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PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Tassone n. 2-01621 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 6).
MARIO TASSONE. Sarà un'illustrazione molto breve anche perché questo tema ritorna puntualmente dopo una serie di confronti che abbiamo avuto in passato sia in Assemblea sia nella Commissione difesa.
riconosce tale diritto, perché non esiste un diritto. Saremmo curiosi di conoscere la risposta del Governo.
Il Governo si è impegnato a far approvare tale provvedimento, il cui esame da parte dell'Assemblea proseguirà oggi pomeriggio. Si tratta di un provvedimento, di un «grande» provvedimento, che mortifica l'Arma dei carabinieri e che vanifica l'esercito. Non penso che il generale Cervone dovesse «muoversi» - chi lo conosce sa che si «muove» per altre cose -, ma non si è compreso che questo genere di riforme certamente non esalta il sistema della difesa e della sicurezza del nostro paese, non ha alcuna credibilità e non dà, come dicevo poc'anzi, alcun affidamento.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la difesa ha facoltà di rispondere.
GIOVANNI RIVERA, Sottosegretario di Stato per la difesa. La disposizione normativa a cui si fa riferimento nella interpellanza in esame è l'articolo 1, comma 110, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, con la quale si stabilisce che il servizio militare venga prestato presso unità o reparti aventi sede nel luogo più vicino a quello di residenza del militare, possibilmente entro cento chilometri, purché non sia incompatibile con le direttive strategiche e le esigenze logistiche delle Forze armate. Deve quindi verificarsi la concomitanza di almeno due condizioni per poter garantire l'effettuazione del servizio entro una fascia di cento chilometri dal luogo di residenza: il soddisfacimento delle precitate esigenze militari e l'individuazione di un ente entro la fascia chilometrica di rispetto. Come è facilmente immaginabile, però, la dislocazione sul territorio nazionale di enti e unità delle Forze armate ed il maggior «gettito» demografico del sud rispetto al nord condizionano fortemente l'applicazione della normativa e, talvolta, impongono destinazioni più distanti dai luoghi di residenza, benché l'amministrazione si sforzi di soddisfare nella maggiore misura possibile, tentando di armonizzare i diversi parametri del problema, le attese dei cittadini arruolati.
presso i tribunali amministrativi da parte di giovani che ritenevano di essere stati danneggiati e lesi nelle proprie legittime aspettative. Al riguardo, premesso che la direzione generale per il personale militare non ha mai proposto appello al Consiglio di Stato avverso le ordinanze dei TAR, la quasi totalità dei giudici aditi, pur disponendo il riesame della sede di assegnazione, non ha riscontrato illegittimità nella procedura seguita dall'amministrazione. Pertanto, in ossequio alle decisioni dei tribunali amministrativi, si è proceduto - quando è stato possibile - a riassegnare i giovani in sedi più favorevoli. Nei casi di impossibile soddisfacimento, invece, si è proceduto a motivare adeguatamente le assegnazioni oltre i cento chilometri. Nel procedere in questo senso, l'amministrazione non ha effettuato discriminazioni né ha agevolato qualcuno a discapito di altri; anzi, si è sempre mantenuto lo stesso indirizzo a fronte di conformi pronunce giurisdizionali.
a soddisfare totalmente le esigenze connesse al diverso gettito regionale dei reclutandi, non appaiono economicamente e strategicamente percorribili. Esse sarebbero in controtendenza con i programmi di ristrutturazione della difesa improntati all'efficienza e all'economia che discendono da una precisa finalizzazione delle risorse ed inoltre non troverebbero alcuna giustificazione in considerazione della futura istituzione del servizio militare volontario con la conseguente e graduale sospensione di quello di leva.
PRESIDENTE. L'onorevole Tassone ha facoltà di replicare.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, prendo atto della risposta del sottosegretario. Avevo posto alcuni quesiti anche nella mia illustrazione. Li avevo posti sommessamente, con molta umiltà. L'oggetto del discorso era proprio il riferimento all'articolo 1, comma 110, della legge 23 dicembre 1996, n. 662. Il sottosegretario percorre ancora quella logica: c'è un principio e ci sono le esigenze strategiche della difesa. Credo che sia questo l'equivoco e il motivo della confusione.
con grande insensibilità, che sono sempre avvenuti, ma il problema può essere risolto così? Certo non possiamo fare affidamento, signor Presidente, signor sottosegretario, sulla struttura sanitaria delle Forze armate che avete smantellato! La sanità è andata a finire nella logistica, non esistono più medici militari, non vi è più il corpo sanitario dell'esercito: vi è una struttura comandata da uno che s'interessa della sanità militare come dei pezzi di ricambio, della benzina eccetera. Avete smantellato la struttura sanitaria e non sappiamo se vi siano psicologi, se vi sia una struttura di prevenzione!
