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ELIO VITO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Signor Presidente, desidero richiamare gli articoli 24, 25 e 79 del regolamento, per denunciare a lei e all'Assemblea una situazione che credo non sia stata ancora compiutamente manifestata nella sua intera e completa gravità, benché ripetutamente in diverse sedi, a partire dalla Conferenza dei presidenti di gruppo, i rappresentanti dei gruppi del Polo abbiano evidenziato le nostre profonde preoccupazioni per quanto si sta verificando nella I Commissione. Si è creata una situazione, signor Presidente, nella quale, a partire dal provvedimento sulla par condicio, si vedono progressivamente ed in misura esponenziale ridurre, sino a farli scomparire del tutto, da una parte i diritti dell'opposizione, dall'altra parte il ruolo della Commissione nell'ambito dell'esame in sede referente. A ciò si accompagnano altre cose che stanno accadendo, sulle quali chiediamo ugualmente, signor Presidente, il suo intervento, o il suo non intervento, con riferimento alla stessa composizione della I Commissione.
preannunciate le questioni pregiudiziali da parte dei gruppi di opposizione, che sono un diritto degli stessi.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Vito, mi può spiegare meglio quest'ultimo punto?
ELIO VITO. Signor Presidente, nel corso della riunione dell'ufficio di presidenza, che si è svolta oggi alle ore 13, il capogruppo dei DS, onorevole Soda, di fronte al fatto che la Conferenza dei presidenti di gruppo ha calendarizzato per lunedì prossimo l'inizio della discussione sul provvedimento che riguarda l'istituzione della Commissione d'inchiesta su Tangentopoli, ha già preannunciato l'indisponibilità del suo gruppo, e secondo l'onorevole Soda della Commissione, a concludere l'esame del provvedimento. Pertanto, mentre l'esame del provvedimento sulla par condicio si dovrà concludere comunque domani, anche se non
abbiamo fatto nulla, quello del provvedimento che riguarda la Commissione d'inchiesta, iniziato in Commissione un mese prima rispetto a quello sulla par condicio...
PRESIDENTE. Ho capito.
ELIO VITO. ... vorrei ricordare, per chiarezza, che l'esame in I Commissione del provvedimento sulla Commissione d'inchiesta su Tangentopoli, in sede referente, è iniziato nell'ottobre scorso, eppure sullo stesso la Commissione non ha l'obbligo di concludere i suoi lavori come per quello sulla par condicio. Presidente, a Napoli si dice: «cornuti e mazziati».
dirò malevolmente - presso la X Commissione non vi è alcun provvedimento urgente da votare e perché non vi è il rischio che votino contro i deputati del Trifoglio che si astengono sul Governo.
PRESIDENTE. Ho capito, onorevole Vito.
ELIO VITO. Noi chiediamo la convocazione immediata della Conferenza dei presidenti di gruppo perché deve essere spostato il termine di inizio dell'esame del provvedimento sulla par condicio, non essendovi le ventiquattro ore di intervallo previste dal nostro regolamento. Non possiamo adottare il testo base in Commissione nella giornata di mercoledì e nello stesso giorno concluderne l'esame, pena la credibilità complessiva del regolamento e della sua personale credibilità, signor Presidente, che più di altri ha creduto in queste nuove regole riguardanti l'istruttoria legislativa (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
PAOLO ARMAROLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAOLO ARMAROLI. Signor Presidente, autorevoli ministri ed esponenti della maggioranza (tutti poi sono autorevoli) nei mesi scorsi hanno detto che il provvedimento sulla par condicio va approvato «in quattro e quattr'otto».
49), ella dovrà provvedere alla «rimozione» di un deputato. Signor Presidente, se prima di Natale la Commissione in questione era composta da 48 deputati ed oggi da 50, la colpa non è del destino cinico e baro, ma di coloro - mi riferisco ai gruppi della maggioranza - che hanno chiesto al Presidente della Camera di rimpinguare la Commissione affari costituzionali; inoltre, se mi è consentito, la colpa non è del destino cinico e baro, bensì del Presidente della Camera che ha avallato tale richiesta. Pertanto, la Commissione è illegittima in quanto la decisione del Presidente Violante era illegittima. Il Presidente avrebbe dovuto saperlo prima di concedere tale avallo; oggi se ne accorge con ritardo e decide di rimuovere un membro. A questo punto, però, quale membro si vuole rimuovere?
GIUSEPPE CALDERISI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CALDERISI. Signor Presidente, intervengo su due questioni. In primo luogo, grazie alla riforma del regolamento che abbiamo approvato, l'istruttoria legislativa in Commissione costituisce uno degli elementi cardine a fronte della possibilità, da parte della maggioranza del Governo, di prevedere una data certa per l'approvazione dei provvedimenti da parte dell'Assemblea con il meccanismo del contingentamento sia dei tempi sia degli emendamenti. Quando è la stessa maggioranza a chiedere il rinvio della data di approvazione del testo base da parte della Commissione, si preclude qualsiasi possibilità di svolgere
l'istruttoria legislativa, prevista dal nostro regolamento, ma anche dalla Costituzione, che stabilisce che i provvedimenti debbano essere esaminati dalle Commissioni. Pertanto, ritengo che la Conferenza dei presidenti di gruppo debba quanto meno indicare il tempo necessario affinché si possano presentare emendamenti e se ne possa esaminare almeno un numero minimo, vista l'importanza del provvedimento. Non è possibile pensare di arrivare alla discussione in aula senza che sia stata svolta l'istruttoria legislativa in Commissione con l'esame degli emendamenti.
