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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
ORESTE ROSSI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo apprezzamento per il fatto che il Governo, nella persona del ministro Letta, dopo un primo «no» ad ogni proposta di modifica alla legge comunitaria per il 1999, nel testo approvato dal Senato, abbia cambiato parere, recependo le modifiche votate dalla Commissione XIV e chieste anche dal nostro gruppo.
od associato, al quale spetta il diritto di vedere certificato il suo prodotto purché rispetti i requisiti imposti dal disciplinare di produzione depositato a Bruxelles.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Malentacchi. Ne ha facoltà.
GIORGIO MALENTACCHI. Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, in terza lettura perviene alla Camera dei deputati il disegno di legge comunitaria per il 1999. Debbo ribadire, come già detto nel mio intervento nel dibattito in prima lettura, nella seduta del 26 maggio scorso, la profonda contrarietà dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista.
vento, per questioni di tempo conseguenti al contingentamento, vorrei proseguire per esplicitare meglio la posizione dei deputati del mio gruppo, che si fa ancora più netta dopo il passaggio del disegno di legge nell'altro ramo del Parlamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lamacchia. Ne ha facoltà.
BONAVENTURA LAMACCHIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per la
prima volta dal 1990 la legge comunitaria potrebbe essere approvata nell'anno di riferimento, così come per la prima volta il Governo ha presentato il disegno di legge nei termini previsti, in ottemperanza a quanto stabilito dall'articolo 13 della legge comunitaria per il 1995. Si tratta di un importante risultato, che consente di adempiere correttamente gli obblighi comunitari e realizzare le finalità di efficienza e di adeguatezza nel recepimento della normativa comunitaria.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Caveri. Ne ha facoltà.
LUCIANO CAVERI. Signor Presidente, colleghi, con molto rammarico la mia componente politica si asterrà dal voto sul disegno di legge comunitaria, nonostante oggi sia stato approvato un emendamento estremamente rilevante che risolve, in
qualche maniera, una questione che tutti gli appassionati di prodotti tipici avevano sollevato nelle scorse settimane, anche con qualche polemica nei confronti del Parlamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saonara. Ne ha facoltà.
GIOVANNI SAONARA. Presidente, dichiaro il voto favorevole del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo e segnalo alla sua attenzione un fatto già evidenziato da altri colleghi. L'iter di questa legge richiede semplicemente un accordo tra le Presidenze della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; senza nulla togliere alle Commissioni di merito (la XIV alla Camera e la I al Senato), è del tutto evidente che è necessario l'intervento delle due Presidenze perché siano armonizzati modalità e strumenti di analisi del testo della legge comunitaria.
PRESIDENTE. Magari dopo!
GIOVANNI SAONARA. Beh, sì, dopo!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Benetti. Ne ha facoltà.
LINO DE BENETTI. Presidente, ministro Letta, annuncio il voto favorevole dei deputati Verdi sul disegno di legge comunitaria 1999. Prendo atto con soddisfazione che il ministro ha annunciato l'avvento immediato della legge comunitaria
2000, con tempi finalmente giusti e corretti rispetto alle direttive comunitarie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michelangeli. Ne ha facoltà.
MARIO MICHELANGELI. A nome dei Comunisti italiani, esprimo voto favorevole sulla legge comunitaria 1999 che porta il nostro paese ad avvicinarsi a grandi passi alla costruzione dell'Unione europea che deve vedere tutte le nazioni uniformarsi a livello legislativo, soprattutto su questioni e temi che riguardano la vita quotidiana di ogni cittadino italiano ed europeo. Certo, non sono tutte rose e fiori! In un processo di questo tipo vi sono tante luci ed anche tante ombre, ma credo si debba essere in grado di esprimere fiducia e speranza affinché l'Europa sia effettivamente tale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Aloi. Ne ha facoltà.
FORTUNATO ALOI. Signor Presidente, preannuncio il voto favorevole del gruppo di Alleanza nazionale sul provvedimento. Questo voto scaturisce da alcune valutazioni che abbiamo fatto in ordine al provvedimento stesso, nonché dal contributo che abbiamo fornito nelle Commissioni XIV e XIII, là dove abbiamo rilevato delle discrasie che, attraverso l'azione univoca di tutte le componenti, siamo riusciti, nella stragrande maggioranza dei casi, a definire in termini positivi. Mi riferisco, in particolare, all'articolo 10, in cui, oltre alla tutela dei prodotti tipici attuata dal Senato, abbiamo ribadito in maniera molto decisa l'esigenza di tutelare i piccoli laboratori.
indispensabile affermare il principio dei controlli, perché si tratta di materia che avrebbe ovviamente portato a dar corso ad iniziative spesso di mistificazione, se non di sofisticazione, degli stessi prodotti vegetali.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Trabattoni. Ne ha facoltà.