L'onorevole Tassone ha facoltà di illustrarla.
L'amministrazione della difesa e quindi anche il qui presente sottosegretario e collega Rivera potrebbero chiedermi: perché ancora questa interpellanza sul problema dei cento chilometri?. Qualcuno dell'amministrazione della difesa me lo ha detto anche nei giorni scorsi; mi hanno detto: «ma non è sufficientemente chiaro quello che abbiamo detto su questa vicenda? Se presentiamo un'interpellanza - anche se essa risale al febbraio 1999 - significa che non è sufficientemente chiaro, perché i giovani sono ancora convinti di poter rivendicare il diritto a prestare il servizio militare in una zona vicina a casa, nell'ambito dei cento chilometri da casa. Molti giovani, anzi tutti i giovani e le loro famiglie sono convinti di poter presentare la domanda e quindi di poter rivendicare un diritto, ma puntualmente l'amministrazione della difesa non
La risposta che l'amministrazione della difesa dà ad ogni domanda è la seguente: «sì, esiste il provvedimento, esiste in linea di principio questa possibilità, ma esigenze di servizio impongono una dislocazione diversa del militare. Allora, perché non prendiamo una decisione molto più chiara, per la quale il Ministero deve assumersi le proprie responsabilità di governo, visto che, anche se il Parlamento ha approvato disposizioni in questa direzione, l'amministrazione della difesa non ha inteso mai e poi mai applicarle?
Bisogna quindi sopprimere queste disposizioni e dire che non è eccezionale il rigetto della domanda per prestare il servizio militare entro i cento chilometri da casa, ma lo è il suo accoglimento. Questa sarebbe una decisione molto seria, che farebbe chiarezza. Assumiamocene la responsabilità, per evitare che i giovani continuino ad essere convinti di avere il diritto a prestare il servizio militare entro i cento chilometri da casa. L'amministrazione della difesa non corrisponde nemmeno alle esigenze comprovate, per esempio, per motivi di studio; non vengono accolte nemmeno le domande di coloro che devono sostenere gli ultimi esami e che quindi chiedono di prestare il servizio militare nella città dove ha sede l'università. Niente di tutto questo; la direzione generale del personale militare, o persomil, rigetta continuamente le domande. Tutti quei benefici che abbiamo sancito attraverso normative vengono negati da parte dell'amministrazione della difesa, da persomil.
Mi riferisco, signor sottosegretario, anche alle dichiarazioni di un tal generale Gaeta, nonché al modo inurbano con cui si comportano coloro che sono preposti alla competente direzione generale dell'amministrazione della difesa nei confronti dell'utenza. Più volte ho chiesto un'inchiesta su come viene gestita la direzione generale persomil, prima direzione generale sottufficiali e truppe e quindi direzione generale della leva. Ma quest'inchiesta non è stata disposta dall'amministrazione della difesa. Diciamocelo con estrema chiarezza, signor sottosegretario: i benefici vengono ampiamente riconosciuti a chi è fortemente raccomandato, attraverso operazioni spericolate di condizionamento, ma soprattutto attraverso ipoteche o grazie a benefici che l'amministrazione della difesa o alcuni settori di quella direzione generale traggono. Ecco perché abbiamo presentato l'interpellanza, al fine di fare chiarezza su tale vicenda ma, soprattutto, di capire se il potere di persomil (direzione generale del personale militare) sia così assoluto, nelle mani dei soliti faccendieri, senza alcuna possibilità di una gestione rispettosa delle norme, dei regolamenti, dei principi; non c'è alcun rispetto di tutto ciò.