MARCO FOLLINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO FOLLINI. Contesto anch'io questa specie di bricolage di onorevoli colleghi, di gruppi, che avviene intorno alla I Commissione e soltanto intorno ad essa. Lascia perplessi il fatto - per usare un eufemismo - che il rimaneggiamento avvenga in una sola delle Commissioni parlamentari e riguardi uno solo dei provvedimenti sui quali siamo chiamati a decidere.
l'opposizione, come ha testimoniato il suo voto di astensione sulla fiducia al Governo, si gioca in qualche modo la libertà stessa dell'istituzione parlamentare di giungere a deliberazioni che non siano scontate e imprigionate nella logica dei rapporti di forza tra maggioranza ed opposizione.
GIOVANNI CREMA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNI CREMA. Signor Presidente, non penso che sia a causa dell'influenza che ho avuto la settimana scorsa se formalmente non sono mai stato informato di quanto sta per accadere! La cosa è alquanto strana e per certi aspetti turba una coscienza civile, se per pura occasione il sottoscritto si trova ad essere capogruppo della componente socialista del gruppo misto e, in virtù di una straordinaria fiducia dei colleghi del gruppo misto, anche capogruppo di tutti i colleghi, appartenenti cioè sia alla maggioranza sia all'opposizione, del gruppo stesso in seno alla I Commissione affari costituzionali.
proposte e delle valutazioni. Come risultato della capacità e dell'intelligenza politica si ritroverà nelle Commissioni anche la maggioranza numerica che permette ai provvedimenti della maggioranza di procedere. Il resto non è un'applicazione zelante del regolamento; ciò sarebbe inteso come una violenza politica non priva di conseguenze e saremmo, quindi, considerati portatori di un comportamento politico, non regolamentare, corrispondente a quello che noi riteniamo un eccesso di zelo. Lo zelo, se eccessivo, spesso può fare molto male.
MAURO GUERRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURO GUERRA. Presidente, ho ascoltato con attenzione i colleghi intervenuti e, da ultimo, il collega Crema. Ho ascoltato il suo appello al buonsenso politico. Convengo con lui che dovremmo ragionare politicamente sullo stato che si è determinato nelle diverse Commissioni e sulle condizioni in cui versa la maggioranza, nata anche in virtù dell'astensione di parte dei parlamentari che hanno così voluto dare il via libera alla nascita del Governo D'Alema. Questa è una valutazione che riguarda la questione posta dall'onorevole Calderisi come tema di riequilibrio e di revisione dello stato di tutte le Commissioni, cosa che ci siamo accinti a fare già questa mattina nella riunione della Giunta.
GIORGIO REBUFFA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIORGIO REBUFFA. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire perché dietro questa discussione si rivelano almeno due importanti problemi, non solo tecnici ma di carattere politico e di politica costituzionale, dei quali credo sia utile che lei venga a conoscenza per dirigere meglio i nostri lavori e dei quali reputo necessario venga a conoscenza anche questa Assemblea nel suo complesso.
Il primo problema è stato già accennato dal collega Crema e concerne la nozione - difficile, complicata, d'incerta definizione - di maggioranza. È chiaro che in una situazione del genere, quale quella che ha determinato la formazione del secondo Gabinetto D'Alema, il concetto di maggioranza ha subito una torsione, un'espansione che non aveva conosciuto se non in casi molto rari nella nostra storia parlamentare.
PRESIDENTE. Colleghi, cerchiamo di affrontare le singole questioni che qui sono state poste.
Per quanto riguarda il merito delle questioni, chiederei ai colleghi un momento di attenzione. La questione è nei seguenti termini. Partiamo da un dato di fatto: secondo lo stato dei gruppi al momento attuale - perché sapete che i gruppi si formano e si cambiano con una certa velocità - cioè alle ore 16,55 di oggi, le Commissioni non possono essere composte da più di 49 deputati e non possono essere composte da meno di 39 deputati. Nell'ambito di questo margine di oscillazione le Commissioni sono composte legittimamente; se il numero di deputati che le compongono è inferiore a 39 o superiore a 49, non sono composte legittimamente.
PAOLO ARMAROLI. Lei glielo ha consentito, Presidente!
PRESIDENTE. Mi faccia finire. Certo che glielo ho consentito.
ELIO VITO. Quando erano 49 si doveva dire «basta»!
PRESIDENTE. Fatemi concludere. Ciascun gruppo può attribuire deputati nell'ambito della propria quota. Se il deputato indicato dal gruppo X, cui ne spetterebbero 5, è il sesto, posso dire di no, ma se a quel gruppo ne spettano 5 e ve ne sono 4, non posso dire di no. Non so se sia chiaro questo concetto.
PAOLO ARMAROLI. Sta bacchettando se stesso, Presidente!
PRESIDENTE. A volte capita.
ma in qualche modo dovevo operare perché, altrimenti, avrei legittimato una composizione illegittima con la conseguenza che, giustamente, i colleghi della maggioranza e dell'opposizione avrebbero impedito alla Commissione di deliberare.
e non a chi le assume, specie quando le decisioni sono obbligate perché, altrimenti, non assumerle significherebbe convalidare una situazione di illegalità. Questa è la ragione per la quale sono stato costretto a prendere quella decisione.