SERGIO TRABATTONI. Signor Presidente, anch'io a nome del gruppo dei Democratici di sinistra dichiaro il voto favorevole sulla legge comunitaria. Devo, anzi, esprimere soddisfazione perché l'andamento dei lavori svoltisi in seno alla Commissione agricoltura ed in seno alla XIV Commissione ha consentito il recepimento di direttive che, in un certo qual modo, non hanno penalizzato la realtà italiana.
fondo perché venisse soppresso: devo registrare con soddisfazione che la XIV Commissione e l'Assemblea hanno compreso il problema, e così effettivamente l'articolo 30 è stato soppresso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pezzoli. Ne ha facoltà.
MARIO PEZZOLI. Signor Presidente, l'onorevole Aloi, che ha espresso alcune considerazioni relativamente al disegno di legge comunitaria 1999, ha già annunciato il voto favorevole dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.
PAOLO GALLETTI. Signor Presidente, intervengo per motivare la mia astensione nella votazione finale del provvedimento. Infatti, se da una parte è evidente il risultato conseguito con le modifiche che sono state suggerite dalle Commissioni
agricoltura e affari sociali, nonché dagli interventi dei colleghi appartenenti alla Commissione di merito che hanno «tamponato» una situazione che sarebbe stata disastrosa per le nostre produzioni tipiche e tradizionali, dall'altra parte, però, rimane una insoddisfazione di fondo sul fatto che l'Unione europea (che stiamo costruendo con tanta fatica e con tanti sacrifici), quando deve legiferare in queste materie, ha come punto di riferimento la grande industria alimentare e utilizza le norme igieniche sanitarie che sono necessarie per quest'ultima (che però non ci salvano dalla Coca-cola contaminata o dai polli «alla diossina») per fare una concorrenza sleale alle produzioni tipiche locali che da decenni o da secoli, invece, seguono altre norme, ugualmente igieniche, ma che non sono paragonabili a quelle della grande industria. Questo è un fatto di cultura politica prima ancora che di merito.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mariani. Ne ha facoltà.
PAOLA MARIANI. Signor Presidente, vorrei rinnovare l'espressione di voto favorevole del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo sulla legge comunitaria per il 1999. La nostra soddisfazione, in particolar modo, è dovuta al fatto che per la prima volta approviamo la legge comunitaria nell'anno di riferimento. Questo è merito del Governo, che ha saputo presentare il provvedimento in tempi brevi, ma anche del lavoro svolto in Commissione, nella quale si è riscontrata una larga convergenza di tutte le forze in essa presenti nonostante la complessità della materia. Possiamo quindi dare atto del lavoro fattivo e sereno svolto in Commissione di cui oggi raccogliamo i risultati.
e del Senato, proprio per evitare che si introducano modifiche in seconda lettura. La Camera ha già dato prova di mantenere fede a questo impegno in occasione dell'esame delle altre leggi comunitarie. Non è successo in occasione di questa e ci auguriamo che in occasione dell'esame della prossima legge comunitaria, già preannunciata dal ministro Letta, si possa conseguire questo risultato. Sarebbe importante approvare la legge comunitaria in tempi brevi all'inizio dell'anno, non solo perché è interesse del Parlamento farlo, ma anche e soprattutto perché è necessario che le direttive pervengano in tempo utile agli operatori che le aspettano (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nan. Ne ha facoltà.
ENRICO NAN. Signor Presidente, abbiamo già avuto modo, durante la prima lettura, di affrontare gli argomenti di merito e di esprimere le valutazioni che inducono il gruppo di Forza Italia all'astensione. Credo che la riflessione da fare oggi debba concernere il fatto che ci troviamo in terza lettura e che l'iter non finirà qui, perché arriveremo ad una quarta lettura. Questo vuol dire che la legge comunitaria al nostro esame - che ovviamente viene accolta con favore da un punto di vista generale, perché è chiaro che il recepimento delle norme europee avvicina il paese all'Europa - ha avuto un percorso caratterizzato da alti e bassi: ci sono stati «ribaltoni» interni al provvedimento e dei «controribaltoni». Mi riferisco, per esempio, alla questione dell'olio d'oliva: non è possibile che si esprimano tre voti diversi su un problema importante come questo. Dico ciò perché alla vigilia della presentazione della prossima legge comunitaria vorremmo assistere ad un percorso di tipo diverso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burani Procaccini. Ne ha facoltà.