Noi denunciamo queste cose anche perché, signor Presidente, onorevole sottosegretario, stiamo esaminando una serie di progetti di legge o di leggine che riguardano la difesa ed abbiamo una idea esatta di come tale strumento sia sempre più debole, sfilacciato, inaffidabile, nano, inadeguato rispetto ai grandi compiti della sicurezza richiesti al nostro paese nel contesto internazionale, delle alleanze e dello strumento che si sta creando in ambito europeo.
Non abbiamo difesa, eppure il paese spende decine di migliaia di miliardi. Vorremmo capire, allora, quale sia la volontà del Governo anche in ordine alla trasformazione del servizio di leva in servizio volontario e professionale; al riguardo, infatti, credo vi sia una impasse. È vero che vi sono state la sessione di bilancio e la crisi di Governo, con la conseguente interruzione dei lavori parlamentari, ma è altrettanto vero che il Governo ha sollecitato il riordino dell'Arma dei carabinieri - lo dicevo ieri mattina -, con una riforma che crea un corpo separato dello Stato e che riguarda semplicemente un vertice o i vertici dell'Arma ma, certamente, non la funzionalità dell'Arma stessa, né il coordinamento ed il raccordo con le altre forze di polizia.
Quando parliamo di questi temi e degli argomenti contenuti nella mia interpellanza, signor Presidente, signor rappresentante del Governo, facciamo riferimento ad una diffusa sfiducia, ad un risentimento nei confronti dell'amministrazione della difesa. Le famiglie assistono a tutto ciò e ritengono vi siano violazioni continue perpetrate ai loro danni: hanno ragione, perché non vi è alcuna certezza sull'applicazione delle norme. Chi ha santi in paradiso ottiene dispense e benefici.
Ritengo che il dato che sto sottolineando sia molto grave. Forse per questioni più modeste e meno «forti» rispetto a quelle che sto sollevando, il Governo si sarebbe attivato in termini diversi. Credo che le mie parole passeranno come acqua fresca, com'è già avvenuto in passato, tanto, trascorso il tempo dell'illustrazione dell'interpellanza, della risposta e della replica, chi se ne importa dei problemi! Anche se i Democratici di sinistra hanno usato nel loro congresso nazionale il motto «Mi faccio carico», a loro cosa interessa? Interessano i propri problemi di sopravvivenza e di rafforzamento, ma quelli della gente, quelli che sto sollevando in questo momento, riguardano milioni di famiglie italiane.
Non so se il rappresentante del Governo, che proviene da una esperienza democratica, si farà carico di tali questioni, non lo so. Non so se il ministro della difesa, che proviene da una certa esperienza - a meno che non abbia svenduto la propria storia ad altri - si farà carico del problema che ho sollevato. Voglio pensare e auspicare che le mie parole potranno avere qualche incidenza, qualche accoglienza e determinare una valutazione in termini di serietà. Preciso che esse non sono dettate da una polemica fine a se stessa, ma da una esigenza, da una volontà e da un impegno di migliorare le cose.
Credo che sia questo il senso della mia interpellanza.
Signor Presidente, attenderò con fiducia e con speranza la risposta del rappresentante del Governo.
In tale quadro, si è assistito nel 1998 e nel 1999 al fenomeno delle ricorrenze
Non sono state fatte, quindi, scelte diversificate né favoritismi dettati dalla deprecabile consuetudine della raccomandazione. Al riguardo, si sottolinea che la sede di assolvimento degli obblighi militari discende dalla formazione automatizzata del contingente di leva effettuata a mezzo di programmi informatici ed ispirata a criteri di priorità. Infatti, vengono considerate, in primo luogo, le esigenze degli enti operativi; in secondo luogo, le caratteristiche dei reclutanti, sia in termini di capacità fisiche che culturali e professionali; in terzo luogo, la residenza dei giovani.
I dati che rispecchiano la correttezza e la trasparenza dell'amministrazione sono la conferma di quanto la stessa si sforzi di rispettare il più possibile il dettato normativo: al nord, circa il 46 per cento del primo contingente dell'anno 2000 è stato assegnato nell'ambito dei cento chilometri; al centro, circa il 57 per cento; al sud circa il 34 per cento; nelle isole circa il 46 per cento.
