa Camera e quanto abbiamo speso in Commissione e a rendere edotti i cittadini sulle risultanze effettive delle leggi che qui si approvano.
In conclusione, mentre gli ergastolani vengono resi liberi da inquietanti decorrenze dei termini di carcerazione preventiva; mentre la riforma epocale del giudice unico proietta nel caos gli uffici giudiziari ancora strutturati come nell'ottocento, con uffici dove uomini ancor più antichi si fanno talvolta spregio di concetti basilari come l'obbligatorietà dell'azione penale e dove questi uomini esercitano il loro potere con una discrezionalità che non ha uguali nel mondo occidentale, per cui talvolta l'uomo nel corso del giudizio non è considerato tale e la certezza della pena, altro concetto basilare, vale solo per i più deboli; mentre, ancora, la deteriorata situazione delle carceri cade sempre più nelle mani di gruppi malavitosi organizzati (mi riferisco alla nuova realtà che si sta verificando nelle carceri con il predominio degli albanesi, che desta preoccupazioni in tutti gli istituti di pena italiani); mentre i controlli di polizia interni sono gestiti in una forma che mi limito a definire oscura, in specie per quanto riguarda la gestione dei pentiti (parlo degli apparati romani, che gestiscono questo settore, non certo dei comuni agenti penitenziari), noi esercitiamo la nostra funzione istituzionale convertendo in legge questo decreto anche con il consenso del gruppo della Lega forza nord per l'indipendenza della Padania.
In realtà, ci resta un po' di amaro in bocca ma daremo comunque il nostro assenso alla conversione del decreto-legge in esame per il rispetto che nutriamo per gli agenti della polizia penitenziaria, talvolta trattati da questo Stato peggio dei carcerati.
Va inoltre rilevato (non sono il primo a farlo) che l'istruttoria relativa alla congruità dell'atto è abbastanza carente, dal momento, ripeto, che siamo pur sempre chiamati a convertire un provvedimento governativo che è a metà tra il legislativo
Dobbiamo quindi ribadire che, rispetto all'istruttoria su un atto che è, ripeto, a metà tra il legislativo e l'amministrativo, siamo abbastanza insoddisfatti. Dal punto di vista della problematica complessiva della traduzione dei detenuti, con riferimento all'opportuno ordine del giorno presentato dai colleghi del gruppo di Forza Italia, avremmo avuto quasi il gusto dimostrativo-contestativo di non votarlo ma, dal momento che il Governo l'ha accolto, non trova spazio neanche questo tipo di gusto dimostrativo. Sarà infatti la settima o l'ottava volta che vi sono atti di impulso parlamentare ed ordini del giorno che impegnano il Governo ad affrontare con la debita e risolutiva concretezza il problema degli organici della polizia penitenziaria e della loro corretta distribuzione nelle strutture del nostro territorio nazionale ed ogni volta ci ritroviamo a fare professione di buone intenzioni per impegni del Governo che rischiano di rimanere assolutamente platonici.
Dobbiamo sottolineare, in questo momento, che la situazione relativa al malessere, all'insufficienza degli organici, ai turni stressanti, al massacrante tipo di impegno polimorfo che si impone al personale della polizia penitenziaria, costituisce un problema della cui esplosività il Governo deve rendersi conto, non a parole, ma con atti concludenti, che non sono più rinviabili neppure di quindici giorni. Si tratta di una situazione gravissima, che la polizia penitenziaria ha denunciato con tutti gli strumenti a sua civile disposizione; uomini, credo dediti alla preservazione e alla tutela dell'ordine, quali sono gli operatori della polizia penitenziaria, sono costretti a manifestare in maniera drammatica, come è successo anche nel corso degli ultimi mesi, scendendo in piazza o fuori dai cancelli degli istituti nei quali sono chiamati a svolgere il proprio compito. È inutile persino parlare del versante della civilizzazione della pena, dell'organizzazione della stessa e di efficienza per tutte le problematiche che riguardano coloro che devono pur scontare le pene, se non si risolvono con volontà politica precisa e concreta i problemi dell'organizzazione dell'organico della polizia penitenziaria.