MARIA BURANI PROCACCINI. Signor Presidente, desidero che rimanga agli atti la nostra presa di posizione in ordine all'ordine del giorno Pecoraro Scanio n. 9/5619-B/4, da me sottoscritto, che il Governo non ha potuto accogliere in quanto presentato con ritardo, per cui non ha potuto esaminarlo con la dovuta attenzione, anche per la mancanza di un parere da parte del ministro dell'agricoltura.
rappresenta una voce decisamente attiva per la bilancia commerciale italiana. Desidero pertanto che rimanga agli atti il nostro impegno per un provvedimento che determini l'abrogazione di un decreto pasticciato, che ha preferito privilegiare la produzione industriale rispetto a quella tipica italiana. Quest'ultima è invece fortemente apprezzata all'estero e fa registrare una costante espansione: cercheremo dunque di intervenire sul piano normativo, ma in questa sede desidero rimanga agli atti la nostra presa di posizione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Oreste Rossi. Ne ha facoltà.
Nell'intervento in discussione generale in aula ho sollevato questioni di fondamentale importanza per la sopravvivenza delle piccole e medie imprese del nostro paese e, in particolare, sul recepimento delle direttive europee istituenti il sistema HACCP (hazard analysis and critical control points) volte ad individuare i punti critici nella lavorazione degli alimenti nei quali si possono verificare rischi per il prodotto.
Nel nostro paese, a differenza che nel resto dell'Europa, la realtà produttiva è per il 90 per cento (e anche oltre) composta da piccole imprese che non sono assolutamente in grado di adeguarsi a norme severe come quelle contenute nel decreto legislativo n. 155 del 26 maggio 1997.
Un'altra richiesta fondamentale del nostro gruppo era relativa alla revisione del decreto legislativo n. 345 del 1999, che ha recepito la direttiva comunitaria 94/33 relativa alla protezione dei giovani sul posto di lavoro, con forme di tutela esasperate, tenuto conto che la normativa nazionale esclude i giovani apprendisti da ben 37 tipologie di lavoro contro le nove originariamente previste dal provvedimento comunitario. In questo caso il Governo ha accettato come raccomandazione il nostro ordine del giorno. Anche qui occorre intervenire con estrema urgenza perché altrimenti si rischia che circa 50 mila giovani perdano il posto di lavoro.
Ulteriori modifiche accettate dal Governo alla legge comunitaria per il 1999, nel testo approvato dal Senato, riguardano la tutela dei prodotti tipici e la questione del luogo di origine del prodotto. Restiamo invece nettamente contrari all'articolo 14 relativo all'istituzione dei consorzi obbligatori per le produzioni DOP e IGP. Il comma 8 risulta lesivo della libera concorrenza e non conforme all'articolo 10, comma 6, del regolamento 2081/92, che cita testualmente: «Gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che il produttore che rispetta il presente Regolamento abbia accesso al sistema di controllo». Ciò autorizzerebbe la scelta di un organismo privato di controllo ai soli soggetti proponenti le registrazioni, quindi ai consorzi associazioni della lettera a), comma 8, oppure a quelli che fino ad ora hanno svolto funzioni di vigilanza, ossia ai consorzi di tutela della lettera b).
Solo per le attestazioni di specificità è concesso ai produttori di scegliere il proprio organismo di certificazione - lettera c) - ma in questo caso nessun singolo produttore avrebbe più la possibilità di certificare autonomamente la propria produzione DOP, come invece è consentito dal regolamento comunitario citato. Permangono dubbi sulla scelta di un doppio binario fra DOP e attestazione di specificità quando i regolamenti base dell'Unione europea risultano essere gli stessi e con le medesime prescrizioni per le due fattispecie.
Al secondo periodo del comma 11 viene autorizzato un solo organismo a certificare ogni produzione riconosciuta DOP o IGP, mentre nel terzo periodo si lascia libertà per le attestazioni di specificità. In tal modo si rischia di creare un monopolio della certificazione, in quanto si cerca di limitare il controllo dell'attestazione ad un'intera produzione riconosciuta e non ad ogni produttore, singolo
Ai commi 15, 16 e 17, limitando ai consorzi e alle associazioni la facoltà di ottenere la certificazione di un prodotto, il consorzio di tutela stesso diventa un ente di certificazione, violando le regole sulla concorrenza e andando nuovamente contro il regolamento comunitario 2081/92 che richiede espressamente che gli enti di controllo abbiano un assoluto carattere di terzietà nei confronti dei soggetti interessati a tale produzione (articolo 10, comma 3). Le autorità di controllo designate e gli organismi privati devono offrire garanzie sufficienti di obiettività e di imparzialità nei confronti di ogni produttore o trasformatore al controllo. Se il consorzio diventasse ente di certificazione, la soglia di demarcazione fra controllore e controllato non rappresenterebbe più una garanzia per i produttori, innescando altresì possibilità di ricatto del consorzio sui soci stessi.