Signor Presidente, è noto che la Conferenza dei presidenti di gruppo aveva calendarizzato già nel mese di dicembre l'esame in aula del provvedimento sulla par condicio a partire da questa settimana di gennaio, precisamente da venerdì 21, ed è altresì noto che, in questa legislatura, lei ha introdotto (poi, al riguardo, si è anche adeguato il regolamento) il principio della prevalenza della programmazione dei lavori parlamentari in aula rispetto all'esame del provvedimento da parte di una Commissione: questo per dare certezza al nostro calendario dei lavori ed anche al funzionamento della Camera dei deputati.
Cosa è avvenuto, signor Presidente? Questo principio è valso ad assicurare che le Commissioni concludessero l'esame di un provvedimento quando questo era calendarizzato in aula e ad impedire che l'opposizione potesse esercitare una funzione dilatoria od ostruzionistica in Commissione, che avrebbe comportato lo slittamento dell'inizio dell'esame di un provvedimento in aula. Tuttavia, per il provvedimento sulla par condicio, siamo di fronte, invece, a rinvii continui del voto sul testo base, che sono stati determinati da richieste della maggioranza, dovute anche a difficoltà, contrasti e problemi interni alla stessa maggioranza sul testo base da licenziare. Ricordo che il voto sul testo base era stato previsto dalla Commissione per lo scorso 16 dicembre e che, già in quella sede, fu rinviato su richiesta della maggioranza a causa dell'aprirsi della crisi di Governo: il voto fu, dunque, rinviato alla conclusione della crisi di Governo, quindi all'inizio di gennaio. Ripresi i lavori della I Commissione in gennaio, ancora su richiesta di esponenti della maggioranza, sulla quale tutta la Commissione ha convenuto, si è rinviato il voto del testo base a dopo l'elezione del presidente della I Commissione, prevista per questa sera. Il voto sul testo base, quindi, che è preliminare alla possibilità di presentare e discutere emendamenti e di far partire la famosa istruttoria legislativa che la Commissione, secondo il nuovo regolamento, deve svolgere - relazione tecnica al Governo, parere del Comitato per la legislazione - non potrà avvenire prima di domani. Da domani, quindi, con il voto sul testo base, la Commissione sarà in condizione di iniziare la propria istruttoria legislativa. Al contrario, la Conferenza dei presidenti di gruppo ha previsto che la discussione in aula abbia inizio giovedì, vale a dire il giorno immediatamente successivo al voto sul testo base, in quanto sono state
Signor Presidente, lei capirà, che, se da una parte in Commissione la maggioranza rinvia la discussione e l'esame di un testo e, dall'altra, la stessa maggioranza non rinvia conseguentemente e analogamente l'inizio dell'esame della discussione di quel provvedimento in aula, di fatto, la sede referente in Commissione è del tutto abolita. Crediamo che la maggioranza non abbia tale diritto e che lei, Presidente, abbia il dovere di impedire che si compia questo sopruso. Quando il rinvio in Commissione è deliberato su iniziativa della maggioranza, è conseguente lo slittamento dell'inizio della discussione in aula, pena - ripeto - l'abolizione della sede referente, prevista dall'articolo 72 della nostra Costituzione.
Signor Presidente, non può valere l'argomento, già usato autorevolmente anche da lei in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, vale a dire che, se si vuole esercitare un diritto, come quello della discussione degli emendamenti in Commissione, bisogna rinunciare ad un altro diritto, cioè a presentare la questione pregiudiziale. Signor Presidente, dire «se volete un giorno in più in Commissione, non presentate la pregiudiziale, oppure non la considerate tale e la fate votare dopo la discussione generale», cioè martedì, francamente ci pare un gioco offensivo; è offensivo anche porre solo la questione.
Signor Presidente, si tratta di questioni essenziali di garanzia perché, ripeto, se su questo provvedimento, che è contrastato, viene meno il principio sul quale abbiamo accettato di modificare il nuovo regolamento, vale a dire la programmazione dei lavori parlamentari in cambio della garanzia che la Commissione potesse compiere l'istruttoria legislativa, dobbiamo ritenere che il nuovo regolamento non funzioni e che siamo stati oggetto, più o meno consapevolmente, di un gravissimo errore. Infatti, abbiamo consentito alla maggioranza ed al Governo di introdurre il principio della programmazione dei lavori parlamentari, senza potere poi effettivamente contare sull'istruttoria legislativa in Commissione. È evidente che i due aspetti erano in un rapporto di equilibrio funzionale di garanzia.
Pertanto, Presidente, se la maggioranza ha spostato il termine per l'approvazione del testo base, conseguentemente dobbiamo spostare l'inizio della discussione in aula, altrimenti, di fatto, aboliremo la sede referente della Commissione.
