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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
MARCO TARADASH. Signor Presidente, vorrei porre quattro questioni.
Camera sono state giudicate illegittime da parte della Consulta, pur riguardando affermazioni dell'onorevole Sgarbi che sicuramente avevano un carattere politico ed erano riferite a due magistrati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bielli. Ne ha facoltà.
VALTER BIELLI. Signor Presidente, colleghi, come ho fatto in seno alla Giunta, voterò in favore della insindacabilità e, quindi, sicuramente nel mio intervento non vi sarà un ripensamento rispetto alla decisione assunta. Devo dire, però, che sono perplesso e preoccupato, Presidente, per il tipo di discussione che
si sta facendo in aula per due ordini di considerazioni, la prima delle quali nasce dal fatto che, già in occasione di una seduta precedente, mi ero permesso di chiedere una riflessione sull'atteggiamento della Giunta e dell'Assemblea in ordine alla questione dell'insindacabilità; infatti, il problema del conflitto di attribuzioni e delle sentenze che conseguentemente vengono emanate ci riguarda e va valutato con attenzione. Proprio in questi giorni, su tre sentenze due in qualche modo ci danno torto, il che significa che la questione è delicata e corposa e ha bisogno di una discussione e di una riflessione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fragalà. Ne ha facoltà.
VINCENZO FRAGALÀ. Signor Presidente, signori deputati, esprimo il mio personale apprezzamento e annuncio il voto favorevole dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale sulla relazione della Giunta, che credo abbia esaminato in modo esauriente tutti i temi giuridici e politici posti dalle dichiarazioni che il deputato Mancuso rese nel corso di un convegno, che peraltro mi ha visto tra i partecipanti, come è stato ricordato nella relazione. Sottolineo che la Giunta, con estrema facilità dal punto di vista giuridico e politico, ha ritenuto che le dichiarazioni del deputato Mancuso rientrassero nell'alveo, nel perimetro e nell'ambito di quella critica politica, del dibattito politico,
che peraltro era rivolto ad un certo modo di amministrare la giustizia e ad una certa capacità di esternazione sui temi politici che caratterizza alcuni uffici giudiziari da qualche anno a questa parte. Rispetto a ciò debbo rilevare che, senza che il deputato Mancuso avesse rivolto la sua critica a qualcuno degli esponenti o ad personam nei riguardi di qualcuno di questi magistrati, nei suoi confronti è stato attivato un atto querelatorio che certamente voleva limitare e ledere il suo diritto alla critica politica e ad esprimere le proprie opinioni in sede parlamentare e in sede politica.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che l'onorevole Taradash abbia giustamente sottolineato il fatto che questo dibattito avviene nel momento in cui sono state rese note le sentenze n. 10 e n. 11 della Corte costituzionale che sanciscono principi che mi permetto di definire inquietanti. Dico ciò perché nelle stesse motivazioni la Corte ammette di aver corretto la giurisprudenza della Corte costituzionale in merito all'insindacabilità dell'opinione espressa dai parlamentari. Quindi, siamo di fronte ad una opinione di questa Corte che in qualche modo non combacia con l'opinione espressa dalla stessa Corte costituzionale in momenti storici e politici diversi e che fissa un principio sul quale noi ci dobbiamo interrogare, cioè che il nesso funzionale che garantirebbe al parlamentare di poter esprimere le sue opinioni deve essere strettamente correlato a interventi che si svolgono in aula o a atti di sindacato ispettivo comunque in ambito parlamentare mentre, se il parlamentare riporta fuori dal Parlamento argomenti che ha trattato in sede parlamentare, che sono di oggetto e di contenuto parlamentare e politico, se non c'è una stretta corrispondenza tra il discorso parlamentare, e fra l'atto ispettivo parlamentare, e quanto si dice fuori da
quest'aula, il Parlamento non può più intervenire per stabilire se ci sia o no insindacabilità dell'atto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saponara. Ne ha facoltà.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Taradash. Ne ha facoltà.
La prima concerne il valore della delibera che stiamo per assumere, perché mi pare che la Camera sia oggetto da qualche tempo di una prassi costante di ricorsi per conflitto di attribuzioni davanti alla Consulta. Proprio ieri, sulle agenzie, abbiamo letto che due deliberazioni della
Allora, primo problema: noi stiamo oggi discutendo dell'articolo 68 della Costituzione e riteniamo di essere nella legittimità per farlo, ma sta diventando invece costume ritenere che la Camera non abbia questo diritto.