L'obiettivo sembra quello di limitare la possibilità della nascita di altri nuovi consorzi, che verrebbe direttamente decisa per le politiche agricole e forestali. Inoltre, le lettere a), b), c) e d) di cui al comma 15 forniscono ai consorzi riconosciuti una serie di prerogative che potrebbero generare pesanti fenomeni di illegalità. Alla lettera d) si concede agli agenti vigilatori, dipendenti dei consorzi, di ottenere la qualifica di agente di pubblica sicurezza, quindi, con facoltà di operare al di fuori dell'ambito degli associati al consorzio da cui dipendono. Se tali soggetti avessero la possibilità di ispezionare qualche consorzio concorrente, scatenerebbero attriti che distruggerebbero ben presto il settore. Tale principio è stato contestato dall'Antitrust, che ha chiesto al Governo e al Parlamento di modificare il disegno di legge.
Al comma 16, si vorrebbero blindare i marchi DOC e IGP, affidandoli in via esclusiva ai consorzi di tutela che ne abbiano fatto richiesta. Il richiedente può essere un solo organismo. Ne deriva che solo un consorzio sarà titolare del marchio e, quindi, amplierà il suo monopolio. Si osserva che i regolamenti comunitari considerano il marchio come un bene collettivo che può essere assegnato a tutti i produttori che rispondano ai requisiti imposti dal disciplinare. La proprietà del marchio, quindi, non è contemplata e non può essere applicata.
Il mio gruppo si impegna ad operare in merito alle argomentazioni svolte e ad intervenire sulla legge comunitaria per il 2000, che tra poco sarà sottoposta all'esame della XIV Commissione, augurandosi che in tale sede si possano sanare le questioni rimaste ancora aperte. Tuttavia, non possiamo non prendere atto della collaborazione che siamo riusciti ad attuare sia in XIV Commissione, sia - nonostante qualche piccola scaramuccia - con il Governo. La legge comunitaria per il 2000 è ormai alle porte e vi lavoreremo sopra.
In conclusione, anche se assumiamo una decisione un po' sofferta, acconsentiamo ad esprimere il nostro voto favorevole sul disegno di legge comunitaria per il 1999. In ogni caso, come abbiamo dimostrato con il nostro voto, siamo assolutamente contrari ai dispositivi di cui all'articolo 14. Tuttavia, le innovazioni che siamo riusciti ad apportare al disegno di legge, a seguito del lavoro e della collaborazione con la Commissione e con il Governo, ci spingono ad esprimere il nostro voto favorevole.
Signor Presidente, essendomi stato impedito allora di completare il mio inter
Siamo entrati - lo dico tra virgolette - nell'Europa «monetaristica» di Maastricht; ma, al di là dei giudizi più volte espressi, sembra che questo fatto sia di per sé, per questo Governo e per questa maggioranza, ampiamente sufficiente e soddisfacente.
L'impressione vieppiù crescente è che siamo in questa Europa come soggetti totalmente ed assolutamente passivi, con un atteggiamento di gratitudine nei confronti degli altri partner, solo perché ci hanno permesso di entrare. Mai, infatti, il nostro Governo è stato in grado di proporre interventi e trasformazioni sostanziali e strutturali dal punto di vista politico ed economico! Mai il nostro Governo è stato protagonista di un'iniziativa convinta tesa a salvaguardare gli interessi dei cittadini, fino a subire diktat e decisioni politiche ed economiche di altri paesi! Ciò a cominciare dal settore dell'agricoltura: basti guardare all'articolo 30, che reca l'abrogazione di norme di una legge nazionale che questa Assemblea approvò nel dicembre 1998, riguardante i criteri della commercializzazione dell'olio di oliva. Mi riferisco anche al settore della ricerca: basti guardare all'articolo 23 (ex 21) sull'impiego combinato di microrganismi geneticamente modificati e, in sostanza, ai criteri di delega.
L'assenza di un'Europa politica non solo comporta le conseguenze cui ho accennato assai brevemente, ma per un paese come il nostro, soggetto ad una fase recessiva - se non già iniziata, come noi crediamo, almeno incombente in modo grave e pericoloso -, è foriera di rischi seri di perdita di margini importanti di autonomia politica ed economica se, come è sempre più evidente per tutti, ciò che conta sono soltanto il mercato e la forza produttiva ed economica di quei paesi che, essendo più ricchi, si arrogano il diritto di definire e, nei fatti, imporre agli altri scelte e decisioni sul terreno politico ed economico. Infatti, le prime pericolose decisioni si intravedono nel superamento dei livelli di guardia rispetto ai processi di privatizzazione e nel ruolo dello Stato, nelle scelte politiche ed economiche riguardanti lo Stato sociale, dalle pensioni (la sortita del Presidente del Consiglio D'Alema a Firenze, al vertice riformista, è indicativa) alla sanità, alla scuola, alla presenza dello Stato in questi settori. Non possiamo far finta che tutto questo non ci sia, non possiamo nasconderci dietro alcuni episodi, compresa l'elezione del Presidente Prodi alla guida della Commissione europea, che va forse letta in una logica «pattista», se non spartitoria.