Globalmente, ben 14.835 militari sul complessivo di 33.194 unità sono stati assegnati all'interno della fascia di rispetto. Un altro indicatore del corretto comportamento dell'amministrazione è dato dal significativo calo delle ricorrenze presentate avverso i provvedimenti di assegnazione oltre la fascia chilometrica dei cento chilometri. Infatti, si è passati da circa 400 casi al mese, nel secondo semestre del 1998, agli attuali circa 20 casi al mese. Ovviamente, altri fattori, oltre l'applicazione trasparente delle procedure, hanno contribuito a modificare il trend dei ricorsi e, in particolare: l'indirizzo assunto dai tribunali amministrativi e dal Consiglio di Stato che gradualmente non hanno più concesso sospensive degli atti oggetto del ricorso e l'entrata in vigore del provvedimento, il decreto ministeriale n. 71 del 1999 con cui ai giovani assegnati oltre la fascia chilometrica di cento chilometri vengono concessi benefici non economici che compensano il disagio di una sede più lontana.
In conclusione, si ritiene che l'amministrazione abbia operato correttamente e con assoluta trasparenza applicando la normativa secondo i principi che l'ispirano. Non si tratta del riconoscimento di un diritto in senso assoluto, ma dell'obbligo di contemperare, ove possibile, le esigenze operative con le realtà personali dei singoli senza distinzioni né favoritismi di sorta. Peraltro, nella consapevolezza che le aspettative dei giovani che risiedono in località distanti oltre cento chilometri dalle sedi degli enti della difesa sono obiettivamente di difficile riscontro, si sono concessi i citati benefici non economici che si traducono in più giorni di licenza. Inoltre, l'adozione di criteri prioritari che grazie all'automazione assegnano i militari in considerazione delle proprie capacità e attitudini ha evitato di creare situazioni non sostenibili quali quella di sovralimentare alcuni enti a scapito di altri che avrebbero comportato una erronea gestione delle risorse umane disponibili e creato notevoli difficoltà logistiche oltre a svilire l'impiego, sia pure a tempo determinato, di migliaia di giovani.
Altre ipotesi, come quella di realizzare nuove strutture nella quantità necessaria
Questa mattina, avevo chiesto al Governo di fare chiarezza, di dire che la normativa non c'è più e quindi di presentare un'altra normativa, se vuole anche un decreto, perché è eccezionale per i giovani che devono prestare il servizio militare l'invio nell'ambito dei cento chilometri. Signor sottosegretario, le contesto (e credo che dobbiamo fare un supplemento di indagine) le cifre che ella ci ha riportato: il 34 per cento nel sud. Da dove sono venute fuori queste cifre? Da dove le ha tratte l'amministrazione della difesa? Queste cifre non corrispondono alla realtà del sud e della mia regione, la Calabria: sono cifre che non ci sono! Per far prestare il servizio militare nella propria città ad un giovane con la madre gravemente malata, ho dovuto fare una guerra: anche in quel caso, infatti, vi era una resistenza dell'amministrazione. Lei non ci ha nemmeno detto che, rispetto a quanto è stato denunciato in quest'aula, l'amministrazione si attiverà quanto meno per svolgere una ricognizione, non dico neanche un'indagine, presso le competenti direzioni generali. Voglio capire allora, signor Presidente, quale sia il ruolo del Parlamento: sembra davvero inesistente! Se lei, signor sottosegretario, mi fornisce questa risposta ben confezionata (ringrazi, anzi, da parte mia chi nell'amministrazione della difesa l'ha predisposta), visto che si torna puntualmente sul medesimo tema, evidentemente non si è colto che qualcosa non ha funzionato.
Lei, d'altronde, lo ha riconosciuto: vi sono esigenze strategiche, è vero; non vi sono caserme, è vero; vi è un aumento della popolazione giovanile nel Mezzogiorno, è vero: ma vogliamo forse mandarli in Africa, visto che questo problema dà fastidio? Vogliamo continuare a vivere negli equivoci della legge? Si vari, allora, un altro provvedimento: non è che io voglia chiedere forzature, ma i dati che lei ci ha fornito (il 34 per cento) non sono giusti, sono falsi, signor sottosegretario. Faremo allora un'indagine per verificare se l'amministrazione della difesa, non lei, abbia fornito al Parlamento dati falsi: questi, infatti, a mio avviso, sono dati falsi! Lei ha detto che l'amministrazione della difesa non ha proposto appello davanti al Consiglio di Stato per quanto riguarda i provvedimenti dei TAR: ma questo generale Gaeta opera nell'ambito dell'amministrazione della difesa o me lo sono inventato io: esiste o non esiste? Credo che esista e che vi sia stato un pressing da parte dell'amministrazione della difesa su tutti i TAR, il che, può anche essere comprensibile, per carità: quello che mi fa rabbia, però, è il tentativo di perpetrare una truffa politica nei confronti dei giovani.