Signor Presidente, la questione è ancora più grave perché oggi si è svolta una riunione dell'ufficio di presidenza della I Commissione e la maggioranza, per bocca del capogruppo dei DS, onorevole Soda, ha ritenuto che l'obbligo della Commissione di riferire all'Assemblea entro giovedì sulla par condicio non valga per il provvedimento che è stato inserito in calendario dalla Conferenza dei presidenti di gruppo, su richiesta dell'opposizione, come quota dell'opposizione, concernente l'istituzione della Commissione d'inchiesta su Tangentopoli. In quel caso, quindi, vi è un obbligo, nonostante la maggioranza abbia deliberato il rinvio, mentre sulla Commissione d'inchiesta su Tangentopoli, in aula a partire da lunedì, la Commissione non può deliberare, non ha avuto il tempo ...
Concludo, signor Presidente, perché giungono notizie di un altro suo provvedimento imperativo - annunciato in modo più o meno informale nel corso della riunione di oggi della Giunta per il regolamento - che ci sembra una beffa e che consiste in un'ulteriore modifica della composizione della I Commissione.
Forse non tutti i colleghi sanno che nel continuo balletto di rinvii in Commissione e di accelerazioni in aula da parte della maggioranza qualcosa è avvenuto in Commissione. Quest'ultima ha visto crescere il numero dei propri componenti perché, in base al meccanismo della distribuzione dei resti, ora ne fanno parte due rappresentanti della maggioranza, uno dei Democratici di sinistra e l'altro dell'UDEUR.
Signor Presidente, poiché le era stato fatto osservare che la consistenza numerica della Commissione - elevata a 50 membri - era cresciuta troppo, ci è giunta notizia che lei avrebbe aderito alle preoccupazioni del collega Armaroli e giustamente intenderebbe ridimensionare il numero dei componenti la I Commissione revocando, però, non uno dei due deputati appena nominati, ma uno dell'opposizione o, per la precisione, uno dei deputati del gruppo misto aderente al Trifoglio che, com'è noto, ha una posizione di astensione nei confronti dell'attuale Governo. Anche in questo caso la beffa è perfetta: il numero dei componenti la Commissione cresce perché si consente alla maggioranza di fare nuove integrazioni e spostamenti «a bocce ferme» (perché dovremmo votare il testo base con la stessa composizione della Commissione alla data del 16 dicembre scorso, quando fu rinviato l'esame del provvedimento), ma poi, a causa degli spostamenti della maggioranza, il numero dei membri della Commissione va effettivamente ridotto e si decide di far decadere il collega Rebuffa, che non si sa bene se voti a favore della maggioranza o se si astenga. Rebuffa può non far più parte della Commissione perché, come si sa, protesterà solo il senatore Cossiga!
Tutto questo avviene in nome della democrazia, signor Presidente! Solo che la democrazia e le regole che lei stesso ha stabilito prevedono l'obbligo di ripartire uniformemente i deputati di maggioranza e di opposizione fra tutte le Commissioni e la fretta con la quale si sta procedendo alle integrazioni in I Commissione non corrisponde alle situazioni di disparità che a danno della stessa maggioranza si verificano in altre Commissioni. Se il principio è quello della ripartizione uniforme fra maggioranza ed opposizione in Commissione, perché la maggioranza non interviene, per esempio, nella X Commissione per la quale devono ancora essere nominati tre deputati? Se il principio è quello per cui la maggioranza deve essere sempre tale in tutte le Commissioni, esso deve essere valido in tutte le Commissioni, signor Presidente, come peraltro sta facendo anche per le Commissioni bicamerali. Quando l'UDEUR ha chiesto di utilizzare il proprio resto per avere un deputato in più nella I Commissione, si sarebbe dovuto rispondere come lei ha fatto con noi, quando abbiamo chiesto di utilizzare dei resti che avrebbero alterato il rapporto tra maggioranza e opposizione. All'onorevole Manzione si sarebbe dovuto dire di no, perché quel resto avrebbe dovuto essere utilizzato nella X Commissione, dove la maggioranza è sotto di tre deputati e il Presidente della Camera ha l'obbligo di rispettare il rapporto tra maggioranza ed opposizione. Tutto questo però non è stato fatto, forse perché - lo
Signor Presidente, non si possono utilizzare le regole strumentalmente e consentire alla maggioranza di crescere in maniera abnorme là dove è in difficoltà politica e di stare sotto in altre Commissioni dove non vi sono provvedimenti urgenti, salvo verificare che, se la settimana prossima la maggioranza avrà difficoltà su un provvedimento in un'altra Commissione, la regola verrà nuovamente cambiata ed i deputati di maggioranza saranno obbligati a passare dalla I Commissione (dove nel frattempo si sarà concluso l'esame della par condicio) alle altre Commissioni.
Su questi aspetti, che riteniamo di garanzia fondamentale dei diritti dell'opposizione e del funzionamento delle Commissioni nonché del rispetto delle norme contenute nel nuovo regolamento, al quale avevamo aderito con fiducia, chiediamo risposte preliminari allo svolgimento dei lavori parlamentari di questa seduta e di questa settimana.
Riepilogo, signor Presidente, le nostre richieste che, ripeto, sono preliminari all'ordinato svolgimento dei lavori.
Vi è stato chi ha detto che occorreva approvarlo entro ottobre, chi entro novembre, chi entro dicembre e chi entro gennaio: è bene che questi signori non giochino al totocalcio, perché non ne indovinano una!
Dunque, mentre autorevoli esponenti del Governo e della maggioranza affermavano che si sarebbe dovuto fare in fretta, in Commissione affari costituzionali la maggioranza ha chiesto ed ottenuto non un solo rinvio, bensì due: un rinvio a dicembre ed uno a gennaio.