Secondo problema, quello che pone l'onorevole Mancuso nelle sue dichiarazioni: il ruolo delle procure della Repubblica. Tutti i giorni leggiamo interventi da parte di procuratori, anche al di là dell'occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, in cui si esprimono valutazioni sulle leggi che sono in discussione o che sono state approvate dal Parlamento. È di queste ore la discussione sull'opportunità di abolire l'appello o la Cassazione, sul fatto che si debba dare esecutività alla pena in primo o in secondo grado, e protagonisti di tale discussione sono procuratori della Repubblica. Allora, nel nostro ordinamento, dove le procure della Repubblica sono parte della magistratura, quindi di un ordine dello Stato, è legittimo che dalle procure arrivi continuamente questo genere di impulso o di pressione o di attività, come la si voglia definire, nei confronti del Parlamento? È legittimo questo oppure non lo è nell'ambito del nostro ordinamento, dove non c'è separazione delle carriere e distinzione di ruolo tra giudice e pubblico ministero?
Terza questione: il CSM, che sarebbe chiamato a discutere di problemi come quelli sollevati dall'onorevole Mancuso. Ad esempio, personalmente ho presentato tre esposti al CSM per chiedere se l'attività di esternazione del dottor D'Ambrosio sia compatibile con l'ordinamento dello Stato e se quindi i continui interventi sulla stampa, in televisione e di altro genere del dottor D'Ambrosio sull'attività del Parlamento siano in linea con le sue funzioni di procuratore capo, se le sue prese di posizione nei confronti, ad esempio, del leader dell'opposizione o dell'onorevole Previti siano compatibili con il fatto che presso la procura della Repubblica che il dottor D'Ambrosio dirige sono in atto procedimenti nei confronti di Berlusconi e di Previti. Ho chiesto questo al CSM, che però ha fatto finta di non ricevere gli esposti e non li tratta.
Allora, cosa dobbiamo fare? Se percorriamo i canali istituzionali e ci rivolgiamo al Consiglio superiore della magistratura, che avrebbe titolarità ma credo anche dovere di intervento in questi casi, e il CSM tratta gli esposti dei parlamentari o dei cittadini che riguardano l'attività dei magistrati come carta straccia, che cosa dobbiamo fare?
Ultimo punto: le frasi che l'onorevole Mancuso ha pronunciato sono critica politica, sono giudizi politici, sono certamente attinenti, come la Giunta ha riscontrato all'unanimità, all'attività del parlamentare, ma sono, secondo me, attinenti all'attività del cittadino. Non è possibile che in uno Stato di diritto, dove la libertà di espressione viene tutelata come valore costituzionale, non si possa esprimere un giudizio negativo nei confronti di una procura della Repubblica, sul modo in cui questa procura agisce sul piano politico. Il fatto che ormai ci sia l'abitudine costante di sporgere querela, quindi di rivolgersi ai magistrati, perché siano i magistrati stessi a decidere sulle critiche alla magistratura, rappresenta secondo me un atto terroristico nei confronti della libertà di espressione dei cittadini e nei confronti dell'ordinamento dello Stato (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
La seconda considerazione per la quale nutro qualche perplessità si riferisce alle dichiarazioni rese in quest'aula in passato da alcuni colleghi ed oggi dall'onorevole Taradash: di fronte a sentenze che, in qualche modo, tendono ad affermare che rischiamo di dare un'interpretazione non restrittiva ma troppo ampia delle prerogative parlamentari, alcuni colleghi rispondono criticando la Corte e, di pari passo, cercando di far passare la tesi secondo la quale tutto rientrerebbe nelle stesse prerogative parlamentari.
Mi permetto di leggere ai colleghi, per la seconda volta, la dichiarazione resa dall'onorevole Mancuso, anche se confermo che voterò nel modo annunciato; la leggo di nuovo per sottolineare come essa sia comunque pesante, pesantissima, e richieda attenzione. Il collega Mancuso ha affermato che siamo di fronte a gente che, «priva di cultura del diritto e di senso dello Stato, dà fuori con attività che si possono considerare autenticamente terroristiche». Credo che la critica politica non dovrebbe arrivare fino a questo punto, ma che si potrebbe fermare almeno un po' prima, perché proseguendo su questa china non si sa dove si andrà a parare. Aggiungo, inoltre, che non condivido la relazione a firma del collega Berselli, letta in aula dal collega Ceremigna, nella sua interezza, a causa di alcuni passaggi ma, soprattutto, perché essa rischia di essere critica verso altri organi; quasi a giustificazione dei provvedimenti che assumiamo, tale relazione riporta le stesse dichiarazioni del collega Mancuso, che io non condivido.
Inoltre - e concludo -, nella relazione vi è una omissione che, come ho già affermato, non inficerà il mio voto favorevole sulla proposta della Giunta; l'omissione riguarda il fatto che l'ampia documentazione fornita dal collega Mancuso sicuramente non è concomitante né precedente alle dichiarazioni rese, ma successiva ad esse quasi di un anno, il che significa che il contesto nel quale le dichiarazioni sono state fatte era precedente agli atti parlamentari.