L'Europa, nella quale fortemente crediamo, o è in grado di essere soggetto politico capace di giocare un ruolo politico, oppure non esiste ed è, purtroppo, destinata a produrre rotture, guasti ed ulteriori problemi.
Cito alcuni esempi nel merito del provvedimento: l'inadempimento delle disposizioni concernenti il riordino di normative che disciplinano le materie interessate da direttive comunitarie, su cui il Governo chiede una delega per procedere ad un riordino complessivo. Così, ancora una volta, il Parlamento viene espropriato della discussione sul merito. Voglio ricordare anche l'inserimento degli articoli 24 e 25 riguardanti il fondo straordinario per l'integrazione europea e le sanzioni per l'importazione di vegetali.
Penso, signor Presidente, che sarebbe quanto meno opportuno che il nostro Governo, nella fase ascendente, tenesse nel giusto conto quanto emerge dal dibattito parlamentare.
Per le ragioni indicate, Rifondazione comunista conferma il suo voto contrario sulla legge comunitaria per il 1999 (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).
Il testo pervenuto dal Senato è frutto di ampie modifiche ed aggiunte, tra le quali la delega per il recepimento di ulteriori dieci direttive rientranti sia nell'allegato C sia nell'allegato A e quindi sottratte al successivo parere parlamentare sullo schema di decreto attuativo, allo scopo di superare il ritardo dell'Italia rispetto agli altri paesi comunitari nelle procedure di recepimento.
È stata altresì modificata la legge n. 86 del 1989, conosciuta come legge La Pergola, stabilendo che è necessario dare conto della legislazione regionale attuativa di direttive comunitarie.
È rilevante l'aggiunta, operata dal Senato, dell'articolo 28, concernente i criteri di delega per la vigilanza supplementare sulle imprese di assicurazione. Si tratta di un articolo che desta perplessità con riferimento alla trasformazione delle compagnie di assicurazione del nostro paese ed al rapporto che queste dovranno avere con l'ISVAP.
La Commissione per le politiche comunitarie ha introdotto ulteriori modifiche, tra le quali l'esenzione dagli obblighi comunitari dei prodotti tradizionali destinati al consumo locale. È stato inoltre ripristinato il testo del comma 12 dell'articolo 14, approvato dalla Camera in prima lettura, che attribuisce alle regioni ed alle province autonome la vigilanza sulle strutture di controllo della denominazione protetta e delle attestazioni di specificità, purché rientranti nel territorio di loro competenza. La XIV Commissione ha poi soppresso l'articolo 24, istitutivo di un fondo straordinario per l'integrazione europea, e l'articolo 25, in materia di sanzioni per l'importazione di vegetali. Importante è anche la soppressione dell'articolo 30 del testo del Senato, che abrogava i commi 1, 2 e 5 della legge n. 313 del 1998, concernente la definizione del luogo di origine dell'olio vergine ed extravergine di oliva, che la legge italiana indica nel luogo di raccolta delle olive, mentre a livello comunitario è indicato nel luogo di produzione dell'olio. Tale soppressione mira a tutelare non solo i produttori italiani, ma anche tutti i consumatori europei.
Considerazione a parte merita l'articolo 31 - che nel nuovo testo è diventato l'articolo 28 - sul quale ho espresso, in fase di esame degli emendamenti, tutte le perplessità per l'eccessiva, a parer mio, tutela degli interessi di una categoria, forse perché molto più numerosa dell'altra, facendo venir meno ad un principio al quale il legislatore non dovrebbe mai sottrarsi: mi riferisco al raggiungimento del giusto equilibrio dei diritti e dei doveri fra chi lavora e chi, invece, garantisce questo lavoro. Spero che il Governo, quanto prima, possa recuperare.
Occorre inoltre sottolineare che in futuro sarebbe utile un maggiore coordinamento tra Camera e Senato per evitare una continua navetta del provvedimento e consentirne un esame più celere.
In conclusione, annuncio il voto favorevole di Rinnovamento italiano sul disegno di legge comunitaria, sperando che si arrivi ad una rapida approvazione del provvedimento che consentirà al nostro paese di recuperare i ritardi pregressi nell'attuazione delle normative comunitarie e di essere in linea con gli altri paesi nelle procedure di recepimento.
Abbiamo proposto di aggiungere il termine «locali» quale aggettivo utile per la definizione dei prodotti tipici, adeguando finalmente la normativa italiana a quanto previsto dalla legislazione di altri paesi, dove la logica delle norme igienico-sanitarie è stata attenuata dalla considerazione della tutela della tipicità dei prodotti enogastronomici.