Per quali motivi la maggioranza ha chiesto due rinvii? Innanzitutto perché essa ritiene corretto che si debba votare in Commissione soltanto se la maggioranza è tale non solo di nome ma anche di fatto. Il secondo rinvio è stato argomentato nei seguenti termini: prima si dovrebbe votare sulla presidenza della Commissione e poi sul testo base relativo alla par condicio. Signor Presidente, abbiamo fatto una tale richiesta fin da dicembre ed oggi la maggioranza approda alle nostre stesse posizioni, anche se il vero motivo è che - come del resto risulta dagli ultimi incontri tra esponenti del Governo, della maggioranza e del Trifoglio - oggi come oggi il testo sulla par condicio rischia di essere discusso in Commissione affari costituzionali nel rapporto di 25 a 25 tra maggioranza e opposizione.
Signor Presidente, poiché lei stamattina non era in giornata particolarmente felice, ha ritenuto di offendere la sua intelligenza quando ha affermato che, siccome la Commissione affari costituzionali prima di Natale era composta da 48 membri mentre oggi si è arrivati a 50 (e quindi si è arrivati ad essere «fuori quota», in quanto al massimo essi dovrebbero essere
Signor Presidente, relativamente ai rapporti tra maggioranza ed opposizione nelle quattordici Commissioni permanenti, visti i rapporti di forza nell'Assemblea, diremo che la maggioranza può avere il diritto di avere un deputato - al massimo due - in più nelle Commissioni medesime. Ebbene, si dà il caso che in alcune Commissioni il rapporto tra maggioranza ed opposizione sia in pareggio; in altre, come nella X Commissione, la maggioranza è in numero inferiore; infine, essa è sovrarappresentata nella Commissione affari costituzionali, dove è rappresentata da 25 deputati, mentre l'opposizione è rappresentata da 22 deputati e tre colleghi si sono astenuti al momento della fiducia.
Pertanto, signor Presidente, se lei intende «rimuovere» un membro che si è astenuto, deve altrettanto correttamente «rimuovere» uno dei deputati della maggioranza che, in Commissione affari costituzionali, è del tutto illegittimamente sovrarappresentata. Signor Presidente, se così non sarà, ella si assumerà (non intendo intimidire nessuno, come già affermavo stamani in seno alla Giunta per il regolamento) una gravissima responsabilità e darà l'impressione - magari falsa - di voler togliere le castagne dal fuoco per conto del Governo e della maggioranza.
Signor Presidente, lei non soltanto deve essere imparziale ma deve apparire anche tale. In molte circostanze si è dimostrato assolutamente imparziale; mi auguro che lo sarà anche in questa occasione, visto che la decisione avviene, guarda caso, prima che sia eletto il presidente della Commissione e prima che sia approvato il testo base sulla par condicio. Tra l'altro, concordo con tutte le considerazioni svolte dall'onorevole Vito sul fatto che se solo domani pomeriggio potremo votare il testo base, dopo le dichiarazioni di voto - che saranno numerose -, non si farà a tempo per giovedì ad esaminare, neanche succintamente, gli emendamenti: anzi, non si farà a tempo neanche a presentarli.
Pertanto, anche a nome del gruppo di Alleanza nazionale, le chiedo di convocare ad horas la Conferenza dei presidenti di gruppo e di rinviare l'inizio della discussione sulle linee generali, con le relative pregiudiziali, alla prossima settimana, affinché l'istruttoria legislativa, alla quale ella tanto tiene, visto che ne ha fatto oggetto di profondo dibattito nel corso dei lavori preparatori delle modifiche regolamentari, si affermi al di là di ogni ragionevole dubbio (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
In secondo luogo, vorrei soffermarmi sulla composizione delle Commissioni. Certamente nessun gruppo, neanche quello misto, può avere un numero di deputati superiore rispetto a quello previsto dal regolamento. Evidentemente, la questione dei criteri della composizione delle Commissioni deve riguardarle tutte, senza eccezioni e tenendo conto del bilanciamento dei rapporti tra i gruppi di maggioranza e quelli di opposizione. Forse la maggioranza ed il Governo non si erano resi conto, al momento della costituzione del Governo, di quali fossero i numeri. Infatti, riguardo alla distribuzione dei deputati nelle varie Commissioni i numeri sono i seguenti: ci sono 315 deputati facenti parte della maggioranza, 293 contrari e 21 deputati che si astengono. Se sommiamo questi ultimi, arriviamo a 314 deputati: pertanto, abbiamo 315 deputati contro 314. Questo significa che può esservi una sola Commissione in cui la maggioranza può avere un deputato in più, mentre in tutte le altre Commissioni deve essere rispettata la situazione di parità tra maggioranza e opposizione. Lo ripeto: forse il Governo non si era reso conto della situazione in questo ramo del Parlamento.