Ho affermato in precedenza che voterò coerentemente con la posizione assunta in seno alla Giunta, ma aggiungo che siamo arrivati ad un punto limite e credo che dovremmo riflettere molto qualora venissero prese per buone le considerazioni svolte dal collega Taradash. Perché riflettere?
Perché, qualora quelle prerogative parlamentari - che dobbiamo tutelare e difendere - fossero inserite in un contesto nel quale tutto fosse consentito ai parlamentari, credo che in realtà non verrebbero tutelate quelle prerogative che i parlamentari debbono comunque avere.
Ma ciò che più mi ha fatto specie in questa vicenda è stato quanto sostenuto poc'anzi dal collega Bielli, secondo il quale vi sarebbero degli interventi che non dovrebbero travalicare determinati ambiti perché, altrimenti, si andrebbero a colpire organi istituzionali ed organi costituzionalmente previsti diversi dal Parlamento. Credo che tale considerazione in questo caso sia fuori luogo perché il deputato Mancuso, come tanti altri deputati appartenenti a questa Camera, ha sempre lamentato il fatto che alcuni magistrati protagonisti sfruttassero le possibilità che il loro incarico istituzionale a capo di certe procure dava loro per fare gli editorialisti in prima pagina su tanti quotidiani italiani o, addirittura, per essere intervistati a reti unificate e incidere perfino su quelli che sono gli ambiti legislativi e parlamentari!
Ho notato il fatto che uno dei querelanti era proprio il dottor Giancarlo Caselli che l'anno scorso, dopo che i due rami del Parlamento avevano approvato la riforma costituzionale dell'articolo 513, pubblicò un editoriale a sua firma sul quotidiano la Repubblica, scrivendo nel titolo che il Parlamento aveva abrogato la mafia per legge! Nella sostanza, quindi, il dottor Caselli, utilizzando il proprio incarico di procuratore della Repubblica e la sua facoltà di editorialista di quel quotidiano, accusò un organo costituzionale come il Parlamento - vale a dire, tutti noi - di avere utilizzato lo strumento legislativo della riforma costituzionale per fare un favore alla mafia.
Ebbene, in quella occasione, nonostante l'enorme gravità di quanto dichiarato e scritto dal dottor Caselli, il Consiglio superiore della magistratura, l'organo di amministrazione della magistratura, non intervenne.
Allora, signori deputati, io vengo dalla inaugurazione dell'anno giudiziario di Palermo in cui il ministro guardasigilli Diliberto ha invitato i magistrati alla sobrietà e soprattutto a non fare invasioni di campo (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Onorevoli colleghi, io da oggi mi sento molto meno libero di ieri nell'avvalermi di - credo onestamente - quella facoltà, di quel diritto e di quell'obbligo di ogni parlamentare di confrontarsi con la società civile, di non chiudere all'interno di queste aule la propria attività. Quando ci si confronta anche con poteri forti, quando si esercita con moderazione, ma con onestà intellettuale, il dovere-diritto della denuncia di situazioni di malcostume, quando si può e si deve polemizzare su situazioni (anche della magistratura) che non convincono, non per questo si devono subire iniziative di tipo penale e civile che per ogni parlamentare onesto che svolga questa attività e non possieda dei patrimoni vuol dire essere intimidito e paralizzato nella possibilità di svolgere in coscienza la propria funzione.
Allora, dal momento in cui ci riferiamo ad un episodio singolo, di scuola, concernente l'onorevole Mancuso, che parla in un convegno organizzato da alcune associazioni insieme a tanti colleghi durante il quale esprime delle opinioni, ebbene, secondo l'orientamento giurisprudenziale espresso da questa sentenza di Valerio Onida e dall'altra, la n. 11, di Capotosti, noi non avremmo il diritto di sindacare se l'opinione espressa dall'onorevole Mancuso in un convegno in cui si parlava di giustizia rientri o meno nell'attività parlamentare e non si tratti di opinioni espresse da un parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni, come se l'onorevole Mancuso partecipasse a quel convegno per ragioni di interesse economico o per altre ragioni del tutto diverse da quelle della passione politica che anima ciascuno di noi quando in quest'aula e fuori da quest'aula svolgiamo interventi che hanno a che fare con l'attività parlamentare e con la politica.
Quindi, Signor Presidente, e onorevoli colleghi, credo che queste due sentenze debbano comportare una riflessione approfondita su questo argomento perché evidentemente alla luce di questa giurisprudenza, se dovesse essere confermata, si introdurrebbero limiti molto pesanti ed estremamente irragionevoli all'esercizio dell'attività parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi misto-CCD e di Forza Italia).