Stiamo attenti, perché le ingiustizie si pagano. Questa mattina, ci siamo svegliati con la tristissima, drammatica notizia di un giovane che si è suicidato all'Altare della patria ed io intendo presentare un'interrogazione per sapere perché avvengano questi atti nell'ambito delle Forze armate. Forse qualcuno vorrà sostenere,
Possiamo affrontare questi problemi in termini così astratti e superficiali? Signor sottosegretario, le ho sempre dato atto della sua sensibilità personale, della sua correttezza, di amicizia, solidarietà, dedizione, impegno, molte volte in solitudine rispetto alla sua amministrazione, ma queste cose non possono essere passate sotto silenzio. Torneremo a parlarne, diremo che vi sono atti di favoritismo, che lei ha negato, vi sono centri di potere e di gestione all'interno delle direzioni generali preposte; vi sono dispense che vengono date senza che le persone ne abbiano diritto; vi sono benefit elargiti quando non sono necessari ed i destinatari non ne hanno diritto. Perché ci viene a dire - o le fanno dire - che vi è un'assoluta trasparenza e correttezza? Contesto che sia così: non esiste correttezza e non esiste trasparenza nella gestione delle direzioni generali.
Il fatto che tali affermazioni provengano da un parlamentare non suscita alcuna reazione? Lei continua tranquillamente così? Signor rappresentante del Governo, abbiamo la possibilità di un «supplemento» rispetto a quanto è stato affermato, dal momento che sarebbe opportuno chiarire che la percentuale non è il 34 per cento, come lei ha affermato, e che esistono atti di favoritismo, di prevaricazione. Non ho altri elementi, ma se li avessi, li porterei alla sua attenzione. Mi fermo ai favoritismi, che non so se abbiano un compenso, ma non sono titolato a dirlo in mancanza di altri elementi.
Signor Presidente, signor sottosegretario, se vogliamo che questo sistema democratico non sia solo una finzione o una brutta copia di un sistema sedicente democratico, occorre prendere atto di tutto ciò. Mi auguro che il Parlamento possa esprimere almeno una certa preoccupazione. Ecco perché siamo tornati sui suddetti argomenti, sul problema dei 100 chilometri, sui benefit, sulla dispensa, sull'assegnazione in deroga, sugli avvicinamenti e sulle aggregazioni. Lei conosce meglio di me la situazione, la realtà inquietante che si delinea.
Signor Presidente, signor sottosegretario, le Forze armate non sono un corpo separato dallo Stato, non sono qualcosa di diverso da questo paese, ma devono vivere nel paese perché sono una struttura, un'istituzione importante di quest'ultimo ed è questa la ragione per la quale auspichiamo la trasparenza e l'assenza di conflittualità tra Forze armate e paese. Non devono esistere violenze da parte dell'amministrazione nei confronti del cittadino perché è necessario un clima diverso, altrimenti non si va avanti.
Le grandi ambizioni, i grandi auspici di rimanere nel concerto politico internazionale saranno semplicemente vacue aspirazioni. Sicuramente i giovani che abbiamo mandato nelle missioni all'estero hanno compiuto pienamente il proprio dovere e a loro va il saluto e la riconoscenza del paese, non a chi ha la responsabilità della gestione amministrativa e a chi ha il dovere, sul piano politico, di fornire indirizzi e orientamenti, nonché di garantire che le istituzioni e le Forze armate siano sotto il controllo del Parlamento e, quindi, del paese.
Nella sua risposta, signor sottosegretario, tale aspetto viene evidenziato: ecco perché non sono affatto soddisfatto, anzi sono preoccupato. La mia preoccupazione, però, si accompagna ad un auspicio, vale a dire che il Governo possa fare chiarezza, anche sulla scorta di quanto ho ascoltato questa mattina (Applausi dei deputati del gruppo misto-CDU).