Pertanto, il problema non riguarda solo la I Commissione, perché se deve essere riesaminata la distribuzione dei deputati, questo deve essere fatto per tutte le Commissioni. Del resto, non sarebbe possibile consentire che la maggioranza prenda il trecentoquindicesimo deputato e lo sposti di ora in ora, di momento in momento, di provvedimento in provvedimento, quasi fosse un deputato peripatetico o «squillo», da una Commissione ad un'altra come se queste ultime fossero alberghi ad ore. Perdonatemi il paragone, ma non credo sia accettabile questo degrado istituzionale e credo altresì che il Presidente non debba consentirlo attraverso gli strumenti che gli permettono di evitare di soddisfare la pretesa inammissibile della maggioranza. Chiedo quindi che sia immediatamente adeguata la composizione numerica in tutte le Commissioni perché i due criteri, compreso dunque anche quello relativo all'equilibrio numerico tra la maggioranza e l'opposizione, non possono essere adottati in momenti diversi ma tutti insieme, senza consentire - lo ripeto - spostamenti orari di deputati da una Commissione all'altra.
Signor Presidente, ritengo che su queste due questioni vi debbano essere un suo intervento e una decisione (sulla prima questione da parte della Conferenza dei presidenti di gruppo e sulla seconda questione da parte sua) perché altrimenti credo che verrebbero meno in Parlamento quei rapporti che sono necessari a un proseguimento ordinato dei nostri lavori.
Si tratta di una sorta di provvedimento su misura! A parte le considerazioni fatte in ordine a tale aspetto dai colleghi intervenuti, vorrei segnalare che in questo caso, che peraltro riguarda un gruppo che non è di opposizione, trovandosi per così dire sulla frontiera tra la maggioranza e
Trovo assurdo che nella giornata di venerdì si inizi in aula la discussione di un provvedimento che non ha ancora, a tutt'oggi, un testo base e ciò - come è stato ricordato - a seguito di una richiesta della maggioranza, a ridosso della crisi di Governo.
Aggiungo che il ministro delle comunicazioni ha avuto modo nel corso di un'intervista dedicata all'argomento, di accennare alla possibilità, ove mai il Parlamento non avesse corrisposto alle attese del Governo, di ricorrere ad un decreto-legge. Stiamo parlando di una materia che per sei o sette volte è stata oggetto di un decreto che la Camera non ha mai convertito nei 60 giorni previsti. Temo quindi che ci si stia avvicinando ad una sorta di decreto surrettizio e, se i tempi della discussione dovessero essere quelli che sono stati per così dire progettati, avremo allora una sorta di decreto camuffato da disegno di legge. Tutto ciò non riguarda soltanto la nostra opposizione sul merito del provvedimento, ma anche una fondamentale questione di metodo parlamentare; per tale motivo noi, tutta l'opposizione, facciamo appello alla sensibilità istituzionale del Presidente della Camera.
Ciò disturba, oltre che turba, leggere la notizia sulle agenzie e vedere che è oggetto di speculazione, se vogliamo più che legittima, ma certamente di carattere politico di parte, a fronte di un dato che è non regolamentare ma politico, di un'area di questa Camera, che astenendosi ha permesso la nascita del Governo D'Alema 2. C'è da chiedersi se questa astensione sia collocabile tra le altre, quindi non debba essere fatta rientrare né nella maggioranza né nell'opposizione, e se per un'esigenza numerica si operi, in virtù del buonsenso o di norme consolidate o di abitudini, lo spostamento di un collega che è parte determinante della nascita di un Governo. Tutto ciò capita nella I Commissione e tutti sono a conoscenza - almeno lo sanno gli addetti ai lavori e il signor Presidente della Camera - di una condizione di diversità e di anomalia rispetto a tutte le altre Commissioni. Non solo, quindi, il parere della Giunta per il regolamento di procedere armonicamente in tutte le Commissioni, ma anche quel buonsenso di padre di famiglia devono sempre ispirare chi provvisoriamente siede su questi banchi e chi ha l'onore e l'onere di presiedere quest'Assemblea. Parlo del famoso buonsenso!
Credo si voglia agire con zelo, con solerzia, con eccesso di zelo, con eccesso di solerzia, per via regolamentare, unilaterale, per rimuovere ciò che non c'è perché gli astenuti che hanno permesso la nascita di questo Governo non devono essere conteggiati tra gli altri, al limbo, ma sono parte di una maggioranza politica che ha assunto una configurazione diversa rispetto al «sì», con un voto che ha comunque permesso la nascita del Governo.
Deve essere dunque lasciato alla politica il confronto, il libero esercizio delle
Per quello che riguarda la condizione della Commissione affari costituzionali, vi è una peculiarità che non deriva da una volontà di applicare in quella sede in maniera zelante il regolamento e di venire meno a questo richiamo al buonsenso politico, ma dal fatto che oggi, per l'attuale situazione dei gruppi parlamentari, le Commissioni sono e devono essere formate da un numero di deputati che va da un minimo di trentanove ad un massimo di quarantanove. Tutte le altre tredici Commissioni rientrano in questi numeri; la Commissione affari costituzionali è composta, allo stato attuale, da cinquanta deputati. Non applicare la norma regolamentare prevista dall'articolo 19, comma 2, intervenendo su questa situazione, potrebbe esporre d'ora in avanti a irregolarità qualsiasi attività della Commissione affari costituzionali proprio per questa sua composizione.