Tuttavia, la ragione per la quale ci asterremo dal votare questo disegno di legge non è legata alla soddisfazione per l'approvazione di questo emendamento, ma alla scelta del Governo di non voler accettare l'emendamento, da noi presentato, concernente le regioni a statuto speciale e le province autonome. Noi riteniamo che tale scelta sia profondamente sbagliata e ci imbarazza. Personalmente, ho una dozzina di anni di esperienza parlamentare ed è la prima volta che mi trovo nella situazione, quasi grottesca, in cui il Governo si dichiara favorevole ad un emendamento, tanto da annunciare la presentazione di uno simile nella legge comunitaria per il 2000, e poi, per una dubbia interpretazione della logica della navetta parlamentare - che, tra l'altro, in questo caso suona quasi offensiva nei confronti della Camera dei deputati, che aveva per prima e con grande rapidità approvato questo provvedimento, mentre non vi è stata altrettanta rapidità e attenzione da parte dell'altro ramo del Parlamento -, l'emendamento viene respinto.
Ebbene, ci stupisce l'atteggiamento assunto dal ministro Letta, perché viola i principi non scritti di agreement parlamentare che ci troviamo a subire per la prima volta con la bocciatura di questo emendamento. È con viva curiosità che seguiremo l'evolversi della questione, verificando se nei decreti attuativi che seguiranno l'approvazione di questo disegno di legge si continuerà a violare sistematicamente l'autonomia delle regioni speciali, costringendo le regioni stesse ad adire la Corte costituzionale o se, con rapidità, il Governo, come promesso, presenterà una norma simile nella legge comunitaria per il 2000. Chi vivrà vedrà.
Credo che questa sia la giusta conclusione di un insieme di valutazioni che abbiamo fatto e mi auguro che, nelle more del tempo natalizio, lei, signor Presidente, possa incontrare il Presidente Mancino e organizzare una riflessione ad hoc...
Dicevo che mi auguro lei possa fare una riflessione sulle modalità e sugli strumenti con i quali si affronta la materia in questa Camera e nell'altro ramo del Parlamento.
Mi associo ad alcune osservazioni, in particolare all'ultima relativa al coordinamento delle leggi comunitarie. Come è stato più volte ripetuto in quest'aula, e come ho avuto modo di dire in fase di seconda lettura, con la legge comunitaria 2000 sarà necessario avviare - so che vi è l'impegno del ministro in questo senso - una vera sessione comunitaria, proprio perché le scadenze europee sono sempre più pregnanti, significative e importanti sia per il Parlamento italiano sia per i Parlamenti europei.
Segnalo - e concludo - che ad Helsinki a fine anno vi sarà un importantissimo summit sui piani occupazionali; so che il ministro per le politiche comunitarie ha una competenza anche in questo settore, ma è singolare che sul tema non vi sia nel nostro paese un dibattito parlamentare ampio e che egli non agisca di concerto con i ministri competenti e, in questo caso, con il ministro del lavoro.
Concludo esprimendo la nostra soddisfazione per alcuni emendamenti che, a nostro avviso, il Senato aveva introdotto in maniera peggiorativa come quello della tutela dei cibi tipici (articoli 10 e 30) e, quindi, confermo il voto favorevole dei deputati Verdi alla legge comunitaria 1999.
Sicuramente l'attuazione delle direttive comunitarie, seppure attraverso deleghe al Governo - elemento che lascia per molti aspetti perplessi -, è un passo in avanti anche rispetto ad una situazione, quella italiana, che generalmente è portata ad allargare le maglie nei confronti di provvedimenti che, in alcuni casi, non possono non essere rigidi. A volte - è vero - siamo penalizzati e, in questo caso, il Governo, pur nel processo di uniformità assolutamente necessario se vogliamo costruire l'Europa, deve avere la forza e la capacità di tutelare interessi vitali della nostra economia nell'agricoltura come nell'industria della produzione alimentare.
Sulla base di queste brevi considerazioni e consapevoli che l'Europa passa anche da qui, dall'attuazione di direttive forse minori rispetto alle grandi questioni che ogni giorno sono sul tappeto e che, al di là delle scadenze elettorali europee forse richiederebbero una discussione non accademica in questo Parlamento, preannuncio il voto favorevole dei Comunisti italiani.
Analogamente, per quanto riguarda l'articolo 25, a proposito della soppressione della libera circolazione di vegetali, abbiamo ritenuto fosse necessario, anzi
Quello che ci stava a cuore era però l'articolo 30, soprattutto in riferimento al primo comma, che attiene al collegamento con la legge n. 313 del 1998. Poiché si stava verificando un'ennesima azione nei confronti di un prodotto tipicamente nostro, qual è l'olio d'oliva, abbiamo ritenuto necessario affermare il principio che quel prodotto andava tutelato. Ciò proprio per evitare quanto è avvenuto in Europa quando si è avviata un'azione che è servita semplicemente a mortificare questo tipico prodotto mediterraneo.