Noi vogliamo, noi esigiamo - e sembra strano che in questa sede una forza politica debba usare simili termini, come se avesse il monopolio della soluzione dei suddetti problemi, che evidentemente nessuno ha; tuttavia, l'urgenza degli stessi lo impone - che il Governo risolva in maniera prioritaria, anche rispetto ad altre questioni, che attengono sempre alla preservazione della sicurezza e dell'ordine, quello della organizzazione degli organici della polizia penitenziaria. Pertanto, l'atto, che ho chiamato amministrativo-legislativo, avrà certamente anche il nostro voto favorevole perché nessuno dica che ci si oppone al rinnovo del parco degli automezzi che sono indispensabili per un servizio necessario. In questa sede, però, il Governo deve assumere impegni solennissimi perché si possa risolvere, a breve scadenza - questione di settimane: non è nemmeno tollerabile che si parli di mesi - il problema di un trattamento umano e di una organizzazione della polizia penitenziaria umana ed efficiente. Vogliamo avvertire che, ove ciò non dovesse avvenire, ci sentiremo in dovere, e non solo nel diritto, di farci portatori in forme anche più drastiche e vibrate della sacrosanta protesta che viene dagli operatori del mondo penitenziario.
Dalle dichiarazioni dell'onorevole Corleone ho appreso anche che è intendimento del Governo creare il ruolo direttivo della polizia penitenziaria. Si tratta di un progetto che mi trova concorde, ma che presuppone la realizzazione e lo sfruttamento di strutture didattiche ad hoc. A tale proposito, devo sottolineare come alcune scuole di polizia, benché quasi ultimate, non entrino in funzione per carenza di fondi. Mi riferisco, in particolare, alla scuola di polizia di Aversa, per la quale sono stati spesi ben 35 miliardi.
Ebbene, quella scuola, che potrebbe ospitare 400 allievi e dare la possibilità di immettere nel circuito penitenziario operatori preparati che apprendono con gradualità e con la dovuta serietà le cognizioni opportune e che vengono a contatto con tutte le realtà del mondo carcerario, non è stata ancora aperta e non si vede ancora il traguardo del termine dei lavori perché mancano i fondi necessari. Questi ultimi non sono neppure di particolare entità perché sarebbero sufficienti meno di dieci miliardi per poterla completare.
Invito il sottosegretario Corleone ad interessarsi a questa vicenda e alle scuole di polizia penitenziaria in genere e ad attivarsi affinché i 35 miliardi finora spesi non rimangano inutilizzati ma vengano sfruttati al massimo per attivare il ruolo direttivo della polizia penitenziaria a cui si è fatto riferimento.
Non ripeto qui situazioni e vicende che ho già rese note attraverso strumenti di sindacato ispettivo e lettere trasmesse al sottosegretario Corleone per sottolineare le difficoltà con cui viene espletato questo servizio su furgoni privi di aria condizionata, costretti a percorsi lunghissimi attraverso la penisola e spesso fermi in riparazione.
I 7 miliardi previsti sono pochi ma meglio pochi, maledetti e subito che niente. Mi auguro che non ci si fermi a questo piccolo stanziamento perché occorre modernizzare il servizio. Per esempio, occorre dotare i furgoni di un collegamento radio perché esso è sicuramente utile per un servizio così rischioso.
Non dimentichiamoci poi degli uomini. Spesso visitiamo le carceri e i detenuti ma ci dimentichiamo di chi opera all'interno di queste strutture in nome dello Stato.
Ricordo infine l'esigenza di rimpinguare gli organici che appaiono inadeguati e il problema dello straordinario che lievita a dismisura proprio a seguito della carenza organica.
Si tratta di questioni che riguardano tutto il sistema carcerario ed è per questo che mi auguro che il provvedimento in esame rappresenti l'inizio di una serie di interventi; spero che non ci si metta «l'anima in pace» perché esso non tura le falle presenti nel sistema penitenziario.