Non si tratta allora soltanto di fare un ragionamento sul riequilibrio maggioranza-opposizione, ma vi è una condizione: nella Commissione affari costituzionali il gruppo misto ha una rappresentanza superiore a quella che gli spetterebbe secondo la norma che prevede che i gruppi siano rappresentati nelle Commissioni in proporzione ai loro componenti (articolo 19, comma 2) (Commenti del deputato Armaroli). È in virtù di questo elemento che io ritengo si debba procedere secondo le modalità sulle quali questa mattina abbiamo ragionato e discusso nella Giunta per il regolamento, non - lo ripeto - per zelo regolamentare, ma per sanare una situazione che non risponde alle previsioni regolamentari e per consentire a tutti di compiere quella valutazione politica e insieme di riassetto regolamentare della composizione delle altre Commissioni a cui qui siamo stati richiamati dai colleghi intervenuti prima di me. Sono convinto che sapremo fare ciò con attenzione alle norme regolamentari e ricorrendo anche a quel buon senso, a quella sensibilità e a quell'attenzione politica alla quale ci richiamava nel suo intervento il collega Crema.
Il concetto di maggioranza, pertanto, non è più connesso soltanto ai numeri che appoggiano un Governo, ma anche a posizioni interne all'Assemblea che consentono che quei numeri si formino. In altre parole, molto più semplicemente, è sofistico dire che questo Governo si è formato con una maggioranza più delle astensioni, perché senza quelle astensioni il secondo Gabinetto D'Alema non si sarebbe mai formato.
È allora curioso dal punto di vista proprio della trasposizione delle regole o dei principi costituzionali dentro la vita dell'Assemblea che si vengano a distinguere due maggioranze: una maggioranza «sicura» ed una incerta, labile, di confine. Questo non è consentito, perché la maggioranza è un concetto in questo caso preciso: è tutto ciò che ha consentito la formazione del gabinetto D'Alema. Questo primo argomento, quindi, deve essere espunto.
Ognuno, poi, ha la sua libera determinazione, perché ancora, per fortuna qui non c'è un ordine (io, tra l'altro, non avrei neanche un «ordinante») a cui ciascuno debba rispondere, ma la libera coscienza del parlamentare che, nelle situazioni concrete, lo induce ad assumere una o un'altra posizione.
È allora curioso che una discussione complicata, difficile, a cui alcuni annettono un'importanza strategica e vitale (essendo presente il sottosegretario Vita vorrei che l'aggettivo «vitale» non fosse connesso alla sua persona; intendo vitale nel senso oggettivo del termine), il dibattito sulla par condicio si muova in un universo ondivago, cambino i numeri e vi siano incertezze, crepuscoli: bene, questo è un dato interessante dal punto di vista dei fenomeni parlamentari. Qui si pone una seconda questione. Ho sempre pensato, facendo il mio modesto mestiere, che i problemi tecnici siano una formula elegante per mascherare altre cose. In questo caso, è evidente - direi che è quasi un esempio da letteratura - che i problemi tecnici si collocano in un mondo, in un ambiente e soprattutto in un tempo. Ciò che trasfigura una soluzione tecnica in una soluzione politica è la scelta del tempo. Quando questo avviene, la soluzione non è più tecnica; quando cade in un certo momento, è una decisione politica, perché la scelta del tempo fa parte della discrezionalità di chi sceglie la decisione. Mi va benissimo, ma mi limito a dire che, quando sono di fronte a posizioni politiche, io ne traggo tutte le conseguenze politiche.
Innanzitutto, è stata chiesta dai gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale la riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, che convoco alle ore 18, nella biblioteca del Presidente. Chiedo, pertanto, al Presidente Giovanardi di prendere il mio posto qualche minuto prima, per poter ordinare il lavoro.
Seconda questione. Se non decide diversamente la Conferenza dei presidenti di gruppo, onorevole Vito, come è vostro diritto, la proposta di legge sulla Commissione d'inchiesta su Tangentopoli si discuterà lunedì, qualunque cosa abbia fatto la Commissione competente, sia che l'abbia esaminato sia che non lo abbia fatto, perché questo è il principio che abbiamo stabilito.
La terza questione è una precisazione: io non ho invitato i colleghi dell'opposizione a rinunciare alle pregiudiziali. Ho chiesto loro se intendessero eventualmente discutere le pregiudiziali alla fine della discussione generale e mi è stato risposto di no, ma non ho chiesto, ripeto, di rinunciare alle pregiudiziali.
La Commissione affari costituzionali si trova ad avere 50 deputati, perché due gruppi di maggioranza hanno spostato due deputati.
A quel punto, il Presidente deve applicare l'unico strumento che ha, cioè il comma 2 dell'articolo 19, sulla cosiddetta distribuzione dei resti. Non si può avere più di un resto per Commissione. L'unico gruppo che ha due resti è il gruppo misto, per cui non oggi, ma il 7 gennaio, ho scritto la prima lettera al presidente Paissan, chiedendogli di provvedere in proposito. Il presidente Paissan, che dirige il gruppo misto (e credo che sia un'impresa complessa), non è riuscito a risolvere questo problema (Interruzione del deputato Paissan). Sì, ha dovuto sentire tutti, non è un addebito di colpa; sono questioni complesse. Ha sentito tutte le componenti, e così via; comunque dal 7 gennaio la vicenda si è protratta fino a poco tempo fa, quando ho dovuto rivolgere una specie di garbata intimazione al presidente Paissan, dicendogli: «O decide lei chi deve andar via o sono costretto ad applicare il secondo comma dell'articolo 19». Il presidente Paissan non ha spostato nessuno, questo è il punto; quindi, sono dovuto intervenire per far rientrare la Commissione nella legalità, cioè nel limite dei 49 componenti. Guardando alla rappresentatività delle componenti, il collega Rebuffa, non appartenendo ad alcuna di esse, si trova a dover uscire dalla Commissione, poiché il collega Calderisi è inserito in una componente; la questione, infatti, poteva essere «giocata» su questi due versanti (il collega Crema è addirittura a capo di una componente).