Lo stesso discorso vale per il bergamotto. Nello stesso articolo 30, comma 2, quest'essenza, questo prodotto tipicamente italiano, che si estrae solo in una zona della provincia di Reggio Calabria, non poteva non ricevere la necessaria tutela proprio attraverso la salvaguardia di prodotti tipicamente italiani.
Queste sono alcune considerazioni di fondo cui si aggiunge il riferimento ad altre iniziative che hanno visto - dobbiamo sottolinearlo in termini positivi - per la prima volta una legge comunitaria essere approvata entro il 31 dicembre. Ribadisco però l'esigenza di un'azione di coordinamento tra le Commissioni, nonché tra il Senato, inteso nella sua accezione più ampia, e la Camera dei deputati nella sua articolazione in Commissioni.
La nostra adesione al provvedimento non è ovviamente totale, ma riteniamo che in questo momento sia necessario esprimere un voto favorevole, per evitare che possano mettersi in moto meccanismi tendenti a colpire l'economia italiana e - consentitemelo - in modo particolare l'agricoltura italiana, che ha sempre rappresentato per il nostro paese il settore primario e trainante nei confronti degli altri.
Queste, quindi, la ratio e le motivazioni di fondo del nostro voto favorevole.
Sempre con riferimento al settore agricolo, dobbiamo esprimere soddisfazione perché nell'articolo 10 si è prevista la difesa dei prodotti tipici, derogando all'applicazione dell'HACCP; fra l'altro, non sono stati penalizzati i piccoli laboratori con meno di cinque addetti.
Sottolineo, poi, l'importanza dell'articolo 14, che ha definito la funzione dei consorzi di tutela del marchio e che ha precisato il diritto all'uso del marchio stesso.
Con l'articolo 25 è stato puntualizzato il comportamento da tenere in ordine all'importazione dei vegetali. Come nel caso dell'articolo 10, anche con l'articolo 25 sono state assegnate alle regioni importanti competenze; in altre parole, viene attribuita alle regioni una funzione di vigilanza attiva.
È risultata fondamentale, poi, la soppressione dell'articolo 30 del testo del Senato. Infatti, è stupefacente che, da un lato, si voglia difendere l'agricoltura italiana e i prodotti agroalimentari attraverso l'accreditamento di marchi (DOP, IGP) e, dall'altro, inopinatamente, con il comma 1 dell'articolo 30 si sia proposta l'abrogazione di alcuni articoli della legge n. 313 del 1998, finalizzati alla difesa del marchio dell'olio d'oliva di produzione italiana; allo stesso modo, il comma 2 dell'articolo 30 prevedeva la soppressione di parole che tutelavano il bergamotto di origine naturale.
Non avevamo compreso lo spirito di questo articolo e ci siamo battuti fino in
Confermo con soddisfazione, quindi, il voto favorevole dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo sul disegno di legge comunitaria 1999 (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Credo che la XIV Commissione e l'Assemblea, approvando oggi il testo in esame in terza lettura, abbiano ridato dignità, anche con il concorso del Governo, al disegno di legge comunitaria 1999. Tale provvedimento era stato stravolto dal Senato che, forse insieme con una parte del Governo, era stato investito da una serie di iniziative di carattere lobbistico che in quel ramo del Parlamento avevano trovato facile humus, terreno fertile.
Abbiamo ridato dignità al provvedimento in esame e dobbiamo dare atto al ministro di aver partecipato onorevolmente al nostro lavoro; crediamo, però, che i problemi di fondo siano molti. L'ordine del giorno che il Governo ha accettato senza riserve va nella direzione di permettere al Parlamento di partecipare attivamente al processo di recepimento delle direttive, in modo tale che il Governo, nella fase ascendente, ossia al momento della predisposizione delle direttive, possa far presente la realtà italiana, la cui struttura economica è formata, per grandissima parte, da piccolissime imprese, soprattutto familiari. Solamente affrontando questo tema avremo la possibilità di migliorare l'iter delle leggi comunitarie, di renderlo più celere e di presentarci in maniera migliore alla più ampia ribalta europea.
Abbiamo fatto molto con riferimento all'articolo 30, relativo all'olio d'oliva; su questo tema si è già espresso bene l'onorevole Aloi. Siamo intervenuti sull'articolo 14, eliminando le parti emendate dal Senato, che demandavano al livello centrale le funzioni originariamente delegate alle regioni e ai consorzi di tutela.
Siamo intervenuti sul decreto legislativo n. 155 modificando la parte del testo che comportava grandi oneri non solamente per i prodotti tipici, ma anche per le piccole imprese del settore alimentare che avrebbero trovato difficoltà nell'adempiere agli obblighi di tale decreto legislativo. Ringrazio il Governo per aver presentato quell'emendamento che, in fondo, ha recepito quella parte del testo che era stata da me emendata in seconda lettura alla Camera.
Siamo intervenuti sullo «star del credere». Ringrazio la sensibilità di tutti per non aver appesantito ulteriormente questo problema nel momento in cui la XIV Commissione si era espressa nella sua interezza in un determinato senso.
Comunque, ritengo che questa sia una buona legge comunitaria, che tra l'altro approviamo entro il 31 dicembre 1999.
Prendendo spunto da alcune riflessioni che ho fatto unitamente ad altri colleghi della XIV Commissione affrontando i temi di fondo della legge comunitaria, credo che noi potremo successivamente, a tappe forzate, affrontare non solo le leggi comunitarie degli anni successivi, ma anche tutte le problematiche che sono alla base del provvedimento stesso.
Credo sia ora che il Governo italiano capisca che la costruzione di una identità europea non può che partire dalla nostra cultura nazionale anche in campo agroalimentare e che dobbiamo valorizzare questo patrimonio e non trovare semplicemente una serie di scappatoie (la delega alle regioni consentirà loro, in modo differenziato l'una dall'altra, di trovare soluzioni che inevitabilmente si presteranno a contenziosi a non finire).
Quindi, il risultato che abbiamo raggiunto è insoddisfacente, pur rappresentando un miglioramento. Perciò, dichiaro che mi asterrò nella votazione finale del provvedimento.
Naturalmente, avremmo voluto evitare di intervenire nuovamente in terza lettura, sapendo che questo appesantisce l'iter parlamentare della legge comunitaria, ma era indispensabile intervenire per ripristinare il testo al quale il Senato aveva apportato alcune modifiche che non erano accettabili. Alcuni punti erano irrinunciabili come, per esempio, la necessità di evitare l'inserimento di materie non attinenti alla legge comunitaria anche se relative a finanziamenti e iniziative di per sé molto importanti. Si tratta di una questione di principio cui teniamo molto: mi riferisco alla necessità che la comunitaria si mantenga strettamente attinente al recepimento delle direttive comunitarie e quindi non sia appesantita dall'inserimento di emendamenti non compatibili.
Sottolineo altresì la necessità di dare più poteri alle regioni a statuto speciale, nonché di aumentare gli aiuti per le piccolissime aziende nel campo della produzione alimentare. Alcune osservazioni nel merito sono state fatte dall'onorevole Trabattoni, mentre io voglio ribadire la volontà della XIV Commissione di far sì che nel recepimento delle direttive e nell'esame della legge comunitaria non solo siano rispettati i tempi per il recepimento stesso, ma siano anche salvaguardate le nostre produzioni più importanti e la loro qualità, soprattutto attraverso il rispetto delle regole, che faciliteranno sempre le produzioni di qualità come quelle italiane.
Abbiamo naturalmente contenuto, per ragioni di economia generale, il numero degli emendamenti, proprio per raggiungere l'obiettivo di cui parlavo prima. Auspichiamo però un maggiore raccordo - è già stato sottolineato da altri interventi - tra le Commissioni della Camera
Abbiamo già dichiarato che la nostra astensione è motivata, sostanzialmente, da due critiche. La prima è quella relativa al problema generale delle deleghe, che auspichiamo molto più contenute nel prossimo provvedimento. La seconda è che troppo spesso in questi provvedimenti noi rileviamo norme di merito che vanno oltre il mero recepimento del dettato comunitario e che poi provocano contrasti tra Camera e Senato, per cui il Senato vota in un modo, la Camera in un altro e poi si giunge alla necessità di una quarta lettura.
Ricordo, signor ministro, che proprio in questi giorni stiamo tenendo le audizioni dei rappresentanti delle categorie e la richiesta costante che da loro proviene è quella di una maggiore certezza nelle norme comunitarie. Il rischio è proprio questo: che, approvando provvedimenti che non si limitano al recepimento delle norme comunitarie, si inseriscano normative che, se fossero affidate all'iter ordinario, potrebbero essere esaminate in maniera molto più approfondita, e quindi portate a compimento in maniera assai più completa. Ribadisco pertanto l'astensione del gruppo di Forza Italia dalla votazione finale sul provvedimento, nell'auspicare che la prossima legge comunitaria non abbia queste caratteristiche negative e ci consenta, quindi, di esprimere un voto favorevole.
L'ordine del giorno, comunque, verrà sicuramente ripresentato al Senato poiché affronta un argomento di fondamentale importanza: la difesa di una nostra produzione tipica, l'aceto balsamico tradizionale, un prodotto in forte espansione che