Questa è la ragione per la quale ho scritto al presidente Paissan, nonché al collega Rebuffa, informandolo che quest'ultimo cessa di far parte della I Commissione. Nello stesso giorno, cioè oggi, ho scritto a tutti i presidenti di gruppo invitandoli a fare quel che mi è stato giustamente sollecitato dal collega Vito, dal collega Armaroli e da altri, ossia a «risistemare» tutte le Commissioni. Perché ho provveduto partendo anzitutto dalla I Commissione? Perché essa, come dicevo, era in una composizione illegale: mentre il numero dei componenti le altre varia da trentanove a quarantanove e, quindi, esse sono legalmente costituite, la Commissione affari costituzionali era non legalmente costituita e, pertanto, non poteva deliberare.
Applicando lo strumento di cui dispongo, il comma 2 dell'articolo 19 del regolamento, ho provveduto in questo modo. Naturalmente, mi rincresce per il collega Rebuffa, di cui conosco la competenza,
Mi pare che ciò ponga un problema abbastanza delicato, che ho sottoposto alla Commissione: quello di cercare di trovare una soluzione soprattutto per il domani, al fine di evitare ciò che poco elegantemente il collega Calderisi ha chiamato «questione della peripateticità» dei colleghi deputati. Infatti, poiché il rapporto maggioranza-opposizione è tale per cui in una Commissione vi è la maggioranza e nelle altre vi è parità tra maggioranza, da un lato, ed astenuti e opposizione, dall'altro - ferma restando per gli astenuti la possibilità di votare come ritengono opportuno; anche se il collega Calderisi ha correttamente affermato oggi, in seno alla Giunta per il regolamento, di essersi astenuto sul voto di fiducia ma di essere contro il Governo e, quindi, di votare contro i suoi provvedimenti -, ho chiesto alla Giunta per il regolamento di consigliarmi uno strumento, non previsto dal regolamento, per evitare uno spostamento - non so se è chiaro - del collega in più, Commissione per Commissione, a seconda dei provvedimenti che devono essere discussi. Dall'altra parte, i colleghi della maggioranza mi dicono: «Ma noi siamo la maggioranza e decidiamo dove essere in maggioranza o meno».
Giovedì discuteremo tale questione e spero che riusciremo a trovare una soluzione che dia stabilità alla composizione dei gruppi parlamentari ed impedisca che vi siano la flessibilità e le variazioni di cui si è parlato. Questo è lo stato delle cose.
Colleghi, ci riuniremo alle 18 e vedremo in che termini trovare una soluzione. Capisco, onorevole Vito, anche la questione che è stata posta: non c'è tempo per la discussione. Devo dire, colleghi, che quando si è deciso che si procedesse alla votazione del testo soltanto dopo l'elezione del presidente, lo si è fatto d'intesa tra maggioranza ed opposizione e tanto i colleghi della maggioranza quanto quelli dell'opposizione sapevano benissimo che giovedì vi sarebbe stato il voto sulle questioni pregiudiziali, che venerdì sarebbe cominciata la discussione sulle linee generali e che, per regola stabilita nel regolamento, non si può spostare la data dell'esame di un provvedimento da parte dell'Assemblea in relazione alle esigenze della Commissione. Ciò è noto a tutti quelli che hanno sentito; non è stata un'operazione di forza, ma un'operazione consensuale.
Siccome, però, comprendo (Commenti del deputato Selva)... so che il problema c'è, presidente Selva, è per questo che ho convocato la Conferenza dei presidenti di gruppo: se pensassi che, nella sostanza, il problema non esistesse, non avrei convocato la Conferenza. L'ho convocata e in quella sede vedremo se sia possibile trovare - auspico di sì (Commenti del deputato Selva)... perciò ho convocato la Conferenza, altrimenti non l'avrei fatto - un punto di equilibrio tra le esigenze dell'esame del testo e quelle dei tempi, poste dall'altra parte.
Questa è la questione, così come è stata posta. Essa, naturalmente, è molto condizionata dal problema della composizione dei gruppi. Noi rischieremo, tra un mese o due, se vi saranno ulteriori variazioni, di tornare ancora sulla questione. Dovremmo verificare se sia possibile prevedere degli elementi di stabilità.
Questo è lo stato delle cose e queste sono le ragioni per le quali sono state assunte le decisioni.
Spero davvero che, tra breve, in seno alla Conferenza dei presidenti di gruppo si potrà trovare una soluzione che consenta alla Commissione di procedere ad un esame adeguato del testo e di affrontare le questioni politiche sul terreno politico e non su quello regolamentare. Vorrei tenere distinte le questioni.
Professor Rebuffa, io comprendo - se mi permette - che le soluzioni apparentemente tecniche poi in realtà possano essere politiche; possono avere effetti politici, ma restano tecniche! Gli effetti delle decisioni sono affidati all'ordinamento generale


